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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SANTA VITA DI UN VESCOVO PECCATORE CAPITOLO 6
DALL'ANNO 28° AL 30°
IL CONCILIO SEGRETO

Dopo la celebrazione del rito con cui Wilibert ordinava Waldemar diacono, gli affidò il compito di cancelliere privato e con questo anche le chiavi del suo tesoro privato.

"Conosci bene Friedbalts, vero? Che ne pensi di lui?"

"È un ragazzo infaticabile, sempre attivo ed allegro, e non pensa mai a se stesso ma solo agli altri."

"Chi ha provato la miseria, sa che cosa sia, e perciò..."

"Non sempre. A volte chi esce dalla miseria diviene anche più egoista e gretto degli altri. Friedbalts ha un cuore d'oro."

"So che il tesoriere del mio feudo si lamenta per le continue richieste di Friedbalts, e le elemosine raccolte in cattedrale non sono sufficienti per la sua opera. Perciò ho deciso che d'ora in poi presenterà le sue richieste a te e tu le soddisferai attingendo al mio tesoro personale. Sei d'accordo?"

"Una saggia e generosa decisione, signore del mio cuore."

"Ma non voglio che si sappia che attingi dal mio tesoro personale."

"Perché?" chiese stupito Waldemar.

"Perché non voglio che Friedbalts si senta in debito con me."

"Che differenza fa?"

"Se sa di ricevere ciò di cui abbisogna dal vescovo-conte, e non da Wilibert, sarà grato a lui e non a me."

"Non capisco questa differenza: tu sei il vescovo-conte, non due persone differenti."

"Sì, però, vedi, come vescovo sono il signore e l'amministratore della diocesi, come conte sono il signore del feudo, ed entrambi è giusto che si occupino dei loro sudditi. Come Wilibert sono solo il signore di me stesso..."

"E di me!"

"E di te, certo, quanto tu sei signore di me. Capisci ora che cosa voglio dire?"

"Un poco, anche se mi è ancora difficile distinguere fra le tre entità di cui mi parli."

"Ti saresti innamorato di un vescovo, solo perché è un vescovo? O di un conte solo perché è un conte? Credo proprio di no. Tu ti sei innamorato di Wilibert, dell'uomo."

"Perciò tu vuoi che Friedbalts sia grato al vescovo-conte e non all'uomo?"

"Più o meno così. Voglio che creda che è il denaro della diocesi e del contado, quello che usa, e non il mio. Questo lo renderà ancor più libero di chiedere. Inoltre non voglio che la destra sappia ciò che fa la sinistra, come è scritto negli Evangeli."

"Sì, ora capisco. La tua è una delicata attenzione nei confronti di Friedbalts. Questo non fa che aumentare l'ammirazione che nutro in cuore per te."

"E non anche l'amore?" gli chiese con un sorriso Wilibert.

"Quello no, non è possibile, perché non posso amarti più che con tutto me stesso."

"Un pensiero mi assilla, mio Waldemar."

"Quale, mio amato?"

"Sono ormai due anni che siamo assieme, e tu sempre mi accogli in te, con amore e con passione, con piacere e con gioia... Non desideri che sia anche io ad accoglierti finalmente in me?"

"So che tu, prima di incontrare me, hai sempre grdito più penetrare che non essere penetrato e questo a me non crea alcun problema. È perfetto così, per me."

"Dici bene, prima di incontrare te. Ma sempre più forte io sento il desiderio di accoglierti in me."

"Per me non è importante... ma se lo è per te, se tu lo vuoi..."

"Non lo voglio, lo desidero."

"Se lo desideri," si corresse il ragazzo, "come potrei mai sottrarmi al tuo desiderio?"

"Sento che mi manca qualcosa, non accogliendoti in me. Sento che... sarò più uomo, più tuo, più completo se tu prenderai me. Vuoi negarmi questo?"

"Né voglio, né posso, amato mio."

"Allora non poniamo più indugi, vieni sul nostro letto e fammi finalmente tuo."

"Tu sei già mio, ma sarò lieto di essere accolto in te."

Wilibert lo accarezzò fra le gambe e sentì che il suo amante era già pronto. "L'idea ti piace?"

"Tutto ciò che posso fare per rispondere ai tuoi desideri, mi piace."

Si compì quel nuovo atto d'amore ed i due amanti sentirono che era giusto e bello.

"Ecco," disse Wilibert tenendo fra le braccia il suo amato ancora unito a lui, "il mio re ha preso possesso del suo castello e del suo trono. Il suo scettro ha dispensato a me la sua benevolenza e la sua grazia. Mi ha reso partecipe della sua potenza, ha esaudito ogni mio desiderio."

"Non è stato troppo penoso, mio dolce amato?" gli chiese Waldemar, pieno di dolce premura.

"Come dicesti tu, il primo giorno in cui demmo corpo al nostro amore, la gioia ha lenito ogni dolore e l'ha fatto svaporare come rugiada al sole."

"Sei dunque felice, ora, mio dolce e forte uomo?"

"Credevo di esserlo già al sommo grado, ma so che solo ora veramente lo sono."

Volle, Wilibert, che Waldemar divenisse il Gran Cancelliere, Gran Tesoriere e Grande Elemosiniere sia della diocesi che del contado, ponendo sotto la sua autorità tutti i cancellieri, tesorieri ed elemosinieri del suo territorio.

"Ma sono assai più giovane di essi... Mormoreranno contro di me e contro la tua decisione, diranno che sono il tuo favorito e si chiederanno quali sono i miei meriti per assurgere a sì alto onore..."

"Tu sei il più dotto ed il più capace in questo feudo, sei il più accorto ed il più fedele. Tu sai sollevarmi dagli affanni della mia duplice carica, sai prevenire ogni mio desiderio e leggere ogni mio pensiero prima ancora che io lo esprima."

"Non sono gli occhi tuoi offuscati dal troppo amore per me? Non riponi troppa fiducia nelle mie capacità?"

"L'amore rende più limpidi gli occhi, non li offusca. E tu sei più di me abile ed accorto. Se l'imperatore ti avesse conosciuto, avrebbe dato a te e non a me corona e pastorale, ne sono certo. Anzi, sai che ti dico, mio Waldemar? Verrai con me alla corte del nostro imperatore a rendergli omaggio. Voglio che egli ti conosca e che per ciò tu entri nelle sue grazie."

Così avvenne e il sacro imperatore lodò Wilibert per la sua accorta scelta del Gran Cancelliere, come lo lodò pure per come amministrava il feudo che gli aveva affidato. L'imperatore volle investire Waldemar a cavaliere e volle che nella sua cappella privata, ed alla sua presenza, il giovane Gran Cancelliere ricevesse anche l'ordinazione sacerdotale, che Wilibert celebrò con commozione.

Infine, prima che lasciassero la corte, l'imperatore donò ad entrambi due anelli uguali, con il sigillo della "W", iniziale di entrambi i loro nomi, incise in due metà dello sesso rubino. I due amanti si chiesero se l'imperatore sapesse, o avesse intuito, la vera natura della loro amicizia...

I due amanti erano da poco rientrati nel feudo di Ströben, quando l'arcivescovo-principe di Tretlingen indisse, nella sua sede, un concilio di tutti i vescovi sotto la sua giurisdizione. Erano in tutto undici vescovi, di cui qui trascrivo la lista:

L'arcivescovo Beowulfs von Tierre, principe di Tretlingen;
il vescovo Sigismund von Walsthoff;
il vescovo Theodorus von Belgren;
il vescovo Hrudolf von Schardrorf;
il vescovo-conte Adelhardt von Honemberg;
il vescovo-conte Wilibert von Ströben;
il vescovo Volkwald von Ratzingen;
il vescovo Petrus von Bormast;
il vescovo Altmar von Jungberg;
il vescovo-conte Rainhardt von Memlingen;
il vescovo Otto von Axelburg.

Dopo il solenne Te Deum cantato in cattedrale, Beowulfs dette inizio al concilio. Estromessi tutti e chiuse le porte, gli undici prelati, ciascuno con il suo cancelliere privato a fianco, presero posto alla lunga tavola che Beowulfs aveva fatto approntare nella navata centrale. Egli sedette sul lato prospicente l'altare, sul suo trono.

Sul lato sinistro della lunga tavola sedevano cinque vescovi e gli altri cinque sul lato destro. Wilibert era il terzo sul lato sinistro ed aveva di fronte Otto von Axelburg. I vescovi sedevano su semplici scanni ed i loro cancellieri, al loro fianco, su semplici sgabelli.

V'erano sulla tavola caraffe d'acqua e di vino, con boccali di fine oro cesellato, boccette di cristallo con gli inchiostri bruno e rosso, profusione di penne d'oca ben appuntite e molti fogli di intonsa pergamena, nonché fiaschette d'argento contenenti fine cenere bianca di betulla, ben setacciata, e bacili per gettare la cenere usata per asciugare gli scritti. Tutto era stato approntato con la massima cura ed il più grande sfarzo.

L'arcivescovo pronunciò il sermone d'inizio, dando ragione di quella convocazione.

Il territorio sotto la sua giurisdizione e quello dei vescovi presenti, disse, aveva solo tre feudi affidati ad uomini di chiesa, oltre al suo: quello di Honemberg, quello di Ströben e quello di Memlingen. Come tutti i presenti sapevano, il segreto piano dell'imperatore era far sì che gradualmente altri feudi fossero affidati a vescovi come signori, per garantire alla sacra corona fedeltà ed all'impero pace.

Ora, da devoti sudditi del sacro imperatore, ed ad un tempo quali pastori della Chiesa di Dio, era loro dovere far sì che tutto il territorio, unito, soddisfacesse alle aspettative del loro imperatore.

Otto von Axelburg obiettò che loro potevano fare ben poco, e che comunque il signore che regnava sulle terre della sua diocesi era saggio e valente e fedele all'imperatore, e che per ciò non costituiva alcun problema.

Sigismundus, che sedeva alla destra di Beowulfs, disse invece che il sire di Walsthoff era un uomo depravato e senza timor di Dio, fedele solamente al proprio tornaconto... Uno dopo l'altro esposero tutti la situazione dei feudi in cui erano pastori. Discussero a lungo che cosa si potesse o non si potesse fare, come si dovesse o non si dovesse agire.

Quando a sera Wilibert e Waldemar poterono ritirarsi nella stanza loro assegnata, chiusisi dentro poterono finalmente stendersi sul letto, l'uno nelle braccia dell'altro.

"Non m'è piaciuto affatto l'inizio di questo concilio..." sussurrò Waldemar all'orecchio del suo uomo.

"Neanche a me..." rispose Wilibert con voce normale.

Waldemar gli pose un dito sulle labbra e fece con l'altra mano un gesto come per dirgli che potevano essere uditi.

"Credi davvero che ci stiano spiando?" chiese allora Wilibert in un sussurro all'orecchio del suo amato.

Waldemar annuì.

"Anche vederci?"

"I lumi sono spenti e la cortina del letto ci protegge e forse attutisce anche un poco il suono delle nostre voci..." bisbigliò Waldemar accarezzando il corpo nudo del suo uomo, che prontamente rispose alle sue carezze.

"Perché temi che ci stiano spiando?"

"Un presentimento... ed un accenno che mi fece il cancelliere del vescovo Otto von Axelburg, quando mi disse quanto mirabilmente fosse costruito questo castello... sì che le pietre paiono avere più attenzione verso gli ospiti che non gli stessi servi..."

"Una delle cose che meno mi piace di questo concilio è che troppi confratelli nell'episcopato paiono più interessati a problemi terreni che non a quelli spirituali, e più al potere che non al servizio."

"E troppi parlano in modo ambiguo, dicendo e non dicendo..." notò Waldemar.

"Ma questo è quanto anche io dovrò imparare a fare. Sento un pericolo, una minaccia incombere d'intorno."

"Bisogna essere candidi come colombe ma [prudenti] come serpenti, mio amato, come tu stesso un giorno mi dicesti."

"Io qui vedo ben poche colombe, e più vipere dal morso velenoso che prudenti serpenti." commentò Wilibert.

"Possiamo, per un poco, dimenticare questi problemi e pensare solamente al nostro amore?" chiese Waldemar.

Wilibert, per tutta risposta, unì le sue labbra a quelle dell'amato ed in breve anche i loro corpi si unirono intimamente, dando e ricevendo piacere e gioia.

Nei giorni seguenti i loro timori e le loro preoccupazioni si rafforzarono. Beowulfs annunciò che il loro primo obiettivo sarebbe stato quello di "neutralizzare" il sire di Walsthoff, ed incaricò il vescovo Sigismund di trovare elementi e prove "che resistano ad ogni esame" per accusare "di un qualche misfatto" il conte di Walsthoff sia alla corte dell'imperatore che al giudizio del Papa in Roma.

"Se sarà preso fra due fuochi, nulla potrà fare per salvarsi" commentò Sigismundus con l'approvazione di Beowulfs e dei suoi accoliti.

Quello di cui Waldemar e Wilibert si resero presto conto, fu che l'arcivescovo faceva sempre in modo che fossero i suoi accoliti ad esporsi per fargli ottenere quanto lui voleva. Anzi, ancor più subdolamente, faceva sì che le proposte più rischiose, sebbene suggerite da lui stesso, avessero voce per le labbra di uno degli altri vescovi. Chi pareva prestarsi più prontamente al suo gioco, forse per ingenuità, forse invece per calcolo, era il vescovo Reinhardt von Memlingen.

L'arcivescovo, prima della fine del concilio da lui indetto e presieduto, fece in modo di avere colloqui privati con ognuno dei vescovi. Parlò anche con Wilibert.

"Ho notato una notevole consonanza di atteggiamenti fra te e prete Waldemar, il tuo cancelliere. Egli pare quasi la tua ombra."

"Tale deve essere un buon cancelliere, Beowulfs. Anche tu sembri avere piena confidenza nel tuo..."

"Sembra, dici bene, ma lo faccio tener d'occhio. Ricorda, giovane confratello nel sacro ordine dell'episcopato, solo il signore che fa sorvegliare l'un l'altro i suoi sottoposti siede a lungo e confortevolmente sul proprio trono. Il giorno in cui dubitassi che il mio cancelliere non è degno della mia fiducia..." disse Beowulfs e con la mano fece il gesto di mozzare una testa.

"Qualcuno invidioso di lui potrebbe metterlo in cattiva luce ai tuoi occhi... solo per sottrarti un prezioso alleato e magari prenderne il posto." gli fece notare Wilibert.

"Ma torniamo a te. Il tuo cancelliere, ho saputo, non è di nobili origini..."

"V'è un'altra nobiltà che rende un uomo valido e degno di onore." replicò Wilibert.

"E quali sono le sue mire? So che l'imperatore l'ha investito cavaliere..."

"Servirmi nel migliore dei modi."

"Nessun vero uomo ha come mira essere un servo, ma acquisire il potere."

"Non si dice il Papa stesso servo dei servi?"

"Lo può anche dire, perché di fatto racchiude nelle proprie mani un grandissimo potere. Più sali in alto, più ti conviene far mostra d'umiltà... purché nessuno minacci il tuo potere."

"È dunque il potere così importante?"

"Certo, non è forse l'onnipotenza il principale attributo di Dio? Per questo egli mostra la sua predilezione verso una delle sue creature con il porre nelle mani dei suoi prediletti il potere, tanto più grande quanto più Egli lo ama."

"Perciò il potere si può solo ricevere e non prendere."

"Certo che si può prendere, anzi, si deve. Se il Signore Iddio lo permette, ciò vuol dire che il potere che quell'uomo ha preso è secondo la Sua Santa Volontà."

"Ma non è scritto che Dio ama i poveri e gli umili?"

"Li ama, che così è scritto nel Santo Evangelo, ma se restano poveri, è perché sono peccatori perciò non degni dei doni di Dio. Il peccato allontana l'uomo dalla grazia di Dio e per ciò dal suo amore, e per ciò anche dal legittimo potere, nonché dalla ricchezza."

"Ma non è scritto che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che non per un ricco entrare nel Regno?"

"O ingenuo Wilibert, questa è solo un'iperbole a cui non bisogna prestare attenzione. A Gesù di Nazaret piaceva parlare per paradossi, a volte. Così come quando disse che chi non odia il proprio padre e la propria madre, non può amare Dio. È evidente che non si devono prendere alla lettera queste parole. Origene, che prese alla lettera le parole che dicono che degli eunuchi è il Regno e che per ciò si evirò con le proprie mani, fu giustamente condannato dala chiesa."

"Ti ringrazio per questa tua lezione, Beowulfs... Vedo che ho ancora molto da imparare."

"Affidati ai tuoi maggiori, vescovo Wilibert, ai loro consigli, e nella vita avrai onori e successo."

"Così farò, arcivescovo Beowulfs, così farò di certo." disse Wilibert e fra sé e sé si disse che non era di certo Beowulfs un suo maggiore.

"Un ultimo consiglio, prima di congedarti, Wilibert. Tieni d'occhio quel certo Friedbalts a cui hai affidato la cosiddetta Mano del Vescovo."

"Friedbalts? È un ragazzo umile e dedito al servizio dei poveri..." disse Wilibert sorpreso non solo per quel consiglio, ma anche per la conoscenza che l'altro aveva di tutte le sue cose.

"Come t'ho già spiegato, solo chi ha il potere può mostrarsi umile. Ma sopra a tutto, mi risulta che egli si sia macchiato del peccato contro natura, dell'abominevole colpa, con alcuni ragazzini che egli pretende di assistere. Se così è... tu conosci il tuo dovere: purificare con il fuoco la tua terra, eliminando così il peccato ed il peccatore."

"Se quanto tu mi dici corrispondesse a verità, prenderò i giusti provvedimenti. Farò indagini, te lo prometto, ed agirò di conseguenza, con determinazione."

"Molto bene, Wilibert. La pace di Dio sia con te."

"E con coloro che lo amano." rispose Wilibert evitando le parole dell'abituale risposta.

Tornati finalmente a Ströben, fu lo stesso Friedbalts a chiedere udienza a Wilibert. Prima che il vescovo potesse chiedergli conto della voce cha aveva udito su di lui, il giovane gli disse:

"Chiedo il tuo permesso, signore, di prendere in moglie la giovane Hunahildis, una delle tue serve. Il suo sguardo riscalda il mio cuore, la sua bontà rischiara la mia vita..."

"Lei ti ama? E tu l'ami di amore sincero?"

"Così è, mio signore, ci amiamo d'amore sincero e puro." rispose il giovane con volto lieto.

"Perché chiedi a me il permesso? Siete entrambi adulti abbastanza per decidere di sposarvi."

"Perché né io né lei abbiamo più i nostri padri a cui chiedere il consenso. Per questo ho ardito rivolgermi a te, che ci sei padre nello spirito e signore nella vita."

"Bene, sarò lieto di celebrare io stesso le vostre nozze... e di dare alla tua futura sposa la dote maritale."

"La tua bontà mi confonde, signore."

"Ed ella affiancherà la tua opera che stai svolgendo in mio nome."

"Così sarà, [come] tu comandi."

"Ma ora... devo chiederti un favore. Fra i mendicanti che tu assisti, pensi di avere persone su cui puoi contare con assoluta fiducia?"

"Sì, Wilibert, su alcuni di loro so di poter contare come su me stesso."

"Bene. Chiederai dunque a loro di andare a mendicare nelle terre confinanti con la mia, tenendo occhi ed orecchie bene aperte. Torneranno di tanto in tanto qui da te, alla Mano del Vescovo, e ti riferiranno ogni cosa e tu poi ne parlerai o con me o con Waldemar..." spiegò Wilibert, organizzando così la sua prima rete di spie.


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