Il vescovo Sigismund, poiché la famiglia del conte era stata cancellata, fu investito conte del feudo di Walsthoff, come Wilibert s'aspettava.
Prima di dimenticarne i particolari, Wilibert scrisse un accurato resoconto di tutto il processo, con le sue considerazioni, e vi aggiunse la ricetta che prete Liutpold gli aveva dato.
"La Mano del Vescovo" era cresciuta ed era ora gestita da Hunahildis, la moglie di Friedbalts, piche questi oramai si occupava a tempo pieno della rete di spie del suo vescovo. La felice coppia aveva già avuto tre figli, graziosi e vispi, di cui andava molto fiera.
Alcuni dei "mendicanti" erano riusciti a farsi assumere come servi in qualche castello ed episcopio dei feudi circonvicini, e tramite altri "mendicanti" riuscivano a mandare a Friedbalts varie informazioni. Anche dai "mercanti" giungevno relazioni alla Mano del Vescovo, e così pure dai cavalieri erranti inviati dal padre di Wilibert.
Friedbalts raccoglieva tutte queste informazioni, le confrontava e le vagliava, ne chiedeva altre ai suoi uomini, e periodicamente faceva rapporto a Waldemar che le scriveva e le depositava nella segreta stanza del tesoro del suo amato vescovo-conte. Fra le informazoni raccolte dalle varie fonti, risultava che il vescovo Sigismund aveva ottenuto l'ordinazione a vescovo e poi l'investitura, pagando generosamente alcuni funzionari imperiali e con l'appoggio di Beowulfs.
Una seconda informazione quasi certa era che Beowulfs aveva avuto due amanti, entrambe misteriosamente morte, e che da queste aveva avuto due figlie, ora rispetivamente di sedici e ventuno anni, che teneva al castello come serve, e con cui aveva una relazione incestuosa, abusando di entrambe contemporaneamente.
Una terza serie di informazioni riguardava il vescovo Reinhardt von Memlingen. Riguardo a questi, a parte la sua vita di lussi smodati, vi era un solo punto assai peculiare: pareva che scendesse quasi ogni giorno nelle segrete del castello per "confortare e confessare" i prigionieri. Questa asiduità parve sospetta a Waldemar, che chiese a Friedbalts di intensificare le investigazioni su Reinhardt.
Quanto agli altri vescovi, a parte il fatto che sia Theodorus von Belgren, che era il fratello minore di Sigismund, sia Volkwald von Ratzingen, avevano un'amante, e Petrus von Bormast amava lussi sfrenati, e soprattutto mangiare e bere smodatamente, non parevano esserci notizie compromettenti.
Nulla ancora, infine, risultava a carico di Hrudolf von Schardorf, Altmar von Jungberg ed Otto von Axelburg. Quest'ultimo vescovo, in occasione dei loro incontri, aveva aveva sempre ispirato una certa fiducia in Wilibert, che si chiese se poteva avere in lui un alleato. Però non poteva rischiare di esporsi con la persona sbagliata.
Allora Wilibard andò da prete Liutpold, che in parte era già al corrente dei suoi sospetti, e gli chiese se anche egli avrebbe lavorato per lui, trasferendosi nella diocesi di Axelburg, cercando di entrare nelle grazie del vescovo, per potergli poi dire se potesse fidarsi di Otto oppure no.
Liutpold accettò subito, chiedendo solo due grazie: di portare Godaliufs con sé e che si provvedesse ai bisogni della madre di questi in loro assenza. Wilibert accettò entrambe le richieste.
Come scusa per il trasferimento di Liutpold da Ströben a Axelburg, essendovi alle porte di questa città una nota fonte di acque curative, Liutpold avrebbe finto di avere problemi di salute. Wilibert fece scrivere a Waldemar la generica lettera di presentazione che un pete deve avere quando cambia diocesi, stesa in modo formale e senza prticolari lodi. Così Liutpold partì con il suo Godaliufs.
Waldemar continuava a raccogliere nell'archivio segreto di Wilibert tutte le relazioni sui vescovi della zona, e di tanto in tanto le rileggeva nella speranza di trovarvi nuovi spunti per ordinare altre indagini.
Sopra a tutto due cose lo incuriosirono: lo stretto scambio di messaggeri fra Beowulfs, Sigismund, Adelhardt e Rainhardt, nonché il continuare delle frequenti visite di quest'ultimo ai prigionieri del suo castello.
Giunse poi una notizia dal feudo di Honenberg. Il conte von Honenberg era stato convocato con la famiglia alla corte imperiale. Con la sua scorta, s'era messo in viaggio, recando con sé la moglie ed il figlio di tredici anni, che intendeva lasciare a corte come paggio, come era usanza fare.
Erano da poco usciti dal territorio del loro feudo, quando furono assaliti da una numerosa banda di briganti: tutta la famiglia del conte e la sua scorta furono trucidati. I loro corpi, straziati e mutilati, erano stati lasciati sulla via; tutti i loro beni, comprese le loro vesti, le armi ed i cavalli, erano scomparsi. Solo uno dei soldati della scorta era riuscito a sfuggire all'agguato ed era tornato indietro per dare l'allarme...
Quando il vescovo Adelhardt di Honemberg ricevette anche l'investitura di quel feudo, al soldato che aveva dato l'allarme era stato assegnato un importante incarico alla corte del vescovo-conte ed alcune terre... Tutto questo fece capire a Wilibert come l'agguato dei briganti fosse solo una messa in scena, ma non ne aveva le prove.
Però dopo alcuni mesi, ricevette dal padre un messo che, oltre a portargli denaro, gli consegnò una relazione stesa da uno dei cavalieri erranti. Questi, mentre stava tornando indietro avendo terminato il suo giro di preparazione all'investitura, s'era fermato per concedersi un breve riposo. Con il suo scudiero, aveva lasciato la via maestra e s'era inoltrato fra gli alberi e le rocce fino ad un torrente, per far abbeverare i loro cavalli e rinfrescarsi un poco.
Stavano per rimettersi in cammino, quando udirono richiami e rumore di zoccoli di molti cavalli. Avendo cura di non essere scorto, lasciato il suo scudiero con i cavalli al torrente, andò a vedere che cosa accadesse. Vide due gruppi di cavalieri, alcuni che indossavano i colori dell'arcivescovo Beowulfs, gli altri con i colori del conte von Honenberg. Con loro vi era un prelato che, dalla descrizione, Wilibert capì essere lo stesso Adelhardt.
Il cavaliere non riuscì ad udire che cosa i due gruppi si stessero dicendo, ma era chiaro che il prelato stava dando ordini. Poi il prelato, con pochi dei suoi uomini, lasciarono il posto. I restanti uomini di Adelhardt e quelli di Beowulfs, presi dalle sacche dei loro cavalli abiti comuni e di varia fattura, li indossarono dopo aver spogliato i colori dei rispettivi signori e tutti assieme, si erano diretti verso la via che da Hormeberg, passato il confine di quelle terre, si dirigeva verso la capitale...
Dunque, Wilibert aveva visto giusto! I briganti erano in realtà uomini di Beowulfs e di Adelhardt.
Si chiese se non dovesse andare subito e di persona alla corte imperiale per denunciare quanto era a sua conoscenza. Waldemar lo dissuase: dovevano prima avere maggiori prove, tali da non accusare solo Beowulfs e Aldelhardt, ma anche i loro accoliti, sopra a tutti Sigismund e Rainhardt, ed anche possibilmente Petrus, Theodorus e Volkwald. Wilibert, a malincuore, acconsentì: sarebbe stato poco utile far pulizia solo in una parte del territorio.
Ma si chiese quali altri orribili misfatti sarebbero potuti accadere prima che venisse il momento di agire. Aspetta che maturi il grano assieme al loglio; allora mieti, fai la cernita, riponi il buon grano nei depositi e getta il loglio nel fuoco... si disse.
Liutpold, con la scusa di permettere a Godaliufs di andare a visitare la vecchia madre, mandò il suo ragazzo a conferire con Waldemar.
Il vescovo Otto non solo l'aveva accettato nella sua diocesi ma, essendogli morto il canonico che gli fungeva da cancelliere, ed apprezzando la vasta cultura di prete Liutpold, l'aveva [nominato] suo cancelliere ed era entrato in confidenza con lui.
Otto pareva avere in alta stima Wilbert, ma non altrettanto Rainhardt né Volkwald, anche se non l'aveva mai sentito pronunciarsi nei confronti di Beowulfs in modo netto. A suo parere, mandava a dire Liutpold, Wilibert poteva rischiare di confidarsi con Otto e chiedergli consiglio ed alleanza.
Così Wilibert, con Waldemar ed una piccola scorta, dopo aver mandato un messo ad annunciare la sua visita, andò a Axelburg per incontrare il vescovo Otto. Furono da questi ricevuti con cordiale simpatia. Innanzitutto Otto ringraziò Wilibert per avergli mandato prete Liutpold, che disse essere diventato il suo prezioso braccio destro.
Quindi Wilibert, alla presenza di Waldemar e Liutpold, espresse al vescovo Otto tutti i suoi sospetti e gli disse quali prove avesse raccolto e stesse accumulando. Otto annuiva con aria grave e l'orrore ed il disgusto che il suo volto esprimeva, erano più eloquenti di un discorso.
Con occhi pieni di tristezza, alla fine Otto disse: "Tu non fai confermare quanto il mio cuore temeva e sospettava da tempo, pur senza avere le prove che tu hai saputo saggiamente mettere assieme. Mi addolora profondamente che nostri confratelli in Cristo Signore e pastori di anime, possano essere giunti a commettere tali e tante nefandezze. Concordo con te che dobbiamo agire, ma anche con il tuo cancelliere che ci dobbiamo muovere solo quando avremo forti ragioni di credere nel successo.
"Tu, Wilibert, grazie a tuo padre, hai accesso all'orecchio del sacro imperatore. Io mi onoro di avere uguale accesso all'orecchio ed al cuore del Santo Padre in Roma, poiché in gioventù, quando io fui ordinato prete, il nostro attuale Papa era un vescovo da poco consacrato, ed ebbi modo di conoscerlo e di essere onorato dalla sua amicizia e benevolenza. Fu lui, quando fu eletto Papa, che volle fare di me un vescovo. Andrò dunque in visita a Roma, per rendere edotto il Santo Padre di quanto tu hai scoperto e mi hai svelato."
"Vuoi che ti faccia avere, prima della tua partenza, una relazione scritta dei fatti e dei sospetti?" chiese Wilibert.
"No, è meglio che io non viaggi con scritti compromettenti su di me. La mia memoria e quella di prete Liutpold, che della mia è assai migliore, e che mi accompagnerà in questo viaggio, saranno più che sufficienti per questa prima mossa. Attendi dunque che noi si torni da Roma con le parole del Papa, poi vedremo come conviene che ci si muova...
"Io ho buoni rapporti con i vescovi Hrudolf e Altmar, di cui ho stima e fiducia. Senza dir loro nulla per il momento dei nostri sospetti, li farò mettere in guardia affinché non solo siano prudenti, ma veglino anche sulle famiglie del margravio di Schardorf e del conte di Jungberg. Credo che il conte di questa mia diocesi non corra rischi, in quanto non ha figli né diretti discendenti. Che Dio ci protegga ed assista, Wilibert, e guidi i nostri passi..."
Wilibert e Waldemar tornarono a Ströben e il vescovo Otto, pochi giorni dopo il loro incontro, partì con prete Liutpold per Roma.
Nuove notizie giunsero dalla triplice rete di spie di Wilibert, e grazie a queste poterono anche individuare alcune spie che Beowulfs era riuscito ad infiltrare nello stesso episcopio di Ströben, come servi.
Su consiglio di Waldemar, furono lasciate ai loro posti, avendo solo cura che non potessero vedere né ascoltare nulla di compromettente, e che anzi udissero solo brani dei loro discorsi in lode ed apprezzamento ora di Beowulfs, ora di Sigismund, ora di Adelhardt o di Rainhardt.
"Mio dolce Wilibert, il tuo cuore è sempre più oppresso dalla tristezza..."
"Grazie a te ed al tuo amore, Waldemar, questa mia tristezza non riesce a sopraffare l'anima mia. Fra le tue braccia trovo requie e gioia, e quando mi accogli in te o io ti accolgo in me, riesco a veder bella la vita."
"Ma tu stai anche beneficando la terra e le anime che ti furono affidate, soccorri il misero, sostieni la vedova e l'orfano, non opprimi l'umile, amministri la giustizia con equanimità e misericordia... tutte opere che ti rendono gradito, oltre che all'anima mia, anche ai tuoi sudditi e sopra a tutti al buon Dio."
"Sì, questo nostro amore, che ogni giorno chiedo a Dio di benedire, o di perdonare in quanto vi è d'imperfetto, mi dà la forza di continuare ed anche allevia il peso che grava sulla mia anima. Questo nostro amore che però la santa Chiesa di Dio e la legge dell'uomo condannano..."
"Le anime buone ti venerano come santo..."
"Ma sono soltanto un peccatore."
"Come tu dicesti un giorno a prete Liutpold, che me lo riferì, solo Gesù nostro Signore e la sua Madre piena di Grazia, fra gli uomini, sono senza peccato. E se il tuo maggior peccato è amare, e non lo dico perché sono io l'oggetto del tuo amore, non si dice forse che molto sarà perdonato a chi molto avrà amato? E non dice forse il santo vescovo Augustinus di Ippona: ama et fac quod vis?"
"Ma questo amore che la mia anima sente per te, anche il mio corpo necessita di manifestare con tutto se stesso."
"Non ci insegnasti tu, là alla Schola, che anima e corpo, pur essendo due sostanze diverse, sono un'entità sola? Così come non puoi amare con il corpo senza doverlo anche esprimere con l'agire, così non puoi amare con l'anima senza esprimerlo anche con il corpo..."
"E allora, lascia che siano ora i nostri corpi a parlare, a comunicare all'altro quanto amore alberga nelle nostre anime. Il mio corpo arde dal desiderio di scrivere sul tuo inni di amore, il mio corpo freme e vibra per l'amore che il tuo mi esprime, e canta soavi strofe di amore, quando finalmente è accarezzato e fatto suo dal tuo bel corpo... Vieni..."
Davanti alla finestra della camera da letto del vescovo-conte di Ströben, un lieto stormo di uccelli volteggiava cantando in coro, mentre sul loro letto i due appassionati amanti si donavano l'uno all'altro.
I loro forti e giovani corpi si univano in gioiosa tenzone nel proclamare e dar forma al loro amore. Ora l'uno di donava all'altro, che lo accoglieva con grato piacere, ora l'altro di donava all'amato, riempiendolo del fuoco del proprio vigore.
Quando infine, lasciando ardere solo la brace sotto la cenere, si lasciarono andare al dolce languore che segue al compimento del prodigioso unirsi di due carni in una sola, e di tanto in tanto s'univano ancora in un tenero bacio, il sereno era tornato nuovamente sul bel volto e negli occhi di Wilibert.
"Quanto s'è fatto più bello il tuo corpo dalla prima volta che i miei occhi si compiacquero della tua nudità sulla riva del lago, or sono dieci anni, qui sotto le mie stanze. E anche qui, fra le tue forti cosce, la tua virilità è maturata in modo così piacevole..."
"Ricordo il mio rossore, quando mi accorsi che finalmente avevi posto il tuo sguardo su di me, come provai pudore e vergogna non ostante l'avessi desiderato ardentemente, malgrado avessi deciso di bagnarmi in quel punto nella speranza di catturare il tuo sguardo ed il tuo cuore."
"Quella prima volta fuggisti quasi, appena vedesti che dalla loggetta ti stavo guardando..."
"Temevo che il suo risvegliarsi fra le mie gambe tradisse il mio sentire ed i miei propositi... e che tu potessi essere in collera con me per il mio ardire."
"Ragazzetto sfrontato e pudico al tempo stesso..." lo celiò Wilibert, accarezzandogli il corpo con tenera intimità.
"E tu, amato mio, che continuavi a spiarmi da dietro i pilastri fra gli archi della loggetta?"
"Mi avevi scorto non ostante mi nascondessi?"
"A tratti la brezza faceva ondeggiare la tua tunica e il suo colore tradiva la tua presenza... e mi riempiva il cuore di speranza."
"Son passati dieci anni, e pare ieri..." mormorò Wilibert.
"Dieci anni son passati e pare sia da sempre..." gli fece eco Waldemar con voce lieta.
"E per sempre sarà, mio unico amato fra gli uomini!"
Tornò il vescovo Otto da Roma. Il Santo Padre lo aveva ascoltato ed aveva deciso di dare a prete Liutpold il suo sigillo con un breve segreto, da svelare solo al momento opportuno, in cui lo nominava suo legato plenipotenziario. Inviava inoltre una speciale benedizione a Wilibert.
Giunse poi all'episcopio Friedbalts: aveva raccolto voci, a suo parere degne di fede, che le visite del vescovo Rainhardt nelle segrete del proprio castello non fossero per "confortare e confessare" i prigionieri come lui diceva, ma per sottoporli personalmente a sevizie e poi compiere su di loro atti immondi di violenza carnale, nonché costringerli a compierli fra di loro alla sua presenza.
Inoltre, secondo le parole di uno dei carcerieri, quando al vescovo Rainhardt era venuto a noia uno dei suoi prigionieri, lo sopprimeva con le sue mani, strozzandolo mentre lo penetrava. Non vi erano prove certe di tutto ciò, ma le voci provenivano da varie fonti e non si contraddicevano l'una con l'altra, anzi si confermavano a vicenda.
Wilibert decise che avevano indugiato anche troppo, perciò mandò un suo messo all'Imperatore, chiedendogli udienza. Ma tutti i movimenti di Wilibert non erano sfuggiti alle spie di Beowulfs che intuì di essere in pericolo. Perciò anche l'arcivescovo mandò un suo fidato messo all'Imperatore, accusando Wilibert e Waldemar di avere commercio carnale fra di loro, e chiedendo l'autorizzazione a procedere contro di loro.
Era fiducioso di ottenere dall'Imperatore l'autorizzazione, come anni prima aveva ottenuto il mandato di procedere contro il conte di Walsthoff.
Per fortuna di Wilibald, quando giunse a corte il messo dell'arcivescovo con l'infamante accusa, il conte von Hausthaufen, padre di Wilibert, stava per lasciare la corte. L'Imperatore lo fece richiamare.
Gli lesse l'accusa dell'arcivescovo e gli disse anche della richiesta di udienza mandata dal figlio.
"Ora, mio fido Hausthaufen, che credi giusto che io faccia?"
"Avoca a te il processo, mio signore, perché sia fatta realmente giustizia, ma prima di questo, ascolta quanto mio figlio Wilibert ha da dire e per cui ti ha chiesto udienza."
"Convocare tutti qui a corte?"
"Se non ti è di troppo incomodo, e se ne hai desiderio, credo sarebbe meglio se tu ti recassi di persona a Tretlingen, e lì giunto puoi convocare ed ascoltare prima l'una poi l'altra parte. Poi puoi istruire il processo che tu stesso, o persona di tua piena fiducia presiederà. Non voglio preannunciarti quanto mio figlio ha da svelarti, ma preparati a gravi eventi ed a un processo vasto e lungo che coinvolgerà molti nomi illustri."
"E se tuo figlio risulterà colpevole della colpa imputatagli?"
"Farai giustizia su di lui, come la tua saggezza ti suggerisce."
"Capisci che se la colpa è provata oltre ogni dubbio... potrei condannarlo alla pena del rogo?"
"Lo so... e per quanto il mio cuore ne piangerà, se sarà dimostrata la sua colpevolezza, accetterò con obbedienza e rispetto il tuo verdetto."
"Non mi chiedi clemenza per il sangue del tuo sangue?"
"So che sarai clemente quanto la tua giustizia lo consente. Se dovrai infliggere al corpo di mio figlio ed al mio cuore una pena... abbasserò il capo e resterò silente... e tuo fedele vassallo."
"Farò come mi dici. Dopo tutto Tretlingen è in un'amena posizione, mi concederò là un lungo periodo di riposo... ed istruirò e presiederò io stesso il processo."