"Torsten, per cortesia, puoi venire un solo attimo nelle mie stanze?" gli chiese Nicolaus.
"Ora? Se è davvero un attimo solo... vengo."
"Un solo attimo, non temere." rispose il ragazzo con un sorriso dolce ed amichevole.
Torsten lo seguì. Nicolaus lo fece entrare, chiuse la porta a chiave alle spalle del servo, poi gli si parò dinnanzi. Lo prese per le braccia, lo guardò negli occhi con uno sguardo luminoso e caldo. Lo tirò a sé e, presogli il volto fra le mani, lo baciò dritto in bocca.
Torsten ebbe un live scatto di sorpresa, spalancò gli occhi e fece per sottrarsi, ma Nicolaus lo tenne fermo. Dopo un istante, Torsten rispose al bacio, fremendo, chiudendo gli occhi, sentendosi le gambe cedere.
L'unico con cui si fosse mai baciato fino ad allora era stato Alois, ormai più di due anni prima... Ma se i baci che si scambiavano con Alois erano assai piacevoli, questo bacio a sorpresa era qualcosa di straordinario, bellissimo, miracoloso.
Quando le loro labbra si separarono, Torsten, gli occhi lucidi di commozione, la voce rotta per l'emozione, tutto il corpo in fiamme, chiese in un sussurro: "Perché?"
"Perché tu sei la cosa più bella e più importante della mia vita, Torsten! Perché voglio che tu sia mio e io voglio essere tuo! Perché io... io ti amo, Torsten. Perché io voglio vivere con te e per te..."
Il giovane servo, ad ognuno di quei "perché", prese a tremare con crescente intensità, travolto dalla passione che impregnava ciascuna di quelle parole.
Poi, lentamente, il giovane servo scivolò a terra, sulle proprie ginocchia, seduto sui talloni e, raggomitolandosi, scoppiò in un pianto dirotto.
Nicolaus, temendo di averlo offeso, di averlo ferito con le sue parole, gli si inginocchiò davanti e, carezzandogli timidamente le spalle scosse dai singhiozzi, con voce contrita disse: "Perdonami, Torsten... no, non fare così... perdonami. Io... io non volevo mancarti di rispetto, non volevo ferirti. Io... io ho forse male interpretato i tuoi sguardi... forse, troppo accecato dall'amore che sento per te..."
"No... no..." gemette Torsten.
"Perdonami, ti prego. Non era mia intenzione ferirti..." insisté con voce desolata il ragazzo.
Torsten sollevò il volto, arrossato dall'emozione e guardandolo con occhi ancora colmi di lacrime, la voce che quasi faticava ad uscire per l'intensità di quanto stava provando, disse: "Anche io vi amo, signorino! Anche io vi amo, vi amo da morire!"
"Dici davvero?" sussurrò il figlio del barone con voce incerta, ma ora colma di speranza.
"Lo giuro, vi amo!"
"Ma allora? Allora perché queste lacrime, questi singhiozzi? Perché i tuoi no, no?"
"Non lo capite, signorino? Perché io vorrei appartenervi, anima e corpo e respiro e pensieri e tutto. Vorrei, ma non posso. Io... io non sono un uomo libero, sono solo un servo, ed appartengo ai vostri fratelli. Oh, loro hanno solo il mio corpo, questo è vero, però... però non posso appartenere a voi come vorrei!"
"Nessuno può possedere un altro essere umano, da secoli non esiste più la schiavitù, qui da noi. Solo due che si amano, liberamente donandosi l'uno all'altro, possono dire di appartenersi a vicenda. Ma mai un servo appartiene al padrone."
"Ma io sì. Mio padre mi ha venduto al vostro signor padre... e gli ha affidato anche la mia tutela... e il signor barone ha chiesto la mia parola e io gliel'ho data... perciò, vedete..."
"Venduto? Nessuno può vendere un essere umano, foss'anche il proprio figlio, ad un'altra persona. Ogni servo è libero di lasciare il proprio padrone quando vuole, questa è la legge nel nostro impero! Come puoi credere una cosa del genere, una tale mostruosità? Tu, Torsten, anche se al momento sei un servo in questa casa, prima di tutto sei un essere libero."
"Non io... non io, purtroppo. Certo che vorrei donarmi tutto a voi, ma non posso far dono di quanto non m'appartiene più."
"No, no ti dico! Non è così! Tu sei un essere libero e puoi disporre di te stesso come più t'aggrada. Se pure mio padre ha dato del denaro al tuo per averti, per darti a Otto, il contratto non ha nessun valore di fronte alla legge."
"Ma io ho dato la mia parola al vostro signor padre..."
"Anche quella non ha alcun valore! Oltre tutto tu avevi solo quattordici anni, e ti fu estorta... Tu sei un uomo libero. Se tu... se tu non vuoi accettare che io mi doni a te, se non vuoi donarti a me, certo che puoi..."
"Oh, sì, sì che lo vorrei. Vorrei essere tutto vostro e di nessun altro. Ma il vostro signor padre, anche se non poteva comprarmi come dite voi, anche se la parola che gli ho dato non avesse valore, ha la tutela legale su di me, e finché non giungerò alla maggiore età, può disporre di me come meglio crede. Mio padre ha rinunciato a me e mi ha dato al vostro signor padre... ed ha messo la croce sulle carte, davanti a quattro testimoni, quindi vedete..."
"Oh mio povero, mio adorato Torsten! No, no, te lo ripeto, la vendita, la tua parola, non hanno alcun valore. E quanto alla tutela legale... beh, io non me ne intendo, ma si potrà certo trovare una scappatoia, una soluzione. Ma tu... tu hai detto che mi ami?"
"Sì, sì che vi amo, l'ho detto e lo ripeto: vi amo! Però..."
Nicolaus gli pose un dito sulle labbra: "Zitto... nessun però. Solo il fatto che anche tu mi ami, ora è importante." gli disse e, preso nuovamente il volto del ragazzo fa le mani, lo baciò per la seconda volta.
Torsten rispose al bacio quasi con avidità, assetato dell'amore che Nicolaus gli aveva appena dichiarato.
"Ora... ora potrei anche morire, tanto sono felice!" mormorò il giovane servo quando le loro labbra si staccarono.
"E mi lasceresti qui solo, ora che finalmente so che esiste colui a cui posso donare tutto il mio amore?" gli chiese Nicolaus con un dolce sorriso, carezzandogli le gote ed asciugando le lacrime del ragazzo.
"Oh, no, mai! Non per mia scelta. Ho detto che potrei, non che lo desidero. Però..."
"Però, però! Non voglio più udire questa parola. Troverò un modo... un modo perché tu possa riappropriarti della tua vita."
"E così, finalmente, donarla a voi."
"E io a te la mia. Fidati di me, e..."
In quella una voce tuonò nel corridoio: era Heinz.
"Torsten, maledetto, dove ti sei cacciato?"
Il giovane servo si irrigidì e sbiancò.
Nicolaus gli sussurrò con urgenza: "Svelto, stenditi lì sul sofà e chiudi gli occhi, fingi di aver perso i sensi... e lascia fare a me."
"Ma..."
"Svelto!" gli disse facendolo alzare e sospingendolo verso il sofà.
Quindi andò alla porta, silenziosamente girò la chiave e l'aprì, mentre nuovamente la voce seccata del fratello chiamava il servo.
"Heinz! Non gridare in quel modo. Torsten è qui da me..."
"E che ci fa da te? Non è mica il tuo servo!"
"Ha avuto un malore, qui in corridoio, proprio davanti alla mia porta. L'ho trovato a terra privo di sensi, così l'ho portato dentro e l'ho steso sul sofà. Stavo per l'appunto per venire a cercare aiuto, dato che non riesco a fargli riprendere conoscenza. Anzi, per cortesia, vai tu di sotto, manda su un servo... e magari manda a chiamare il dottore..."
"Ma che diavolo ha? Magari finge solo, perché non ha voglia di lavorare..."
"Non si possono fingere improvvisi pallori né così subitanei rossori, Heinz. Sbrigati, piuttosto, sono alquanto preoccupato."
"Oh, dopo tutto è solo un servo..." sbottò il fraptello, seccato.
"Ma anche la morte di un servo ci creerebbe non pochi problemi, non lo capisci? Sbrigati, per cortesia."
"Ma sì, vado. È dunque così grave?"
"Che vuoi che ne sappia, io. Non sono mica un dottore. Ma potrebbe essere grave. Vai, ora?"
Nicolaus rientrò nelle sue stanze, s'accostò a Torsten e gli carezzò il volto. Il ragazzo aprì gli occhi e gli sorrise.
Poi, in un sussurro, disse: "Avete mentito per me..."
"Per noi. Per coprire il fatto che t'avevo chiesto di entrare qui per un attimo ed invece sono trascorsi parecchi minuti."
"Ma se viene il dottore e scopre che io non ho nulla?"
"È impossibile. Tu gli dirai che hai avuto un improvviso capogiro, che sei caduto a terra davanti alla mia porta, che non ricordi altro e che tutt'ora ti senti terribilmente debole... che le gambe non ti reggono... E se ti farà alzare in piedi, tu barcollerai... senza esagerare, solo un poco... ma dovrai sostenerti su una sedia, o alla parete... Nessun medico può sapere se il capogiro e la debolezza ci sono e sono reali oppure no... Fidati di me..."
Si sentì bussare alla porta.
"Chiudi gli occhi, resta immobile e respira lieve e regolare. Solo se io pronuncerò il tuo nome, aprirai gli occhi. Chiaro?"
Torsten annuì ed obbedì. Nicolaus andò ad aprire. Era il maggiordomo, seguito da Heinz.
"Non ha ancora ripreso i sensi..." disse Nicolaus fingendosi preoccupato, "Entrate, io non so che fare..."
L'uomo entrò, vide il giovane servo steso sul sofà e gli andò accanto.
"Forse sarebbe bene slacciargli i panni, togliergli le scarpe... e magari aprire la finestra... ma coprirlo con una copertella..." sentenziò l'anziano servitore.
"E volete lasciarlo qui?" chiese Heinz in tono stizzito.
"A mio parere, almeno per ora, sarebbe meglio non muoverlo. Che ne dite, Johannes?" chiese Nicolaus.
"Credo che il signorino possa avere ragione. Io vado a cercare i sali... ma se non rinviene, sarà forse prudente mandare a chiamare il dottore." disse il maggiordomo ed uscì, con espressione preoccupata.
"Aiutami a togliergli le scarpe e ad aprirgli gli abiti." disse Nicolaus al fratello.
"Ho di meglio da fare che servire un servo!" rispose Heinz e prima che Nicolaus potesse replicare, uscì.
Nicolaus attese che il rumore dei passi del fratello svanisse, poi si accostò all'amico.
"Torsten, siamo soli. Ha funzionato perfettamente, vedi?"
"Avevo una tal fifa addosso che per poco perdevo i sensi davvero." mormorò il ragazzo.
"Togliti le scarpe ed apriti i panni. Io vado a prendere una copertella e ad aprire la finestra come ha consigliato Johannes. Al minimo rumore rimettiti giù e fingi d'essere ancora privo di sensi."
Torsten annuì, obbedì, e si chiese dove quella recita sarebbe andata a parare. Quando Nicolaus tornò e lo coprì con la coperta, il servo chiese: "Non sarebbe forse meglio se ora dico che sto bene?"
"No, non ancora. Tornerà Johannes con i sali e te li porrà sotto il naso. Tu respira lieve, dalle labbra socchiuse, e cerca di non aspirare i sali. Comunque non ti devi ancora risvegliare. Non ancora."
"E quando?" chiese serio il servitorello.
"Solo quando io pronuncerò il tuo nome, come t'ho detto. Tu allora riaprirai gli occhi e, senza muoverti, emetterai un lieve gemito. Se ti fanno domande, risponderai in un sussurro e solo con un sì o con un no, come se tu fossi confuso... e per il resto lascia fare a me. Te la senti?"
"Tutto quello che volete voi, signorino."
"E ricorda che... che io ti amo!"
"Come potrei mai scordarlo, ormai? Anche io vi amo... Mi date ancora un bacio, per favore?"
Nicolaus gli sorrise e gli dette un bacio lieve, poi gli disse: "Avremo altre occasioni. Ecco, stanno tornando. Chiudi gli occhi, amore."
Johannes tornò con la boccettina dei sali, ma non ottenne nessun risultato. Con voce grave, disse: "Mando a chiamare il dottore. Vi incomoda, signorino, se il ragazzo resta ancora qui da voi?"
"No, non troppo. Solo, fate presto, sono molto preoccupato."
"Certamente, signorino, non dubitate."
"E... avvertite voi il mio signor padre, ed anche il signor intendente di questo problema."
"Volete che mandi su un servo o una serva per vegliare il ragazzo?"
"Non occorre. Leggerò un libro e gli resterò accanto io, non mi costa nulla. Il dottore deciderà poi quel che si deve fare. Grazie, Johannes, ero davvero spaventato, prima che veniste voi..."
Il maggiordomo uscì. Nicolaus tornò accanto al sofà, sedette sul bordo accanto al ragazzo, lo cinse fra le braccia e lo baciò. Torsten riaprì gli occhi e d'istinto abbracciò l'amico e rispose al suo bacio.
"Se fate così, però, mi fate perdere i sensi davvero! È troppo bello, stare qui con voi, fra le vostre braccia."
"Torsten, una cosa vorrei però che fosse chiara..."
"Dite..."
"Quando io ti ho detto che ti amo... che vorrei che tu fossi mio ed io tuo... io intendevo dire che provo fortissimo il desiderio... il desiderio di unirmi a te... di fare l'amore con te. Vorrei... vorrei farti gioire con il mio corpo e gioire con il tuo... capisci che cosa ti sto dicendo?"
Torsten si aprì in un luminoso e dolce sorriso: "Certo che lo capisco, signorino. Non desidero altro anche io, da tempo. Essere tutto e solamente vostro, anima e corpo. Fare l'amore con voi, stare fra le vostre braccia, darvi gioia e piacere e godimento... Tutto!"
Nicolaus sorrise annuendo: "Volevo solo essere certo che tu avessi capito la portata delle mie parole. Ebbene, mio Torsten, ti giuro solennemente, sulla mia stessa vita, che troverò il modo perché tu ed io si possa vivere assieme e l'uno per l'altro. Non so se ci vorrà molto o poco tempo, ma in un modo o nell'altro, vedrai, questo nostro desiderio diventerà realtà. Te lo giuro, Torsten, sulla mia vita!"
Un'ombra di tristezza velò, improvviso, il bel volto del giovane servo.
"Che c'è, amato mio?" gli chiese subito l'amico.
"Se io fossi il vostro servo personale... potrei essere tutto vostro, notte e giorno... e non dei vostri fratelli..."
"Ma tu non sei dei miei fratelli, ormai. Sei solo mio."
"Purtroppo no... sono ancora dei vostri fratelli, se pure soltanto il mio corpo e non il mio cuore."
"Neanche il tuo corpo. Tu devi solo pulire le loro stanze, e..." iniziò a dire Nicolaus ma, mentre diceva queste parole, e vedendo la profonda tristezza che sempre più velava i begli occhi del ragazzo che amava, d'improvviso temette di capire.
"Vuoi dire... vuoi forse dire che... Otto e Heinz usano te, il tuo corpo... per..."
"Io non vi posso dire niente..." protestò con voce debole e triste il ragazzo, scuotendo il capo.
"No! No, tu devi! La parola che il mio signor padre ti ha estorto, non ha alcun valore! Non per me, non con me! Se tu mi ami davvero, non devi e non puoi avere segreti con me."
Lacrime presero a scendere lentamente ed a rigare le gote del giovane servo.
"Ti prego, amore... parla..." lo implorò l'amico, sempre più certo di aver visto giusto.
"Io non vorrei... specialmente ora che voi... ma il mio compito... il mio dovere... è esattamene quello che voi avete intuito. Per questo scopo il vostro signor padre venne a Pätsch e mi comprò da mio padre. Oh, quante volte ho sognato che foste voi, voi solo e non loro a... a possedermi così!" mormorò Torsten e, finalmente, aprì il proprio cuore a Nicolaus. Gli narrò tutto, con un filo di voce, senza omettere nulla, neppure come Heinz lo giocasse agli scacchi, lo spiasse dal foro dellla porta, né come ultimamente tutti e due i fratelli lo usassero assieme...
Via via che il penoso racconto si dipanava, al tempo stesso Torsten provava sollievo nel potersi confidare e pena nel ricordare, e Nicolaus provava dolore ed orrore. Quando alla fine il giovane servo tacque, Nicolaus lo abbracciò stretto.
Gli sussurrò: "O povero, povero amore mio! Quanto hai dovuto ingiustamente sopportare. No, tutto questo deve finire, deve finire al più presto, assolutamente. A costo della mia vita, te l'ho detto e te lo ripeto... e te lo giuro, tutto questo finirà."
"Ma come?" chiese Torsten in un soffio. Poi chiese: "Ma ora che sapete... mi amate ancora?"
"Se ti amo? Esattamente come prima, perché di più non credo sia possibile. E come? Non so ancora, ma tutto finirà, e al più presto. Tu... tu frattanto... continua a fingere di star male, e forse questo, se i miei fratelli non sono bestie, ti sottrarrà alle loro insane voglie. Pensi di riuscire a fingere di star male, di essere troppo debole per... per qualsiasi incombenza?"
"Per voi, sì... per voi saprò fingere, o almeno spero. Ma davvero mi amate ancora, ora che sapete?"
"Non devi dubitarne minimamente. Oh, mio povero amore, che ti hanno fatto! E i miei fratelli, mio padre, come hanno potuto? Il mio signor padre... Che famiglia infame è dunque la mia!"
"Non poi tanto infame, se ha saputo dar vita ad un angelo come voi, signorino..." gli disse con un mesto sorriso il giovane servo.
Sentirono passi nel corridoio e Nicolaus andò a sedere sulla sedia e aprì il libro che vi aveva posto, appoggiandolo sulle proprie gambe. Bussarono.
Nicolaus disse: "Entrate!"
Entrò il medico di famiglia dei von Meyerburg.
"Signorino Nicolaus, i miei rispetti. Si è ripreso il servo?" chiese l'uomo accostandosi al sofà.
Torsten aveva richiuso gli occhi.
"Sì, ma solo per pochi istanti. Era confuso, smarrito, non sapeva dove fosse né che gli fosse accaduto... poi ha perso di nuovo conoscenza. A volte è pallido come la cera, a volte il suo volto avvampa improvvisamente, con il colore della brace. Ora sembra che il colorito sia normale, ma... io non me ne intendo. È grave, il ragazzo?"
"Non ne ho ancora idea, lo devo visitare." rispose il medico e, chinatosi su Torsten, gli prese il polso.
Nicolaus fece cenno a Johannes di uscire. Poi tornò accanto al medico: "Allora?"
"Il polso, in questo momento, sembra quasi regolare, solo lievemente accelerato. Ma i cambiamenti di colore di cui m'avete detto, mi fanno pensare a bruschi sbalzi di pressione. È la prima volta che il servo accusa questi malori?"
"Per quanto ne so io, è la prima volta."
"Conoscete l'età esatta del ragazzo?"
"Ha sedici anni e mezzo... tre mesi meno di me, mi pare."
"L'età dello sviluppo, a volte, gioca di questi scherzi... non ha la febbre, a quanto pare. Avete notato se ha avuto improvvisi sudori?"
"M'è parso di si, in certi momenti..."
"Quand'era pallido, presumo."
"Proprio così."
"Sudori freddi, perciò."
"Ma solo per brevi tratti." inventò il ragazzo, "E tremava."
"Sì, caratteristico." rispose il medico proseguendo nella sua visita. "Deve stare a letto... almeno per ora. La sua stanza e su, nelle soffitte?"
"Non sarebbe meglio non muoverlo?" chiese Nicolaus, senza rispondere alla domanda, poi aggiunse: "La stanza del mio valletto, là dietro quella porta, non è usata..."
"Sì, fin là, nessun problema. Ordinerò in cucina che gli siano preparati pasti leggeri ma nutrienti. Spiegherò alla cuoca la bisogna. Se non dovesse riprendere i sensi entro domattina, fatemi chiamare nuovamente. Per ora, riposo e nutrimento adatto, dovrebbero essere sufficienti."
"Necessita di qualcuno che lo vegli?"
"Non credo. Sarà sufficiente che di tanto in tanto qualcuno lo venga a vedere."
"Ma... è grave?"
"No, non credo proprio... non mi pare. Basterà tener d'occhio la sua situazione. Comunque gli farò preparare anche un ricostituente e ve lo manderò tramite uno dei miei servi. Un cucchiaio del cordiale ad ogni pasto, tre volte al giorno. È molto amaro, ma lo deve prendere."
"Mi assicurerò che lo faccia."
"Se per domani mattina non avesse ripreso i sensi, mandatemi a chiamare. Ripeterò i miei ordini anche al vostro maggiordomo. Ma penso che, quasi certamente, tornerà in sé prima di domattina. Se così è, fate in modo, comunque, che resti a riposo per alcuni giorni... tre o quattro almeno, forse anche una settimana."
"Vi ringrazio, dottore."
"Ora probabilmente sta riposando. Ne ha bisogno, dopo gli sbalzi che la sua pressione ha subito. Il colorito e il polso sono regolari. Bene, questo è quanto."
"Vi acompagno, signor dottore..."
"Non incomodatevi, grazie. Conosco bene la strada. Buona giornata, signorino."
"Buon pomeriggio a voi, signor dottore." rispose con formale cortesia il ragazzo.
Quando il medico fu uscito, Nicolaus tornò accanto all'amico. "Hai visto, Torsten? Il signor dottore l'ha bevuta come un bichiere d'acqua fresca. E tu hai recitato la tua parte ottimamente. E resterai qui nel mio quartiere, come hai udito, almeno per una settimana: ordine del signor dottore!" gli disse Nicolaus trionfante, prendendo una mano di Torsten fra le sue.
"E... potremo fare... l'amore?" chiese il ragazzo con occhi luminosi.
"Se non ti sentirai troppo debole..." lo celiò l'amico.
"Oh no! Lo farei anche subito... se voi lo voleste."
"Sì, lo vorrei, ma... forse più tardi è meglio. Ora vado a chiamare due servi perché ti trasportino di là, sul lettino del mio valletto."
"Posso andarci anche da solo..."
"No, farà più impressione, se ti ci devono trasportare di peso. Tu continua a pretendere di non essere ancora rinvenuto, mi raccomando."
"Quando mi metteranno a letto, di là... non è meglio se mi tolgono tutti i panni di dosso? Almeno... sarò già pronto quando verrete a... a fare l'amore con me..." disse il ragazzo ed arrossì lievemente, ma sorridendo.
"Un'ottima idea. Darò ordine che lo facciano. Tu però resta inerte, a corpo morto, e gli occhi chiusi."