logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI ROMENI CAPITOLO 3
IL PROFESSORE ROMENO

Gheorghe, finito il congresso, tornò a casa. Continuava a pensare al giovane marinaio che aveva incontrato a Genova ed alla bella notte passata con lui. Quel ragazzo gli era davvero piaciuto molto. Peccato che abitassero così lontano...

Decise di mandargli una cartolina, anzi, per sicurezza due: una all'indirizzo della nave, l'altra a casa dei genitori. In tutte e due doveva scrivere qualcosa di molto discreto, perché chiunque avrebbe potuto leggere il suo messaggio. Ma nello stesso tempo voleva fargli capire quanto piacere gli avesse fatto incontrarlo, conoscerlo, fare l'amore con lui.

Andò nella tabaccheria sotto casa e scelse due belle cartoline e due francobolli commemorativi. Poi, copiatici sopra i due diversi indirizzi, scrisse lo stesso messaggio:

"Grazie per tutto. È stata una fortuna più grande di quanto prevedessi, dover fare quel viaggio fino a Genova. La vita è bella. G.K."
Sì, il messaggio non diceva niente di compromettente, ma sarebbe stato abbastanza chiaro per il ragazzo. Le spedì e si avviò verso l'università. Peccato che fosse stata solo un'avventura, pensava mentre camminava a passo svelto. Quel ragazzo gli era piaciuto davvero molto.

Gli era piaciuto molto farci l'amore, ma era stato colpito anche più dal suo sorriso fresco e pulito, e anche per il modo di ragionare del ragazzo: gli era parso più maturo di quanto normalmente sono i ragazzi della sua età. Sarebbe stato bello poter avere il tempo ed il modo di conoscerlo meglio.

Fece lezione ai ragazzi del secondo anno, poi andò nel suo studio, che condivideva con il professore di russo, un italiano di sessanta anni noioso come pochi. Per fortuna non c'era, o avrebbe dovuto sorbire le sue stupide chiacchiere.

Si mise a preparare la lezione per i ragazzi del primo anno. Dopo poco bussarono alla sua porta.

"Hai da fare?" gli chiese il ragazzo affacciandosi dentro.

Era Francesco, un ragazzo del quarto anno, che studiava filosofia. Non era un suo allievo. Si erano conosciuti nella libreria della cooperativa universitaria dove il ragazzo lavorava part-time. Avevano attaccato bottone per qualche banale motivo. Si erano rivisti alcune volte, finché Gheorghe si era reso conto che Francesco gli stava facendo il filo in modo discreto ma inequivocabile... ed erano finiti a letto assieme.

Era stato piacevole, ma per i suoi gusti il ragazzo era un po' troppo narcisista... comunque era di gradevole compagnia, così avevano continuato a vedersi ed anche, a volte, a fare l'amore assieme.

"No, entra. Stavo preprando la lezione per oggi pomeriggio. Accomodati."

"Sei libero stasera?" gli chiese il ragazzo.

"Sì... sono libero, Francesco. Pensavo di affittare una videocassetta e di guardarmela, a casa."

"Da solo?" gli chiese con un sorrisetto l'altro.

"Non necessariamente. Vuoi venire da me? Magari possiamo mangiare qualcosa assieme, se ti accontenti della mia cucina."

"Mi prepari un piatto romeno? Devo portare qualcosa? Una torta-gelato?"

"Sai che mi piace. Una Viennetta, magari... Sì, ti preparo qualche specialità romena; vedo che cosa ho in casa. Non faccio a tempo ad andare a fare la spesa."

"Poi... posso fermarmi con te, stanotte, no?"

"Se ti fa piacere..."

"Adesso devo andare a lezione. Va bene se vengo da te verso le sette e mezza?"

"Certo."

Ecco, una differenza fra Francesco e Marcello. Dopo aver scopato con Francesco, questi correva in bagno a lavarsi e si rivestiva e preferiva dormire nella stanza degli ospiti... Francesco amava abbastanza i preliminati, ma una volta fatto l'amore, per lui era finito tutto. E gli piaceva solo il cosiddetto ruolo passivo... Che differenza con Marcello...

Solo pensare a quel ragazzo gli dava un gradito senso di calore. Avrebbe voluto avere una fotografia di quel ragazzo, del suo sorriso. Avrebbe volentieri fatto a cambio fra dieci Francesco e un solo Marcello.

Era passata una decina di giorni da quando aveva spedito le cartoline a Marcello quando, una sera, squillò il telefono di casa.

"Sì? Qui Gheorghe Kobaske. Con chi parlo?"

"Pronto? Sono Marcello... Marcello Bernardini..."

"Oh, questa sì che è una bella sorpresa! Dove sei?"

"A Taranto. Ho appena avuto la tua cartolina... mi ha fatto molto piacere. È stato bello conoscerti. Ieri sera sono andato a ballare e mi sono annoiato... perché non c'eri tu."

Gheorghe si sentì un forte calore addosso: "Io non ho fatto che pensare a Genova... e al nostro incontro. Grazie per avermi telefonato, Marcello, mi fa davvero molto piacere. Stai bene?"

"Sì, grazie. Credo che stanno per finire i gettoni... se si interrompe la comunicazione..."

"Non mi mandi una cartolina anche tu? O piuttosto... mi piacerebbe avere una tua fotografia... se non ti dispiace."

"Una mia fotografia? Non ne ho... però... posso farmene fare una da un amico, se vuoi. La vuoi in uniforme o..."

"Come vuoi tu. Sì, forse mi piacerebbe vedere come stai in uniforme... ma vedi tu. Mi piacerebbe che tu sorridessi, nella foto... mi piace molto il tuo sorriso."

"Sì, chiedo a un mio amico di scattarmene, e vedo di man..." e la linea cadde: erano finiti i gettoni del ragazzo.

Gheorghe era davvero contento di aver ricevuto quella telefonata. Marcello aveva detto che s'era annoiato, perché non c'era lui. Quindi anche il ragazzo pensava ancora a lui, si disse contento l'uomo.

Era contento di avergli chiesto una fotografia e che il ragazzo gli avesse promesso di mandargliela.

Per quanto capisse che era assurdo, cominciò a controllare la cassetta delle lettere già dal giorno seguente. Se doveva fare le foto, farle sviluppare, spedirgliele, sarebbero passati parecchi giorni. Era logico, eppure Gheorghe aveva fretta...

Si era annoiato, perché non c'era lui... Era come dire che aveva sentito la sua mancanza... Anche lui sentiva la mancanza di Marcello, eppure lo conosceva appena. Gli aveva telefonato per dirgli che aveva gradito la cartolina.

Per tutti i giorni in cui aspettava di ricevere la fotografia del ragazzo, Gheorghe non fece che pensare a lui, a quell'unico, piacevolissimo incontro. Era davvero un peccato che la famiglia del ragazzo abitasse così lontana... Chissà, se avessero abitato nella sua stessa città, forse sarebbe potuto anche nascere qualcosa di bello fra lui e Marcello...

Non sapeva ancora quasi nulla di quel ragazzo: né che cosa facessero i genitori, né che studi avesse fatto, che cosa pensava di fare una volta finito il servizio militare, se aveva fratelli o sorelle... Ma gli era piaciuto moltissimo. Gli era sembrato colto, intelligente, buono, gentile, oltre che bello. E anche molto piacevole a letto. Una delle persone più gradevoli che avesse mai incontrato.

Più pensava a Marcello, più Gheorghe sentiva che i suoi incontri con Francesco erano privi di significato. Per lo meno a letto. Così, anche se non per una decisione conscia, iniziò a diradarli.

Finalmente arrivò una busta, il cui mittente era Marcello B. La aprì già in ascensore, mentre saliva a casa. C'erano dentro tre foto ed una breve lettera. Guardò rapidamente le tre foto: in una era in uniforme, in piedi davanti ad una nave militare all'ancora; la seconda era un primo piano del suo volto sorridente; la terza, era stata scattata su una spiaggia, Marcello era semisdraiato ed indossava solo un costumino di lastex a grosse righe diagonali arancio, bianco e giallo.

Lesse la lettera:

"Ciao Gheorghe,

"Un mio compagno mi ha scattato alcune foto ed ho scelto le tre che forse ti fa più piacere ricevere. La nave è quella su cui presto servizio. La spiaggia è a Taranto, da dove ti avevo telefonato. Poi volevi vedere una faccia sorridente, così ho fatto fare un ingrandimento. Spero ti piacciono anche se non sono granché, ma il mio amico non è un professionista.

"Sono stato molto contento di ricevere la tua cartolina, e mi hanno fatto molto piacere le parole che ci hai scritto. Sei una persona speciale, peccato che ci si è potuti vedere solo una volta. Ho passato una bella serata con te, e anche una bella nottata.

"I miei mi hanno detto che è arrivata a casa una cartolina per me e credo che sia anche tua. Il prossimo mese ho una licenza di due settimane e torno a casa, così la vedrò.

"Spero che tutto vada bene a te, e cerca di non essere troppo severo con i tuoi studenti... ma non credo, per quel poco che ho potuto capire di te: mi sei sembrato una persona molto gradevole, e non penso che cambi, in classe.

"Un abbraccio - Marcel"

Gheorghe rilesse la lettera, poi guardò di nuovo con maggiore attenzione le tre fotografie. In quella in uniforme, Marcello era notevolmente attraente. Sarà stato il fascino dell'uniforme, si disse l'uomo, ma era elegante: snello, proporzionato, rilassato ma ben dritto... L'uomo pensò che dovevano essere in molti a guardarlo, quando camminava per la via, nei porti dove la sua nave attraccava. E forse anche molti fra i suoi commilitoni...

Il primo piano del volto sorridente era delizioso: sì quello era roprio lui, con quel suo sorriso così luminoso, un po' timido, dolce. Si vedeva bene sia il colore degli occhi che delle belle labbra. Veniva voglia di baciarlo. Gheorghe baciò lieve la fotografia...

La terza, sulla spiaggia, era decisamente sensuale. Il bel corpo del ragazzo, reso dorato dalla luce del sole, era una bella visione. Aveva gli occhi un po' socchiusi per il riverbero del sole. L'attillato slippino da bagno metteva in evidenza, pur senza rivelarlo in modo troppo sfacciato, il gradevole rigonfio che Marcello aveva fra le gambe. Gheorghe carezzò le belle forme del corpo del ragazzo, sulla fotografia, con la punta di un dito.

Sentì di desiderare moltissimo quel bel ragazzo, e non solo fisicamente. Perché viveveno così lontani? Non era giusto aver incontrato un ragazzo come quello e non poter stare con lui. E sia dalla telefonata che dalla lettera, Gheorghe sentiva che anche il ragazzo condivideva, almeno in parte, quel lieve ma persistente senso di nostalgia...

Poi pensò che, se Marcello il mese seguente andava per quindici giorni in licenza a casa, magari potevano incontrarsi ancora una volta... Se lui avesse saputo le date esatte, poteva andare da lui per il week-end, prendere una camera d'albergo, passare ancora una giornata, ed una notte, con lui...

L'idea lo eccitò e gli mise addosso un forte senso di allegria. Decise di scrivergli subito, chiedendogli se la cosa sarebbe stata possibile. Sperava che Marcello gli avrebbe risposto di sì...

Prese una bella busta di carta a mano con un foglio, e scrisse:

"Caro Marcel,

"non puoi immaginare il piacere che mi ha fatto ricevere non una ma ben tre belle fotografie. Le ho qui davanti a me e continuo a guardarle, di tanto in tanto. Guardandole, non posso fare a meno di rivivere nella mia memoria le bellissime ore passate con te.

"Non faccio che pensarci, sai? Non faccio che pensare a te ed al nostro fortunato incontro. Quella sera, quando sono andato in discoteca, non pensavo minimamente di portarmi un ragazzo in albergo, ma appena ti ho visto, ho subito desiderato conoscerti. E quando, la mattina dopo, ci si è dovuti salutare, mi è dispiaciuto molto.

"Non so che cosa ne pensi, ma dato che mi scrivi che il prossimo mese andrai per due settimane a casa dai tuoi, mi piacerebbe moltissimo venire ad incontrarti nel week-end. Se tu sei d'accordo, potresti per favore prenotarmi una camera in un albergo per una notte, fra il venerdì ed il sabato, o fra il sabato e la domenica? O, se lo credi opportuno, anche tutte e due le notti?

"Se bisogna dare un anticipo, e se non puoi versarlo tu, basta che mi telefoni e lo mando io direttamente all'albergo, oppure ti mando il numero della mia carta di credito, che forse può bastare.

"Logicamente, se vi sono problemi riguardo alla mia venuta, dimmelo, non ti fare problemi. Aspetto perciò che tu mi faccia avere una risposta. Se potessi rivederti, ne sarei davvero molto felice. Ma capisco che forse tu preferisci passare tutti i giorni, e specialmente il week-end, con la tua famiglia.

"Spero che tu mi faccia sapere presto che cosa decidi di fare.

"Con nostalgia - G.K."

Si chiese se mandarla per espresso, ma poi decise di non esagerare... Scese a comprare un francobollo ed andò ad imbucare la lettera alle poste centrali, da dove sarebbe partita prima... ed appena imbucata la lettera, iniziò l'attesa.

Dovette aspettare la risposta quasi per due settimane, ma di nuovo arrivò una telefonata, la sera a casa sua.

"Sì? Qui Gheorghe Kobaske. Con chi parlo?"

"Pronto? Sono Marcello... Ciao."

"Ciao, come stai?"

"Bene. Ho ricevuto la tua lettera... mi ha fatto piacere. Appena arrivo a casa prenoto l'albergo. Non ti preoccupare per i soldi, non ci sono problemi. Davvero per te va bene fermarti sia venerdì che sabato notte?"

Gheorghe avrebbe quasi voluto lanciare un grido di gioia. "Certo che va bene, va benissimo. Ma tu non hai problemi, con i tuoi?"

"No, li avverto prima di tornare a casa che il week-end vado fuori con amici. Tanto posso stare con loro abbastanza a lungo, e mi rimane ancora un week-end libero. Quando ho prenotato, ti telefono e tu mi dici con che treno arrivi, così posso venire ad aspettarti alla stazione, va bene?"

"Certo, va benissimo."

"Vuoi un albergo... a quante stelle?"

"Come vuoi tu, non importa."

"Ho un amico che lavora come receptionist in un albergo, è un tre stelle ma molto pulito e magari mi fa un prezzo speciale. Va bene?"

"Ma sa di te?"

"Sì, nessun problema. L'albergo è vicino alla stazione, è comodo. Comunque ti farò sapere."

"Sono contento di poterti rivedere..."

"Grazie. Anche io. Adesso devo andare. Ci sentiamo."

"Ciao, Marcello, a presto."

"Sì, a presto."

Gheorghe era elettrizzato. Aveva voglia di mettersi a ballare. Prese le tre foto e le baciò. Non solo Marcello era d'accordo che lui andasse, ma gli aveva chiesto di fermarsi per due notti! Era veramente dolce, quel ragazzo. E presto l'avrebbe rivisto. Ed avrebbe passato altre due notti con lui.

Il giorno dopo, uscito dall'università, andò alla stazione per vedere gli orari. Trovò un Inter-City che partiva il venerdì alle 9:10 ed arrivava alle 16:14. Per il ritorno c'era un Euro-Star che partiva la domenica alle 17:35 ed arrivava alle 23:30. Era perfetto. Annotò gli orari.

Poi pensò che voleva portargli un regalo... qualcosa di semplice, non impegnativo, ma che gli ricordasse il loro incontro... Non lo conosceva ancora abbastanza per sapere che cosa potesse fare piacere al ragazzo... Poi si disse che forse poteva portargli qualcosa di caratteristico della Romania che aveva in casa. Sì, poteva essere una buona idea.

Mentre tornava a casa, si chiedeva quale degli oggetti che aveva sarebbe stato un buon regalo... Decise di portargli un cofanetto di legno con incise decorazioni tradizionali, e con un meccanismo segreto per aprirlo.

Arrivato a casa lo pulì accuratamente e lo lucidò con lo spray per i mobili. Sì, era venuto bene. Non contento, cercò nelle pagine gialle una ditta che fabbricasse scatole su misura. Trovatala, il giorno seguente vi andò, scelse il tipo di scatola di cartone che gli sembrava adatto, fece prendere dall'artigiano le misure esatte del cofanetto poi tornò pochi giorni dopo a ritirarlo. Ancora non contento, andò a comprare una bella carta per regali ed un nastrino. Tornato a casa confezionò il tutto con cura. Era soddisfatto.

Lo ripose nella sua valigetta quarantotto-ore, dove mise anche i ricambi ed il necessario per quel breve viaggio. Non vedeva l'ora che Marcello gli telefonasse di nuovo. Quei giorni sembravano non passare mai.

Finalmente Marcello lo chiamò e gli disse che l'albergo era prenotato. Gheorghe gli disse a che ora sarebbe arrivato il suo treno. Dopo la telefonata, andò subito alla vicina agenzia di viaggi ed acquistò il biglietto per l'andata ed il ritorno, prenotando anche i posti a sedere.

Il viaggio gli sembrò lunghissimo, ma finalmente arrivò: il treno era puntuale. Sceso, si avviò verso l'uscita e in testa al treno vide subito Marcello che lo aspettava. Si andarono incontro con un sorriso.

"Ben arrivato, Gheorghe. Sei stanco?"

"No, affatto."

"Hai pranzato?"

"Ho mangiato un panino in treno."

"Vuoi andare subito in albergo, o prima vuoi che andiamo in un bar a mangiare qualcosa?"

"Sì, fermiamoci in un bar, se per te va bene. Hai tempo?"

"Sì, fino a domenica sono libero. Possiamo stare assieme." gli disse il ragazzo con un sorriso schivo.

"Grazie. Sono molto contento. Stai bene?"

"Sì, grazie, e tu?"

"Anche io... non vedevo l'ora di arrivare. Tutti bene, a casa tua?"

"Sì..."

Gheorghe avrebbe voluto dirgli mille cose, eppure si scambiavano quegli stupidi convenevoli. Entrarono in un bar, Marcello ordinò un caffè per sé e un toast con un cappuccino per Gheorghe.

"Sei stato molto gentile a voler venire fin qui, per me."

"Non ho fatto che pensare a te, da quando ci si è conosciuti a Genova. Sei tu gentile a dedicarmi tutto il week-end."

"Domani e dopodomani mattina, hai voglia di visitare la città?"

"Come vuoi tu. Io sono venuto per stare con te. Perciò, qualunque cosa si fa assieme, per me va bene."

"Anche io ti ho pensato molto..." disse a bassa voce Marcello, quasi avesse pudore a dirlo.

Gheorghe avrebbe voluto abbracciarlo. Quel ragazzo lo attraeva sempre più. Indossava un completo di jeans bianchi, con una T-shirt giallo paglierino ed una leggera sciarpetta di seta indiana azzurra. Gheorghe pensò che pareva quasi, in chiave moderna, l'abbigliamento con cui era rappresentato il Piccolo Principe sulla copertina del libro.

La prima volta che l'aveva notato, nella discoteca a Genova, gli era sembrato molto grazioso. Ora gli pareva bello... e sempre più desiderabile.

Parlarono. Gheorghe venne a sapere che Marcello aveva peso la maturità scientifica. Suo padre aveva un negozio di elettrodomestici in periferia, la madre era casalinga. Aveva una sorella e tre fratelli, lui era il terzo, il mediano. Marcello gli disse che, dopo la naja, non aveva ancora deciso se iscriversi all'università o cercarsi un lavoro.

Anche Gheorghe gli parlò di sé, della sua infanzia in Romania, a Pitesti, poi i suoi studi a Bucarest, il lavoro, e la fuga avventurosa dopo che il suo amante era stato arrestato. Gli raccontò anche del suo arrivo in Italia, della richiesta di rifugio politico, della fortuna avuta nell'ottenere il posto di insegnamento all'università.

Ognuno dei due voleva far saper il più possibile di sé all'altro, conoscerlo e farsi conoscere meglio.

"Se ti va, andiamo in albergo, ora. Lasci la tua valigia in camera, andiamo un po' in giro, poi quando abbiamo voglia di cenare andiamo in un ristorantino in cui si mangia bene, cucina tipica, e si paga poco... poi, se vuoi, torniamo in albergo. Va bene?" chiese Marcello.

"Sì, benissimo. Hai dovuto dare un anticipo, in albergo?"

"Ho pagato tutto, il mio amico mi ha fatto un ottimo prezzo."

"Quanto hai speso? In camera ti do i soldi..."

"No, offro io l'albergo."

Gheorghe pensò che era non solo gentile, ma bello che avesse voluto pagare lui la camera. "Allora io offro i pasti, d'accordo?"

"Sì, va bene, grazie."

Arrivati in albergo, Gheorghe lasciò la sua carta d'identità, Marcello prese la chiave e salirono in camera. L'uomo, appena entrato, notò che il ragazzo aveva preso una camera con letto matrimoniale, ed anche questo gli fece piacere. Posata la valigetta, la aprì e ne tirò fuori il pacchetto, e glielo porse.

"Per me?" chiese il ragazzo prendendolo. "Posso aprirlo adesso?"

"Certo."

Marcello lo scartò e lo tirò fuori. "Bello. È artigianato romeno?"

"Sì. Una delle poche cose che mi sono portato via..."

"E lo regali a me?"

"Mi fa piacere che lo accetti."

"Come si apre?"

"C'è un segreto. Bisogna spingere, far scivolare alcune parti, tirare... finché si apre. Provaci..."

Marcello esaminò attentamente la scatola, poi iniziò a provare. Per un po' non riuscì a muoverne nessuna parte, ma poi scoprì il primo movimento. Provando e riprovando, in pochi minuti riuscì ad aprirla.

"Bravo! Ci sei riuscito piuttosto in fretta. Pochi ci riescono, e di solito ci mettono più tempo."

"È proprio bella. Grazie. È un regalo speciale, prezioso, visto che l'hai portato con te dalla Romania. Adesso lo lascio qui, lo porto via domenica, va bene?"

"Sì, certo. Volevo metterci dentro qualcosa, ma non mi è venuta nessuna buona idea... Così te l'ho portata vuota."

"Ci metterò la tua lettera e le tue cartoline. Ha il formato giusto." disse con un sorriso il ragazzo.

"Credo che mia nonna, prima di regalarmela, ci tenesse le lettere d'amore che le aveva mandato il nonno..."

"Allora è doppiamente pereziosa. Non la porto con me sulla nave, la lascio a casa. Non vorrei che si rovinasse o che me la rubassero. È davvero un regalo prezioso. Grazie."

Uscirono. Passeggiarono parlando di nuovo di sé, facendosi domande, avidi entrambi di sapere sempre più l'uno dell'altro. Si scambiavano esperienze, opinioni, pensieri, considerazioni, e Gheorghe ammirava sempre più quel ragazzo.

Cenarono verso le nove. Poi tornarono a piedi fino all'albergo. Marcello salutò il suo amico, che ora era di turno alla reception e scambiò qualche parola con lui. Mentre salivano in camera, Marcello gli disse: "Ha detto Raffaele che sei un bell'uomo..."

Gheorghe sorrise. Entrati in camera, prese fra le braccia il ragazzo e lo baciò. Marcello gli si spinse contro e rispose con calore a quell'intimo bacio.

"Non vedevo l'ora che tu arrivassi. Sono contento che hai voluto incontrarmi di nuovo, Gheorghe."

Si spogliarono l'un l'altro lì, in piedi, in mezzo alla stanza. Gheorghe sentiva il forte desiderio del ragazzo e questo non faceva che aumentare il proprio desiderio. Da una parte era impaziente di unirsi a lui, ma dall'altra voleva prolungare quei piacevolissimi preliminari.

Si stesero sul letto, carezzandosi, baciandosi, rotolando l'uno sull'altro, appassionati e gioiosi.

"Mi piace come fai l'amore, Gheorghe, mi piace molto."

"Anche a me piace molto farlo con te. E mi piaci molto tu. Non è bello che, tutti e due per caso a Genova, si sia andati nella stessa discoteca e ci si sia incontrati?"

"Sì, è vero. Pensavo di non incontrarti più... E invece, siamo di nuovo insieme. Anche questo è bello."

"Mi piaci moltissimo, Marcello..."

"Vuoi prendermi prima tu?"

"Come desideri."

L'uomo prese il ragazzo che lo accolse in sé con un lungo "sì" di piacere.

"Ha ragione Raffaele, sei proprio un bell'uomo... specialmente mentre mi prendi..." mormorò il ragazzo.

"Tu non lo pensavi?"

"Certo che lo pensavo..." gli rispose il ragazzo con un sorriso. "Dai, Gheorghe, dai... dai più forte... oh, così... sì... mi piace."

Gheorghe ogni tanto lo baciava, gli carezzava il corpo, gli sfregava i capezzoli piccoli e sodi, continuando a muoversi dentro di lui con vigore. Poi si fermò.

"Sei stanco?" gli chiese il ragazzo un po' stupito.

"Tutt'altro. Ma non voglio ancora venire, non voglio ancora. Adesso prendimi tu... poi di nuovo io... va bene?"

"Sì, certo."

Si scambiarono le parti e finalmente anche l'uomo poté gustare le forti spinte del ragazzo.

"Ti piace?" gli chiese Marcello.

"Moltissimo. Anche tu sei molto bello."

Continuarono, alternandosi, finché entrambi si lascirono andare all'orgasmo, prima Marcello nell'uomo, poi Gheorghe in lui. Allora si stesero, abbracciati, rilassandosi a poco a poco.

"Marcello..."

"Sì?"

"Io... sono innamorato di te! Vuoi diventare il mio ragazzo?" mormorò l'uomo, sentendosi emozionatissimo.

"Oh, Gheorghe! Sei... sei dolce a dirmi così. Io sto benissimo con te, davvero, ma... come possiamo? Prima i mesi di naja che ancora mancano, poi io qui e tu lassù... non è possibile..."

"Tutto è possibile, se si vuole. Se lo si vuole tutti e due, si può trovare una soluzione..."

"Te l'ho detto, io sto davvero molto bene con te, sei l'uomo migliore che ho mai conosciuto, in tutti i sensi, non solo per fare l'amore. Però... io non sono innamorato di te. Non restarci male, ma devo essere onesto, capisci? Se fossi innamorato anche io, magari... magari una soluzione si troverebbe. Ma io non voglio che tu ti faccia illusioni. Sono felice che tu sia qui, con me. Se ci possiamo vedere ancora... io ne sarei davvero felice. Ma non posso dire di amarti..."

"Sì, capisco..."

"Sei deluso? Ti ho ferito?"

"No, Marcello. Sei stato onesto. E ho piacere che comunque vuoi ancora vedermi. E magari, chissà... conoscendoci meglio... magari anche tu ti puoi innamorare di me... Non credi?"

"Sì, è forse possibile. Ma lasciami il tempo di pensarci. M'hai preso alla sprovvista, non pensavo che tu... che tu potessi provare questo per me. Per adesso, riesci a pensare a me solo come a un amico?"

"Credo di sì... Ma anche io, onestamente, dovevo dirti quello che sento per te. Anche tu sei il ragazzo migliore che io abbia mai conosciuto. Pensi che sono troppo vecchio, per te?"

"No, non è questo, no davvero. Te l'ho detto, con te sto molto bene..."

"Bene, pensaci. Non c'è fretta... ci si incontrerà ancora, ci si conoscerà sempre meglio, e si vedrà se restare solo amici o se nascerà qualcosa. Ma, che tu sia il mio ragazzo, o un amico, adesso che t'ho incontrato, che t'ho scoperto, non ti voglio perdere."

"Oh, Gheorghe, m'hai proprio scombussolato a dirmi che sei innamorato di me..."

"Mi dispiace..."

"No, va bene. Devo solo abituarmi all'idea e capire cosa io provo per te."

"Certo."

"Mi tieni abbracciato, stanotte?"

"Certo."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
11oScaffale
scaffale 11
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008