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una storia originale di Andrej Koymasky


pin TI UCCIDO PER AMORE CAPITOLO 3
FINALMENTE SOLDATO

Venne l'anno decimo del regno del faraone Ikhnaton.

A Sembeb quando il forte uomo che s'era preso cura di lui lo prendeva fra le sue muscolose e forti braccia e faceva l'amore con lui, piaceva sempre più. Però non vedeva l'ora di diventare un soldato, per essere lui a poter finalmente prendere un ragazzo da fottere a suo piacere. Infatti, se da una parte s'era abituato ad essere penetrato dall'uomo, vedendo quanto piacere procurava ad Abana fotterlo, fremeva dal desiderio di provare ad essere lui quello che penetrava.

I soldati apparentemente non lo facevano fra di loro, anche se Sembeb aveva l'impressione che a volte qualche coppia scomparisse per un po' troppo tempo, ed era sempre un uomo maturo con un soldato giovane... Sembeb aveva imparato a leggere una certa luce negli occhi dei soldati, ed immaginava che significato potesse avere quel particolare sguardo, anche perché, al ritorno da quegli incontri segreti, vedeva che quel peculiare fuoco negli occhi dei due s'era come placato, smorzato.

Aveva anche visto che qualche volta due o tre dei più giovani fanti, terminati gli allenamenti e prima dell'ora del pasto, uscivano dalla caserma... e quando tornavano erano sempre curiosamente allegri. Immaginò perciò che andassero fuori per trovarsi una contadinella o un contadinello con cui sfogare i loro istinti e le loro necessità sessuali.

Sembeb si chiese se potesse essere più divertente farlo con una ragazza o con un ragazzo... Poi, ricordando che Abana gli aveva detto una volta che a lui le ragazze proprio non interessavano, decise che doveva essere meglio con un ragazzo. Prima o poi ci avrebbe provato anche lui, comunque. Non appena fosse finalmente diventato un fante, avrebbe potuto farlo.

I continui esercizi a cui era sottoposto da Abana gli stavano rafforzando sia il corpo che la mente, che si stavano sviluppando rapidamente. Era ormai più di un anno che il ragazzo viveva nella caserma. Tutti lo trattavano con piacevole cameratismo, ed anche con un certo rispetto, soprattutto perché era il protetto di Abana, ma anche per il suo carattere forte e spiccio, sincero e ardito.

Logicamente nella caserma sapevano tutti che Sembeb era il ragazzo con cui Abana prendeva il proprio piacere. Ma questo non pareva importare a nessuno. Era infatti prassi piuttosto comune che i ragazzetti che aspiravano diventare soldati diventassero anche i ragazzi da letto del loro protettore. E Sembeb aveva anche notato che, una volta che uno dei ragazzi veniva registrato dallo scriba a tutti gli effetti come soldato del Faraone, il suo protettore continuava ad occuparsi di lui, anche se, almeno ufficialmente, i loro rapporti sessuali cessavano.

Un giorno Abana l'aveva preso in disparte. Sembeb pensava che fosse per uno dei loro consueti incontri di sesso, ma il capo lo portò fuori.

Seduti sulla riva del grande fiume, Abana gli disse: "Tre cose fanno di un uomo un valido soldato, Sembeb. Due sono le cose che un vero soldato deve avere, più una: un forte corpo, una forte volontà e un forte Protettore. Ricordati di questo, amico mio!"

Sembeb notò subito che l'aveva chiamato "amico" e questo gli diede un intenso piacere.

"Scusa, Abana..."

"Parla."

"Io ce l'ho già un forte Protettore: sei tu. Il mio corpo sta diventando forte, e la mia volontà non vacilla. Perciò, sono pronto per diventare un soldato?"

"Quasi. Ma vedi, per quello che tu vali, io non sono un protettore abbastanza forte. Tu meriti un protettore più potente di me."

"Ma io non voglio un protettore diverso da te!"

Abana lo picchiò con il manico del suo arco. Sembeb si riparò con le braccia chiedendosi che cosa avesse detto di sbagliato, ma non si sottrasse.

"Primo: tu non dirai mai 'voglio' e neppure 'non voglio' con chi ti è superiore. Secondo: Non sei tu che devi decidere sui tuoi meriti, ma chi ti è superiore. Se ti dice che vali, tu vali; se ti dice che non vali, tu non vali. E terzo..."

Sembeb pensò che Abana quando lo sgridava lo faceva sempre per tre cose, ma che ora non trovava la terza e sorrise dentro di sé.

"E terzo..." riprese l'uomo aggrottando le sopracciglia, "... e terzo sei quasi pronto per diventare un fante, ma non ancora. Quando lo sarai, ti porterò io dallo scriba di armata per farti registrare, e gli chiederò di assegnarti ad una guarnigione del sud."

"Non qui con te? Non vuoi più essere tu il mio protettore? Mi vuoi mandare via?" gli chiese il ragazzo preoccupato.

"No, qui al massimo potresti diventare un Capo di dieci come me... col tempo forse anche un Grande di cinquanta, ma non di più. Ma tu hai la stoffa per diventare qualcosa di diverso, io questo lo vedo bene, anche se dovrai lavorare sodo e percorrere molte strade. E tu comunque, anche se ora potresti pensare di accontentarti di diventare un Grande di Cinquanta... non te ne accontenteresti a lungo.

"Noi qui non abbiamo mai azioni di guerra, dobbiamo solo sedare qualche protesta, proteggere gli scalpellini che cancellano i nomi dei falsi dei dai templi, imprigionare i sacerdoti dei falsi dei che parlano contro la vera religione e contro il Faraone... Tutte cose di poco conto. A sud, invece, c'è di tanto in tanto qualche bella azione di guerra in cui farsi onore... anche se il nostro Faraone, il signore delle due terre, l'amato di Aton, non vuole la guerra...

"Qualcuno dice che il nostro Signore sbaglia a non volere la guerra, ma chi siamo noi per giudicare lo splendore di Aton? D'altronde, fare carriera senza fare la guerra, è quasi impossibile per un soldato. E lo è sicuramente qui, in questa guarnigione al centro del regno. In un avamposto, invece, a sud più ancora che a nord, c'è ancora posto per la gloria."

"E perché, Abana, tu resti qui, allora? Non potremmo andare assieme a sud e combattere?"

"Il mio posto è qui, amico mio. Non chiedermi perché, non potresti ancora capirlo, sei troppo giovane. Ma fidati di me, il mio posto è qui, come il tuo, quando sarai pronto, è a sud."

"Mi dispiacerà lasciarti, Abana... ma farò tutto quello deciderai tu." rispose serio il ragazzetto.

"Perché ti dispiace? Ti piace come fotto il tuo bel culetto?" gli chiese scherzoso l'uomo guardandolo però negli occhi con espressione seria.

"Mi sono abituato, anche se mi piacerebbe essere io quello che sta sopra. Mi dispiace però perdere un protettore ed un... amico come te."

"Sì... oh sì, sarai tu quello che starà sopra, un giorno. Non aver fretta, amico mio. Ricordati di queste mie parole, un giorno, e se vorrai, chiedi dove è la mia tomba e fai offerte per la mia vita oltre questa, affinché sia piacevole e buona almeno quanto questa che sto percorrendo."

"Gli dei ti tratteranno bene..."

"Gli dei? C'è un solo dio, ora, nelle due terre: il grande Aton."

"Sarà come dici tu, però..."

"Non come dico io, ma come dice il nostro grande sovrano, il Faraone, Ikhnaton, il diletto di Aton. Gli altri dei... sono stati cancellati dalla faccia della terra e i loro templi sono ormai deserti, distrutti, abbandonati... le loro effigi scomparse, rotte in pezzi... o nascoste. Comunque, non dimenticarlo, amico mio, un soldato non deve mai immischiarsi in fatti di religione: lascia questo agli scribi, ai sacerdoti... ed al faraone."

"Posso farti una richiesta, Abana?" chiese il ragazzo guardandolo negli occhi.

"Chiedi."

"Perché non mi porti in quel folto di papiri? Là nessuno ci può vedere... e mi piacerebbe farlo sotto i raggi del sole..."

Il capo di dieci rise: "Dunque ti piace! E vuoi farlo sotto gli occhi e le carezze del grande Aton! Speri nella sua benedizione?"

"I tuoi occhi e le tue carezze sono la vera benedizione."

"E il mio cazzo il tuo idolo privato? Il dio Min, se ancora fosse onorato, potrebbe essere geloso di me..." rise ancora l'uomo.

"Mi ci porti?" chiese eccitato il ragazzo, "Sono già due giorni che non lo facciamo... E non l'abbiamo mai fatto sotto il sole..."

Il forte soldato si alzò con un lieve sorriso sulle labbra e si inoltrò a passo svelto nel folto boschetto di alti papiri, finché furono completamente nascosti alla vista di eventuali passanti.

Qui giunti, il ragazzo sciolse il gonnellino del forte uomo, poi anche il perizoma, quindi si inginocchiò e gli prese fra le mani il bel membro. Iniziò a baciarlo e lecchettarlo, a manipolarlo assieme ai pesanti testicoli, fino a farlo lentamente rizzare. Allora se lo fece scivolare fra le labbra ed iniziò a succhiarlo muovendo il capo avanti e dietro, facendoselo giungere fino in gola e stuzzicandolo con la lingua.

L'uomo, ben piazzato sulle poderose gambe lievemente allargate e saldamente ritte sul suolo sabbioso, si godeva quelle sapienti attenzioni e carezzava compiaciuto il capo del suo ragazzo. Dopo un po' lo fece alzare in piedi, lo strinse a sé e lo baciò profondamente in bocca. Frattanto denudò anche il ragazzo e gli carezzò il culetto piccolo, vellutato e sodo, iniziando a frugare sapientemente con un dito fra le sue chiappette, stuzzicandogli il foro nascosto.

"Fottimi, Abana... fottimi per favore..." sospirò il ragazzo.

"Sì, amico mio, con vero piacere. Girati, e tienti saldamente con le mani sulle ginocchia." mormorò l'uomo con voce roca di desiderio e di virile passione.

Afferrò con le sue possenti mani la vita di Sembeb, gli poggiò la punta del forte e duro membro sul foro ed iniziò a spingere. Il ragazzo si rilassò come aveva imparato a fare, e spinse indietro. Si sentì dilatare ed accolse in sé il forte membro del virile uomo, emettendo un lieve sospiro. Gli piaceva sentirlo in sé, anche se continuava a pensare che gli sarebbe piaciuto di più essere lui a penetrare un ragazzino... Prima o poi sarebbe accaduto... ed immaginò la scena con forte anticipazione.

Abana iniziò a muoversi dentro di lui con vigorose spinte, mentre con le sue forti mani stuzzicava i capezzoli e manipolava i genitali turgidi del ragazzo. Come Sembeb aveva immaginato, gli piaceva poterlo finalmente fare sotto i caldi raggi del sole... sotto lo sguardo benevolo di Aton, del dio Ra, di qualunque dio li stesse guardando. Ma soprattutto del dio Horus, di cui Sembeb era segretamente devoto, perché fra tutti gli dei era quello di cui si narrava che aveva fatto l'amore con un altro dio, maschio come lui...

Il forte soldato continuava a montare il ragazzo con vero gusto, e Sembeb si sentiva forte e potente nel riuscire a portare quell'uomo ad esaurire le proprie virili energie dentro di lui. Questo, si disse, non aveva capito quando il soldato l'aveva forzato a quel suo primo atto sessuale: il soldato l'aveva benedetto spandendo dentro di lui la propria essenza virile. L'aveva preso, credendo di porfittare di lui, della sua debolezza, ma in realtà aveva speso e spento la sua forza ed il suo fuoco in lui.

Sembeb si ripromise di diventare molto forte, in modo di provare anche lui la necessità di spegnere i propri ardori in uno, dieci, mille ragazzini! Ma lui gliel'avrebbe spiegato ed i ragazzini l'avrebbero ringraziato. Sì, lui avrebbe compiuto il sacro e misterioso rito che il forte Abana stava compiendo dentro di lui con tanto maschio piacere.

Il soldato aveva accelerato i suoi colpi e, per non perdere l'equilibrio assieme al ragazzo, ora lo teneva abbracciato per la vita e premuto contro di sé. Gli batteva dentro con crescente energia, man mano che aumentava il suo piacere. E finalmente, con il selvaggio grido del vincitore che allo stesso tempo sfumava nel basso e lungo mugolio del vinto, l'uomo si scaricò nelle calde profondità del ragazzo. Anche Sembeb venne, spargendo il proprio seme sulla sabbia in forti e lunghi getti.

L'uomo si staccò dal ragazzo, lo fece girare fra le sue braccia e lo baciò a lungo, con forza. Il ragazzo rispose avidamente a quel virile bacio. Poi Abana staccò da sé il ragazzo e lo guardò negli occhi con espressione ridente.

"Ti piace come ti fotto, vero, amico mio?!"

"Sì, perché voglio imparare tutto da te, anche a fottere. Un giorno sarò io ad avere fra le braccia un ragazzo e lo fotterò così!"

Abana annuì: "Sicuro che lo farai! Diventerai un uomo forte e potente ed avrai squadre di ragazzetti che ti pregheranno di prenderli, come tu preghi me. Fottere una donna non dà lo stesso piacere, credi a me."

"Tu sei mai stato con una donna?"

"Poche volte, tanto per provare. Non c'è paragone. O trovi una donna debole, e per un guerriero non vi è merito nel sottomettere il debole, perché è come bere un bicchiere d'acqua... O trovi una donna forte, che con le sue arti fa di te un bamboccio, ed è come bere un bicchiere di aceto. No! Unirsi con un uomo è meglio, perché è della tua stessa pasta, è un tuo pari, ed è come bere un boccale di buona e forte birra."

"Ma se è un ragazzino, non è un debole anche lui?"

"E allora tu fanne un uomo. Ma non potrai mai fare di una donna un uomo. Però, ricordati, amico mio, diffida degli uomini che si atteggiano a donne, sono gli esseri più pericolosi. Diffida sempre degli eunuchi e dei sacerdoti, sono doppiamente pericolosi. E diffida infine di chi ti adula, perché è tre volte pericoloso!"

"E gli scribi, Abana?"

"Ce ne sono di tutti i tipi, amico mio: di uomini ottimi e di pessimi, di fidati e di subdoli, di sinceri e di bugiardi. Scegli con molta cura a quale allearti e quale evitare. Mostrati forte con quelli che non valgono, e amico di quelli che valgono. Non cedere alle loro lusinghe ma ascolta i loro consigli. Ma non abbassare mai il capo davanti ad uno scriba, buono o cattivo che sia."

Venne l'undecimo anno del regno di Ikhnaton e finalmente Sembeb divenne un soldato. Il ragazzo, ormai sedicenne, era fiero ed emozionato. Poco prima della semplice ma suggestiva cerimonia in cui gli venivano assegnate le armi ed il gonnellino rosso, Abana prese il ragazzo in disparte.

"Un'ultima lezione, prima che tu sia iscritto nelle liste dei soldati, voglio darti, Sembeb. Ricorda: tre cose sono sempre buone per un buon soldato. Due sono le cose che è meglio che abbia, più una: prontezza nell'agire, abilità nel leggere ed essere un Amico Leale. Ricordati di questo, figlio mio!"

"Abilità nel leggere, Abana? Perché è importante?"

"Perché chi sa leggere e scrivere ha una potente arma in più. Può controllare quanto gli scribi tracciano su un papiro. Può verificare se un ordine è vero e come è esattamente scritto, per eseguirlo bene. Può inviare le sue relazioni ai superiori senza temere che vengano travisate. A volte una frase tracciata con uno stilo e un po' di colore può essere più tagliente di una spada, può colpire il centro meglio di una freccia o di una lancia, può abbattere una difficoltà meglio di una mazza o di un'ascia."

Sembeb sorrise: quasi tutto quello che diceva l'uomo era sempre in tre punti, in tre argomenti, in tre frasi. Una cosa aveva da tempo notato il ragazzo: se si guardano gli oggetti con un colpo d'occhi, se ne conosce il numero se sono uno, due o tre, senza contare. Se sono quattro o più, si deve mentalmente dividerli in gruppetti di tre, due o un oggetto. Per questo, concluse, il tre è così importante.

Una volta iscritto nel numero dei soldati, nella squadra di Abana, l'uomo non cessò di appartarsi con Sembeb. Ma ora, invece di fargli un gesto ed aspettarsi pronta risposta, chiedeva sempre al ragazzo se anche lui ne aveva voglia. Sembeb non gli aveva mai detto di no, ma questo cambiamento l'aveva riempito di orgoglio e gli faceva piacere.

Un giorno altri due giovani soldati chiesero a Sembeb se aveva voglia di "andare a caccia" con loro. Il ragazzo rispose che ci sarebbe andato volentieri, e chiese quali armi dovesse prendere per andare a caccia, quale animale avrebbero cercato di uccidere.

Uno dei giovani soldati rise. Mettendosi le mani a coppa sotto la fascia che gli copriva il perizoma sul davanti e prendendosi così i genitali, rispose: "L'unica arma importante per questo genere di caccia è questa! E gli animali che prendiamo, non li uccidiamo, anche se gli immergiamo dentro tutta la nostra spada: dopo li lasciamo andare liberi!"

Sembeb rise e si sentì eccitato all'idea, quindi seguì subito i due compagni. Lungo la strada, mentre si inoltravano per i campi, uno dei due chiese al ragazzo: "Questa è la tua prima caccia, vero?"

"Lo è."

"E quale è la tua preda preferita? Preferisci trovarti sotto una sorellina o un fratellino?"

"Non so ancora, voglio provarli entrambi, così poi deciderò."

"Ah, vedo. Lui preferisce trovare una sorella, io un fratello... e tu, almeno per questa volta, li assaggerai entrambi, se sei in grado di farlo due volte di seguito."

Il loro compagno fece loro cenno di acquattarsi e di tacere. Sembeb vide due contadinelli curvi ad una sorgente, che riempivano d'acqua alcune giare.

"Guardate, giusto un ragazzino ed una ragazzina. Se ti accontenti, io mi prendo la sorellina e lui il fratellino, poi li assaggi tu pure Sembeb." sussurrò.

"E perché non prima io e poi voi?" chiese il ragazzo sentendosi già eccitato.

"Perché sei il più giovane, ecco perché." gli rispose l'altro, poi disse: "Li accerchiamo e spuntiamo dai tre lati quando io faccio il segnale della civetta, intesi?"

Gli altri due annuirono. Si separarono ed accerchiarono le loro prede. Sembeb pensò divertito che gli allenamenti che aveva fatto sul come accerchiare il nemico senza farsi vedere né sentire, si rivelavano utili anche per queste occasioni... Più si avvicinava ai due ignari contadinelli, più si sentiva eccitato.

Quando udì il segnale della civetta, sbucò fuori a ridosso dei due ragazzetti. Questi si rizzarono e li guardarono. Sembeb notò che non avevano affatto l'aria spaventata.

"Volete me o volete lui?" chiese la ragazza tranquilla.

"Tutti e due." rispose uno dei due compagni di Sembeb.

"Non fateci male..." disse il ragazzo con voce incerta.

"No, non vi faremo male... se non cercate di sfugirci." gli rispose Sembeb misurandolo con lo sguardo: era poco più giovane della sorella e più o meno della sua stessa età.

"Sfuggire?" chiese la sorella con un sorrisetto, mentre si slacciava la corta tunica con le piccole mani e gesti rapidi. "A che servirebbe?"

Sembeb vide che anche il ragazzetto si stava slacciando il perizoma, come pure i suoi due compagni. Poi assisté eccitato al loro accoppiamento. Notò che la ragazza pareva quasi divertirsi, le gambe all'aria, alla vigorosa monta del soldato, il ragazzo invece, che stava a quattro zampe, era del tutto passivo sotto le forti spinte dell'altro soldato.

Quello che aveva scelto la ragazza venne quasi subito e Sembeb pensò che doveva essere a digiuno da parecchio tempo. L'altro compagno invece continuava a fottere il ragazzo come se non vi fosse un domani...

La ragazza fece per alzarsi, ma Sembeb le fece cenno di restare giù. Si sciolse il perizoma e si inginocchiò fra le gambe spalancate della contadinella. Le affondò dentro senza quasi spingere. Il suo compagno che stava fottendo il ragazzo era già venuto da un po' quando finalmente anche Sembeb raggiunse l'orgasmo. Si rialzò pensando che non era male, gli era piaciuto: era calda, stretta e si muoveva in modo di accentuare il piacere di entrambi.

Il ragazzo si stava riannodando il perizoma, ma Sembeb lo fermò con un gesto della mano facendolo smettere. Il ragazzo lo guardò con aria interrogativa.

"Vuoi anche me?" chiese un po' stupito.

"Sì. Stenditi sulla schiena, come stava prima tua sorella."

"Non è mia sorella, è mia cugina." rispose il ragazzo togliendosi di nuovo il perizoma e stendendosi a terra.

Sembeb gli andò sopra: "Non me ne importa, potrebbe anche essere tua moglie... Mettimi le gambe sulle spalle, ora. Ti voglio fottere da davanti come ho fatto prima con lei..."

Il contadinello obbedì. Sembeb, che era ancora eccitato lo infilò con una sola spinta: il canale ancora bagnato del seme del suo compagno era scivoloso e caldo. Quando gli fu tutto dentro, Sembeb guardò il ragazzo negli occhi, quindi iniziò a muoversi lentamente avanti e dietro, come faceva Abana con lui... e sentì che gli piaceva molto più che non con la ragazza.

Vide gli occhi del ragazzo esprimere sorpresa, poi le sue gote iniziarono ad arrossarsi piacevolmente, e dopo poco si accorse che era anche riuscito a provocare un'erezione al contadinello: le "lezioni" di Abana stavano avendo il loro frutto. L'uomo gli aveva spiegato e fatto scoprire che ogni uomo ha un punto magico dentro il suo canale che, se sapientemente massaggiato con un buon membro duro, provoca piacere.

Sembeb si rese conto che le tre reazioni che aveva saputo risvegliare in rapida successione nel ragazzo moltiplicavano il suo piacere. I suoi due compagni lo incitavano, ma lui quasi non li sentiva. Era completamente assorto in quella sua prima esperienza. Si mosse in modo di sfregare con il ventre teso il membro ormai duro del ragazzo. Quando infine il contadinello iniziò a schizzare il suo seme fra i loro ventri e a contrarre lo sfintere ad ogni getto, arrossendo di nuovo, anche Sembeb venne dentro di lui, provando, questa volta, un fortissimo piacere.

Si sfilò lentamente dal ragazzo, prese una delle anfore e si lavò il membro che stava finalmente tornando alle dimensioni di riposo. Quindi si rimise il perizoma e cinse di nuovo il corto gonnellino rosso. Mentre si allontanava soddisfatto con i compagni, si girò a guardare i due contadinelli. Il ragazzo lo stava ancora guardando, con espressione pensierosa.

"Allora, Sembeb, hai deciso? La prossima volta che andrai a caccia, che animale ti sceglierai?" gli chiese quello dei due compagni che aveva preso la ragazza.

"Lo stesso che preferisce lui, di sicuro; anche se comunque, in mancanza di meglio, mi accontenterò anche di quello che piace a te." rispose allegramente il ragazzo.


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