"Non udite?"
"Che cosa, amato mio?"
"I rintocchi della mezzanotte..."
Nessun suono si udiva, ma Nicolaus sorrise: "Sì, mi pare di udirli..." rispose in un mormorio, e carezzò lieve il petto nudo del compagno.
Torsten prese fra le sue braccia il ragazzo e l'attrasse a sé. Le loro labbra si incontrarono, si unirono. Si sfiorarono dapprima lievi, si schiusero come profumati fiori, le loro lingue giocherellarono inseguendosi ora nella bocca dell'uno, ora dell'altro, ed i loro corpi aderirono strettamente, separati solo dagli abiti di Nicolaus e dalla leggera copertella che copriva la parte inferiore del corpo di Torsten. Per la prima volta l'uno indovinò, attraverso gli strati dei panni, la forte e gradita erezione dell'amato.
Entrambi i ragazzi si sentivano gradevolmente e incredibilmente eccitati e si carezzavano l'un l'altro per tutto il corpo, dandosi lunghi baci appassionati, interrotti solo da pause in cui si guardavano in volto, scambiandosi sorrisi radiosi e di crescente desiderio.
La tremula luce dei due doppieri che Nicolaus aveva posto sulla cassapanca accanto al letto, accarezzava con un alone dorato i loro volti.
"Se andiamo di là, sul mio letto, staremo più comodi. Vieni?" sussurrò Nicolaus fremente di passione.
"Ovunque volete voi, signorino. Sì, ovunque volete voi."
Nicolaus si alzò dal letto e tese una mano in un gesto d'invito. Torsten uscì di sotto la coperta e si alzò in piedi, sì che per la prima volta l'altro ne poté ammirare la totale nudità ed il bel membro eretto.
"Dio, quanto sei bello, mio Torsten!" mormorò con voce sognante e commossa il ragazzo.
Il servo arrossì di piacere a quelle parole: "Davvero mi trovate bello, signorino?"
"Non sai di esserlo?"
"Nessuno mai me l'aveva detto, fino ad ora."
"Vieni. Prendi un doppiere e vieni." disse l'amico prendendo l'altro doppiere.
Andarono nella camera del signorino. Posati i due doppieri sul tavolo da notte, Torsten chiese all'amato: "Posso... posso essere io a togliervi gli abiti?"
Nicolaus annuì e sorrise.
Il servo, con mani timide e lievi, quasi febbricitanti, iniziò a togliere uno dopo l'altro i panni di dosso al suo amante. E finalmente iniziò a vedere la pelle nuda dell'altro, che gli si rivelava a poco a poco. Man mano, la carezzava e vi deponeva piccoli baci. Quando gli tolse anche i calzoni, notò subito con un fremito di piacere il davanti delle mutande, di fine mussola bianca, tese a tenda dal membro dell'amico. Vi passò lieve una mano in una tenera carezza, e Nicolaus fremette.
"Mi desiderate?" mormorò Torsten con un sorriso lieto e voce emozionata.
"E tu, mio amato?"
"Non lo vedete? Non ho provato mai nulla di così bello, di così intenso e forte, in vita mia. Non vedo l'ora di essere finalmente vostro."
"Ed io tuo."
Torsten si accoccolò davanti all'amante e, lentamente e con emozione, aprì i legacci e fece calar giù l'ultimo panno. Poi prese delicatamente fra le mani i bei genitali turgidi del compagno, li ammirò carezzandoli con dita lievi, poi si chinò a baciarli, a lecchettarli pieno di dedizione, e fremette ai lievi gemiti di piacere del suo amato.
Quando infine si fece scivolare fra le labbra quel forte e bel palo di carne, duro e palpitante, il lungo mugolio di piacere di Nicolaus fu per lui la più dolce musica che mai avesse udito.
Dopo un poco, Nicolaus lo fece smettere, tirandolo su, lo strinse a sé e lo baciò. I loro corpi aderirono ed i loro membri si cercarono e si premettero l'uno contro l'altro con vigore e passione.
"Quanto siete bello, signorino! Non credevo potesse esistere al mondo tale bellezza!" mormorò sempre più emozionato il ragazzo.
"Vieni, stendiamoci sul mio letto... o mi cedono le gambe..."
Si stesero fianco a fianco, intrecciando le membra ed esplorarono l'uno il corpo dell'altro con tutto il proprio corpo. Si rotolavano sull'ampio letto, sì che ora uno era sopra, ora sotto il corpo dell'altro, in un'incessante danza di desiderio e di passione.
Quando veramente suonò la mezzanotte dalla pendola del salotto, dopo parecchi minuti di quella appassinata danza, nessuno dei due ragazzi udì i dodici rintocchi.
Nicolaus cinse con le sue gambe snelle e forti la vita del compagno e gli sussurrò, pieno di emozione: "Prendimi, amato mio, entra in me... non resisto più dal desiderio!"
Torsten lo guardò sbalordito: "Io prendere voi, signorino? State scherzando? Io prendere voi?"
"Certo che non sto scherzando. Sono ormai mesi che attendo questo momento..."
"Ma voi siete il padrone, io solo un servo..."
"Taci, amato mio. Non c'è padrone né servo, qui. Tu sei il mio amato, ed il il tuo. Prendimi, ti prego. Ardo dal desiderio di sentirti in me." gli disse con appassionata urgenza il ragazzo.
"Ma poi... poi anche voi prenderete me, non è vero?"
"Se lo desideri, certo. Ma ora fammi tuo."
"Avete dell'unguento?"
"Unguento? Per fare che?"
"Per voi è la prima volta, m'avete detto. Non siete abituato. Non vorrei farvi male."
"Non ne ho, ma non importa. Ti prego!"
"Voi pregte me! Ah, se solo l'avessi avuto con me... che fare, ora? Davvero, io non vorei farvi male."
"T'ho detto che non mi importa... lo voglio, mio Torsten. Voglio finalmente sentirti dentro di me."
"Userò la saliva... non è la stessa cosa, ma forse..."
"Allora, aspetta..." disse Nicolaus con un sorriso radioso e, giratosi lesto sul grande letto, prese fra le labbra il bel membro di Torsten rendendogli il piacere che questi gli aveva dato poc'anzi con la bocca.
Torsten sussultò per l'emozione: era la prima volta che qualcuno si prendeva cura del suo membro in questo modo, e provò brividi di piacere. Emise un lungo gemito.
Nicolaus si fermò. "Non lo so fare bene, vero?" gli chiese quasi scusandosi, guardandolo con timore.
"Oh no, no... è che è troppo bello... troppo bello... non credevo..."
Nicolaus allora si rituffò lietamente a dare piacere all'amato. Dopo un poco Torsten lo forzò gentilmente a smettere.
"Ora... ora forse... potrei tentare di accontentarvi." disse esitante.
"Sì, bene. Guidami tu, dimmi come mi devo mettere."
Torsten pensò alle varie posizioni in cui era stato preso fino a quel giorno, cercando di ricordare quale fosse stata per lui la meno spiacevole. Ricordò che una sola volta, uno degli amici di Heinz l'aveva fatto stendere sulla schiena e l'aveva preso da davanti. Quel modo non era forse migliore di altri, ma gli avrebbe permesso di guardare in volto il suo amato, perciò decise di provare a farlo in quella posizione.
"Allora?" gli chiese con velata urgenza Nicolaus.
Senza parlare, Torsten guidò l'amato, lo fece stendere sulla schiena, gli mise un cuscino sotto il bacino, gli fece sollevare le gambe e se le fece poggiare sopra le spalle.
"Siete scomodo, così, signorino?"
"No, tutt'altro." gli rispose Nicolaus con un sorriso invitante, avendo intuito come il compagno volesse prenderlo.
Torsten gli si addossò. Stava per dirigere la punta del suo membro eretto sulla rosetta di carne inviolata, quando pensò che potesse essere meglio applicare anche lì un po' di saliva. D'istinto, senza che nessuno glielo avesse mai insegnato, si chinò e prese a leccare il foro del compagno, insalivandolo a dovere. I lievi gemiti di piacere dell'altro ed i suoi fremiti gli fecero comprendere che Nicolaus stava provando piacere anche nel sentirsi preparare in quel modo, perciò prolungò quelle manovre.
Infine si rizzò di nuovo, scivolò in avanti con le ginocchia, ai lati del bacino dell'amante, e poggiò la punta del proprio membro sulla palpitante rosetta di carne.
"Avanti, fallo entrare tutto dentro, amato mio."
"Cercate di rilassarvi, di non stringere."
"Non temere per me, prendimi."
"Se vi facesse male ditemelo, e mi fermerò."
"Avanti, prendimi..." lo incoraggiò Nicolaus.
Finalmente Torsten iniziò a spingere in avanti, aumentando gradualmente la pressione. Frattanto spiava preoccupato l'espressione del volto del ragazzo amato. Questi gli sorrise allettante, invitante e lieto.
Ma appena il glande del membro di Torsten iniziò a far dilatare il dolce anello di tenera e calda carne, una lieve smorfia di dolore spense per un attimo il sorriso sul bel volto di Nicolaus. Torsten si immobillizzò all'istante.
"Vi sto facendo male..."
"Non ti preoccupare... continua..."
"Non posso... non posso vedervi soffrire per causa mia... non posso, signorino."
"Ti prego, continua. Ti prego. Non è un gran dolore, non è nulla, lo posso sopportare agevolmente. Entrami tutto dentro, ti prego."
"Davvero lo volete?"
"Lo voglio, sì. Lo voglio. Non ti fermare, fammi tuo, finalmente. Prendimi."
Con cautela, Torsten riprese a spingere e Nicolaus l'incoraggiò con un caldo sorriso.
"Oh, sì, Torsten, amore... sì... ti prego, continua, non ti fermare... va tutto bene..." ansimò lieve il ragazzo.
Torsten vedeva baluginare su bel volto dell'amato pena e piacere, che si alternavano rapidamente, come il tremolare delle fiammelle delle candele sui doppieri. Era ancora pieno di timore e di esitazione, ma le mani di Nicolaus sulla sua vita lo attiravano a sé, in una muta richiesta di non desistere.
Torsten aumentò gradualmente la sua pressione e sentì che, se pure impercettibilmente, per frazioni di millimetro, Nicolaus stava iniziando ad accettarlo in sé.
La tensione e l'emozione erano fortissime e Torsten si sentiva come ubriaco. Il "suo" Nicolaus gli si stava donando, stava diventando veramente suo... e sopportava con stoico coraggio il dolore che pur doveva provare, lo stava accettando e sopportava il disagio per farsi suo! Un'ondata di commozione sommerse Torsten, che provò l'impulso di piangere per la gioia.
Spinse... spinse ancora. D'improvviso l'anello di carne cedette e tutto il glande entrò nel caldo ed inviolato canale. Entrambi i ragazzi emisero un "oh" di sorpresa, di gioia, di dolore e di piacere e Torsten di nuovo si immobilizzò.
"Ti, prego, mio Torsten, non ora, non fermarti ora. Vieni, entrami tutto dentro..."
"Vi sto facendo male, lo vedo sul vostro volto. Non voglio."
"Mai male fu più gradito, amore mio. Tu mi dicesti che ci si abitua, non è così? E mi stai rendendo così felice che il dolore non conta, non conta affatto. Prendimi! Entra tutto in me, ti prego."
Torsten, trattenendo il respiro, riprese a spingere. Ora che il glande era entrato, l'avanzata nel caldo e stretto canale, se pure lentamente, procedeva senza più ostacoli. Il volto dell'amato si distese e solo un grato sorriso ora vi aleggiava. Incoraggiato, Torsten premette con maggiore coraggio e crescente vigore. Finalmente sentì premere contro il proprio pube le belle e piccole natiche protese del suo amato. Allora si fermò, ben premuto dentro di lui fino in fondo, ed emise un lungo e felice sospiro.
"Va tutto bene, signorino?" chiese sottovoce e gli carezzò teneramente una gota.
"Benissimo. Mi sei tutto dentro, ora, non è vero?"
"Sì, completamente. Come vi sentite?"
"In paradiso e pieno di te."
"Vi fa ancora male?"
"Non più. Il piacere è talmente forte, talmente intenso che ho dimenticato la pena. Suvvia, non restare lì fermo, prendimi, ora."
Esitante, il bel servo si ritrasse un poco, poi nuovamente si sospinse in avanti.
"Sì, così... dai!" lo incoraggiò Nicolaus.
Torsten iniziò un lento, calibrato e cauto va e vieni, mentre continuava a spiare le reazioni del suo muoversi sull'amato volto di Nicolaus. Quando vide che il suo sorriso era gioioso e non più offuscato da velature di sofferenza, Torsten prese più confidenza ed iniziò a muoversi avanti e dietro con maggiore sicurezza... e provò che era non solo incredibilmente piacevole muoversi così nello stretto e caldo canale del ragzzo che amava, ma che questo gli stava procurando un crescente senso di gioia.
Nicolaus ora era radioso, ed altrettanto lo era Torsten.
"Questo," pensò confusamente il giovane servo, "questo non è fottere, è fondersi in una cosa sola!"
"Ti piace, amore?" gli chiese in un tenero sussurro Nicolaus.
"Incredibilmente... ma a voi, signorino?"
"È assai più bello di quanto avessi potuto immaginare."
"Non vi fa più male?"
"No, è puro piacere, ormai."
"Davvero nessun problema, signorino? Niente che non vi piace?"
"Un lieve fastidio, ma più che sopportabile. Prevedevo che sarebbe stato molto più difficile. Ma sto provando anche un crescente piacere... È davvero assai bello averti finalmente in me, sentirti muovere così dentro di me."
"Anche per me, signorino, sapete? E non solo perché sono io a prendere voi, ma soprattutto perché siete voi ad avermi voluto in questo modo, perché mi accogliete con quel vostro dolcissimo sorriso."
Non durò molto a lungo quell'unione: Tosten era troppo eccitato e finalmente donò tutto il proprio seme all'amato, depositando la sua offerta d'amore nelle sue profondità calde ed intime. Dopo alcuni istanti in cui si rilassò godendo della calma dorata che segue un amplesso fatto con amore e per amore, Torsten si mosse.
"Ma ora tocca a voi, signorino, prendere me. Davvero non ne vedo l'ora... È così tanto che lo desidero. Prendetemi voi, ora, vi prego, nello stesso modo in cui l'ho fatto io."
Si scambiarono le posizioni e Torsten, con animo lieto, eccitato ed emozionato, si offrì al suo compagno.
Nicolaus, dapprima, sembrò aver problemi a muoversi nel modo giusto, ma poi, aiutato e guidato dal dolce servo, riuscì finalmente ad affondare nelle sue calde intimità senza problemi.
"Oh, signorino! Con voi sì che è bello! Vi piace starmi così, tutto dentro? Vi piace muovervi così in me?"
"È molto bello, sì."
"Vi piace più prendermi o essere preso?" gli chiese il ragazzo.
"Non saprei... l'uno e l'altro. Forse perché con te è bello fare qualsiasi cosa. E a te, amato mio?"
"Come per voi. Mi pare di star sognando. Mi pare d'essere in paradiso. Fate più forte, con me, non temete..."
Quando infine anche Nicolaus raggiunse il picco del piacere, la sua espressione era un misto di intensa gioia e di lieta meraviglia.
"Oh, mio Torsten! Non avrei mai creduto che potesse essere così bello far l'amore, unirmi a te! Grazie... grazie per essere mio, grazie per avermi fatto tuo." esclamò Nicolaus.
Si stese sul suo ragazzo e lo baciò con dolce tenerezza, a lungo ed a fondo.
Poi gli disse: "Resta qui con me, dormiamo assieme, abbracciati."
"Con gioia. Ma domattina dovrò tornare nel lettino di là, prima che il vostro valletto venga a pulire la vostra stanza."
"Bussa sempre, e comunque ho chiuso a chiave. Puoi restare con me senza timore, amato mio."
Abbracciati, le membra intrecciate, l'anima, il cuore e la mente ancora pieni dello stupore per quella meravigliosa unione, scivolarono finalmente nelle braccia del sonno, e non sentirono la pendola battere le due.