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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 14
ATTENDENDO LA MEZZANOTTE

Otto era seccato e Heinz lo era ancora di più, ma gli ordini del dottore erano stati chiari. Prima dell'ora di cena arrivò il servo del dottore con il cordiale, che Nicolaus prese in consegna.

Poco prima di scendere per la cena, Nicolaus disse: "Ora, Torsten, puoi rinvenire. Quando verrà su uno dei servi con la tua cena, tu ti mostrerai molto debole e assai confuso."

"Dovrò farmi imboccare come un bambino?" chiese il ragazzo celiando.

"No, riuscirai a mangiare da solo... lentamente, a piccoli sorsi e bocconi, ma senza bisogno di aiuto. Al servo che ti porterà il cibo, chiederai che ti è successo... te lo farai raccontare. Poi tornerò su io, e..."

"E faremo l'amore?" chiese il ragazzo con una luce di speranza nei begli occhi.

"Più tardi, quando tutti saranno a letto o nelle loro stanze." rispose l'amico dandogli una carezza.

"Non vedo l'ora..." sospirò Torsten in un dolce sussurro.

"Anch'io non vedo l'ora. Adesso vado a chiamare due servi perché ti trasportino di là. Tu sarai ancora privo i sensi. Ti sveglierai solo dopo che sarà entrato nella tua stanza il servo con la tua cena. Va bene, amato mio?"

"Sì, va bene. Se solo sapeste quanto vi amo!"

"Lo so. L'ho letto nei tuoi occhi. Per questo ho deciso di darti quel primo bacio, quest'oggi."

"Oh, se avessi saputo! Avrei ordinato ai miei occhi di dirvelo molto, molto prima."

Torsten si sentiva lieto e felice come mai s'era sentito in vita sua. L'impensabile era accaduto: Nicolaus gli aveva detto di amarlo, e lui aveva finalmente potuto rivelargli il proprio amore.

Essersi confidato pienamente con Nicolaus, senza che ciò avesse alterato il suo amore per lui, gli aveva tolto di dosso un greve peso, e lo faceva sentire ancor più lieve ed ancora più felice.

Vennero i servi, lo trasportarono nella stanzetta, lo spogliarono e lo misero a letto. Poi Nicolaus dovette scendere per la cena.

A tavola, il padre chiese: "Ho saputo che il servo, quel Torsten, ha avuto un malore."

"Sì, signor padre. È ancora privo di sensi. Ha detto il dottore che se non si riprende entro domattina, lo si deve nuovamente mandare a chiamare. Se invece si riprenderà, il servo dovrà restare a letto ed in riposo per una settimana almeno." spiegò Nicolaus.

"Non avrà mica il mal caduco, quel servo!" esclamò la baronessa con una lieve smorfia di disgusto.

"Non credo," disse Nicolaus, "Ha detto il signor dottore che è un malore che a volte viene ai ragazzi della nostra età, a causa dello sviluppo."

Heinz intervenne: "Una settimana? Una settimana senza i suoi servizi? Ma è veramente necessario? Contavo su di lui, io."

Nicolaus avrebbe voluto gridargli in faccia che sapeva bene di che "servizi" stesse parlando, ma si limitò a dire: "È una seccatura, lo capisco. Ma gli ordini del signor dottore sono stati chiari. Per una settimana potrai fare a meno di lui, un altro valletto si occuperà delle tue stanze."

"E delle mie." aggiunse Otto con espressione seccata e torva, poi aggiunse: "Sempre che il furbetto non stia fingendo il malore solo per scansare la fatica..."

"Avrebbe forse potuto ingannare me, te... non certo il signor dottore. E non mi pare che nei due anni e mezzo da che serve in casa nostra abbia mai avuto malori né veri né simulati, né che tu ti sia mai lamentato di lui e dei suoi servigi, perciò..." disse Nicolaus cercando di mantenere la calma e di dare il giusto tono casuale alle sue parole.

"Forse..." disse il padre titubante, "forse per il ragazzo è divenuto troppo pesante dover servire Otto e Heinz al tempo stesso..."

Nicolaus provò spiacevoli quelle parole del padre, sapendo come l'uomo fosse perfettamente al corrente dei "servizi" di cui stava parlando.

"Oh, i servi dei nostri giorni, specie i più giovani, son solo dei rammolliti e dei fannulloni..." sospirò la baronessa sorseggiando il consommé, poi aggiunse in tono acido: "E le servette son piene di grilli in capo, e poco educate. Si dovrebbe tornare alla frusta, come ai buoni tempi antichi."

"Siamo nel diaciannovesimo secolo, signora madre." disse con voce soave Nicolaus, "I tempi evolvono, la schiavitù fu abolita molto prima che noi nascessimo."

Il padre intervenne nuovamente, con espressione pensierosa: "Credo che sarebbe meglio, quando il servo si sarà ristabilito in forze, che sia solamente al servizio di Otto, oppure di Heinz."

"Non sarebbe ora che invece fosse al mio servizio, signor padre?" insinuò Nicolaus in tono lieve.

"Che c'entri tu? E Otto l'ha avuto a suo totale servizio per ben due anni. Perciò è giusto che resti al mio servizio." disse in tono deciso Heinz, guardando verso la madre sperando di averne il sostegno.

"Ma nostro padre l'ha assunto per servire me." protestò Otto, che a sua volta guardò verso il padre.

Nicolaus sarebbe stato divertito da quella scaramuccia, se non fosse stato profondamente disgustato. Fra i due, pensò comunque, avrebbe preferito che Torsten dovesse servire solamente Otto, che per lo meno non lo vendeva i suoi amici. Anche se però da qualche tempo i suoi degni fratelli si divertivano a sottomettere il suo amato alle loro voglie, contemporaneamente. No, doveva impedirlo, a costo di far durare la "malattia" di Torsten più a lungo, se non fosse stato assegnato a lui. Comunque doveva trovare al più presto una soluzione per sottrarlo ai fratelli.

"Il servo è mio, quindi deve restare al mio servizio." insisté Otto.

"Comunque, può benissimo continuare a servirci tutti e due. Dopo tutto è solo un malessere passeggero." disse Heinz guardando Otto in aria di sfida.

"Trovo noiosa questa conversazione a proposito di un servo..." disse la baronessa, affrontando la propria suprème di pollo.

"Aspettiamo che guarisca e nel frattempo deciderò che fare." tagliò corto il padre, dichiarando così chiuso quell'argomento.

Il cane che trova un osso, non lo molla tanto facilmente... Se si fosse sostituito il termine "servizio" con il termine "fottere", quella sarebbe stata una perfetta discussione da osteria, pensò Nicolaus. Ma certo, la sua era una famiglia per bene, dell'alta società, timorata di dio e rispettosa delle leggi... almeno all'apparenza.

Per la prima volta in vita sua, Nicolaus si sentì un perfetto estraneo in seno alla propria famiglia.

Frattanto, al piano superiore, una serva era andata a portare la cena a Torsten ed a vedere come stesse. Quando entrò nella stanzetta, Torsten girò il capo a guardarla.

"Ilse... sei tu? Perché sono qui? Che è capitato?"

"Oh, santo Iddio! Sei tornato in te, Torsten, finalmente. Di sotto, in cucina, non si fa che parlare del tuo improvviso malore."

"Malore? Che malore? Che stanza è questa? Questa non è la mia camera nel quartiere di padron Otto."

"Certo che no, qui è dal signorino giovane. Lui t'ha trovato riverso a terra, nel corridoio davanti alla sua porta, privo di sensi. Hanno persino chiamato il signor dottore."

"Il dottore? Per me?"

"Per te, certo. Ma non ricordi proprio nulla?"

"No, ricordo solo che stavo tornando nel quartiere del signorino Heinz e ora... ora sono qui. Buon dio, quanto mi sento debole... La testa mi gira..."

"Pasto speciale per te. Stasera mangi come i padroni, consommé e petto di pollo. Ha un'odorino... Però prima, ha detto Johannes, devo farti prendere un cucchiaio del cordiale... ah, eccolo qui. Ora te lo preparo.... Ecco, bevilo tutto."

Torsten lo sorbì e fece una smorfia: "È amaro come la mala sorte!" esclamò a bassa voce.

"Ma lo devi prendere tre volte al giorno, se vuoi guarire. Non lo sai che più le medicine sono amare, più fanno bene?"

"Guarire? Ma di che?"

"Oh, che vuoi che ne sappia io! So solo che non si fa che parlare di te e del tuo malore, oggi, in casa. Mangi da solo? Gliela fai o ti devo imboccare io?"

"Credo di poter fare da me... dai qua... ci provo."

"Ha detto la cuoca che devi mangiar piano, lentamente. Dio che buon odore! Vorrei quasi ammalarmi anche io."

Torsten iniziò a sorbire il consommé a piccoli sorsi: era veramente delizioso!

"Ma, Torsten, non ti sei proprio accorto di sentirti mancare?"

"No, di nulla, te l'ho detto. Stavo camminado.. e ora so solo che mi sento debole come un puledro appena nato." mormorò il ragazzo.

"E allora vedi di diventare presto uno stallone nel pieno del vigore." ridacchiò la ragazza. "Un ragazzo bello come te..." aggiunse poi civettuola.

"Ma perché devo stare qui e non nel mio letto?" chiese il ragazzo.

"E che ne so io? Un letto vale l'altro, no? Qui sei e qui stai, finché i padroni non decideranno diversamente. Dopotutto, devi ringraziare il cielo che un letto tu ce l'hai. Ti gira il capo, hai detto?"

"Sì, un poco. Se mi muovo mi gira di più, come se tutto mi girasse attorno..." inventò il ragazzo. "Mi sento debole come se avessi la febbre del fieno..."

La ragazza gli pose una mano sulla fronte: "Però non scotti, non hai la febbre, sei fresco come una rosa."

"Meno male che sei anche medico, tu." la celiò il ragazzo.

"Queste cose le so capire anche io. Ma a volte la febbre va e viene... magari stanotte ti torna. Però è un buon segno che sei tornato in te."

"Son rimasto a lungo senza conoscenza?"

"Pare proprio di sì. Ma non parlare, tu, che ti stanca. Continua a mangiare, ma piano, lentamente, a piccoli bocconi, ha detto Johannes. Ha detto pure che eri pallido come un morto..." disse la ragazza facendosi un rapido segno della croce. Poi chiese: "Ma dì un po'... sei tutto nudo, sotto la coperta?"

Torsten non rispose subito, poi disse: "Pare di sì... chi mi ha tolto la livrea di dosso?"

"Forse il dottore per visitarti... o Franz e Volger quando t'hanno messo in letto... han detto che eri inanimato come una bambola di pezza..."

"E perché m'han denudato? E dove è la mia livrea?"

"Qui non la vedo. Pare comunque che fosse l'ordine del signor dottore. D'altronde, che volevi, stare in letto tutto vestito?" ridacchiò la ragazza.

"Non ricordo proprio niente..."

"Beh, certo, se avevi perso la conoscenza, non puoi ricordare nulla. Dice Volger che è strano, un montanaro forte e robusto come te..."

"Anche i montanari s'ammalano... e muoiono." ribatté sottovoce il ragazzo.

La ragazza fece nuovamente un rapido segno di croce. Torsten terminò la cena. La serva prese il vassoio e tornò di sotto, lasciandolo solo. Il ragazzo guardò il flacone di cordiale. Era davvero amaro come il fiele... ma se grazie a quello poteva restare lì, nel quartiere di Nicolaus, ne avrebbe bevuto volentieri a botti!

Nel pasto era compreso anche mezzo bicchiere di vino, di quello buono, non quello un po' aspro ed annacquato normalmente riservato a loro servi. Torsten sorrise. Il suo Nicolaus, e ora poteva veramente dire "suo", aveva avuto una brillante idea! E non solo per il buon cibo... Ma quanto sarebbe potuta durare, quella finzione? E poi, che sarebbe successo?

Attendeva con lieta impazienza il ritorno di Nicolaus, non vedeva l'ora di stare nuovamente con lui: lì, nel quartiere del signorino giovane, almeno per il momento, si sentiva al sicuro.

Sentì qualcuno entrare nel quartierino e vide che era il suo Nicolaus, che gli si avvicinò con un ampio e dolce sorriso. Sedette sul bordo del lettino. Torsten gli prese una mano e la baciò.

"Ti sei annoiato qui tutto solo?" gli chiese l'amico.

"No, affatto, perché non ho fatto che pensare a voi."

"Sei galante."

"Sono solo sincero. Se prima, solo pensare a voi, solo ripetere dentro di me il vostro nome, mi dava forza e coraggio, ora mi riempie di felicità. Finché mi amerete, signorino, non mi sentirò mai solo."

"È così anche per me."

"Me lo dareste, un bacio?"

"Se te lo dessi... non vorrei limitarmi solo a quello. Non saprei fermarmi..." gli rispose con dolcezza il ragazzo.

"Non sarei certo io a farvi fermare. Manca molto?"

"A che?"

"All'ora in cui finalmente sarà vostro anche il mio corpo, all'ora in cui mi farete finalmente vostro."

"Tu sei già mio, come io sono già tuo."

"Via, non fingete di non capire..."

"A mezzanotte!" disse in tono scherzosamente solenne il figlio del barone.

"Così tardi? A mezzanotte come Cenerentola?"

"No, lei a mezzanotte dovette fuggire. Noi, invece... inizieremo a fare l'amore. La nostra prima volta."

"Non si può fare un po' prima?"

"Vedremo di far scoccare la mezzanotte un po' prima, questa sera. Anch'io brucio dal desideio. Anche se..." rispose Nicolaus, ma non proseguì.

"Anche se?" lo incoraggiò Torsten.

"Anche se, pur avendolo immaginato mille volte... non l'ho mai fatto prima d'ora."

"Dite davvero? Mai? Io, invece... l'ho dovuto fare fin troppe volte..."

"No, per quello che m'hai detto, anche per te sarà la prima volta. Solo che tu sai come si fa, io l'ho solo immaginato. Perciò toccherà a te guidarmi, almeno per le prime volte."

"Ora non mi avete più solo sul vostro libro d'arte. Ora son qui per voi..." sussurrò Torsten con voce emozionata.

"Sì, e tu sei di gran lunga più bello di quel San Giogio. Ma soprattutto sei finalmente mio."

"Non ancora del tutto come vorrei... lo sarò dopo che la nostra mezzanotte sarà finalmente scoccata."

"Sai che non conosco, o non ricordo, il tuo nome di famiglia?"

"Zweig, signorino. Mi chiamo Torsten Zweig."

"Ha un bel suono, il tuo nome. E vorrei essere uno Zweig anche io, invece che un von Meyerburg." mormorò il ragazzo ripensando alla breve discussione che s'era svolta durante la sua cena.

"Anche il vostro nome ha un suono dolce."

"Von Meyerburg?"

"No, Nicolaus... ha un suono melodioso."

"Davvero ti piace?"

"Davvero, perché è il vostro nome. Ma troverei delizioso qualsiasi nome aveste, ne sono sicuro."

"Sempre più galante." osservò con un sorriso compiaciuto il ragazzo, serrando la mano che ancora era intrecciata con la sua.

"Ma sempre sincero. A voi non potrei mentire."

"Perché a me non potresti mentire?"

"Perché vi amo." rispose sottovoce il giovane servo, poi chiese: "Ma che ci trovate in me, per potermi amare? Amare me, un montanaro, un servo..."

"Ma io non amo né il montanaro né il servo, Io amo Torsten. Amo colui che attendevo fin da molto prima di vederti, di conoscerti. Quello che non sapevo dove fosse, chi fosse, ma che sapevo esistere. Tu potresti essere un mendicante o un re, e ti amerei dello stesso amore. Bianco, nero o giallo, e il mio amore per te non cambierebbe."

"E se io fossi verde?" chiese celiando il giovane servo.

"Troverei che il verde è il più bel colore del mondo."

"Ora siete voi galante."

"Ma sincero." gli rispose Nicolaus, facendogli il verso, ma con estrema tenerezza.


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