logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA SANTA VITA DI UN VESCOVO PECCATORE CAPITOLO 4
ANNO 25° E 26°
IL GIUDIZIO DI LIUTPOLD

Giunse a Ströben un messo dell'arcivescovo Beowulfs von Tierre, principe di Tretlingen, ed annunciò l'imminente visita dell'alto prelato che tornava da Roma alla propria sede.

Wilibert dette subito ordine che si preparasse una degna accoglienza. Non conoscendolo ancora e non sapendo che uomo fosse, decise di non ospitarlo nell'episcopio, ma nel castello, nelle stanze comitali. In questo modo gli rendeva il dovuto onore, ma al tempo stesso lo teneva a debita distanza da sé.

Mentre fervevano i preparativi, mandò a chiamare prete Liutpold. Quando questi gli fu davanti, nella stanza del segna-tempo, lo fece sedere.

"Immagini, Liutpold, perché il tuo vescovo t'ha ordinato di venire alla sua presenza?"

Il prete chinò il capo in un lieve cenno di assenso e rispose: "Perché io sono un peccatore."

"Tutti lo siamo, noi creature mortali, a parte il Figlio di Dio e la Vergine Santa. Credi che il tuo vescovo, o lo stesso vescovo di Roma, il nostro santo padre, lo siano meno di te? Se è vero che il peccato è come la morte, non si può essere più morti o meno morti di un altro. Ma da questa morte, ci insegna il Figlio di Dio, vi è resurrezione. Vuoi dunque confessare al tuo vescovo il peccato di cui ammetti di essere reo?"

"Fra i tanti, quello per cui credo che tu m'abbia convocato alla tua presenza, è forse quello dell'amore carnale..."

"L'amore in sé non può essere peccato, e la carne è ciò di cui il Signore ci ha fatti. Il vero problema, Liutpold, sta solo nel primo termine dei due: nell'amore. Quello che per noi è difficile distinguere è se il nostro amore sia di possesso o di donazione... anche perché molto spesso questi due amori sono talmente intrecciati che ci è quasi impossibile distinguere l'uno dall'altro."

"Ma anche se fosse vero amore di donazione, vescovo, io feci voto di castità ma non lo osservo." ribatté prete Liutpold, "Credimi, non a cuor leggero emisi il mio voto, né a cuor leggero confesso di non essere fedele al voto che ho fatto. Ma ciò che più mi angustia, è che sento ardere in me due amori: uno verso il Signore Iddio e la missione che m'ha affidato nella Sua Chiesa, e l'altro, per una delle sue creaure, per la quale darei la vita.

"Può un uomo amare cose tanto in contrasto? Può l'uomo donarsi totalmente a due amori? Se il dono è veramene totale, una volta dato ad uno, non può essere dato ad altri. Perciò ad un tempo mi sento in colpa sia davanti al Signore che davanti alla persona che amo. All'uno ed all'altra io do solo una parte di me, non tutto me stesso... ma non so venirne fuori."

Wilibert sentiva il tono sincero ed accorato di Liutpold, e quanto le sue parole scaturissero dal cuore più che dalle labbra. Sentiva quanto l'uomo stesse soffrendo per quella situazione.

"Liutpold, può un uomo amare talmente una donna, tanto da unirsi a lei in santo matrimonio e così appartenere totalmente a lei?"

"È cosa naturale e comune, e benedetta dalla Chiesa e da Dio."

"E non può forse lo stesso uomo amare con tutto se stesso anche il Signore Iddio?"

"Certo che lo può. Ma non potrebbe donarsi totalmente anche ad un'altra donna."

"Infatti Dio ed un essere umano sono su piani diversi e l'amore totale per l'uno non preclude un totale amore per l'altro."

"Così è, ma io sono un sacerdote..."

"Questo è un problema differente. Nella Santa Chiesa dei nostri fratelli dell'Impero d'Oriente, i preti possono prendere moglie. Non qui da noi. Questa perciò non è legge divina, ma umana. Comunque, per quanto io non la comprenda, è legge che ci lega e che s'è giurato di seguire.

"Ma io, come tuo vescovo, ho la potestà di scioglierti dal tuo voto e tu, pur restando sacerdote di Dio, non potresti più celebrare i sacramenti. Però potresti così unirti in santo matrimonio con la persona che ami, senza per questo amare meno Iddio."

"Se anche tu mi sciogliessi dal voto che feci, vescovo, il matrimonio non sarebbe possibile..."

"La vedova non vuole maritarsi?" chiese Wilibert.

Liutpold lo guardò sorpeso poi sul suo volto comparve il segno di una profonda sofferenza e di lotta interiore.

"Lei forse lo vorrebbe... ma qui... ma qui, vescovo, è il mio secondo e più grave peccato di cui, vedo, non sei a conoscenza. E... temo a palesartelo... non tanto per me, quanto per la persona che amo."

"Il secondo, più grave peccato, dici. E temi per colei che ami. Che vi è dunque di tanto grave e temibile, che ti dà tanta sofferenza? Parla, Liutprando e a fe' di Dio, qualunque cosa sia, userò verso di lei e di te misericordia."

"L'ultima volta che il vescovo tuo predecessore usò la sua misericordia... la peccatrice fu bruciata sul rogo!" mormorò in tono amaro il prete.

"È dunque una strega, la tua vedova? O forse un'eretica? Quando anche lo fosse... ti prometto che non prenderò la sua vita. Ti prometto che, se dovessi decretare una pena, la condannerò all'esilio, la bandirò dalle mie terre. Ma parla, Liutpold, abbi confidenza nel tuo vescovo."

"Non solo streghe ed eretici bruciano sui roghi. E non è per la vedova che io temo... non è lei a cui ho dato il mio cuore, ma è... ma è suo figlio Godaliufs."

Questa rivelazione fu come una pugnalata al cuore per Wilibert. A questo punto, più che mai, nel giudicare Liutpold, avrebbe emesso un verdetto su se stesso.

"Ti prego, vescovo Wilibert, punisci me, non il ragazzo. Io lo sedussi, io tanto feci finché si innamorò di me ed accondiscese al mio desiderio. La colpa è tutta e solo mia."

"Ma... il ragazzo ti ama? È adulto assai per poter veramente amare?"

"Il suo amore è forte e vero e vasto e profondo non meno del mio. Ed egli è nel suo ventunesimo anno di età."

"E quando lo seducesti?"

"Or sono due anni."

"E sua madre sa di voi due?"

"Lo sa e da un canto ne soffre ma dall'altro, per l'amore che ha per il figlio... ci protegge."

"A rischio della sua stessa reputazione. E un grave problema, Liutpold, più grave di quanto io pensassi. Da un lato vorrei essere per te... per voi, più un padre ed un consigliere che un giudice. Dall'altro, come vescovo e signore, non posso esimermi dall'emettere un giudizio. Ho bisogno di tempo per riflettere, per trovare una risposta equa che concilii l'essere padre spirituale e giudice al tempo stesso. Fino a che non avrò preso una decisione, puoi tu promettermi di non incontrare più quel ragazzo?"

"Farò del mio meglio per meritare la tua magnanimità, ma... posso almeno vederlo ancora una volta per dirgli il motivo del mio non più cercarlo?" implorò il prete.

"Sì, ancora una sola volta, e gli dirai di presentarsi al mio cospetto. Devo interrogare anche lui, prima di emettere un giudizio. Digli che s'apra a me come hai fatto tu, con cuore sincero. La sincerità è la prima condizione per meritare clemenza."

"Benedicite, pater..." disse prete Liutpold accomiatandosi.

"Dominus tecum... et cum juvene tuo."

Giunse l'arcivescovo-principe Beowulfs con gran pompa e con un seguito di preti ed armati e furono tutti accolti nel castello comitale e sistemati nelle varie stanze a seconda del loro rango.

Wilibert aveva dato ai suoi uomini l'ordine di essere sempre pronti a servire gli ospiti... senza mai perderli di vista, e di osservare attentamente sia il loro comportamento che le loro parole. Sapeva bene, Wilibert, quanto un capo sia più facilmente valutabile osservando attentamente i suoi sottoposti.

Era Beowulfs uomo alto e robusto, di imponente aspetto, evidentemente uso al comando. I suoi occhi, sormontati da cespugliose sopracciglia color rame spruzzate già di bianco come i suoi capelli, fissavano con freddezza l'interlocutore, in contrasto con una piega di cortese sorriso sulle sottili labbra esangui.

Le possenti mani erano coperte da guanti di bianca seta sul cui dorso erano cucite pietre preziose che brillavano ad ogni movimento. Su una lunga tunica di panno viola con ampi spacchi ai fianchi e ricamata con sottili losanghe d'argento, aveva una tunicella nera con croci ricamate in oro, stretta alla vita da una preziosa cintura da cui pendeva una corta spada il cui fodero era impreziosito di gemme. Un ricco manto verde scuro, fermato sulla spalla destra da una preziosa fibula e ricamato con grifoni bianchi, era gettato dietro le spalle.

"Così tu sei Wilibert." disse con voce bassa e possente il principe, che sedette sul trono comitale senza attendere che gli venisse offerto. "Il più giovane fra i vescovi di queste valli... investito personalmente dal nostro imperatore, come lo fui io al mio tempo... di nobile stirpe, anche se fra le minori, ma vicina alla destra dell'imperatore..."

Wilibert notò che l'ospite alternava notazioni positive con altre che lo erano meno: l'uomo voleva con ciò lodarlo ma anche avertirlo di restare al suo posto.

"È un onore poterti ospitare nel mio castello e sulle mie terre." disse Wilibert ponendo una lieve enfasi su quel "mio" e "mie".

"Già, tue, per la grazia del nostro sovrano." notò freddamente l'uomo. "Ho saputo che hai ridotto le decime alla tua gente."

"Vedo che sei ben informato."

"Nella mia duplice posizione di arcivescovo e di principe non posso permettermi di lasciarmi sfuggire nulla. Un buon principe deve sempre essere vigile, per svolgere bene il compito che il Signore Dio gli ha affidato."

"Sì, certo. Un buon signore deve provedere al bene della sua gente, proteggere la vedova e l'orfano, alleviare la pena del misero e del sofferente, essere giusto e clemente al tempo stesso."

"Sì, ma soprattutto non dimenticare mai da dove proviene la sua autorità."

"Da Dio, tramite i suoi rappresentanti in terra, il Papa e l'Imperatore."

"E coloro che essi hanno posto in posizione di responsabilità e potere."

"Ti vorrei chiedere, Beowulfs: un vescovo deve obbedienza al Papa, un feudatario all'Imperatore. Un vescovo-conte come me, ad entrambi. Chi dei due deve avere la priorità, se mai ricevessi due ordini contrastanti?"

"Ma è chiaro: all'imperatore per le questioni temporali, ed al papa per quelle spirituali."

"E qual è il confine, e dove, fra terreno e spirituale? Se ad esempio l'imperatore mi dicesse: andiamo in guerra, e il papa mi dicesse: sostieni la pace, la guerra appartiene alla sfera terrena, la pace a quella spirituale. Quale delle due sfere dovrebbe avere più peso nelle mie decisioni?"

"Vi sono guerre sia giuste che ingiuste, e paci sia prolifiche che sterili. In caso di una guerra giusta, la pace è sterile. In caso di guerra ingiusta, la pace è produttiva. Una guerra giusta è quella che distrugge il male e in questo caso la pace sarebbe assai più che sterile, sarebbe colpevole!"

"Il male, il bene... fosse sempre così facile distinguerli e separarli nettamente. Mi viene spesso in mente la parabola del loglio e del buon grano. Strappare il primo vuol dire sradicare il secondo. Bisogna attendere il frutto, mietere il tutto, poi separare il loglio dalle spighe e gettare il primo nel fuoco e mettere il buon grano nei granai. Loglio e grano, li si puo distinguere a colpo d'occhio... Non è sempre così."

"Che vorresti dire, con questo?" chiese accigliato Beowulfs.

"Immagina, ad esempio, di avere nel tuo seguito due uomini, entrambi a te fedeli all'apparenza, anche se tu sai che uno di essi ti vuole tradire, l'altro servire fedelmente. Ma non hai modo di sapere quale sia l'uno e quale l'altro. Che faresti in questo caso?"

"Ma è semplice: nel dubbio li getterei entrambi nelle segrete del mio castello."

"Quindi, a parer tuo, è meglio condannare un innocente che lasciar libero un colpevole?"

"Ma è chiaro. Nel dubbio, uccidili entrambi, così sei sicuro di aver estirpato il male."

"Perciò, per eliminare il male, è giusto distruggere anche il bene?"

"Proprio così."

"Ma a questo mondo, vi è più male o più bene?"

"Più male, questo è evidente."

"Allora dobbiamo pregare Iddio che non ostante la sua promessa, mandi un nuovo diluvio e ci distrugga tutti."

L'arcivescovo lo guardò accigliato, poi disse in tono brusco: "Per questi cavilli vi sono teologi e filosofi. Io non sono né dei primi né dei secondi. Poni a loro le tue sottili domande."

"Ti chiedo venia per averti involontariamente messo in difficoltà. Non era mia intenzione."

"Non mi hai affatto messo in difficoltà, anzi, mi hai divertito con le tue ingenue domande." disse l'arcivescovo rimettendo così le cose a posto.

Fu poi Beowulfs a porre molte domande a Wilibert, su come intendesse amministrare il suo feudo e la sua diocesi, su quali progeti e priorità avesse, e su mille altri dettagli. Fu un vero e proprio esame il cui vero scopo, più che non informarsi, era far capire bene a Wilibert che lui era l'autorità a cui il giovane vescovo-conte avrebbe dovuto, volente o nolente, sottomettersi.

Gli fece infatti notare, e senza troppi giri di parole, che se Wilibert era vescovo, lui era arci-vescovo, e se Wilibert era conte, lui era principe.

Dopo che in fine Beowulfs ebbe lasciato Ströben, Wilibert ascoltò le relazioni dei suoi uomini sul comportamento della scorta dell'ospite. Come aveva immaginato, due cose emersero: la prima era che Beowulfs era un signore autocratico e spietato, e che sopra ad ogni altra cosa valutava il proprio potere. La seconda era che la sua scorta aveva ricevuto dal principe il segreto incarico di spiare ogni cosa, dalle difese del castello alla fedeltà degli uomini al loro nuovo signore.

"Bene, Beowulfs, se secondo il precetto si deve essere candidi come colombe e prudenti come serpenti, in me non troverai mai una colmba, ma un serprente!" disse fra sé e sé, poi soggiunse, "E io decisamente preferisco nel dubbio lasciare libero il colpevole piuttosto che perseguitare l'innocente."

Queste parole lo riportarono con il pensiero al "problema" di prete Liutpold.

Pochi giorni dopo il suo cancelliere gli disse che un giovane uomo del popolo, un certo Godaliufs, figlio della vedova Radolfa, chiedeva di vederlo, pretendendo di essere stato convocato.

"Non pretende affatto, il giovane, ti ha detto il vero." gli disse Wilibert. "Fallo entrare."

Il giovane uomo si presentò a lui. Era un ragazzone un po' goffo, assai impacciato e chiaramente intimorito. Di media corporatura ma ben proporzionato e forte, si vedeva che era un ragazzo avezzo alla fatica. Aveva un volto comune, né bello né brutto ed una capigliatura tagliata con la ciotola, in fiezze di capelli d'un biondo d'oro brunito con riflessi castani. Indossava abiti assai poveri ma puliti. Nel complesso la sua apparenza non era affatto sgradevole.

"Siedi qui, Godaliufs." gli indicò Wilibert.

"Non posso sedere in tua presenza, signore... resto in piedi."

"Poiché, come tu dici bene, io sono il tuo signore, è bene che tu faccia quanto ti chiedo di fare." gli disse con un lieve sorriso.

"Se è questo che comandi, certo che lo faccio." disse il ragazzo affrettandosi a sedere.

"Allora, Godaliufs, vuoi spiegarmi che cosa c'è fra te e prete Liutpold?"

"Lui mi ha detto che devo essere sincero con te e dirti ogni cosa, proprio ogni cosa."

"Sì, è così. Voglio da te piena e totale sincerità."

"Liutpold fotte il mio culo e io fotto il suo..."

Wilibert trattenne a stento una risata e, cercando di restare serio, disse: "Non questo, Godaliufs. Altro volevo sapere..."

"Ah, beh... ci si bacia pure e qualche volta ce lo prendiamo anche in bocca..."

"Godaliufs, io intendevo altro. Queste cose non mi interessano. Vorrei sapere che cosa senti per lui e lui per te. Che cosa vi è nel tuo cuore e nella tua mente... non come usate i vostri corpi."

"Ah, sì... Liutpold per me è tutto, vescovo-conte, proprio tutto. Prima di diventare suo io mi chiedevo sempre perché ero nato e che ci stavo a fare al mondo e se non era meglio morire. Una vita grama fatta di stenti e di miseria: lavorare duro, sia io che la mia povera madre, senza mai [nulla] di buono. Poi venne Liutpold e tutto cambiò. Ora so perché vivo, e sono felice. Ora la fatica sembra meno dura e la miseria meno nera. Lui mi ha insegnato a sorridere."

"Vi dà del denaro e così la vostra vita è più agevole?"

"Sì, ce ne dà come ne dà ad altri poveri, ma non è quello. Anche se non ci desse nulla... a me dà un sapore nella vita. Anche se Liutpold, invece di aiutare noi, dovessimo dividere noi con lui quel poco che abbiamo, io vorrei che mi vuole ancora con lui, che mi vuole bene, che sono il suo ragazzo."

"Prima di lui... hai fatto quelle cose, che mi dicevi prima, con altri uomini... o donne?"

"Con altri uomini, che mi davano una moneta per divertirsi, ma che non mi davano niente altro. Il loro divertimento era un po' anche il mio, è vero, però... per loro non ero più del loro cavallo o del loro cane, che tieni solo perché ti servono."

"Tu ami Liutpold, ragazzo?"

"Io non so, signore, se sono capace di amarlo. Ma so che per me lui è tutto, e che vorrei essere suo anche più di quello che sono. Io so che la fatica mi pare bella nel giorno in cui so che lui viene da me, e che mi pare brutta quando non lo vedo. Liutpold mi ha detto che saremo puniti per quello che io e lui facciamo sul mio pagliericcio. Se devi farlo, signore, se devi condannarci a cento colpi di frusta, danne duecento a me, dammi anche la sua parte, ma non punire Liutpold, che è un uomo buono."

"Non sarebbe giusto dare la sua punizione a te. Ogni uomo deve avere ciò che si merita, sia in bene che in male."

"Signore, io sono solo un ragazzo zotico e ignorante, ma dimmi, se tu devi una moneta a me e io ne devo due a Liutpold, non è giusto che tu dia la mia moneta a lui invece che a me?"

Wilibert sorrise: "Un buon paragone, degno della Schola. Dunque, tu sei debitore a Liutpold per quanto ti dà e per compensarlo vorresti prendere la sua punizione su di te."

"Per compensarlo solo in parte, ma in parte anche perché una scudisciata data a lui farebbe male a me il doppio."

"Se io ordinassi a Liutpold ed a te di non vedervi mai più... tu che faresti?"

"Invocherei il Signore di riprendersi la mia vita, che non avrebbe più senso."

"Ti uccideresti?"

"No, uccidersi è peccato mortale. Ma pregherei notte e giorno di morire."

"Anche quello che fate tu e Liutpold sul tuo giaciglio è peccato."

"Se tu che sei vescovo dici così, è di sicuro così. Però... la mia vita è del Signore, io non posso farne quello che voglio. Ma il mio corpo è mio e posso darlo a chi credo. Se tu dici che dare il mio corpo a Liutpold è peccato, credo che forse è così, ma io non lo capisco. Gli do solo del mio, non tolgo niente a nessuno."

"Quello che il Signore ti ha messo fra le gambe, l'ha messo lì per generare, non per... altro."

"Anche a te, Signore, eppure credo che tu non lo usi per generare."

Wilibert sorrise a quel prudente "credo". Insisté, più per trovare una risposta ai propri problemi che per convincere il ragazzo.

"Ogni cosa ha il suo uso... il suo uso legittimo. Il vino da messa non va usato per ubriacarsi."

"Ma non ne daresti tu a bere a uno che muore di sete, anche se è fatto per la messa?"

"Sì, gliene darei. Ma non il vino consacrato, gliene darei dell'altro."

"Ma se fosse l'unico vino che hai, lo lasceresti morire di sete?"

"Credo di no... credo che gliene darei, anche se non è lecito."

"E io non ho altro modo per dare a Liutpold quanto gli devo."

Wilibert annuì: "Vai, Godaliufs, torna da tua madre. Dirò a Liutpold il mio verdetto e lui te lo farà conoscere." lo congedò Wilibert, poi mandò a chiamare prete Liutpold.

"Liutpold, Godaliufs è un buon ragazzo, dal cuore puro e sincero e t'ama di vero amore. So che la legge divina, per quel che m'hanno insegnato, e anche quella dell'uomo, condannano il vostro amore, ma io non ho cuore di farlo. Assumo su di me il vostro peccato, se peccato vi è nel vostro amore.

"Prendi il ragazzo con te, nella tua casa, dagli un lavoro, fagli spazzare la chiesa, suonare le campane, che so io... e dagli un salario da portare alla madre. Ma non recarti più da lei, sì che la gente non mormori... per il motivo errato. Se il frutto del vostro amore sarà loglio, sarà Dio a punirvi, non io. Se sarà grano, sarà lui a premiarvi."

"Ci assolvi, vescovo Wilibert?" chiese il prete quasi incredulo.

"Se il misero non ha denaro per pagar le decime, non si può pretendere che le paghi. Questo non toglie che pagare le decime resti un dovere. Non vi posso assolvere, ma neppure posso condannarvi. Vai in pace, fai del tuo meglio. Credo che molto sarà perdonato a chi molto ha amato."

"Benedicite, pater."

"Benedicat vos Deus."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
11oScaffale
scaffale 11
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008