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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 26
UNA VERA FAMIGLIA

Terminato il funerale, lungo il viaggio di ritorno a casa loro, Torsten gli chiese: "Come ti senti, Nicolaus?"

"Tranquillo. Avevi ragione tu, ho fatto bene a venire. Ora sono assolutamente tranquillo."

"La tua espressione è stanca, però..."

"Mi sono tolto un peso, mio buon Torsten, un greve peso. E questo stanca, si sa. Ma ora sto molto meglio."

"Un peso? Di che peso parli?"

"Il peso del mio nome, della mia famiglia. Ora so di essere libero. Non ho più nulla a che fare con Innsbruck né con i von Meyerburg. L'ultimo legame si è sciolto."

"C'è ancora tua madre, tuo fratello Otto, i suoi figli..."

"No, ora ci sei solo tu e ci sono io. Quegli altri non contano più. Sono morti con lui, per me. Solo lui, pur senza saperlo, ha fatto qualcosa di essenziale per me."

"Che cosa?"

"Tu me l'hai detto, non ricordi? M'ha dato la vita e poi, un giorno, è salito lassù fino a Pätsch. Né mia madre, né Otto né nessun altro della mia famiglia ha fatto tanto per me."

"Anche tua madre ti ha dato la vita." gli disse Torsten.

"Suo malgrado e non perché lei lo desiderasse. Solo perché mio padre così aveva deciso."

"Come puoi dirlo?"

"Lei stessa me lo disse, quando avevo tredici anni. Lei non voleva un terzo figlio... lui la costrinse a farlo. Quindi, vedi, non posso essere grato a mia madre della vita che lei non intendeva darmi."

"Parole amare, le tue."

"Solo parole vere. Senza rancori né amarezza. Pura e semplice realtà. Il legame del sangue? È meno che acqua, se non vi è altro. È pura letteratura, una fola per gli ingenui. Tu e io non abbiamo lo stesso sangue, eppure il nostro legame è vero, bello, forte e santo. Così con Henry e William... I veri legami non accadono per caso, né per natura, sono creati da noi e sciolti o rafforzati dalla nostra volontà.

"Non esiste il legame del sangue, esiste solo il legame d'amore, sia d'un genitore per un figlio, sia fra fratelli, sia fra amici o amanti. Tutti gli altri cosiddetti legami sono solo parole scritte nell'acqua con un dito: svaniscono mentre le scrivi. Legami di affari, alleanze di società o di intenti... Parole scritte sulla sabbia, che il primo vento o il primo calpestio cancellano.

"No, l'unico legame vero è quello dell'amore, che è scolpito nella carne, nel cuore, nell'anima. Perciò ora il mio unico, vero, bellissimo legame è con te... e se pure in modo non così profondo, con i nostri amici di Londra. Perciò sono sereno, anzi, felice."

Tornati a Londra, ripresero la loro vita. Come Nicolaus si aspettava, la banca gli comunicò che i pagamenti mensili provenienti dall'Austria, erano stati annullati.

Nicolaus ne parlò con Henry, dicendogli che, nonostante l'affitto della loro casa fosse puramente nominale, non erano più in grado di pagare i loro quattro servi e che anzi dovevano trovarsi un lavoro per poter mangiare.

"Ma tu devi terminare i tuoi studi e anche Torsten. Sarebbe un peccato se smettesse ora di apprendere quanto William gli sta insegnando: è molto contento di lui, dice che ha talento."

"Mio caro Henry, si deve fare di necessità virtù."

"Non ne ho ancora parlato con William, ma sono certo che lui concorderà pienamente con me. Per noi due voi siete ormai davvero come figli. Credi forse che permetteremmo ai nostri figli di abbandonare la strada che vogliono percorrere? Credi che non verremmo incontro al loro bisogno? Non è pensabile. Tu continuerai i tuoi studi e diventerai architetto, Torsten il suo apprendistato con William. Pagheremo noi i vostri servi e tutto quanto vi occorre, fino al giorno in cui potrete iniziare a lavorare. Qualunque padre, avendone i mezzi, farebbe questo per suo figlio. Perciò noi lo faremo per voi."

Nicolaus sorrise: "Torsten mi disse un giorno che rifiutare un dono offerto con il cuore è segno di superbia e di orgoglio... Perciò, anche senza parlarne con Torsten, che sono certo concorderà pienamente con me... accetto di cuore. E cercheremo entrambi di essere sempre in grado di meritare la vostra affettuosa generosità. In questi casi si dice, solitamente: non so come ringraziare. Ma io lo so, Torsten e io lo sappiamo: cercheremo di essere degni del vostro affetto, cercheremo di essere per voi quei figli che non vi è possibile generare."

Henry lo abbracciò commosso e mormorò: "Vedi, in questo modo voi farete per noi molto più di quanto noi si possa fare per voi. Dio vi benedica, ragazzi!"

"E benedica voi!" rispose di cuore il ragazzo.

Quando Henry comunicò a William il colloquio avuto con Nicolaus, il compagno assentì prontamente.

"Hai fatto molto bene, concordo con te al cento per cento. I due ragazzi meritano questo... ed altro."

"Altro, William? Che intendi?"

"Aspetta un momento..." rispose il compagno con un sorriso.

Sedette ad uno dei tavoli da disegno nello studio, prese gli attrezzi ed un foglio bianco e vi tracciò un perfetto ovale. Quindi con una matita morbida ed eseguendo un perfetto tratteggio, iniziò a tracciare dei segni. Erano lettere, parole. Henry, alle sue spalle, osservava in silenzio.

Nell'ovale, in bei caratteri maiuscoli latini sapientemente disegnati in chiaro-scuro, con luci ed ombre, Henry lesse la scritta: "Geffrye, Rogers & Sons - Architects & Interior Designers".

"And Sons? Vuoi dire, William, che dovremmo adottare i due ragazzi?"

"Sì, tu adotterai Nicolaus ed io Torsten... e loro continueranno la nostra opera, il nostro lavoro. Che ne dici?"

"Che sarebbe molto bello. Ma credi che i ragazzi accetteranno?"

"Le parole di Nicolaus che tu mi hai riferito poco fa, mi fanno presumere di sì. Comunque, non abbiamo che da proporglielo."

"Se rifiutassero... non ci rimarresti male, William?"

"Be, sinceramente, un poco sì, ci rimarrei male. Ma non credo che possa accadere snza un valido motivo, senza un buon perché che forse ora non so prevedere. Se vi fosse una buona ragione, non ci resterei male. Comunque, dato che sei d'accordo con me, non ci resta che parlarne con i ragazzi e vedere come rispondono."

"Metti via quel disegno, in modo che non lo vedano ancora, ma non distruggerlo. Se diranno di sì, glielo faremo vedere."

"Quando vuoi che gliene parliamo?" chiese William.

"Domenica prossima. Li invitiamo a pranzo come ormai si fa di frequente e, dopo il pranzo, affrontiamo il discorso."

"Ma a tuo parere, dobbiamo anche offrir loro di venire a vivere con noi?"

"No, William. È bene che abbiano la loro casa, che conservino la loro indipendenza. Se fossero loro a desiderarlo, se ne potrebbe parlare, certo, si potrebbe prendere in considerazione la cosa. Benché io credo che tutti i figli, specialmente quando si sposano, sarebbe bene che mettessero su casa da soli. E Torsten e Nicolaus è come se fossero sposati."

La domenica i due ragazzi andarono a pranzo dai loro amici.

"Vi trovate bene, con i vostri servi?" chiese William.

"Sì, molto. Sono alacri, attenti, capaci." disse Nicolaus.

"Anche quel... come è che si chiama, il ragazzo che vi fa da cuoco." chiese Henry.

"Sì, sa cucinare bene, Si chiama Stephen. All'inizio avevo qualche difficoltà a capirlo, è gallese e ha una pronuncia tutt'altro che facile da intendere. Comunque è bravo in cucina. Di sua iniziativa, sta anche imparando a preparare qualche piatto austriaco, per compiacerci." disse Torsten.

"Anche il suo ragazzo è gallese, mi pare. Dovettero andarsene dal Galles per poter restare assieme." disse Henry.

"Sì, è gallese anche Fabian. All'inizio quel ragazzo mi pareva il meno grazioso dei quattro, almeno fisicamente. Forse è così, ma è talmente di buon carattere e così dolce con il suo Stephen, che fa tenerezza ed ora ci pare meno bruttino." disse Nicolaus con un sorriso.

"La bellezza interiore, spesso, sovrasta quella esteriore." notò William, "E gli altri due servi?"

"Shaun e George? Sono due persone gradevoli, così diversi eppure così bene assortiti. George fa un po' le veci di intendente o di maggiordomo, sia per la sua età che per la sua esperienza, e anche per la sua capacità orgnizzativa. Shaun è il più giovane di tutti, ha un anno meno di noi. A volte è un po' sventato, ma è buono e gentile ed accetta sempre volentieri ogni osservazione che Torsten o io, o anche uno degli altri servi gli può fare."

"Lo sapete che fu Shaun a fare la corte a George finché lo fece capitolare? Shaun era appena entrato a servizio nella casa in cui già da anni lavorava George ed il ragazzetto, che allora aveva solo quindici anni, ma che nonostante ciò aveva già chiare le proprie tendenze, si prese una cotta per George. Questi all'inizio, pur piacendogli il ragazzo, non ne voleva sapere perché lo trovava troppo giovane per sé... Ma ora, a quanto pare, George è tutt'altro che pentito per aver ceduto alla spietata corte del ragazzo." notò Torsten.

Terminato il pranzo, si recarono nel salotto in cui Henry era solito fumare la sua pipa. E finalmente William affrontò l'argomento per cui avevano invitato i due ragazzi.

"Una volta terminati i tuoi studi, Nicolaus, se ho compreso esattamente, intendete restare qui a Londra."

"Sì, certamente. Qui stiamo molto bene e soprattuto qui abbiamo voi." disse Nicolaus.

"E ci piacerebbe molto un giorno, con la vostra guida, fare il vostro stesso lavoro." aggiunse Torsten.

"Con noi o da soli?" chiese Henry.

"Con voi, se non vi sono problemi." disse Nicolaus, "Ne abbiamo parlato, Torsten e io, e saremmo molto felici di potervi affiancare, piuttosto che essere in concorrenza con voi."

"E quando un giorno noi due ci volessimo ritirare dagli affari per goderci la nostra vecchiaia, voi potreste prendere tutto in mano." suggerì William.

"Se ne saremo degni e capaci." precisò Nicolaus.

"Un po' come un figlio porta avanti l'opera del padre," aggiunse Torsten, "se il padre lo reputa in grado di farlo bene."

"Siamo perfettamente d'accordo e a William ed a me farebbe molto piacere se un giorno davvero prendeste il nostro posto. Proprio pensando a questo, e perché possiate succedere a noi a pieno titolo, si è pensato di farvi una proposta. Logicamente dovete sentirvi totalmente liberi di accettarla o meno...

"L'idea è questa: a William piacerebbe adottare Torsten come figlio, dandogli il proprio nome, così come a me piacerebbe adottare Nicolaus e dargli il mio nome. Che ne dite, ragazzi?"

Torsten guardò prima stupito William, che gli sorrise, poi Nicolaus, che aveva un'espressione attonita quanto la sua, infine guardò Henry.

"Io ne sarei onorato e profondamente commosso e felice. E tu, Nicolaus?"

"Davvero sareste disposti a tanto? Ma se un giorno vi deludessimo?" chiese Nicolaus.

"Non lo credo possibile." rispose Henry. "Il rischio mi pare assai minore che se foste nostri figli di carne e sangue. Quando nasce un figlio non si sa come cescerà... voi invece siete già cresciuti, vi conosciamo piuttosto bene e da abbastanza tempo. Allora, accettate la nostra proposta? Oppure preferite avere tempo per rifletterci su, per discuterne assieme?"

"Torsten ed io già vi consideriamo da tempo più che non nostri veri padri, e da tempo nutriamo per voi, oltre che riconoscenza e gratitudine, un sincero e profondo affetto. Perciò come non accettare la vostra più che generosa proposta? Vero, amore mio?"

"È vero sì! Ma che abbiamo fatto noi per meritarci tutto questo?" chiese Torsten.

William sorrise:" Tu, Torsten, un giorno hai fatto un providenziale errore: non hai pensato che qualcuno che camminava dietro di voi qui per le vie di Londra potesse comprendere il tedesco. Quello è stato il primo passo che mi ha incuriosito nei vostri confronti: aver potuto involontariamente ascoltare quanto forte fosse il vostro amore. Poi anche, conoscendovi, verificare quanto, oltre che forte, sia anche profondo e bello e sincero.

"Bene, visto che avete accettato la nostra proposta, ora voglio mostrarvi qualcosa... e se vi piace, darò ordine che sia eseguita al più presto." disse l'uomo e, alzatosi, prese il rotolo di carta e lo stese, mostrandolo ai ragazzi. "Questa sarà la targa di ottone che sostituirà quella che ora è fuori dalla porta di casa nostra. Che ne dite?"

"È molto bella. E dite, quando ci adotterete, dovremo venire ad abitare qui con voi?" chiese Nicolaus.

"Abbiamo parlato anche di questo, William ed io. Pensiamo che, se a voi sta bene, sia preferibile che continuiate ad abitare nella vostra casa, che diverrà vostra anche legalmente. Non che ci importunereste se veniste a vivere qui con noi, ma ci pare giusto che conduciate la vostra vita in piena libertà ed indipendenza. Siete giovani, avete diritto ad uno spazio tutto vostro, senza dovervi adattare alle regole di questa casa."

Torsten si alzò in piedi, tolse con un sorriso dalle mani di William l'ampio foglio di carta e lo stese con cura sul tavolino, quindi abbracciò l'uomo gli disse: "Non so se chiamarvi padre o continuare a chiamarvi William come ho fatto fino ad ora. Ma so che vi voglio tanto, tanto bene! Venite, anche voi due, unitevi al nostro abbraccio, ora che realmente siamo un'unica, bella e vera famiglia."


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