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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 11
LE PARTITE A SCACCHI

A volte, durante il pomeriggio, quando Torsten era al servizio di Heinz, questi riceveva qualche suo amico per le consuete partite a scacchi. Queste avvenivano nello studiolo di Heinz. Torsten doveva restare in piedi nel salotto, accanto alla porta, pronto agli ordini.

Era da poco più di cinque settimane al servizio di Heinz, quando un giorno sentì una conversazione...

"E ditemi, mio caro von Hellenstein, avete avuto per caso una qualche... avventuretta galante, ultimamente?"

La voce grave dell'altro, profonda nonstante fosse un coetaneo di Heinz, rispose: "Non credete mio caro von Meyerburg, che queste siano cose alquanto personali e riservate?"

Heinz rise piano: "Ma via, fra vecchi amici come voi ed io? Io, purtroppo, non ne ho avute. Vedete, mio caro amico, non mi costa nulla confidarlo a voi..."

"Beh, io... neppure io, ad essere sinceri."

"Già. È pesante a volte, non è vero?"

"Pesante? Di che state parlando, Heinz? Che cosa dovrebbe essere pesante?"

"Ma sì, non poter dare spazio a certi... a certi naturali desideri."

"Ah, beh... Dovreste saperlo anche voi, almeno quanto me, Heinz."

"Non proprio. Non io." sorrise sornione il ragazzo.

"Ma se mi avete appena detto, or ora, che anche voi... da tempo... non avete nessuna avventuretta galante!"

"Sì, certo, è così. Ma vi sono altri modi per far diminuire il desiderio, per appagarlo in attesa... di migliori occasioni."

L'altro ridacchiò, con la sua risata bassa e profonda: "Ah, quello. Ben magra consolazione, credo che ne conveniate anche voi."

"No, non quello. Altro..."

"Altro? Altro che? Oggi siete... misterioso. Di che state parlando?"

"Se fossi certo di potermi fidare di voi, mio caro Martinus..."

"Ma certo che potete fidarvi di me. Che diamine! Non mi conoscete ormai da sufficiente tempo?"

"Se fossi certo che quanto vi potrei confidare non uscirà mai dalle vostre labbra..."

"Volete che ve lo giuri? Se è solo questo che volete..." ribatté l'altro, ora decisamente incuriosito.

"Mi basta solo la vostra parola d'onore, Martinus..."

"E l'avete, l'avete. Ma che sono tutti questi misteri?"

"Ebbene, avete di certo notato il mio valletto..."

"Il ragazzo che mi ha aperto la porta? Sì, certo. Ebbene?"

"Ebbene, da quando ho lui al mio servizio... non è più necessario che io mi accontenti... di questa."

"Volete dire... che quel ragazzo, benché così giovane... vi procura di che divertirvi?" chiese in tono stupito ed un po' incredulo l'amico.

"No, voglio dire che quel servo... mi da di cui posso divertirmi."

"Cioè? Non capisco... Non ve lo procura ma ve lo da? Parlate per enigmi, quest'oggi, Heinz?"

"Tutt'altro. Vi sto dicendo che è con lui che finalmente posso concedermi... tutte le libertà che posso desiderare."

"Mi state dicendo che... che quel vostro valletto... è anche il vostro catamita?"

"Esattamente. Ed è altrettanto zelante ed efficiente sia come valletto che come catamita, ve lo assicuro."

Torsten non conosceva la parola "catamita", ma ne intuì subito il significato, ed arrossì.

"Ma a voi... Heinz... voi avete per caso di quelle tendenze alla francese?"

"Assolutamente no. Ma che volete, ad un assetato, se non avete vino, potete sempre offrire acqua... e gli toglierete comunque la sete. Certo che preferisco il vino, io, ma per ora, piuttosto che restare a gola asciutta, mi accontento dell'acqua. E vi garantisco che comunque ci sa fare... oh, se ci sa fare! O per meglio dire, si lascia fare. Di tutto! Senza battere ciglio."

"È dunque, il vostro valletto... un sodomita?" chiese a bassa voce l'amico, ma non tanto che Torsten non potesse sentire.

"Che lo sia o no, non mi interessa, finché mi fornisce quel surrogato che mi abbisogna. Non ho più di quei problemi, da quando l'ho al mio servizio."

"Ah. Ma... perché mi state confidando questo... questo peculiare vostro segreto?"

"Perché voi siete, Martinus, il mio migliore amico. Non è forse così?"

"Lo sono, lo sono di certo. Ma ancora non capisco..."

"Sapendo quanto anche a voi possa pesare dovervi soddisfare solo con... la nana e le sue quattro figlie... pensavo che potrebbe interessarvi provare... come dire... questo diversivo."

"Cioè... il vostro valletto? Ma via, state celiando?"

"No davvero. Vi sto offrendo solamente l'opportunità di fare una prova. Anche io, dapprima, credetemi, ero tutt'altro che convinto della cosa, ma poi, dopo aver provato... Certo, non è davvero l'ideale, ma come diceva un saggio..." disse Heinz citando le parole di suo fratello Otto, "un foro è pur sempre un foro, e due labbra son pur sempre solo due labbra, non han né genere né nome..."

Martinus scosse il capo, quasi a schiarirsi le idee, poi disse: "Ma ci pensate se... se si venisse a sapere? Che onta!"

"Voi terrete la vostra bocca ben sigillata riguardo a me, come m'avete promesso, ed io riguardo a voi. Chi mai potrebbe venirlo a sapere? Resterebbe un segreto fra amici. È solo perché vi considero il mio migliore amico che vi sto offrendo questo... surrogato."

"Ma come potrei portalo in casa mia, un vostro servo? Con che scusa?"

"Ma no, non da voi, qui da me. Nella massima discrezione, si intende."

"Sul... sul vostro letto?"

"No, nella stanza del valletto. Avreste tutta la necessaria riservatezza. Voi e lui soltanto, si intende. Potete chiudere la porta a chiave e io comunque vi attenderei qui..."

"Ma e il servo? Credete che accetterà di... di prestarsi anche ad alri?"

"Accettare? Lui esegue qualsiasi mio ordine. E sufficiente che io gli ordini di compiacervi e vi compiacerà prontamente... nel modo che voi più preferite, mio caro amico. Per mia fortuna, è un servo d'altri tempi: obbedisce prontamente, senza discutere, senza lamentarsi, e soprattutto, non direbbe mai nulla di quanto vede, o sente o fa nelle mie stanze. Allora?"

"Allora, che?"

"Non accettate la mia offerta? Non vi piacerebbe fare almeno una prova? Provare per credere, come si dice. Non è così?"

"Mah... non saprei... Mi avete colto totalmente alla sprovvista..."

"Fare una prova, per una volta, non vi uccide di certo. Se vi aggrada... si potrà combinare ancora. Se non vi aggrada, tutto è esattamente come prima. Che avete da rimetterci?

"E dite che con lui..."

"Molto, ma molto meglio che farlo da soli, ve lo posso garantire. Inoltre, senza correre alcun rischio. È pulito, sano, riservato ma soprattutto non vi è rischio di metterlo incinta neppure se ce la metteste tutta."

Martinus rise con la sua caratteristica profonda risata: "Di questo non v'è alcun dubbio." disse, poi aggiunse, "Ma a che devo questa... vostra offerta?"

"Non vi offro forse, ogni qual volta mi onorate con la vostra gradita presenza, quanto di meglio vi è in questa casa? Come d'altronde voi a me, mio caro Martinus. Perciò..."

"Ora?"

"Se lo voleste..."

"Mi tentate... Parigi val bene una messa, si usa dire. Per una volta, forse..."

"Certo, per un volta. Ma se vi aggradasse... anche altre volte... Purché la... consumazione avvenga qui, da me."

"Sì, certo. Ma davvero dite che il vostro valletto sa dare... piena soddisfazione?"

"Avete solo da provare per verificare se ho detto il vero."

"Un foro e sempre un foro e una bocca..."

"Esattamente. Potete divertirvi con l'uno o con l'altra, o con entrambe, come più vi piace. Usarli fino a vostra totale soddisfazione. In santa pace e senza disturbo."

"Ebbene... sì, accetto la vostra offerta. M'avete incuriosito."

"Bene. Dico al mio valletto che vada a prepararsi, poi vi mostro dove è la sua stanza. Attendetemi un attimo soltanto."

Torsten non credeva alle proprie orecchie... Ora avrebbe dovuto accontentare anche gli amici del signorino. D'altronde lui era tenuto ad obbedire a qualsiasi ordine di Heinz, nelle ore in cui era al suo servizio...

Il signorino entrò in salotto, lo prese per un braccio e lo sospinse verso la sua cameretta.

"Hai sentito, no? Ora denudati e stenditi sul letto, sul ventre, sì che veda per prima cosa il tuo bel culetto e non il tuo inutile ciondolo. E quando il mio amico Martinus giungerà qui, farai ogni cosa che ti chiederà, proprio come se fossi io ad ordinartelo. E vedi di farlo godere per bene. Se non sarà contento di te... ti darò venti scudisciate, tienilo bene a mente."

"Come il signorino comanda." mormorò a bassa voce il povero ragazzo.

"E mostra un volto lieto, non quel muso lungo. Dopo tutto è un onore. Il mio amico Martinus, è figlio di un principe."

"Certamente, signorino, farò del mio meglio."

"Bene, denudati in fretta, mettiti l'unguento e fatti trovare pronto. Poi resta qui ad attendermi, senza rivestirti."

Dopo poco Torsten sentì la porta della sua stanzetta aprirsi, poi richiudersi. Tutto era silenzio, tanto che il ragazzo pensò che l'ospite gli avesse soltanto lanciato un'occhiata e se ne fosse andato. Stava per girarsi a guardare, quando la voce profonda ed inconfondibile dell'ospite si levò:

"Bene, ragazzo. Non so davvero se mi piacerà fotterti, ma vale la pena di fare una prova. Sei davvero esperto come pretende il mio amico?"

"Spero di sapevi dare il piacere che desiderate, signore." ripose il ragazzo.

"Non ti girare... non guardare verso di me... ora mi spoglio e... non sono avezzo a farlo davanti ad un estraneo... davanti ad un maschio, sia pure solamente un servo."

"Come desiderate, signore." rispose il valletto e girò il viso verso la parete.

Sentì l'altro armeggiare, poi lo sentì salire sul letto, stendersi sopra di lui.

Né Torsten né Martinus sapevano che Heinz stava con l'orecchio incollato al battente della porta cercando di carpire ogni parola, ogni rumore che gli potessero rivelare quanto, con suo rammarico, non era in grado di vedere.

I due, dentro, non parlavano. Ma quando Heinz sentì un lungo e basso "aaahhh..." di soddisfazione, capì che Martinus doveva aver penetrato il suo valletto. Dopo poco, infatti, il ritmico e lieve cigolare del letto del servo, gli dette ragione.

Heinz era eccitato. La prima parte del suo piano stava funzionando a meraviglia. Vi aveva lavorato a lungo, l'aveva progettato bene... e se il suo amico avesse apprezzato la fottuta... avrebbe avuto il primo dei suoi "clienti affezionati".

Intendeva infatti allettare in quel modo tutti i suoi amici, l'uno dopo l'altro e ognuno all'insaputa degli altri, offrendo loro i servizi del suo valletto. E dopo la prima fottuta gentilmente offerta "dalla casa", per le seguenti volte avrebbe usato come posta, giocando a scacchi, l'accogliente culetto del servo.

Se la partita era vinta dal suo ospite, invece di pagare la posta, avrebbe permesso loro di fottere il suo servo. Se avesse vinto lui, avrebbe incassato il denaro e, come premio di consolazione, avrebbe lasciato appartare l'amico con il suo servo. In questo modo, lui non avrebbe mai più dovuto sborsare denaro, ma ne avrebbe solamente guadagnato.

I rumori che provenivano dalla stanza lo facevano eccitare sempre più. Una nuova idea si affacciò alla sua mente fertile e contorta. Avrebbe fatto spostare il letto del valletto contro la parete di fronte alla porta, ed avrebbe praticato nel battente, all'insaputa di tutti, un forellino quasi invisibile... ma sufficiente per permettergli una piena visuale.

E dopo che gli amici, appagati, se ne fossero andati, lui si sarebbe preso il suo piacere con il servetto... Molto bene, pensò fregandosi le mani contento. Capì, dai lievi mugolii, che l'amico sava raggiungendo l'orgasmo. Allora si allontanò in silenzio e tornò a sedere nel proprio studiolo. Dopo pochi minuti il suo amico tornò...

"Allora? Tutto bene?" chiese con aria soave Heinz.

"Beh, devo confessare che... non è niente male. Sì, avevate ragione voi, caro amico... benché non sia una ragazza... è assai meglio che... che farlo da soli."

"Posso perciò presumere che, di tanto in tanto... non vi dispiacerebbe ripetere l'esperienza."

"Fin quando la vostra ospitalità e cortesia me lo permetteranno... Sapete, vi devo confessare che un po' mi sento strano... mai avrei pensato che... con un ragazzo... voi mi capite..."

"Oh, sì, vi capisco perfettamente. All'inizio anche io ero alquanto scettico, poi peprplesso. Ma poi... mi sono arreso all'evidenza dei fatti. Basta non pensarci e... un foro è solo un foro..."

"E una bocca solo una bocca! Anche se per questa volta ho provato solamnte il foro... Magari un'altra volta..."

"Ma certamente, mio caro Martinus, certamente. Le prossime volte..."

"Ma dite, voi offrite a tutti i vostri amici il vostro valletto per codesto uso?"

"Oh no, no, solo a voi. Solamente a voi che siete il mio migliore amico!"

Appena Martinus si fu accomiatato, Heinz si precipitò letteralmente nella stanzetta del servo, si denudò in fretta e gli calò sopra, infilzandolo con il proprio membro duro. Il foro, ancora scivoloso sia per l'unguento che per il seme dell'amico, lo accolse senza alcuna difficoltà. Heinz era talmente eccitato che venne quasi subito. Poi si riposò a lungo, restando infisso nel suo servo, finché il proprio membro, ritraendosi naturalmente, si sfilò dall'abusato canale.

Quella sera stessa, dopo che alle undici Torsten ebbe lasciato le sue stanze per recarsi da Otto, Heinz sospinse il lettino del valletto contro l'altra parete. Poi, preso un punteruolo, scelse il punto più adatto sul battente della porta dove il forellino potesse passare inosservato e con cautela e pazienza ve lo praticò.

Poi mise un doppiere su letto e, chiusa la porta, applicò l'occhio al minuscolo foro: perfetto! L'intero letto era pienamente visibile. Così, oltre al previsto guadagno, Heinz avrebbe anche avuto parecchi spettacolini piccanti e del tutto gratuiti, osservando a proprio agio in che modo ognuno dei suoi amici si sarebbe comportato nell'accoppiarsi con la sua puttanella privata.

Nel frattempo Torsten era sul letto di Otto e stava subendo la quarta fottuta di quella interminabile giornata!

Ormai era solo il sorriso che Nicolaus furtivamente gli riservava a dargli un senso di valore e calore nella vita, che per il resto le cose parevano andare di male in peggio.

Non era tanto fisicamente che quella situazione lo faceva stare male, in fondo ci si abitua a tutto, anche ad essere fottuto più volte al giorno. Ma era essere trattato da bestia da Otto, da puttana da Heinz... e ora non più solo a parole ma di fatto, che lo facevano sentire sempre più avvilito.

Per sua fortuna il dolce Nicolaus gli aveva oferto la sua amicizia... anche se segreta, anche se lui non la poteva contraccambiare come avrebbe desiderato. Ma ora ogni lieve sguardo, ogni più piccolo sorriso che gli rivolgeva il signorino giovane, erano per lui un balsamo, un tonico. E quando, sia pure fugacemente, Nicolaus gli prendeva una mano e gliela serrava con calore, Torsten si sentiva rinvigorito e capace di affrontare ogni avversità, ogni bruttura della vita.

Ora mangiava bene, vestiva bene, ma sarebbe fuggito da quella casa, se non fosse stato che così avrebbe perso per sempre il "suo" Nicolaus.

"Vi amo, Nicolaus, vi amo da morire!" sussurrava a volte, chiuso nella sua cameretta, quando era certo ch nessuno lo potesse udire.

Il suo sguardo, quando aveva la ventura di incrociare quello del figlio minore del barone, era sempre più colmo di amore... e di desiderio.

Quattro, cinque volte al giorno? Si sarebbe fatto prendere anche più spesso dal suo Nicolaus, ed ogni volta con gioia e squisito piacere. Non era il numero delle volte che contava, era ben altro. Era non essere trattato come un oggetto, come una bestia o come una puttana.

Lui era solo un montanaro ignorante, era vero, ma era pur sempre un essere umano!

"Non abbiamo forse due gambe, due braccia ed un cuore tutti e due?" gli aveva detto quella volta Nicolaus. E il signorino giovane era lieto, perché aveva trovato la sua effigie nel proprio libro d'arte. Ed aveva voluto offrirgli la propria amicizia, ed aveva richiesto la sua...

"Oh, Nicolaus, mio signore e padrone... mio amato! Se solo potessi essere tutto vostro! Tutto, per sempre e solamente vostro! Sarei l'essere più felice mai nato su questa ingrata terra! Oh Nicolaus, mio Nicolaus! Se solo sapeste quanto soffro a non poter essere vostro... Se solo sapeste..."


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