"Torsten, credo che la pendola del salotto funzioni male. Ha appena battuto le undici, eppure non può essere già così tardi. Ho terminato la cena da poco..."
"Oh no, signorino, l'ho appena regolata io, la vostra pendola e funziona benissimo... L'ho appena regolata io in modo che la mezzanotte non tardi troppo a venire." rispose Torsten con un sorriso birichino.
Nicolaus rise e l'attirò a sé: "Per questo forse si usa dire: non vedo l'ora. Ma, se dipendesse solo da me, la mia pendola dovrebbe battere i dodici tocchi della mezzanotte ad ogni ora, anzi, anche più spesso." gli disse e lo baciò con calore e desiderio.
Torsten rispose al bacio e strinse a sé con vigorosa passione il proprio amante e amato.
"Questa sera avete tardato a venir su, dopo la cena. Mi pareva che non saliste più." gli sussurrò Torsten.
"Il mio signor padre m'ha chiamato nel suo studio..." disse il ragazzo.
"E..." lo incoraggiò il servo, serio, temendo cattive nuove.
"Ha deciso che terminato questo anno a scuola, io vada a studiare a Londra."
"Londra? Che scuola è? È lontana da casa vostra?"
"Sì, è piuttosto lontana."
"Quanto vi ci vuole da qui, in carrozza?" chiese il ragazzo impensierito.
"Oh, la carrozza, poi la nave, poi nuovamente la carrozza... ci vogliono parecchi giorni."
"Giorni, signorino, non minuti?"
"Giorni, sì."
"Perciò... ritornerete qui a casa... molto di rado."
"Forse solamente una volta l'anno e per pochi giorni. Forse non tornerò per anni, fino a che terminerò gli studi. Il mio signor padre mi ha detto che mi farà trovare, dai suoi soci di affari in Londra, una buona sistemazione, forse una casetta. E ha anche deciso che, oltre a quel che mi necessiterà per le spese, mi manderà il denaro necessario per assumere due servi, lassù a Londra."
"Capisco..." disse il ragazzo mogio mogio.
"Ma io gli ho detto che a Londra cercherò un solo servo, poiché intendo che tu venga con me."
"Oh! Davvero? Perché non m'avete dato prima questa notizia? Mi sentivo già perso all'idea di dover stare lontano da voi per anni. Siete stato crudele a farmi questo scherzo, signorino."
"Era solo un innocente gioco, amato mio. Come potevi davvero pensare che io potessi separarmi da te?"
"Ma... il vostro signor padre... ha accettato?"
"Sì, ha accettato, anche se di primo acchito mi ha guardato con espressione strana. Credo che abbia compreso il vero motivo perché io ti voglio con me."
"Davvero pensate che abbia capito?"
"Penso proprio di sì. Lui sa bene per che cosa venne quel giorno, or son tre anni, su fino al tuo villaggio per prenderti. Sa che cosa sei stato per Otto prima e poi anche per l'altro mio fratello. E a te ha ben detto, come tu stesso m'hai riferito, che avresti potuto accettare o rifiutare una mia richiesta in quel senso. Per ciò, e per il modo in cui mi ha guardato, credo proprio che abbia perfettamente compreso il motivo per cui gli ho detto che ti voglio a Londra con me. Ed ha accettato, dopo una brevissima esitazione."
"Ma questa Londra, se è così lontana, se è oltre il mare, non parleranno la nostra lingua."
"No, infatti; là parlano l'inglese."
"Voi lo capite, signorino? Lo sapete parlare questo inglese?"
"A sufficienza."
"Ma io come farò?"
"In casa non ci saranno problemi, con me parlerai il tedesco. Con l'altro servo, o fuori di casa... imparerai a parlare l'inglese. Già durante il viaggio inizierò ad insegnartelo."
"È difficile? Non so se sarò capace di impararlo. Io, come sapete, non ho mai studiato. Io sono una testa di legno. Non parlo neanche bene il tedesco..."
"No, Torsten, tu sei un ragazzo volenteroso ed intelligente e sono certo che in breve riuscirai a parlare anche l'inglese. Per noi tedeschi non è poi così difficile, anche se Herr si dice Mister."
"E come si dice: amore?" chiese il ragazzo con un sorriso.
"Si dice love. My love significa amato mio. E I love you, vuol dite ti amo."
"My love, I love you. Ha un bel suono. E Nicolaus e Torsten, come si dicono?"
"Si dicono così, Nicolaus e Torsten. I nomi ed i cognomi non cambiano."
"Usano anche i londresi i nostri nomi?"
"Londinesi, si dice. No, loro usano nomi diversi dai nostri. Ma ognuno conserva il suo nome anche se va in un'altra terra. Sei contento di venire con me a Londra?"
"Con voi, signorino, verrei anche all'inferno."
"Non sarebbe meglio, con me, venire in paradiso?"
"L'inferno stesso diventerebbe il paradiso, se ci foste voi." gli disse il ragazzo stringendolo a sé. Poi con un lieto sorriso, soggiunse: "Il vostro si è già risvegliato."
"Anche il tuo... lo sento... Se metti la pendola ancora un po' più avanti, potremmo..."
"Non è necessario, credo. Basterà che io mi assicuri che la porta esterna sia chiusa a chiave. Quando si partirà per questa Londra?"
"Assai presto: la scuola sta per terminare. Domani stesso il mio signor padre inizierà a far preparare tutte le carte e le pratiche necessarie: i fogli di viaggio, i lascipassare... Scriverà anche ai suoi corrispondenti perché ci trovino la casa adatta, non lontana dall'Accademia dove dovrò studiare, e facciano le pratiche necessarie affinché io vi sia accettato. Passeranno pochi mesi e tutto sarà pronto."
"I love you... sì ha proprio un bel suono. E come si dice: sono felice?"
"I'm happy. Sei davvero felice?"
"Sì, I'm happy, perché così, se la casa sarà tutta vostra, potremo stare assieme senza sotterfugi. Ma ora... perché non mi portate di là, sul vostro letto?"
"Tanto impaziente?"
"Voi no, signorino?"
"Mah... vieni, ed avrai la risposta." gli disse Nicolaus prendendolo per mano.
"Prima la porta... è più prudente." disse Torsten ed andò a controllare che fosse ben chiusa a chiave.
Quindi, tornato accanto al suo amato, gli prese nuovamente la mano e, assieme, andarono accanto al grande letto.
"Voi spogliate me e io voi?" propose il ragazzo.
"Come nei giorni scorsi, certo." assentì con un sorriso il signorino.
Con studiata lentezza, si tolsero di dosso l'un l'altro tutti gli abiti. Poi salirono assieme sul morbido letto e si strinsero l'uno contro l'altro.
"Come si dice fare l'amore, lassù a Londra?"
"To make love."
"Allora, I'm happy to make love con voi, signorino."
"Vedi che impari presto e bene anche l'idioma inglese."
"Oh, queste sono parole importanti da sapere."
"Perché, vuoi forse fare l'amore con qualche bell'inglese?" lo celiò Nicolaus.
"Ma no! È vero che con voi basta saperlo dire nella nostra lingua, ma mi piace potervelo dire in tutti i modi. Che volete che mi importi degli inglesi, per quanto possono essere belli o attraenti. Per me esistete solo voi, quando si tratta di to make love. Non dovete dubitare di me, del mio amore, signorino."
"E tu di me e del mio amore?" gli chiese Nicolaus carezzandolo in modo intimo e sensuale.
"Non ho nessun motivo di dubitare né di voi né del vostro amore, specialmente dopo quanto avete fatto per me e state ancora facendo."
Tacquero, perché i loro corpi avevano iniziato a parlare...
Dopo essersi dati il piacere l'un l'altro con la bocca, contemporaneamente, ché da poco avevano immaginato quella possibilità, Nicolaus si offrì al suo amato, che con lieta prontezza si accinse a penetrarlo.
"Oh, sì... così... Mi piace tanto sentirti dentro di me, amato mio!"
"E a me essere vostro. Donarmi a voi, sia dandovi una parte di me, sia accogliendo in me una parte di voi. Son tutto vostro e voi siete tutto mio. È così bello... così bello..." disse l'avvenente servo iniziando a danzare dentro il suo amato.
Mentre continuava a scivolargli dentro e fuori, Torsten si chinò su di lui per baciarlo. Nicolaus s'era pienamente abituato a quella forte e calda presenza dentro di sé e la gustava almeno quanto Torsten. Il bel servo, avendo capito che il suo amato non provava più alcun fastidio ma solo piacere, ora prendeva Nicolaus con maggiore sicurezza e più lieto vigore.
I due giovani amanti avevano anche imparato, a poco a poco, come dosare il loro piacere per godere l'uno dell'altro più a lungo. Si alternavano nel prendersi l'un l'altro, facevano dolci pause in cui si carezzavano e baciavano per tener deste le loro eccitazioni, scambiandosi in quegli intervalli dolci parole, finché entrambi, senza bisogno di dirlo dando voce al loro desiderio, si lsciavano andare a dolcissimi orgasmi.
"Restatemi dentro, signorino, per favore." gli disse il giovane servo dopo che Nicolaus ebbe spento in lui il proprio ardore.
"Sì, certo."
"Mi piace sentirvi in me. Dio, quanto siete bello! Lo siete sempre, eppure, quando godete in me e di me, sembrate ancor più bello." sussurrò Torsten giocando lieve con le punte delle dita sui sodi capezzoli dell'amato. Poi chiese: "Vi piace addormentarvi così, restando dentro di me?"
"Mi piace assai."
"Anche a me, le volte che sono io l'ultimo a gioire con voi..."
Si baciarono. Poi Torsten riprese: "A Londra potremo farlo anche in pieno giorno e senza dover chiudere ogni volta la porta a chiave, senza timore d'essere sorpresi, no?"
"Ci sarà il valletto inglese, per casa..."
"Per casa, sì, ma non nelle vostre stanze. Anche lassù, in quella Londra, l'amore fra due maschi è contro la legge, signorino?"
"Temo proprio di sì. Temo che sia così dappertutto."
"Chissà mai perché? Io capisco che la legge punisce chi uccide o chi ruba, chi fa del male agli altri. Ma chi come noi due si ama, che male fa agli altri? Nessuno. Perciò, perché deve essere punito? Questo davvero non lo capisco. Io non sono istruito, non so né leggere né scrivere, però penso che una giusta legge deve proteggere gli uomini da altri uomini che hanno cattive intenzioni. Ma se la legge mette il naso anche nella vita privata di un uomo, è ingiusta e cattiva. Non lo credete anche voi?"
"Dicono che quello che tu e io facciamo sia cattivo, perché dal nostro amore non possono nascere figli..."
"Allora dovrebbero mettere in galera anche tutti i preti e le suore, che figli non ne fanno. E pure tutti quelli che non si sposano e non fanno figli. E poi pure tutte quelle coppie che per quanto ci provano, figli non ne riescono a fare... dovrebbero mettere in galera mezzo mondo, se la ragione è questa."
"Purtroppo, amato mio, non sempre legge e giustizia vanno a braccetto. Molto più spesso vanno d'accordo legge ed ipocrisia. Uccidere, ad esempio, è contro la legge ed anche contro il precetto divino. Però la legge prevede le condanne a morte e nelle guerre si fa a gara a chi ammazza più fratelli... Tutte uccisioni legali e pure benedette dalle chiese."
"Non cambierà mai, tutto questo?"
"Forse un giorno, chi sa? Un tempo era legale acquistare e vendere umini come schiavi, ora non lo è più... anche se a volte ancora succede. Ma vedi. È solo dopo migliaia di anni che la schiavitù è stata proibita dalla legge."
"Speriamo che non ci vogliono migliaia di anni perché due come noi si possono amare alla luce del sole e senza timore d'essere puniti." commentò Torsten. "Mi piace parlare con voi, signorino. Mi fate riflettere su cose su cui mai prima m'ero fermato a pensare. Quando ricordo come ero lassù nel mio villaggio... e invece oggi... mi sento così diverso!"
"Migliore?"
"Oh sì. Specialmente da quando m'avete detto che anche voi mi amate, da quando posso stare con voi... anche così come ora. E poi... è così bello stare fra le vostre braccia! Un tempo pensavo che la vita era grama, prima per la fame e la povertà... poi per dover soddisfare le voglie dei vostri fratelli e sopportare i loro insulti. Ma ora la penso diversamente. Se non ero povero, il vostro signor padre non mi comprava... e se non era per soddisfare le voglie dei vostri fratelli, neppure avrebbe pensato a comprarmi. Eppure è proprio grazie a queste cose brutte che ho avuto la fortuna di incontrare voi, che è nato questo nostro amore così bello, e che ora sono qui con voi, così abbracciato."
"Quando saremo a Londra, voglio che tu non indossi più questa stupida livrea. Voglio anche che il valletto inglese sia il nostro valletto e non solo il mio, e serva anche te."
"Ma... e che farò allora, tutto il giorno?" chiese stupito il ragazzo.
"A te che piacerebbe fare, Torsten?"
"Non allontanarmi mai da voi e servirvi in ogni cosa."
"Il primo, vedremo di fare in modo che accada. Quanto al secondo, non è necessario. Comunque, a parte stare con me e servirmi, che altro ti piacerebbe fare?"
"A parte le due uniche cose importanti per me... non saprei proprio, signorino. Non ci ho mai pensato."
"Pensaci, allora. Lasciati andare ai sogni, almeno per un poco. Immagina che tutto sia possibile. Che ti piacerebbe fare, nella vita, giorno dopo giorno?"
"Non so... non so davvero... E voi, l'avete un sogno, signorino?"
"Sì, a me è sempre piaciuta l'arte."
"Vorreste diventare un pittore, o uno scultore?"
"Perché no. Ma vorrei soltanto te come mio modello. Ma no, non credo. Vorrei piuttosto diventare un profondo intenditore d'arte e scovare cose antiche e belle, o anche scoprire nuovi talenti ed aiutarli ad affermarsi. Vorrei diventare un esperto e un mercante di arte. Un intermediario del bello, fra chi lo crea e chi lo ricerca..."
"Mi sembra una cosa assai interessante. E mi piacerebbe essere il vostro aiutante in questa cosa. Cercare il bello per offrirlo agli altri... Ma come si fa a capire ciò che è bello?"
"Con molto studio e ricerca, leggendo molti libri d'arte e visitanto collezioni e musei... Ma soprattutto ogni giorno osservando ciò che ci circonda, anche le piccole cose, e trovando in queste ciò che suscita in noi piacere e stupore, che ci piace e ci attira, e cercando di comprenderne la ragione."
"Già, ma io non so neppure leggere. Perciò quella parte che dite di leggere i libri d'arte, non mi è possibile."
"Rimane tutto il resto, che non è poco. Ma dimmi, a te non piacerebbe imparare a leggere, Torsten?"
"Credete che ne sarei capace?"
"Certo. Chiunque abbia un cervello normale e due occhi, può imparare a leggere."
"Tutti quei segnetti sulla carta... a volte ho provato a guardarli, ma proprio non mi dicono niente."
"I love you..."
"Anch'io."
"Queste parole, se tu le avessi udite prima che te le insegnassi, non t'avrebbero detto nulla, non le avresti capite. Ora invece sai. Così è per le lettere."
"Ma ci vuole molto tempo, per imparare a leggere, signorino?"
"No, ce ne vuole poco. Pochi mesi bastano."
"Davvero? Solo pochi mesi? Ma allora, perché continuate ad andare a scuola?"
Nicolaus sorrise: "Perché dopo aver imparato a leggere, si deve imparare anche a capire quanto si legge. E più si vuole capire, più si deve studiare. È un po' come quando si va in montagna. Per prima cosa devi imparare a camminare. Quando lo sai fare e sei ben allenato, puoi scalare una montagna. Ma quando sei sulla vetta, scopri che vi sono molte altre montagne da scalare, poi altre ancora..."
"Ma così... non vi è mai fine!"
"Qualcuno si ferma alla prima montagna e si accontenta di guardare le altre da lontano. Altri scalano due, tre, alcune montagne, prima di fermarsi come il primo. Altri invece vorrebbero non fermarsi mai, e continuano a scalare finché ne hanno le forze. C'è chi studia solo un poco, chi abbastanza, e chi non smette mai."
"E cosa è meglio fare?"
"Ognuno deve fare ciò che gli sembra giusto e utile e bello, e che le sue forze gli permettono di fare."
"E voi?"
"Vorrei non fermarmi mai..."
"E io allora vi seguirò."