Il viaggio in nave fu per i due ragazzi un'esperienza assai eccitante, in quanto per entrambi era la prima volta che attraversavano il mare. Anzi, era la prima volta che Torsten vedeva il mare.
"Non capisco una sola parola di quello che dicono i marinai, Nicolaus. Parlano inglese?"
"No, la nave è olandese, e parlano olandese. Neanche io li capisco."
"Ma quanti modi vi sono di parlare, al mondo, Nicolaus?" chiese stupito il ragazzo.
"Tanti, veramente tanti. Ogni popolo ha il suo idioma. Come hai certamente notato, lo stesso tedesco, più si andava verso nord, più diventava diverso da quello che si parla noi a Innsbruck."
"Sì, è vero. Ma non sarebbe più semplice se parlassimo tutti nello stesso modo?"
"Le lingue cambiano, con il passare del tempo, e cambieranno ancora. E la stessa lingua, in due luoghi diversi, cambia in modo diverso. Ad esempio, gli inglesi che andarono a vivere nelle colonie, nelle Americhe, inizialmente parlavano proprio come gli ingesi d'Inghilterra. Eppure oggi il loro inglese è già un po' diverso da quello che si parla nella loro madre patria. D'altronde, tu stesso, quando eri un bambino, a Pätsch, parlavi in modo diverso che non ora."
"Però, se anche per dire: ti amo, si dice in tanti modi diversi, l'amore si fa nello stesso modo dappertutto, no?" disse Torsten.
"Non ne sarei così certo. Chissà come fanno l'amore gli arabi o i cinesi, per esempio? Il pane è pane: è fatto di acqua e farina di grano sia da noi che in Francia, o nelle terre del Papa, o in Inghilterra, eppure in ogni luogo è diverso, non è lo stesso pane. Anche il modo di fare l'amore credo che cambi di luogo in luogo, anzi, addirittura di persona in persona... benché io non ne abbia esperienza. È vero che ogni uomo ha due braccia, due gambe, un cuore... ma pensa a quanto ogni uomo li usi in modo differente."
"Sì, è vero."
"Credo che l'uomo, per sua natura, abbia in sé due istinti, due forze opposte. Una tende a farlo identificare con gli altri, ma l'altra tende a farlo distinguere da tutti gli altri. Ecco perciò che nascono i gruppi, le uniformi, le comuni consuetudini, eppure al tempo stesso nascono anche le differenze. A volte sono minime, a volte invece sono assai evidenti. Un bacio è un bacio, eppure vi sono mille modi di darsi un bacio. Non solo il bacio della madre col suo piccolo è diverso da quello di due amanti, ma anche i baci che due amanti si danno prima di fare l'amore, o mentre lo fanno, o dopo averlo fatto, sono differenti."
"Avete ragione. Ma i vostri baci, Nicolaus, mi piacciono tutti! Prima, durante o dopo, non saprei scegliere il migliore." gli disse Torsten allegramente, e soggiunse, "Voi sapete infinite cose. Mi piace starvi ad ascoltare e riflettere e imparare da quello che dite. Anche questo rende bello stare con voi, essere vostro."
La brezza che gonfiava le vele della nave, che procedeva sicura nella sua rotta, scarmigliava i capelli dei due ragazzi che, fianco a fianco, poggiati al parapetto del ponte, osservavano la vasta distesa del mare.
Le bianche scogliere di Dover si delineavano già nettamente verso ponente. Lunghi fischi modulati dal nostromo lanciarono gli ordini ed i marinai, agili e lesti, eseguivano in perfetta sincronia e successione le necessarie manovre.
"Ho voglia di baciarvi, Nicolaus." sussurrò il ragazzo.
"E io di essere baciato dalle tue belle labbra, mio Torsten."
"E di stringervi fra le mie braccia." aggiunse il servo.
"E poi?" chiese con un sognante sorriso il giovane signore.
"E poi... anche tutto il resto, lo sapete bene."
"I love you."
"Anche io I love you proprio tanto."
"Tutto bene, signori?" li interruppe la voce vigorosa del capitano della nave che si stava avvicinando ai due ragazzi.
Nicolaus annuì: "Sì, capitano, la traversata è assai gradevole."
"Ringraziando il cielo, il tempo è mite ed il vento propizio. In poche ore si dovrebbe attraccare a Dover. Non sporgetevi troppo, la nave potrebbe rollare quando meno ve l'attendete e rischiereste di trovarvi in acqua prima ancora di poter dire un amen." disse il capitano allontanandosi di due per salutare gli altri viaggiatori.
"Chissà come è vivere su una nave, e non solo per il tempo di una traversata?" chiese Torsten.
"Ti piacerebbe?"
"Non credo. Io sono nato sulle montagne e quelle stanno ferme e sono salde, anche nelle ore di tempesta. Qui invece tutto balla, a volte pare quasi che il pavimento ti sfugga via da sotto i piedi. Però sono contento di aver anche provato come si sta sopra una nave. E a voi piacerebbe vivere su un veliero, Nicolaus?"
"No, se non ci fossi anche tu... e sì, se tu ci fossi." gli rispose il giovane, "Ma forse anche io preferisco la terra ferma come te. Stavo pensando, Torsten... il nostro valletto inglese dovrà anche essere bravo a prepararci il cibo, dovrà saper fare di cucina."
"Mi fa uno strano effetto pensare che anche io avrò un valletto."
"Dovrai abituartici, amore mio."
"Mi abituerò a qualsiasi cosa voi desiderate, Nicolaus."
"Qualsiasi? Allora perché non cessi di darmi del voi e non cominci a darmi del tu, come io faccio con te?"
Torsten lo guardò con espressione sorpresa, poi, sottovoce, disse: "Non credo che mi sarà facile, però... se a voi fa piacere, vedrò di riuscirci."
"Comincia da ora..."
"Sì... io ti... ti amo, Nicolaus! È meno difficile di quello che pensavo. Ma mica cambia niente. Dire vi amo o ti amo, l'amore che sento è lo stesso. Ma poi, non è così importante, credo. Anche vostro.. tuo padre e tua madre si danno del voi..."
"Non credo proprio che si amino. Mio padre, come la maggior parte degli uomini sposati della cosiddetta buona società, ha un'amante."
"E fra di loro, si danno del tu?"
"Non lo so, non la conosco, non l'ho mai vista. Ma conoscendo mio padre, penso che lui dia a lei del tu, e lei a lui, invece, debba dare del voi. In molte famiglie, come nella mia, i genitori danno del voi anche ai propri figli, ed in alcune, anche fra fratelli si danno del voi. Ma come dici tu, non ha importanza. Quello che importa è che vi sia rispetto, stima ed amore."
"Allora perché volete... vuoi che ti dia del tu?"
"Perché tu, ormai, sei parte di me stesso ed io di te."
"Già. È molto bella la ragione che mi dai. Sì, ora mi sarà anche più facile darti del tu." commentò Torsten con un lieto sorriso, "Sì, io sono parte di te e tu di me. O meglio, io sono tutto tuo e tu... tu sei tutto mio, non è vero?"
Il loro tenero conversare fu nuovamente interrotto dal capitano: "Vi prego di scendere sotto coperta, signori. Stanno per iniziare le manovre per l'attracco e in questo punto potreste essere d'intralcio ai miei uomini."
Scesero nella zona riservata ai viaggiatori e si posero entrambi acconto ad una delle finestre libere che s'aprivano sulla fiancata. La costa ora si avvicinava rapidamente e sfilava a poca distanza dal veliero. Poi la nave virò dirigendosi verso l'imboccatura del porto e la costa non fu più visibile. Finalmente il viaggio ebbe termine e tutti i viaggiatori lasciarono la nave.
"Qui sono diverse anche le case! Tutto è diverso, qui." notò Torsten guardandosi attorno attentamente.
Un gruppo di marinai li incrociò parlando ad alta voce.
"Parlano in inglese, questi?" chiese Torsten.
"No, mia pare spagnolo, ma non ne sono certo.."
Nicolaus chiese informazioni alla guardia che controllava i loro documenti di viaggio ed i loro lasciapassare, ed ottenutele, fece cenno a Torsten di seguirlo.
"Con quel soldato avete... hai parlato in inglese, non è vero?"
"Sì, è così. Andiamo a prendere la diligenza per Londra."
"È ancora lontano?"
"Non molto, ormai. A Londra prenderemo un calesse di piazza e ci faremo portare alla banca del corrispondente di mio padre. Lui ci porterà alla casa che dovrebbe aver trovato per noi. Già questa notte, probabilmente, potremo dormire in quella che sarà la nostra casa. Aspetta un attimo, devo cambiare la mia scarsella. Mio padre mi ha dato anche del danaro inglese... eccolo qui."
"Anche il denaro è diverso... l'avete già cambiato tre volte, con questa."
"Ogni sovrano ha la sua moneta."
"E come si fa a cambiarlo?"
"Vi sono persone che ne conoscono il valore e che per mestiere cambiano le monete ai forestieri."
"Ma quando sarà finito il denaro austriaco, come farai, Nicolaus?"
"Ho alcune lettere di credito. Inoltre la banca del corrispondente di mio padre ci darà ogni mese del danaro inglese, secondo gli accordi con mio padre."
"Ah, è semplice."
"Sì, abbastanza."
Giunsero finalmente a Londra. Torsten trovò che la città era molto bella, animata di gente d'ogni colore e che indossava abiti d'ogni foggia. Mentre il landau li conduceva a quella che sarebbe stata la loro abitazione, il ragazzo notò che vi erano molte case in costruzione.
Giunti in Sevile Row, videro la loro residenza, che sorgeva non lontano dalla Royal Academy of Arts, dove Nicolaus intendeva studiare.
Era un piccola costruzione, incastonata fra due più alti e maestosi edifici; aveva la facciata in cotto, su tre piani. Al piano terra vi era la porta di ingresso ed una finestra, due al primo piano e due al secondo, tutte bordate in azzurro. Il tetto era nascosto da un cornicione sporgente. La casa era piccola e modesta, semplice ma graziosa. L'uomo che accompagnava i due ragazzi aprì il portoncino, ne consegnò la chiave a Nicolaus e fece entrare i due ragazzi. Mentre mostrava loro tutti gli ambienti dei tre piani, fece un lungo discorso a Nicolaus, di cui Torsten non comprese una sola parola.
Al piano terra vi era l'ingresso, che fungeva anche da salotto, ed una stanza da pranzo che dava sulla via. Dietro vi era la scala per i piani superiori, poi dalla parte opposta la cucina e la dispensa, che si aprivano su un minuscolo cortile. Al piano superiore vi erano un ampio studio, una camera da letto e l'annessa stanza di toeletta. All'ultimo piano vi erano due camerette da letto da un lato, e sul retro, la stanza del guardaroba ed un ripostiglio.
Il tutto era ammobiliato in modo semplice ma gradevole e gli ambienti erano luminosi. Infine l'uomo salutò ed i due rgazzi restarono soli.
"Che ti ha detto? Non la finiva di parlare, e io non ho capito una sola parola..."
"Mi ha illustrato la nostra casa, ha detto che ha fatto in modo che vi sia tutto l'occorrente. E che già da oggi verrano qui alcuni giovani fra cui sceglierò il nostro valletto. Io gli ho detto che ne volevo uno che sapesse anche cucinare, ma lui mi ha spiegato che sarebbe stato meglio avere una fantesca, anche non fissa, che venga solamente per cucinarci i pasti. Tu che ne dici?"
"La casa non è bella e grande come quella in cui sei nato, e neppure la mobilia, però è più grande del tuo quartierino."
"Sì, per noi è sufficiente così come è. Ma che ne dici dell'idea di prendere una cuoca?"
"Il valletto dormirebbe su all'ultimo piano."
"Sì, certo."
"E la cuoca lavorerebbe solo a pianterreno."
"È naturale, e tornerebbe a dormire a casa sua."
"Bene. Perciò noi due, in santa pace, al primo piano."
"È così."
"Il letto non è grande come quello che avevi a Innsbruck, ma ci staremo anche in due."
"Teoricamente tu dovresti occupare la più grande delle due stanze da letto su al secondo piano, ma solo teoricamente."
"Ma il valletto, non troverà strano che io dormo in camera tua, anche se c'è una camera libera?"
"Non so, ma anche se lo trovasse strano, non sono affari suoi. Basta che non metta il naso in ciò che non lo riguarda e che tenga la bocca chiusa. Ho detto al corrispondente di mio padre che intendo, prima o poi, affittare la stanza più grande al secondo piano, magari ad un mio compagno di studi, in modo di avere più disponibilità di denaro. Mi ha detto che è una buona idea, ma mi ha chiesto dove dormirai tu. Gli ho detto che dormirai nella mia stanza."
"Nel tuo letto?" chiese meravigliato Torsten.
Nicolaus rise: "Non potevo certo dirglielo. Ho detto che aggiungerò un altro letto per te nella mia stanza. Gli ho detto che tu ed io, nei nostri viaggi, si è spesso condivisa la stessa stanza. Non l'ha trovato strano."
"Anche qui a Londra, sotterfugi. M'ero illuso che avremmo avuto una maggiore libertà."
"E l'avremo, saremo abbastanza liberi. E poi non è detto che si debba stare per sempre in questa casa. Per ora il contratto d'affitto è solo per sei mesi, perché io possa ambientarmi ed eventualmente trovare una casa più idonea per le mie attività e per il mio rango. L'unica cosa importante è che si stia nelle spese, entro il mensile che mio padre mi farà trovare in banca."
Poco più tardi qualcuno bussò alla porta.
"Vado ad aprire..." disse prontamente Torsten.
"No, tu resta qui. Non capiresti quello che ti dicono, non parli ancora inglese. E non credo proprio che puoi dirgli I love you." sorrise Nicolaus.
"Devo imparare presto a parlare inglese. Mica puoi farmi tu da valletto."
"E perché no? Aspetta."
Erano i bagagli che arivavano dal deposito, dove erano stati mandati prima della loro partenza. Torsten aiutò Nicolaus ad aprirli ed a sistemare le cose di Nicolaus, soprattutto i suoi libri ed i suoi abiti.
"Per cena, possiamo andare a cercare un localino qui nei dintorni," disse Nicolaus, "dove andremo finché non avremo una cuoca. Ma è ancora presto. Ti va se prima di cena usciamo per fare un giretto esplorativo?"
"Non potremmo invece, andare di sopra a fare l'amore, prima di cena? Il giretto può aspettare fino a domani." gli dise Torsten con un sorriso allettante.
"Un'alternativa piuttosto allettante. Così almeno collaudiamo il nostro nuovo letto."
Salirono al primo piano. Torsten chiuse a chiave la porta della camera.
"Che fai? Non c'è bisogno, ci siamo solo tu ed io, in casa."
Torsten ridacchiò: "La forza dell'abitudine. E poi, così, sono sicuro che non mi puoi scappare via." disse scherzoso ed aprì le braccia.
Nicolaus vi si rifugiò felice: "Nessuna intenzione di scappar via da te, amato mio, almeno finché non avremo finito."
"Chissà se gli inglesi fanno l'amore come lo facciamo tu e io?" chiese Torsten iniziando ad aprirgli gli abiti.
"Quando avremo il valletto, puoi provarci con lui, così poi me lo dici."
"Neanche morto. Non voglio farlo che con te, non lo sai?"
"Non ti annoierai a farlo solo con me?"
"Sì, un giorno mi annoierò: quando il sole si stancherà di girare attorno alla terra." disse Torsten.
"Ahi! Allora ti sei già stancato di me!"
"E perché?"
"Perché è la terra che gira attorno al sole e non viceversa."
"Questo ce l'aveva spiegato padre Dieter, su al mio villaggio. Lo sapevo già."
"E allora?"
"Appunto. Visto che il sole non gira attorno alla terra, non si può stancare di fare quello che non fa. Così neanche io mi stancherò mai di fare l'amore con te, mio Nicolaus."
"Più galnte e poetico che mai, il mio amato!"
"E più innamorato che mai. Vieni, amore... dobbiamo inaugurare il nostro nuovo letto."
"Sei così bello, tutto nudo per me, e così eccitato."
"Non riesco a capire come puoi dire che sono bello io. Ti sei mai guardato allo specchio? Tu sì che sei bello, amore."
Continuando quelle schermaglie amorose, i due ragazzi finalmente si unirono.