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una storia originale di Andrej Koymasky


pin INCONTRI ROMENI di Andrej Koymasky © 2008
scritto l'11 maggio 2004
CAPITOLO 1
PRIMI INCONTRI

Marcello si sentiva infastidito e confuso. Guardava lo sconosciuto con la coda dell'occhio, fingendo di continuare a guardare il film, ma si chiedeva perché quello continuasse a muovere la gamba sinistra battendo di tanto in tanto contro la sua. Come poteva quello non accorgersi? Come sentiva lui i lievi colpi, doveva rendersene conto anche l'altro. Perché continuava?

Spostò un po' la gamba destra, sedendo più eretto e quei lievi aritmici contatti cessarono. Riprese a guardare il film. Ma dopo poco una mano dello sconosciuto alla sua destra, si appoggiò sulla sua coscia in una specie di calda carezza.

"Che cazzo fai? Che vuoi?" gli chiese sottovoce, allarmato, guardandolo seccato.

L'altro gli sorrise: "Sei un bel ragazzo... non ti andrebbe di venire a divertirti un po' con me?"

Marcello aprì la bocca incredulo, poi rispose in tono duro: "Ma va a fa'n culo!" e, alzatosi cambiò in fretta di posto, andando due file più in dietro.

Ma ora non prestava più attenzione al film. Era un po' scosso, stupito e stranamente agitato. Quello voleva fare sesso con lui... divertirsi, aveva detto. La cosa che però rendeva Marcello perplesso, era che ora aveva una forte erezione che gli premeva sotto la patta.

Quello era giovane, e aveva anche una faccia simpatica, sorridente, gradevole, attraente... Attraente? Come poteva trovare attraente un maschio, lui? Però... il tocco della mano di quello sulla sua coscia era stato gradevole. Inaspettato, sfacciato, assurdo, maleducato... ma gradevole. Infatti ora aveva quella maledetta erezione che non voleva andarsene...

"Ma che cazzo, mica sono gay, io!" si disse Marcello, ora completamente indifferente alle scene del film che continuavano a scorrere sullo schermo.

Un lieve mugolio alla sua sinistra attirò la sua attenzione, e per poco gli cadde la mascella: con occhi sgranati, vide una coppia, poco più in là sulla sua stessa fila di sedili, chiaramente due maschi, e uno dei due era chinato sul grembo dell'altro e muoveva la testa su e giù! Cazzo, ma quello stava facendo una pompa all'altro!

Guardò quello che se la stava facendo fare. Pareva un ragazzo di un paio di anni più grande di lui. Il ragazzo girò il capo verso di lui, i loro sguardi si incontrarono e l'altro gli sorrise con espressione compiaciuta e divertita...

Marcello tornò immediatamente a guardare lo schermo, ma senza realmente vederlo. La sua testa era in subbuglio e il suo membro era anche più duro di prima. Turbato, si alzò ed uscì dal cinema, senza terminare di vedere il film. Uscito sul marciapiede, respirò a fondo, poi si avviò verso la stazione. Entrò in un bar, ordinò un caffè ed andò a sedere ad uno dei tavolinetti liberi.

"Che cazzo mi prende?" si chiedeva. "Prima mi eccito appena capisco cosa quello vuole da me, poi anche di più a vedere uno che fa una pompa a un altro..." e l'erezione non accennava a diminuire.

Il cameriere gli portò il caffè, e Marcello lo guardò. L'altro gli fece un sorriso e tornò al bancone. "Che cazzo ha, questo da sorridermi?" si chiese il ragazzo. "Mica per caso anche lui..."

Guardò verso il cameriere, che ora stava servendo ad un altro tavolo. Notò che i calzoni dell'uniforme gli fasciavano, attillati, il culetto rotondo, facendo indovinare lo spacco fra le chiappette... Distolse subito lo sguardo.

Ebbe l'impressione che si fosse scoperchiato il vaso di Pandora: di colpo non vedeva che gay attorno a lui! "Che cazzo è, un quartiere di froci, questo?" si chiese sempre più turbato. Vuotò la tazzina di espresso, ed uscì. E la sua maledetta erezione pareva non volersene andare.

Decise che era meglio tornare a casa, si sentiva troppo strano. Prese l'autobus. Era quasi vuoto. Sedette, le gambe lunghe davanti a sé, e si mise a guardare fuori dal finestrino la città sfilare veloce sotto il proprio sguardo, cercando di rimettere ordine nelle proprie idee.

A una delle fermate, entrò un giovanotto che sedette davanti a lui. "Con tutto l'autobus vuoto, questo doveva venire a sedersi qui?" pensò Marcello seccato, ritirando le gambe sotto il sedile e guardandolo con occhi duri.

Quello guardava fuori dal finestrino, con un sorrisetto sulle labbra. Aveva un completo di jeans, attillati... e la patta era chiaramente gonfia... Marcello rimase a guardare affascinato i lievi movimenti che questa faceva, come se sotto vi fosse un animale vivo che si muoveva...

Poi il giovanotto, sempre continuando a guardare fuori, posò le mani in grembo, quasi volesse coprire la sua evidente erezione... ma le dita della mano che stava sotto l'altra, si muovevano lievemente come a sottolineare la forma turgida nei propri calzoni.

Marcello si sentì arrossire. Si alzò ed andò a sedere in un altro posto... da cui poteva però vedere il giovanotto. Questo aveva smesso di guardare fuori dal finestrino, aveva guardato Marcello e gli aveva fatto l'occhietto. Marcello aveva girato subito la testa in modo di guardare di nuovo fuori dal finestrino, ma ora, oltre all'assurda erezione che non lo abbandonava, si sentiva battere il cuore come una grancassa.

Arrivato alla fermata di casa sua, scese. Dietro di lui scesero altri. Si girò a guardarli, temendo che il giovanotto l'avesse seguito, ma c'era solo una vecchia ed una ragazzetta. Si avviò verso casa, con un sospiro di sollievo.

Era davvero turbato: in meno di un'ora... anche escludendo il cameriere, che magari sorrideva così a qualsiasi cliente, aveva visto quattro froci... anche quello sull'autobus, non aveva dubbi...

D'accordo, lui era un ragazzo ben fatto, un bono, avrebbero detto le sue compagne di classe, però... tutti a lui dovevano capitare? Marcello non aveva mai avuto niente cotro i gay, dopo tutto, pensava, sono cazzi loro, purché lo lasciassero in pace.

Però... perché continuava ad avere quella fastidiosa erezione? Che cazzo, non gli era mai venuto duro neanche per una delle sue compagne, e invece ora... Neanche per uno dei suoi compagni, logicamente. E ce n'erano tre o quattro che chiunque avrebbe detto belli...

Salito in camera sua, decise di farsi una doccia... per calmarsi. Ma mentre si stendeva addosso il gel per lavarsi, si sentì anche più eccitato di prima. Si appoggiò con le spalle alle piastrelle del box doccia e cominciò a masturbarsi lentamente, chiudendo gli occhi.

L'aveva fatto un sacco di volte, dopo la pubertà, quando il suo amico scout durante il campo estivo, in tenda solo con lui, gli aveva insegnato come farlo. Ma mentre le altre volte si godeva le sensazioni che si procurava con la mano senza accompagnarle con nessuna fantasia, questa volta...

Risentiva la mano dello sconosciuto toccarlo... rivedeva la testa andare su e giù fra le gambe dell'altro, che gli sorrideva con aria goduta... rivedeva il giovanotto in autobus toccarsi fra le gambe... rivedeva il culetto fasciato e provocante del cameriere... e venne con maggiore vigore delle altre volte.

Si fermò ansante, fremendo di tanto in tanto. Poi si sciacquò, uscì dalla doccia, si asciugò e tornò in camera. Si mise fra le lenzuola, nudo, e spense la luce. Ma non riusciva ad addormentarsi.

"Ma che cazzo mi sta pigliando, oggi?" si chiese. Poi un'idea si fece strada fra i suoi pensieri: "Mica sarò frocio anche io?" si chiese trattenendo il respiro per un po'.

La testa di quello, là al cinema, andava su e giù... su e giù... e l'altro pareva godersela... E quello in autobus gli aveva fatto l'occhietto... E a lui era venuta un'erezione incredibile...

Riuscì finalmente ad addormentarsi, e fece una serie di sogni strani, assurdi, non veri incubi, ma...

Sognò che stava seduto da solo nel parco davanti alla sua scuola, leggendo il giornale. Lo teneva spalancato davanti a sé, stando appoggiato in dietro allo schienale della panchina, rilassato. Improvvisamente una forte folata di vento glielo strappava dalle mani e solo allora si rendeva conto di essere completamente nudo, e di averlo ritto e duro... E il parco ora era pieno di gente, e tutti lo guardavano lì, fra le gambe e lo segnavano a dito e si dicevano l'un l'altro: "Guarda, è nudo... guarda, ce l'ha duro... guarda..."

Poi sognò che stava in una grande stanza tutta bianca. In un angolo c'era solo un grande pianoforte, anche quello tutto bianco. La stanza aveva una grande porta a vetri. Si accorse di essere completamente nudo. Guardò attorno dove fossero i suoi abiti, ma non li vedeva. Di là della porta a vetri vide arrivare quattro giovanotti vestiti tutti di jeans. Allora andò a nascondersi dietro al pianoforte. Quelli entrarono nella stanza e portarono via il pianoforte... e dalla porta, rimasta aperta, iniziarono ad entrare gli invitati di una festa, e lui cercava di coprirsi davanti con le mani, ma l'aveva duro e se copriva i testicoli si vedeva la punta arrossata, se copriva la punta si vedevano i testicoli e tutti ridevano, ridevano, ridevano...

Sognò di essere in classe. Lezione di fisica. Il professore stava spiegando l'idraulica: le pompe aspiranti e prementi. Il suo compagno di banco gli chiedeva sottovoce: "Perché sei venuto a scuola nudo?" Lui si guardava e si accorgeva che era vero... "Non lo so..." gemeva in risposta. "Marcello Bernardini, che hai da parlare mentre spiego?" chiedeva il professore in tono severo, "Vieni qui che ti interrogo!" Lui non voleva alzarsi, si vergognava. Il professore si stava arrabbiando e gli ripeteva di alzarsi, di alzarsi... Il suo compagno spingeva via il suo banco e tutti vedevano che era nudo e ridevano e a lui veniva duro e il professore gli diceva: "Fatti fare una pompa dal tuo compagno di banco, Bernardini. Una pompa... una pompa... una pompa..."

Si svegliò che aveva i sudori freddi, e di nuovo una forte erezione. Non la solita erezione del mattino: sentiva che questa volta era diversa dalle altre.

Guardò la sveglia sul comodino: mancava poco che suonasse. Premette il pulsante per non farla suonare e scese da letto. Si vestì, preparò la borsa per andare a scuola, passò in cucina a fare la colazione, ed uscì.

Durante l'intervallo, sentì che i compagni stavano parlando di uno di loro.

"Lo sapevate che Giuliano è frocio?"

"Ma va? E chi te l'ha detto?"

"L'ho visto che comprava una rivista per froci all'edicola della stazione."

"Ma va! E come fai a sapere che era una rivista per froci?"

"Due maschi mezzi nudi ce si baciano, in copertina, cos'è secondo voi? La rivista dei chierichetti?"

"E lui, t'ha visto?"

"No. Se l'è nascosta nella tasca del giaccone e è andato a prendere l'autobus..."

"Frocio Giuliano! Chi l'avrebbe detto?"

"L'hai mai visto con una ragazza?"

"Neanche me, m'hai mai visto con una ragazza..."

Marcello intervenne: "A me non me ne frega niente se è frocio o no. Giuliano è simpatico, è gentile con tutti. Basta che non ci provi con me e resta un amico."

"Io non voglio avere niente a che fare con un frocio..."

"Secondo me ha ragione Marcello... e se qualcuno di voi prova a pigliarlo per il culo o a dirlo agli altri, compreso tu," disse al primo che aveva dato la notizia, "... gli spacco il muso!" disse Tony e tutti sapevano che non scherzava.

Giuliano frocio... Marcello stentava a crederlo. D'accordo, non l'avevano mai visto con una ragazza, me non era l'unico. Anche Marcello non aveva mai fatto il filo a una ragazza, che c'entrava? Qualche compagno diceva di aver cominciato qualche anno prima, qualcuno, come lui, non ancora...

Quando Marcello riuscì a stare solo con Giuliano, decise di parlargli.

"Giuliano, qualcuno dice di averti visto comprare una rivista per froci alla stazione... A me non me ne frega niente se è vero o no, volevo solo dirti di stare attento."

Il compagno lo guardò un po' incerto, poi, quasi con aria di sfida, gli disse: "Sì, io sono frocio, e allora?"

"Allora niente. Sono cazzi tuoi. Per me non cambia niente. Volevo solo metterti in guardia."

"Beh... grazie. Davvero per te non cambia niente?"

"Proprio niente. Però... com'è essere froci?"

Giuliano si mise a ridere: "Com'è? È proprio come non esserlo, solo che mi piacciono gli uomini e non posso dirlo in giro. Tutto qui."

"Sì, ma... uno che è frocio... sceglie di esserlo... o invece non può farci niente?"

"Uno accetta di esserlo, non sceglie. E non ci può fare niente. E a parte che devi tenerlo segreto... per il resto non cambia niente. Sì, devi tenerlo segreto, perché mica sono tutti come te... Il mio ragazzo, quando l'hanno scoperto, l'hanno riempito di legnate."

"Il tuo ragazzo? Hai un ragazzo?" chiese Marcello stupito.

"Certo. Uno che non è frocio si fa la ragazza, no? Io che sono frocio mi sono fatto il ragazzo."

"Già... è giusto. Ma come hai fatto a capire che sei frocio, tu?"

"Perché mi viene duro per un ragazzo e non per una ragazza. Semplice, no? Vedere la foto di una che mostra anche la figa, mi dà fastidio o non mi dice niente. Vedere la foto di uno che fa vedere il suo bel cazzo mi piace o anche me lo fa venire duro."

"Io, Giuliano... pochi giorni fa... al cinema ho visto uno che faceva una pompa a un altro... e mi è venuto duro... Allora, sono frocio anch'io?"

"E chi lo sa. Se ti viene duro all'idea di farlo tu a un altro, magari lo sei. Ma sapessi quanti che non sono froci gli piace farselo succhiare da un frocio. Dicono che noi froci lo sappiamo fare meglio delle donne, perciò..."

"Ma... è pure bello... prenderlo in culo?" gli chiese Marcello.

"Anche le donne lo prendono in culo. Evidentemente è bello, se no non lo prenderebbero né i froci né le donne, no?"

"Sì, hai ragione. Non ci avevo mai pensato. Io... non l'ho ancora mai fatto neanche con una ragazza. Tu con una ragazza ci hai provato?"

"Una volta... ma non sono riuscito a farmelo venire duro. La prima volta invece che ci ho provato con un ragazzo, ce l'avevo duro ancora prima di farlo, perciò..."

"A me, ultimamente... non lo so, ma forse... forse sono frocio anche io..."

"Se lo sei, benvenuto nella società segreta. Ma perché dici che forse lo sei?"

"Una volta ho visto uno in autobus che ce l'aveva duro e se lo toccava e... e m'è venuto duro pure a me... Come faccio a capire se..."

"Provaci. Trova qualcuno che ti va a genio e che ci sta, e provaci. No, non con me, io ho il ragazzo, come t'ho detto, non lo faccio con altri. Ma ce ne sono, in giro, mica solo noi due..."

"E come li trovo?"

"Come quello che si toccava. Se tu magari gli facevi un sorriso... o ti toccavi tu pure... poi attaccavate bottone e magari... ci scappava qualcosa."

"Dici che ci devo provare?"

"Io non dico niente. Dico che se lo vuoi capire, vale la pena che ci provi. Ma magari vale anche la pena che ci provi con una ragazza, giusto per essere più sicuro."

Marcello ripensò parecchio alla sua conversazione con il compagno. E per diverse settimane si guardò attorno cercando qualcuno che gli facesse pensare che magari ci voleva provare con lui, ma senza nessun successo.

Alla fine, dandosi dello stupido per non averci pensato prima, decise di tornare in quel cinema vicino alla stazione. Dovette tornarci un paio di volte: per quanto si guardava atorno, pareva non succedere niente. E se anche qualcuno andava a sedere vicino a lui, nessuno più lo toccava e lui aveva troppa paura per rischiare di toccare un altro.

Finché una sera, in quel cinematografo, un ragazzo sui venticinque anni sedette accanto a lui. Marcello lo guardava con la coda dell'occhio e vide che quello non la smetteva di guardarlo. Non una volta che il suo vicino guardasse lo schermo. E gli venne un'erezione.

Senza veramente averlo deciso, quasi di propria volontà, la mano di Marcello si spostò sulla propria patta e si carezzò il rigonfio... provandone piacere. Si chiese se si vedeva, e guardò giù fra le proprie gambe e con la coda dell'occhio, vide che il suo vicino se l'era tirato fuori e che si stava masturbando lentamente.

Marcello arrossì, distolse lo sguardo da quella mano, da quel membro e lo sollevò a guardare il govanotto. I loro sguardi si incontrarono e l'altro sorrise, poi sussurrò: "Ti piace?"

Marcello annuì. In realtà né gli piaceva né non gli piaceva, però era eccitato e si sentiva quasi tremare per la tensione.

"Toccalo..." gli disse l'altro e visto che Marcello non si muoveva, gli prese una mano e la spostò facendola premere sul propro membro nudo e duro.

Marcello provò come una scossa elettrica. Era caldo, duro eppure morbido, liscio, vivo... Lo sentì palpitare contro il palmo che l'altro gli premeva giù... allora lo circondò con la mano e provò una seconda scossa, e temette di venirsi nelle mutande...

Voleva togliere la mano, ma non ne era capace. La strinse invece un po' più su quel duro e caldo membro. L'altro sussurrò: "Sì... muovila... menamelo..." e appena lui cominciò a farlo, sentì la mano dell'altro palparlo fra le gambe.

Quando però il giovanotto tentò di sbottonargli la patta, Marcello avvampò e gemette un "no...". L'altro continuò imperterrito. "Smetti..." bisbigliò Marcello.

Pensò che doveva alzarsi, cambiare posto, magari uscire, però era come inchiodato su quel sedile. L'altro era riuscito a aprire due bottoni ed aveva infilato nel varco le dita e le muoveva sulle mutande gonfie. Marcello ora tremava lievemente.

"Smettila..." mormorò di nuovo e fece per lasciare il membro dell'altro. Poi, sperando di farlo smettere, gemette: "Ci vedono..."

L'altro fece una risatina bassa: "Chi viene qui, è solo per questo... che te ne frega. Dai, non fare la mammoletta!" gli disse.

Marcello però si divincolò, si alzò riabbottonandosi la patta e fece per uscire. Ma giunto in fondo alla sala, vide due, in piedi nell'angolo, che stavano uno contro l'altro, ognuno con le mani dentro i calzoni dell'altro. Si sentì girare la testa. Invece di uscire, si appoggiò alla parete, gli occhi fissi su quella coppia, sentendosi sempre più agitato, affascinato, calamitato da quella scena.

Si sentì toccare da una mano che gli si posò su una coscia. Si girò bruscamente. Un uomo era appoggiato alla parete di fianco a lui. Non l'aveva sentito arrivare. L'uomo gli sorrise la mano scivolò a palpargli il culetto.

"Vieni..." gli sussurrò l'uomo e, prendendolo con gentilezza per un braccio, lo guidò fino ad una delle tende, uscirono nel corridoio, poi lo fece entrare nella porta del gabinetto.

Appena dentro, gli chiese: "Cosa ti piace fare?"

"Non lo so..." rispose completamente confuso, travolto dagli eventi, Marcello.

"Lo prendi in culo?"

"No..."

"Ti piace succhiarlo?"

Marcello lo guardò smarrito, poi quasi balbettò: "Non l'ho mai fatto..."

L'uomo lo toccò fra le gambe: "Ce l'hai duro... ne hai voglia..." gli disse con un sorrisetto.

"Non lo so... mi lasci andare... per favore..."

"Quanti anni hai, ragazzo?"

"Diciassette..."

"Alla tua età io già lo facevo da quattro anni. È bello, vedrai..." disse l'uomo continuando a palparlo fra le gambe.

"No... mi lasci andare..."

"Ma dai, frocetto. Dai che ne hai voglia anche tu... Tu lo vuoi prendere in culo, ragazzo, io lo so..."

"No!" disse quasi disperato il ragazzo e, divincolatosi, uscì quasi di corsa dal gabinetto e poi dal cinema.

Non si fermò finché arrivò alla fermata dell'autobus, che arrivò quasi subito. Come al solito, a quell'ora, era quasi vuoto. Sedette quasi di schianto, il cuore gli batteva furiosamente, tremava ancora.

Scese e si avviò verso casa. S'era un po' calmato, ma non ancora del tutto. Ora camminava lento, le mani in tasca, lo sguardo fisso sul marciapiedi. E pensava.

Avrebbe dovuto lasciarli fare? Prima quel giovanotto, poi l'uomo? Voleva provarci ma ne aveva paura. Di cosa? Nessuno dei due l'aveva minacciato, no? E dopo tutto, l'uomo aveva ragione: ne aveva voglia anche lui. Allora, cosa l'aveva fatto scappare via? Stringere in mano il cazzo di quello seduto accanto a lui, era stato piacevole, dopo tutto, non poteva negarlo.

"Scusa, sai che or'è?" gli chiese una voce che sorse improvvisa accanto a lui.

Marcello quasi sobbalzò. Si girò a guardare: era un ragazzo poco più grande di lui, non doveva avere più di venti anni.

"Sai che ora è?" gli chiese di nuovo l'altro, continuando a sorridergli.

Marcello guardò l'orologio: "Le... le dieci e mezza, quasi."

"Ah, grazie. Pensavo che fosse più tardi. Dove stai andando? A ballare?"

"No... a casa... Anche se è presto."

"Sì, è presto. Abiti da queste parti?"

"Sì, là, al 45."

"Devi rientrare subito?"

"No... ho detto che arrivavo per mezzanotte..."

Non sapeva perché stesse rispondendo a tutte quelle domande. Dopo tutto neanche si conoscevano. Il sorriso dell'altro era gradevole, amichevole. Molto diverso da quei due che volevano farlo con lui, là al cinema.

"Io mi chiamo Michele. E tu?"

"Marcello."

"Ti va se ti offro qualcosa? Una birra? Una Coca?"

Marcello lo guardò un po' sorpreso.

"Ti va?" insisté l'altro.

"Sì... grazie..." disse Marcello un po' incerto.

"Vieni, allora."

Girò al primo incrocio e Marcello si chiedeva se c'era ancora un bar aperto. Non gli pareva, lì nella sua zona, ma forse l'altro sapeva che ce n'era uno...

Michele si fermò davanti ad un portoncino, tirò fuori un mazzo di chiavi legato con una catenella alla cintura ed aprì il portoncino.

"Dove mi porti?" chiese confuso Marcello.

"Su da me, no? Per farci una birra... o una Coca. Cosa preferisci?"

"Pensavo che andavamo in un bar..."

"A quest'ora sono tutti chiusi, da queste parti. Ne ho in frigo. Visto che hai tempo fino a mezzanotte..." disse Michele sospingendolo gentilmente nell'androne.

Marcello era sempre più confuso. Mentre salivano le scale, prese l'altro per la maglia facendolo fermare e, sentendo che la voce quasi gli tremava, gli chiese: "Vuoi scopare?"

Michele gli sorrise: "Sì, certo... se anche a te va bene. Se no... beviamo, sentiamo un po' di musica, chiacchieriamo... e torni a casa."

"Perché?"

"Perché, cosa?"

"Perché vuoi scopare con me?"

"Perché mi piaci un sacco."

"Ma che ne sapevi tu se io..."

"Non lo sapevo, ci speravo solo."

"E tu fermi uno così per la strada e gli chiedi se vuole scopare?" gli chiese Marcello confuso.

Michele rise: "A dire la verità sei tu che hai chiesto a me se avevo voglia di scopare, non io a te."

Marcello arrossì: era vero. Ma l'altro gli aveva detto di sì... e era così deiverso da quelli al cinema... e era un bel ragazzo... e gli aveva detto che se lui non voleva, andava bene...

"Allora?" gli chiese Michele.

"Io... non l'ho mai fatto... Però... Se tu... se io..."

"Dai, vieni su. Non ha senso parlarne qui per le scale."

"Ma se io ti dico..."

"Se mi dici di no, te l'ho detto, nessun problema. Anche se spero che dici di sì. Vieni? O preferisci tornare a casa?"

Marcello si sentì incerto, poi rispose, quasi in un bisbiglio: "Sì, vengo." E sentì che si stava eccitando all'idea. A voce un po' più alta, disse. "Sì, andiamo."

Entrati in casa, Marcello chiese: "Vivi da solo, tu?"

"No, con il mio fratello maggiore, ma lui lavora come guardia notturna, perciò esce di casa alle dieci e non torna fino alle sette domattina. Quindi stiamo tranquilli."

"E i tuoi?"

"Al paese. Io faccio il commesso in un negozio di dischi. Birra o Coca?"

"Coca, grazie."

"Siediti lì, arrivo subito." disse Michele.

Tornò dopo poco con due lattine di Coca. Ne porse una a Marcello, poi accese lo stereo a basso volume. Marcello riconobbe la musica dei Rolling Stones. Michele sedette accanto a lui.

"Non l'hai mai fatto con un ragazzo, hai detto."

"Neanche con una ragazza. Mai. Io non lo so se sono frocio o no... ma penso di esserlo, e così..."

"Così ci vuoi provare..."

"Sì, ma... ma mi vergogno anche..."

"E di cosa? Non di me, spero."

"Anche. Non ti conosco... e... magari non sono capace..."

"Hai paura di... fare brutta figura?"

"Anche."

Michele gli mise un braccio attorno alle spalle, ma senza tirarlo a sé. "Una paura stupida. Io non ti voglio forzare a fare niente. E non mi dispiace... farti vedere come si fa, fra due maschi. Te l'ho detto che mi piaci, no?"

"Dobbiamo... spogliarci nudi?"

"Direi che è meglio..."

"E... su un letto?"

"Direi proprio di sì."

"Ma è bello?"

"Se non fosse bello, mica lo farei, no?"

"Ho un po' paura... a prenderlo in culo. E anche a succhiarlo, mica so se mi piace o se mi fa brutto..."

"Non è necessario fare tutto stasera. Se quello che facciamo ti piace, ci possiamo vedere di nuovo, se non ti piace, pazienza."

"Ma tu, se cominci a farlo, poi... magari ti incazzi con me se ti dico che io voglio smettere..."

"Non è piacevole smettere a metà, però ti prometto che non m'incazzo. Va bene? Non mi incazzo e non ti chiedo di fare niente che non ti piace."

"Ma allora, perché lo vuoi fare con me?"

"Perché mi piaci, e perché non è facile trovare un amico che gli piace farlo."

"Io ne ho trovato uno, un compagno di classe. Ma lui ha il ragazzo e dice che lo fa solo con lui. Tu non ce l'hai, il ragazzo?"

"No. Magari un giorno lo trovo, ma fra qualche anno. Per adesso ho solo voglia di divertirmi. E tu sei un bel ragazzo, come t'ho detto. Se ti piace, sarei contento di farlo ancora con te."

"Mi porti in camera tua?" gli chiese Marcello, deciso finalmente a provare.



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