Alessandro si sentiva irrequieto, scontento. Il lavoro stava prendendo una buona piega, era riuscito a liberarsi del cugino e a neutralizzare quelli che Riccardo aveva assunto. Aveva anche preso contatto con Donato Giorgetti e gli aveva proprosto di andare a lavorare per lui per dirigere la nuova produzione di giochi che aveva progettato: il giovane aveva accettato immediatamente ed aveva dato le dimissioni dal proprio posto di insegnante.
Quando tornava a casa, a volte entrava nella stanza in cui aveva dormito Gabriele. Era tutto come l'aveva lasciato il ragazzo, i suoi abiti erano ancora nell'armadio, il suo spazzolino da denti ed il rasoio in bagno, ed Alessandro li guardava e riguardava provando un crescente senso di nostalgia.
Era stato bene con il ragazzo in casa. Ed ora ne sentiva la mancanza. D'altronde, non sapeva che fare: aveva offerto a Gabriele un lavoro, una casa... e non capiva perché il ragazzo non solo avesse rifiutato, ma si fosse anche offeso. No, proprio non lo capiva. Lui non l'aveva trattato da puttana, anzi, al contrario...
Quando stava nel suo studio, a volte guardava quel sofà dove una volta aveva fatto l'amore con Gabriele. Onestamente, era stato molto piacevole, però... lui non era gay, che ci poteva fare? Aveva ceduto una volta, aveva sbagliato, ma perché Gabriele non l'aveva capito, non l'aveva accettato?
"Io non sono gay..." continuava a ripetersi Alessandro. "Quelle volte con Ulrico... era solo una sbandata da adolescenti... e quell'unica volta con Gabriele... solo un momento di debolezza... Io non sono gay... anche se con mia moglie non ha funzionato... anche se non mi sento attratto dalle donne... Alda, per esempio, mica ha preteso che io... era solo una recita, no? Alda è una donna in gamba... anche Gabriele era un ragazzo in gamba... ma mica per questo io ci devo andare a letto, no?"
In ufficio Alda s'era accorta che Alessandro aveva qualche problema. Non riusciva a rendersi conto da che cosa provenisse, ma lo conosceva abbastanza, ormai, per sapere che qualcosa rodeva da dentro il suo capo. Da donna intelligente e sensibile quale era, ad un certo punto Alda notò una cosa curiosa: Alessandro, dopo la loro "recita" aveva regalato a lei un'auto nuova, e, per quanto ne sapeva, niente al ragazzo. Anzi, il ragazzo era letteralmente scomparso. Ed Alessandro non lo nominava mai.
Eppure lei avrebbe scommesso che Alessandro gli avrebbe offerto un posto di lavoro: aveva capito più cose quel ragazzo in un mese e mezzo che loro due in anni... E pareva che a Gabriele piacesse stare lì in fabbrica. Alda si disse che c'era qualcosa che le sfuggiva, che non capiva.
Ripensando alle settimane passate tutti e tre assieme, Alda capì qualcosa che aveva notato ma su cui non aveva mai messo a fuoco la sua attenzione, presa come era sia dal suo lavoro che dalla preparazione della loro recita: il ragazzo s'era affezionato all'uomo, ed anche Alessandro al ragazzo.
Ed allora, perché era scomparso così? Perché Alessandro pareva evitare di parlarne? Un'altra cosa aveva notato la donna, con la sua sensibilità: i due parevano provare una certa attrazione l'uno per l'altro! Era successo qualcosa fra i due? Possibile che uno dei due... sì... forse uno dei due era gay e l'altro no e per questo, quando uno dei due aveva detto all'altro cosa provava, l'altro aveva troncato i rapporti...
Se era così, chi dei due era gay? Alessandro, che dopo aver divorziato dalla moglie, almeno apparentemente non aveva più avuto una donna? Alda non conosceva in dettaglio la vita del suo capo, ma ne sapeva abbastanza per pensare che non avesse una donna... ma neppure un ragazzo. Se Alessandro fosse stato gay, pensava Alda, lei se ne sarebbe accorta. Sì, era vero che il suo capo era sembrato sempre più espansivo con i dipendenti giovani che con le ragazze che lavoravano lì... ma questo lei l'aveva sempre considerato solo come un comportamento estremamente corretto.
E il ragazzo? Non aveva mai parlato di ragazze, ma questo forse era normale, lei ed Alessandro erano di un'altra generazione. Certi discorsi si fanno con i coetanei, di solito. In realtà non aveva mai affrontato discorsi intimi con Gabriele. Però una cosa era abbastanza chiara per Alda: Gabriele aveva sempre dimostrato, o per meglio dire sempre più dimostrato, di subire il fascino di Alessandro.
Beh, Alessandro era un uomo realmente affascinante, Alda lo doveva ammettere. Ma il fascino che il ragazzo pareva provare nei confronti dell'uomo, era anche colorato di tenerezza... Sì, avrebbe anche potuto essere attrazione sessuale... A volte Alda aveva colto certi sguardi che il ragazzo lanciava ad Alessandro: non essendo una donna maliziosa, non li aveva mai interprtati che come una simpatia, un'ammirazione, appunto... E se invece avessero avuto un altro significato?
In conclusione, Alda pensò, sia Alessandro che Gabriele avrebbero potuto essere gay. Non tutti e due, o si sarebbero incontrati, sarebbero restati assieme... Allora, cosa turbava Alessandro, e perché Gabriele era scomparso dall'oggi al domani, così come era comparso?
Non è che Alda fosse curiosa né ficcanaso... ma provava un certo affetto per il suo capo e la impensieriva vederlo così inquieto, così diverso da come era sempre stato nonostante, per quanto riguardava il lavoro, tutto stesse andando per il meglio.
Se Gabriele fosse stato gay ed Alessandro no, e se anche Gabriele ci avesse provato con Alessandro, il suo capo poteva averlo mandato via, ma non sarebbe stato così inquieto, dopo. Se invece era Alessandro ad essere gay e non il ragazzo, e se anche Alessandro l'avesse fatto capire al ragazzo, poteva capire perché il ragazzo se ne fosse andato e perché Alessandro fosse così inquieto...
Sì, doveva proprio essere accaduto così: Alessandro doveva aveva detto al ragazzo quello che provava per lui e Gabriele gli aveva detto di no e se n'era andato, era scappato via. Alda sapeva bene quanto può essere difficile per una persona essere gay nella nostra società... Anche se non aveva mai avuto un'esperienza diretta, aveva letto, visto servizi in TV o sentito alla radio come doveva essere la vita di un gay.
Sì, doveva essere così: Alessandro era riuscito a tenere sotto controllo il suo problema, finché aveva conosciuto Gabriele... era 'venuto fuori' e gli era andata male. Gabriele era un gran bel ragazzo, sia fisicamente che come carattere: ad Alda era piaciuto molto. Un ragazzo buono, gentile, allegro, intelligente... capiva come Alessandro, se davvero era gay, si fosse potuto sentire attratto da lui...
E adesso ci stava male: è brutto per tutti sentirsi rifiutati. Povero Alessandro... Alda pensò che sarebbe stato bello se i due fossero stati entrambi gay e si fossero messi assieme. Dopo tutto non è facile vivere da soli, soprattutto per un uomo. Anche per lei non sempre era facile ma, pensava, per un uomo è più difficile. Inoltre lei aveva due figli sposati, Alessandro non aveva nessuno...
Così un giorno, mentre era nello studio del capo, Alda gli disse, dandogli del tu come ormai aveva preso l'abitudine di fare dopo la 'recita': "Alessandro, scusami... posso parlarti di cose... personali?"
L'uomo la guardò un po' sorpreso, ma annuì sorridendole, credendo che Alda volesse parlargli di un suo problema.
"Io m'aspettavo che tu offrissi un posto di lavoro a Gabriele... Mi pareva un ragazzo in gamba..."
Alessandro fu un po' sorpreso e diventò serio, ma rispose: "Io gliel'ho offerto e gli ho offerto anche un alloggio... ma lui ha rifiutato..."
Alda notò l'improvvisa serietà del capo: "Gli hai offerto di... continuare a vivere con te?"
"No, di trovargli un alloggetto qui a San Lazzaro, si capisce. L'avrei assunto volentieri qui in fabbrica, tanto più che sto assumendo personale nuovo..."
"E... come mai Gabriele ha rifiutato? Per quanto ne so non aveva un lavoro, anzi, quando l'hai trovato era proprio in cerca di un lavoro, no? Non è strano? Al ragazzo pareva che piacesse il nostro lavoro, e che stesse bene con noi."
"Sì, sì... Valli a capire, questi ragazzi... Credevo di fargli piacere e invece... e invece è sembrato offeso."
"Offeso dici... Ah. Io m'ero affezionata a quel ragazzo. Ero proprio convinta che tu l'avresti assunto. Come mai allora, se gli hai offerto un lavoro ed anche una casa... Mi piacerebbe capire... Cos'è successo fra di voi?"
"Fra di noi?" chiese Alessandro ed Alda notò che ora l'uomo era teso e sulla difensiva, "Proprio niente. Io gli ho offerto il lavoro e lui ha detto: no grazie. E se n'è andato."
"A te... piaceva Gabriele, vero?" la donna chiese, scegliendo accuratamente le parole.
"Sì, era un buon ragazzo..." ammise l'uomo, "era anche bello averlo per casa, e qui in fabbrica..."
"Gliel'hai detto?" chiese allora la donna.
"Sì..."
"Però non lo volevi più in casa tua, gli hai offerto un alloggio altrove."
"Beh... perché così era più libero, no?"
"Ah, solo per questo?"
"E per cosa altro, allora?" chiese sempre più sulle difensive l'uomo.
"Non so... magari sono solo fantasie di una vecchia stupida ma... Io ho avuto l'impressione che quel ragazzo avesse bisogno più di affetto che di un lavoro... e che anche a te avrebbe fatto bene dargli un po' di affetto, oltre che una casa altrove..."
"Ah, secondo te dovevo tenermelo in casa con me?" ora Alessandro era al tempo stesso battagliero ed a disagio. "E perché mai?"
Alda capiva che difficilmente il suo capo avrebbe ammesso con lei di essere gay, perciò, per farlo sbottonare, decise di mescolare le carte: "Secondo me Gabriele è gay e s'era innamorato di te. Per questo tu l'hai mandato via!"
Alessandro la guardò stupito: "Ma che dici? Che ne sai tu? Te l'ha detto lui? E poi no, non l'ho mandato via io."
Alda capì che stava cominciando a riuscire a far sbottonare l'uomo: non aveva negato e le aveva chiesto se Gabriele le avesse confidato di essere innamorato di lui. Astutamente non rispose né sì né no.
"Mi è bastato osservarlo, vedere come ti guardava, come ti parlava... stare assieme per tanto tempo, quasi tutta la giornata per un mese e mezzo... una donna certe cose le intuisce..."
Alessandro per un po' non rispose, poi a voce bassa disse: "E cosa altro avresti... intuito, tu, Alda?"
"Beh... non vorrei che tu mi prendessi per una ficcanaso... io ti... stimo molto, Alessandro. E, prendila bene, per favore, ma io ti voglio bene, come una sorella, come un'amica... Perciò, non ti offendere, ma... se fosse così, se tu ti fossi accorto che Gabriele s'è innamorato di te e per questo tu l'avessi mandato via, ora non saresti tanto inquieto: proprio dal giorno in cui Gabriele è andato via..."
"E allora?" chiese l'uomo, ma ora senza sfida nella voce.
"Se invece fossi stato tu a sentire... qualcosa di speciale per lui, capirei perché l'hai mandato via e ora ci stai male. Però tu dici che non sei tu ad averlo mandato via... C'è qualcosa che non capisco, Alessandro. Tu puoi dirmi di farmi i fatti miei, e ne avresti tutto il diritto, però... mi dispiace vederti così. Non ti ho mai visto così turbato, se non per il lavoro..."
"E allora?" insisté di nuovo l'altro.
"Ho cominciato a parlare... e tanto vale che vada avanti, a questo punto. Non lo so, non capisco, come t'ho detto. E tu non ti vuoi sbottonare con me, e lo capisco, dopo tutto sono solo la tua segretaria. Ma penso che tu sia gay, e innamorato di Gabriele, e che per questo il ragazzo t'ha rifiutato e per questo ora ci stai così male. Se tu fossi gay, non ci sarebbe niente di male secondo me, Alessandro... Sei e resti un uomo in gamba ed ammirevole..."
"Non lo so nemmeno io... Non sono gay... non sono gay..." iniziò a dire l'uomo con voce stanca.
"Va bene, ti credo." si affrettò a dire la donna.
"No, Alda, visto che vuoi capire... forse tu puoi aiutarmi a capire... Non sono gay, è quello che ho continuato a ripetermi, che continuo a dirmi... ma... hai ragione, quel ragazzo... ha risvegliato qualcosa in me..."
"Simpatia... affetto... anche io li ho provati per Gabriele..."
"No, Alda, di più. Io... ci ho fatto l'amore, una sola volta, a casa mia, ma ci ho fatto l'amore..."
"Per questo se n'è andato? L'hai... costretto?"
"No, no... in un certo senso è lui che ha cominciato, non io... ma io non mi sono tirato indietro... Però... continuavo a ripetermi che io non sono gay... per questo gli ho offerto un alloggio altrove, non a casa mia... perché non si ripetesse quello... quello sbaglio che ho fatto..."
"Ma allora... vuoi dire che Gabriele è gay?" chiese la donna.
"Sì, il ragazzo è gay e credo proprio che s'è innamorato di me... ma io non me la sento di... di dargli amore... e neppure sesso, a parte quel momento di debolezza... Io... Solo una volta, quand'ero adolescente... poi mio padre m'ha fato curare da uno psicologo... e credevo di essere... guarito..."
"Guarito? Alessandro! Non è una malattia, essere gay! Non è qualcosa da curare, di cui guarire. Come io non posso guarire dal fatto di essere donna! Un uomo come te... ancora crede a queste fole? Quello psicologo t'ha solo fatto il lavaggio del cervello, altro che guarirti! Vedi, Alessandro, io, per quanto possa ammirare, stimare, provare affetto per una donna, non ci riuscirei neppure ad andarci a letto, neanche se lei mi provocasse. Povero amico mio..."
"Perciò, secondo te, io sarei gay."
"Non posso dirlo, io sono solo una segretaria. Ma se quel ragazzo t'attrae, se ora ci stai così male, se anche una sola volta hai fatto l'amore con lui senza problemi... se non quelli che ti sei creati tu dopo... Scusa se sono schietta, ma... una donna può anche subire un atto sessuale senza sentire niente, anzi, anche sentendo repulsione... un uomo no... E se tu fossi gay, Alessandro, che male ci sarebbe? Se ti senti attrato da Gabriele e lui di te, se fra di voi le cose funzionano, che male ci sarebbe? Se poi davvero Gabriele fosse innamorato di te e tu di lui, non sarebbe bello? A me sembrerebbe bello, Alessandro, per tutti e due. Perché io vi voglio bene, specialmente a te che conosco meglio..."
"Bello, dici?" le chiese Alessandro quasi stupito.
"Non sta a me dirti quello che devi fare, Alessandro, ma... tu sei sempre stato onesto con tutti, e prima di tutto con te stesso. Piantala di dire sono gay o non sono gay. Pensa a quello che provi per Gabriele e quello che prova lui per te... e agisci di conseguenza. Non è da te scappare di fronte ad un problema, Alessandro. No, non è proprio da te."
L'uomo tornò a casa rimuginando quanto Alda gli aveva detto. Che avesse ragione lei? Forse davvero lui era gay e forse davvero era innamorato di Gabriele... e quanto aveva offerto al ragazzo l'aveva offeso per questo? "Da te volevo altro" gli aveva detto Gabriele... altro che lui gli aveva negato... per paura? Per paura di ammettere di essere gay?
Dopo cena, stava in biblioteca e guardava i libri che Gabriele aveva lasciato sul tavolo... Quel ragazzo era stato in casa sua solo per un mese e mezzo, eppure tutta la casa gli parlava di lui... Non solo il divano su cui avevano fatto l'amore quell'unica volta. Sì, onestamente, gli era piaciuto molto fare l'amore con Gabriele... gli era piaciuto troppo... l'aveva forse spaventato questo?
Era immerso in questi pensieri, quando Ivano bussò alla porta.
"Mi scusi se la disturbo, signore..."
"Sì, Ivano?"
"Le cose del signorino, su nella stanza degli ospiti... posso toglierle, metterle via?"
"No!" gridò quasi Alessandro e, notando l'espressione stupita del maggiordomo, ripeté a voce bassa: "No, non ancora..."
"Verrà a prenderle, il signorino?"
"Non lo so, non lo so ancora... Ma lì non danno fastidio a nessuno..."
"Devo pulire la stanza..."
"Puliscila... ma senza toccare niente."
"Mi permette di dirle una cosa, signore?"
"Anche tu?" chiese Alessandro un po' stupito. "Vuoi parlarmi anche tu di Gabriele... e di me?"
"Sì, signore, se lei me lo permette..."
Alessandro sedette e fece un cenno verso la sedia accanto alla sua. Anche Ivano sedette, girandosi verso Alessandro.
"Parla, Ivano." disse Alessandro guardandolo negli occhi.
"So che non mi riguarda, ma..."
"Parla, non girarci attorno. Parla chiaro, smettiamola di fare tanti complimenti e tante storie. Dimmi chiaro e tondo quello che volevi dirmi, Ivano. Ti prometto che, qualunque cosa mi dirai, starò a sentire anche te."
Ivano non capiva quel doppio accenno ad "anche te", ma decise di parlare chiaro.
"Vede, signore, senza volerlo, mi creda, io... ho visto quando il signore era nello studio, di là, sul divano, con il signorino... Ed ho anche udito quello che il signore ed il signorino si sono detti dopo... Parlavate così ad alta voce che... Poi... ho parlato anche con il signorino, su in camera sua: piangeva, stava male per... per quello che lei gli aveva detto... Oh, io capisco che il signore abbia reagito in quel modo, non mi permetto di giudicare il signore.
"Ma vede, signor Alessandro, io sono un padre e... forse lei non ne è al corrente, o forse lo è, non so, ma mio figlio Luca è gay e vive con il suo ragazzo. E sono felici. Per me all'inizio, è stato un problema, glielo confesso. Ma ho parlato a lungo con Luca e parlare con mio figlio mi ha aiutato a capire. Poi ho consciuto anche Felice, il suo ragazzo, e sono una bella coppia, almeno quanto la mia Clara con il suo Rodolfo.
"Lei, signore, dopo quella storia con il suo amico quando io sono venuto a lavorare qui per suo padre, lei ha fatto del tutto per... per dimenticare, per convincersi, proprio come voleva suo padre, di aver avuto solo una sbandata... Purtroppo suo padre non aveva capito... forse perché era un uomo di un'altra generazione, anche se oggi molti ancora non capiscono... Suo padre credeva di fare bene a mandarla da quello psicologo. E forse anche quello psicologo credeva di aver fatto bene il suo lavoro...
"Ma ognuno di noi è come è. Poi lei si è sposato... un errore in buona fede, che fanno in molti, che per fortuna il mio Luca non ha fatto... Il matrimonio non ha funzionato, non poteva funzionare. Oh, questo lo dico con il senno di poi, in quel tempo ancora non capivo tante cose... Dopo il suo matrimonio, lei non ha più avuto nessuna relazione, per quanto ne so, né sessuale né affettiva. Posso sbagliarmi, ma... con il mio lavoro, si notano mille cose, anche senza voler essere dei ficcanaso. Perché? Perché, a mio parere, lei non poteva provare attrazione verso le donne, e non voleva provarne verso gli uomini.
"Finché è venuto qui in casa il signorino... Mi permetta di dirle che non l'ho mai vista tanto sereno come in quei giorni, per lo meno fino a quel giorno del... di quanto è accaduto nel suo studio. Da quel giorno, però, lei è... spaventato, signore. Non poteva ammettere quanto prova, ma non voleva neppure non accettarlo. Il ragazzo, il signorino, è innamorato di lei, innamorato anche più di quello che il mio Luca è innamorato del suo Felice, glielo posso garantire. Si è confidato con me, ed era sincero. E anche lei, signore, se non ne fosse innamorato... non mi avrebbe detto di non toccare le cose del signorino... non ha neppure rimesso a posto i libri che il signorino aveva usato, là sul quel tavolo...
"Il fatto poi che il signorino, prima di venire qui, avesse fatto... quel mestiere..."
"Sai anche questo?" gli chiese stupito Alessandro.
"Sì, il signorino me l'ha detto... Il fatto che la vita l'abbia portato a fare quella scelta... credo che non sia sufficiente per... per non avere più fiducia in lui. Come le ho detto, il ragazzo è innamorato di lei e l'amore sana tante ferite, l'amore ha il potere di cambiare una vita, mi creda. Perciò, se lei, come credo, se lei sente affetto, e magari qualcosa di più per il signorino, perché non va a cercarlo, perché non prova a chiarire con lui quello che sentite l'uno per l'altro?
"Io provo affetto per lei, signore, lo sa, e mi fa male vederla in questo stato. Per questo mi sono permesso di... di dirle quello che le ho detto. E se pure il signorino è stato qui neanche due mesi, provo un certo affetto anche per lui. Il signorino è andato via senza prendere nulla, solo con quello che aveva indosso, proprio come quando è venuto qui. Questo, a mio parere, ha un significato chiaro: se il signorino avesse voluto profittare di lei, o solo divertirsi, avrebbe portato via tutto, anche lo spazzolino da denti... Perché ha lasciato tutto qui, invece?"
"Perché non vuole avere più nulla che gli ricordi me..."
"E allora, avrebbe tenuto indosso l'unico capo di abbigliamento uguale al suo, signore? La tuta da jogging identica alla sua, signore? No... per me anche questo dimostra quanto il ragazzo in realtà sia innamorato di lei..."
"Forse lo era... forse ora mi odia..." disse Alessandro.
"Può darsi... come può darsi di no... Per questo, a mio parere, dovrebbe andare a cercare il ragazzo e parlargli. Non pensa che lasciando tutto come è ora, sia lei che il signorino magari state soffrendo inutilmente?"
"Perciò, secondo te, dovrei andare da lui, chiarire le cose... e portarmelo di nuovo qui, se lui ancora lo vuole?"
"Penso proprio di sì. E se non lo vuole, signore, per lo meno chiarirete le cose. Però... forse in un primo momento il signorino potrebbe reagire male... potrebbe sentirsi troppo ferito... forse lei dovrebbe avere pazienza, se... se davvero lo vuole qui con sé. Ma prima di andare a parlare con il signorino, a mio parere, lei signore dovrebbe... chiarire dentro di sé quanto realmente sente e quanto realmente vuole dal signorino. E, mi creda, ammettere di essere gay, se lo si è, è solo il primo passo per stare bene con se stessi e perciò stare bene anche con gli altri."
"Non so neppure dove abita..." disse Alessandro.
"Io l'ho accompagnato a casa... io le posso dare l'indirizzo esatto, se e quando lo vuole. Ci pensi, signore... e mi scusi se mi sono permesso." disse Ivano alzandosi dalla sedia per lasciare solo Alessandro.
"No, aspetta. Resta ancora qui un poco."
"Come desidera, signore." rispose l'uomo sedendo di nuovo.
"Come faccio a capire se io sono gay o no?" chiese l'uomo.
"Non credo che sia poi così importante. Quello che deve cercare di capire, a parer mio, è se ama il signorino o no, se lo desidera o no. Se ha bisogno di lui o no, se vuole dargli l'amore di cui il signorino ha bisogno o no. Se le risposte fossero tutte sì, lei potrebbe essere gay, o bisessuale... ma che importanza ha? Per me è stato un cammino lungo e faticoso, signore, liberarmi dei miei pregiudizi, quando Luca mi ha confessato di essere gay, ma, grazie a dio, sono riuscito a farlo. Luca è un ragazzo sereno, ed è contento di poter vivere con il suo Felice. Questa è l'unica cosa che conta per me. E, mi permetta, sarei lieto se anche lei, signore, potesse essere felice."
"Tu sei un uomo buono, Ivano. E saggio. Hai fatto bene a... 'permetterti' di parlarmi così. Mi sento ancora confuso, te lo confesso, però... Anche Alda, proprio oggi, mi ha fatto un discorso simile al tuo, in ufficio."
"La signora Alda è molto in gamba, e anche molto buona, e le vuole bene, signore."
"Sì, hai ragione, Ivano. Sono fortunato ad avere accanto persone che mi vogliono bene, come Alda e come te. Forse... forse dovrei imparare a volermi un po' più bene, anche se forse sono gay..."
"Come le ho detto, signore, che lei sia gay o no è un problema secondario, in questo momento. Però, certo, solo chi si vuole bene può voler bene agli altri e solo chi vuole bene agli altri può volersi bene. Lei, signore, s'è imposto, forse inconsciamente, una vita senza affetti, e per questo ha riversato tutto sulla fabbrica. Non dico che sia male, al contrario. Questo ha fatto di lei un buon padrone, sia in fabbrica che in casa. Ma non crede che sia tempo che lei riversi il suo affetto ed il suo bisogno di ricevere affetto su una persona concreta?"
"Sì, Ivano, credo che tu abbia ragione. Tu hai sempre vegliato su di me come un angelo custode... forse anche più di mio padre. Come posso dimostrarti quanto ti sono grato per tutto quello che hai fatto e che stai facendo per me?"
"Continuando ad essere il buon padrone che è sempre stato, signore. E se con le mie chiacchiere e le mie idee le posso essere stato utile, questo per me è già una ricompensa più che buona."
"Tu saresti contento se Gabriele tornasse qui..."
"Sarei contento se il signore ed il signorino sono contenti. Ma sì, mi farebbe molto piacere se il signorino tornasse qui. La casa era più serena che mai, quando c'era il signorino."
"E che direbbero Clara e Rodolfo, se Gabriele vivesse qui con me, se passasse le notti nel mio letto?" chiese allora Alessandro.
"Vogliono bene a Luca e Felice, quindi non ne sarebbero affatto stupiti. E il signore non dovrebbe neppure temere uno scandalo, con noi tre a proteggere la sua intimità..."
"Ivano... dammi l'indirizzo di Gabriele... Domani stesso voglio passare da casa sua. Non voglio andare dove... dove l'ho trovato la prima volta..."
"Credo che sia una saggia decisione, signore. Le scrivo l'indirizzo su un foglietto. Ma... è sicuro di volerci andare già domani?"
"Che è, dopo avermi consigliato di farlo, ora mi dici di aspettare?"
"Non vorrei, mi perdoni, che lei agisse solo per un impulso, o solo per le pressioni che posso averle fatto io, signore, o la signora Alda..."
"No... se Gabriele è dovuto tornare sulla strada, è per colpa mia. Non voglio che ci stia un solo giorno di più. Andrei anche ora... ma come ti ho detto, non mi va di incontrarlo al parco. Non per me, che comunque l'ho incontrato lì, ma per lui. Non lo voglio mettere in imbarazzo. Non sei d'accordo anche tu?"
"Sì, signore. E comunque... forse è meglio che ci dorma sopra. Non sono dodici ore in più o in meno che cambiano le cose, penso."
Alessandro si ritirò in camera sua e si mise a letto. Al buio, ripensò a tutto quello che gli aveva detto prima Alda e poi Ivano. L'idea di andare da Gabriele, di rivederlo, di parlare a cuore aperto con lui, gli metteva addosso al tempo stesso una forte agitazione ma anche un forte e piacevole senso di calore.
Sì, lui aveva bisogno di Gabriele, ne aveva davvero bisogno. E se anche Gabriele aveva ancora bisogno di lui... avrebbero provato a vivere assieme. Sarebbero andati assime all'opera e in discoteca, a giocare a golf e nelle sale giochi, a vedere le mostre ed i film che piacciono ai giovani...
E se Gabriele l'avesse rifiutato, lui non si sarebbe arreso facilmente: gli avrebbe chiesto perdono, ci avrebbe riprovato mille volte, prima di arrendersi. Sì, Gabriele avrebbe avuto ragione di essere arrabbiato con lui... ma lui gli avrebbe messo a nudo il proprio cuore, la propria anima, gli avrebbe fatto la corte, sarebbe stato sincero con il ragazzo... più di questo, non sapeva che fare, ma l'avrebbe fatto con tutta l'anima.
Pensando a queste cose, Alessandro provò come un senso di liberazione e finalmente si addormentò, sentendosi piacevolmente rilassato.