Otto entrò nello studio del padre e subito i suoi occhi si posarono sul ragazzetto in livrea che attendeva, ritto e in silenzio, a lato della scrivania del barone.
"Mi avete fatto chiamare, signor padre?" chiese il giovane uomo con formale cortesia, senza distogliere gli occhi dal ragazzo.
"Sì, Otto. Eccovi il vostro... valletto personale, come v'avevo promesso. Che ne dite?" chiese il barone con espressione soddisfatta nel notare che il figlio continuava ad osservare con evidente interesse il ragazzo.
"Ha anche un nome?" chiese il giovane accostandosi al ragazzo e, presolo per un braccio, lo fece girare su se stesso un paio di volte.
"Certamente. Si chima Torsten. Torsten Zweig. Vi piace?"
"Un nome vale l'altro."
"Il vostro valletto, intendo."
"L'aspetto non è male. Dovrei però metterlo alla prova, per potervi dire se mi aggrada."
"Dovrete farvelo piacere, Otto. È quanto di meglio sia riuscito a trovare. E... e mi è costato non poco." mentì l'uomo. "È obbediente, è pronto... vedrete che vi darà sufficiente soddisfazione, specialmente se voi lo saprete ammaestrare a dovere."
"Ammaestrare, signor padre?" chiese il giovane smettendo di guardare il ragazzo.
"Istruire a svolgere bene i suoi compiti, certo. Il ragazzo è ancora... come dire... piuttosto sprovveduto riguardo a certi... argomenti. Mi comprendete, Otto, non è così?"
Il giovane ebbe un sorrisetto fugace e malizioso: "Oh, sì, capisco. Lo istruirò a dovere, non dubitate."
"Bene, lo affido a voi, Otto. D'ora in poi vi appartiene. E tu, ragazzo, obbedisci prontamente e ciecamente a mio figlio Otto, hai capito? I suoi ordini sono per te l'unica legge a cui devi obbedire, è chiaro?"
"Sì, eccellenza, è chiaro." disse il ragazzo.
A Otto piacque la voce del ragazzo, chiara e dolce quasi come quella di una ragazza. Posò una mano sul sedere di Torsten e lo palpò, mentre il padre fingeva di non vedere qualla manovra un po' sfrontata, fatta così alla sua presenza. Era piccolo e sodo, gradevole... pensò il giovane... e fra poco sarebbe stato suo...
"Posso tornare nelle mie stanze, signor padre?" chiese Otto già eccitato all'idea di potersi finalmente sfogare sul ragazzetto.
"Certo, potete andare." concesse il barone.
Otto afferrò il ragazzo per un braccio, in un inconscio gesto di presa di possesso, e lo guidò fuori. Assieme, salirono il grande scalone, fino al quartierino di Otto.
Il giovanotto portò immediatamente il ragazzo nella propria camera da letto e chiuse accuratamente la porta a chiave.
"Bene, spogliati nudo, servo. Fammi vedere cosa si cela sotto quei panni."
"Sì, eccell... Come vi devo chiamare, signore?" si interruppe il ragazzo.
"Padrone. Mi chiamerai padrone, dato che ora appartieni a me."
"Certo, padrone." disse il ragazzo ed iniziò a denudarsi.
Era ancora un po' maldestro con tutti quei bottoni e con i legacci della livrea, ma infine fu completamente nudo davanti al suo nuovo padrone.
"Peccato... qualcosa di troppo fra le gambe, e qualcosa di troppo poco sul petto. Però hai un bel culetto. Quanti ne hai già presi, servo?"
"Presi, padrone? Presi... di che?"
"Membri virili nel tuo bel culetto, no?"
"Ah, scusate, non avevo capito... Mai nessuno, padrone. Ma... userete il burro o qualcos'altro, padrone? Per non farmi troppo male?"
"Il burro? Che idea disgustosa, il burro! No, userò un certo unguento adatto allo scopo. Ma vedrai che ti abituerai presto al mio membro virile. Imparerai ad accoglierlo tutto dentro di te senza problemi. Mettiti in posizione, appoggiato alla testiera del letto, svelto!" ordinò mentre iniziava ad aprirsi i calzoni.
"In posizione, padrone? Che posizione? È la mia prima volta... se mi spiegate..."
Un po' infastidito, un po' eccitato, il giovane uomo fece poggiare le mani del ragazzo sulla testiera al fondo del proprio letto, gli fece allargare un po' le gambe e lo fece chinare in avanti.
"Ecco, così. Resta ben fermo e sporgi il tuo culetto in dietro." ordinò.
La vista di quel fondo schiena tenero e perfetto, delle due chiappette protese, delle gambe ancora totalmente glabre, ebbero un gradevole effetto sul giovane che iniziò ad eccitarsi. Abbassatasi la patta frontale dei calzoni, liberatosi il membro semiturgido dalle mutande, il giovane si addossò al ragazzo, lo afferrò per la vita e prese a sfregargli il membro fra le piccole natiche. Sì, era assai gradevole... caldo... soffice... e suo! Il membro gli si inturgidì del tutto.
"Stai fermo così, non ti muovere." gli ordinò il giovane, ed andò al comò per prendere il vasetto di unguento.
Con la coda dell'occhio, Torsten poté finalmente vedere il membro pienamente eretto del suo nuovo padrone. Era meno grosso di quello del barone, ma più lungo, ed era diritto come un fuso. Comunque era pur sempre assai più grosso del proprio o di quello di Alois.
Intravide il giovane padrone spalmarsi qualcosa su tutta la superficie e la lunghezza del proprio membro, che ora luccicava alla calda luce del sole calante che entrava dall'ampia finestra.
Otto tornò dietro al ragazzo e, mentre con un braccio gli cingeva la vita, con la mano libera diresse la propria arma di carne sul foro nascosto di Torsten, cercando di trovarlo con la punta. Individuatolo, iniziò a spingere.
"Non resistermi, ragazzo, rilassati!" ordinò il giovane impaziente, non riuscendo a violare il vergine foro.
"Non sto resistendo, padrone... è solo che... forse siete un po' troppo grosso, lì... per riuscire ad entrare." gemette sotto voce il ragazzo, iniziando a provare un lieve dolore ad ogni violenta spinta del giovane uomo.
"Rilassati, t'ho detto! Volente o nolente, devi riuscire a prenderlo tutto... e più mi resisti, più ti farò male, non lo capisci? Comunque te lo ficcherò dentro, perciò... ti conviene rilassarti."
"Sì, padrone, come volete voi..." mormorò il ragazzetto.
Torsten stava davvero tentando di obbedire, di rilassarsi, ma pareva che il suo corpo non volesse dargli retta, ed il foro, quasi avesse una propria volontà, si serrava con forza.
Il duro membro del giovane uomo, di tanto in tanto, scivolava via o in su o in giù, ma Otto prontamente ne dirigeva di nuovo la punta turgida sull'inviolato foro. Spingeva con vigore... ed il membro, pur duro, si curvava senza riuscire ad entrare. Dopo diversi, infruttuosi tentativi, il giovane si impazientì. Dette una violenta manata sul sedere del ragazzo che si rizzò di scatto emettendo un "ahi!" di dolore.
"Giù!" abbaiò il giovane, "e rilassati una buona volta, ti ho detto. Tanto prima o poi riuscirò a sfondare questo tuo bel culetto, servo, e a fotterti! Non ti muoverai da qui finché non vi sono riuscito!"
"Ma mi fate male, padrone..."
"E che m'importa? È il mio piacere, che conta, non il tuo. Rilassati, bestia!" gridò quasi il giovane, rosso in volto sia per lo sforzo che per la crescente eccitazione, e gli dette un'altra forte manata sul sedere.
Dopo diversi, inutili tentativi, Otto finalmente sentì che la punta del proprio membro stava iniziando ad annidarsi nello stretto ed inviolato sfintere del servetto.
"Sì, ecco... sta per entrare!" mugolò il giovane uomo con voce roca
Spinse con tutte le prorie forze, mentre tirava a sé il bacino del ragazzo. Spingeva con un selvaggio vigore che lui stesso non credeva di avere. Tentare di vincere la naturale resistenza del suo servo, lo stava facendo eccitare in un modo quale non aveva mai sperimentato prima.
"Ahi! Mi state facendo molto male, padrone..." gemette Torsten chiudendo stretti gli occhi, mentre lacrime di dolore gli rigavano le belle e dolci gote.
"Ma sta per entrare... sta entrando... eccolo... sta entrando" mugolò trionfante ed eccitato il giovane.
"Ma fa tanto male..." mormorò con voce rotta il povero ragazzo.
"Ma a me piace! Sì, mi piace! Sei così stretto... stretto... quasi fa male anche a me... ma è caldo... oh quant'è caldo... è bello!"
"Ahi! Padrone... per favore..."
"Bello! Eccolo che entra... entra..."
"Mi state facendo davvero troppo male... vi prego..."
"Taci, bestia! Devi dire che ti piace e non piagnucolare. Dillo! Dillo che ti piace essere fottuto in culo! Dillo!"
"Come volete voi, padrone... mi piace, padrone..."
"Ah... ecco... ecco... prendilo tutto!" ansimò il giovane dando una serie di vigorose spinte e penetrando nel ragazzo sempre più a fondo.
Torsten si sentiva lacerare, il dolore era diventato lancinante, lo sentiva bruciare come un tizzone ardente e lacrime gli scendevano copiose dagli occhi serrati. Sentiva dentro di sé quella presenza estranea farsi avanti impietosa, invaderlo con prepotenza, e ad ogni spinta il dolore era come una frustata. Tutto il corpo del ragazzo iniziò a tremare.
Eppure Torsten non tentò di sottrarsi a quella tortura: sapeva che lui era lì solo per quello, e che non era in suo potere far cessare quel supplizio.
Quando infine, con un basso e forte mugolio di piacere, Otto gli fu completamente immerso dentro, i peli del pube, le muscolose cosce ed i testicoli ben premuti contro le chiappette finalmente conquistate del ragazzo, sempre tenendolo stretto a sé con un braccio attorno alla vita, afferrò per i capelli Torsten con la mano libera ed iniziò a muoversi dentro il violato canale, in dietro ed in avanti con il bacino, in forti e vigorosi colpi.
Torsten continuava a piangere silenziosamente, a piangere e tremare. Le gambe quasi non lo sorreggevano più, ma aveva smesso di lamentarsi.
"Sei così... stretto... e così... caldo... come una... fornace! Mi piace! Sì! Avevo... proprio... bisogno, di una... bella... fottuta!" ansimò Otto in preda ad un intenso piacere, misto ad un lieve dolore sul frenulo del prepuzio, tanto era stretto il foro del ragazzo.
Era un dolore gradevole, comunque, perché misto a piacere... Non aveva mai provato nulla di simile, fino ad allora, con nessuna delle ragazze. Sì, aveva visto giusto: piegare alle proprie voglie un maschio, era assai eccitante. Obligarlo a sopportare il dolore per dare a lui piacere, era esaltante. Sentirlo piangere e tremare sotto i suoi assalti, era gratificante!
Non era meglio che farlo con una ragazza, era diverso... ma non meno piacevole, era un piacere nuovo e particolare... pensava il giovane uomo continuando a martellare esilarato, con virile energia nelle martoriate interiora del povero ragazzo.
Il pesante e grande letto ondeggiava ad ogni spinta con cui Otto affondava nella sua docile vittima. No, meglio di una ragazza no... ma incredibilmente eccitante! Si ripeteva gustandosi quella prima, forsennata monta. Peccato solo che non avesse due belle tette da palpare e che avesse quell'inutile arnese che gli pendeva fra le gambe... si disse. Ma poco male. Il foro era strettissimo... e caldissimo... e gli stava facendo provare un incredibile piacere.
Il lieve dolore che provava, specialmente sul frenulo del prepuzio stirato al limite, allontanava il momento del massimo piacere, e rendeva la sua monta più lunga e sempre più gradevole.
Visto di spalle, e se solo avesse avuto i capelli lunghi e fluenti sul corpo, sarebbe potuto anche sembrare una ragazza... ma no, quello che gli stava procurando un piacere quasi selvaggio era proprio il fatto che invece fosse un ragazzo... sì, davvero, piegare un maschio alle proprie voglie era davvero esaltante! si diceva Otto continuando a montarlo con cescente piacere.
Torsten si sentiva sempre più debole, completamente inerme nelle forti mani del suo nuovo padrone... e rassegnato al suo fato. Buon cibo... begli abiti... un letto soffice come mai aveva avuto... pagati a caro prezzo. Ma lui non aveva scelta, lo sapeva. "Ci si abitua a tutto", pensava confusamente, "speriamo non ci voglia troppo tempo..."
D'altronde, i crudeli morsi della fame, o le stilettate del freddo delle desolate notti d'inverno, si diceva, non erano certo migliori del supplizio che stava subendo in quel momento.
Sentì il respiro del giovane padrone farsi più pesante, e le spinte più disordinate e capì che forse questo era il segno che stesse per raggiungere il suo godimento... Questo avrebbe significato la fine, almeno per un poco, di quella tortura. Torsten si chiese se vi fosse un modo per accelerare la fine di quella lunga e dura cavalcata... ma non ne aveva la minima idea.
Infine dalle labbra socchiuse di Otto uscì un lungo e roco gemito, e, spingendosi a fondo con vigore, si scaricò nelle profondità incandescenti del suo nuovo servo, in una serie di contrazioni violente e spinte forsennate, corrispondenti ad ogni getto del proprio seme.
"Tieni... ecco... tieni..." mugolò il giovane uomo, nel delirio dei propri sensi.
Poi restò fermo per un po', ansimando pesantemente. Quindi, con lentezza, si sfilò dal ragazzo e lo lasciò. Torsten provò finalmente un po' di sollievo e quando il padrone lasciò la sua presa sul corpo del ragazzo, questi scivolò in ginocchio, tentando di sorreggersi sulla testiera del letto.
Otto indietreggiò di un passo e dette una forte manata sulle spalle del ragazzo, ridendo. "Alzati in piedi, rammollito! Ottimo. È stato un ottimo inizio. Molto bene. Sì, mi divertirò con te. Mio padre ha avuto davvero una buona idea a darmi te in dono. Oh, cavolo, guarda come m'hai ridotto il membro! È tutto sporco. Vai subito a prendere una bacinella ed un panno e ripulisicilo, bestia!" ordinò il giovane guardandosi il membro con una smorfia velata di disgusto.
"Devo rivestirmi, padrone?" chiese il ragazzo rialzandosi in piedi.
"Non ora. Dopo. Vai!"
"Dove, padrone? Non so..."
"Ah! Vieni. Per questa volta... poi dovrai imparare."
Guidò il ragazzo, tenendolo rudemente per un braccio, fino alla stanza di toeletta e gli spiego quello che doveva fare. Poi, una volta ben ripulito, si rimise in ordine le vesti.
"D'ora in poi, bestia, devi tenerti ben pulito il buco, sì da non sporcarmi più in codesto modo. Capito?"
"Sì, padrone... ma come?"
"Con le dita... ben dentro con sapone ed acqua, finché l'hai pulito a dovere. E comunque terrai sempre una bacinella ed un panno pronti alla bisogna. Ah, ora vieni qui, seguimi. Ecco, tu dormirai in questo stanzino, ma terrai la porta sempre aperta, in modo di udire se durante la notte mi venisse voglia e ti chiamassi. Terrai ben pulito il mio quartiere, logicamente. Ma soprattutto sarai tu a lavare questi panni, qui, sì che nessuno li veda e possa capire... si intende."
"Sì, padrone, ma... posso rivestirmi, ora?"
"Ma sì, rivestiti. Però prima pulisciti bene il buco del culo, servo. Ricordati che ti voglio sempre perfettamente pulito, fuori ed anche là dentro."
"Sì, padrone... certo, padrone." mormorò il ragazzo.
Otto uscì. Restato solo, il ragazzo si lavò accuratamente l'ano. Quando tentò di introdurvi un dito per pulirlo anche dentro, il dolore che sembrava essersi acquietato, tornò forte ed acuto. Guardò il dito temendo che vi fosse del sangue... ma non ve n'era. Lavatosi bene nonostante le forti fitte di dolore, ed asciugatosi, andò a rivestirsi. Il padrone non c'era più. Poi tornò nello stanzino della toeletta e, preso un pezzo di sapone, lavò accuratamente l'asciugamano sfregandolo finché ogni traccia di sporco fu scomparsa.
Quindi, tornato nello stanzino ove era il suo letto, vi si gettò sopra esalando un lungo sospiro. Era esausto. Ad ogni movimento del corpo, le fitte di dolore si facevano nuovamente sentire. Se stava immobile, invece, il dolore persisteva, facendosi però sordo e meno intenso. Si chiese quanto tempo ci avrebbe messo a scomparire...
"Ci si abitua a tutto..." ripeté a se stesso con un basso sopiro.
Senza rendersene conto, Torsten scivolò in un sonno lieve e disturbato. Appena si muoveva sul letto, le fitte all'ano lo facevano gemere e quasi risvegliare. Finché, steso su un fianco e raggomitolato, riuscì a dormire senza troppi problemi.
Fu risvegliato poco più tardi dal suono della campanella che dava il segnale per la cena. Scese dal letto e si rimise le scarpe. Andò al piano inferiore, fino alla cucina, scendendo la scala un gradino alla volta, sentendo una nuova fitta ad ogni scalino che scendeva. Entrò nell'ampia cucina ed andò a sedere nel posto che gli era stato assegnato.
"Che faccia, Torsten! Che ti è successo?" gli chiese il servo seduto alla sua destra.
"Eh? Niente... non è successo niente." rispose il ragazzo.
"Pare che hai pianto..." insisté il servo.
"Sarà la nostalgia di casa." disse una delle cameriere facendo un sorrisetto di compatimento.
"Sì... nostalgia di casa." mormorò il ragazzo grato per quel suggerimento.