Niklos Sebestyen Jusztin Teteny finalmente dette il suo primo concerto in Vienna, a palazzo Harrach. Fu un successo: i suoi lieder tristi ed appassionati incontrarono il gusto dettato dall'atmosfera romantica che si stava diffondendo nella capitale. Anche l'aspetto esile, elegante, delicato del ragazzo ed il suo volto angelico, triste, il suo atteggiamento timido e riservato, conquistarono immediatamente le simpatie della nobiltà.
Come conseguenza di questo Niklos fu ingaggiato per concerti in altre nobili residenze, e Berthrd Willibald gli comprò altri libri, altri spartiti ed anche altri abiti, in modo che il ragazzo non si presentasse due volte con lo stesso vestito nello stesso palazzo. La stanzetta del ragazzo ora era ingombra di scaffali e di libri, ed oltre al pianoforte Niklos ottenne di avere anche un violino ed un flauto.
Berthold aveva anche fatto piazzare ben due lumi a specchiera sulle pareti della misera stanza, in modo di avere abbastanza luce ogni volta che andava a profittare e godersi le grazie sessuali del ragazzo. In media andava una sera sì ed una no a mettersi sotto il ragazzo, che ormai aveva preso l'abitudine, la sera, di indossare solo una vestaglia sul corpo nudo, che si toglieva di dosso appena sentiva i passi dell'uomo salire le scale che conducevano nella sua stanzetta, in modo di farsi trovare completamente nudo quando l'impresario apriva la porta, come questi gli aveva ordinato di fare.
Spesso l'uomo arrivava già eccitato, perciò faceva semplicemente un gesto verso il letto. Niklos capiva e si stendeva, attendendo che l'uomo, sempre senza spogliarsi, salisse sul letto, si aprisse i calzoni e le mutande e se li calasse sulle anche, quindi lo montasse con il consueto vigore.
Niklos, dopo alcuni mesi, s'era abituato, e se pure non provava il minimo piacere a quelle impetuose cavalcate, non provava più neppure dolore. Lasciava che l'uomo si sfogasse su di lui, dentro di lui, poi, dopo averlo ripulito e dopo che Berthold s'era ricomposto gli abiti, eventualmente discuteva con l'impresario i programmi per i giorni seguenti, o gli faceva le sue richieste.
Dopo ogni concerto Berthold lo riaccompagnava a casa e lo montava. A volte, dopo aver goduto del ragazzo, l'uomo se ne andava senza neppure salutarlo. Era divenuta una routine, a cui il ragazzo s'era assoggettato e che subiva senza neppure tentare di opporsi.
Niklos passava quasi tutto il giorno in casa per comporre, raramente, specialmente di prima mattina, dopo essere sceso alla locanda per fare colazione, faceva qualche passeggiata nel centro, lungo il Danubio o lungo il Canale.
Crescendo, Niklos, diveniva più virile nel corpo, conservando però un aspetto dolce e delicato, e di notevole bellezza. Questo a volte gli attirava non solo gli sguardi, ma anche i desideri di nobili dame, giovani e non più giovani. Ma a parte il fatto che Niklos non si sentiva attratto dalle grazie femminili, Berthold vegliava attentamente sul ragazzo, ormai un giovane uomo, per non perderlo, perché nessuno glielo sottraesse.
In quegli anni il dolce, giovane compositore ungherese aveva completato il suo primo poema sinfonico a tema, aveva scritto diverse musiche letterarie da concerto e da salotto, come "L'inferno" nelle sue tre parti: "Ad portas" - "Incubus" - "Sub poena", in cui, ispirandosi all'Inferno dantesco, descriveva in musica la sua condizione di prigioniero dell'impresario e delle umiliazioni sessuali a cui doveva continuare a sottostare. Ne pubblicò il libretto nel 1825, all'età di ventidue anni. Scrisse anche pezzi per pianoforte, lieder, opere e sonate.
Inoltre continuva a lavorare ai suoi "Studi ed esercizi" e a ventiquattro anni, cioè nel 1827, pubblicò la prima serie, composta di quattro parti, conosciuta per l'appunto sotto il nome di "Quattro Grandi Studi Ungheresi". Ogni parte in realtà conteneva dodici esercizi ed uno studio finale che li compendiava e li riassumeva.
Il nome del giovane Teteny cominciava ad essere conosciuto non solo nella capitale, ma gradualmente anche in tutto il territorio dell'impero austro-ungarico. Questo però non sollevava né migliorava la vita del giovane, che continuava a vivere nella stanzetta che l'impresario gli aveva dato. L'unica variante fu che l'uomo aveva acquistato, sempre detraendone le spese dai guadagni del giovane, una stanza che confinava con quella in cui abitava Niklos, facendone murare la porta che dava su un'altra scala e facendo aprire una nuova porta sul pianerottolo della stanzetta del ragazzo, anche se per accedervi aveva dovuto far costruire tre gradini.
In questo modo si era potuto spostare il pianoforte nella nuova stanza, le cui pareti erano coperte di scaffali in cui Niklos teneva la sua crescente collezione di opere letterarie e di spartiti. L'impresario perciò aveva fatto mettere, nella stanzetta ora semivuota, un nuovo armadio per gli abiti, un cassettone ed un letto a due piazze al posto del vecchio lettino, così poteva continuare a fottere il piacevole culetto del ragazzo con maggiore agio...
La nuova stanza inoltre aveva annesso anche un piccolo gabinetto, per cui il ragazzo non doveva più scendere fino al cortile per vuotare il vaso da notte. Nel gabinetto non vi era l'acqua corrente, ma Niklos vi teneva sempre un secchio pieno d'acqua, in modo di tenerlo pulito.
Il padrone della locanda dove Niklos andava a mangiare ogni giorno, come pure qualcuno degli avventori, avevano tentato di attaccare bottone con quel bel giovane silenzioso, dall'aspetto malinconico e sempre solo. Niklos però rispondeva appena a monosillabi e non dava mai confidenza a nessuno, perciò lo lasciarono in pace. Anche il barbitonsore, da cui spesso il giovane andava, aveva provato a ciarlare con lui, ma Niklos non aveva mai dato spago neppure a lui né ai suoi garzoni. Lo stesso valeva per il sarto da cui ogni tanto doveva andare per misurare i nuovi abiti per i concerti.
Il giovane compositore ungherese perciò non aveva nessun amico. Non gli pesava eccessivamente la solitudine, però, infatti tutto il suo tempo e le sue energie erano assorbite dal suo lavoro come compositore, che era l'unico momento gradevole della sua vita, assieme ai concerti. Niklos viveva per la musica.
Quando Niklos compì ventisette anni, cioè nel 1830, ebbe un scrittura per un intero anno nel palazzo della principessa Franziska Carla Josepha von Horstemberg-Windischgraetz: due volte al mese doveva andare a palazzo una volta per eseguire un concerto nel piccolo teatro di palazzo, la volta seguente per eseguire brani, sonate e lieder nella suite di salotti del palazzo.
Come sempre, prima e dopo le sue esecuzioni, a volte anche negli intervalli, doveva essere a disposizione degli ospiti per conversare o rispondere a domande. E come sempre, specialmente in questi momenti, Berthold Willibald, non lo perdeva di vista un attimo. L'uomo infatti era ossessionato dall'idea che Niklos potesse innamorarsi o comunque cedere alle non sempre velate "profferte d'amore" delle dame e damigelle e quindi sfuggire al suo controllo.
A questo punto dobbiamo interrompere il racconto della vita di Niklos Sebestyen Jusztin Teteny per introdurre un nuovo personagio che sarà fondamentale nella vita e nella storia del nostro giovane compositore ungherese.
A palazzo Horstemberg-Windischgraetz, viveva, fra gli altri, un giovane servo di origine veneziana, di nome Bruno Leopoldo Mottini. Era questi figlio di un servo veneziano della casata e di una serva austriaca, era nato a Vienna nel 1807, cioè era di quattro anni più giovane di Niklos.
Bruno era cresciuto a palazzo, e fin dalla più tenera età vi aveva lavorato come servitore, anche dopo la morte del padre. Essendo un ragazzo di bell'aspetto e di modi raffinati, presto era passato dal rango di sguattero al rango di valletto.
Quando aveva quindici anni Bruno Leopoldo era stato sedotto dall'intendente di palazzo, un giovanotto della nobiltà minore di nome Gunnar Siegmund, che aveva dodici anni più del ragazzetto. Il giovane uomo s'era sentito prepotentemente attratto dal bel ragazzetto ed aveva deciso di conquistarlo.
Gunnar aveva perciò iniziato a mostrarsi gentile nei confronti di Bruno Leopoldo, ed un giorno gli aveva proposto di farlo studiare nel suo tempo libero e il ragazzetto aveva accettato con entusiasmo. Il giovanotto si era dimostrato non solo un buon insegnante, ma anche affabile, comprensivo e amichevole. Era perciò riuscito, con un lento e graduale lavorio, a conquistare la piena fiducia e confidenza del ragazzo. Così, aveva cominciato a sondarne il risvegliarsi della sessualità, ed il ragazzo s'era aperto con lui senza problemi.
"Giovedì scorso hai compiuto quindici anni, non è vero, Bruno?" gli aveva chiesto un giorno il giovanotto.
"Sì, signore. Come fate a saperlo?" gli aveva chiesto il ragazzo lietamente stupito.
"Un intendente deve sapere molte cose, ragazzo mio. Perciò, ho pensato di farti un piccolo dono..." gli aveva detto Gunnar porgendogli un pacchetto.
"Posso aprirlo, signore?" gli chiese il ragazzo con occhi brillanti.
"Certamente."
Bruno aprì il pachettino: conteneva una piccola scatola musicale, un carillon che suonava un minuetto.
"Che bello! Davvero è per me, signore?" gli chiese il ragazzo estasiato, ascoltandone la musica.
"Certamente. Quindici anni è un'età importante per un ragazzo, un'età di cambiamenti, mio caro." gli rispose il giovanotto con un sorriso amichevole.
"Importante, signore? Perché dite che è importante? E di cambiamenti? A me pare di essere tale e quale a prima..." rispose il ragazzo incuriosito.
"Ti sarai accorto che il tuo corpo sta cambiando, presumo."
"Sì..." rispose un po' incerto il ragazzo.
"Stai crescendo, trasformandoti..."
"Da quando si nasce non si fa che crescere, trasformarsi e cambiare, signore." notò giudiziosmente Bruno.
"Sì, ma... non senti particolari stimoli in certe parti del tuo corpo? Non ti stai sviluppando soprattutto... lì fra le tue gambe?"
Bruno arrossì lieve: "Penso proprio di sì, signore."
"Non devi affatto arrossire, mio caro. È naturale quanto ti sta accadendo. Penso che, ad esempio, la mattina spesso ti svegli con un potente... un potente turgore fra le gambe, non è così?"
"Turgore, signore? Che cosa è un turgore?" gli chiese aggrottando la fronte il ragazzetto.
"Sì, voglio dire che il tuo coso è ritto e duro e più sensibile che mai."
"Ah, quello! Beh, sì, avete ragione. Ma come fate a saperlo, signore? Voi non mi avete mai visto, in letto quando mi sveglio..."
"Lo so," gli spiegò sorridendo il giovane uomo, "perché ci sono passato anche io, prima di te. Capita a tutti i ragazzi, a tutti i maschi, oltrepassata una certa età."
"Anche a voi, signore? Vi capita anche ora, signore?" gli chiese Bruno, stupito.
"Sì, certamente. E ti sarai anche accorto che, manipolandolo, il senso di piacere aumenta."
"Manipolandolo? Volete dire... giocandoci con la mano?"
"Proprio così, Bruno. Vi hai mai provato?"
"Beh... sì... e avete ragione voi, signore, è un passatempo assai gradevole."
"Questo significa che sei un ragazzo normale. Qualcuno t'ha già spiegato come lo si deve toccare, che cosa si può fare per far aumentare quel lieve piacere fino a farlo diventare molto più forte e gradevole?"
"No, signore, mai. Nessuno. Vi è forse un modo speciale per farlo?"
"Certo, Bruno. Io te lo insegnerei molto volentieri, ma non so se posso..."
"Perché signore? Voi mi state insegnando molte cose belle ed interessanti... perché diete che non sapete se potete insegnarmi anche questa?"
"Perché, vedi Bruno, vi sono alcune cose molto belle ma segrete, di cui non si deve assolutamente parlare, che nessuno deve sapere, che solo due intimi amici possono dire... o fare l'uno con l'altro."
"Cose segrete, signore? Belle ma segrete, dite? Io... io so tenere un segreto, e io... io vorrei esservi amico, se voi mi voleste come vostro amico."
"Te ne sono grato, Bruno. Anche a me farebbe piacere essere un tuo intimo amico. Però vi sono due problemi, mio caro ragazzo: uno è che dovrei essere sicuro che davvero tu non ne parlerai mai con nessun altro. Mai e con nessuno."
"Volete che ve lo giuri, signore? Io ve lo giuro, davvero! Ma... e la seconda cosa? Avete parlato di due problemi..."
"Che tu abbia totale e completa fiducia in me e che tu faccia senza timore e senza riserve tutto ciò che ti dirò..."
"Certo che mi fido di voi, signore! Più che non se foste mio padre o mio fratello, più che non se foste il mio confessore..."
"Ecco, proprio così: anche con loro non dovresti parlarne mai, mi capisci?"
"Ve l'ho già giurato, no? E farò volentieri qualsiasi cosa mi chiederete di fare. Ma voi... mi farete conoscere questo segreto?"
"Devo pensarci, Bruno, mi stai chiedendo di assumermi una grave responsabilità. Facciamo così: questo pomeriggio, quando torno dalla cavalcata, vieni in camera mia, ma fai in modo che nessuno ti veda. Allora ti darò una risposta."
"Oh, vi prego, signore... mi avete messo in curiosità, adesso. Vi prego, non potete dirmelo ora, questo segreto?"
"Ho detto che ci penserò, Bruno. Sai che provo un profondo affetto per te, e se crederò di fare bene, lo farò. Ma ora non insistere..." gli disse il giovane uomo: così era sicuro che il ragazzetto, dovendo aspettare, sarebbe stato più che pronto a fare tutto quanto gli avrebbe chiesto...
Dopo che ebbe lasciato il cavallo nella stalla, Gunnar vide il viso del ragazzetto che guardava da dietro i vetri di un corridoio per non perdere il suo ritorno. Salì nella propria camera e dopo poco sentì un lieve bussare alla porta. Andò ad aprire. Il ragazzetto, con occhi luminosi ed un'espressione eccitata, entrò.
"Non mi ha visto nessuno venire qui da voi, signore!" gli disse.
Il giovanotto chiuse a chiave la porta che dava sul corridoio, poi, attraversato il salottino, condusse il ragazzo nella camera da letto.
"Avete deciso, signor Gunnar?" gli chiese il ragazzetto con uno sguardo pieno d'attesa.
"Sì... ho deciso di metterti a parte del mio segreto. Ho deciso di fidarmi di te... se tu ti fiderai ciecamente di me."
"Sì, signore, mi fido ciecamente di voi."
"Vediamo fino a che punto ti fidi, allora. Spogliati completamente nudo, Bruno." gli disse l'uomo guardandolo dritto negli occhi e scandendo bene le ultime parole.
Il ragazzetto non batté ciglio: iniziò immediatamente a togliersi gli abiti di dosso, continuando a guardare negli occhi il giovane uomo, sorridendo.
Quando si fu tolto di dosso l'attillata livrea, ed anche gli indumenti intimi, il ragazzo restò, nella sua gloriosa nudità, di fronte al giovane intendente. Gunnar era già pienamente eccitato e sentiva i lombi bruciargli di desiderio.
"Vieni qui, Bruno... ora toglimi tutti gli abiti di dosso..." gli disse il giovanotto.
Il ragazzetto obbedì prontamente, pensando che quella era davvero una prova di grande amicizia: essere nudi davanti ad un altro era qualcosa che normalmente non si fa neppure in famiglia! Ad uno ad uno, facilitato dal giovanotto, gli tolse tutti gli abiti e lo denudò completamente. Quando, sbottonatigli i calzoni e slegategli le mutande, vide emergere il forte membro eretto di Gunnar, il ragazzetto sgranò gli occhi.
"Quant'è grosso, il vostro, signore! E anche bello dritto! Lo posso toccare, signore?" chiese senza nessuna timidezza.
"Certamente, ma prima termina di spogliarmi."
"Ora posso toccarlo, signor Gunnar?" gli chiese Bruno, ed al sorriso dell'intendente ed al suo cenno d'assenso, vi posò le mani. "È caldo... è duro... e è bello..." sussurrò.
Gunnar notò che anche il membro del ragazzino stava lentamente sollevando il capo. "Ti piace toccarlo, Bruno"
"Sì... è assai gradevole, signore." rispose il ragazzetto manipolandolo lieve, palpandolo, carezzandolo.
"Posso toccarti anche io, lì?" gli chiese il giovanotto.
"Sì, certamente, tutto quello che volte. Ma il mio è piccolo..."
"No, è giusto per la tua età, anzi, è già più grande che non quello di molti ragazzi di quindici anni." gli disse il giovanotto, scendendo con le mani a palpare i caldi genitali lisci, sericei del ragazzo. "Ti piace come ti tocco, Bruno?"
"Sì... Sì che mi piace, e molto..."
Gunnar prese Bruno fra le braccia e lo strinse a sé. Quindi, ponendogli un braccio dietro le ginocchia e uno sotto le ascelle e dietro la schiena, lo sollevò di peso e lo portò sul proprio letto, dove lo depose. Poi salì sul letto e, stesosi su un fianco accanto al ragazzetto, lo strinse a sé fra le braccia e le gambe. Bruno lo abbracciò a sua volta e gli si premette contro.
"Ora, Bruno, ti insegnerò a fare l'amore... sei contento?" gli sussurò Gunnar suadente.
"L'amore, signor Gunnar? Ma... l'amore... non lo fanno un uomo con una donna?"
"Certo, ma proprio questo è il segreto di cui ti parlavo: anche due amici, due amici veri possono fare l'amore fra di loro."
"Non lo sapevo..."
"Infatti, come ti ho detto, è un segreto. Vuoi fare l'amore con me, Bruno?"
"Sì, certo che lo voglio. Questo significa che diventiamo due amici veri?" chiese il ragazzetto felice.
"Certo, ma significa anche che nessuno lo deve mai sospettare. Mai e nessuno!"
"Ve l'ho giurato, no? Sì, insegnatemi a fare l'amore, ve ne prego. Fatemi diventare il vostro vero amico..."
"Diventerai anche più che un vero amico, Bruno. Diventerai il mio ragazzo, quando mi unirò a te, quando prenderai tutto il mio membro virile in questo tuo bel culetto. Lo farai, Bruno? Lo prenderai? Vuoi diventare il mio ragazzo?"
"Sì, lo vorrei, ma... non è troppo grosso, signor Gunnar? Forse non riesco a... a prenderlo tutto dentro il mio buchetto, non credete?"
"Sì, ci puoi riuscire. Userò uno speciale unguento, e farò in modo che tu impari ad aprirti a me... Forse le prime volte ti farà un po' male, ma presto ti abituerai. Inoltre, più spesso lo faremo, prima ti abituerai. E quando sarai abituato, proverai anche un grande piacere..."
"Allora, non è una cosa che volete fare solo oggi con me, signor Gunnar!" disse il ragazzetto sereno.
"No, anzi... lo faremo il più spesso possibile. Anche tutti i giorni, se potremo. Solo che nessuno dovrà mai sospettarlo, nessuno dovrà mai vederti venire qui da me e questo potrebbe impedirci di farlo tanto spesso quanto tu e io possiamo desiderare."
"Io, signore, potrei venire da voi di notte, quando tutti dormono."
"Se ti trovano per i corridoi, potrebbe sembrare strano, non credi?"
"Ma voi siete l'intendente: se mi deste l'ordine di girare tutti i corridoi di notte per assicurarmi che tutte le finestre sono chiuse, che tutto è in ordine... nessuno si stupirebbe se anche mi vedesse nel vostro corridoio, non credete? L'importante è solo che non mi vedano entrare o uscire dal vostro quartiere, non credete?"
"Sì, sei astuto, Bruno. Bene, faremo così, allora. E ti promuoverò da sguattero a famiglio... così sarà logico che tu abbia il compito di controllare le finestre. Ma ora," gli disse il giovanotto che aveva già atteso anche troppo quel momento, "per prima cosa ti insegnerò a baciare..."
"Baciare, signore? Intendete dire come si baciano due amanti?"
"Proprio così, ragazzo mio...."
Gunnar prese fra le mani il volto del ragazzo e vi avvicinò il suo, quindi prese a baciarlo, dapprima lievmente, poi in modo sempre più intimo e profondo. All'inzio il ragazzo era goffo ed impacciato, ma poi, imitando il giovane uomo, iniziò a rispondere con crescente piacere a quei baci.
Il giovane uomo gradualmente portò il ragazzo a partecipare e ricambiare le sue attenzioni. Quando gli titillò, succhiò, mordicchiò i piccoli capezzoli rosa, Bruno esalò un lungo sospiro di piacere e subito volle farlo a Gunnar. I due si toccavano, si carezzavano, si palpavano in un crescendo di piacere.
Gunnar decise che poteva spingere oltre quelle piacevoli manovre: non avrebbe mai pensato che il ragazzo partecipasse in modo così immediato, spontaneo, naturale, disinibito e ne era profondamente compiaciuto. Gradualmente scese con le labbra e la lingua lungo il fresco corpo glabro del ragazzetto e finalmente raggiunse il suo giovane e liscio membro. Quando per la prima volta Bruno sentì le calde e morbide labbra e la lingua sul suo duro paletto, sussultò per il piacere. E quando il giovanotto lo prese tutto in bocca, mugolò un lungo "sì" emozionato.
Poi Bruno chiese se per favore poteva anche lui farlo al giovane uomo e, seguendo i consigli e le indicazioni di Gunnar, per la prima volta assunse in bocca un membro virile. Bruno imparava in fretta e bene, e partecipava con fresca e spontanea gioia. Sembrava che nulla fosse strano per il ragazzetto.
"L'ho fatto bene signore?" gli chiese quando Gunnar lo tirò su per abbracciarlo e baciarlo nuovamente.
"Sì, sei veramene molto bravo, Bruno. Ti piace, fin qui, quello che stai imparando a fare? Quello che stiamo facendo?"
"Moltissimo, signore, moltisimo. Non sapevo che si potessero fare cose così belle! Non sapevo che fra due maschi si potesse anche fare l'amore, e che si facesse in questo modo! Voi sapete proprio tutto, signore! Ma anche a voi piace, signor Gunnar, farlo con me?"
"Sì, certo, è molto che desidero farlo con te..."
"Perché non me l'avete mai detto prima, signore?"
"Perché solo ora sei pronto per queste cose. Prima eri solo un bambino, ora stai diventando un uomo." gli rispose il giovanotto.
Si baciarono ancora, a lungo, continuando a palparsi, carezzarsi, toccarsi l'un l'altro. Poi un dito di Gunnar s'insinuò nel solco fra le piccole, morbide ma sode natiche del ragazzo. Individuò il foro nascosto, ed iniziò a titillarlo, a stuzzicarlo. Bruno mugolò e staccò le labbra da quelle del giovane uomo.
"Volete mettermi dentro il vostro bel membro, non è vero, signor Gunnar?" gli chiese in un sussurro a metà fra il desiderio ed un lieve timore.
"Non ancora, Bruno. Prima ti devo preprare, farti abituare, per non farti troppo male. Devi abituarti a poco a poco, devi imparare a rilassarti, perché più saprai rilassare questo tuo dolce buchetto meno ti farà male, anzi, più ti darà piacere accogliermi dentro di te."
"Se poi mi passa, come m'avete detto, io non ho paura, anche se all'inizio mi farete male. Non sono più un ragazzino piagnucolone. Ho già compiuto quindici anni!" affermò sicuro di sé e con fierezza il ragazzetto.
"Comuqnue è meglio se ti preparo: più sarai pronto, meno dolore proverai, Bruno. Io voglio darti piacere, credimi, non farti soffrire..."
"Certo che vi credo, signor Gunnar. Voi sapete come si deve fare: fate tutto come volete, come si deve. Voi mi direte quando vi sembrerà che sono abbastanza pronto per accogliervi dentro di me."
"Sì, certo..."
"E... quando mi farete diventare il vostro ragazzo, mettendomelo tutto dentro, allora non sarò più vergine, giusto?"
"Sì, proprio così. Tu in quel momento donerai a me la tua verginità..."
"Preparatemi in fretta, allora, per favore" disse con sincero entusiasmo il ragazzo.
Il ragazzo fu pronto prima di quanto Gunnar avesse pensato: accolse completamente rilassato un dito spalmato di unguento del giovane uomo, poi anche due, e presto tre. E invocava il giovane uomo di prenderlo, con gemiti di piacere e mugolii.
"Di più, signore... è bello... di più... aaahhh, sì... oohh, è bello!" disse, specialmente quando le dita del giovane uomo, individuata la giovane prostata del ragazzo, vi sfregarono contro massaggiandola delicatamente, ad arte.
Allora Gunnar sentì che il ragazzo era veramente pronto. Lo fece inginocchiare con le gambe larghe sul letto e gli fece appoggiare e premere il petto contro le lenzuola, in modo che il piccolo foro, ben lubrificato con l'unguento e pienamente rilassato e palpitante, si svelò ai suoi occhi.
S'inginocchiò fra le gambe di Bruno, lo afferrò per la vita e gli puntò la dura asta sul foro caldo e fremente. Quindi iniziò gradualmente a spingere. Il ragazzetto allora spinse in dietro il sederino, per dare più forza alla dura asta che tentava di penetrarlo. Lo stretto sfintere vergine, ben rilassato, iniziò a dilatarsi e ad accogliere, lentamente, la punta del forte glande del giovane uomo, coperto dalla pelle del prepuzio.
Poi il glande scivolò in avanti fuoriuscendo dal prepuzio e s'annidò nell'entrata dello stretto, inviolato, morbido e caldissimo canale. Quando anche la corona del glande ebbe oltrepassato lo stretto anello di carne, tutta l'asta, ben lubrificata, scivolò irresisibilmente dentro invadendo e riempiendo tutto il canale.
Bruno lo sentì entrare, ed accompagnò la lenta e forte avanzata con un lieve, lungo, modulato mugolio.
"Ti fa male, Bruno?" chiese un po' preoccupato il giovane uomo, fermandosi e trattenendosi a stento.
"Noooo... no, proprio per nulla, signore... solo un lieve fastidio, ma mi piace tanto sentirvi entrare così in me... Mi siete tutto dentro?"
"Non ancora..."
"Spingete, allora, non preoccupatevi per me. Io sto bene, e mi piace assai..."
Gunnar spinse ancora e finalmente i peli del suo pube ed i suoi testicoli premettero contro le chiappette vellutate e sode. Allora Gunnar iniziò ad arretrare poi a penetrarlo ancora, in un lento ma saldo va e vieni.
"Oh... è bello, signore... è proprio bello... oohh sì, mi piace davvero... sì... ooohhh, Questo è fare l'amore, signore?"
"Sì, Bruno, è questo..." ansimò il givanotto e, abbandonata ogni cautela, iniziò a dare colpi via via più vigorosi.
Istintivamente il ragazzo spingeva in dietro il bacino e faceva ondeggiare lieve il piccolo sedere, per gustare meglio il forte va e vieni del duro membro del giovane intendente.
In breve Gunnar raggiunse l'orgasmo e riempì con molti e forti getti le caldissime profondità del ragazzetto. Quando si fu calmato e rilassato un po', fremente ed ancora saldamente infisso nel ragazzo, si sfilò lentamente. Fece allora girare il ragazzo e lo fece stendere sulla schiena, quindi, chinatosi fra le sue gambe, gli prese in bocca il giovane membro durissimo e lo leccò e succhiò fino a donare anche a Bruno un fortissimo, piacevolissimo, squassante orgasmo. Il sapore del giovane seme era lievemente aspro, ma assai gradevole.
Bruno ansimava con forza, gli occhi chiusi, un sorriso beato dipinto sul giovane e grazioso volto. Poi aprì gli occhi ed emise un profondo sospiro.
"Siete contento di me, signor Gunnar?" chiese al giovane ed aitante uomo, con occhi scintillanti.
"Contentissimo. E tu di me, Bruno?"
"Sono il vostro ragazzo, ora?"
"Certo che lo sei."
"Mi date un altro bacio, allora, per favore?"
Gunnar si stese sul ragazzo, lo abbracciò e lo baciò di nuovo a fondo, felice per la facile e bella conquista.