logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SANTA VITA DI UN VESCOVO PECCATORE CAPITOLO 10
DALL'ANNO 40° AL 45°
LA GIUSTIZIA DELL'IMPERATORE

L'imperatore fece scortare dai suoi uomini tutti i vescovi accusati da Otto nelle loro stanze e li fece guardare a vista. Poi mandò i suoi uomini a perquisire i loro episcopi e castelli in cerca di altre prove. Ne furono trovate in abbondanza, e fra queste la famigerata croce d'oro formata da quattro membri virili, nella residenza di Rainhardt, e con cui questi penetrava i suoi prigionieri prima di farlo di persona.

I preparativi per il nuovo processo furono lunghi e meticolosi e richiesero molto tempo. L'imperatore ne approfittò per parlare a lungo con prete Liutpold, il Legato del Papa.

"Ho molto ammirato la tua sagacia nel condurre gli interrogatori nella parte del processo appena conclusa."

"Avevo avuto modo di parlare a lungo con il vescovo Wilibert a proposito del falso processo in cui fu condannato il conte von Walsthoff. Quindi mi attendevo che Beowulfs avesse inscenato una simile farsa."

"Non credevo però che l'astuto Beowulfs fosse in realtà così ingenuo..."

"Non aveva previsto di non essere lui con i suoi complici a dirigerlo, si sentiva sicuro di sé. Avrebbe certamente accettato le false testimonianze che lui stesso aveva dettato ai servi, avrebbe ottenuto dai suoi complici un verdetto unanime di colpevolezza, ed ora Wilibert e Waldemar sarebbero già stati bruciati sul rogo."

"Sì, vedo. Wilibert è stato più previdente ed astuto di lui... Comunque la tua presenza è stata provvidenziale."

"Egli mi beneficò quando ero un prete nella sua diocesi, come benificò molti, soprattutto i deboli ed i miseri. Quando chiese aiuto al vescovo Otto, nella cui diocesi mi ero nel frattempo trasferito, il vescovo Otto decise di riferire tutto al Papa che lo ascoltò e decise di farlo suo legato. Il vescovo Otto gli disse che avrebbe preferito essere lui l'accusatore, in quanto testimone di alcuni misfatti, e chiese al Santo Padre che fossi io, non ostante un semplice prete, il suo Legato per questa occasione. Il Santo Padre si degnò di conferirmi questo onore."

"Già, capisco, e mi pare che fece una scelta saggia. Ma tu, prete Liutpold, ed il tuo diacono Godaliufs, mi sembrate assai simili a Wilibert ed al suo cancelliere Waldemar..."

"Simili, sacra corona? In che cosa ci vedi simili? A me sembra che siamo molto differenti, invece."

"Sì, certo, sia come fisico che come carattere siete molto dissimili. Eppure una cosa vi lega: il modo in cui tu e il tuo diacono vi guardate, è assai simile a quello in cui si guardano Wilibert e Waldemar..."

"E come?" chiese prete Liutpold temendo di aver capito.

"Con amore. D'altronde Wilibert ha nobilmente dichiarato e difeso il suo amore per Waldemar."

"Pensi dunque che egli sia stato spergiuro nel dire che non è carnale l'amore che egli nutre per Waldemar?"

"Come tu sai bene almeno quanto me, egli non ha mentito, ma neppure l'ha negato. Ha solo negato che fosse vero quanto hanno affermato i servi... ha negato che fosse paragonabile a quello di due cani in calore. Ha scelto accuratamente le sue parole. Ma se io gli avessi posto le domande in altro modo... chiedendogli ad esempio se il loro amore si manifestasse anche con i loro corpi e l'uso dei loro membri virili... avrebbe forse mentito... o forse ammesso il vero."

"Tu pensi dunque, signore, che fra loro due vi sia il peccato di Sodoma... e anche fra Godaliufs e me?"

"Tu e il tuo diacono non siete in causa. Quanto a loro due... sinceramente preferisco avere fra i miei vassalli due persone ree di amarsi in quel modo, ma per il resto rette, fedeli e buone, che certi serpenti velenosi. Io non sono profondo in certe cose di Chiesa. Ma se quello che fanno fra di loro è peccato, se la vedranno con Dio alla resa finale dei conti. A me interessa solamente che siano vassalli a me fedeli e giusti con i loro sudditi. E questo vale anche per te e il tuo diacono.

"Ho notato che ogni volta che tu parli di voi due, metti sempre per primo il suo nome. Non è prova di amore, questa? Nessun superiore mette mai il nome dell'inferiore prima del proprio. Così come io non direi ma: io e Dio, ma: Dio e io. Così come nessun signore direbbe mai; il mio servo e io, ma piuttosto: io e il mio servo." concluse l'Imperatore.

L'imperatore volle esaminare tutte le pergamene e le note di Wilibert sui misfatti degli altri vescovi e paragonarle con le altre prove che i suoi uomini avevano trovato nelle perquisizioni e discuterle con Liutpold, che gli mostrò anche il "prodigio" del vino tramutato in acqua.

"Ah, gli arabi ne sanno una più del diavolo" disse l'Imperatore divertito.

"Non vi è nulla di magico in questo; è fenomeno naturale, quanto togliere le macchie da un panno sporco. Gli arabi chiamano lo studio di questi fenomeni al-kemia che credo voglia dire la trasformazione. Solo i ciarlatani usano questi trucchi per impressionare gli altri, attribuendosi così virtù magiche che in realtà non hanno."

"Ma che il conte von Walsthoff ha pagato con la propria vita. Mi hai detto che Wilibert pagò il boia perché il conte morisse rapidamente, prima d'essere divorato dalle fiamme."

"Fu un atto di umanità..."

"Concordo con te. Darò ordine che in tutto l'impero, chiunque venga condannato al rogo, abbia tolta la vita in modo rapido, prima d'esservi posto..."

Il processo fu lungo ed articolato. I tre servi confessarono d'avere testimoniato il falso, su isruzione di Beowulfs. Le prove contro gli altri accusati furono molteplici e schiaccianti. Prima che il processo terminasse, Beowulfs si impiccò nella sua stanza.

"Non credevo che fosse un vile..." commentò Liutpold con l'Imperatore.

"Né io lo credo ancora. Si è ucciso con le sue mani per non essere spogliato della mitria e della corona davanti alla sua gente. Non è stato un atto di viltà, il suo, ma un ultimo atto di orgoglio." disse l'Imperatore, "e forse di rabbia per aver fallito nei suoi ambiziosi progetti."

Terminate tutte le fasi del lungo processo, i vescovi Theodorus, Volkwald e Petrus, condannati per complicità e cospirazione, furono privati di titoli ed onori, spogliati di ogni loro avere e mandati in esilio, a piedi nudi e vestiti solo di tela di sacco.

Al vescovo Adelhardt e Sigismund, dopo aver spogliato anche loro d'ogni titolo e dignità ed avere, fu mozzato il capo ed i loro corpi furono sepolti in terra sconsacrata in una fossa senza cippo né nome. Il vescovo Rainhardt, dopo essere stato ucciso con un veleno, fu posto sul rogo assieme al cadavere di Beowulfs e le loro ceneri disperse. Severe pene furono comminate ai tre falsi testimoni e ad altri complici dei vescovi.

Infine fu proclamata la piena assoluzione di Wilibert e di Waldemar.

Poi l'imperatore, davanti alla sua corte, ed assieme a Liutpold come legato del papa, confermò Hrudolf vescovo di Schardorf e gli assegnò anche la diocesi di Ratzingen. Al vescovo Altmar confermò la diocesi di Jungberg e gli affidò quella di Bormast. Investì il vescovo Otto come conte e vescovo di Memlingen lasciandogli anche la cura della diocesi di Axelberg, di cui sarebbe anche diventato conte alla morte di von Axelberg che era avanti negli anni e che non aveva eredi.

Volle poi investire Liutpold come vescovo-conte del vasto territorio di Honemberg. Infine creò Wilibert arcivescovo e principe di Tretlingen, lasciandogli anche il contado e la sede di Ströben, nonché la signoria su Walsthoff e su Belgren. Infine l'imperatore con la sua corte lasciarono Tretlingen.

Il popolo di Ströben accolse festante il ritorno del proprio vescovo-conte.

Friedbalts gli chiese: "Ora che sei arcivescovo e principe di Tretlingen, ci abbandonerai?"

"Resto pur sempre il vescovo-conte di Ströben."

"Sì, ma le cure di un sì vasto territorio, ti terranno lontano da noi. Sarà una grande perdita per tutti, ma specialmente per i più poveri."

"No, perché tu continuerai la tua opera che fin qui hai così bene condotto, dirigendo la Mano del Vescovo."

"Sì, certo, con il tuo permesso e sostegno. Ma ci mancherà molto la tua presenza, la tua sollecitudine, il tuo consiglio, il tuo sorriso e la tua compassione."

"Ebbene, Friedbalts, mio diletto figlio, ti prometto che se anche passerò gli inverni giù a valle, a Tretlingen, ogni estate sarò qui a Ströben. Qui in estate fa più fresco, ma sopra a tutto, anche io sono molto affezionato a voi... a queste case, a queste mura, al laghetto dietro l'episcopio, in cui si riflettono le nostre belle montagne..."

"Sarà una festa per tutti i nostri cuori, il tuo ritorno qui a Ströben, nell'estate di ogni anno." gli disse lieto il giovane uomo, "Posso ardire di rivolgerti una perghiera?" aggiunse poi.

"Devi ardire, non solo puoi." gli rispose il vescovo con un sorriso d'incoraggiamento.

"Mia moglie è in attesa del nostro quinto figlio. Posso mettergli il tuo nome?"

"Certo che puoi. Ma se sarà una femmina, la chiamerai Wiliberta?"

"Sarà un maschio, lo sento. Se però sarà una femmina, faremo altri figli finché nascerà il mio... Wilibert."

"E io lo battezzerò con molto piacere ed orgoglio. Tu una volta mi dicesti che per te sono padre, e non solo perché sono il tuo vescovo. Ebbene... sarò nonno per il piccolo Wilibert quando tu l'avrai messo al mondo."

Finalmente, acclamati dalla folla festante ed accolti nell'episcopio dai servitori, di cui non pochi in lacrime per la gioia di rivedere sano e salvo il loro buon signore, Wilibert e Waldemar poterono ritirarsi nelle loro stanze su al primo piano.

"La porta è chiusa bene a chiave," gli disse Waldemar prendendolo fra le sue braccia, "ora solo un falso testimone può dire di averci visti."

"Un falso testimone... e il Signore Iddio." disse Wilibert stringendolo a sé.

"Del Buon Signore non mi preoccupo. Io sono certo che sorride benigno al nostro amore."

"Lo spero anche io fortemente. Spero che nel giorno del giudizio ci perdoni, anche se abbiamo peccato."

"Non può, il nostro amore, essere peccato."

"Così io credo, e spero che sia d'accordo anche Lui."

Il loro letto accolse le stanche membra dei due amanti.

"Quanto lunga e difficile è stata la separazione da te, mio Wilibert, anche se solo una parete divideva le nostre stanze."

"Ho pregato notte e giorno che a te non venisse fatto alcun male, mio Waldemar."

"E non per te?"

"Non era necessario. Sapevo, nell'intimo santuario del mio cuore, che tu stavi pregando per me."

"Così è stato, infatti. E ora sono finalmente fra le tue virili e tenere braccia. Stringimi forte, amato, e torna finalmente a prendere possesso di ciò che ti appartiene."

"Son tuo..." sospirò l'uomo finalmente unendo la sua carne a quella dell'amato.

"Oh... benvenuto in me, mio principe, mio imperatore."

Nei giorni seguenti, fatti tutti i preparativi e nominato suo vicario prete Landolfo, uno dei più dotti, capaci e generosi preti della diocesi, Wilibert e Waldemar, scortati dgli armati di Sröben, raggiunsero i confini con il principato di Tretlingen e qui giunti Wilibert prese possesso del suo nuovo dominio.

Si istallarono nell'episcopio e Wilibert dette ordine di demolire tutta la parte interna del castello e le sue torri e di costruirne uno nuovo. Nel demolirlo si scoprì tutto il sistema di passaggi segreti e ben dissimulati fori da cui Beowulfs poteva spiare i suoi ospiti ed i suoi stessi uomini, e farsi raggiungere dalle due figlie per i suoi incestuosi piaceri.

Wilibert fece venire un abile capomastro dalla terra dei franchi per farsi costruire un nuovo e meno tetro castello. Nel frattempo riorganizzò il vasto territorio di cui era ora signore, unificando tutte le milizie sotto un solo comando, riducendo le decime e chiedendo a Friedbalts di aprire altre sedi della "Mano del Vescovo" in ogno cittadina importante. Non volle che si cambiasse il nome in "Mano dell'Arcivescovo".

"Un arcivescovo è solamente un vescovo, così come il papa è semplicemnte il vescovo di Roma. E tu Friedbalts, come mio fedele siutante, sarai investito da me cavaliere..."

"Non merito questo onore... e preferisco servire i tuoi poveri restando un povero anche io."

"Apprezzo queste tue parole. Ma mi pare bello e giusto che sia un cavaliere, un membro della nobiltà, ad abbassarsi per servire i poveri. Sarà di esempio ai nobili."

"Se così è, fai di me un cavaliere... Solo non chiedermi, ti prego, di indossare ricche vesti né di cingere una spada."

"Tu hai concesso a me di investirti cavaliere, io concederò a te quanto mi chiedi. Dio ti benedica, Friedbalts, come ti benedico io."

"E benedica te, Wilibert, con ogni benedizione ed ogni consolazione."

Quando il nuovo castello fu completato, Wilibert, soddisfatto per l'opera del capomastro franco, gli fece anche progettare un nuovo episcopio. Demolendo il vecchio, venne alla luce una stanza segreta: era colma di casse piene di preziosi oggetti, di gemme e di oro. Era il tesoro segreto di Beowulfs.

"Sei ricco, ora." gli disse Waldemar.

"Lo ero già prima. Avevo quanto mi bastava per vivere e soprattutto per vivere felice." disse Wilibert guardando Waldemar per dirgli che era lui la sua ricchezza, non potendolo dire ad alta voce davanti ad altri. "Sia fatto l'inventario di tutto quanto è contenuto nelle casse, sia tutto valuato e pesato da esperti. Questa sarà la dote per la Mano del Vescovo. Queste ricchezze sono state sottratte ai poveri, a loro torneranno. Ma non come elemosine.

"Serviranno per comprare una casa o un campo, oppure attrezzi e materiale per chi vuole e può, fra i poveri, mantenersi con il proprio lavoro. Essi restituiranno con il tempo quanto loro dato, per sovvenire così alle necessità di chi non ha la forza per lavorare, per sotenere le vedove, mantenere gli orfani finché non siano in grado di lavorare, pagare gli studi ai più capaci e meritevoli. Friedbalts provvederà ad amministrare il tutto. Di lui mi fido come di me stesso."

"Saprà amminstrare saggiamente una così grande ricchezza?" chiese il tesoriere.

"Fino ad ora si è dimostrato abile e capace, oltre che onesto e coscienzioso. Se avesse bisogno di aiuto, sarà lui stesso a chiederlo."

"Tu hai troppa fiducia negli uomini, o mio signore." insisté il tesoriere.

"Pensi che io abbia troppa fiducia anche in te?" gli chiese in tono ironico Wilibert.

L'uomo rispose con orgoglio: "No, non questo. In me tu puoi riporre la tua piena fiducia."

"Ebbene, non sei tu il solo a meritarla. Preferisco comunque essere una volta gabbato da chi non merita fiducia che rischiare di non darla a chi la merita. In fin dei conti le ricchezze non sono che terra che luccica... la vera ricchezza è racchiusa nel cuore degli uomini, e quella nessuno la può né sperperare né rubare.

"La differenza fra la ricchezza contenuta in quelle casse è che, a forza di attingervi, viene meno. E se non vi si attinge, è del tutto inutile. La ricchezza contenuta nel nostro cuore, invece, più vi si attinge, più fruttifica ed aumenta. Se non sai questo, svolgendo il tuo compito, sai ben poco... o nulla."

Come aveva insediato un suo vicario a Ströben, Wilibert ne insediò uno per ogni diocesi che era sotto il suo diretto controllo, cioè uno a Belgren, uno a Walsthoff ed uno anche a Tretlingen, scegliendo fra i preti di ogni diocesi e feudo quello che gli era sembrato più capace, onesto e buono.

Inoltre spostò la Schola da Ströben a Tretlingen, insediandola nella piazza davanti alla cattedrale, dal lato opposto dell'episcopio, ove Beowulfs aveva fatto costruire in passato una bella loggia per i mercanti. Vi fece aggiungere un piano e fece chiudere le arcate con muri, finestre e porte e fece spostare il mercato in un'altra parte della città.

La nuova Schola era vasta e spaziosa, e in caso di necessità la si sarebbe potuta ingrandire aggiungendo due ali sul retro e sottraendo parte dell'ex giardino dei canonici, che aveva fatto annettere alla Schola.

Quindi mandò suoi messi a cercare altri magistri per la nuova Schola, che dedicò a San Luca Evangelista. Ordinò che vi fossero ammessi figli di nobili, di mercanti, di contadini e di poveri, tutti mescolati assieme, e stabilì che ognuno avrebbe pagato gli studi secondo le possibilità della propria famiglia. Per non far sfigurare gli allievi poveri di fronte ai ricchi, decise anche che tutti dovessero indossare gli stessi abiti, forniti dalla Schola e che a nessuno degli studenti fosse permesso di portare nulla con sé dalle proprie case, né denaro, né beni, né servi.

Chiese a Friedbalts di inviare nella Schola i "figli della mano del vescovo" come erano chiamati gli orfani, come pure i figli delle famiglie più povere, che fossero meritevoli e capaci, e di far pagare alla Mano del Vescovo le loro rette. Ingiunse anche ai vari magistri di indossare tutti lo stesso abito.

Volle anche, cosa inaudita a quei tempi ed in quella regione, che gli allievi si occupassero a turno di curare l'orto e gli animali, di tener pulita la Schola, e di aiutare a preparare ed a servire il loro cibo. Fece anche allestire una therma, cioè un bagno comune, riscaldato in inverno, annesso alla Schola, perché voleva che tutti gli allievi fossero puliti e sani.

Dapprima, i figli di famiglie di nobile stirpe erano pochi, fra gli allievi. Ma questi stessi ragazzi si trovarono così bene nella Schola, e così lieti di alternare gli studi con occupazioni manuali, e talmente contenti per gli ottimi insegnamenti che ricevevano, che furono essi stessi a spargere la voce e gradualmente anche il numero di nobili allievi crebbe.

Alcuni mal si adattavano a quelle regole austere, come pure a non essere serviti e riveriti, e per ciò a volte le loro nobili famiglie li toglievano dalla Schola, ma presto altri arrivavano a rimpiazzarli. Comunque, e sopra a tutto, i magistri erano assai preparati e valenti, sì che i ragazzi venivano preparati assai bene, le loro famiglie erano contente e la Schola di San Luca Evangelista presto divenne celebre oltre i confini del territorio amministrato da Wilibert.

Lo stesso arcivescovo Wilibert, dopo lungo tempo, ritornò con piacere ad insegnare nella Schola, ogni giorno in una delle classi dei diversi anni di studio. Questo aumentò i suoi già numerosi impegni, sì che spesso era ridotto a dormire solo poche ore per notte.

Waldemar lo riprese con dolcezza: "Stai attento, mio amato, stai spendendo troppe energie, il tuo corpo prima o poi cederà al peso di tanti e tali impegni..."

"Finché il Signore Iddio mi concederà forza e salute, devo assolvere ai miei compiti. D'altronde sono tutte liete fatiche e comunque mi rinvigorisce stare così fra le tue braccia, mio buon Waldemar. E poi... anche tu hai la stessa mia mole di lavoro e fatiche."

"Io però ho sette anni meno di te..."

"Mi stai dando del vecchio? Comincio a diventare troppo vecchio per te?"

"No, mio dolce uomo, mio amato signore. Tu ai miei occhi non sarai mai troppo vecchio per me. Ma sono preoccupato per la tua salute."

"In estate mi riposo, lassù a Ströben."

"Non poi tanto: anche lassù non ti fermi un attimo."

"Vorrei darti retta, mio buon Waldemar, ma a cosa rinunciare? Ho delegato tutto ciò che potevo, e tu o sai."

"I tuoi bei capelli stan diventando bianchi..."

"Li tingerò per te..." scherzò l'uomo.

"Ma via! E a volte ti addormenti sul tuo scrittoio..."

"E tu svegliami..."

"E in certi momenti la tua mano non è più ferma come un tempo..."

"Ma non puoi lamentarti di me, in questi momenti di dolce intimità."

"No, certo, non mi lamento. Ma vorrei che tu ti concedessi un po' più di riposo..."

"Più ansioso di una moglie..." lo celiò Wilibert, ma subito soggiunse, "ma della migliore possibile delle mogli, assai più caro a me."

"Se davvero ti sono tanto caro, fallo per me. Concedi al tuo corpo un po' più di riposo, te ne prego."

"Come dire di no ad una tua preghiera, mio tenero amante? Solo che, davvero, non so a che rinunciare."

"Delega ad altri più grande parte del tuo lavoro. Invece di incontrare così di frequente i tuoi tesorieri, conestabili e balivi, gli elemosinieri e gli altri, dimezza gli incontri. Invece di insegnare in tutte le classi della Schola, insegna solo ai più grandi. Visita il ricovero degli ammalati meno di frequente..."

"Insomma, tu vuoi fare di me sia un arcivescovo che un principe... dimezzato."

"Dimezzato, forse, ma vivo e forte. Non presumi tu forse troppo dalle tue forze? Non ti credi un po' troppo indispensabile?" gli chiese Waldemar in tono di dolce rimprovero.

"Hai ragione, mio amato... forse davvero mi credo troppo indispensabile... devo essere più umile... Farò come tu mi consigli."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
11oScaffale
scaffale 11
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008