Niklos Teteny era sempre più richiesto; Bruno gli procurò scritture anche a Milano, poi a Torino, a Parma, a Roma...
Nonostante fossero anni di guerra, poiché il re di Piemonte e Sardegna stava annettendo grandi parti della penisola italiana, sottraendo territori all'impero austro-ungarico, al re delle Due Sicile, ed anche al papa, oltre che ducati e principati minori, Niklos e Bruno giravano la penisola per i concerti e Niklos continuava a comporre bella musica.
Oltre alle sue composizioni, fra cui gli "Otto studi di esecuzione passionale" che pubblicò nel 1839, i "Sedici studi da grandi Maestri" pubblicati nel 1848, ed i "32 fascicoli: studi per affinare la tecnica" pubblicati nel 1869, aveva anche completato le sue Musiche Letterarie con il "Purgatorio: Lux surgens - Me ducens in via - Pan-orao" nel 1843 ed il "Paradiso: Amor ejus - Splendor animae - Mistica unio" nel 1871, che erano state pubblicate e che erano conosciute ed apprezzate in gran parte d'Europa.
Nel 1863 avevano anche potuto acquistare un bell'appartamento nella città di Urbino. Era un intero piano di un palazzo a lato della chiesa di San Domenico, composto di sette stanze, ed ora Niklos aveva, in una delle stanze, un bel piano a coda da concerto su cui poteva esercitarsi. Avevano anche una ricca biblioteca, che Bruno usava spesso, avendo sviluppato un vero amore per la lettura.
Nel 1865 Niklos stava dando una serie di concerti nella città di Modena, quando, terminata una delle sue esibizioni fra scroscianti applausi, due gentiluomini con il mantello sul braccio e l'immancabile cappello a cilindro, andarono a fargli i loro complimenti.
Il più anziano dei due chiese a Niklos: "È qui a teatro con voi il signor Bruno Leopoldo Mottini?"
Niklos lo guardò un po incuriosito, poi chiese, con un ampio sorriso: "Ma... voi non siete il signor Gunnar von Platen?"
Anche l'anziano gentiluomo sorrise: "Non credevo vi ricordaste ancora di me, dopo tanti anni... Sì sono io."
"Non vi ho riconosciuto subito, ma come dimenticarvi? Bruno sarà felicissimo di rivedervi, come lo sono io. Abitate qui a Modena ora o siete di passaggio?"
"No, siamo di pasaggio. Abitiamo a Milano, ma si stava pensando di trasferirci, così si stava andando a vedere per un lavoro e per un appartamento a Bologna, o da qualche altra parte. Abbiamo sostato qui a Modena ed abbiamo visto le locandine con il vostro nome, perciò..."
"Ma venite, venite. Vi conduco da Bruno. È nel mio camerino che mi attende, quasi certamente."
Quando Niklos aprì la porta del proprio camerino e si fece da parte per far passare Gunnar e l'altro gentiluomo, Bruno si girò e, riconosciuto immediatamente l'uomo, si alzò con un grande sorriso: "Gunnar! che piacere... ma... ma tu non sei Martino?" chiese poi all'altro, più giovane gentiluomo.
"Sì, sono io. Sono lieto di rivederti, Bruno..."
"Ma dunque, ci siete riusciti! State assieme, ora!" gli disse Bruno abbracciando prima l'uno poi l'altro dei due uomini.
"Sì, e da diversi anni, ormai..." rispose Martino.
"Ma accomodatevi, accomodatevi... e raccontatemi tutto. Sono così felice, non solo di rivedervi, ma di vedere che siete finalmente assieme... Sì, dovete raccontarci tutto!"
Gunnar raccontò. Per tre anni avevano dovuto continuare a vedersi di rado e di nascosto, ricorrendo ai più incredibili sotterfugi. Poi Gunnar aveva ottenuto un buon impiego a Venezia, ed allora aveva convinto Martino, poco prima che dovesse prendere gli ordini sacri, di fuggire dal seminario, di abbandonare Trieste e di trasferirsi con lui a Venezia.
Qui avevano vissuto, tranquilli e felici, per circa due anni. Avevano però dovuto abbandonare la città poiché amici li avevano avvertiti che il padre di Martino era sulle loro tracce. Perciò nel 1835 si erano trasferiti nel territorio pontificio, dove, a Bologna, Gunnar aveva trovato un impiego come bibliotecario del Cardinale Legato.
Poi nel 1842 si erano nuovamente trasferiti, abbandonando tutto e fuggendo a Torino, poiché qualcuno li aveva denunciati al Cardinale ed alle autorità civili come "sodomiti". A Torino avevano trovato entrambi lavoro nella biblioteca dell'Università. Avevano vissuto tranquilli nella capitale sabauda fino al 1860, quando la Lombardia, ceduta prima dagli austriaci ai francesi, poi da questi al re di Piemonte e Sardegna, era stata annessa al Piemonte. Allora si erano trasferiti a Milano, dove Martino aveva ottenuto una cattedra di latino nella regia università.
Ma nuovamente era scoppiato uno scandalo, a causa di un qualche sconosciuto baciapile che li aveva accusati, questa volta non di fronte alle autorità civili, ma al senato accademico, che aveva licenziato in tronco Martino per indegnità. Pertanto ora stavano cercando altrove un lavoro ed un posto in cui vivere.
"Davvero la sfortuna vi ha perseguitati..." commentò Niklos.
"Sì e no... Dopo tutto, malgrado i continui spostamenti, siamo sempre riusciti a vivere assieme, non siamo mai stati separati." disse Gunnar. "Inoltre, facendo attenzione a non spendere troppo, siamo anche riusciti a mettere da parte un po' di denaro. E speriamo di trovare qualcosa altrove."
"Perché non provate a venire con noi a Urbino? È una piccola città, ma c'è un'ottima università... Finché non trovate qualcosa, potete essere nostri ospiti: ora siamo in grado di renderti l'ospitalità, Gunnar..." gli disse Bruno.
"Sì, certamente, e con grande piacere." disse Niklos.
"Ma in una piccola città... rischiamo di creare nuovamente scandalo più ancora che in una grande città, vivendo assieme..." fece notare Martino.
"Noi ci viviamo da due anni, e non abbiamo avuto nessun problema," disse Niklos, "inoltre Urbino è una città che ha quasi più studenti e professori universitari che non abitanti e la maggior parte di loro condivide un appartamento, compresi anche alcuni degli insegnanti."
"Che ne dici, Gunnar?" gli chiese Martino.
"Una città vale l'altra per noi, e ad Urbino avremmo anche due buoni amici. Potremmo provare..."
Decisero perciò di lasciare Modena assieme.
Quando Niklos fu nuovamente solo con Bruno, gli disse: "Ascolta, amore, pensavo che se vediamo che la convivenza non ci crea problemi, e se trovano un buon lavoro, potrebbero anche restare da noi. Questo creerebbe meno problemi, in quanto vivendo in quattro nello stesso alloggio siamo tutti meno sospetti riguardo alle nostre relazioni. Ci si proteggerebbe a vicenda. Non credi?"
"Nik, non saresti geloso di Gunnar? Tu sai che cosa è stato lui per me..."
Il compositore sorrise: "Geloso di te? No, amore mio, ho piena fiducia in te. Inltre Gunnar è col suo Martino..."
"E come facciamo, per il personale di pulizia? Già ora dobbiamo stare molto attenti che la governante e la cuoca non sospettino che io in realtà non uso la mia stanza... Con due coppie, non credi che diventerebbe tutto più difficile?"
"Sai, anche prima di incontrare Martino e Gunnar stavo pensando che dobbiamo risolvere quel problema... Dovremmo trovare un paio di ragazzi che ci facciano da domestici, un paio di ragazzi come noi, logicamente... che potrebbero anche vivere con noi."
"Non diventa troppo affollato, il nostro alloggio se ci si dovesse vivere in sei? Ed inoltre, come fare a trovare due servi, maschi e giovani, che siano già una coppia?"
"Per i servi davvero non so ancora, capisco che non è facile, però si potrebbe provare... E riguardo al nostro alloggio, lavorando tutti e quattro potremmo trasferirci in uno più grande, se fosse necessario."
"Forse sì... Ho notato che ad Urbino, fuori dalle mura sotto il palazzo ducale, a borgo Mercatale, la sera tardi c'è un certo... passeggio di uomini giovani e non più giovani. Non sono certo, ma forse sono persone che sperano in un incontro, perché a volte li vedo sparire giù per la china, fra gli alberi..."
"Non me l'hai mai detto... ma che facciamo, ci mettiamo a passeggiare anche noi là sotto?" gli chiese Niklos ridendo.
"Beh... perché no. Solo per incontrare qualcuno, si capisce, mica per... per fare altro..." rispose Bruno.
"E se poi la tentazione fosse troppo grande?" chiese Niklos con un sorrisetto malizioso.
"Beh, cercheremo di non cadere in tentazione." gli rispose Bruno con un sorriso soave.
Così tornarono ad Urbino assieme ai due amici. Ebbero fortuna, perché sia Martino che Gunnar ottennero abbastanza presto un posto all'università, prima Martino come lettore di latino e greco, poi anche Gunnar, avendo molta esperienza nel campo, come aiuto bibliotecario.
Stavano bene tutti e quattro assieme, e dopo quattro mesi avevano perciò deciso di trovarsi un nuovo, più grande alloggio. Ne trovarono uno in via di Porta Vecchia e Bruno iniziò a contrattarne il prezzo con il proprietario.
Era una casetta del '500 con le finestre a crociera, su tre piani, incastonata fra due costruzioni più grandi e più recenti. Era un po' malridotta, anche perché era stata suddivisa in tempi recenti in tre piccoli alloggi, uno per piano. Ma la casa in origine era appartenuta ad uno stuccatore che al primo piano aveva eseguito bei soffitti a stucco, che necessitavano solo di essere ripuliti e lievemente restaurati.
Bruno perciò ingaggiò alcuni muratori ed anche alcuni studenti della facoltà d'arte per iniziare i lavori di restauro della casa e riportarla alla sua antica forma, riunendo nuovamente i tre appartmentini in uno solo. Così passava diverse ore ogni giorno nella casa per seguire i lavori e dare ordini o prendere decisioni.
Nel frattempo, a volte la sera andava a gironzolare un po' dalle parti di borgo Mercatale, fuori dalle mura. Così una sera riconobbe uno degli studenti che lavoravano nella nuova casa per il restauro. Il giovane non lo vide, ma Bruno notò che andava fra gli alberi assieme ad un ragazzo più o meno suo coetaneo.
Decise di seguirli, per veder dove andassero, che cosa facessero... si inoltrò anche lui fra gli alberi ed i cespugli, giù per la china, cercando di vedere dove i due potessero essere. Per un po' girò a vuoto, ma finalmente li vide.
Lo studente era appoggiato ad un albero con le mani, aveva i calzoni abbassati sulle ginocchia, e dietro di lui, anch'egli con i calzoni a mezz'asta e le gambe un po' allargate, c'era l'altro che lo teneva per la vita e che gli si spingeva dentro e fuori con forti ondeggiamenti del bacino. Lo studente aveva girato il capo indietro ed i due ragazzi si baciavano.
Nella semioscurità Bruno poteva vedere i muscoli del piccolo, nervoso e bianco sedere del ragazzo che stava dietro all'altro guizzare ad ogni vigoroso affondo: era una scena altamente erotica. Provò la tentazione di avvicinarsi per toccarlo, carezzarlo ma si trattenne. Restò per un po' a guardare, e stava per tornare indietro, pensando di aspettarli quando fossero riemersi sulla via di circonvallazione, quando lo studente iniziò a mugolare a voce bassa.
"Vengo... oh, vengo... oohh... ooohhh..."
L'altro accelerò i suoi colpi e a sua volta mugolò: "Sì... sì... oh, Federico... anche io... eccomi... eccomi... vengo..."
I due si fermarono per un po', quindi quello dietro si sfilò dal compagno. Si rimisero a posto gli abiti, poi lo studente si girò ed i due ragazzi si abbracciarono.
"Nazzareno, ti amo" disse lo studente e baciò il compagno.
"Anche io Federico. Ma io ti voglio vedere più spesso. Perché non scappi via con me?"
"E dove andiamo, Nazzareno? Né tu né io abbiamo soldi... io sono soltanto uno studente e mio padre mi manda soldi solo finché studio, lo sai bene. E tu, che puoi fare?"
"So fare di tutto, lo sai. Come ora aiuto mio padre in trattoria, posso trovare lavoro altrove. Se andiamo in una città più grande, ad Ancona o a Bologna, o anche più lontano, io posso trovarmi lavoro... E anche tu, prima di trovare quel lavoretto nella casa del musicista, lavoravi come aiuto nella trattoria di mio padre. Anche tu puoi trovare un lavoro, o come restauratore, o in un'altra trattoria..."
"Sì, ma..."
"Non mi ami, Federico? Non abbastanza per lasciare tutto e tentare la ventura con me? Ormai è più di un anno che stiamo assieme, e io sono stanco di doverci sempre vedere così, di nascosto... E quando tu finirai i tuoi studi, dovrai tornare a Novafeltria... e poi chissà dove andrai... Io non ti voglio perdere, Federico!"
"Neanche io voglio perdere te, Nazzareno, ma..."
Bruno decise di intervenire: forse aveva trovato la soluzione ai loro problemi. Perciò uscì dal suo riparo ed andò verso i ragazzi. Questi lo sentirono arrivare e si staccarono precipitosamente, girandosi verso di lui, tesi.
"Buona sera Federico. Federico Gabrielli, vero?" salutò Bruno.
"Oh... signor Mottini... stavo... stavo facendo due passi con il mio amico..." disse il giovane visibilmente imbarazzato.
"Beh... a dire il vero quello che stavate facendo non mi pare proprio che si possa chiamare... una passeggiata..." gli disse Bruno sorridendo.
"Santa Vergine! Ha visto... tutto?" chiese l'altro ragazzo visibilmente spaventato.
"Sì, proprio tutto..." confermò Bruno con un sorriso lieve.
Federico gemette: "Lo sapevo io che era pericoloso, vederci qui, lo sapevo io..." mormorò al compagno, poi, rivolgendosi a Bruno, disse: "Non ci denuncerà, vero, signore?"
"Perché dovrei? Eravate molto gradevoli a vedere mentre facevate l'amore. Voi due vi amate, ragazzi, per quello che ho capito..."
"Non ci denuncia, signore?" chiese Federico con un filo di speranza nella voce.
"Sì, ci amiamo." disse l'altro contemporaneamente, con fierezza.
"E tu... ti chiami Nazzareno, no? Tuo padre ha una trattoria. Sai cucinare?" gli chiese Bruno.
"Chi è?" chiese Nazzareno a Federico, con una certa diffidenza.
"Lavoro per lui, nella casa del musicista..." rispose Federico con voce incerta, non comprendendo il perché della domanda di Bruno. "Ma non ci denuncia, vero?" chiese poi nuovamente.
"Ho detto di no. Ascoltate: da quanto ho capito, vi piacerebbe poter vivere assieme, non è così?" chiese Bruno, poi aggiunse: "Fidatevi di me. Forse possiamo esserci utili a vicenda."
"Avete... visto, e sentito abbastanza per... Sì, ci piacerebbe, però..." disse esitante Nazzareno.
"Sai cucinare?" chiese di nuovo Bruno a Nazzareno, con un sorriso.
"Chi cucina è mia madre, però a volte la aiuto in cucina, specialmente da quando mia sorella s'è sposata ed è andata a vivere a Senigallia..."
"Che ne direste, allora, se veniste tutti e due a lavorare per me, una volta che la casa sarà terminata? Tu Nazzareno potresti farci da cuoco e tu Federico da cameriere. Tenere pulita ed in ordine la casa. E potreste vivere a casa nostra, se volete, e lì potrete amarvi al sicuro, senza problemi..."
"Volete dire, signore... che vorreste anche... divertirvi con noi?" gli chiese diffidente Nazzareno.
Bruno rise: "No, non voglio portarvi nel mio letto! No. Vedete, anche io amo un uomo, ed altri due nostri amici, che vivono con noi, due uomini, intendo, sono amanti. Perciò ci piacerebbe avere in casa persone che non si... stupiscano nel sapere che il mio amante ed io, come pure quei due nostri amici, facciamo l'amore. Due che non ci tradiscano. Così, se voi lavoraste per noi, andrebbe bene sia per voi due che per noi quattro. E vi garantisco che nessuno cercherebbe di infilarsi nel vostro letto né a portarvi nel suo. Che ne dite?"
"Parlate sul serio, signore?" chiese Federico stupito.
"Sì, certo. E tu potresti portare a termine i tuoi studi, dando nel frattempo una mano in casa. E se volete, potete avere una delle stanze su all'ultimo piano, solo per voi..."
"Sarebbe bello... che ne dici, Nazzareno?" chiese allora Federico illuminandosi.
"Non sono granché come cuoco, signore... ma se vi accontentate... potrei imparare a cucinare meglio... Forse i miei non saranno molto contenti, però che me ne importa... Ma se accettiamo la proposta di questo signore, Federico, una volta che tu hai terminato gli studi, resteresti qui ad Urbino con me?"
"Sì, te lo prometto..." rispose il ragazzo prendendo una mano al suo amante.
"Allora d'accordo così." disse Bruno, "Appena la nostra casa sarà pronta, potete trasferirvi da noi e vi assumeremo. E se volete potrete avere una delle stanze dell'ultimo piano, come vi ho detto."
Mentre tornavano verso le mura, Federico chiese sottovoce a Bruno, un po' imbarazzato: "Ma voi, signor Mottini, avete visto proprio tutto?"
"Beh, abbastanza." ammise Bruno sorridendo.
"Dio che vergogna..." mormorò il ragazzo.
"E perché? Eravate belli. E soprattutto teneri, perché vi stavate scambiando amore. Secondo me non hai niente di cui vergognarti."
"Ma se invece di voi, signore, ci avesse sorpresi qualcun altro... D'altronde non sappiamo dove vederci, Nazareno ed io."
"Lì fra quegli alberi e quei cespugli, non ci vanno solo quelli come me, come voi due?"
"Sì, è vero, però... Ma, dite, voi vi cercavate... un'avventura?" gli chiese Nazzareno.
"No, come vi ho detto, io ho il mio uomo e non cerco altro. In realtà sono venuto diverse volte da queste parti proprio nella speranza di trovare qualcuno come voi a cui fare la proposta che ho fatto a voi. Sono stato fortunato, questa volta, a riconoscere di lontano Federico, che un po' già conosco. Perciò vi ho seguito."
"Qui a volte ci sono anche ragazzi che vanno con sconosciuti solo per denaro. Specialmente alcuni giovani soldati della guarnigione, ma anche qualche contadino, qualche garzone." gli disse Nazzareno. "Non solo quelli, si capisce, anche gente che cerca un'avventura. A volte persino qualche rispettabile cittadino... Prima di conoscere Federico, io c'ero già venuto, alcune volte... a cercare qualche avventura" gli disse Nazzareno.
Tornato a casa Bruno raccontò a Niklos ed agli amici l'incontro che aveva avuto e la proposta fatta ai due ragazzi, nonché come questi avessero accettato.
Finalmente la casa fu pronta, i quattro amici vi si trasferirono ed assunsero, come promesso, i due ragazzi. All'inizio la cucina di Nazzareno non era nulla di speciale, ma il ragazzo si impegnò e migliorò abbastanza in fretta. Inoltre i due ragazzi tenevano la casa in ordine, ed erano discreti ma, all'occorrenza, erano anche di buona compagnia.
Nazzareno aveva quasi litigato con i genitori, quando aveva detto loro che smetteva di aiutare nella trattoria e che aveva accettato lavoro come cuoco a casa del compositore e del professore... Federico aveva semplicemente comunicato ai genitori che non viveva più nella pensioncina dove aveva vissuto fino ad allora, ma che aveva trovato una stanzetta in affitto altrove.
Niklos e Bruno di tanto in tanto erano in giro per concerti, sia nel regno d'Italia, ora unificato, sia all'estero: Lione, Parigi, Madrid, Barcellona, Londra, Berlino... Niklos era sempre più famoso e ricercato ed i suoi guadagni aumentavano in conseguenza.
Martino, quando il professore di cui era lettore era stato chiamato ad insegnare all'Università di Bologna, aveva ottenuto la cattedra ed era ormai professore a pieno titolo. Gunnar aveva lasciato il suo posto nella biblioteca universitaria ed ora si occupava esclusivamente delle pubblicazioni sia dei testi di Martino che degli spartiti e dei libretti di Niklos.
Federico, terminati gli studi, aveva ottenuto un posto alla Regia Sovrintendenza delle Belle Arti, e non poteva più occuparsi della casa. Nazzareno allora andò a cercare un altro ragazzo, finché, sempre nei boschetti di Borgo Mercatale, trovò un giovane garzone di nome Tommaso che, poiché nella bottega di un ceramista dove lavorava come apprendista guadagnava troppo poco, a volte arrotondava vendendo il proprio corpo agli uomini.
Lo fece conoscere a Bruno, che di fatto amministrava la casa, e che lo assunse come cameriere perché aiutasse in casa.
Una sera, ritiratisi nella loro stanza, Bruno e Niklos stavano per mettersi a letto, quando sentirono bussare alla loro porta. Era Tommaso.
"Scusatemi se vi disturbo, ma... mi permettete di passare la notte fuori casa?" chiese il ragazzo.
"Fuori casa? Tutta la notte? Un incontro galante, Tommaso?" gli chiese Niklos.
"Sì, signore... ho conosciuto un giovane soldato e..."
"Bene. Ma dove vi vedete? Fa freddo, non credo che giù a Mercatale..." disse Niklos.
"No, signore. Il campanaro della cattedrale, se dopo lo lascio divertire con me, ci lascia usare la sua stanza..."
"Ah. Ma a te... e al tuo amico soldato, va bene che il campanaro dopo si diverta con te?" gli chiese Bruno.
"Davide, il mio amico soldato, non lo sa... sarebbe troppo geloso. Ma lui deve rientrare e così non sa che io poi torno lì... A me non pesa troppo dover fottere il campanaro, dato che questo mi permette di stare con il mio Davide e di fare l'amore con lui."
"Ma perché allora non lo porti qui, il tuo Davide? Almeno qui non devi..." gli disse Bruno.
"Davvero posso? Non avrei mai osato chiedervelo, signore..." chiese il ragazzo illuminandosi.
"Non gradiremmo che tu portassi qui ogni volta un ragazzo diverso, ma se il tuo soldato è il tuo amico fisso, perché no? Giusto, Niklos?" disse Bruno.
"Giusto. Non fate troppo rumore, quando il tuo Davide deve andare via. Ma ogni volta che vi volete vedere, lo puoi portare qui." disse Niklos al ragazzo.
"Grazie, signore. Vado subito a dirlo al mio Davide! Grazie mille, signori!" disse il ragazzo radioso e corse via.
I due amanti si spogliarono e si misero a letto. Si abbracciarono.
"Se continuiamo così, però, tra poco neppure questa casa ci basterà più..." disse sorridendo Bruno all'amante.
"Sei tu che gliel'hai proposoto..." gli fece notare sorridendo Niklos, e lo baciò con dolcezza, poi aggiunse: "Comunque io sono d'accordo... Quel Tommaso mi fa tenerezza."
"Ma adesso basta a parlare degli altri... ora pensiamo a noi due..." gli sussurrò Bruno carezzando i genitali turgidi dell'amante.
"Sì, amore. Sai che ti amo tanto?"
"Sì, lo so, e anche io ti amo." gli rispose Bruno.
I due si carezzarono, le loro membra si intrecciarono, i loro corpi si cercarono, con crescente desiderio e passione. Nonostante fossero ormai entrambi uomini maturi, era come se ogni volta tornassero ad essere due ragazzetti che scoprono la bellezza dello scambio d'amore.
Bruno si mise a quattro zampe sopra il corpo del proprio amante, capovolto, ed ognuno si prese cura del sodo membro dell'amante, con golosa passione. Sentirono vagamente i passi di Tommaso e del suo compagno salire le scale, poi la porta del ragazzo chiudersi. Anche se, completamente assorbiti nel dare piacere all'amante, non stavano pensando agli altri, la coscienza che altre tre coppie, al di là delle pareti della loro stanza, erano probabilmente allacciate nel darsi piacere, aumentava il loro piacere.
In effetti, nella stanza accanto, Gunnar stava steso sulla schiena e Martino si impalava sul suo membro dritto, cavalcandolo con ardente passione. Si carezzavano l'un l'altro il petto, si sfregavano a vicenda i capezzoli e, alla luce calda e tremula del lume ad olio, si sorridevano contenti. Ogni volta che Martino calava sul suo pube, Gunnar arcuava in su il bacino per imprimere maggiore vigore alla loro unione. Nonostante il nobile austriaco fosse il più vecchio in quella casa, non era certamente il meno vigoroso...
Al piano superiore, Nazzareno era inginocchiato dietro a Federico che, a quattro zampe, si faceva montare col consueto piacere, dimenando lieve il bacino ad ogni affondo del suo amante dentro di lui, per sentire meglio il bel membro virile che danzava dentro di lui. Nazzareno con una mano gli impastava i genitali turgidi, con l'altra gli titillava ad arte i capezzoli, ed entrambi gemevano a bassa voce per l'intensità del piacere che si stavano dando a vicenda. Le spesse mura dela casa non facevano trapelare la bella sinfonia dei loro appassionati mugolii.
Nella stanza di fronte, Tommaso aveva appena finito di spogliare il suo bel soldatino e Davide a sua volta aveva denudato il ragazzo ed i due, man mano che scartavano gli abiti dell'altro, si carezzavano e si baciavano. Quando entrambi furono completamente nudi, Davide s'era inginocchiato sul pavimento di fronte all'amante e con le labbra e la lingua aveva fatto indurire il giovane e liscio membro del giovane servitore, lubrificandolo ben bene con la saliva.
Dopo un po', Tommaso aveva fatto alzare Davide e l'aveva sospinto gentilmente fino a farlo giacere con la schiena sul suo letto, con il piccolo sedere sul bordo, gli aveva fatto sollevare bene in alto le gambe e, in piedi accanto al letto, gli si era addossato, infilandogli tutto dentro il suo sodo palo in un'unica, forte, continua spinta.
"Ti piace, Davide?" gli chiese con voce resa lievemente roca per il piacere, quando gli fu completamente dentro, ed agitando lieve a destra e sinistra il bacino snello.
"Sì, lo sai quanto mi piace! Dai, Tommaso... dai... sbattimi dentro, ora!" gli disse il giovane soldato, sorridendogli con uno sguardo pieno di desiderio.
Il giovane servo allora prese a martellargli dentro con vigore, tenendolo per le caviglie, mentre David si masturbava a ritmo con le spinte del suo giovane e focoso amante.
Le quattro coppie fecero l'amore con pieno abbandono, finché una dopo l'altra raggiunsero il massimo piacere, una dopo l'altra spensero il lume nella propria stanza e finalmente la quiete tornò nell'antica casa rinascimentale. Nessuno sentì, poco più tardi, Tommaso che accompagnava da basso il suo Davide, in punta di piedi per non disturbare. Prima di aprire la porta che dava sulla strada, Tommaso appoggiò il lume sulla cassapanca dell'ingresso, ed allora i due giovani amanti si abbracciarono stretti, e si dettero un ultimo appassionato e lungo bacio.
Tommaso poi tirò il paletto chiudendo bene la porta e salì di nuovo, con il lume in mano e senza far rumore, fino alla sua stanza. Si mise a letto, soddisfatto e felice. E finalmente anche il ragazzo, che era il più giovane della casa, scivolò contento in un dolce sonno.
Nella stanza del pianoforte, al primo piano, l'eros di stucco sul soffitto, plasmato trecento anni prima dall'artista che si era costruito quella casa, sorrideva come sempre. Ma un attento osservatore avrebbe notato che da diversi mesi il lieto sorriso del giovane dio pareva essersi accentuato, compiaciuto di vegliare sulle coppie che riempivano di amore quegli antichi ed eleganti ambienti...