Gabriele era seduto nel suo ufficio, in fabbrica. Alda bussò alla porta e si affacciò: "Posso?"
"Certo, Alda, vieni."
"Scusa Gabriele, hai già avuto tempo di controllare le richieste di Donato?"
"Sì, sono qui, con le mie osservazioni. Secondo me vanno tutte bene, anzi, dovrebbe... osare un po' di più. Si vede che Donato è abituato a fare tutto da solo, a risparmio. Non dico che si devono gettare i soldi dalla finestra, ma se dobbiamo fare un lancio in grande stile, secondo me, dobbiamo fare le confezioni in modo un po' più... attraente. Comunque, deciderà Alessandro. A proprosito, sai a che ora torna?"
"No, ha detto che doveva parlare con l'avvocato e che non sapeva quanto ci avrebbe messo. Se tardasse, ha promesso che telefonerà, e se mai ti riporto a casa io. L'hai risolto il problema del Colucci?"
"Credo di sì. Ho seguito il tuo consiglio. Il vero problema è il figlio, poveretto. Capisco che non se la senta di metterlo in un istituto, e che non ha i soldi per pagare un'assistente per tutte le ore in cui lui e la moglie sono al lavoro. Così gli ho proposto di spostarlo a fare un lavoro che gli permetta un orario flesibile, in modo che o lui o la moglie possano sempre stare a casa. Ancora un po' e si metteva a piangere, pover'uomo... Non finiva mai di ringraziare."
La donna annuì: "Aveva ragione Alessandro a dire che tu dovevi fare il 'girandolone', anche se non esiste questa figura professionale."
"Beh, assistente del capo è più professionale come qualifica, anche se altrettanto inusuale, credo. E mi piace un sacco... assisterlo!" disse Gabriele con un sorriso.
"È bello averti di nuovo qui... è bello vedervi assieme..." disse la donna con un sorriso dolce.
"Sì. E anche se è passato solo un anno, mi pare di stare qui da sempre. E sto anche molto bene con te, Alda. Mi manca un po' non poterti più chiamare mamma, sai? Quando siamo stati di nuovo a Lugano, mi piaceva anche solo per quello..."
"Ti capisco, anche a me faceva piacere. Ma se mi chiami mamma qui... ti lascio immaginare quanti pettegolezzi verrebbero fuori!" gli disse la donna ridacchiando.
Nel frattempo Alessandro era nello studio del suo avvocato. Aveva detto a Gabriele che era per un piccolo problema che riguardava la fabbrica, ma gli aveva detto una bugia...
"Oh, Alessandro, scusa se t'ho fatto attendere. Accomodati. Allora, mi hai detto che hai bisogno della mia assistenza. Qualche problema in fabbrica?"
"No, Federico, un problema personale."
"Dimmi..."
"È possibile adottare un maggiorenne?"
"Sì, certo. La legislazione prevede questa possibilità."
"Quali sono i requisiti?"
"Dovrei controllare meglio, ma per quanto ricordo, il principale è che vi sia una differenza di età di almeno diciotto anni fra adottante ed adottato, in altri termini se tu volessi adottare un maggiorenne, l'adottato non dovrebbe avere più di trenta, trentuno anni..."
"Può un single adottare?"
"Non un minorenne, ma nel caso di un maggiorenne, non c'è nessun problema, l'adottante può anche essere un single."
"Bene. Altre caratteristiche?"
"Il giudice deve controllare che le due parti siano in pieno accordo, che l'adozione porti un vantaggio all'adottato e se l'adottante ha già figli maggiorenni, deve avere da questi l'autorizzazione ad adottare... Inoltre l'adottato acquisisce il cognome dell'adottante aggiungendolo al proprio e non sostituendo, infine l'adottato, a differenza che nel caso di un minore, non perde i legami legali con la famiglia d'origine."
"Cioè?"
"Per esempio l'adottato può ereditare non solo dall'adottante ma anche dalla propria famiglia d'origine."
"Ottimo. Allora vorrei che tu mi preparassi tutti i documenti necessari perché io possa avviare le pratiche di adozione di un ragazzo che ha quasi venti anni, facendomi sapere di quali dati o documenti hai bisogno."
"Ti farò avere tutto, darò incarico ad uno dei miei assistenti."
Parlarono ancora un po' su altri particolari riguardanti l'adozione, finché Alessandro ebbe chiaro tutto il quadro.
"Ti ringrazio. Ah... ho una certa fretta, vedi di fare in modo che le pratiche vadano avanti il più celermente possibile..."
"Certo, comunque nella più fortunata delle ipotesi, ci vorranno almeno sei mesi da oggi..."
"Bene, facciamo in modo di far avverare la più fortunata delle ipotesi, allora..." gli disse Alessandro con un sorriso e, salutatolo, uscì soddisfatto.
Gabriele Bettazzi-Spalleri... pensò con piacere Alessandro. Sì, gli piaceva. Adesso che sapeva che era non solo possibile, ma anche facile, poteva parlarne con il suo Gabriele. Decise che ne avrebbe prima parlato con Alda, poi con Ivano a quattr'occhi, quindi al suo ragazzo quella sera stessa, magari quando erano a letto...
Tornato in fabbrica, per prima cosa chiamò Alda e le disse del suo progetto.
"Oh, Alessandro! Secondo me fai una cosa molto bella e giusta. Sì, sono davvero contenta, sia per Gabriele che per te. Voglio davvero bene a quel ragazzo: è anche migliore di quanto già pensassi, e si sta anche prendendo molto a cuore il buon funzionamento della tua fabbrica. Sono molto affezionata a Gabriele, e mi fa piacere che anche lui lo sia a me."
"Sì... Sono contento che tu mi approvi. Ci tengo molto al tuo parere, Alda, lo sai."
"Ne hai già parlato con Gariele?"
"No, gliene parlerò stasera, a casa. Pensi che... che farà difficoltà?"
"Non credo, al contrario, penso proprio che ne sarà contento. Vedi, una delle cose che mi piace di quel ragazzo è che non chiede, non pretende, non s'aspetta mai ninente, ma accetta tutto di buon grado. A volte è più facile dare che ricevere, a causa del nostro orgoglio. Gabriele, tanto è generoso nel dare, altrettanto è semplice nel ricevere. E un'anima pura, il nostro Gabriele!"
Alessandro rifletté su quel "nostro" detto dalla donna. Sì, in un certo senso era vero, se Gabriele ora era lì, se era il suo ragazzo, in gran parte lo doveva anche ad Alda... in qualche modo era anche un po' suo...
"Alda?"
"Sì?"
"Hai mai pensato a risposarti, tu?"
La donna rise lieve: "No... no davvero. Non ne sento... il bisogno. Vedi, ti potrò sembrare una sentimentale, ma io mi sento ancora sposata al mio Gianni... Non potrei darmi ad un altro uomo... neanche per... neanche per una notte."
"E... ti piacerebbe se Gabriele fosse tuo figlio?"
Alda lo guardò un po' sorpresa per la domanda: "Sì... lo sento un po' come un figlio... gli voglio molto bene. Pensa che poco prima che tu venissi, mi ha detto che gli piacerebbe potermi chiamare mamma e non solo in occasione delle nostre recite a favore del Gerbini... Mi ha commosso."
Alessandro annuì: "Sì, sembriamo proprio una bella famiglia, vero? Ma... e se lo fossimo davvero? Senza cambiare il nostro rapporto, voglio dire... senza che tu e io si faccia... niente, non acetteresti di essere mia moglie?"
Alda lo guardò stupita: "Vuoi dire... stai dicendo..."
"Sì, mi sposeresti? Sai che non ti sto offrendo di... di venire nel mio letto. Sai che è già... occupato. Ma se tu fossi mia moglie e venissi a vivere con noi in villa... e Gabriele potesse chiamarti mamma senza che nessuno se ne meravigli... Se potessimo tornare da Gerbini o invitarlo da noi senza più bisogno di recitare... che ne diresti?"
Alda era senza parole. Scosse più volte lievemente il capo, poi disse, a voce molto bassa: "Ci... ci hai pensato bene, Alessandro?"
"No, è un'idea che mi è appena venuta. Però ormai ci conosciamo da anni, ed ho pensato spesso che saresti una compagna notevole. Non ho mai pensato a te in modo... sessuale, ed ora ne so, ne sappiamo il motivo, però, al di fuori di quello, ti ho sempre trovata deliziosa, sono sempre stato bene con te. Ti ho sempre voluto bene. Perciò, visto che nelle nostre recite riusciamo così bene a passare per una bella famiglia, perché non diventarlo davvero per tutti e per la legge?"
"Alessandro, mi hai colta completamente di sorpresa... Anche io sto molto bene con te, e ti sono affezionata, ma..."
"Mi hai detto che a volte ti pesa vivere da sola, no? Perché non venire allora a vivere con noi? E se ci sposiamo, nessuno potrà malignare su di te, su noi..."
"E anche su Gabriele e te..." notò Alda.
"Non è per questo che ti ho chiesto di sposarci..." disse subito Alessandro che davvero non aveva pensato a quello.
"Sì lo so, lo so bene... Ti conosco abbastanza, ormai." rispose la donna con un sorriso dolce, "Ma, vedi, mi hai colta di sorpresa, come ti ho detto..."
"Quali sono gli aspetti di una nostra vita assieme che non ti convincono, Alda? Tu, diventando mia moglie e venendo a vivere con noi, potresti continuare la tua vita proprio come ora, mi avresti solo fra i piedi un po' più a lungo di ora..."
"No, non ci sono aspetti che non mi convincono, Alessandro. E se tu volessi sposarmi per... per fare l'amore con me, ti avrei detto di no, come ti ho già spiegato: io mi sento ancora unita al mio Gianni. E l'idea di essere chiamata mamma da Gabriele, non può che farmi piacere... E potere andare a passeggio per Bologna al tuo braccio solletica anche un po' la mia vanità femminile, te lo confesso... Prendermi cura di voi due e sapere che voi due vi prendereste cura di me, non può che farmi piacere..."
"E allora?" le chiese Alessandro prendendole una mano.
"Allora... ti ho detto che ci volevo pensare un po'..."
"Sì, capisco... quando ci hai pensato, dammi una risposta, Alda."
"Sì."
"Bene, non c'è fretta, ma spero che mi dirai di sì."
"Sì." ripeté la donna con un sorriso dolce.
"Quando avrai deciso..."
"Ti ho detto sì, Alessandro. Con questo, te l'ho già detto tre volte. Ci ho pensato abbastanza e la risposta è sì!"
Alessandro si illuminò: "Posso abbracciarti, Alda?"
"Direi che è il minimo che puoi fare, Alessandro. E anche darmi un bacio se vuoi... sulla guancia."
I due si abbracciarono, con la gioia di due vecchi amici che si ritrovano dopo tanto tempo, con l'affetto di un fratello ed una sorella, e tutti e due erano veramente felici.
Alessandro dovette esercitare un notevole autocontrollo per non far trasparire la sua felicità di fronte a Gabriele. Tornati a casa, chiamò Ivano e gli chiese di uscire con lui in giardino.
"Ivano, devi preprarti a grandi cambiamenti, nei prossimi mesi..."
"Sì, signore?"
"Vedi, non abbiamo ancora fissato la data, ma Alda ed io abbiamo deciso di sposarci..."
Ivano si fermò e lo guardò accigliato: "Ma... e il signorino Gabriele?" chiese con voce preoccupata.
"Non gliel'ho ancora detto..." sorrise Alessandro immaginando quanto doveva passare per la mente del suo fedele maggiordomo.
"Dovrà... dovrà prepararlo molto bene, signore... povero ragazzo... credo che... temo che sarà dura per il signorino... ma immagino che... che il signore ci abbia pensato bene..."
"Tu non mi approvi, Ivano?"
"Non sta a me giudicare le sue decisioni, signore. Sono solo preoccupato per il signorino... sarà una vera e propria tegola per lui..." disse l'uomo, serio.
"Ma no, non credo. Perché ho anche dato incarico al mio avvocato di preparare le carte per adottare Gabriele..."
Ora l'uomo era confuso. Però disse: "Mi perdoni, signore, ma... temo che il signorino... rifiuterà. Non è diventare il suo erede la cosa a cui mirava. Il signorino è veramente innamorato di lei, signore. Che lei abbia deciso di sposarsi con la signora Alda... lo farà sentire... escluso. Escluso dal suo cuore, signore, oltre che... che dal suo letto, signore."
Alessandro rise, e vedere l'espressione ancora più confusa di Ivano lo fece ridere ancora di più: "No... no mio buon Ivano... Perdonami, e lasciami ricominciare tutto dall'inizio. Non ho nessuna intenzione di cambiare il mio rapporto con Gabriele. È il mio amante e continuerà ad essere il mio amante. Ho intenzione di adottarlo, per dargli una stabilità, per garantirgli un futuro e, grazie a lui, anche un futuro alla mia fabbrica. Sarà mio figlio per la legge, ma resterà il mio amante. E Alda, è già tutto chiarito con lei, verrà a vivere qui con noi, e sarà mia moglie per la legge, ma solo una carissima amica per me, senza nessun risvolto sessuale. E una mamma per Gabriele, visto che so che il mio ragazzo la sente già come tale e che anche Alda gli vuole bene... È tutto chiaro, adesso, mio buon Ivano?"
L'uomo era confuso, arrossì, ma era evidentemente sollevato e contento: "Mi perdoni, signore... per un momento ho pensato male di lei, mi ero sentito deluso. Sono solo un vecchio sciocco... Se tutti e tre siete d'accordo e contenti, io posso solo gioire per voi e, se mi permette, con voi..."
"Pensi che faccio bene o che faccio male, Ivano. Schiettamente, come sei sempre stato con me."
"Bene, signore, bene! La Villa sarà anche più... bella di prima. Stimo molto la signora Alda, penso che sarà un'ottima padrona. Sono lieto che fra lei e il signorino non sia cambiato nulla: è così bello vedervi assieme... Villa Serena sarà veramente un luogo sereno, più di quello che è sempre stata. Congratulazioni, signore."
A sera, quando Alessandro e Gabriele si ritirarono nella loro camera, il ragazzo era già in letto, nudo, ed aspettava con lieta impazienza che il suo uomo finisse di fare la doccia. Quando finalmente Alessandro uscì dal bagno ed entrò in camera, Gabriele si tolse il lenzuolo di dosso e con un ampio sorriso pieno di aspettativa, tese un braccio verso l'amante.
"Vieni, amore... dio quanto sei bello! E oggi sembri più radioso che mai..." gli disse Gabriele.
Alessandro salì sul letto e lo abbracciò, stringendolo conto il proprio corpo nudo e facendogli sentire la propria erezione: "Ti amo tanto, Gabriele..." gli sussurrò e lo baciò con passione.
Le loro lingue giocarono gioiosamente, le loro mani spaziarono sul corpo dell'amante. Si carezzarono, palparono, strinsero, sfregarono l'uno contro l'altro, finché si trovarono uniti in un perfetto cerchio di amore dandosi reciprocamente piacere con la bocca.
Dopo diversi minuti di quella appassionata giostra d'amore, Gabriele sentì che il proprio desiderio stava raggiungendo livelli troppo alti, perciò si rigirò, fece mettere il suo uomo sopra di sé e gli si offrì.
"Prendimi, amore... vieni dentro di me, mio uomo! Diventa tutto mio..."
"Sono tutto tuo..." gli mormorò emozionato Alessandro, accingendosi a penetrare il suo amato ragazzo.
"Sì... vieni..." sussurrò Gabriele spalancando al massimo le cosce e rivelando all'uomo il suo dolce foro palpitante.
Alessandro scese lentamente su di lui, guidato dalla calda mano del ragazzo, e gli infilò tutto dentro il proprio membro sodo e fremente, liscio come seta e duro come granito. Gabriele, accogliendolo, emise un lieve e lieto sospiro ed i suoi occhi brillarono, pieni di gioia e di passione.
Mentre l'uomo iniziava a muoverglisi dentro con gentile vigore, e si guardavano negli occhi pieni di felicità, Gabriele gli carezzava i muscoli guizzanti, gli tittillava i capezzoli, gli tirava le natiche nervose a sé per farlo penetrare anche più a fondo ad ogni spinta.
"Oh, Alessandro, è tutto il giorno che ti aspetto..."
"Sì, amore..."
"È così bello averti in me..."
"Sì, bellissimo..."
"Non venire subito... voglio goderti a lungo..."
"Anche io, amore mio!"
"Sei così bello... così forte... così maschio!"
"E tu così dolce, così bello, così... mio!"
I due amanti si muovevano all'unisono, in appassionata armonia. Alessandro si chinò sul ragazzo e continuando a muoverglisi dentro, lo baciò con passione. Gabriele gli succhiò lieve la lingua, muovendoglisi lieve e ad arte sotto per aumentare il piacere ad entrambi. Tutti e due mugolavano sottovoce per l'intensità crescente del piacere.
Ad ogni va e vieni, il ventre incavato e muscoloso dell'uomo sfregava contro il membro durissimo del ragazzo, comprimeva gentilmente i suoi testicoli, dandogli piacere, così come il suo forte membro che sfregava contro la prostata di Gabriele, facendolo gemere per il godimento.
A volte si fermavano per non rischiare di oltrepassare troppo in fretta il punto senza ritorno, lievemente ansanti, gli occhi dell'uno magnetizzati negli occhi dell'altro. Allora di scambiavano parole di amore.
"Dio, quanto mi piaci, Gabriele! Sei così bello, così maschio... Sei il mio ragazzo, il mio amore!"
"Davvero ti piaccio? Davvero mi trovi bello?"
"Sì... bello e sensuale. Solo guardarti è già un godimento. Unirmi a te è una festa, darmi così a te è gioia pura. E ogni volta che tu ti dai a me, fai di me un vero uomo."
"Anche a me piace da morire sentirti così forte dentro di me, e anche tu, ogni volta che mi prendi, mi fai sentire sempre più maschio, sempre più uomo. Oh, mio Alessandro... dai... dai... dammi tutta la tua passione, dai..."
Alessandro riprese a muoversi dentro il suo ragazzo, dapprima con lenti va e vieni, poi con crescente vigore e virilità. Il dolce sorriso del ragazzo si accentuava ad ogni spinta del suo uomo. Gabriele si curvò lieve finché riuscì a mordicchiare ed a suggere uno dei capezzoli di Alessandro. L'uomo gemette con forza, per l'intensità del piacere ed applicò maggiore vigore alle sue spinte nel piccolo e sodo sedere del suo ragazzo, felicemente spalancato per accoglierlo.
Alternarono momenti di appassionate e forti spinte con momenti di dolci ed estatiche soste, momenti di bruciante passione con momenti di sognante tenerezza. A volte si scambiavano frasi di passione e d'amore, a volte lasciavano parlare solo i loro corpi...
Durante le loro soste, a volte Alessandro si sfilava dal caldo canale del suo amante per dedicarsi con la lingua, le labbra e la bocca alla dura asta del suo ragazzo, ai suoi sodi testicoli contratti cotro la radice del membro. Poi si tuffava di nuovo in Gabriele e riprendeva la sua spensierata cavalcata.
A volte si scambiavano intimi e profondi baci pieni di passione, di tenerezza, di desiderio che non accennava a diminuire. La luce soffusa della camera lambiva i loro bei corpi, mettendo in dolce risalto i loro corpi virili. I loro occhi brillavano come gemme preziose sul velluto dei loro teneri sorrisi.
Quando Gabriele si sentì troppo prossimo al godimento finale, incitò il suo uomo, che finalmente cessò di preoccuparsi di trattenere il proprio desiderio ed il proprio piacere, finché le forti contrazioni dello sfintere del suo ragazzo, il vigoroso guizzare del suo membro, la sensazione dei potenti schizzi tiepidi fra i loro corpi gli segnalarono che Gabriele stava gustando un forte e piacevole orgasmo e questo scatenò anche quello dell'uomo.
Alessandro si spinse a fondo nell'accogliente, stretto e bollente canale del suo ragazzo e, sottolineandoli con bassi e rochi gemiti di piacere, gli donò tutto il proprio virile liquore in una serie di forti getti.
Si rilassarono, Alessandro steso sul dolce corpo del suo ragazzo, carezzandosi e baciandosi. Quando gradualmente i loro corpi tornarono alla pace dorata dei sensi, l'uomo emise un basso e lungo sospiro.
"Gabriele, tu sei la mia felicità, la mia vita..."
"E tu la mia, amore. Come può, ogni volta, sembrarmi più bella di quella prima?"
"È vero, anche per me è così, amore mio. Non è meraviglioso?"
"E mi piace così tanto addormentarmi fra le tue braccia, dopo che abbiamo fatto l'amore, svegliarmi con le membra intrecciate alle tue, la mattina..."
"Sì... Ascolta, Gabriele, c'è una cosa che ti voglio chiedere, che è tutto il giorno che desidero chiederti, che vorrei che tu facessi per me..."
"Dimmi, amore. Sai che puoi chiedermi qualsiasi cosa, che se posso la faccio, no?"
"Sì, lo so, amore. Bene. Oggi ho visto il mio avvocato..."
"Sì."
"Gli ho chiesto quali sono le carte da preprare, se tu sei d'accordo, perché io possa adottarti, darti il mio nome..."
"Adottarmi? Farmi diventare tuo figlio? Chiamarmi Gabriele Spalleri?" gli chiese il ragazzo sgranando gli occhi ed accentuando il suo sorriso.
"Poiché sei maggiorenne, aggiungeresti il mio nome al tuo, dieventeresti Gabriele Bettazzi-Spalleri..."
"Sì che mi piacerebbe! Però..."
"Però, amore?"
"Non chiedermi di chiamarti papà quando facciamo l'amore..." gli disse con un sorriso birichino il ragazzo.
"No, certo, mi chiamerai come vuoi... mi chiamerai amore..."
"Avrei preferito perdere il mio cognome, ma se non si può... Però, a parte i documenti legali, potrò firmarmi solo come Gabriele Spalleri, no?"
"Sì, certo. Allora sei contento?"
"Certo, se a te fa piacere, certo che ne sono contento!"
"Un'altra cosa, volevo dirti..."
"Un'altra sorpresa? Se è bella come questa..."
"Lo spero. Mi ha detto Alda che a te piacerebbe poterla chiamare mamma..."
"Sì, lo è più lei della mia vera mamma. Però Alda ha detto che sarebbe imbarazzante, perciò..."
"Ma se io la sposassi, e venisse a vivere qui... la sposassi solo per la legge, si capisce, non verrebbe mai nel mio letto né io nel suo, non faremmo mai l'amore, perché per me esisti solo tu... Però in quel caso potresti chiamarla mamma anche di fronte agli altri..."
"Sarebbe bello, sì... mi piacerebbe... ma Alda, come credi che prenderebbe questa tua idea?"
"Le ho già parlato, Gabriele... ed ha accettato."
"Davvero! Che bello! Allora le nostre recite per Gerbini, dopo tutto, non erano altro che... prove per il gran finale. Sì, voglio molto bene ad Alda, e so che lei me ne vuole... Davvero vi sposerete?"
"Sì, subito dopo che ho ottenuto la tua adozione, ci sposeremo. E lei verrà ad abitare qui, con noi. Ci prenderemo cura l'uno dell'altro."
"Ma tu farai l'amore solo con me, vero?"
"Certo, amore. Anche Alda non vorrebbe farlo con me, né io con lei, quindi non hai nulla da temere."
"Lo so, amore mio, che non ho nulla da temere, con te. Non ho nulla da temere finché sto fra le tue braccia! Quando ero scappato da casa pensavo di aver perso la mia famiglia, ma ora, ora ne ho una anche migliore!"
"Ti amo, Gabriele, ti amo tanto..."
"Te la senti di..."
"Cosa, amore?"
"Di dirmi di nuovo quanto mi ami... ma con questo?" gli chiese il ragazzo carezzando il membro del suo uomo, che immediatamente riprese a sollevarsi.
"Che ne dici? Mi pare che lui dica di sì..." gli disse con un sorriso l'uomo.
"Anche se domattina in fabbrica forse saremo un po' assonnati?" gli chiese con un sorrisetto malizoso il ragazzo, anche lui nuovamente eccitato e pieno di desiderio.
"Ci penserà Alda a tenerci svegli: lei il caffè lo fa meglio di tutti!"
"Ah, è per questo che la sposi?" gli chiese scherzoso il ragazzo.
"Sì, come è solo per non annoiarmi che faccio l'amore con te..." gli rispose scherzoso l'uomo.
Stesi su un fianco, semiabbracciati, Alessandro inserì le sue gambe fra quelle del ragazzo che sollevò la sinistra per farli spazio, curvarono i loro bacini, finché Alessandro riuscì a scivolare nuovamente dentro al suo ragazzo e ripresero a fare l'amore con calma passione, con virile tenerezza, baciandosi e carezzandosi spensierati e felici.