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una storia originale di Andrej Koymasky


pin VITA SEGRETA
DI UN MUSICISTA
di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 26 aprile 2003
CAPITOLO 1
PRIMI TIMIDI PASSI

Sigismundus Teteny, il 12 marzo 1803, alle ore 9,30 del mattino, ebbe dalla moglie Dominika il suo secondo figlio, a cui pose nome Niklos Sebestyen Jusztin.

Tanto il primo figlio che Sigismundus aveva avuto, cioè Ferencz, era forte e rubizzo, altrettanto Niklos era di delicata complessione. Ferencz aveva capelli del colore del rame, Niklos di un biondo dorato. Ferencz aveva occhi bruno-scuri come un sottobosco, Niklos li aveva del colore del cielo di primavera. Il fratello maggiore aveva una piega volitiva che adornava le sue labbra sottili; Niklos invece aveva una piega dolce sulle belle labbra rosate. Non parevano neanche lontanamente fratelli, tanto che nella piccola città di Esztergom sul Danubio qualcuno mormorava che in realtà Dominika avesse concepito i due piccoli da due padri diversi, con buona pace di Sigismundus.

Tanto più che Dominika era una pittrice abbastanza apprezzata come paesaggista e, ma soprattutto, come ritrattista. E si sa, un pittore che fa ritratti deve sostare a lungo nelle stanze dei propri clienti e soggetti, e circa un anno prima della nascita di Niklos, non aveva ella fatto il ritratto del giovane principe Azzony-Tomajeszky, un notorio libertino? E non era il principe biondo, proprio come Niklos?

Ma, sia come sia, Sigismundus, che lavorava per il principe sia come guardiacaccia che come secondo violino nella sua orchestra da camera, non sembrò mai dubitare minimamente della fedeltà della moglie, ed allevò il piccolo con lo stesso amore con cui allevò tutti gli altri figli. Tanto più quando il piccolo Niklos mostrò una precoce abilità per la musica.

Niklos aveva solo quattro anni. Assisteva come sempre, silente ed affascinato, agli esercizi di musica che il padre eseguiva, guardando assorto gli spartiti che l'uomo usava ed ascoltando rapito il suono che sorgeva dal violino dal padre. Un giorno, guardando un nuovo spartito che il padre aveva appena ottenuto, il piccolo ne canticchiò la melodia, seguendo con gli occhi le note stampate sui fogli.

Sigismundus ne fu oltremodo colpito: il piccolo aveva imparato, da solo, a leggere la musica! Questo, oltre a stupire l'uomo, lo entusiasmò, quindi decise di guidare il piccolo Niklos perché imparasse anche a suonare, e gli comprò un piccolo violino adatto alla sua tenera età. Le delicate dita del piccolo erano presto indolenzite nel premere sulle corde, quindi il padre non lo sottoponeva ad un troppo intenso studio, e a volte faceva solo leggere a Niklos la musica e riprodurla con la voce.

Nel 1810 Sigismundus si rese conto che non aveva più molto da insegnare al figlio, perciò andò dal maestro di camera del principe, l'abate Gregorius Hetenby, e gli chiese la cortesia di prendere il piccolo Niklos come allievo. Hetenby accettò con ben poco entusiasmo, comunque iniziò ad insegnare al piccolo a suonare il pianoforte.

Presto il burbero abate fu conquistato dalla istintiva bravura del piccolo, dalla sua passione per la musica, dalla facilità con cui non solo imparava ed assimilava, ma anche interpretava i brani che il maestro gli proponeva. Fu anche conquistato, gradualmente, dall'avvenenza tenera e dolce del piccolo.

Così, invece di farlo sedere sullo sgabello davanti al pianoforte su due cuscini sovrapposti, iniziò a farselo sedere in grembo ogni volta che gli dava una lezione. Se a volte quasi lo abbracciava, per suonare assieme al piccolo, altre volte lo lasciava suonare e, mentre lo ascoltava, lo carezzava lieve sulle gambe e sul corpo. Non erano carezze dettate da desiderio, certamente non da libidine, ma piuttosto da tenerezza.

Al ragazzino piaceva quel cambiamento, piaceva stare seduto e quasi abbracciato sul corpo dell'uomo, gradiva quelle tenere e lievi carezze: sentiva nell'uomo, nonostante la sua burbera apparenza, un affetto ed una tenerezza molto maggiore di quelle che il padre o la madre gli avevano dato. Quelle carezze e quella tenerezza suscitavano nel piccolo Niklos dolcissime sensazioni, sì che desiderava andare a lezione dal maestro non solo per il suo amore per la musica, ma anche per provare quelle gradevoli emozioni.

Anche se Niklos non sapeva definire il significato di quelle sensazioni, le amava, le desiderava e le godeva. Il maestro logicamente non sorpassò mai il limite, non lo toccò mai in modo intimo, ma Niklos stava crescendo e la natura stava operando nel suo corpo cambiamenti. Così, presto, quelle sensazioni vagamente gradevoli iniziarono a suscitare in Niklos anche le sue prime, per altro piacevoli, erezioni...

L'uomo molto probabilmente non si rese conto di questo cambiamento, ma Niklos lo percepì sempre più chiaramente. Così il ragazzino, quando era solo a casa, a volte si toccava e carezzava il corpo come usava fare il suo maestro ma, a differenza da questi, iniziò anche a carezzarsi fra le gambe i piccoli testicoli ed il membro eretto che si stavano sviluppando, ricavandone un piacere anche più intenso... finché dapprima ebbe intensi e squassanti orgasmi asciutti, poi iniziò anche ad emettere i suoi primi liquidi seminali.

Niklos, senza che nessuno glielo avesse insegnato, imparò così a masturbarsi, e lo faceva quasi ogni notte, sollevandosi dal corpo nudo la lunga camicia da notte e tenendo a portata di mano una pezzuola per raccogliere il proprio seme, per non lasciare tracce di quello che, come confusamente capiva, era meglio che la madre o altri in casa, non scoprissero.

Il suo maestro, Gregorius Hetenby, aveva scoperto che il piccolo Niklos era già in grado di comporre brani ed anche interi lieder di grande valore, che iniziò a pubblicare ed eseguire attribuendoli a se stesso: una debolezza che solo molto più tardi poté essere scoperta, da critici musicali che, paragonando le composizioni del maestro e quelle successive di Niklos, poterono facilmente capire chi fosse il vero autore di quei brani.

Hetenby ad un certo punto si rese conto che l'allievo aveva ampiamente superato il maestro, e capì che aveva per le mani un genio a cui lui non era più in grado di dare nulla. Perciò, quando Niklos aveva tredici anni, pensò che il ragazzino dovesse andare a studiare presso il famoso maestro Ipoly Zajzon, compositore regio a Budapest.

Ne parlò con Sigismundus, ma questi, anche se lusingato da quanto Hetenby gli diceva a proposito del figlio, rispose che non era in grado di pagare un tale maestro e le spese per far vivere il ragazzino nella capitale. Hetenby insisté, ed alla fine, dopo essere andato a Budapest a parlare con Ipoly Zajzon, disse a Sigismundus che il famoso mestro accettava di prendere in casa Niklos, di mantenerlo e di insegnargli composizione, in cambio dei lavori domestici del ragazzino.

Così nel 1816 Niklos Sebestyen Jusztin Teteny, con una valigetta fatta con tela di sacco da imballaggio, accompagnato dal padre, andò a Budapest, nella casa del maestro Zajzon. Era questi un uomo di mezza età, dal volto nobile, lunghe basette gli incorniciavano il viso, e la leggera stempiatura gli dava un'aria intelligente ed ispirata. Accolse in casa il piccolo Niklos, e lo mise a dormire in una stanzetta al piano superiore della propria residenza, assieme a Laszlo Megyer, un ragazzo di diciassette anni, che da cinque aveva preso in casa come allievo e servo.

Laszlo e Niklos, oltre ad avere quattro anni di differenza, erano molto diversi. Laszlo, dai capelli lisci e castani, pettinati con la riga in centro, occhi d'un verde-bruno luminosi e vivaci, era di origine contadina e di costituzione robusta, forte ed allegro, estroverso ed anche lievemente sfacciato; aveva uno sguardo volitivo, era conscio dei propri limiti ma anche delle proprie qualità ed era un mediocre musicista. Niklos era un ragazzino esile anche se non fragile, biondo con sognanti occhi celesti, un sorriso timido e schivo, piuttosto introverso e riservato, ed un vero genio nel campo della musica.

Laszo prese subito sotto la sua ala protettiva il ragazzino. Era lui che si sobbarcava la parte più pesante dei lavori di casa del maestro e che quando Niklos combinava qualche piccolo guaio, lo copriva o vi rimediava. Sapeva che il maestro Ipoly Zajzon valutava molto il piccolo Niklos, e Laszlo non ne era invidioso: ne riconosceva il superiore valore nel campo della musica.

Ma oltre a questo, Laszlo si sentiva sempre più fortemente attratto dal ragazzino, con cui condivideva la stanza: infatti fin da piccolo Laszlo aveva scoperto che a lui le ragazzine proprio non interessavano, che preferiva decisamente i ragazzi. Perciò decise che doveva tentare di sedurre il suo compagno di camera.

Non gli fu molto difficile. Una delle prime sere da che Niklos era giunto in quella casa, dopo una lunga ed estenunate lezione, i due ragazzi si ritirarono nella loro stanza. Niklos si spogliò in fretta togliendosi tutto come era abituato a fare, indossò la lunga camicia da notte sul corpo nudo, ripiegò accuratamente i propri abiti e si stese sul grande letto che condivideva con il compagno.

Laszlo a sua volta si spogliò, lasciando i propri abiti in disordine sulla sedia, e, con indosso le sole mutande di tela che gli giungevano poco sotto il ginocchio, ed a torso nudo come era solito dormire, spense il lume ed andò a stendersi accanto al compagno.

"Mi sento sfinito..." sussurrò Niklos nel buio della stanza.

"Non la finiva mai, maestro Zajzon, stasera. Ma ti fa lavorare sodo perché sa che con te non è fatica sprecata come con me." gli rispose allegro il compagno.

"Come mai la signora Zajzon non è in casa? Non l'ho ancora vista..." chiese il ragazzino. "Com'è? bella? Giovane? Buona?"

"È andata a partorire dalla madre. Non è bella né brutta, è giovane e non è né buona né cattiva. Sono sposati da otto anni e finalmente hanno un figlio. Ci hanno messo otto anni, anche se facevano l'amore tutte le notti come due conigli..." disse ridacchiando il ragazzo.

"E che ne sai, tu Laszlo?" gli chiese Niklos.

"Quando scendevo a notte per bere un po' d'acqua, o per andare alla toilette... li sentivo... altro che musica! Una sinfonia, fra tutti e due!"

"Non sta bene spiare gli altri..." gli sussurrà Niklos.

"E chi li spiava? Solo che era impossibile non sentirli. E ascoltarli... me lo faceva venire duro... un po' come adesso."

"Duro? Cosa ti faceva venire duro? Non capisco." chiese Niklos, ingenuamente.

"A te non viene mai duro?" chiese Laszlo.

"Cosa?"

"Questo..." gli rispose Laszlo prendendogli una mano e premendogliela sulle proprie mutande, sopra il membro eretto.

Niklos arrossì, anche se l'altro non lo poteva vedere, e tentò di sottrarre la sua mano. Ma il compagno gliela teneva premuta con forza contro il propro membro e la faceva sfregare su e giù. Niklos sentì il membro, più grosso del suo, caldo e palpitante attraverso la tela, sotto la propria mano: la sensazione era gradevole. Smise di tentare di allontanare la mano ed anzi lo palpò lieve.

"Lo senti, Niklos?" gli chiese il compagno ridacchiando.

"Sì..." sussurrò il ragazzino.

"Fammi sentire il tuo..." disse allora Laszlo infilandogli una mano sotto la camicia da notte e risalendo su verso i genitali del ragazzino.

"No... che fai..." gli chiese Niklos sorpreso, sussultando e cercando di sottrarsi.

Ma quando la mano di Laszlo si posò sul suo membro, che stava inevitabilmente inturgidendosi, e lo afferrò, provò un piacere anche più forte che non quando si toccava da solo, perciò cessò i suoi deboli tentativi di fermare il compagno.

"Se mi tocchi così... mi fai sporcare tutto..." protestò debolmente il ragazzino.

"Certo... è naturale. Tu non lo facevi mai?" gli chiese Laszlo iniziando a masturbarlo.

"Sì... ma da solo..." protestò lieve il ragazzino, un po' vergognoso.

"Queste non sono cose che si fanno da soli, è meglio farlo in due. Slacciami le mutande e prendimelo in mano, Niklos, dai... e muovi la mano come sto facendo io a te. Dai."

"No, mi vergogno..."

"Ma dai, siamo o non siamo amici? Dai che ti piace, lo sento... è da troppo che non posso farlo con un altro."

"Tu lo facevi con altri?" chiese Niklos, sentendo il membro del compagno palpitargli sotto la mano, ma non risolvendosi a fare quanto l'altro gli aveva chiesto.

"Certo, e spesso. Prima di te c'era qui un ragazzo che si chiamava Dusan. Non valeva molto, per la musica, valeva molto meno di me, ma a letto era in gamba. Lo facevamo tutte le sere, prima di addormentarci. Ma poi il maestro l'ha mandato via: non era proprio dotato per la musica. Era solo dotato per fare queste cose." ridacchiò Laszlo continuando a masturbare il compagno.

Poi, visto che Niklos non gli apriva le mutande, se le slacciò e se le sfilò, lsciandole cadere fuori dal letto, quindi si mise a cavalcioni sul compagno e tentò di togliergli la camicia da notte.

"No, che fai..." protestò il ragazzino.

"Nudi è meglio. Queste cose si fanno nudi..." insisté Laszlo forzandolo a sedere ed iniziando a sfilargli di dosso la camicia da notte.

"Ma io... io non so..." protestò debolmente il ragazzino, sentendosi da una parte imbarazzato ma dall'altra eccitato.

"Lascia fare a me! Vedrai quant'è bello." insisté Laszlo carezzandogli il petto ed i fianchi, e facendogli sollevare le braccia, terminò di sfilargli la camicia da notte.

Le carezze del compagno erano anche più piacevoli di quelle che si dava da solo, di quelle che gli dava il suo primo maestro. Gli procuravano un forte senso di calore per tutto il corpo, lo facevano fremere.

"Io... non l'ho mai fatte, queste cose... non so come si fanno..." protestò a bassa voce il ragazzino.

"È ora che le fai, allora! Non sei più un bambino, e solo così diventi un uomo. Non vuoi diventare un uomo tu?" gli chiese Laszlo carezzandogli il corpo ora nudo e sospingendolo nuovamente sul materasso. "Ti piace, no?" gli chiese poi, tornando ad impastargli i genitali turgidi e caldi.

"Sì, però..."

"Niente però, con Laszlo. So quello che faccio. Fidati di me. A Dusan piaceva, vedrai che piace anche a te. Dai, prendimelo in mano e fai quello che faccio io..." gli disse il ragazzo in tono deciso.

Niklos prese nuovamente fra le mani il forte membro del compagno: "È grosso, il tuo..." mormorò arrossendo di nuovo.

"Anche il tuo diventa grosso, se facciamo queste cose." gli assicurò il ragazzo. "Se no ti resta piccolo e ridicolo come quello di un bambino."

Laszlo gli si stese sopra e gli si sfregò contro con tutto il proprio corpo nudo, facendogli scivolare il membro caldo e duro fra le cosce strette. A Niklos piaceva incredibilmente. Smise di opporsi, di resistere e si lasciò guidare dal compagno. Quando finalmente i due ragazzi raggiusero l'apice del piacere, toccandosi, manipolandosi l'un l'altro i genitali, sfregndosi uno contro l'altro, Niklos provò un piacere e raggiunse un orgasmo quali mai aveva provati. Venne gemendo a bassa voce...

"Non è stato bello?" gli chiese Laszlo soddisfatto.

"Sì... è stato bello..." rispose il ragazzino lievemente ansante.

"Te l'avevo detto, no? Adesso dormiamo. Domani notte lo facciamo ancora."

"Non so..."

"Certo che lo facciamo! Tutte le notti, che poi si dorme anche meglio." gli disse Laszlo stendendosi al suo fianco, un braccio ed una gamba sopra al corpo del compagno in un istintivo gesto di possesso.

Niklos dormì davvero bene, meglio del solito. Il piacere e il calore che gli aveva dato il compagno erano qualcosa di estremamente gradevole.

Il giorno seguente Niklos si sentiva bene ed in forma più che mai. Di tanto in tanto Laszlo gli scoccava un sorriso e gli faceva l'occhietto. Il ragazzino arrossiva lieve, ma provava un sottile piacere a quella speciale intimità che s'era instaurata fra loro, a quella segreta comunicazione che gli faceva attendere con anticipazione l'arrivo della notte e l'ora di ritirarsi nella loro stanzetta al piano superiore.

Quando il maestro Zajzon gli disse che lo trovava più vivace e pronto del solito, Niklos arrossì di nuovo, e l'uomo pensò che fosse per il complimento. Durante la giornata Niklos, come sempre, alternò momenti di esercizi al piano, con alcune faccende domestiche, con le lezioni del maestro.

Dopo aver mangiato in cucina con la governante e la cuoca, fatte alcune pulizie che restavano da fare, i due ragazzi salirono nella loro stanzetta. Acceso il lume, si spogliarono.

"Non ti mettere la camicia da notte, che tanto io te la tolgo!" gli disse Laszlo ridacchiando.

Completamente nudi, i due ragazzi si stesero sul letto e subito Laszlo gli andò sopra col corpo.

"Spegni il lume..." chiese il ragazzo, imbarazzato ma già eccitato.

"No, lo spengo dopo. Ti voglio guardare, mentre lo facciamo!" gli disse il compagno deciso.

Niklos non aveva la forza di opporsi all'altro, sapeva che comunque Laszlo avrebbe fatto come voleva. Il corpo di Laszlo era forte, ben fatto, e il ragazzo dominava Niklos sia fisicamente che psicologicamente. Laszlo lo carezzava e palpava per tutto il corpo, facendolo girare e rigirare sotto di sé, fra le sue braccia e le sue gambe, gli si sfregava addosso, gli faceva sentire il proprio membro duro palpitare in mano, contro il ventre, fra le cosce, glielo sfregava sul piccolo petto glabro... era più che piacevole, pensava il ragazzino.

Si agitarono uno sull'altro ed uno contro l'altro finché entrambi raggiunsero l'orgasmo. Laszlo prese un pannicello che aveva preparato e ripulì accuratamente i loro corpi dal loro seme. Quindi finalmente spense il lume e si accinsero a dormire, Laszlo, come la notte precedente, gli stava steso a fianco e gli teneva un braccio ed una gamba sul corpo.

Poi, una notte, Laszlo si chinò fra le gambe di Niklos e prese a leccare, lappare, mordicchiare e baciare il piccolo membro, duro e ritto come un piolo, del ragazzino che sussultò per il piacere e gemette.

"Oh, Laszlo, che bello! Oh... così mi fai venire subito, però... è troppo bello!" mugolò eccitatissimo, inarcando il corpo ed agitandosi sul letto in preda al piacere.

Dopo un poco, prima che il compagno giungesse davvero all'orgasmo, Laszlo gli sedette sul petto, gli fece sollevare il capo ponendogli un cuscino sotto la testa e gli presentò il bel membro duro alle labbra, sorridendolgi invitante. Niklos lo prese in mano, mentre con l'altra manipolava il sacco dei testicoli del compagno, poi iniziò a leccarlo, a baciarlo: era gradevole.

"Prendilo in bocca..." gli disse il ragazzo in tono suadente.

Niklos, un po' esitante, vi applicò le labbra e se ne fece scivolare dentro la punta.

"Muovi la lingua..." lo istruì Laszlo.

Poi il ragazzo si sollevò sulle ginocchia, si chinò sul compagno puntando le mani sulla sponda della testiera ed iniziò a muovere avanti e dietro il bacino, spingendogli il duro e forte membro più a fondo nella bocca umida e calda.

"Togli la mano, fattelo scendere più giù." gli ordinò Laszlo.

Niklos obbedì ed allora il compagno iniziò a fotterlo in bocca con crescente vigore, spingendoglielo ogni volta più a fondo.

"Non mi far sentire i denti! Coprili con le labbra... così, bravo... muovi la lingua... succhia..."

A volte Niklos se lo sentiva arrivare quasi in gola e questo inizialmente gli provocava un certo fastidio, ma cercava di resistere, quasi soggiogato dal vigore e dalla determinazine del ragazzo più grande di lui. Tutto sommato gli piaceva sentirsi palpitare in bocca il forte membro del compagno ed anche il gusto che sentiva e le senzazioni che provava non erano affatto spiacevoli.

"Sto per... sto per venire, Niklos... bevilo... bevilo tutto!" gemette il forte ragazzo, afferrandogli il capo fra le mani e, tenendolo fermo, solo per metà infilato nella bocca del ragazzino fra le labbra serrate, inizò a lanciargli in gola schizzi su schizzi di tiepida crema, dolciastra e salata al tempo stesso.

Dapprima Niklos cercò di togliersi, poi di non inghiottire, ma presto la bocca fu piena ed il ragazzino dovette realmente bere quell'abbondante liquore. Dopo i primi sorsi, trovò che anche quello era gradevole. Quando Laszlo ebbe versato anche l'ultima goccia del proprio seme, si tolse e tornò a dare piacere con la bocca al ragazzino, fino a far raggiungere l'orgasmo anche a lui, e a sua volta ingoiò il tutto senza la minima esitazione.

"T'è piaciuto, no?" gli chiese il ragazzo con un sorriso compiaciuto.

"Abbastanza..." rispose il ragazzino, pensando che gli era piaciuto di più quando il compagno aveva bevuto il suo seme che non il contrario.

"Devi solo abituarti. Se bevi il latte di maschio, cresci più forte e più maschio. Sennò resti una femminuccia. Più ne bevi e meglio cresci. Guarda me!"

Niklos annuì. Il ragazzino s'abituò presto al sapore del seme del compagno, e dovette ammettere che gli piaceva sempre più, sera dopo sera.

Poi, dopo poco più di un paio di mesi da che viveva nella casa del maestro Ipoly Zajzon, una sera Laszlo, dopo avergli succhiato per un po' il piccolo ma duro membro, scese a prendergli in bocca i piccoli testicoli perfetti, quindi scese a leccarlo sotto a questi. A Niklos paiceva. Laszlo gli fece allargare al massimo le gambe e gliele spinse ai fianchi dello snello e flessibile corpo, in modo di rivelare il piccolo foro roseo ed inviolato.

Iniziò a leccarlo ed a stuzzicarlo con un dito, e Niklos di nuovo sussultò per il piacere. Il suo compagno davvero conosceva cose che lui mai aveva neppure immaginato, sognato. Quando un dito del ragazzo penetrò, inquisitore, nello stretto foro ben insalivato, Niklos gemette, sussultando: il dito era giunto a sfregare la sua piccola prostata e questo aveva acuito incredibilmente il piacere del ragazzino.

Lavorandolo con la lingua e con il dito, quando il ragazzo sentì che Niklos si stava nuovamente rilassando, lo pentrò con due dita. Di nuovo Niklos si tese, ma quelle dita gradualmente gli fecero dilatare e rilassare di nuovo lo stretto sfintere e il ragazzino lo lasciò fare, gemendo per il forte piacere. Sentì che Laszlo ora usava tre dita... e di nuovo, dopo un primo istintivo irrigidirsi, Niklos si rilassò.

Allora Laszlo cambiò posizione, divaricò le ginocchia e le spinse ai lati del bacino del ragazzetto, e finalmente iniziò a premergli la punta del membro sul foro dilatato, prima che si chiudesse di nuovo.

"Che fai?" chiese Niklos trattenendo il respiro, un po' timoroso: il membro del compagno gli pareva troppo grande.

"Ti fotto, come fa il maestro con la moglie. Dai, Niklos, non fare storie, adesso! Vedrai che ti piace farti fottere il tuo bel culetto da me!"

"Sei troppo grosso..." protestò il ragazzetto, cercando di sottrarsi.

Laszlo gli dette una sculacciata: "Fermo! Non è troppo grosso, è proprio giusto, invece! E vedrai che lo puoi prendere tutto, e vedrai che ti piace pure! Così..." disse spingendoglielo dentro.

Quando la punta del membro si fu annidata saldamente oltre lo stretto sfintere, Laszlo prese i polsi del ragazzetto e, tenendoglieli fermi sopra la testa, spinse di nuovo con maggiore energia. Niklos lo sentì entrare in sé, dilatarlo ancora di più, scivolargli dentro, e quando il poderoso membro del suo compagno sfregò contro la sua prostata già sensibile per il precendente lavorio delle dita, provò un forte piacere ed allora si rilassò, chiudendo gli occhi.

Il membro di Laslo gli scivolò tutto dentro, ormai senza incontrare più nessuna resistenza, finché Niklos sentì i folti peli del pube del compagno premeresi conto le sue piccole natiche vellutate.

Allora Laszlo iniziò a muoversi vigorosamente dentro di lui, accompagnando ogni spinta con un basso e breve mugolio. Il ragazzino s'era completamente arreso, era completamente rilassato e notò che il piacere si stava facendo più intenso ed il fastidio che inizialmente aveva provato scompariva rapidamente.

Riaprì gli occhi e guardò il volto del compagno: Laszlo sorrideva soddisfatto per aver finalmente conquistato il suo giovane compagno, per aver sopraffatto ogni sua resistenza, per aver conquistato il suo inviolato, stretto e caldissimo canale. Finalmente, con pazienza e un sapiente crescendo di manovre, era riuscito nel suo intento. Come già aveva piegato alle proprie voglie anche Dusan, e prima di lui un paio di ragazzetti quando ancora viveva in campagna, ora aveva conquistato il piccolo e dolce compagno di letto.

Niklos era sopraffatto non solo dal piacere, ma anche e soprattutto dalla virile determinazione del compagno. Si sentiva inerme, soggiogato, imprigionato sotto il vigoroso corpo di Laszlo. Ma, pensò confusamente il ragazzo, era anche molto bello essere così totalmente dominato dal suo compagno, soggiacere alla sua virile energia, al suo bruciante desiderio, alla sua maschia passione...

Laszlo gli batteva dentro con sempre più vigorose spinte, sì che tutto il corpo del ragazzetto sussultava sotto i ripetuti, incessanti assalti. Il corpo nudo del ragazzo che lo stava prendendo, si ricoprì di un lieve velo di minutissime goccioline di sudore, che facevano splendere il suo corpo. Niklos pensò che Laszlo era bello. E ne vide il volto trasfigurarsi quando, spingendoglisi tutto dentro con vigore, si scaricò in lui.

"Oh... oh... Niklos... sei... il mio... bel... ragazzino..." mugolò con voce roca ad ogni spinta il forte ragazzo.

Poi si immobilizzò. Il membro palpitò dentro lo stretto canale. Niklos istintivamente fece palpitare anche il suo stretto anello di carne attorno alla radice del poderoso palo fortemente infisso in lui. Poi Laszlo lentamente si sfilò, quindi, fatte stendere le gambe del ragazzetto, gli si afflosciò sopra ansimando e fremendo.

"È stato bello, vero, Niklos?"

"Sì..." rispose il ragazzo, "Ma ora, lo faccio anche io a te?"

"No, Questo no. Questo lo può fare solo il più grande al più piccolo."

"Perché?"

"Perché è così. Non hai mai visto che fra marito e moglie l'uomo è sempre più vecchio della donna? Il più grande lo mette al più piccolo, no?"

"Ma ci sono pure coppie in cui la moglie è più vecchia del marito..." gli fece notare il ragazzetto.

"Ma la donna è sempre come se avesse almeno dieci anni meno del marito. Perciò io lo devo mettere a te, ma tu non puoi metterlo a me. È così!" affermò il ragazzo sicuro di sé.

Il giorno seguente Niklos si sentiva un po' strano, provava un certo lieve fastidio là dietro, simile a quando si sente lo stimolo di andare al gabinetto, infatti per ben quattro volte andò alla toilette, ma senza nessun risultato.

Però al tempo stesso si sentiva contento, e nel pomeriggio, quando il maestro gli chiese di provare a comporre un lieder, Niklos compose il primo lieder che fu pubblicato con il suo nome: "L'accogliente nido nella biforcazione dei rami". Aveva in mente il forte ritmo delle spinte di Laszlo dentro di lui, ed il crescere del piacere nel suo piccolo corpo. Il maestro trovò che era una composizione un po' ardita ed originale, ma gli disse che era un buon lavoro. Niklos sorrise contento, chiedendosi se il maestro potesse immaginare che cosa gli avesse ispirato quel vivace contrappunto fra ritmo e melodia.

Dopo quella notte, Laszlo prese il più giovane compagno tutte le notti, con immutato vigore e piacere, senza mai saltarne una. Niklos si abituò ed anche lui iniziò a provare un crescente piacere nell'essere piegato in due sotto il corpo dell'altro, e nell'essere penetrato dal vigoroso compagno, nell'accoglierlo in sé e lasciargli spegnere nelle proprie calde intimità la sua forte passione..

A volte Laszlo gli veniva dentro anche una seconda volta, dopo un breve riposo, ed almeno una delle due era sempre nell'accogliente, caldo e stretto culetto del dolce ragazzo.



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