Per Niklos iniziò un periodo strano, in cui si sentiva diviso in due. Una parte di lui si stava innamorando sempre più del bel ragazzo italiano, un'altra disprezzava e detestava sempre più Berthold. Il ragazzo non riusciva a liberarsi molto spesso, ma appena poteva correva da Niklos verso l'ora di pranzo ed i due facevano l'amore.
Nelle sere in cui Berthold approfittava di lui, Niklos si sentiva crescere dentro il disgusto e, dopo anni, di nuovo spesso piangeva silenziosamente. A volte aveva persino pensieri omicidi... Avrebbe voluto scappare, fuggire in capo al mondo con Bruno, il più lontano possibile dall'impresario.
Berthold, nonostante la sua insensibilità, si rese conto di un certo cambiamento nel suo "protetto". Cercò di capire che cosa accadesse, cercò di sondare Niklos, di farlo parlare, ma il giovane compositore continuava a dire che non c'era nulla, che si sentiva solo stanco, che spesso aveva mal di testa...
Nonostante, a palazzo della principessa Franziska Carla Josepha von Horstemberg-Windischgraetz, Bruno e Niklos fingessero di ignorarsi, e ci riuscivano abbastanza bene, soprattutto Bruno, Berthold era sempre più sospettoso ed inquieto. Sentiva che il giovane compositore ungherese, dopo dieci anni di assoluto dominio, gli stava sfuggendo.
Non erano sospetti concreti, era più un qualcosa di istintivo, l'istinto dell'animale da preda che si sente sfuggire la sua vittima.
Bruno era tornato da Niklos subito dopo l'ora di pranzo. Come facevano per prudenza, Bruno lasciava i suoi abiti nello stanzino del bagno sul terrazzino, poi andava sul letto dove Niklos lo aspettava con crescente piacere ed amore.
"Amore, mi hai detto che il tuo contratto con Willibald sta per scadere, non è vero?"
"Sì, con il mio ultimo concerto a palazzo della pricipessa..."
"Bene. Non firmare più niente con lui. Mi sto organizzando per lasciare assieme Vienna, come t'avevo detto."
"Ma, Bruno, sei sicuro? Lasciare tutto... io..." gli disse incerto Niklos, carezzandolo.
"Non devi lasciare tutto. Porteremo via tutta la tua roba. E io ti troverò nuove scritture dove andremo. T'ho detto che sto organizzando tutto, no?
"Ma dove andremo? E per trasferire la mia roba, soprattutto i miei libri ed i miei spartiti, e per viaggiare, costerà non poco e tu sai bene che io purtroppo non dispongo di denaro."
"Porteremo via tutto da qui dentro. Costerà poco di più. E io sto cercando i soldi necessari, non devi preoccuparti di niente." gli disse Bruno baciandolo e sfregando il suo bel corpo nudo contro quello dell'amante.
"Ma dove andremo?" gli chiese Niklos.
"A Trieste, per il momento. Mi ha risposto un mio vecchio amico, dicendomi che posso spedire tutto da lui, tanto per cominciare."
"Willibold farà del tutto per non lasciarmi andare... e lui è potente..."
"Ma tu, vuoi rinunciare a tutto e restare con lui, o vuoi venire con me?" gli chiese Bruno, carezzandolo.
"No, io lo detesto! Io vorrei venire via con te."
"E allora, amore? Ti ho detto di non preoccuparti di nulla, no? Fidati di me."
"Sì... mi fido, ma..."
"Taci..." gli disse Bruno e lo baciò di nuovo.
"Prendimi, amore, ho bisogno di te..." gli sussurrò Niklos.
Bruno gli fece un dolce sorriso e si dispose per unirsi di nuovo con il giovane che amava. Stava per prenderlo, quando sentirono un rumore di passi salire le scale.
"Mio dio! È Willibald!" sussurrò spaventato Niklos.
I due saltarono precipitosamente giù dal letto e Bruno, rapidamente, andò nel terrazzino e di qui si chiuse dentro lo stanzino del bagno. Niklos aveva appena chiuso la porta che dava sul terrazzino e stava per tornare sul letto, quando alle sue spalle si aprì la porta.
La voce di Berthold disse, secca: "Che fai lì, nudo?" ed una sua mano afferrò un braccio del compositore, facendolo girare.
Niklos, con voce tremante, disse: "Me l'avete detto voi, signore, che qui in casa volete sempre trovarmi nudo..."
L'uomo sorrise annuendo: "Già, è vero... quindi mi aspettavi, eh?"
"No, signore, non siete mai venuto a quest'ora... ma non sapendo quando decidete di venire, in casa ho preso l'abitudine di stare sempre nudo..." rispose Niklos tremando lievemente, sperando che l'uomo credesse alla sua bugia e non andasse a controllare le altre stanze.
"Perciò, sei sempre pronto a prenderti il mio cazzo in culo. Molto bene, sì, molto bene. Stenditi sul letto, dunque, ho proprio una gran voglia addosso di fottere il tuo culetto, di schiaffartelo tutto dentro."
Niklos avrebbe voluto evitarlo, ma temeva, se l'avesse fatto, di far insospettire l'uomo. Perciò obbedì e si stese sul ventre, allargando le gambe. L'uomo, aprendosi gli abiti, si accostò al letto e prese a stuzzicare il giovanotto fra le natiche, a palparliele, a spingerli un dito nel foro.
"Niklos, benché siano passati dieci anni da quella prima volta, continui a piacermi molto: il tuo corpo è rimasto glabro e liscio come allora. Fottere il tuo bel culo è sempre un vero piacere. Ormai mi appartieni, ragazzo, mi appartieni anima e corpo. Sei mio, solo mio, non dimenticarlo mai!"
"Come potrei mai dimenticarlo, signore? Me lo ribadite sempre e con forza, con quel vostro arnese!"
L'uomo rise: "Sì, hai ragione: ogni volta che ti fotto metto il mio sigillo su di te! Un sigillo di carne su un documento di carne! E il mio seme è la ceralacca che testimonia che tu mi appartieni! Allargati le chiappe, che ti voglio marchiare di nuovo! Ah, Niklos, sei meglio di una puttana, tu! Sempre pronto per essere fottuto da un vero uomo."
Willibal era salito sull'ampio letto e calò su di lui, infilandolo con una sola forte spinta. Quindi iniziò a battergli dentro con la consueta energia.
Niklos lo sentiva agitarsi su di lui, dentro di lui, lo sentiva ansimare e gemere con voce roca, e più che mai sentì di detestare quell'uomo che lo montava come un toro monta una vacca... Questa volta lo detestava più che mai, anche perché pochi istanti prima lui era lì, su quello stesso letto, ma fra le braccia del ragazzo di cui si era innamorato e che lo amava.
Finalmente l'uomo con spinte forsennate e forti mugolii, si scaricò in lui. Allora scese dal letto, Niklos lo ripulì, e l'uomo se ne andò senza salutarlo, come spesso faceva. Ma sulla porta si girò e lo guardò con espressione dura.
"Ricordati, Niklos, ti tengo d'occhio. Tu sei mio, e resterai mio fino a quando non sarò io a rinunciare a te. Non dimenticarlo mai!" disse, ed uscì.
Quando Niklos sentì la porta da basso chiudersi, si alzò dal letto, per sicurezza controllò che l'uomo fosse veramente uscito, affacciandosi sulle scale, poi andò sul terrazzino per aprire la porta dello stanzino. Era chiusa dall'interno. Bussò lieve.
"Sono io, Bruno... è andato via..." sussurrò.
La porta si aprì. "Non andava mai via, il porco!" esclamò il giovane valletto. Poi vide l'espressione sconvolta dell'amante, allora uscì fuori e lo prese fra le braccia, strigendolo a sé.
"Portami sul letto, amore... fammi tuo..." singhiozzò Niklos, stringendosi a lui.
"Amore... dopo quello che..."
"Proprio per questo ne ho bisogno. Ho bisogno di te, Bruno! Ti prego..."
"Non hai bisogno di pregarmi, amore mio..." gli disse con dolcezza il ragazzo, carezzandogli una gota rigata di lacrime.
Lo guidò fino al letto, vi salì con Niklos, lo abbracciò stretto stretto e lo baciò.
"Prendimi, Bruno. Io sono tuo, non di quel... di quel..."
"Sì, amore, sì. Tu sei mio come io sono tuo... vieni, amore..." gli sussurrò Bruno, e finalmente lo prese.
"Sì... sì... così... oh, amore... più forte... caccia via da me il suo ricordo, la sua presenza... oh, Bruno... amore mio..." gemeva il giovanotto eccitato e pieno di gioia e di piacere nel poter finalmente fare l'amore.
Fecero l'amore più a lungo del solito, finché Bruno sentì che il suo amato s'era alquanto rasserenato. Poi, dopo che entrambi si sentirono appagati, Bruno lo strinse fra le sue braccia e le sue gambe e, quasi cullandolo, restò ancora a lungo con lui.
"Sì, Bruno, ti prego... portami via presto da qui! Anche a costo di perdere tutto, tutta la mia roba..."
"Non perderai nulla, amore mio. Vedrai che presto... presto sarai libero."
"E sarò solo tuo."
"Sei già solo mio, amore. E presto nessun altro ti potrà toccare, questo te lo giuro. Fidati di me, amato mio."
Bruno lasciò la casa e tornò rapidamente a palazzo. Aver visto quanto il suo Niklos fosse sconvolto per la visita dell'impresario, gli aveva fatto provare una profonda pena ed una fortissima rabbia. Doveva tentare il tutto per tutto, doveva portarlo via da Vienna e al più presto.
Il mattino seguente, indossata la livrea, Bruno andò a chiedere al maestro di casa se la principessa fosse a palazzo. Saputo che era nel salottino lilla che leggeva, arditamente vi andò e bussò.
"Avanti..." la voce da contralto della principessa rispose dall'interno.
"Perdonate se oso disturbarvi, principessa..." disse Bruno entrando ed inchinandosi.
"Oh, il mio giovane e bel valletto italiano... Vieni avanti, Bruno Leopoldo... Che ti conduce qui?" chiese la dama appoggiandosi il libro in grembo.
La dama era seduta su un piccolo sommier, indossava un abito verde color foglia morta con un'ampia crinolina a quattro balze, e l'ampia scollatura era adorna di un triplice giro di piccole perle nere, perfette. I capelli bianchi erano raccolti dietro e fermati da un nastro di pizzo e da spilloni da cui pendevano grappoli, anche di perle nere.
Bruno si fermò, in piedi, in atteggiamento rispettoso, davanti alla vecchia dama.
"Perdonatemi, principessa, se oso disturbarvi, ma sono venuto ad implorare il vostro aiuto."
"Implorare... è dunque materia tanto grave?"
"Sì, principessa. Se avrete la pazienza e la bontà di ascoltarmi, alla fine potrete disporre di me come più vi aggrada: potrete farmi chiudere in prigione, oppure ordinarmi di non importunarvi oltre e dimenticare tutto... o invece concedermi l'aiuto che sono venuto ad implorare."
La dama, colpita dal tono serio ed intenso del suo valletto, che sapeva essere normalmente allegro e spensierato, chinò lievemente in avanti il torso e gli disse: "Prendi quello sgabello e siedi qui davanti a me, Bruno Leopoldo. E prova a dirmi che cosa ti angustia. Ti ascolterò... poi deciderò quale delle tre soluzioni che mi hai testé proposto sarà bene che io prenda." gli disse in tono accondiscendente.
"Vostra grazia... io so di aver violato la legge..." iniziò il bel valletto, teso ma deciso.
"Hai rubato?" lo interruppe la dama alzando un sopracciglio, sorpresa.
"No, vostra grazia. Non ho mai rubato alcunché, né ucciso, né truffato alcuno. Ma fra le mille leggi... so che ve n'è una che mi condanna..."
"Oh... ragazzo mio... Ve ne saranno almeno un paio che condannano anche me, visto il ginepraio di leggi che il nostro impero ha accumulato per generazioni, senza mai far pulizia in casa propria..." disse l'anziana donna con un lieve sorriso. "Quale sarebbe dunque la legge che tu hai violato, nonostante la tua giovane età?"
"Io... vedete... io amo un uomo!" disse tutto d'un fiato il ragazzo.
La principessa si abbandonò nuovamente contro lo schienale, portandosi la mano diafana sul petto: "Tutto qui? Ebbene sì, hai violato la legge, ma... ma se per questo tu dovessi essere messo in prigione... le prigioni del nostro imperatore non basterebbero a contenere tutti coloro che dovrebbero tenerti compagnia... compresi diversi membri della stessa corte imperiale. Ragazzo, se questo è il tuo problema... puoi dormire fra due guanciali. Basta che tu non dia scandalo, Bruno Leopoldo, e puoi continuare a vivere in pace la tua vita, con l'uomo che ami."
"Vostra grazia mi perdoni, ma... questo è solo l'inizio di quanto sono venuto a sottoporre alla vostra comprensione..."
"Ah. Procedi, dunque..."
"Voi conoscete molto bene l'uomo che io amo... e che mi ama..."
"Qualcuno di questa casa? Qualcuno della mia famiglia?" chiese con voce tranquilla la dama.
"No, principessa... qualcuno che la frequenta... ogni quindici giorni, in occasione delle vostre feste e dei vostri ricevimenti di musica."
"Uno dei miei ospiti, dunque."
"Così si potrebbe dire... esito a farvi il suo nome: se quanto vi vorrei dire dovesse suscitare il vostro sdegno... non vorrei che anche lui ne abbia a patire... anche perché... perché sono io ad averlo sedotto..."
"Ti sembro sdegnata, Bruno Leopoldo? No, via... Quanto al fatto che tu l'abbia sedotto, chiunque sia questo gentiluomo... non me ne stupisce affatto: sei un ragazzo assai seducente. Puoi dirmi senza alcun timore il suo nome."
"Si tratta di... del compositore ungherese che..."
"Oh, il giovane Niklos Sebestyen Jusztin Teteny! Un bel ragazzo anche lui, sì... ora capisco perché non l'ho mai visto corteggiare nessuna delle mie ospiti... Dunque voi siete amanti?"
"Sì, vostra grazia, da pochi mesi..."
"Me ne compiaccio per te, per voi. Ma ancora non vedo il problema, Bruno Leopoldo." disse la dama in tono lieve.
"Il problema, vostra grazia... si chiama Berthold Willibald."
"L'impresario? Ha scoperto il vostro 'affaire' e vi minaccia?"
"No, ringraziando il cielo non lo sospetta neppure. Il fatto è, principessa, che l'uomo... come dirlo senza usare termini rudi... l'uomo... ha costretto il signor Teteny a... a soggiacere ai suoi... desideri."
"Oh! Costretto, mi dici?" chiese la dama coprendosi le labbra con la mano ingioiellata. "Vuoi dire che lo sottopone a... a pratiche... degradanti?"
"È così, vostra grazia..." gli disse il giovane valletto e raccontò di come lui fosse nascosto nello stanzino del bagno della stanza di Niklos, mentre l'impresario per l'ennesima volta aveva approfittato delle grazie del giovane compositore.
Poi concluse: "Quando Niklos... il signor Teteny, voglio dire, aveva diciassette anni, gli fece firmare un contratto in cui il giovane compositore gli permetteva di amministrare i suoi guadagni e si legava a lui per dieci anni. Ora... il signor Teteny vorrebbe liberarsi da quel contratto, che per altro sta per scadere e... e lasciare Vienna con me. Ma né il signor Teteny né io abbiamo denaro... e se provasse ad andarsene, rischierebbe di perdere tutte le sue povere cose, soprattutto gli spartiti, i libri, il pianoforte..."
"Capisco. L'impresario non vuole lasciarlo andare e se il tuo ungherese provasse a... ribellarsi, lo spoglierebbe anche di ciò che è suo..."
"Per il signor Teteny, benché sarebbe disposto a perdere tutto per fuggire con me... vedete, la musica è la sua vita, i suoi spartiti... perderli per lui sarebbe quasi come... perdere un figlio..."
"Sì, capisco, Bruno Leopoldo. Sì, quel giovane ha chiaramente talento, potrebbe facilmente ricominciare da zero, però... hai trovato un buon paragone: sarebbe doloroso per lui quanto per una madre perdere i propri figli. Sarebbe comunque disposto a... fuggire con te?"
"Io non posso chiedergli questo, d'altronde neppure posso sopportare la sua orribile situazione. Ma che posso, io, un umile valletto? A mala pena sono riuscito a racimolare un po' di denaro per pagare il viaggio per il signor Teteny e per me..."
"Già. E dove vorreste andare?"
"In Trieste avrei un'antica conoscenza che, almeno provvisoriamente, ci potrebbe ospitare. Poi qualcosa si troverà..."
"Quindi ti serve denaro, se ho ben compreso." chiese la dama con un lieve sorriso.
"Se il mio ardire non oltrepassa i limiti della decenza, vostra grazia..."
"Ma al tempo stesso ti serve un aiuto per permettere al tuo signor Teteny di portare con sé quanto gli appartiene, giusto?"
"Sì, vostra grazia."
"Quindi non solo un aiuto finanziario, ma pure un aiuto perché possa mantenere quanto gli appartiene, giusto?"
"Sì, vostra grazia."
"Quell'impresario... il signor Berthold Willibald... pareva una persona così a modo e invece... Ora comprendo anche la profonda tristezza che vela sempre lo sguardo, il volto, e la stessa musica di quel povero giovane. Ebbene, Bruno Leopoldo, avrai il mio aiuto! Vai subito a vedere se il signor intendente è a palazzo e digli di venire qui con te. Svelto!"
Bruno si alzò, fece un inchino e mormorò, pieno di riconoscenza: "Vi sono grato, principessa, e vi sarò eternamente grato. Vado."
Dopo poco tornò con l'intendente. Trovarono la principessa seduta al tavolo del whist. La dama fece cenno ai due di sedere.
"Von Fricken, dovete prendere subito la mia carrozza, quella con lo stemma di famiglia, e recarvi dove il mio valletto vi condurrà, accompaganato da quattro dei nostri più robusti servitori o valletti... Anzi, prendete pure il carro delle provviste: dovete andare immediatamete a fare un trasloco. Prendete anche alcune casse vuote e sacchi... che so io, tutto ciò che serve, in breve. Prenderete tutti i beni del signor Teteny, ed anche lo stesso giovane, e porterete tutto qui a palazzo. Inoltre, quando avrete eseguito il tutto, bene ed in fretta, dovrete occuparvi, sempre con il qui presente valletto Bruno Leopoldo, di spedire il tutto, a nostre spese, all'indirizzo che egli vi indicherà. Nel frattempo preparerete anche il benservito per Bruno Leopoldo e gli verserete... diciamo... un anno di salario."
"Sarà fatto, principessa."
"Ah, fate preparare una camera per il signor Teteny. Una camera nell'ala degli ospiti. E da oggi fino alla cessazione del suo servizio presso di noi, il nostro Bruno Leopoldo sarà il... il valletto personale del signor Teteny."
"Come ordinate, principessa."
"Andate a preprarare il tutto, poi vi manderò Bruno Lepoldo per guidarvi..."
L'uomo s'alzò, s'inchinò ed uscì. La dama si rivolse al ragazzo: "Pensi che questo sia sufficiente, Bruno Leopoldo?"
Il ragazzo d'impulso prese la mano che la dama aveva posata sul piccolo tavolo e la baciò: "Non so come ringraziarvi, principessa. La vostra generosità è... è... non ho parole..."
"Se non hai parole, ragazzo, non dire nulla. Sì, è vero, quanto vi è fra te il signor Teteny è contro la legge... ma..." aggiunse poi la dama con un lieve sorriso malizioso, "a volte è bello poterla fare in barba alla legge. Una volta che sarete tutti e due qui, il degno signor Berthold Willibald... non oserà fare nulla, oppure dovrà vedersela con me. Dopo tutto, non per nulla sono la cugina prima dell'imperatrice! Ora vai. E... tienimi al corrente, ragazzo."
Bruno uscì felice: non aveva davvero sperato tanto. Aveva deciso di rischiare, sapendo che la dama era di larghe vedute, ma aveva ottenuto molto più di quanto avesse osato sperare.
Il grande portone del palazzo Horstemberg-Windischgraetz si aprì poco dopo e ne uscì la carrozza della principessa seguita dal carro scoperto delle provviste, con quattro robusti servi seduti a cassetta o ritti sul predellino dietro il carro, oltre ai due conducenti. Bruno aveva anche chiesto loro di portare una cassetta con gli attrezzi.
Giunti vicino all'antica casa con le finestre a crociera, fecero attendere nella via il cocchio ed il carro e Bruno accompagnò su fino al sottotetto l'intendente della principessa. Bussò alla porta del terzo piano ed attese. Dopo poco scese Niklos, che aveva indossato in fretta una camicia ed i calzoni ed era a piedi nudi.
"Bruno..." esclamò sorpreso il giovane compositore, poi vide l'uomo che accompagnava il suo amante e si fermò interdetto.
"Lasciaci entrare. Il signor Von Fricken, l'intendente della principessa Franziska von Horstemberg-Windischgraetz, è venuto con uomini e carri per prendere tutte le tue cose e condurti a palazzo..."
"Non... non capisco..." rispose Niklos, ma si fece da parte e lasciò salire i due, seguendoli.
"Verrai a vivere a palazzo, finché potremo spedire tutte le tue cose a Trieste, poi anche noi andremo. Con la protezione della principessa..." gli spiegò il giovane valletto, radioso.
"Ma... dopo cena potrebbe venire qui il signor Berthold Willibald, e certamente..." obiettò smarrito il compositore.
"Se avremo terminato a prendere tutte le tue cose, Niklos, fra noi due ed i sei uomini che sono con noi... Willibald potrà fare ben poco. Cercheremo di andarcene prima che quello possa arrivare... e quando verrà qui, troverà tutto deserto. Sbrighiamoci, suvvia! Fai vedere al signor intendente tutto quanto vi è da portare da basso!"
Niklos, sentendosi un po' intontito, travolto agli eventi, ma lieto alla prospettiva di poter lasciare la sua prigione, fece vedere all'intendente che cosa vi era da portare via.
"Anche la mobilia?" chiese Von Fricken.
"No, la mobilia no..." rispose Niklos.
"Ma il pianoforte sì. Si può smontare, non è vero?" disse pronto Bruno.
"Sì... anche se probabilmente poi bisognerà accordarlo di nuovo..." rispose il compositore.
"Lo faremo accordare, una volta a Trieste."
"C'è molto meno di quanto credessi." disse l'intendente. "Faccio venire su gli uomini con le casse ed i sacchi e la cassetta degli attrezzi ed iniziamo subito a trasportare giù il tutto."
Appena l'uomo fu uscito, Bruno prese fra le braccia Niklos: "Sei contento, amore?"
"Sì... sono... sono sbalordito. Non credevo che così presto... così d'improvviso... ma la principessa... come mai..."
"Le ho detto tutto! E lei ha deciso di aiutarci. Farà spedire tutto a Trieste a sue spese, ti ospiterà a palazzo fino al giorno della tua partenza, e mi darà il benservito ed un intero anno di salario!"
"Le hai detto tutto? Tutto di noi due e anche... anche di..."
"Ho dovuto. Sa che ci amiamo e sa che il porco profittava di te e ti aveva in pugno. Ed ha deciso di aiutarci. Non è meraviglioso?" gli chiese con un sorriso radioso Bruno.
"Sì, amore... solo che... mio dio, mi pare ancora incredibile..."
Sentirono molti passi salire le scale e si staccarono. L'intendente entrò seguito dai quattro servi, fece loro vedere quanto vi era da portare via ed iniziò ad organizzare il trasloco. Mentre Niklos con due uomini iniziavano a smontare il pianoforte verticale, proteggendone le parti più delicate con le coperte del letto di Niklos, Bruno con un uomo toglieva dagli armadi tutti gli abiti di Niklos e li metteva nei sacchi, e l'intendete con l'altro uomo riempiva le casse con gli spartiti ed i libri.
Lavorarono tutti alacremente, andando su e giù per le scale e caricando il cocchio ed il carro, l'intendente mandò gli uomini, due alla volta, a turno, con Niklos, poi lui stesso, poi Bruno, a mangiare all'osteria, mentre gli altri continuavano ad eseguire il trasloco. A metà pomeriggio l'alloggio era vuoto. Niklos, con in mano il violino nella sua custodia, e Bruno, con il flauto nella sua scatola, salirono con l'intendente nel cocchio e tornarono tutti a palazzo. Willibald non s'era visto.
Mentre, nel cortile del palazzo i servi scaricavano tutto e sotto la guida dell'intendente sistemavano ogni cosa in uno dei magazzini, un altro valletto si accostò a Bruno.
"Bruno, la principessa attende il signor compositore e te nel salottino bianco..."
"Sì, saliamo subito." disse Bruno.
Mentre salivano lo scalone, Niklos sussurrò: "Bruno, dobbiamo incontrare la principessa, ora?"
"Certamente, e ringraziarla di tutto. Poi ti mostrerò la tua stanza... Ah, non t'ho detto che finché tu sarai ospite di sua grazia, io sarò il tuo valletto personale."
"Mio dio... mi vergogno... la principessa sa tutto, hai detto... sa proprio ogni cosa..."
"Ti vergogni di me? del nostro amore?" gli chiese con un sorrisetto provocante il giovane italiano.
"No, oh no. Ma lei sa tutto... e..."
"Ed ha deciso di aiutarci, no? Suvvia, animo!" gli disse allegro il ragazzo, poi aggiunse sottovoce, "Se ti senti... in imbarazzo, pensa solo a quanto ti amo, a quanto mi ami, e vedrai che tutto andrà bene."
"Sì, amore..." mormorò Niklos con un timido e dolce sorriso, ed arrossì deliziosamente fino alle punte delle orecchie.