Il barone non aveva mai più parlato con suo figlio Otto a proposito delle sue necessità sessuali. Lo vedeva tranquillo e soddisfatto, quindi non vi erano problemi; la soluzione trovata pareva dare gli sperati frutti. Non aveva idea quanto spesso il figlio approfittasse degli speciali servigi del servetto, né la cosa gli interessava. L'importante era che avesse finalmente smesso di correre dietro ad ogni gonnella di casa.
Ormai Otto era prossimo a compiere ventidue anni, era tempo di iniziare a pensare ad accasarlo. Perciò, mentre erano in banca, decise di convocare il figlio nel proprio studio.
"Sì, signor padre?" disse il figlio entrando.
"Sedete." gli disse il barone.
Otto capì che doveva trattarsi di materia seria; solitamente non gli ordinava mai di sedere, ma gli dava le necessarie disposizioni riguardo a qualche affare da seguire e lo mandava via.
"State per entrare nel vostro ventitreesimo anno di età, Otto."
"Sì, signor padre."
"Quindi è tempo che io pensi ad accasarvi. Ho deciso che chiederò per voi la mano della contessina Adelheid von Apfelberg. So che ha un'ottima dote, inoltre è colta e gentile."
"Ma è una gallinella scipita, un'ochetta giuliva, signor padre!"
"Ha molto denaro, è bella ed è di un'importante famiglia. Vi darà bei figli, sani e robusti, come la vostra signora madre ha dato a me."
"Ma, signor padre... dover passare tutta la mia vita al suo fianco... non potrò mai amare una come lei..." tentò di protestare debolmente il giovane.
"E chi vi dice di amarla? Vivrete nella stessa casa, certo, e qualche volta visiterete anche il suo letto, si capisce. Ma nessuno vi impone di amarla, basta semplicemente che vi obbedisca e si comporti da buona moglie, e da buona padrona di casa con gli ospiti, null'altro. Per il resto... vi troverete un'alternativa che vi soddisfi... come mi sono trovato io. Il matrimonio è semplicemente un contratto sociale, e va affrontato con serietà e convenienza. Quanto ad amare... o per lo meno a divertirvi... troverete ciò di cui avete bisogno altrove."
"Un'amante, intendete dire."
"Una gradevole compagna con cui passare momenti piacevoli, con cui sentirvi a vostro completo agio. Una donna che vi piace, che vi ami e vi rispetti, che vi dia tutto ciò di cui avete bisogno, ma che non possa pretendere nulla da voi. Le metterete su un appartamentino in un luogo adatto ad incontri discreti, non le farete mancare nulla... e lei si prenderà cura che a voi non manchi nulla, riguardo ai vostri virili bisogni."
"Voi avete trovato facilmente una tale donna, padre?"
"Certo, da circa sedici anni. È... la donna perfetta per me. Non chiede mai nulla ed accetta tutto quanto le do con buona grazia e con la dovuta riconoscenza. Logicamente non le faccio mancare nulla di ciò che è essenziale, importante, pur senza viziarla. Voi farete esattamente così, Otto. Al momento opportuno troverete la donna giusta per voi, che risponda ai vostri bisogni. Per ora, la cosa prioritaria è trovarvi la giusta sposa. E la contessina Adelheid mi pare veramente ideale. Potrete investire la sua cospicua dote e così rafforzare ed ingrandire la nostra banca."
"Voi, signor padre, l'avete trovata agevolmente questa vostra compagna ideale?"
"Non subito. Prima di lei... due altre... non veramente adatte. Poco dopo la nascita di vostro fratello Heinz, ebbi la fortuna di imbattermi in questa... signora. Al terzo tentativo, dunque."
"E... è difficile trovare una donna come voi dite... e che io possa desiderare?"
"Tutt'altro. Siete giovane, ricco, avvenente. Solo un consiglio vi devo dare. Non cercatela né nelle classi più alte, né in quelle più umili. Le prime pretendono... le altre sono assai spesso avide... E soprattutto non abbiate fretta."
"E... quando saranno le... le mie nozze?"
"Il prossimo anno, se come credo il conte von Apfelberg suo padre accetterà la mia proposta ed approverà questa unione fra le nostre famiglie."
"Ma... e nel frattempo... voglio dire, da quando si celebreranno le nozze a quando troverò la... la giusta compagna, dovrei continuare ad accontentarmi del mio valletto? Dovrò portarlo con me?"
"Ah, il vostro servo. No, non credo proprio che sia opportuno. Non è bene che un uomo sposato si conceda certe... certe distrazioni. Se vi accontenta, godetevelo fino al giorno prima del vostro matrimonio. E dopo... finché non troverete di meglio, accontentatevi della vostra signora moglie. È pur sempre una donna, dopo tutto! A proposito del vostro servo, vi avverto che ho deciso che, da ora in poi, dovrete condividerlo con vostro fratello Heinz. Ha ormai diciannove anni, ed è bene che io non debba correre con lui i rischi e le preoccupazioni che mi deste voi."
"Condividerlo con Heinz? Ma io... io, veramente, vorrei ancora tenerlo per me, per i miei bisogni."
"Che è mai questo discorso? Mica vi sarete... affezionato al servetto, no?"
Otto rise: "No. Certo che no, signor padre. È solo che... avevo preso l'abitudine di averlo a mia completa disposizione."
"Potete fare un compromesso, per l'anno che resta. Che so io, una settimana a testa, ad esempio. Oppure anche un giorno a testa, come più vi aggrada. Accordatevi con vostro fratello Heinz."
"Ne avete già parlato con Heinz?"
"No, non ancora. Credo che sarebbe più opportuno che siate voi ad affrontare l'argomento con lui, e al più presto. Offritegli i servigi del ragazzo, avvertendolo che solo così non correrà il rischio di farmi... di farmi impensierire. Accordatevi fra voi, la cosa non mi riguarda, purché Heinz non mi procuri i grattacapi che mi avete dato voi. Una equa... compartecipazione agli utili del mio investimento, per così dire. Sono stato chiaro, no?"
"Oggi a me e domani a te... Ma io, signor padre, questi utili sono uso a riscuoterli... almeno quotidianamente."
Il degno barone inarcò un sopracciglio, mostrando una lieve sorpresa: "Addirittura ogni giorno! Vi credevo meno... meno focoso. Ma si sa, ognuno è fatto a modo suo. Vedete voi... Magari potreste averlo voi per mezza giornata e per l'altra mezza giornata può essere a disposizione di vostro fratello Heinz. Dipende anche da quanto... da quanto focoso è vostro fratello. Io davvero non ne ho idea. Credo che lo sia meno di voi, dato che per quanto mi risulta, almeno per ora, non ha ancora mai provato a correr dietro alle gonnelle delle nostre servette."
"Ma sì, signor padre, farò quanto mi state chiedendo. Dopo tutto, se il servo riceverà il doppio delle... attenzioni, non vi saranno problemi. In fondo chi riceve fa sempre meno fatica di chi da!" concluse allegramente Otto.
Il barone ridacchiò: "Sì, è proprio così anche nel mondo degli affari, anche se io preferisco essere colui che riceve il denaro, e colui che da... quello di cui si sta parlando."
"Lo stesso è per me, signor padre!" esclamò ridendo divertito il giovane uomo. "Davvero non mi piacerebbe né dover dare il denaro, né tanto meno dover ricevere... altro!"
"Bene, mi fido di voi, Otto. Sistemate ogni cosa a dovere."
"Sarà fatto, padre."
"Ma ditemi, Otto... nessun problema con il ragazzo in tutto questo tempo?"
"No, nessuno. All'inizio qualche piagnisteo... ma ora è avezzo al suo compito. Se posso dirlo, senza volermi per questo dare delle arie... l'ho reso atto a compiere prontamente e bene tutti i suoi doveri. Ed ho dovuto dispensargli ben poche punizioni, dopo tutto, e solo nei primi tempi. È obbediente, pronto, attento."
"E soprattutto assai discreto, mi pare. Molto bene. Potete andare, ora, Otto. Tornate al vostro lavoro."
Il figlio uscì ed il barone si abbandonò soddisfatto contro la spalliera della sua comoda sedia a braccioli. Davvero l'acquisto di quel piccolo montanaro era stato un ottimo investimento, in tutti i sensi. Aveva fatto mettere la testa a posto a suo figlio Otto. Però! Almeno una volta al giorno, aveva detto! Ah, beata gioventù...
"Si calmerà... si calmerà anche lui..." disse a mezza voce il barone, affrontando la pratica che lo attendeva sul piano della scrivania.
A sera, tornati a casa dalla banca, Otto andò nel quartierino di Heinz.
"Fratello, tu ed io si ha da fare un discorso serio e... e assai delicato." esordì Otto.
Heinz lo guardò con espressione interrogativa: "Di che si tratta? Tu ed io non si sono mai fatti né discorsi seri né tanto meno assai delicati." gli disse in lieve tono ironico e di sfida.
"Suvvia, non partire con il piede sbagliato e non giocare di fioretto con me. È nostro padre che mi ha incaricato di parlare con te."
"Nostro padre? Da quando in qua manda messaggeri invece di affrontare le cose in prima persona?"
"Gli è che, a suo giudizio, io sono in questo frangente la persona più adatta, dato che la cosa riguarda esclusivamente noi due."
"Noi due? Bene, ti sto a sentire."
"Sì, ma... prima... dovrei porti alcune domande assai delicate e... capisci, per introdurre nel modo migliore l'argomento... dovresti mettermi al corrente di alcuni fatti assai personali. Oh, bada bene, non è per curiosità. E comunque, qualsiasi cosa tu mi vorrai dire, non uscirà da queste mura, non uscirà dalle mie labbra."
"Mi stai incuriosendo, con tutte queste tue chiacchiere. Non è da te, non con me, per lo meno. Solitamente sei assai più diretto."
"Gli è che... se facessero a me le domande che vorrei fare a te, forse mi adombrerei, l'avrei a male, e non voglio che ciò accada."
"Bene. Tu fai le domande ed io deciderò se e come e quanto rispondere. Così va bene?"
"Sì, certo, purché prometti di non adombrarti con me."
"Promesso, promesso. Prima domanda?"
"Tu, Heinz... alla tua età io... tu provi, immagino, i cosiddetti... stimoli della carne?"
Il ragazzo per un attimo lo guardò sorpeso, poi ebbe un sorriso fugace, smaliziato: "Credo che alla mia età... e anche prima, qualunque ragazzo sano e normale li provi, gli stimoli di cui mi parli."
"Sì, certo, è proprio così. Ci passiamo tutti, prima o poi."
"Appunto."
"E... e quando... quando ti capita di provarli... tu come ti regoli?"
"Come mi... vuoi forse sapere come... cosa... Beh, prima tu dimmi come li risolvi tu, e forse dopo ti rispondo."
"Io... all'inizio così... con la mia mano... ma poi... poi ho iniziato a dare la caccia alle gonnelle delle servette ma... ma questo mi ha procurato seri guai..." ammise Otto.
"Io, beh... anche io all'inizio così, come te, con la mano. E poi anche io ho tentato, ma senza alcun successo... talché sono tornato alla vecchia, cara, fedele mano. Anche se pare perdere, giorno dopo ogni giorno, la sua attrattiva, te lo confesso."
"Perciò ti capita sempre più spesso di desiderare poter avere altro, qualcosa di meglio che non la tuua mano?"
"E a te?"
"Ogni giorno, se non di più, sento la necessità di sfogarmi." rispose Otto con un risolino a metà fra l'orgoglioso e l'imbarazzato.
"No, io non così tanto, ma abbastanza spesso. Mi hai detto però che il tuo dare la caccia alle gonnelle ti ha procurato guai... Che genere di guai? Malattie?"
"No, grazie al cielo no, ma... due si sono licenziate e la terza... nonostante le mie cautele... è rimasta incinta."
"Davvero? Hai un figlio, tu?" gli chiese Heinz totalmente stupito.
"No, nostro padre rimediò al mio errore grazie all'intervento di un medico suo amico. E dovette dare parecchi soldi alla servetta perché tenesse la bocca chiusa e non sollevasse uno scandalo. Perciò mi proibì di tentare di provarci ancora con una delle nostre serve. E fuori casa, per un giovane come me, come te, a parte le case di piacere, non vi sono molte possibilità. Ma nelle case di piacere, sì che è assai facile prendere brutte malattie. E perciò..."
"Perciò ti sei dovuto rassegnare di tornare alla buona, vecchia e servizievole mano proprio come me!" concluse Heinz ridacchiando.
"Non proprio..."
"Non proprio? Che intendi dire?"
"Ecco, vedi, proprio di questo nostro padre mi ha incaricato di parlare con te. Quando io confessai a nostro padre che non ero in grado, onestamente, di garantirgli di poter cessare di correre dietro alle gonnelle... venne fuori questa idea che... che almeno provvisoriamente risolse il mio problema."
"Quale idea?" chiese Heinz, ora decisamente interessato a quella conversazione.
"Nostro padre andò su alle nostre terre, a Pätsch, e lì, acquistò per me quel ragazzetto... Torsten, il mio valletto."
"Il tuo valletto? Vorresti forse dire che tu... che lui... ma via! Tu lo faresti con un maschio?! Mi stai prendendo in giro?"
"No, tutt'altro. Vedi, dopo tutto... un foro è pur sempre un foro, ed una bocca e pur sempre una bocca... non hanno sesso... Che siano di un maschio o di una femmina... sono atti allo stesso servizio, ti possono dare lo stesso godimento, ti permettono ugualmente di dare sfogo alle energie giovanili, alle voglie... Ma almeno, con un ragazzo, non si corre il rischio di metterlo incinta e di dover sborsare fior di quattrini per cancellare l'errore."
"Un maschio! Tu con un maschio! Non riesco a capacitarmi..."
"Non vi è realmente una grande differenza, se solo riesci a dimenticare quello che gli pende fra le gambe e il fatto che il petto è liscio come una tavola. Te lo assicuro io, che prima l'ho fatto diverse volte e con tre diverse ragazze, ed ora con il mio valletto. E l'ho addestrato a dovere, e sa darmi tutto il piacere di cui ho bisogno, almeno finché mi potrò finalmente sposare."
"Tu fotti il tuo valletto! Questa, poi! E oltre tutto... con la benedizione di nostro padre! Anche nostra madre ne è a conoscenza?"
"No, lei no, si capisce. In casa lo sa solo nostro padre, ed ora anche tu."
"Ma perché mi racconti tutto questo?" chiese Heinz, ora veramente incuriosito.
"Perché fra un anno finalmente mi sposo, anche se non è ancora ufficiale. Perciò non avrò più necessità dei servigi del mio valletto. E perché tu stai crescendo, e se pure sembra che tu sia meno... meno avido di me di certi piaceri... ne provi comunque anche tu il desiderio, come è naturale."
"E con ciò?"
"E con ciò, per questo anno che resta, poco più, poco meno, potremmo, per così dire, avere il ragazzo in comproprietà... che poi egli sarà solo tuo. Così, ogni volta che la tua mano ti sembra inadeguata..."
"Potrei fottere il valletto!" concluse ridendo Heinz.
"Sì, lo so che non è proprio la stessa cosa, ma il ragazzo, almeno provvisoriamente, è un surrogato egregio di una ragazza che sarebbe comunque difficile e rischioso circuire. Ci sa fare, ti dico. Devi solo non pensare troppo a quell'appendice inutile che ha fra le gambe e per il resto è più che idoneo alla bisogna. Come ti ho detto, l'ho addestrato a dovere."
"Così, quando io fossi un po' troppo su di giri... mi fotto il tuo valletto. E dici che... che ci sa fare..."
"Sì, ci sa fare. È docile, obbediente, fa qualsiasi cosa gli chiedo senza esitare e senza fare storie. È bravo."
"Ed è bravo sia di... sia di bocca che dall'altra parte, dici."
"Molto bravo in tutti e due i ricettacoli. Certo se avesse anche il terzo e due belle tette, sarebbe la ragazza ideale da mettersi sotto, con cui prendere il proprio legittimo piacere. Ma in attesa... ci si può accontentare."
Heinz scosse il capo, ancora un po' sorpreso. Non si sarebbe mai atteso nulla del genere. Né aveva mai sospettato che da due anni il fratello... ogni giorno, aveva detto... e a volte anche più spesso, si fottesse il servitorello.
"Non mi sono mai sentito interessato ai ragazzi, io, però." ci tenne a precisare Heinz.
"Né io, davvero mai. Comunque, almeno provvisoriamente, è una soluzione accettabile."
"E con la benedizione del nostro signor padre."
"Lui in persona me l'ha trovato. Ed è lui che mi ha chiesto di offrirtelo ora, per le tue necessità."
"Ma se per caso lo volessimo sia tu che io nello stesso momento?" chiese Heinz dicendosi che forse valeva la pena di fare almeno una prova, che forse davvero fottere un ragazzo poteva essere meglio che non darsi sollievo da soli.
"Per l'anno che resta, si può fare a metà. Ad esempio, il servo potrebbe servire me dalle undici di sera alle undici di mattina, e servire te nelle restanti dodici ore."
"Ma la mattina ed il pomeriggio io sono a scuola oppure alla palestra di scherma. A me resterebbero poche ore, se accettassi."
"Ma il prossimo anno apparterrebbe solo a te. E poi tu m'hai detto che non ne senti l'esigenza spesso quanto la sento io."
"Mah... non saprei... potrei fare una prova... ma se poi mi piacesse troppo? Io avrei poche ore e solo nel tardo pomeriggio..."
"Tanto per cominciare, ti potresti accontentare, no?"
"Non sono mica tanto sicuro che mi piacerà farlo con quello... però... va bene, si può fare come tu dici. Se mai se ne riparlerà se dovesse sorgere qualche problema. Ma dimmi tu! Mio fratello da due anni si fotte un ragazzo... e pure con l'approvazione del nostro signor padre! Questa davvero sarebbe da raccontare!"
"Ci mancherebbe altro! Oltre te, io e nostro padre, nessun altro, assolutamente, lo deve sapere."
"Noi tre e il servitorello."
"Lui è muto come una tomba. Affare fatto, Heinz?"
"Sì, affare fatto. Son curioso almeno di provarlo, il culetto del tuo servo!"