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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 25
PERDONO, PER DONO

"Perché credi che lo abbia fatto?" chiese Torsten quando furono in casa loro ed il valletto, scortato da due agenti, se ne fu andato.

"Non so, non capisco davvero. Non pareva vi fossero problemi con lui, l'abbiamo sempre trattato bene. Il fatto che io l'avessi licenziato, mi pare un motivo troppo debole... Odio verso gli stranieri? Oppure odio e disprezzo verso due uomini che si amano? Non aveva nulla da guadagnare nell'accusarci, nel vederci condannare."

"Era irato, quando gli hai detto che non avrebbe più lavorato per noi?"

"Non quanto ho fatto intendere, sembrava solo un po' deluso che non lo portassimo con noi nella nuova casa, ma non realmente adirato. Ho un po' esagerato per rendere plausibile la cosa agli occhi del giudice."

"Non si è mai abbastanza prudenti, a questo mondo." commentò Torsten.

"È vero. Staremo molto meglio nella nostra nuova casa, con i nuovi servi. Essendo anche loro come noi, ed in coppia, non avranno alcun interesse a non coprirci, al contrario. Pareva un uomo a modo, il nostro ex-valletto, mi pareva contento di lavorare per noi. Davvero non capisco che cosa gli abbia preso."

Torsten e Nicolaus andarono a trovare i loro amici e raccontarono la loro disavventura, ed il rischio che avevano corso di essere veramente colti sul fatto.

"È davvero strano, tutto questo..." commentò Henry. "Ma per fortuna, Nicolaus, hai intuito in tempo quel che stava accadendo quando hai udito quei lievi rumori ed i bisbigli e vi siete potute preprare in tempo. Forse il vostro valletto aveva un qualche motivo personale che a noi sarà per sempre sconosciuto. Nella mia esperienza ho notato che coloro che odiano e perseguitano chi è come noi, spesso sono persone insicure riguardo alla propria sessualità.

"A mio parere una persona normale, sana ed equilibrata, può sentirsi attratta verso l'altro sesso o il proprio quasi indifferentemente. Il fisico reagisce positivamente al contatto intimo, sia con l'uno o con l'altro sesso. E anche l'animo può provare ugualmente forti affetti ed attrazione. Non so perché questo accada, ma a un certo punto ognuno di noi si fissa verso una o l'altra direzione. Forse è innato, forse dipende dalle esperienze personali, forse anche la pressione sociale o che so io ci spinge a fare scelte esclusive...

"Ma ho notato anche che chi accetta queste possibilità, sia in modo cosciente che non cosciente, accetta anche che altri siano diversi da loro. Chi invece è incapace di accettare in se stesso queste duplici tendenze, queste diversità, fa tutto quanto è in suo potere per eliminarle negli altri, nell'illusione di sentirsi così a posto. Allora nasce come minimo il disprezzo, ma anche l'odio e la persecuzione. Forse il vostro valletto stava cercando, accusando e facendo punire voi, di eliminare in se stesso parti di sé che non sa accettare.

"L'importante, comunque, è che tutto sia andato a buon fine, anche se certamente deve essere stata un'esperienza sgradevole essere ospiti delle prigioni del governo della nostra graziosa maestà, re Giorgio III. Soprattutto per voi, in una terra straniera e senza conoscenza né delle nostre leggi né del nostro sistema giudiziario. Avevate comunque il diritto di essere assistiti da un avvocato per la vostra difesa. Non vi è stato detto?"

"No. Comunque è stata un'esperienza interessante ed istruttiva. E dopo tutto abbiamo dormito e mangiato per qualche giorno a spesa ed ospiti del vostro re... anche se le celle sono alquanto squallide ed il cibo non certo del migliore!" disse Nicolaus allegramente.

Finalmente poterono trasferirsi nella nuova casa, che William aveva arredato secondo i desideri e le richieste dei due ragazzi, Questi conobbero anche le due coppie dei loro nuovi servi e ne ebbero una positiva impressione.

Ora, mentre Nicolaus andava all'accademia per proseguire i suoi studi, Torsten passava il suo tempo con William, che gli stava insegnando la propria professione.

Sir William era una persona oltremodo gradevole e presto la confidenza e l'amicizia fra Torsten e l'uomo crebbe e si rafforzò.

Così un giorno, poiché stavano parlando del loro passato, Torsten raccontò a William tutta la propria storia, a partire dal giorno in cui il padre di Nicolaus era salito fino a Pätsch, il villaggio di Torsten, per "comprarlo", a come Otto lo usasse per il proprio piacere, poi come Heinz lo giocasse agli scacchi e lo facesse usare dai suoi amici... ed anche tutti i particolari di quanto Nicolaus avesse fatto per lui, per liberarlo, fino al sacrificio di farsi prendere dal fratello al posto suo.

"Purtroppo al mondo vi sono di queste brutture." commentò William, "Ma mi rallegro che tu, nonostante queste cose, sia rimasto un ragazzo buono, sano ed allegro, anche dopo tutto quello che hai dovuto subire e sopportare."

"Se così non fosse stato, William, avrei reso la mia vita anche peggiore di quanto è stata in certi momenti. Reagire al male che si riceve con rancore, odio, o maledicendo la vita, non fa che danneggiare noi stessi. Bisogna pensare che dopo la notte viene il giorno, e che dopo l'inverno viene la primavera..."

"Sì, è vero, però purtroppo dopo il giorno torna la notte e dopo l'autunno torna l'inverno..." commentò William.

"Ma la notte si dorme e nell'inverno ci si copre e ci ri ripara, in attesa del nuovo giorno e della nuova primavera. D'altronde, William, tu pochi giorno fa mi hai insegnato che è anche grazie all'esistenza del brutto che siamo in grado di apprezzare il bello. Tu m'hai spiegato che se tutto fosse ugualmente bello, non ce ne renderemmo neppure conto. Forse, se avessi avuto una vita sempre piacevole, sempre facile, ora non saprei godere così tanto la mia grande fortuna di poter amare ed essere amato da Nicolaus."

"Parole sagge, ragazzo mio, tanto più sagge sulle labbra di un ragazzo che non ha ancora vent'anni. Tu e Nicolaus siete una bellissima coppia. Devo confessarti che il prenderci cura di voi due è per Henry e me quasi una nuova giovinezza. Anche il nostro rapporto, da quando avete accettato la nostra amicizia, si è rinfrescato, abbellito, arricchito di riflesso. La tenerezza che il vedervi assieme ci fa sentire, ha aumentato la tenerezza che proviamo l'uno per l'altro. Di questo vi siamo grati, come pure della vostra amicizia."

"Anche noi vi siamo grati e non solo per le cose materiali che avete fatto e continuate a fare per noi. Tu e Henry siete davvero per noi quei padri che i nostri padri di carne e di sangue non hanno potuto o saputo essere."

"Ma dimmi, Torsten, posso farti una domanda molto intima? Se non ti aggrada, puoi non rispondermi, si intende."

"Qualunque sia la domanda, ti risponderò."

"Non ti capita mai di vedere qualcuno che ti pare bello, interessante, attraente più del tuo Nicolaus? E se così fosse, come reagisci?

Torsten sorrise: "Sì, può capitare, a volte. Ma vedi, quando il tuo amato viene prima di te stesso, ti è naturale non desiderare altro. Non puoi dare ad altri quanto non ti appartiene più, perché l'hai donato a chi ami e ti ama. Non ti viene neppure in mente."

"Ma se finisse l'amore che vi lega?" insisté l'uomo.

"Se finisse, vorrebbe dire che l'uno o l'altro di noi cessa di vivere per l'altro, che l'altro non è più importante di noi stessi. Solo l'egoismo può uccidere l'amore. Ma chi è egoista, è come il gatto che insegue la propria coda e si arrabbia perché non è mai in grado di raggiungerla. E chi è egoista, comunque, non può amare un altro, perché è incapace di amore."

"Una bella immagine. Concordo con te. Ma ancora una cosa... L'altro, dopo anni passati assieme, non potrebbe venirti a noia, diventarti indifferente? Quando ormai lo conosci a fondo, non potresti provare l'impulso di... esplorare altre terre?"

"Chi crede di conoscere a fondo l'altro, o è superficiale, o s'illude. Può un uomo conoscere tutto il creato nell'arco della sua vita, per quanto lunga? Ogni terra, ogni cielo, ogni mare ed ogni paese? Quante vite dovebbe spendere per raggiungere una tale conoscenza? Ebbene, conoscere l'altro in ogni suo aspetto è ancora più difficile. Perciò non si smette mai di scoprire e di amare... non c'è spazio per la noia."

"Il continuo esplorare non può causare stanchezza?"

"Forse. Ma il continuo respirare, se procura stanchezza e si cessa di farlo, conduce alla morte. Se il cuore smette di battere perché è troppo stanco, la vita termina. Se si smette di amare, si muore ugualmente, anche se apparentemente il corpo continua a funzionare come prima. Verrà certamente il giorno in cui il mio cuore smetterà di battere, in cui il mio respiro si arresterà. Ma spero che in quel giorno l'ultimo battito del mio cuore dica a Nicolus: ti amo! Che il mio ultimo respiro sia una parola d'amore per lui. Se così non fosse... preferirei non essere mai nato. Che fa di un uomo un uomo se non l'amore? Che cosa rende un uomo diverso da tutta la natura, da tutto il creato se non la sua capacità di amare?"

"Sei saggio, profondo ed anche poeta, come dice di te il tuo Nicolaus." comentò William con un sorriso.

"Sono solamente un ragazzo che cerca di dare il giusto senso alla propria vita. Niente altro."

"E ti pare poco?"

"No, né poco né molto... mi pare giusto." commentò allegramente Torsten.

"Hai in te una ricchezza che pochi altri hanno, specialmente ragazzi della tua età."

"Forse perché si è accecati da altre, false ricchezze, siano l'oro o gli onori, il possesso ed il potere... Tutte cose destinate a finire, a consumarsi, tutte cose di ben poco valore."

"Ma danaro e comodità rendono più gradevole la vita. Sono un aiuto per una vita migliore."

"Un aiuto, certo, ma non la cosa essenziale. Dovremmo forse imparare a mettere nel giusto ordine le cose nella nostra vita, distinguendo nettamente fra l'essenziale, l'utile, il piacevole, il superfluo, l'inutile e il dannoso..."

"Chi ti ha insegnato tutte queste cose?"

"Nessuno e tutti... le sto scoprendo a poco a poco e spero di non smettere mai di scoprire e di capire ogni giorno un po' di più. Tutta la vita non è che un lungo viaggio."

"E dove è l'arrivo?"

"Lo sa solo iddio."

"Ma dio non esiste."

"Se così è, non lo sa nessuno." concluse Torsten con un sorriso.

Tornato a casa, Torsten trovò che anche Nicolaus era appena rientrato. Aveva in mano una lettera e la stava leggendo con espressione assorta.

Quando vide Torsten, mostrandogli il foglio, disse: "Notizie da Innsbruck. Mi scrive Otto. Pare che il mio signor padre sia in fin di vita... Mi chiede di tornare a casa al più presto, sperando che io possa arrivare prima che il nostro signor padre se ne vada."

"Vuoi che prepari i bagagli? Vuoi che ti accompagni?"

"Non ho ancora deciso se andare."

"È pur sempre tuo padre."

"Meno di quanto lo sia diventato Henry per me."

"Ti ha dato la vita, e senza lui io non avrei avuto il tuo amore e tu il mio."

"Credi perciò che dovrei andare?"

"Io andrei, al posto tuo."

"Non lo merita affatto... e tu, più di ogni altro, dovresti saperlo bene."

"Se anche non lo meritasse, perché non fargli questo dono? Un dono è dato senza che l'altro lo meriti o no. Un dono è fatto senza nessun motivo, se non la gioia di darlo. Ma certo, se proprio non ti senti... sta a te decidere, in questa cosa."

"Tu verresti con me?"

"Se lo desideri, verrò molto volentieri."

"Rivedere quella casa... riportare alla mente le brutte cose che vi sono accadute..."

"La memoria non è legata ai luoghi, ma al nostro cuore."

"Tu hai perdonato al mio signor padre, ai miei fratelli?"

"Il per-dono è un dono. Sì, li ho perdonati. Senza loro, comunque, non avrei te."

"Sì, hai ragione. Ebbene, andiamo." concluse Nicolaus.

Sistemate le cose a Londra ed avvertiti gli amici, partirono.

Giunti ad Innsbruck, seppero che il barone era ancora in vita, anche se era sempre più spesso privo di conoscenza.

Quando Otto vide Torsten, vestito bene come suo fratello, chiese a Nicolaus in tono beffardo: "È così dunque che i servi si vestono, in Inghilterra?"

"Credevo che tu m'avessi detto di venire per nostro pade, non per criticare l'abbigliamento di Torsten. Comunque lui veste come più gli piace: non è più il mio servo, ormai, ma il mio compagno."

"Compagno! Oh che termine elegante per definire colui che fotti... o da cui magari ti fai fottere..." replicò con scherno Otto.

"Beh, certo, dimenticavo che per te fottere è quasi una ragione di vita... dopo il denaro, s'intende."

"Non sputare sul denaro, grazie al quale ti sei potuto concedere la tua lunga vacanza a Londra con il tuo catamita. Senza il denaro di nostro padre, che avresti potuto fare? Non saresti che un misero straccione, e il tuo prezioso... compagno, t'avrebbe già abbandonato per farsi ospitare in un altro letto."

"Scommetto che quando tu fotti la tua consorte o le tue amanti, tieni sempre una borsa piena di monete d'oro legata alla vita, per sentirle tintinnare ad ogni spinta. Povero Otto. Quanto ti compiango. Ti credevo un po' migliore di Heinz... ma se vi è mai stata una differenza, vedo ora che è davvero impercettibile. D'altronde forse non è solo colpa vostra, ma di questa famiglia maledetta."

"Perché sei tornato, se la tua famiglia ti fa tanto ribrezzo?"

"Già, perché? È inutile che te lo spieghi, sono certo che non saresti in grado di capirlo. Riguardo al denaro che il nostro signor padre mi faceva pervenire a Londra, ora che tocca a te tenere i cordoni della borsa, puoi pure cessare di mandarlo. Dalla mia famiglia avrei gradito ricevere qualcosa di più che non oro o agi. Ma certo, non potete dare ciò che non avete, che non sapete neppure che esiste. Tienti stretto il tuo denaro, goditelo, facci l'amore... non mi riguarda. Ora, signor barone, vorrei vedere per l'ultima volta il mio signor padre, dato che sono venuto solo per questo."

"Suppongo che vuoi che il tuo catamita dorma con te, nelle tue stanze, nel tuo letto, in questi giorni..."

"Un mio catamita può dormire dove più gli aggrada. Torsten invece, logicamente, dormirà nella mia stanza e nel mio letto, anzi, nelle mie braccia."

"Non vedo a che pro questa inutile e capziosa distinzione."

"E continua a non vederlo, non mi riguarda affatto."

Quando Nicolaus fu solo nella stanza del padre, l'uomo era incosciente. Il giovane sedette accanto al letto e lo guardò. Era pallido come cera e respirava rumorosamente ed a fatica.

Nicolaus pensò che non odiava quell'uomo. Non lo disprezzava. Gli faceva solo pena. Stava morendo, circondato dal lusso, ma da indifferenza ed intrighi. A che gli era servito essere barone, aver posseduto una banca, essere temuto e riverito? Era lì, solo, nonostante la casa pullulasse di gente.

Un discreto bussare alla porta lo distolse dai suoi pensieri. Era il medico di famiglia. Entrato, visitò il barone. Poi, rivolgendosi a Nicolaus, gli disse:

"Non ha più molto da penare. È giunto alla fine del suo viaggio, il barone vostro padre. Siete giunto appena in tempo."

"In tempo, dite? In tempo per che cosa?" chiese Nicolaus.

"Per dargli l'ultimo addio... o l'arrivederci, se siete un credente."

"Voi siete credente, dottore?"

L'uomo lo guardò sorpreso: "Beh... certamente. Vado ad assistere alla messa ogni domenica."

"Ah, capisco."

"Che c'è? Chi parla?" chiese la voce roca e bassa del barone.

"Vostro figlio Nicolaus ed il vostro medico personale, signor barone..." si affrettò a dire il dottore chinandosi sul moribondo.

"Nicolaus... se t'hanno chiamato è segno che me ne sto andando. Vieni più vicino, non riesco a vederti. Ah, eccoti qui. Sei venuto da Londra... Quel servo, è qui con te?"

"È nelle mie stanze, signor padre."

"È stato un buon acquisto... vi ha serviti tutti e tre come previsto. Sì, ed è costato poco."

"Sì, signor padre, è stato un ottimo affare, un ottimo acquisto, come dite voi. Il migliore che abbiate potuto fare nella vostra vita. Sicuramente l'unico che ha reso molto più di quanto ci abbiate investito. Di questo, almeno, vi devo essere grato, oltre al fatto di avermi dato la vita. Andate in pace, signor padre. Chissà che di lassù, se c'è un futuro, possiate finalmente capire cosa è la vita."

"Un buon investimento, sì..." mormorò l'uomo e tacque.

Il medico si chinò su di lui, gli sentì il polso, lo auscultò. Poi con due dita gli fece calare le palpebre, sollevò la risvolta del lenzuolo e gli coprì il viso.

"È andato..." disse a Nicolaus con espressione mesta, "serenamente."

"Sì, serenamente e fiero del suo migliore investimento, anche se certamente senza essere cosciente di perché fosse il migliore. Ora posso tornare a Londra e godere i frutti del suo investimento. Grazie, dottore, per quanto avete cercato di fare per il mio signor padre."


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