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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 23
UN FORTUITO INCONTRO

"La cuoca non è male, anche se qui il cibo è diverso che da noi. E anche il valletto fa bene il suo lavoro." disse Torsten mentre camminavano per le vie di Londra, esplorando la bella città.

"Sì, è vero. Non mi dispiace la cucina inglese."

"Il valletto, stamattina, mentre tu eri all'accademia, mi ha chiesto se tu e io siamo parenti."

"E tu, che cosa gli hai risposto?"

"Non sapevo che cosa tu preferisci che dico, così ho fatto finta di non capire. Dopotutto non parlo ancora abbastanza l'inglese per capire tutto."

"Ma che cosa avresti voluto rispondergli?"

"Che siamo amanti... se si potesse dirlo. Ma purtroppo non si può."

"Avendo tu ed io la stessa età, e comunque due cognomi diversi, non possiamo dire di essere due fratelli, anche se mi piacerebbe. Né parenti, cugini, purtroppo: i conoscenti di mio padre sanno che non è così, e sarebbe strano e sospetto se venissero a sapere che ci spacciamo per parenti. Perciò non resta che dire che sei il mio segretario particolare."

"Un segretario che non sa ancora né leggere né scrivere come si deve?"

"Ma stai imparando. Si può dire che sei il mio compagno e confidente, il mio migliore amico... Oh, ma perché si devono sempre inventare delle bugie?"

"Perché m'hai detto che anche qui la legge del re punisce chi vive come noi, se si viene a sapere."

"Sì, lo so, la mia era solo una domanda retorica. Se dobbiamo mentire... bisogna trovare una bugia che sia il più possibile vicina alla verità. Così è meno facile scoprirla. Ebbene, ho trovato!"

"Che cosa?"

"Diremo che siamo amici fin dalla nascita, perché tu sei il figlio della mia balia, che veniva da Pätsch, e che ci ha allevati assieme. E che perciò siamo fratelli di latte. Siamo quasi come gemelli e ormai io non potrei vivere lontano da te né tu da me. Anzi, si può dire che tua madre sia morta e che noi t'abbiamo tenuto in casa come uno di famiglia."

"Ma se tuo padre lo venisse a sapere..."

"Capirà il perché di questa bugia e per evitare uno scandalo starà ben zitto, anzi, confermerà la nostra storia. Quel che lui teme sopra ogni cosa è proprio uno scandalo. Sì, d'ora in poi, quando ve ne sarà l'occasione o il bisogno, diremo che siamo fratelli di latte. Non ti pare una bella idea?"

"Bella, sì, anche se mi piacerebbe assai di più dire che sono il tuo sposo... ma non si può."

"Se la cosa fosse possibile, tu vorresti davvero essere il mio sposo?" chiese Nicolaus.

"Certo che ti sposerei, amore mio! Se si potesse, ti vorrei dire il mio sì davanti a Dio e davanti al rappresentante del nostro imperatore. Se fosse possibile ti griderei il mio sì davanti al mondo intero."

"Per fortuna qui parlano un'altra lingua: pensa se qualcuno capisse il tedesco!"

"Perché?"

"L'hai detto con tale entusiasmo che non ti sei accorto di aver proclamato ad alta voce che ti vorresti sposare con me."

Torsten arrossì: "Oh, scusa... non ci avevo pensato."

Nicolaus sorrise: "Non importa, quel che è fatto è fatto. E comunque assai probabilmente nessuno ha capito quanto mi stavi dicendo."

Una voce alle loro spalle, in tedesco, disse: "Purtroppo per voi, qualcuno vi ha capito molto bene."

I due amanti si girarono allarmati. Si trovarono di fronte un uomo sui quaranta anni, vestito con ricercata eleganza ed abiti costosi. Aveva questi un paio di baffetti ed un ben curato pizzetto, ochiali a pince-nez ed un sottile bastone da passeggio in mano. E li guardava con un sorriso lieve.

"Siete anche voi austriaco, signore?" gli chiese Nicolaus con espressione tesa e preoccupata.

"No, sono inglese, ma conosco assai bene la vostra lingua, perché ho vissuto per alcuni anni a Vienna."

"Avete proprio... capito tutto, signre?" chiese allora Torsten, piuttosto preoccupato.

"Penso proprio di sì. Ma non temete, non dirò a nessuno quanto ho udito, e men che meno alla legge. Sono anche io un uccello che ha le vostre stesse penne..."

"Scusate, signore, ma non capisco il significato di queste vostre ultime parole..." disse Nicolaus.

L'uomo fece una calda e bassa risata: "Scusate voi. Ho tradotto dall'inglese una nostra espressione caratteristica, che probabilmente non esiste in tedesco. Voglio dire che sia voi due che io, per quanto riguarda le nostre preferenze affettive, siamo uguali... abbiamo cioè le stesse penne. In altre parole, anche io preferisco un compagno ad una compagna. Da anni vivo con il mio amico del cuore, con quello che potrei definire il mio sposo... Quindi non avete nulla da temere da me. Ma dite, siete in visita di piacere, qui a Londra, o siete forse studenti?"

"Siamo studenti, signore. E voi?"

"Oh, scusate, sono imperdonabile, non mi sono neanche presentato. Sono Sir Geffrye, William Geffrye. Con chi ho l'onore..."

"Io mi chiamo Nicolaus von Meyerburg, e questi è il mio amato compagno, Torsten Zweig. Piacere."

"Il piacere è mio. Siete una bella coppia, così giovani e teneri, ed anche così avvenenti. Se non v'incomoda troppo, avrei piacere di intrattenermi un poco in vostra compagnia. Abito qui vicino, stavo giusto tornando a casa. Mi sarebbe cosa gradita presentarvi anche il mio compagno."

"Abbiamo un po' di tempo, signore, ma non vorremmo incomodarvi." rispose Nicolaus.

"Nessun disturbo, al contrario..."

L'uomo viveva in una bella, grande ed elegante casa che sorgeva a lato della chiesa di St. Stephen Walbrock, la chiesa del Lord Mayor della City di Londra. Quando erntrarono nella hall, un maggiordomo li salutò.

"È in casa il mio Henry, Orace?"

"Sì, padrone, è nello studio che sta lavorando."

"Molto bene. Venite, seguitemi, miei giovani signori."

Entrarono in una vasta e luminosa stanza che riceveva la luce da ampi finestroni inclinati, fra una parete ed il soffitto. Vi erano grandi tavoli, pieni di fogli ed attrezzi da disegno a cui tre ragazzi ed un uomo stavano lavorando. Contro la parete del fondo vi era una profonda e lunga mensola su cui erano posti alcuni modellini di costruzioni.

"Henry, ho portato con me due giovani ospiti, due studenti austriaci..." annunciò sir William.

L'uomo si girò e Nicolaus lo riconobbe all'istante: era il suo insegnante di architettura greco-romana all'accademia, il professor Henry Rogers. Anche l'uomo riconobbe Nicolaus.

"Oh, il mio allievo Nicolaus von Meyerburg! Noi due già ci conosciamo. Non ho il piacere invece di conoscere il vostro amico..."

Nicolaus sorrise e salutò: "Questi è Torsten Zweig, il mio compagno... Parla ancora poco l'inglese, lo sta studiando."

Sir William intervenne: "Per puro caso camminavo dietro a loro, nella stessa loro direzione e senza volerlo ho ascoltato la loro conversazione. Così, grazie alla mia buona conoscenza del tedesco, ho scoperto che il tuo allievo ed il suo compagno sono amanti, proprio come tu ed io. Per questo li ho invitati..."

"Hai fatto molto bene. Non avevo davvero immaginato che il mio bravo ed avvenente allievo austriaco amasse il suo stesso genere come noi due..."

Nicolaus guardò preoccupato verso i tre giovani disegnatori. Il professore interpretò correttamente quello sguardo e sorrise.

"William, non hai avvertito i nostri nuovi amici che questa casa è il regno dell'Amor Greco? Non temete, James e Charles sono amanti, e il nostro Rowland spera di trovare un compagno al più presto. Anche i nostri servitori sono tutti o felici coppie o in cerca di un amore come il nostro."

"Tutti? Per questo potete parlare con tale franchezza e senza timore..." disse meravigliato Nicolaus, poi tradusse la notizia in tedesco a Torsten che, uditala, guardò tutti ad uno ad uno con espressione stupita.

Poi commentò a bassa voce: "Ma allora... allora siamo in tanti ad avere queste preferenze!"

Sir William sorrise e tradusse l'esclmazione del ragazzo al suo amante. Poi disse: "Non siamo pochi, certo. E viste le difficoltà che la società ci impone, per non dire come ci perseguita, siamo come una piccola società segreta e molto solidale. Almeno in questa casa, come in poche altre residenze di Londra, si può vivere la nostra vita al sicuro e tranquilli."

"Beati voi." mormorò Torsten con un sorriso schivo.

"Viviamo in una società in cui basta che non si sappia, non se ne parli, non si dica... e si può stare quasi tranquilli. Certo, è necessario prendere alcune precauzioni. A volte infatti, a causa di qualche imprudenza, scoppia qualche scandalo."

Parlarono a lungo, poi fu l'ora del tè. Anche i tre lavoranti interruppero quello che stavano facendo ed un valletto portò tè e biscotti per tutti.

Henry, oltre ad insegnare all'accademia, era un architetto piuttosto quotato e sir William un arredatore e decoratore di interni e lavoravano assieme, in società.

Torsten disse: "Avessimo anche noi un valletto che non ci crea problemi..."

"Il vostro ve ne da?"

"No, non pare. Credo abbia intuito qualcosa a proposito di noi due, ma per ora non abbiamo notato nessuna sua reazione negativa."

"Avete un solo valletto?"

"Sì ed una cuoca ad ore. Ci basta, e comunque non ci potremmo permettere più di questo, con le nostre finanze." rispose Nicolaus.

Parlarono ancora, poi i tre lavoranti si rimisero a disegnare. Di tanto in tanto Henry andava a controllare e dare disposizioni, alternando il proprio lavoro con la conversazione con i due ragazzi.

Poi Nicolaus e Torsten, ringraziando per la cortese accoglienza, si accomiatarono. Sir William parlò brevemente con Henry poi, mentre li accompagnava all'ingresso, disse loro:

"Il mio Henry ed io saremmo lieti di avervi qui da noi per pranzo, la prossima domenica, se non avete altri impegni."

"Siamo liberi, non abbiamo ancora amici qui a Londra. Verremo volentieri, vero Torsten?"

"Sicuro, con piacere, signore, se a voi non dà disturbo." assentì Torsten.

"Tutt'altro, tutt'altro. Vi attendiamo per la mezza. A domenica, dunque, ragazzi."

Usciti sulla strada, Torsten commentò: "Sono stato fortunato che a sentirmi sia stato quel signore..."

"Sì, e che ci abbia invitati."

"Ma d'ora in poi sarò assai più prudente, te lo prometto." disse Torsten un po' vergognoso.

"Sì, credo proprio che sia meglio, amore." rispose Nicolaus sussurrando l'ultima parola benché stessero parlando in tedesco.

La domenica si presentarono alla casa Geffrey-Rogers. Per l'occasione Torsten indossò il suo primo abito nuovo, confezionato secondo la moda inglese. Era davvero un figurino, assai elegante anche nel portamento, e Nicolaus era molto fiero di lui.

A tavola le due coppie di amanti conversarono piacevolmente, alternando l'inglese a favore di Henry, con il tedesco a favore di Torsten. Poi si spostarono in uno dei salottini, quello in cui Henry era solito fumare una delle pipe della sua bella collezione.

Nicolaus e Torsten raccontarono per sommi capi la loro storia, tralasciando però i particolari più scabrosi. Anche Henry e William narrarono ai ragazzi come si erano conosciuti e poi innamorati.

"No, non fu a proprio causa del lavoro; quello venne come conseguenza. Henry era un architetto alle prime armi ed ebbe la sua prima importante commessa: progettare la casa di campagna per una mia cara cugina. Ci incontrammo per la prima volta in quella occasione. Né io sapevo di lui, né lui di me. Io, che ancora non lavoravo come arredatore, ma ero già appassionato d'arte, seguii per mia cugina i lavori per la costruzione della villa. Terminati i lavori, Henry ed io ci si perse di vista.

"Nel frattempo io avevo conosciuto ad un ricevimento un avvenente sott'ufficiale dei dragoni di sua maestà imperiale d'Austria, che prestava servizio presso la vostra ambasciata qui a Londra. Fu amore a prima vista. Riuscimmo a lanciarci accorti messaggi, a comprendere che l'attrazione era reciproca... e così iniziò la nostra relazione. Quando lui dovette tornare a Vienna, decisi di seguirlo. Con il suo aiuto trovai un confortevole alloggio dove lui veniva a passare il suo tempo libero, e sempre con il suo aiuto, iniziai anche a lavorare come arredatore e decoratore di interni nella capitale, con discreto successo. Lo stile inglese aveva sufficienti estimatori nelle nobili famiglie di Vienna, a quel tempo.

"Poi, la storia con il bel sott'ufficiale, terminò. Infatti fu sorpreso in intimo atteggiamento con uno dei suoi sottoposti. Ne seguì un processo, fu condannato, degradato, espulso dall'esercito e messo in prigione. Ma quello che, almeno per me che ne ero innamorato, fu peggio, fu che seguendo il processo scoprii che l'uomo che amavo, in realtà aveva continuato ad avere avventure galanti, per quei quattro anni che avevo vissuto a Vienna, con molti dei suoi sottoposti. Per me fu un grave dolore ed una profonda delusione: io avevo lasciato tutto per stare con lui, e lui al contrario... Così abbandonai Vienna ed il mio lavoro e ritornai a Londra.

"Anche il mio Henry, nel frattempo, aveva trovato un amore. Aveva una bella relazione con uno dei cugini di Lord Nelson, un giovane funzionario della Royal Navy. Henry ed io non ci incontrammo, quando io tornai a Londra, e comunque Henry era già legato al suo compagno e, come me quando ero innamorato, non avrebbe mai guardato altri uomini.

"Quando scoppiò la guerra contro i francesi, però, purtroppo l'amante di Henry dovette imbarcarsi per combatterlo e fu una delle prime vittime: fu ucciso da una bordata che investì la nave su cui era imbarcato, e che uccise anche Lord Nelson. Il suo corpo fu riportato in patria ed ebbe degni funerali...

"Proprio nello stesso giorno del suo funerale, e nello stesso cimitero, si svolse il funerale di una mia vecchia prozia. Dopo le cerimonie funebri, mentre uscivo dal cimitero, vidi un uomo seduto sull'erba del prato antistante, che piangeva sconsolatamente. Non riconobbi subito in lui il mio Henry, ma fui colpito da quell'uomo, di pochi anni maggiore di me, che versava lacrime tanto cocenti. D'impulso, mi fermai accanto a lui e gli chiesi se piangesse un caro congiunto. Lui, senza guardarmi, il volto fra le ginocchia, il corpo scosso dai singhiozzi, rispose che aveva perso il suo beneamato. Come sapete, il termine beloved, nella nostra lingua, non permette di capire se sia riferito ad una donna o ad un uomo.

"Perciò gi chiesi se piangeva la sua compagna, sua moglie. Certamente la mia intrusione nel suo dolore era cosa di poco tatto e scarsa educazione, ma non so che, mi spinse a porgli quella domanda. Henry mi rispose, con mia sorpresa, che piangeva il suo uomo, il suo amante. Pronunciando quelle parole sollevò il volto e mi guardò con atteggiamento quasi di sfida... e ci riconoscemmo. Henry allora si alzò in piedi confuso per aver pronunciato quelle parole che pensava di aver detto ad un qualsiasi sconosciuto passante.

"Vidi nei suoi occhi il timore per essersi così incautamente esposto, allora per tranquillizzarlo, gli dissi subito che anche io avevo perso il mio uomo, anche se non in modo così tragico, ma comunque doloroso. Quel giorno nacque la nostra amicizia, la piena confidenza l'uno nell'altro... e nel giro di poco più di un anno, entrambi ci rendemmo conto che la nostra amicizia si era tramutata in reciproco amore.

"Così, or sono sei anni, decidemmo di unire i nostri destini, i nostri cuori, i nostri corpi ed anche il nostro lavoro... Trovammo questa casa e, grazie a buoni amici, anche la servitù adatta, poi anche i nostri lavoranti... ed eccoci qui, finalmente sereni ed appagati."


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