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una storia originale di Andrej Koymasky


pin VITA SEGRETA DI UN MUSICISTA CAPITOLO 7
TRIONFALI VIAGGI IN ITALIA

"Hai visto, amore, che la principessa ti ha accolto molto bene? Dai, vieni qui, ora... ho voglia di te..."

"Ma... qui..." disse Niklos, lasciandosi però abbracciare dal suo amante.

"Qui nessuno ci disturberà, sei in camera tua, no? E la principessa ha detto che finché restiamo qui io sono il tuo valletto, come t'ho detto poc'anzi... proprio per permetterci... anche questo." gli disse con un sorriso birichino Bruno, carezzandolo fra le gambe.

Sentì che, sotto la sua mano, negli eleganti pantaloni bianchi del giovane compositore, una sano turgore si stava risvegliando. Gli sorrise e gli porse le labbra. Il giovane uomo si chinò su di lui e lo baciò, emettendo un basso mugolio di apprezzamento e di piacere.

"Ti amo, Bruno! Ti amo tanto." gli sussurrò emozionatissimo il compositore, quando le loro labbra si staccarono.

"E mi vuoi? Mi vuoi in te?" gli chiese il valletto.

"Sì..."

"E ora lo possiamo fare anche tutti i giorni, se lo vuoi, amore."

"Sì, tutti i giorni... Puoi anche dormire qui con me? Nel mio letto?"

"Certo che posso. Sono o non sono il tuo valletto... oltre che il tuo amante?"

"Non si accorgeranno che non dormi in camera tua?"

"E anche se si accorgessero... che mi importa? Comunque presto andremo via, no?"

"Ho promesso alla principessa che farò ancora altri concerti per lei... sai, pensavo anche di scrivere un lieder in suo onore..."

"È un'ottima idea. Come lo intitolerai?"

"Pensavo... 'Una tenda si mosse'..."

"La tenda dietro a cui ti ho attirato, quella prima volta che ci siamo baciati?"

"Sì, proprio quella... e lo dedicherò alla principessa."

"Ti metterai a scriverlo domattina?"

"Sì, amore... perché ora... ora ho bisogno di te. Vieni..." gli disse attirandolo verso il bel letto a baldacchino.

Bruno era felice, perché era la prima volta che Niklos prendeva l'iniziativa: fino ad allora il giovane compositore aveva sempre risposto prontamente alle sue avance, si era consegnato con prontezza al suo desiderio, ma questa era la prima volta che gli dimostrava, in quel modo, quanto lo desiderasse. Ma Niklos non si limitò a quello. Spogliò nudo il suo amante, mentre questi denudava lui, poi lo sospinse sul letto.

"Siedi, amore... voglio provare a farmi prendere da te in un altro modo..." gli sussurrò. "Metti le gambe così... a cerchio."

Niklos si chinò fra le gambe dell'amante e gli baciò, leccò, succhiò per un po' il bel membro finché fu ritto e duro, quasi parallelo al ventre. Allora salì anche lui sul letto, sedette in grembo di Bruno fronteggiandolo, gli cinse le anche con le gambe, il collo con le braccia e si calò sul sodo palo dell'amante, facendosi così penetrare. Poi baciò Bruno ed iniziò a molleggiare su e giù con vigore.

Farsi prendere così, per Niklos, era finalmente capovolgere la situazione, era diventare parte attiva in quel gesto d'amore, era non tanto "essere preso" ma piuttosto "donarsi" al suo amato. Sentiva il forte e sodo palo del bel ragazzo italiano sfregargli dentro, riempirlo, caldo e palpitante. Niklos si sentiva, finalmente, in paradiso, come gli aveva promesso Bruno.

Uniti in un intimo bacio, mentre Niklos continuava ad andare su e giù in grembo a Bruno ed il suo membro duro sfregava a ritmo contro il sodo ventre del giovane e bel valletto, questi con una mano carezzava il corpo del bell'ungherese e con l'altra gli sfregava i piccoli capezzoli scuri. Entrambi mugolavano in preda ad un crescente piacere, mentre le loro lingue giocavano liete, ora nella bocca dell'uno, ora in quella dell'altro.

Poi Niklos, ben infisso sul duro membro dell'amante, si lasciò andare lentamente in dietro, tenendo stretto a sé Bruno, finché fu steso sulla schiena ed il corpo del ragazzo gli fu sopra.

"Ora prendimi... con forza, amore... ora tocca a te..." gli mormorò emozionato.

Bruno piegò in dietro le gambe, puntando le ginocchia sul letto, stringendo fra le cosce il bacino dell'amante, e Niklos stese in alto le sue gambe ponendo le caviglie sulle spalle di Bruno. Il focoso e bell'italiano raccolse le sue forze e prese a muoversi nuovamente, dentro il caldo e stretto canale dell'amante, avanti e dietro con virile e giovanile vigore.

"Così, amore?" gli chiese con un tenero sorriso.

"Oh, sì, Bruno... amore mio... così... così... Sei tutto mio!" sospirò Niklos, felice.

Bruno osservava l'espressione di serena beatitudine illuminare il volto del suo amante man mano che continuava a muoverglisi dentro, e questo gli dava altrettanto piacere che il muoversi dentro di lui. Il dolce sorriso del suo amante era il più bel dono che potesse ricevere, soprattutto perché era cosciente che la causa di quel bel sorriso era lui.

"Ti amo, Niklos..."

"Ti adoro, mio Bruno!"

"Oh, Nik... Oohh... ooohhhh... non... non riesco... a..."

"Riempimi, amore, lasciati andare..." gli disse il bell'ungherese, emozionato.

"Sì... sì, Nik... ecco... ecco... oooohhhh!" mugolò con voce bassa e calda Bruno, e tremando si spinse tutto dentro il suo amante, lanciando i suoi forti getti.

"Sì... sì... sì..." sussurrava Niklos ad ogni tiepido getto dell'amante che sentiva riversarsi in lui e riempirlo.

Finalmente, prima che Bruno terminasse di scaricarsi in lui, anche Niklos raggiunse un forte e piacevole orgasmo.

Si stesero abbracciati, ansanti, dandosi teneri baci, carezzandosi a vicenda mentre i loro corpi gradualmente ritrovavano la dorata quiete che sempre segue un piacevole orgasmo.

"Ti amo, Niklos." gli disse nuovamente il bell'italiano, carezzandogli con tenerezza le gote.

"E io ti adoro..." gli rispose il giovane compositore, porgendogli le labbra per chiedergli un altro dolce bacio. "È tutto bello, qui..." sussurrò poi Niklos con voce sognante.

"La principessa ti ha fatto assegnare una delle più belle stanze..."

"Sì, ma non dicevo questo. È tutto bello perché sono fra le tue braccia..."

Bruno sorrise: "Vuoi dire che sono anche io un bell'oggetto di arredamento?" gli chiese con uno sguardo birichino.

Niklos sorrise e scosse il capo: "No, voglio dire che... che starei così, con te, per sempre. E che solo l'idea che da oggi tu dormirai con me, mi fa sentire felice di essere... vivo. Fino ad oggi solo la mia musica mi dava ancora una ragione per vivere. Ma ora che ho te, la musica passa in secondo luogo."

"Ehi, giovanotto! Guarda che se smetti di scrivere la tua bella musica, rischiamo di dover andare in giro a chiedere l'elemosina!"

"No, non smetterò. Anzi, ora ho una ragione in più per scriverla. Se prima la mia musa era la mia tristezza, ora è la mia felicità... cioè sei tu!"

Due giorni più tardi Bruno venne a sapere che era appena giunto a palazzo l'impresario Berthold Willibald che, furente, aveva chiesto udienza alla principessa. Il ragazzo allora andò dietro la porta, dalla parte del corridoio di servizio, ad origliare. Sentì un altro valletto annunciare l'impresario alla principessa.

"Oh, signor Willibald! A che devo questa inattesa visita?" chiese la vecchia dama con la sua chiara voce da contralto.

"Mi chiedete a che dovete la mia visita, principessa? Me lo chiedete? Avete questo ardire!" disse la voce furente dell'uomo.

"Ardire, signor Willibald? Voi parlate a me di ardire? Voi che, nel MIO palazzo, non avete neppure avuto il buon gusto di salutarmi quando siete entrato in questa stanza, e mi parlate con codesto tono da... da carrettiere?" rispose placida ma dura la dama.

"Sapete molto bene perché sono qui, ed è inutile che si meni il can per l'aia."

"Non vedo cani né aie, qui attorno. Non volete sedere, signor Willibald? Le mie sedie sono fra le più eleganti e comode di Vienna..."

"Dov'è? Ditemi dov'è!"

"Una sedia? Ne vedete lì una... lì ve n'è un'altra..."

"Dov'è Teteny!" ruggì l'uomo.

"Ah, il mio protetto? È mio ospite. Credo si stia preprando per il prossimo concerto che si terrà fra pochi giorni, come dovreste ben sapere..."

"L'avete portato via... con tutte le mie cose!"

"Le VOSTRE cose, signor Willibald, dite? Non mi risulta. Il giovane ha portato con sé solo le briciole di quanto gli dovevate."

"Non aveva nessun diritto... Io pretendo che torni immediatamente..."

"VOI predendete? Oh, mio povero signor Willibald. Ma voi non potete accampare nessuna pretesa. Non comunque qui, in casa mia. Non comunque nei confronti del signor Teteny."

"Ha firmato un contratto con me! Un contratto legale, e ne pretendo il rispetto."

"Pretendo, pretendo, pretendo... mi state annoiando, signore. E vi consiglio di cambiare il tono, oppure sarò costretta a farvi gettare in strada dai miei servi. Mi state importunando."

"Ha firmato un contratto..."

"Che sta per scadere e che comunque onorerà, dato che è qui e terrà il concerto per cui IO l'ho pagato, anche se VOI avete tenuto tutto il denaro. Accontentatevi dunque del denaro e lasciateci in pace..."

"Andrò alla polizia..."

"Oh, sì, fate molto bene. E mentre ci siete, non accontentatevi di fare la vostra denuncia al primo graduato o ufficiale che troverete. No, seguite il mio consiglio: andate direttamente dal Capo della polizia, il suocero di mia figlia Marie Christine, e salutatelo da parte mia, mentre ci siete. Ah, e ditegli anche che avrei piacere di averlo mio ospite. Sapete, gli devo raccontare di come un certo... impresario ha commesso per ben dieci anni atti di sodomia violenta su un certo compositore... Non ne sapete nulla VOI?"

Bruno ridacchiò. Per un po' ci fu silenzio nella stanza. Poi udì di nuovo la voce della principessa.

"Oh, finalmente avete accettato il mio invito a sedere, signor Willibald. Ma... vi sentite poco bene? Il vostro volto è improvvisamente sbiancato... Devo chiamare qualcuno perché vi porti un cordiale?"

"Sono solo... sono solo calunnie! Io non ho mai... il signor Teteny..."

"Oh! Siete dunque voi l'impresario di cui parlavo?" chiese con ironia la dama, "Io non avevo fatto nomi... Ma, vedete, pregherò anche il mio caro consuocero di svolgere un'indagine sui pagamenti che avete ricevuto per le prestazioni del giovane Teteny... quelle musicali, intendo... e di quanto avete trattenuto per voi stesso e quanto avete versato a lui..."

"Ho sostenuto grandi spese per quell'ungherese..."

"Sarete in grado di dimostrarlo, immagino, se chiederò al mio caro consuocero di indagare sulla vostra contabilità... Un buon impresario deve tenere un libro dei conti aggiornato, ben documentato, non è vero? A meno che, invece di pagarlo in denaro per le sue prestazioni musicali, voi abbiate deciso di pagarlo... in natura, per così dire. Quanto valutate un pagamento di quella fatta, signor Willibald? Un pagamento che, a quanto mi risulta, il giovane Teteny non gradiva, ma subiva? Ditemi... sapete, non me ne intendo, dato che sono una donna..."

"Sono solo calunnie... solo calunnie..." balbettò l'uomo.

"Calunnie, dite? Vedete, mio povero signor Willibald, siete stato un ingenuo... Io non mi sarei mossa se... se non avessi in mano tutte le prove. Ma, vedete, alcuni miei servitori erano nascosti nell'abitazione del povero signor Teteny proprio mentre voi lo obbligavate a subire le vostre attenzioni, e sono tutti pronti a testimoniare sotto giuramento, se si rendesse necessario."

Bruno di nuovo sorrise: aveva fatto bene a raccontare alla vecchia dama anche quel particolare, ed ora la principessa bluffava, dicendo che aveva più persone pronte a testimoniare. Di nuovo vi fu silenzio. Poi nuovamente si udì la voce della dama.

"Avete di nuovo quella brutta cera, signor Willibald! Volete che suoni perché un servo vi porti un bicchierino di cordiale? Ma forse vi ci vorrebbe un'intera bottiglia... Non fate complimenti..." disse la dama in tono cortese, ma con voce velata di ironia.

"Io... io... non mi rovinate, principessa... io lo ammetto, ho ceduto ad un'insana passione, ma... Io vedete..."

"Ceduto, mi dite? Suvvia, ognuno di noi può forse una volta cedere a... a quella che voi stesso definite un'insana passione. Ma cedere per dieci anni! E con quanti altri giovani musicisti avete ceduto a questa vostra... insana passione, prima che con il signor Teteny? Mi incuriosisce... Forse dovrei chiedere al mio buon consuocero che si documenti anche su questo... Che ne dite?"

"Che volete che io faccia, signora... sono nelle vostre mani..."

"No! Non siete nelle mie mani... dovrei lavarmele per ore ed ore per toglierne il puzzo, signore, ed anche usare grandi quantità di profumo!" disse con voce dura la dama. "Mi chiedete che dovete fare? Come minimo, per prima cosa portate altrove quell'ammasso di spazzatura che siete. Per seconda cosa, non azzardatevi ad avvicinare il signor Teteny. E per terza cosa... vi consiglio di cambiare sia il vostro mestiere che le vostre abitudini: vi farò tenere d'occhio, state accorto!

"Occupatevi, d'ora in poi, di qualsiasi cosa non abbia nulla a che fare con giovani uomini. Vi ordino di togliermi dinnanzi la vostra sgradevole presenza, e di girare sempre alla larga dalla mia persona. Vi ordino di non comparire mai più né nel mio palazzo né in quello di persone che io conosco... e, purtroppo per voi, io conosco moltissime persone e non solo qui in Vienna. Non voglio vedere mai più le vostre spregevoli sembianze, né udire mai più il vostro odioso nome, signore! Ed ora, uscite di qui! Immediatamente! La vostra presenza mi sta dando la nausea." disse la principessa con voce calma, bassa e chiara, ma tagliente più di un'affilata lama.

Bruno sentì il rumore di una sedia smossa, poi la porta che dava sul corridioio d'onore aprirsi e chiudersi. Subito udì la soffice risatina allegra della vecchia dama. Corse veloce e lieve ad una finestra che dava sulla facciata del palazzo. Poco dopo vide uscire Willibald a passo svelto, il capo basso, le spalle curve: sembrava avesse il diavolo alle calcagna.

Allora andò nella stanza del suo Niklos per raccontargli tutta la conversazione che aveva appena udito.

In occasione del seguente concerto Niklos suonò anche due nuovi lieder: quello intitolato "Una tenda si mosse" ed un altro che aveva intitolato "Lo sdegno della dea" entrambi dedicati alla principessa Franziska Carla Josepha von Horstemberg-Windischgraetz. Il successo fu anche superiore al solito, perché ora nelle sue esecuzioni si poteva avvertire un vigore inusuale, e anche una serenità colorata a tratti di gioia...

Quando gli ospiti ebbero lasciato il palazzo, la principessa fece fermare il giovane compositore, ponendogli una mano sul braccio.

"Mio caro Niklos Sebestyen, vi ringrazio di cuore per avermi dedicato ben due dei vostri bellissimi lieder."

"Sono io che devo ringraziare voi, principessa." disse il giovanotto con un elegante inchino, arrossendo lievemente.

"Mi dispiace che abbiate deciso di lasciare Vienna. No... non vi sto chiedendo di restare. Comprendo che vogliate iniziare una... nuova vita, lontano da questa città che per voi rappresenta solo brutti ricordi. Vi auguro di essere felice... con il vostro Bruno Leopoldo."

"Ciò che davvero mi stupisce, principessa, è come, pur sapendo quanto intercorre fra il vostro valletto e me..."

"Mio giovane amico... quando si ha la ventura di vivere per tanti anni, come me, o si diventa insopportabili vecchie o si impara a comprendere. So bene quanto, sia le leggi che il costume, pretendano di regolare tutti gli aspetti della vita dei singoli fin nelle più intime cose. Ma, vedete, il buon vecchio Cicerone affermava 'summum ius, summa iniuria' ed aveva profondamente ragione. La legge applicata senza buon senso, dà solo luogo ad assurdi cavilli che servono a giustificare veri e propri soprusi.

"Fin tanto che Bruno Leopoldo e voi non fate del male ad alcuno, fin tanto che quanto vi spinge l'uno verso l'altro è un sincero affetto, non vedo perché la cosa dovrebbe scandalizzarmi."

"Ma anche la Chiesa, le Sacre Scritture..." disse il giovane uomo, sapendo quanto la vecchia dama fosse religiosa.

"Oh, mio buon giovane! Non vi siete mai accorto di come ogni uomo di chiesa interpreti in modo diverso, persino opposto, lo stesso passaggio delle sacre Scritture? Chi ha ragione? Tutti pretendono di parlare in nome di Dio, tutti si proclamano suoi portavoce! Non avete mai visto come i vescovi di nazioni in guerra implorino la benedizione di Dio, ciascuno sui soldati della propria nazione, come se Dio potesse benedire e gli uni e gli altri perché si uccidano a vicenda? Leggete i dieci comandamenti: non dicono nulla riguardo al vostro legame con Bruno Leopoldo."

"Non commettere atti impuri..." recitò a bassa voce Niklos.

"Era impuro quanto il vostro impresario compiva su di voi, giovanotto. Non quanto lega voi a Bruno Leopoldo, dato che, per quanto ne so, è dettato da reciproco affetto e rispetto. Non fare all'altro quanto non vorresti fosse fatto a te. Perciò, fai all'altro quanto vorresti fosse fatto a te. Non diceva Sant'Agostino di Ippona: 'ama et fac quod vis'? Perciò mio buon Niklos Sebestyen, amate il vostro Bruno Leopoldo, e siate felici!"

"Grazie, principessa. Le vostre parole sono un balsamo per la mia anima..."

"Me ne rallegro. Nonostante la mia rispettabile età... sono ancora utile per qualche cosa." disse la dama con un sorriso e, fatto un lieve gesto di saluto, si allontanò dal giovane compositore ungherese.

Finalmente le poche cose di Niklos furono imballate e spedite a Trieste. L'intendente pagò Bruno e gli consegnò una lusinghiera lettera di benservito, firmata di suo pugno dalla stessa principessa, e finalmente i due amanti, accomiatatisi dalla dama, intrapresero il viaggio che doveva condurli fino a Trieste.

Passando per Gratz e Lubiana, dove fecero sosta, giunsero finalmente alla meta. Dopo essersi sistemati, per una notte, in un alberghetto del porto, Bruno si informò dove abitasse il suo antico amico, Gunnar Siegmund von Platen e vi si recò. Gunnar lo accolse con piacere.

"Sì, come ti avevo scritto, Bruno, per qualche tempo potete stare da me, tu e il tuo amico compositore. Ho una stanza libera... ne basta una, no?" gli chiese con un sorrisetto malizioso.

"Certo, specialmente se vi è un solo letto, ma grande abbastanza per due..." gli rispose il bell'italiano, allegramente.

"Ti sei fatto un gran bel ragazzo, Bruno. Ricordi ancora i bei tempi in cui tu ed io..."

"Certo che li ricordo. Sei stato tu che m'hai fatto scoprire quanto mi piace... farlo con uomini."

"Mi piacerebbe poter rinnovare con te..."

"Gunnar! T'ho detto che sono innamorato del mio Niklos, no? Non puoi chiedermi questo."

L'uomo sorrise: "No, non te lo chiedo, certo. Ma non puoi impedirmi di sentirmi ancora attratto da te."

"Non hai un amante, in questo momento?" gli chiese Bruno.

"No... l'ho avuto fino a sette mesi fa... Era un ragazzo molto piacevole..."

"Che hai sedotto, come avevi fatto con me?"

"No, direi piuttosto che è stato lui a sedurre me. Si chiamava Floriano Veglia..."

"Si chiamava? È... morto?" chiese Bruno.

"No, è semplicemente andato via. Veniva sempre in biblioteca, per fare alcune ricerche sul Petrarca... e così ci si è conosciuti. E mi ha fatto capire che avrebbe voluto avere una relazione con me. Anche se aveva solo ventidue anni, era più che esperto, a letto: aveva già avuto molte esperienze, prima di mettersi con me. È stato il mio ragazzo per poco più di due anni.

"Poi, però, ha conosciuto un giovane professore dell'università di Bologna che era venuto anche lui qui per fare ricerche sul Petrarca, dato che abbiamo, nella nostra biblioteca, parecchie sue opere e manoscritti. Si sono innamorati... a mia insaputa Floriano ha intrattenuto una relazione sia con me che con quel professore... e quando il professorino è tornato a Bologna, Floriano m'ha detto addio e l'ha seguito."

"E ora? Non hai nulla in vista?"

"Beh... sì, un ragazzo bellissimo e molto dolce... però non so se... non so se potremo..."

"Ci sono problemi?" gli chiese Bruno, incuriosito.

"Sì. Vedi, è un... seminarista."

"Oh! Un seminarista? Quanti anni ha?"

"Venti. Viene spesso in biblioteca con un Monsignore, un canonico della cattedrale di cui è segretario."

"E questa volta, è lui che ha sedotto te, o tu hai sedotto lui?"

"L'ho sedotto io... sono il suo primo ed unico uomo... Eravamo nel deposito dei libri per cercare un antico tomo per il suo Monsignore... Lo desideravo troppo, è troppo bello... così l'ho abbracciato, l'ho baciato... e lui... non mi ha respinto. Dopo due o tre di quegli incontri, l'ho preso lì, fra i libri, in piedi... Gli ho sollevato la sottana, gli ho calato le brache e l'ho preso... è stato molto bello..."

"Ma ora lui non ne vuole più sapere? Si è... pentito di averti ceduto?"

"No, al contrario... Martino è innamorato di me, però... non può lasciare il seminario e restare qui a Trieste. I suoi non glielo permetterebbero, capisci? Né io posso lasciare ancora Trieste, altrimenti lo porterei via con me."

"E continuate a... vedervi e fare l'amore nel deposito della biblioteca?"

"Sì, anche se molto più raramente di quanto entrambi vorremmo. E anche più in fretta di quanto desidereremmo. Sono ormai otto giorni che non lo vedo."

"E quant'è che vi vedete? Quand'è accaduto, la prima volta?"

"Solo tre mesi fa. Pensa che non l'ho mai neppure potuto vedere nudo, non l'ho mai potuto avere su un letto, passare anche solo una notte con lui..."

"Ma tu, ne sei innamorato, Gunnar?"

"Sì, anche se non vedo una via d'uscita. Oltre tutto, non potrà continuare a venire in biblioteca, pare che il Monsignore abbia trovato quanto cercava. Ma piuttosto, perché non mi racconti di te e del tuo compositore? Nelle tue lettere m'hai detto ben poco."

Bruno gli raccontò la sua storia con Niklos. Frattanto Gunnar gli faceva visitare il proprio appartamento e gli mostrò la stanza in cui avrebbe ospitato i due amanti, poi lo portò a vedere il magazzino dove aveva messo le cose del compositore spedite da Vienna. Gli consegnò infine le chiavi e Bruno andò a prendere Niklos.

Grazie ai buoni uffici di Gunnar, Niklos dette un concerto nel teatro della città. Cominciarono a giungere inviti da parte della nobiltà e dell'alta borghesia locale, e Bruno si occupò delle scritture e dei pagamenti. Ogni volta consegnava il denaro a Niklos, che era stupito per quei pagamenti: non aveva mai pensato di "valere" tanto! Willibald gli aveva sempre fatto credere che lo pagassero molto di meno.

Cominciarono a giungere richieste di concerti anche da Venezia, così i due iniziarono a viaggiare avanti e dietro. Bruno fungeva da segretario ed impresario di Niklos e prendeva contatti con i signori o con gli impresari per fissare le scritture.

Niklos non aveva un posto dove far montare di nuovo il proprio pianoforte, quindi a volte si allenava con il violino, a volte andava a fare le prove in seminario, usando il bel pianoforte che vi era.

Così Bruno conobbe Martino, il seminarista innamorato di Gunnar.

Un giorno lo prese in disparte: "Martino... Gunnar mi ha racontato di te di lui... della vostra amicizia..."

Il giovane seminarista arrossì violentemente: "Ti ha detto... tutto?" chiese preoccupato.

"Sì, Gunnar, anni fa, è stato il mio primo uomo, proprio come per te. Ma ora io sto con Niklos Teteny, il compositore. Dimmi, tu sei veramente innamorato di Gunnar?"

"Sì..." mormorò il giovane seminarista arrossendo di nuovo.

"M'ha detto Gunnar che però non puoi lasciare il seminario per andare via con lui..."

"È così. E Gunnar non può lasciare Trieste, perciò... Non sappiamo che fare..."

"Perché non puoi lasciare il seminario, tu, Martino?"

"Mio padre è un funzionario della polizia imperiale, qui a Trieste. Mi impedirebbe di lasciare il seminario. Ha deciso che, essendo io il minore dei suoi figli, devo abbracciare la carriera ecclesiastica e quando mio padre decide qualcosa... Inoltre, se io osassi andare a vivere con Gunnar, mio padre certamente ne capirebbe il motivo e... la farebbe pagare molto cara, non solo a me, ma soprattutto al mio uomo. Quindi non posso, capisci? Beato te che puoi stare con il tuo amante..."

"Già, posso veramente dire di essere molto fortunato..." commentò Bruno, provando simpatia e compassione per il giovane seminarista. "Ma tu, vuoi veramente diventare un prete?"

"No. L'ha deciso mia madre, per un voto che aveva fatto; e mio padre, anche se è un miscredente, le ha subito dato retta. Io sono solo il minore, come ti ho detto, il quinto di cinque fratelli... Il mio parere non ha mai contato nulla, in famiglia."

"Vi auguro di poter trovare una soluzione, Martino. Ve lo auguro di tutto cuore." gli disse Bruno.

"Grazie... mi ha fatto molto piacere poter parlare con te, con qualcuno che mi può capire... e che non mi condanna, benché io viva nel peccato..."

"Amare non può essere peccato, Martino! Qualunque cosa ti abbiano insegnato, qualunque cosa ti dicano, non dimenticarlo mai: amare non può essere peccato. Io credo che Dio non condannerà mai nessuno per aver amato."

Martino lo guardò un po' stupito, però annuì pensieroso. Poi, assicuratosi che nessuno li potesse vedere, prese una mano di Bruno e la baciò.

"Grazie, Bruno. Spero che quando il tuo uomo verrà qui a suonare, potremo ancora parlare, tu ed io."


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