Con il cuore in gola, tutti i sensi all'erta, Torsten stava in attesa. Quasi sobbalzò quando udì i passi di Heinz avvicinarsi: li avrebbe riconosciuti fra mille. Non lo vide, ma lo udì entrare nelle stanze di Nicolaus. Immaginò la scena e tremò lievemente. Pregò che tutto andasse come avevano previsto.
Heinz, dopo aver silenziosamente chiuso a chiave la porta esterna, si recò nella stanzetta del valletto. Gli scuri erano chiusi, ma la luce del giorno trapelava a sufficienza per permettergli di vedere. Notò che il ragazzo era steso sul ventre e che la copertella era scivolata di lato, lasciando scoperto il corpo dalla vita in giù: il bel culetto bianco e sodo era chiaramente visibile.
Heinz ebbe un soghigno lascivo, ed il suo membro premette imperioso e prepotente dentro i suoi calzoni. Se li aprì in fretta, in silenzio, con poche rapide mosse, si sfilò le scarpe e salì sul letto, calando lesto sulla sua preda. La voce del ragazzo sorse lieve dal letto, attutita dal cuscino: "No..."
"Sì, puttana, ora ti fotto! Te l'avevo promesso, non te lo ricordi?"
Questa volta il ragazzo cercò di reagire, di sottrarsi, ma Heinz gli pesò sopra immobilizzandolo e, nonostante i tentativi del ragazzo di sfuggirli, di divincolarsi, di liberarsi dalla sua stretta, in breve ne vinse la resistenza e lo penetrò con violenza.
Un forte "ahi, no!" uscì roco dalla gola del ragazzo. Heinz gli premette una mano sulla bocca impedendogli di gridare e prese a martellargli dentro con feroce piacere.
Quell'ahi, no! soffocato fu il segnale che Torsten attendeva con il cuore in gola. In perfetto silenzio, era restato a piedi scalzi appositamente, uscì dallo studiolo, aprì la porta esterna girandone silenziosamente la chiave, e lasciatala aperta, corse precipitosamente giù per le scale.
Si sentiva le tempie martellare, perché sapeva anche troppo bene quello che Nicolaus stava subendo al posto suo!
Corse da Johannes e gli disse, affannato e pallido, senza bisogno di fingere: "Il signorino, il signorino Nicolaus... credo che sta male, l'ho sentito lamentarsi, gemere... correte!"
Johannes, visto il viso stralunato del giovane servo, corse subito su, seguito da una delle serve con cui stava parlando.
Torsten corse a bussare alla porta dell'intendente e ripeté la sua angosciata invocazione d'aiuto. Anche l'uomo corse immediatamente al piano superiore.
Non pago, Torsten si precipitò in cucina a chiedere aiuto e finalmente, seguendo gli altri servi, risalì anche lui.
In quella vide Johannes e l'intendente che tenevano ciascuno saldamente Heinz per un braccio, che, discinto e con il membro scoperto e ancora semieretto, si divincolava come un ossesso gridando di lasciarlo. Dietro di lui Torsten intravide Nicolaus, pure lui scarmigliato, che si copriva il corpo seminudo con la copertella.
Tutto quel baccano fece uscire dalle sue stanze la baronessa.
"Che accade? Che è tutto questo chiasso?" chiese alterata dalla porta del suo quartiere.
"Una cosa assai brutta, signora baronessa, purtroppo. Una cosa assai grave..." disse Johannes.
"Non è vero, non è vero, mentono tutti! Mentono tutti, è una menzogna!" urlò Heinz paonazzo in volto.
"Ebbene, che cosa è una menzogna?" chiese la baronessa avvicinandosi e quando vide il figlio discinto, impallidì.
"Il signorino Heinz... stava usando violenza sul signorino Nicolaus, signora baronessa." disse con voce grave l'intendente.
"No, no, non è vero..." urlava Heinz tentando ancora di liberarsi dalla salda presa dei due uomini.
"Ma come l'avete ridotto? Lasciatelo, Se due dei miei figli litigano, non è il caso di fare tutto questo baccano. Lasciate che se la vedano fra loro. E tu, Heinz, copriti! Non ti vergogni?" disse la nobildonna.
I due uomini non lasciarono Heinz. "Non si trattava di litigare, signora baronessa," disse Johannes, "Vostro figlio Heinz stava facendo violenza carnale su vostro figlio Nicolaus. L'aveva immobilizzato sotto di sé e... L'abbiamo colto sul fatto."
"No, no, no sapevo che fosse Nicolaus! Io credevo che fosse..." disse, ma poi si interruppe ed impallidì, sotto lo sguardo duro, incredulo, corrucciato, beffardo, sprezzante del muro di servi che lo guardava.
La baronessa lanciò un grido e svenne... o per lo meno finse di svenire.
Johannes, senza lasciare la presa su Heinz, lanciò due ordini secchi: "Qualcuno soccorra la signora baronessa. E tu, Karl, corri subito a chiamare il signor barone... e il signor Otto alla banca!"
"No, non mio padre... lasciatemi, è un ordine!" gridò Heinz.
"Tacete. Non siete in grado di dare ordini, in questo frangente." gli disse con durezza l'intendente.
"Devo dire al barone..." chiese Karl.
"Se è l'unico modo per farlo venire... puoi dirglielo. Ma fai in modo che nessun altro ti senta. Corri!"
"Vi ho detto di lasciarmi!" urlò ancora Heinz.
Johannes, spazientito, gli premette una mano sulla bocca, poi chiese all'intendente: "Che ne facciamo, in attesa del barone?"
"Chiudiamolo nello stanzino delle ramazze. Di lì non può uscire, non vi sono finestre e la porta si apre solo dall'esterno."
"Sì, bene. E voi, signorino Heinz, datevi una calmata o saremo costretti a legarvi!" gli disse in tono duro Johannes. Poi ordinò a due servi di prenderlo per le gambe ad aiutarli a portare Heinz al piano inferiore.
La governante allora prese in mano le redini del gruppetto rimasto nel corridoio. Ordinò a tutti di tornare al proprio lavoro e, con il valletto di Nicolaus, andò a pendersi cura del ragazzo. Nessuno si curò di Torsten, che tremava come una foglia, nonostante tutto fosse andato esattamente come Nicolaus aveva previsto.
La governante ed il valletto fecero stendere Nicolaus sul proprio letto.
"Come vi sentite, povero signorino?" chiese la donna.
"Male... mi viene da vomitare e... e mi fa molto male..." gemette il ragazzo tremando, senza bisogno di recitare la sua parte.
Torsten s'era infilato nella stanzetta da dove, lasciando la porta socchiusa, poteva udire ed intravvedere tutto. Tremava ancora e lacrime gli scendevano sulle gote. Vide in terra le scarpe di Heinz e le calciò con rabbia.
"Non sarebbe meglio chiamare il dottore di famiglia?" chiese il valletto preoccupato, mentre la governante finiva di sistemare le coperte sul corpo stremato di Nicolaus.
"Non so... forse è meglio aspettare il barone..." disse incerta la donna.
"No, voglio il dottore... sto male..." gemette Nicolaus.
"Dopo tutto non è un estraneo, è il dottore di famiglia..." insistette il valletto serimente preoccupato, "Guardate in che stato è ridotto, povero signorino."
"Forse hai ragione. Sì, vai lesto a chiamare il signor dottore!"
Il valletto si precipitò fuori. Torsten pensò che quella del dottore non l'avevano pensata e si chiese se fosse bene o male che lo chiamassero. Ma poiché Nicolaus aveva detto di volerlo, forse era meglio così, si disse il giovane servo, sentendosi inquieto.
Avrebbe voluto essere lui, ora, là, al posto della governante. Risolutamente aprì la porta ed entrò nella stanza.
"Come sta il signorino?" chiese con un filo di voce.
"Male... sta male, povera anima, dopo quello che è successo! Temo che gli stia venendo la febbre... è molto agitato. Buon dio, una cosa simile... com'è potuta accadere?" chiese a se stessa la donna scuotendo il capo. Poi si girò verso Torsten: "Vai di sotto a farti dare una bacinella d'acqua e delle pezzuole... No, anzi, resta tu accanto al signorino, è meglio che me ne occupi io."
"Va bene..." disse Torsten accostandosi al letto.
La donna uscì. Subito Nicolaus fece uno stanco sorriso al suo ragazzo: "È fatta! È andato tutto come avevamo previsto." sussurrò.
"Mio dio, ma a che prezzo. Siete ridotto come uno straccio. Come vi sentite?"
"Non così male come do ad intendere... ma certo non bene. Ora so che cosa tu devi aver passato, amore mio..."
"Vi fa... molto male?" chiese preoccupato il ragazzo.
"Molto meno di quanto grande sia la soddisfazione di aver incastrato quel maiale di mio fratello Heinz. E ora verrà il dottore, e vedrà quello che mi ha fatto, e testimonierà anche lui che è tutto vero. Ricorda, io stavo per andare a scuola, son venuto a vedere come stavi, mi è venuto improvvisamente il capogiro e ho voluto stendermi sul tuo letto. Tu volevi andare subito a chiedere aiuto, ma io t'ho ordinato di andare a sedere nel mio studiolo e di lasciarmi riposare un poco sul tuo letto..."
"Sì, tutto come d'accordo." annuì Torsten.
"E io ero completamente vestito, quando m'hai lasciato. I miei calzoni stracciati sono sotto il lettino, no?"
"Non ho guardato, ma credo di sì. Volete che vada a controllare?"
"No, resta qui. Ti amo!" gli sussurrò Nicolaus con un sorriso, in cui però il ragazzo lesse la sofferenza.
Sapeva quanto Heinz fosse violento, a volte. Otto era deciso, vigoroso, ma mai veramente violento.
"Povero signorino mio." mormorò Torsten.
"Via quelle lacrime. Questo è il giorno della nostra prima vittoria. E riguardo a Otto, vedrai che Heinz vuoterà il sacco, pur di trascinarlo giù con lui."
"Vostro padre sapeva già quasi tutto... cambierà poco."
"Dopo quanto è successo? Non so, ma non credo proprio. Certo, capirà che Heinz non voleva farlo a me, ma a te... Ma dopo che tutta la servitù ha visto e sentito... e anche la mia signora madre... non ci potrà fare nulla. Non potrà certo dire in giro che Heinz credeva di star violentando te. Dovrà perciò prendere severi provvedimenti. E credo anche che dirà a Otto di rinunciare a te. Ne sono quasi certo, conosco il mio degno signor padre."
Sentirono passi nel corridoio e tacquero. Nicolaus fece l'occhiolino a Torsten e chiuse gli occhi sussurrandogli: "Mi sono addormentato... dì così..."
"Va bene."
La governante entrò. Torsten le sussurrò: "Pare che il signorino si sia addormentato..."
"Meglio così, povera anima. Speriamo che il signor dottore venga presto. Che brutta cosa... che brutta cosa..."
La donna posò delicatamente una pezzuola bagnata sulla fronte di Nicolaus, che restò immobile.
"Ma come mai il signorino Nicolaus non era a scuola? E neppure il signorino Heinz?" chiese la donna.
Avevano previsto quella domanda: "Il signorino Heinz, non ne ho idea, non so proprio. Il signorino Nicolaus si stava perparando per andare a scuola, è venuto da me per farmi prendere il cordiale come ogni mattina, poi gli è venuto un capogiro ed è quasi caduto sul mio letto. Io sono sceso dal letto per aiutarlo e volevo venir giù a chiedere aiuto, ma lui m'ha ordinato di lasciarlo solo distendere un poco e riposare, e m'ha chiesto di chiudere gli scuri e di andare a sedere nel suo studio. Mi ha detto che se non si riprendeva in pochi minuti, allora dovevo venire giù a chiamare qualcuno... Così sono andato nel suo studio come m'aveva ordinato, lasciando le porte aperte per sentire se chiamava. Poi l'ho sentito gridare: no, ahi, no! Così mi sono precipitato di sotto a chiamare aiuto..."
"Ma non hai sentito entrare il signorino Heinz?"
"No, non l'ho sentito, forse per via dei tappeti... non sapevo che era entrato... non sapevo neppure che era ancora in casa..."
"Buon dio, che brutta storia... che brutta storia..." mormorò di nuovo la governante. "Come ha potuto fare una cosa così... così... a suo fratello?"
Finalmente giunse il dottore. Fece uscire tutti e visitò Nicolaus. Quando uscì era scuro in volto e scuoteva il capo.
Proprio in quel momento, al piano inferiore, si sentì la voce del barone: era alterato. Stava parlando con Johannes che gli rispondeva con voce bassa e grave.
Otto giunse al piano superiore e vide il dottore: "Come sta, mio fratello?" chiese scuro in volto.
"Come volete che stia? Sapete quello che... ha dovuto subire?"
"Ma è proprio vero?"
"Purtroppo è completamente vero. Per fortuna, nonostante la violenza dell'atto... solo poche gocce di sangue, nulla di grave, apparentemente, ma..."
"Posso andarlo a vedere?"
"Lasciatelo riposare, ora. Lasciate che si riprenda. Il trauma fisico e psichico è stato molto forte... come potete ben immaginare."
"Ma come mai vi hanno chiamato? E chi?"
"Oh bella!" esclamò il dottore in tono quasi offeso, "Ringraziate il cielo che m'abbiano chiamato subito. Vostro fratello ha bisogno soprattutto di un dottore, in questo momento. E ringraziate il cielo che abbiano pensato di chiamare me e non un altro dottore... pensate allo scandalo se fosse stato chiamato altri che me!"
"Sì, scusate, avete ragione. Il fatto è che... sono sconvolto."
"Non siete il solo ad essere sconvolto. Anche se come dottore ne ho viste molte... ma mai una cosa come questa..."
Torsten beveva ogni parola. Avrebbe voluto rientrare nella stanza del suo Nicolaus, ma capiva che non era quello il momento. Otto parve accorgersi solo in quel momento di lui.
"Che ci fai tu qui, servo?" gli chiese brusco.
"Io... padrone..." iniziò a dire Torsten incerto.
"Togliti di torno. Vai subito nella tua stanza nel mio quartiere e resta lì. Dopo ti devo parlare." gli ordinò secco Otto.
Torsten obbedì prontamente.
Con Nicolaus avevano deciso che Torsten non avrebbe detto a nessuno di quando Heinz, credendolo incosciente, l'aveva preso. Pensavano che non servisse a nulla, se non ad alleggerire, sia pure di poco, la colpa di Heinz. La versione doveva essere identica con tutti.
Torsten si chiese se Otto volesse davvero solo parlargli o se invece volesse altro da lui... ma questo non lo preoccupava.
Quando più tardi Otto entrò nel proprio quartiere e lo chiamò, tutto quello che chiese al ragazzo fu di non dire nulla a nessuno di quanto sia lui che Heinz avevano fatto con lui fino a quel giorno.
"L'ho promesso, padrone. Non ho detto mai nulla a nessuno, né dirò mai nulla. Io mantengo la parola data, padrone."
"Molto bene. Ma tu... sapevi che Heinz... volesse farlo con nostro fratello?"
"Non ne so nulla. A me non diceva mai nulla... Non sapevo neppure che non era andato a scuola, il signorino Heinz."
"Va bene. Torna nella tua stanza, ora. E guai a te se dirai qualcosa."
"State tranquillo, padrone. Anche se non mi piaceva proprio per niente essere fottuto sia da voi che da vostro fratello Heinz... e meno ancora da tutti e due assieme... non dirò mai nulla a nessuno, nemmeno al vostro signor padre, come lui stesso m'aveva ordinato." disse Torsten con espressione seria e, per la prima volta, fiera.
Si ritirò nella sua cameretta e si chiese quanto tempo sarebbe passato prima che potesse rivedere il suo amato Nicolaus.