Niklos aveva già passato due notti nella sua stanzetta a Vienna e l'impresario non si era ancora fatto vivo. Ma il ragazzo non se ne era quasi accorto, infatti era totalmene assorbito dalla stesura della sua nuova composizione.
Quella mattina s'era svegliato presto, s'era tolta la camicia da notte e, nudo, era andato nello stanzino sul terrazzino a lavarsi. Aveva infatti notato che nessuno avrebbe potuto vederlo quando era sul terrazzino, quindi non aveva sentito la necessità di coprirsi.
Dopo essersi ben lavato, sciacquato ed asciugato, aveva steso l'asciugamano sul terrazzino ed era rientreto nella stanza. S'era fermato sulla porta, arrossendo violentemente e coprendosi i genitali con le mani: Berthold Willibald aveva spostato gli abiti di Niklos sul tavolo, si era seduto sulla sua sedia e stava girato verso la porta del terrazzo.
"Oh, mi scusi, non credevo..." balbettò Niklos.
"Vieni, vieni... ti aspettavo..." gli disse l'uomo guardandolo da capo a piedi con un sorrisetto compiaciuto, alzandosi in piedi.
Niklos fece per andare verso il letto e prendere la camicia da notte per coprirsi, ma l'uomo con un gesto rapido, capita l'intenzione del ragazzo, la tolse e la posò sul tavolo alle sue spalle.
"Mi permetta di rivestirmi..." disse sempre più imbarazzato il ragazzo.
"No, e perché? Fatti vedere, ragazzo. Togli quelle mani di lì, lasciami vedere tutto, e girati." gli disse l'uomo accentuando il suo sorriso.
"Ma, mi scusi, io..." balbettò ancora Niklos, arrossendo di nuovo.
Berthold lo afferrò per un braccio e forzò il ragazzo a scoprirsi. Quindi, con una certa rudezza, lo costrinse a girarsi. Niklos sentì la mano dell'uomo sul proprio sedere e si irrigidì. Quando poi un dito dell'uomo frugò fra le sue natiche e spinse sul foro nascosto, Niklos ebbe un soprassalto e protestò.
"Signore, mi lasci..."
"Zitto e fermo. Hai un bel culetto, ragazzo, davvero un bel culetto." disse l'uomo con voce piena di libidine e spinse con forza il dito nel foro di Niklos.
"No, mi lasci andare..." gemette il ragazzo tentando ancora di divincolarsi.
L'uomo sfilò il dito dallo stretto foro ma diede un forte sculaccione lasciando l'impronta rossa della mano aperta sulle natiche di Niklos che si immobilizzò.
"Non fare la mammoletta, ragazzo! Ho sentito che il tuo buco non è più tanto stretto. Quanti cazzi ci hai già preso, eh?"
Niklos tremava me non rispose. L'uomo lo fece girare e, guardandolo negli occhi con occhi accesi di lussuria, ripeté la sua domanda.
"Quanti cazzi hai già preso? Rispondi! Te lo facevi mettere dal maestro Zajzon, scommetto." disse con voce minaciosa.
"No... no... il maestro è sposato..." balbettò il ragazzo tremando.
L'uomo rise: "Anche io sono sposato, questo non significa niente. Chi ha fottuto il tuo bel culetto, allora, eh?" insisté.
"Un ra... un ra... un ragazzo..." balbettò Niklos arrossendo nuovamente ed abbassando gli occhi.
"Ah, un ragazzo... allora devi ancora assaggiare il cazzo di un vero uomo! Bene, stenditi sul letto, a pancia sotto, ed allarga bene le gambe."
"No... per favore..." gemette Niklos.
"Ho detto sul letto! Non mi fare arrabbiare, ragazzo o te ne faccio pentire! Anzi, prima devi farmi un altro servizietto. Giù, in ginocchio!" ordinò.
"No, signore... io..." disse Niklos tremante.
"Giù, in ginocchio!" gridò l'uomo sollevando il braccio come per schiaffeggiarlo.
Il ragazzo fece il gesto di ripararsi con le braccia. Allora l'uomo gli afferrò con l'altra mano i genitali ed iniziò a stringere e torcere lentamente.
"Giù! Immediatamente!" sibilò.
Niklos scivolò in ginocchio davanti all'uomo.
"Aprimi i calzoni, tiramelo fuori e prendilo in bocca. Svelto!"
Il ragazzo, con mani tremanti, eseguì. Sbottonò ai lati i calzoni di seta verde scuro dell'uomo, facendone scendere il pannello anteriore, slacciò il bottone al centro, qundi trafficò sui lacci delle mutande aprendole. Frugò nei panni e finalmente ne liberò il membro dell'uomo, grosso e duro, che subito si erse, libero, puntando minaccioso verso il volto del ragazzo.
"Prendilo tutto in bocca e stringi le labbra, ragazzo. E non farmi assolutamente sentire i denti. Lavoralo un po' con la lingua, e insalivalo ben bene, se non vuoi soffrire troppo quando te lo sbatterò tutto dentro a quel tuo bel culetto. Svelto!" ordinò afferrandolo per i capelli e forzandolo ad avvicinare il capo al suo membro.
Niklos, tremando, obbedì. L'uomo, sempre tenendolo per i capelli, glielo spinse dentro, riempiendogli la bocca. Quando sentì le labbra circondargli la radice del membro e la lingua muoversi attorno alla sua dura asta, iniziò a fotterlo in bocca con rapide oscillazioni del bacino, avanti e dietro.
"Sì... così... ci sai fare... succhia... succhia ragazzo... così..." disse l'uomo godendo, più ancora che per le sensazioni che gli stava dando la calda bocca del bellissimo ragazzo ungherese, per averlo sottomesso così facilmente.
Dopo un po', si sfilò dalla bocca di Niklos: "Alzati e stenditi sul letto. Adesso ti voglio fottere in culo!" disse l'uomo.
"La prego, signore... è troppo grosso... mi farà male..." tentò di protestare il ragazzo, tremante e smarrito.
Berthold non rispose, ma gli dette un violento ceffone e si preparò per dargliene un altro.
"No... per pietà... non mi picchi... obbedisco... obbedisco..." disse in fretta e tremante Niklos, e mentre lacrime gli rigavano le gote, si stese prono sul letto, ed allargò le gambe.
L'uomo sorrise, s'accostò al letto e, inumiditosi un dito con la saliva, lo spinse con forza nel foro esposto fra le piccole natiche del ragazzo, immergendolo con forza fino in fondo, poi girandolo e muovendolo nello stretto e caldo canale. Niklos gemette lievemente per il dolore.
"Sì, non sono io il primo, ma sei ancora abbastanza stretto. Allargati bene le chiappe e rilassati, se non vuoi sentire troppo male. Adesso riceverai una vera fottuta da un vero uomo! Allarga bene le chiappe con tutte e due le mani."
L'uomo salì sul letto, senza neppure spogliarsi. S'inginocchiò fra le cosce divaricate del ragazzo, diresse il proprio membro duro con una mano e calò di colpo su Niklos, spingendoglielo con violenza nel foro. Il ragazzo gridò per l'intensità del dolore: gli pareva che il duro e grosso membro lo squarciasse.
"Sì, grida... grida... nessuno ti sente... e mi fai eccitare anche più... se gridi come un maialino sgozzato! Ah... sì... sì... sei ancora abbastanza stretto... ah... ah... così!" rantolò l'uomo sprofondandogli dentro con violenza con una serie di vigorosi colpi del bacino.
Quando gli fu ben infisso dentro fino in fondo, Berthold gli si adagiò sopra, afferrò i capelli del ragazzo ed iniziò a prenderlo con energiche spinte del bacino, su e giù, martellandogli dentro con vigore.
"Sì... così... senti com'è... con un vero... uomo? Goditelo... ragazzo... goditelo tutto... tutto... tutto..." rantolava l'uomo con voce roca, in preda ad una forte eccitazione e ad un selvaggio piacere.
Il corpo del ragazzo sussultava sotto il pesante corpo dell'uomo, sotto i suoi violenti colpi. Lacrime silenziose e cocenti scendevano dagli occhi di Niklos bagnando il cuscino, e le sue dita artigliavano la copertella. Era molto diverso che non con Laszlo, che quando lo predeva lo faceva con delicato vigore, con maschia gentilezza, e che ogni volta si preoccupava di dare anche a lui la sua parte di piacere.
Sentiva i panni della giacca dell'uomo sfregargli contro la schiena nuda, i bottoni imprimerglisi nella carne quasi come punte di adunche dita. Sentiva il forte e roco ansare dell'uomo ed il suo alito caldo sul collo. E sentiva la massiccia e dura colonna di carne dilatarlo e batterli dentro il tenero canale con una serie di colpi impietosi e forsennati.
L'uomo sembrava non finire mai, nonostante i suoi cinquanta anni aveva il vigore di un toro da monta, gli martellava sopra con immutato impeto e vigore, senza sosta, gemendo e mugolando ad alta voce per il piacere, incurante dei forti e quasi ininterrotti gemiti di forte dolore e di cocente umiliazione che provava il povero ragazzo.
Quando Niklos lo faceva con Laszlo, gli veniva sempre una forte erezione, provava un intenso piacere e godeva molto nell'essere preso. Ora invece il suo membro era molle e provava solo dolore, fastidio, umiliazione e detestava quella monta selvaggia. Si sentiva usato, sporcato da quell'uomo e dalla sua bestiale lussuria.
Dopo un tempo che al ragazzo parve interminabile, fianalmente l'uomo venne e si scaricò con spinte violente nelle calde e martoriate profondità del bell'ungherse, grugnendo esilarato per il forte godimento che aveva tratto dal ragazzo e per la facilità con cui l'aveva sottomesso alle sue voglie.
"Ah... sì... così... così... prendi... sì... ah..." mugolava l'uomo ad ogni potente schizzo, finché, completamente svuotato e soddisfatto, si lasciò andare sul corpo del ragazzo.
Dopo un poco, l'uomo si sfilò e scese dal letto. Niklos era rimasto immobile, ansando lievemente, indolenzito e scosso da quella animalesca monta.
"Alzati, va a prendere una pezzuola bagnata e ripuliscimelo. Svelto!" ordinò l'uomo seccamente.
Niklos scese dal letto, sentendo lievi fitte di dolore allo sfintere. Senza parlare andò sul terrazzino, prese l'asciugamano ancora umido,tornò nella stanza e, inginocchiatosi davanti all'uomo gli ripulì il membro ancora semieretto.
"Bacialo, ragazzo! Bacia il tuo signore e padrone. Bacia il mio cazzo!" gli ordinò l'uomo.
Niklos obbedì.
"E ora ringraziami, ragazzo, ringraziami per averti fatto vedere come fotte un vero uomo!"
Niklos lo guardò sorpreso.
"Ringraziami, ragazzo!" gli ingiunse minaccioso l'uomo, mentre si rimetteva a posto il mebro sotto i panni, e si riassettava gli abiti.
"Grazie, signore..."
"Sì. Grazie per avermi fottuto, devi dire."
"Grazie per avermi fottuto, signore." disse a bassa voce Niklos, ancora inginocchiato sul pavimento.
"Ad alta voce, non ti ho sentito!" abbaiò l'uomo divertito.
"Grazie per avermi fottuto, signore!" ripeté Niklos quasi gridando.
"Prego... prego... Beh, visto che mi ringrazi, deve esserti piaciuto. Tornerò spesso a fottere il tuo bel culetto, Niklos. Sì, tornerò spesso. Ora alzati e vestiti. Devi uscire con me."
"Sì... signore..." rispose il ragazzo.
Mentre si rivestiva, Berthold guardò gli spartiti su cui stava lavorando Niklos: "Bene, bene, bene. Bravo, lavora e lavora sodo. Mmhh... mi pare buona questa musica..." disse l'uomo canticchiando a bocca chiusa le note che il ragazzo aveva scritto sugli spartiti.
Quando Niklos fu rivestito, l'uomo gli disse: "Ora ti porto dal mio sarto. Devi avere un abito elegante, perché presto dovrai venire a suonare alcuni dei tuoi lieder per una festa nel palazzo di un duca... così la migliore nobiltà di Vienna inizierà a sentir parlare di te. Mi paga molto poco, perché ancora non hai un nome, ma in seguito... vedrai, in seguito, man mano che ti farai un nome, pagheranno sempre più per avere il privilegio di avere te a suonare nei loro salotti e nei loro teatrini di palazzo. E un giorno forse sarai convocato persino alla corte imperiale!" gli disse l'uomo.
Il ragazzo lo ascoltava appena. Si sentiva ancora sconvolto per quanto gli era appena accaduto. Scendendo le scale, ad ogni gradino che faceva, provava ancora fitte dietro. Giunti dal sarto, Berthold scelse il modello da una serie di figurini di Parigi che il sarto gli mostrava, senza interpellare il ragazzo. Il sarto prese le misure di Niklos, appuntandole su un quadernetto. Quindi Berthold scelse i tessuti ed i colori, poi portò fuori il ragazzo.
"Ah, Niklos, a proposito del tuo desiderio di avere qualche libro... ci ho pensato. Vieni con me, c'è un rigattiere qui vicino. Visto che ti sei messo subito al lavoro, oggi te ne voglio acquistare un paio. Anzi, visto che mi hai anche ringraziato per averti permesso di vedere come fotte un vero uomo, oggi te ne compro tre!" gli disse allegramente.
Niklos trovò i tre libri della "Divina Commedia", un'opera del poeta italiano Dante Alighieri, in una vecchia edizione in italiano con la traduzione in tedesco a fronte. Erano gli unici libri interessanti che aveva trovato. Le legature in pelle erano molto mal ridotte, ma l'interno era ancora in discrete condizioni. Berthold mercanteggiò sul prezzo, ed infine pagò tutti e tre i volumi.
Poi portò il ragazzo in una profumeria e gli comprò una boccetta di acqua di colonia: "Non usarne finché non ti dirò io di farlo: l'ho pagata anche più dei tuoi stupidi libri!" gli disse l'uomo con aria seccata, "Mi stai costando parecchio e ancora non hai guadagnato neppure una moneta!"
Berthold lasciò il ragazzo in strada e si allontanò con aria soddisfatta. Niklos salì nella sua stanza, posò tutto, poi scese di nuovo per pranzare. Era un po' presto ma quella mattina non aveva fatto colazione e provava un po' di fame. Quindi tornò in casa. Aprì la porta finestra del terrazzino: la stanza aveva ancora un pungente odore di sesso che lo infastidiva.
Toltasi la giacca ed il panciotto, nonché la stretta cravatta a fascia, andò a lavare l'asciugamano che ancora aveva tracce di quanto l'uomo gli aveva fatto. Lo stese nuovamente ad asciugare e finalmente sedette al tavolo riprendendo i fascicoli degli spartiti. Li ripassò, si spostò al pianoforte e ne suonò un brano. Tornò al tavolo per fare alcune correzioni.
Quel via vai fra lo sgabello del pianoforte e la sedia del tavolo lo disturbava e gli faceva perdere tempo. Pensò di spostare tutto in modo di avere il tavolo a portata di mano senza doversi alzare dal piano ogni volta, ma la stanzetta era talmente minuscola che non sapeva come fare.
Prendendo le misure con la sua lunga sciarpa di seta, vide che poteva spostare il pianoforte al fondo lel letto, ci sarebbe entrato giusto giusto, contro il muro con la finestra, in questo modo poteva mettere il tavolo a novanta gradi alla destra del pianoforte: così, senza alzarsi, poteva sia suonare che scrivere. Tolse il tavolo poi cercò di spostare il pesante pianoforte. Dovette faticare parecchio, ma alla fine riuscì ad addossarlo alla parete con la finestra. Risistemò il tavolo e lo sgabello del pianoforte e mise la sedia, orma inutile, accanto al letto.
In questo modo aveva anche liberato un'area, nella parte in cui il tetto scendeva, dove avrebbe potuto mettere un altro tavolo o magari anche un basso mobile a cassetti, se l'impresaro glielo avesse comperato... Oltretutto in questo modo aveva allontananto il pianoforte dalla stufa e questo era meglio: quando l'avesse dovuta accendere, se fosse stata troppo vicina al pianoforte, il calore avrebbe anche potuto deformarlo, rovinarlo.
Si era stancato, ma era soddisfatto. Si gettò per qualche minuto sul letto, per riprendere le forze. Odiava, ora quel letto... L'impresario gli aveva detto che sarebbe tornato per fotterlo, e anche spesso...
Per un attimo pensò di scappare... ma che poteva fare, senza soldi, senza un amico, in una città che non conosceva... inoltre aveva incautamente firmato un contratto, Willibald gli avrebbe certamente messo alle calcagna la polizia...
E se fosse fuggito, avrebbe dovuto rinunciare a comporre, a suonare... che gli sarebbe restato, allora? Nulla di nulla. Lui era nato per la musica, la sentiva come una missione. Perciò non gli restava che subire... Anche se quella stanza gli pareva ora la sua prigione, e quel letto lo strumento della sua tortura.
Ma il pianoforte, gli spartiti, i suoi pochi libri erano per il ragazzo la porta segreta per uscire dalla gabbia e volare, almeno per un po', libero.
Si alzò dal letto, prese un foglio ancora bianco e stese rapidamente sul pentagramma una serie di note. Compose, quasi di getto, un nuovo lieder che intitolò "Il passero chiuso in gabbia". Lo provò al pianoforte: gli piaceva. Fece poche correzioni. Lo suonò di nuovo: era soddisfatto.
Andò sul terrazzino a guardare il suggestivo panorama di tetti: era come un mare da cui, come fantastici scogli o come grandi navi, sorgevano le guglie delle chiese, i campanili e le torri, i piani alti dei più importanti palazzi. Questo gli suggerì un nuovo lieder che andò subito a scrivere. Dovette accendere il lume per terminare di lavorarci. Questo secondo lieder lo intitolò "Il mare e le scogliere di Vienna".
Scese per la cena. Mangiò lentamente. Temeva il momento in cui sarebbe dovuto tornare nella sua camera. Temeva di trovarci l'impresario, o di vederlo arrivare. Ma sapeva di non avere scelta. In quel giorno non aveva lavorato al suo poema sinfonico. Ma davvero non se la sentiva.
Tornò su fino alla sua "prigione". Riordinò tutti i fascicoli di musica nello scaffale. Poi riprese quello intitolato "Studi ed esercizi" e, dopo aver scorso quanto vi aveva già scritto quando era ancora nella casa del maestro Ipoly Zajzon, decise di aggiungere alcune pagine.
Berthold fortunatamente non si vedeva, e Niklos, quando si sentì troppo stanco, decise di andare a letto. Si spogliò, infilò la camicia da notte, spense il lume e si stese. Dalla finestrella sulla parete alla sua sinistra intravedeva una stretta falce di luna circondata da un lieve alone.
Pensò anche di aver bisogno degli spartiti dei grandi maestri classici e contemporanei: nessun musicista può basarsi esclusivamente sulla sua ispirazione. Doveva chiedere all'impresario di procurargli spartiti ed un altro scaffale, oltre alla cassettiera. Si chiese se fosse più opportuno chiederglieli quando l'avesse visto, prima che l'uomo approfittasse del suo corpo, oppure dopo...
Se avesse fatto le sue richieste prima, poteva sembrare che con un "sì" l'avrebbe autorizzato a fotterlo... se glieli avesse chiesti dopo, gli pareva quasi di comportarsi come una prostituta, che dopo le sue prestazioni sessuali pretende un pagamento... poi si disse che comunque l'uomo avrebbe fatto ciò che più gli aggradava, sia riguardo al fatto di fotterlo, sia riguardo al fatto di dargli quanto lui gli poteva chiedere.
D'altronde, si disse, se l'uomo voleva che lui lavorasse, componesse, doveva metterlo in condizione di farlo. Da una parte sentiva la mancanza della guida, dei consigli e degli insegnamenti del maestro Zajzon, ma dall'altra sentiva che, almeno riguardo alle sue composizioni, ora godeva di una maggiore libertà. Libertà che però doveva pagare con la prigionia del proprio corpo che l'uomo, come gli aveva annunciato, avrebbe usato, e spesso, a suo completo arbitrio...
Tre sere dopo, stava riordinando i suoi ultimi manoscritti, sentì i passi dell'uomo su per le scale. Si fermò e trattenne il respiro. Mentre sentiva la porta aprirsi, si girò a guardare l'impresario. L'uomo gli lanciò un sorriso lascivo.
"Non sono riuscito a venire prima da te, Niklos. Ho sentito la tua mancanza, sai? Ho proprio una gran voglia addosso. Spogliati nudo, svelto, e mettiti sul letto, mettiti in posizione!"
Il ragazzo non disse nulla. Si tolse di dosso gli abiti sotto lo sguardo attento e sempre più acceso di lussuria dell'impresario. Quando fu completamente nudo, andò a stendersi sul letto, sul ventre, allargando le gambe. Berthold si accostò al letto e con le grosse e tozze mani gli carezzò e gli palpò con piacere le piccole natiche.
"Sì... mi è mancato questo tuo delizioso culetto, Niklos, mi è mancato davvero. Mentre fottevo la mia signora moglie mi rammaricavo di non avere te, sotto. Sono mancato a te, ragazzo? Ti è mancato il mio bel cazzo?" gli chiese l'uomo iniziando con una mano ad aprirsi i calzoni.
Niklos non ripose. Aveva il volto girato verso la parete ed attendeva, tremante e rassegnato.
"Ti ho fatto una domanda, Niklos! Ti è mancato questo bel cazzo? Rispondi!" ripeté minaccioso l'uomo dandogli una sonora sculacciata.
"No... signore. Mi fa ancora male." rispose il ragazzo a voce bassa.
"Oh, beh... ti abituerai. Vedrai che il tuo canale prenderà presto la forma del mio cazzo, proprio come un guanto prende la forma della mano... Tutti i miei ragazzi si sono abituati, prima o poi. Certo, se potessi venire qui da te più spesso, tu ti abitueresti più in fretta. Ma che vuoi, sono un uomo pieno di impegni, non posso pensare solo al mio piacere, purtroppo. Hai proprio un bel culetto, Niklos. Voi ragazzi ungheresi siete davvero fatti per essere fottuti in culo!"
L'uomo continuava a carezzare le sode natiche del ragazzo, a stuzzicargli l'ano. Niklos stava immobile ed attendeva. Sentì l'impresario salire sul letto e mettersi in ginocchio fra le sue cosce divaricate.
"Allargati bene le chiappe, ragazzo, fammi vedere il tuo buchetto! Peccato che c'è poca luce qua dentro. Devo trovare il modo di mettere un lume qui sul letto, magari un lume a specchio accanto alla finestra oppure sopra la testiera, in modo di illuminare bene questo tuo bel culetto... Ma per ora accontentiamoci così. Ti sei lavato bene, Niklos?"
"Sì... signore."
"Bene. Lavati sempre molto bene anche il buco del culo, ogni sera. Infilaci un dito dentro, un dito insaponato, poi sciacqua bene. Così, oltre tutto, ti abituerai anche prima a ricevere il tuo signore e padrone dentro di te. E d'ora in poi, tieni sempre un panno bagnato accanto al letto, così dopo me lo pulisci ben bene. Sì, un panno bagnato ed una catinella d'acqua pulita. Almeno, se anche non posso venire a farti visita, ogni volta che lo preparerai ti ricorderà che devi essere sempre pronto."
Niklos fremeva, angustiato, e taceva.
"Hai capito? Rispondi!" disse l'uomo calando con violenza la mano aperta sul piccolo sedere del ragazzo e lasciandovi una rossa, bruciante impronta.
"Ahi! Sì, signore, ho capito, ho capito! Farò come mi dite, signore!" si affrettò a dire Niklos, sentendosi nuovamente scendere cocenti lacrime dagli occhi.
"Bene, così va bene. Devi sempre rispondere, quando ti dico qualcosa, devi essere un ragazzo bene educato, no? Sei pronto, ragazzo? Sei pronto a prenderti tutto il mio bel cazzo, Niklos?"
"Sì... sì, signore. Sono pronto." si affrettò a dire il ragazzo.
L'uomo calò allora su di lui e glielo spinse tutto dentro con una serie di vigorose spinte, mugolando il suo forte piacere. Niklos si morse un labbro e chiuse stretti gli occhi. Lo sentì entrare in sé, divaricarlo, riempirlo, duro e forte, bruciante come un tizzone ardente.
Berthold iniziò quindi a martellargli dentro con energia. Il dolore era ancora forte, e nuovamente Niklos sentì acuta la nostalgia di quando era Laszlo a prenderlo. Oltre ad avere un membro meno grosso, il suo antico compagno lo carezzava, si dava da fare per dargli piacere. L'uomo invece pensava solamente al proprio godimento ed usava Niklos come un oggetto.
L'uomo lo aveva afferrato per le spalle, in modo di tenerlo ben fermo mentre lo sbatteva con crescente piacere ed immutata energia. Il ragazzo si chiedeva dove trovasse tutto quel vigore l'uomo. Si chiedeva come potesse resistere tanto a lungo senza mai fermarsi, senza mai una sosta. Lazlo ogni tanto doveva smettere, per non venire troppo in fretta, ma non l'uomo...
Ma forse a Niklos pareva che il tempo non passasse mai solamente perché non vedeva l'ora che l'uomo gli si togliesse di dosso...
"Dimmi che ti piace, Niklos!" ordinò Berthold con voce roca.
"Mi piace, signore!" gridò quasi il ragazzo, continuando a subire quell'incessante martellare.
"Cosa ti piace, Niklos?" chiese l'uomo con perverso piacere.
"Come mi fotte, signore!" gridò il ragazzo.
"Ti piace il mio cazzo, quindi."
"Sì. Mi piace il suo cazzo, signore!"
"Molto bene. E a me piace il tuo culetto, ragazzo. Perciò andiamo perfettamente d'accordo. Sì, mi piace... mi piace..."
Perché l'uomo si divertiva ad umiliarlo così? Sapeva che a lui non piaceva proprio per nulla! Sapeva bene che gli stava procurando solo dolore, che non gli stava dando il minimo piacere...
Finalmente l'uomo raggiunse il proprio godimento e si spinse con furore a fondo nello stretto canale e si svuotò con grugniti animaleschi, accompagnando ogni forsennata spinta con una unica parola, ripetuta come in una litania.
"Prendi... prendi... prendi... prendi..."
Poi si afflosciò su di lui per riprendere fiato, infine si sfilò e sedette sul letto.
"Svelto, vai a prendere il panno umido e puliscimi bene!" gli ordinò.
Niklos scese dal letto, uscì sul terrazzino, andò nel lavatoio, bagnò l'asciugamano e lo strizzò, tornò nella camera, s'inginocchiò accanto al letto e ripulì accuratamente il membro dell'uomo. Quando fece per alzarsi, l'impresario lo bloccò.
"Non dimentichi qualcosa?" gli chiese minaccioso.
"Che cosa, signore?" gli chiese smarrito Niklos.
"Devi baciarlo, poi mi devi ringraziare. Suvvia, Niklos, impara a comportarti bene!" gli disse l'uomo guardandolo con un sorriso sarcastico.
Niklos si chinò, baciò il membro che stava tornando morbido, poi sussurrò: "Grazie, signore."
"Bene, così. Prego, ragazzo." disse l'uomo soddisfatto e, alzatosi dal letto, si riassettò gli abiti.
"Signore... ho alcune richieste da farle, se permette..." disse Niklos alzandosi dal pavimento.
"Sentiamo." disse l'uomo con aria seccata.
"Avrei bisogno di spartiti di autori classici e moderni, signore... e di una cassettiera da mettere in quell'angolo... e se possibile, anche di un nuovo scaffale..." disse il ragazzo con tono timido ed implorante.
"Chiedi, chiedi, chiedi sempre! Ti rendi conto che non hai ancora guadagnato niente di niente. Ci sto rimettendo, con te!"
"Signore, specialmente gli spartiti... mi sono davvero necessari..." insisté Niklos.
"E va bene. Ti procurerò quello che posso, anzi, no, ti farò avere tutto quello che vuoi: scrivimi una lista. Ma ti avverto, detrarrò dai tuoi primi guadagni tutto quello che sto spendendo per te."
"Certo, signore. Grazie, signore. Posso... posso vestirmi, ora?" chiese il ragazzo timidamente.
"No, non ancora. Anzi, fissiamo una regola, visto che io vengo così generosamente incontro alle tue richieste: quando io sarò qui con te, tu dovrai sempre essere nudo, completamente nudo! Capito?"
"Sì, signore... come vuole lei, signore..." rispose il ragazzo arrossendo: pur di avere gli spartiti ed i libri che voleva, era disposto a subire anche quell'ulteriore umiliazione.