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una storia originale di Andrej Koymasky


pin AMORE DI PADRE CAPITOLO 6
IL SAPORE DEL LATTE

"Perché cammini così strano?" gli chiese un altro servo, dopo la cena, mentre salivano per la scala di servizio.

"Mi sono preso una mezza storta mentre scendevo le scale." improvvisò il ragazzo.

"Ah. E ti fa male."

"Sì, abbastanza."

"Cerca, se puoi, di stare fermo, di non sforzare il piede e vedrai che passerà presto. Se gonfia, facci impacchi di acqua fredda." gli consigliò il servo.

Torsten si fermò al primo piano ed andò nella propria stanzetta nel quartierino di Otto, mentre gli altri servi salivano ancora.

"Forse dovrei fare impacchi di acqua fredda al buco del culo!" si disse il ragazzo, ma non ne aveva voglia.

Si tolse le scarpe e si gettò nuovamente sul proprio lettino. Senza scarpe stava meglio. Ma lì dietro faceva ancora molto male. Quanto ci avrebbe messo a passare? Si sarebbe davvero potuto abituare? E il suo padrone, quanto spesso avrebbe voluto farlo con lui? Tutti i giorni? O solo di tanto in tanto? O anche più di una volta al giorno?

Con Alois era stato sempre gradevole, ma ora era diverso... e loro lo facevano solo un paio di volte alla settimana, qualche volta tre. Se avessero potuto, l'avrebbero fatto anche più spesso, però. Chissà se Alois gli avrebbe fatto altrettanto male? No, forse no, quello del suo amico non era così grosso...

Torsten sta immobile sul proprio lettino. Dalla finestrella entrava un debole lucore che ne disegnava a mala pena la forma. Tutto era buio e silenzio. Dopo poco sentì il padrone che entrava nelle sue stanze.

"Servo!" gridò la voce del giovane uomo.

Il ragazzo si gettò giù dal letto e, senza infilare le scarpe, corse nella stanza del padrone. Era buia e non riusciva a vederlo. Ma dal buio, dalla direzione in cui c'era la porta, la voce sorse di nuovo, in tono seccato.

"Non hai acceso i doppieri, bestia! Qui non si riesce a vedere nulla."

"I doppioni, padrone? Che sono i doppioni?"

"Non doppioni, asino! Doppieri, le candele."

"Non me l'avevate ordinato, padrone... e non so come accenderle, con che cosa..."

"Che bestia. Per questa volta faccio io, ma poi impara in fretta, capito?"

"Certo, padrone, come volete voi, padrone."

A Otto piaceva essere chiamato "padrone" e non "signorino" come dagli altri servi. Sì, lui era il padrone di quel piccolo montanaro rozzo ed incapace... ma ne avrebbe fatto un buon servitore, oltre che il suo docile animale da monta.

Nel buio, si sentirono i colpi dell'acciarino e tosto si levò una fiammella. Ora Torsten intravedeva il padrone, che muovendosi da un doppiere all'altro, accese tutte le candele. Poi Otto spiegò al ragazzo il funzionamento dell'acciarino, gli fece vedere dove era posto, e gli ordinò di accendere almeno un doppiere in ognuna delle sue stanze non appena iniziasse a far buio, ed infine di andare dall'intendente per farsi dare candele nuove quando quelle delle sue stanze fossero state troppo corte.

Torsten prendeva nota mentalmente di tutti gli ordini.

Poi Otto gli disse: "Ora devi assistermi mentre mi spoglio per andare a letto, e ripiegare bene tutti i miei panni..."

"Certo, padrone. Ma dovete avere la pazienza di insegnarmi tutto... io non ho fatto nessuna delle cose che devo fare per voi, prima d'ora..."

Otto ridacchiò: "Non l'avevi neppure mai preso nel culo, prima. Eppure vedi che ci sei riuscito? Anche se in realtà ho dovuto fare tutto io..."

"Io voglio solo che il padrone è contento di me..." mormorò il ragazzo, dondolandosi impacciato sui piedi.

"Basta che ti lasci fottere a mio piacere senza frignare... e tutto il resto lo imparerai a fare un po' per volta. Sai che il mio membro è ancora un po' dolorante, tanto sei stretto?" gli disse allegramente il giovane uomo, mentre iniziava a spogliarsi.

"Anche a me fa ancora male là dietro, padrone."

"Ripiega con cura i miei abiti, man mano che li tolgo, e appoggiali su quella panca. E prepara la mia camicia da notte sul letto, prima che io rientri nella mia camera da letto. Ecco, vedi, le trovi qui, in questo armadio."

Era la prima volta che Torsten vedeva il suo nuovo padrone completamente nudo, e pensò che era ben fatto... e che aveva pure un arnese bello... anche se grosso.

Otto si infilò la lunga camicia da notte sul corpo nudo.

"Scosta le coperte, in questo modo, Ecco..." disse il giovane e si stese sul proprio letto. "Sì, è ancora indolenzito. Vedi di darmi un po' di sollievo, servo." disse il giovanotto, tirandosi la camicia da notte fin sul petto e scoprendo così il proprio pube.

"Come volete che faccio, padrone?"

"Come? Con la bocca, no? Leccalo, succhialo con delicatezza, fammelo rizzare ben bene... poi continua a succhiarlo finché mi farai godere. E non farmi sentire i denti, o ti punirò."

"Sì, padrone, certo, padrone." mormorò il ragazzo, vagamente sollevato all'idea che, questa volta, il padrone non pensava di metterglielo nuovamente nel suo povero foro indolenzito. Si accostò al letto e si chinò sul padrone.

"No, non così. Sali sul letto e mettiti in ginocchio fra le mie gambe. E mentre succhi e lecchi, carezzami i testicoli e il ventre. Capito? E sii delicato, è ancora indolenzito per colpa tua, come t'ho detto. Su, datti da fare."

Torsten salì sull'ampio ed alto letto e, accoccolatosi fra le forti cosce divaricate del giovane uomo, si chinò a carezzargli i genitali ed a leccargli l'asta, che gradualmente s'inturgidì e si rizzò.

"Sì... così... non male... delicato... leccalo tutto... anche la punta, ma con cautela... ecco... sì, bene... lecca, su e giù... ora prendine la punta fra le labbra e muovici torno torno la lingua... fa piano, delicatamente... ecco, così... ora fattelo scivolare pian piano in bocca e continua a muovere la lingua... sì, così... ah, bene... Non è la prima volta che lo fai, questo, ci scommetto."

Torsten si disse che aveva promesso al padre del suo padrone di non dire nulla, perciò capì che doveva negare di averlo mai fatto... ma comunque, poiché la sua bocca era ora ripiena del turgido membro di Otto, almeno per il momento non era tenuto a rispondere.

"Carezzami le palle... più forte... no, meno forte, ora... e il pube, il ventre... Sì... fai piano... quei calli che hai nelle mani mi danno fastidio... dovrai farteli levare... muovi di più la lingua, serra di più le labbra e vai su e giù con il capo..." gli ordinò il giovane e, presagli la testa con entrambe le mani, gli impresse il giusto ritmo.

"Ecco, così... serra un po' più le labbra, t'ho detto... sì... farò di te un perfetto animale da letto... nonostante tu sia purtroppo solo un maschio. Succhia... succhia... muovi la lingua... non farmi sentire i denti, bestia!" gli disse Otto dandogli uno scappellotto.

"Ah, sì, ecco... così... bene... bene... fammi godere, servo... dai. Presto ti farò bere tutto il mio seme... lo berrai tutto, senza lasciarne sfuggire neppure una goccia. Impari in fretta, bene... sì... così... fattelo scendere più giù, fino in gola... poi fai come per inghiottire... sì... sì, così... ah, mi piace..."

Torsten cercava di svolgere bene il suo lavoro, ma quando il glande del giovanotto passò oltre l'ugola e scese in gola, un forte conato di vomito lo assalse e si ritrasse precipitosamente, tossendo forte, mentre lacrime gli scendevano dagli occhi spalancati a guardare preoccupato il padrone in volto.

Otto si alzò a sedere e gli dette un forte ceffone: "Perché ti sei tolto, bestia!" gli disse irato.

"Non l'ho fatto apposta, padrone... perdonatemi..." rispose il ragazzo carezzandosi la guancia arrossata e dolorante.

"Ti devi solo abituare, somaro! E fa uno sforzo, no? Dai, adesso, torna al tuo compito e non mi far più arrabbiare, o ti punitò."

"Ci provo, padrone, ma non so se...""

"Se provi a toglierti un'altra volta, ti garantisco che mi alzerò e ti darò trenta scudisciate. Perciò pensaci bene, prima di farlo di nuovo. Giù, ora!" gli disse in tono minaccioso sospingendogli il capo sul proprio pube e stendendosi di nuovo.

Torsten riprese a succhiare il membro del giovane uomo, a carezzarne i genitali, e se lo fece scivolare nuovamente giù in gola, sperando questa volta si saper resistere all'istinto di sottrarsi.

Dovette farsi forza, ma si accorse che pian piano riusciva a controllare i conati di vomito, che riusciva ad accettare quell'inconsueta intrusione. Comunque, per lo meno, questo modo di dare piacere al suo padrone era solo fastidioso, ma non doloroso. Molto meglio che non doverlo prendere nuovamente di dietro come solo poche ore prima.

"Sì, così, bene... ecco... ecco... sto per venire... inghiotti tutto... tutto... non ti lasciar sfuggire... meanche una... oh... oh... sì... ecco... bevi... bevi tutto... tutto, sì... sì..." mugolò il padrone scaricandosi nella gola del ragazzo, mentre gli teneva premuto il capo contro il proprio pube per non lasciarlo sfuggire.

Thomas inghiottiva velocemente, ed ogni contrazione della sua gola attorno al glande gonfio, intensificava il piacere del giovane padrone. Lacrime scendevano dagli occhi del ragazzo... ma poi si accorse che riusciva ancora a respirare con il naso e tutto divenne più semplice.

La pressione delle mani di Otto sulla sua testa diminuì e, lentamente, Torsten poté sollevare la testa finché tutto il membro dell'altro fu nuovamente libero.

"Leccalo bene, puliscilo come si deve, ora. Fai piano, sulla punta! È ancora troppo sensibile, lì. Così, bene... Ah, è stata una bella goduta, sì, una gran bella goduta. Ti piace il sapore del mio seme, servo?"

"Non so, padrone, è... è strano."

"Strano, dici? Bah! Vedi di fartelo piacere, ne dovrai bere spesso. Comunque, quello che piace a me deve piacere anche a te, capito? Ora spegni tutte le candele, meno una, poi va a letto. Spogliati nudo e lascia la porta aperta. Se stanotte mi venisse voglia del tuo culetto, di fotterti di nuovo, devi essere pronto. Hai preparato il bacile dell'acqua e l'asciugamano?"

"Certo, padrone."

"E l'hai lavato a fondo e bene il tuo buco del culo?"

"Sì, padrone."

"Molto bene. Vedi di non dormire troppo profondamente, se ti chiamo ti voglio qui subito, senza dovermi sgolare. Capito, bestia?"

"Certo, padrone."

Il ragazzo eseguì gli ordini, poi si ritirò nella sua stanzetta lasciando aperta la porta. Si denudò e si stese sul proprio lettino... era morbido, gradevole... non vi era paragone con il saccone di fogie secche su cui aveva dormito per tutta la vita, condividendolo con i fratelli.

Il giovane padrone lo chiamava servo, o bestia, o somaro... ma sì, dopo tutto era davvero poco più di una bestia... Lui portava al pascolo, tosava, mungeva le capre a suo piacere, no? Così ora era lui la "capra" del suo nuovo padrone... anche se, pensò con lieve ironia, era lui ad aver appena "munto" il padrone. Di che sapeva il suo "latte", o "seme", come lo chiamava il padrone?

Non ne avrebbe saputo definire il gusto, che ancora sentiva in bocca. Ma d'altronde, uno saprebbe forse definire il sapore dei fagioli? No. I fagioli sanno di fagioli. Perciò il latte di maschio sa... di latte di maschio, o di seme. Un sapore strano, non sgradevole, né particolarmente gustoso. Ne avrebbe dovuto bere molto, gli aveva detto il padrone. Beh, meglio doverlo bere che farselo mettere nel culo... che ancora gli faceva male.

Si chiese nuovamente se farlo con l'amico Alois gli avrebbe fatto altrettanto male... forse no... Alois aveva detto che era una cosa bella, specialmente quando uno si abitua... Forse sarebbe stato bello anche con il padrone, se si fosse abituato. Anche se quello del padrone era grosso... Leccarlo o sentirlo fra e labbra non gli dispiaceva affatto. Era solo un po' difficile farselo calare giù fino in gola...

Pensando a queste cose, inconsciamente, al ragazzo venne un'erezione. Torsten scese con le mani a carezzarselo, a manipolarlo... sognando che lo stava facendo col suo amico Alois... Gli piaceva molto quando lo faceva con Alois... al suo amico l'aveva insegnato il fratello maggiore... I suoi fratelli, invece, non avevano mai fatto nulla con lui, e quando una volta lui ci aveva provato, s'era preso una bel fracco di botte. Il fratello gli aveva detto che certe cose non si fanno... e invece, non solo con Alois, e il suo amico col proprio fratello, ma ora, era stato comprato proprio solo per fare "quelle cose". Perciò, sono cose che si fanno, e come!

Gli era piaciuto molto sentire il duro paletto di Alois sfregarsi fra le sue chiappette, mentre gli sussurrava che un giorno glielo avrebbe anche infilato tutto dentro... e gli piaceva anche molto quando era lui a fregarlo fra le chiappette di Alois, fino a godere. Ma prenderlo, almeno fino ad ora, non gli era sembrato bello proprio per niente... forse però era bello metterlo... sì doveva essere bello, il padrone aveva goduto molto quando glielo aveva messo, nel pomeriggio.

Chissà se al padrone piaceva baciare, come baciava Alois? Anche baciare, Alois l'aveva imparato dal fratello maggiore, prima che questo si sposasse. Forse lo fanno tutti, prima di sposarsi, chi sa?

A Torsten però non piaceva per nulla l'idea di sposarsi, di stare nudo con una ragazza, una donna, di fare quelle cose con una femmina. A lui era sempre piaciuto guardare i maschi come lui... come Alois... anche il suo nuovo padrone era un bel maschio, doveva ammetterlo.

Improvvisamente, sentì che stava per venire. Per non rischiare di macchiare i panni del letto, si protesse con le due mani, e venne. Ma ora, che ne poteva fare, del proprio latte? Per andare alla stanza della toilette, sarebbe dovuto passare per la camera del padrone... rischiava di farlo svegliare, e così di farlo adirare con lui.

Poi gli venne un'idea: dopo tutto aveva appena bevuto quello del padrone... chissà che sapore aveva il proprio? Si portò le mani al volto ed iniziò a leccare il tiepido seme... dapprima un po' esitante, poi via via più sicuro... non era niente male... aveva un gusto per certi aspetti simile a quello del padrone, eppure diverso...

Mentre finiva di leccarsi le mani, Torsten si chiese se ognuno avesse un latte di sapore diverso. Chissà che gusto avrebbe avuto quello del suo amico Alois? Peccato non averlo mai assaggiato.

Il ragazzo finalmente si addormentò, a tratti ancora svegliato dalle fitte di dolore che sentiva fra le piccole natiche...


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