logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 10
UN'INSPERATA OFFERTA

Torsten aveva imparato assai presto a leggere l'ora sulle varie pendole che c'erano per la casa, e che parevano regolare la vita di tutti, lì ad Innsbruck. Mancavano pochi munuti alle undici quando uscì dalle stanze di Otto ed andò a bussare alla porta del quartierino di Nicolaus.

Il suo coetaneo gli aprì subito e lo accolse con un ampio sorriso.

"Vieni, vieni di qua nel mio studiolo... Ecco, ora siediti lì ed aspetta un attimo."

"Sì, signorino." disse Torsten emozionato.

Nicolaus andò alla propria scrivania e ne prese un libro. Tornò accanto al giovane valletto, aprì il libro e gli mostrò un'immagine, un'incisione al tratto.

"Guarda!" gli disse.

"È... è bello... chi è?" chiese il ragazzo studiando la figura.

Rappresentava un giovane guerriero, ritto in piedi, con uno scudo davanti, con su una grande croce, appoggiato in terra.

"Sei tu." gli disse Nicolaus con un sorriso.

"Io? Io signorino? Nan posso essere io, quello." ribatté il ragazzo con un sorriso lieve, chiedendosi che scherzo volesse mai fargli il signorino Nicolaus.

"No, certo, non sei tu. È il san Giorgio del Donatello, questo. Eppure, guarda il suo volto, il suo corpo snello... Pare quasi che sia il tuo ritratto. Appena l'ho visto, ho pensato che fossi proprio tu."

"Ma nessuno ha mai fatto il mio ritratto, signorino..." disse il valletto che però, guardando più attentamente il volto del San Giorgio, non poté fare a meno di notare davvero una forte somiglianza con le proprie fattezze.

"No, certo. L'artista che scolpì questa statua, che si trova a Firenze, visse alcuni secoli or sono. Eppure la somiglianza è straordinaria, non trovi?"

"Sì, avete ragione... ma è solo un caso."

"Sì, certo. Ma è straordinario. Tu sei bello come questo San Giorgio, Torsten."

"Io, signorino? Io sono solo un maontanaro ignorante, altro che San Giorgio. Né santo né Giorgio, davvero."

"Dimentica San Giorgio, dimentica la statua e il suo abbigliamento del medio evo: questo è proprio il tuo ritratto. È un caso, certo... eppure è perfetto. Appena l'ho visto, prima di leggere la didascalia e scoprire che si tratta di una statua antica che si trova a Firenze, mi sono detto: e che ci fa qui, Torsten, nel mio libro d'arte?"

Il servo ridacchiò: "Non mi permetterei mai di entrare in un vostro libro d'arte, signorino..."

"E faresti male. Comunque ora ci sei. E la tua immagine, in un libro d'arte ha proprio la sua giusta collocazione. Tu sei molto bello, Torsten." disse il ragazzo con espressione seria.

"Mai quanto voi, signorino!" esclamò il valletto, poi ripeté a voce più bassa: "Mai quanto voi. Voi siete bello, e buono. Siete l'unico veramente gentile con me, qui dentro."

"Ti senti solo? Ti dispiace non essere più lassù, al tuo villaggio, fra la tua gente?"

"No... a Pätsch la vita era grama... mica come qui da voi. Qui mi pare di essere un signore, anche se sono solo un servo. L'unica cosa è che lassù avevo qualche amico... non ero solo."

"Ti posso capire. Anche io, a volte, qui, benché io sia il figlio del padrone, mi sento solo. E io vorrei... se anche tu volessi... io vorrei che tu ed io... si potesse diventare... amici."

Torsten quasi sobbalzò sulla sedia, come se quell'ultima parola l'avesse scottato.

"Amici, dite? Voi ed io amici? Non è una cosa possibile, voi siete il figlio del barone... io solo un povero montanaro ignorante."

"Ma tu ed io... non abbiamo forse la stessa età, ed entrambi due braccia, due gambe... un cuore come tutti? Che differenza fa, barone o montanaro? Tu dici che io sono buono... anche tu lo sei, lo leggo nei tuoi occhi. E tu dici che ti senti solo... anche io mi ci sento. Se tu indossassi i miei abiti e io invece la tua livrea, chi potrebbe distinguere chi è il figlio del barone e chi il valletto?"

Torsten sorrise: "Basterebbe che aprissimo bocca, e tutti capirebbero alle prime nostre parole chi è l'uno e chi è l'altro..."

"Basterebbe che tu imparassi a parlare come me, o io come te..."

"Signorino, si sta facendo tardi... devo recarmi nel quartiere di vostro fratello, il signorino Heinz..." disse Torsten alzandosi in piedi.

"Rifiuti la mia amicizia, Torsten?" chiese il ragazzo in tono dispiaciuto.

"Chi sono io per rifiutare... per rifiutare una cosa così preziosa come quella che mi state offrendo? Se voi desiderate darmi la vostra amicizia..."

"Ma tu, non vuoi darmi la tua?"

"Se vi accontentate dell'amicizia di un nulla come me..." disse con voce mesta ed incerta il servo.

"Non chiedo di meglio, Torsten. Grazie!" rispose Nicolaus con occhi luminosi.

"Ma io sarò sempre il servo e voi sempre il figlio del barone. Io dovrò correre ed affaccendarmi per servire i vostri signori fratelli e non potrò essere pronto ai vostri cenni... anche ora... sto solo rubando qualche briciola del mio tempo, che nemmeno mi appartiene. Però... quando incontrerò il vostro sguardo, d'ora in poi... e saprò che mi siete amico... e voi leggerete nel mio che io vorrei esservi amico... il mio cuore canterà, signorino... sì, canterà lieto... Ma ora, perdonatemi, ora devo proprio andare."

Nicolaus gli prese una mano e la strinse fra le sue: "Grazie, Torsten. Amici, dunque."

"Come voi volete... e con enorme piacere..." mormorò il valletto, fremendo a quel primo intimo e prolungato contatto con Nicolaus, da quando era stato portato in quella ricca e grande casa.

Fuggì quasi dalle stanze di Nicolaus, perché sentiva lacrime di commozione premergli dietro gli occhi. Entrato nelle stanze deserte di Heinz, si dette subito da fare a pulire e mettere in ordine, tergendosi di tanto in tanto le lacrime con il dorso della mano.

Poco dopo il pranzo, mentre Torsten stava quasi per terminare le pulizie nelle stanze di Heinz, questi arrivò. Si fermò sulla soglia dello studio e lo guardò affaccendarsi. Torsten non l'aveva sentito sopraggiungere e quando si girò e lo vide, provò un attimo di spavento e sussultò.

"Oh, siete voi, signorino. Non sapevo che foste qui."

"Sì, sono io. Lascia stare quello che stai facendo, finirai più tardi. Vieni di là, in salotto." gli ordinò.

Torsten lo seguì. Heinz sedette sul piccolo sofà.

"Accertati che la porta esterna sia ben chiusa a chiave." ordinò.

Torsten andò a controllare, poi si girò verso il signorino, attendendo il prossimo ordine.

"Vieni qui davanti a me. Fatti vedere bene. Girati... mh... Dice mio fratello che sei in gamba, a letto. Che fa con te?"

"Perdonatemi, ma... dovrete chiederlo al vostro signor fratello, non a me. Io non sono autorizzato a parlare di queste cose."

"Mh, meglio così. Anche tutto quanto accadrà nelle mie stanze dovrà restare un segreto per tutti."

"Certamente, signorino."

"Non ti fermare, continua a girare su te stesso, lentamente. E nel frattempo togliti di dosso tutto."

Il ragazzo obbedì. Ad uno ad uno si tolse di dosso tutti i panni della livrea, finché fu completamente nudo. Ora Heinz si era alzato in piedi e, accostatoglisi, prese a palparlo per il corpo, un po' come aveva fatto suo padre due anni prima, nella carrozza, quando aveva deciso di comprarlo.

"Dice Otto che sai lavorare bene di bocca. È vero?"

"Se volete mettermi alla prova..." rispose a mezza voce il ragazzo.

"No, non ancora. Non mi hanno mai attratto i ragazzi. E tu indubitabilmente lo sei, da capo a piedi... e specialmente lì, far le gambe. Toccati... fattelo rizzare!" ordinò Heinz con un sorrisetto, tornando a sedere sul sofà.

Torsten, per la prima volta, provò vergogna. Non gli era stato mai richiesto di esibirsi, ma solo di lasciarsi usare. Però sapeva che non poteva discutere gli ordini e quindi, arrossendo lievemente, prese a manipolarsi i genitali, lo sguardo fisso a terra,

Per un po' sembrò non accadere nulla ma poi, a poco a poco, il suo membro iniziò a rispondere, ad inturgidirsi, finché fu totalmente duro, ritto e palpitante.

"Masturbati!" gli ordinò Heinz.

"Scusate, signorino, non conosco questa parola..." disse il ragazzo confuso.

"Afferralo con la mano e muovila su e giù fino quasi a godere, ma fermati prima. Come dite, voi stupidi montanari?"

"Ah, da noi si dice menarselo, signorino."

"Bene, e allora menatelo ma fermati prima di schizzare, non voglio che sporchi tutto."

Torsten eseguì. Si sentiva gli occhi di Heinz addosso ed era profondamente imbarazzato, ma continuò.

"Ancora non vieni?" gli chiese dopo un po' Heinz, rompendo il silenzio.

"No, non ancora, signorino."

"Va bene, smetti allora, non mi diverte. Lo prendi anche nel culo, non è così?"

"Se il signorino vuole..." rispose il ragazzo.

"Non ora. Prima o poi lo farò, ma non ora. Comunque ti piace prenderlo nel culo, servo?"

"Se piace a me o no... fa poco conto, signorino. Se piace a voi, non avete che da farlo..."

"Mh... dopo tutto hai ragione, che ti piaccia o no non ha la minima importanza. Fammi vedere anche il tuo culo, servo! Chinati... allarga bene le chiappe con entrambe le mani... fammi vedere il tuo buco... Sei pulito, lì dietro?"

"Certamente, signorino. Sono sempre ben pulito."

Heinz si alzò e gli palpò il sedere. Poi spinse con un dito contro la rosetta di carne del valletto e lentamente lo penetrò per due terzi del dito. Lo mosse un poco, lo estrasse e lo annusò con rumore. Torsten si sentiva sempre più svilito e imbarazzato.

"Non ha un cattivo odore... sì, sei pulito. Bene, facciamo questa benedetta prova, allora. Vediamo che effetto fa fottere la puttanella di mio fratello Otto... la mia puttanella. O dovrei forse dire il mio puttanello, visto l'arnese che hai lì fra le gambe."

"Volete che mi metta l'unguento, signorino?"

"Unguento? Quale unguento vorresti metterti, e dove?"

"In modo che voi possiate entrare in me senza troppa fatica, signorino."

"L'hai qui con te?"

"Sì, certo."

"Fammelo vedere, puttanello."

Torsten frugò nei suoi panni a terra e ne estrasse il barattolino di vetro, che porse a Heinz. Questi lo aprì e lo annusò.

"Ha un gradevole odore, lieve. Sì, va bene, usalo."

"Preferite che lo spalmi sul... sul vostro arnese, oppure dentro il mio foro, signorino?"

"Non so... su tutti e due, forse..." rispose incerto l'altro.

"Come desiderate. Preferite... tirarvelo fuori da solo, o volete che lo faccio io?"

"Fai tu... sì, fai tu."

Torsten gli si accostò, gli aprì i calzoni e glieli sospinse giù fino alle ginocchia, poi slacciò anche le mutande di fine mussola, e fece calare pure quelle. Notò con un certo sollievo che, almeno a riposo, il membro di Heinz era grosso come quello di Otto ma un po' meno lungo. Sperò che non aumentasse troppo di volume... Con delicatezza lo prese in mano e vi spalmò accuratamente l'unguento, e lo sentì crescere ed indurirsi. No, non era troppo grosso, avrebbe potuto prenderlo senza problemi.

"Mh, è gradevole codesto massaggio... continua ancora così... Bene... ora spalmalo anche nel tuo culo, mi sta venendo sempre più voglia di provarci. Sei pronto? Molto bene..." disse e gli si addossò da dietro, cercando di spingerglielo dentro. Ma il membro scivolava via, sembrava non riuscire a trovare la sua strada. Allora Torsten spinse indietro una mano, lo afferrò e lo fece puntare sul punto giusto.

"Ora potete spingere, signorino." mormorò il ragazzo.

Lo sentì iniziare ad entrare in lui. Allora tolse la mano e Heinz spinse ancora, scivolandogli dentro lentamente, emettendo un basso e lungo mugolio di piacere.

"Mmmhhh... sì..." mormorò Heinz.

Poi, afferrato Torsten per la vita, prese a muoverglisi dentro e fuori. Non ci sapeva fare granché, a volte lo estraeva troppo e doveva rimetterglielo dentro. Dava colpi irregolari, ora brevi, ora troppo lunghi, ma Torsten si rendeva conto, dal respiro sempre più breve e rumoroso dell'altro, che stava provando un crescente piacere. Capì anche che, a differenza di Otto, Heinz non doveva avere molta esperienza in quelle cose.

Dopo pochi minuti il ragazzo strinse a sé il valletto e gli si scaricò dentro, mugolando una lunga litania di "sì" ad ogni spinta, ad ogni getto.

Poi Heinz si tolse quasi precipitosamente da lui. Torsten si girò a guardarlo. Era rosso in viso, aveva gli occhi chiusi e respirava pesantemente. Quando Heinz riaprì gli occhi, chiese:

"Che hai da guardarmi, puttanello?"

"Nulla, signorino. Volete che prenda un panno per ripulirvelo, in modo che non si sporchino i vostri panni?"

"Sì, certo. Stavo per ordinartelo."

Torsten andò nella stanza di toeletta, prese un asciugamano di lino, ne bagnò una parte e tornò nel salottino. Heinz era restato immobile, i calzoni e le mutande sulle ginocchia. Il servo gli si accoccolò davanti e, prima con la parte bagnata, poi con quella asciutta, lo ripulì accuratamente da tutto l'unguento. Quindi chiese il permesso di ripulirsi a sua volta e di rivestirsi.

"Permesso." rispose asciutto Heinz mentre si rivestiva.

Torsten prese da terra la propria livrea ed andò nella stanza della toilette. Nel frattempo Heinz s'era nuovamente seduto sul sofà. Sì, gli era piaciuto, nonostante fosse stato con un ragazzo. Era stato assai più piacevole che non masturbarsi da solo, lo doveva ammettere. La prossima volta, si ripromise, avrebbe anche provato a farselo lavorare di bocca dal servo, poi avrebbe deciso in quale dei due modi gli piaceva di più godere.

"Ma bene... e pensare che il mio signor fratello si è fottuto il servo per ben due anni. E io lì, a cercare di levarmi la voglia da solo!" pensò a metà fra il divertito ed il seccato.

Il valletto si ripresentò alla porta: "Comanda altro, signorino?"

"No, vai pure a terminare i tuoi lavori. Fai in fretta, che io devo usare il mio studio. Da domani lo pulisci per primo, quando vieni alle undici, così lo trovo pronto. Poi pulisci qui in salotto, poi la mia camera da letto, poi il resto. Hai capito?

"Certo, signorino."

Torsten notò che ora Heinz, a differenza di prima, pareva evitare il suo sguardo... forse si vergognava... o per lo meno era un po' imbarazzato, Torsten si disse sorridendo fra sé e sé: un'altra prova evidente che Heinz non doveva avere esperienza. Otto sapeva fottere meglio... almeno per ora.

Terminò a fare le pulizie, e Heinz lo mandò giù in cucina a prendere una caraffa di sidro. Torsten si affrettò. Mentre risaliva per lo scalone principale, incrociò Nicolaus, che gli scoccò un ampio sorriso e gli sussurrò; "Ehi, amico!"

Torsten contaccambiò il sorriso e fece un lieve cenno con il capo. Non se la sentiva di rispondere con le stesse parole, anche se gli sarebbe piaciuto. Ma ora, per la prima volta, non si sentiva più solo in quell'enorme e lussuosa residenza, così aliena per lui. No, ora sapeva di non essere più solo.

Ah, se solamente anche Nicolaus si fosse mai potuto innamorare di lui e, soprattutto, se fosse stato lui il suo solo padrone! Torsten si sentiva lieve e sereno, non gli importava più nulla di essere usato dai due fratelli, di essere, come gli aveva detto Heinz, solamente la loro puttana.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
11oScaffale
scaffale 11
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008