logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL GUINZAGLIO CAPITOLO 10
VITA IN FAMIGLIA

Guillermo, oltre a frequentare una scuola privata per prendere il diploma di terza media, poi anche quello delle superiori, s'era anche iscritto ad un corso di nuoto e su mio cosiglio, ad una scuola guida, quindi era molto occupato tutto il giorno. Ammise anche lui che per fortuna avevamo assunto il ragazzo filippino per i lavori di casa.

Aveva deciso di prendere il diploma di liceo classico: questo gli permetteva di conoscere meglio la cultura italiana ("di diventare veramente italiano" come diceva lui) ed eventualmente, poi, anche di iscriversi a qualunque tipo di studi all'università, se avesse ancora desiderato studiare.

Frattanto avevamo fatto gli esami del sangue e, per fortuna, risultammo sani tutti e due. Quindi, con gran gioia di Guillermo, potemmo smettere di usare il preservativo quando si faceva l'amore. Fisicamente non c'era una grande differeza, ma psicologicamente sì...

Io mi ero anche informato riguardo al servizio militare di Guillermo ed avevo scoperto che, se faceva domanda per il volontariato nel servizio civile, sarebbe rimasto a Roma, ed avrebbe potuto dormire in casa, compatibilmente con i suoi turni di lavoro. Perciò gli feci subito presentare la domanda.

In luglio la sua domanda fu accettata e fu assegnato ad un ente "onlus" che si occupa di bambini figli di immigrati estracomunitari. Dopo un breve corso di preparazione, iniziò il suo servizio. Gli piaceva molto.

"Io so che cosa vuol dire essere un bambino abbandonato a se stesso... riesco a comunicare con quei piccoli, anche a dispetto della lingua... spesso non parlano ancora italiano. Ma, vedi Daniel, mi sento utile, posso dare loro un po' di amore, occuparmi di loro... E poi, posso continuare a vivere con te. Non l'avrei mai detto, prima ma... dopo tutto io sono stato fortunato."

"Nonostante tutto quello che hai passato?"

"Sì... e, vedi... se non avessi avuto quella vita, forse non ti avrei mai incontrato. Sei tu, la mia fortuna, amore. Ero davvero un cucciolo ferito, smarrito, abbandonato... sei tu che mi hai guarito col tuo amore, che mi hai fatto diventare un uomo, facendomi uscire dalla jungla. E allora, adesso, devo fare anche io qualcosa per quei bimbetti, dare loro un po' di amore..."

"Mica te li vuoi portare a letto, no?" gli chiesi scherzoso.

"Stupidone! Certo che no. Ma tu non mi hai mica guarito portandomi a letto. Quello l'avevano già fatto in tanti. No. Tu mi hai guarito dandomi il tuo amore, nonostante io fossi solo... un cagnolino, un bastardino."

"Io, quella sera, cercavo solo un ragazzo da portarmi a letto, però... Non un cucciolo da curare..."

"Sì, è vero. Però non ti sei limitato a quello. Perché tu sei un uomo buono, giusto, onesto. E perché tu sai amare."

"E tu ti sei lasciato amare... e anche tu sai amare."

"Grazie a te. Sai, ho deciso. Quando avrò preso la maturità, vorrei studiare pedagogia e psicologia perché voglio dedicarmi ai bimbi abbandonati, sfruttati, diseredati. Che ne dici?"

"Sì, mi pare molto bello. E io lavorerò per farti avere tutti i fondi che ti possono servire. Io sono capace solo a fare soldi..."

"No, tu sei capace a fare miracoli... E una delle cose che mi piace di te è che, anche se il tuo lavoro consiste nel fare soldi... sei rimasto un uomo generoso, non sei diventato schiavo della mentalità capitalista. Questa è una delle tante cose che mi piacciono di te."

"Tante?"

"Tantissime. E non parlo solo di questo..." mi disse ridacchiando e carezzandomi fra le gambe. "... che comunque mi piace un sacco!"

"A volte penso che la vita è curiosa... Vedi, la mia fortuna è che mi sono laureato in economia e commercio, contro la mia volontà e per ispirazione di mia madre e ordine di mio padre, è che ho imparato veramente bene le lingue, per mio desiderio, col permesso di mio padre e l'indifferenza di mia madre, e che non mi sono mai voluto sposare, perché sono come sono, e contro la volontà di papà e mamma... La mia fortuna, perché è anche tutto questo che mi ha portato a te."

"Che hanno detto i tuoi, quando hanno saputo che hai un figlio?" mi chiese allora Guillermo.

"Papà e mamma... ci sono rimasti un po' scombussolati alla notizia di avere, all'improvviso, un nipote già diciottenne, ma anche contenti di averlo... e forse anche di venire così a sapere che, anche se non mi sono sposato... mi piacciono le donne. Credo che avessero cominciato a sospettare qualcosa di me, della mia sessualità... Una reazione analoga l'hanno avuta anche le mie sorelle. L'unico che sa veramente di me e te è mio fratello Giovanni. Lui è contento per me, per noi."

"Sta ancora col suo ragazzo, tuo fratello?"

"Sì, con Silvano."

"Me li farai conscere, un giorno?"

"Certo, ti farò conoscere tutta la mia famiglia... la tua famiglia, ora che sei anche tu un Savoldi. Che effetto ti fa essere un Savoldi, ora, e non più un Olivera, almeno qui in Italia?"

"Che effetto mi fa? Bellissimo, perché è un po' come se fossimo sposati, no? Anche se ufficialmente siamo padre e figlio. E ho un vantaggio, rispetto a quelli che sono sposati..."

"Ah sì? E quale sarebbe, questo vantaggio?" gli chiesi con un tono fra il divertito e l'incuriosito.

"Che tu non puoi divorziare da me! Non esiste ancora il divorzio, fra padri e figli."

"Puoi mandarmi in galera per falso in atto pubblico, però... e così liberarti di me."

"Sì, certo, e andare in galera anche io per complicità... Spero comunque che ci mettano nella stessa cella, se mai dovesse capitare." mi disse ridacchiando, poi mi baciò.

A volte mi veniva da paragonare i miei primi incontri con Guillermo, la sua serietà, il suo non sorridere mai, con il suo atteggiamento di questi giorni: il cambiamento era incredibile. E questo era il vero Guillermo, e mi piaceva davvero sempre più.

Mentre sto scrivendo queste pagine, il mio Guillermo sta lavorando con i "suoi" bimbi. Dovrebbe tornare a casa fra poche ore... che mi sembrano sempre troppe.

Ah, non ho scritto di quando, assieme a Guillermo, finalmente sono andato a trovare i miei genitori, poi le mie sorelle e infine Giovanni.

Cominciamo con i miei genitori, i "nonni" del mio ragazzo.

Arrivati a Parma, siamo andati direttamente, in taxi, dai miei. Ho fatto le presentazioni... All'inizio erano tutti un po' imbarazzati. Papà e mamma gli facevano le solite domande un po' formali: Ti piace l'Italia? Ti piace la cucina italiana? Parli bene l'italiano... Ci ha detto Daniele che ti occupi di bambini, ti piace? E così via.

Guillermo rispondeva, ed era cortese ed abbastanza disinvolto, anche se, per me che lo conoscevo bene, un po' formale. Però gradualmente si ruppe il gelo. Mia madre fu la prima ad essere conquistata da Guillermo e dalla sua fresca allegria. Mio padre, forse più diffidente per natura, ci mise un po' di più. Ma anche lui, finalmente accettò quel "nipote" piovuto dal cielo...

"Sono contento di averti conosciuto, Guillermo..." gli disse mio padre quando finalmente aveva capitolato.

"Anche io, signor Savoldi..." rispose il mio ragazzo con un caldo sorriso.

"Bene. Allora... non potresti chiamarmi nonno?" gli chiese mio padre studiandone l'espressione.

"Sì, certo, volentieri... nonno." rispose Guillermo con calore.

"Mi aveva detto Daniele, per telefono, che pensi di iscriverti all'università..." disse mio padre.

"Sì. Vorrei specializzarmi in pedagogia e psicologia, per dedicarmi ai probelemi dei bimbi..." spiegò Guillermo.

"Che bello!" intervenne mia madre, poi, lanciando un'occhiata a papà, gli disse: "Non è vero?"

"Sì... se piace a nostro nipote..." rispose papà poco convinto.

"Mi piace molto, nonno. Io, vedete, non ho avuto un'infanzia facile, prima di conoscere finalmente il mio papà... Mia madre non aveva voluto dirgli niente... non è colpa sua... E allora adesso vorrei fare qualcosa di utile per i bambini che hanno problemi in famiglia. Non tutti sono fortunati come papà, che ha avuto voi come genitori..."

Che marpione! pensai, ma ammirai la sua abilità.

Il ghiaccio era comunque rotto. Mio padre lo portò in soggiorno, per mostrargli le foto di famiglia, di quando io ero piccolo...

Mamma allora mi disse: "Tuo figlio ti assomiglia, Daniele, si vede che è un Savoldi. Peccato che non hai scoperto prima di avere un figlio... Mah. Meglio tardi che mai..."

Pensai che era curioso come, quando si vuole trovare una somiglianza, la si vede anche dove non c'è. Infatti davvero Guillermo non mi assomigliava per nulla, fisicamente.

Mia madre sembrò riflettere per un po', infine mi chiese: "Mica avrai altri figli da qualche parte, no?"

"Ma no, mamma! Quella volta è stato solo... un'errore di gioventù, per così dire. Anche se oggi sono contento di aver fatto quell'errore: Guillermo mi piace molto, non potevo desiderare un figlio migliore..."

"Sì... e si vede che vi volete bene. È un caro ragazzo. E... anche se non sei sposato... sono contenta di avere un nipotino."

"Un nipotone, ormai: è quasi alto come me. Comunque anche Beatrice e Silvana ti hanno già dato nipoti, no?"

"Sì, certo, e gli voglio bene, si capisce. Ma loro non sono Savoldi... E Giovanni, purtroppo... Lo sai anche tu, no? Giovanni m'ha detto che lo sai..."

"Sì, lo so. Ma perché dici purtroppo, mamma? Dopo tutto Giovanni pare felice e Silvano pare che sia un bravo ragazzo..."

"Sì... sì... sarà come dici tu, però... mi chiedo dove ho sbagliato a tirar su Giovanni per farlo diventare... come è."

"Mamma! Non si diventa gay, o lo si è o non lo si è... Non è colpa o causa tua o di papà, e non è una scelta di Giovanni. L'importante è che Giovanni sia contento e che abbia trovato un bravo ragazzo, un buon compagno. E sarebbe anche più felice se sapesse che voi due non vi fate tanti crucci."

"Sarò all'antica, non lo so, ma... non è facile accettarlo. Gli voglio bene, si capisce, però... lui vorrebbe che accettassimo Silvano come uno di famiglia, ma io proprio non ci riesco."

"Male, mamma. Se tu ci provassi staresti meglio tu ed anche Giovanni. E se davvero vuoi bene a Giovanni, non puoi non voler bene anche al ragazzo che lui ama. No?"

Sapevo che, anche se mia madre non lo poteva immaginare, stavo perorando pure la mia causa. Ma pensavo anche che, se non sospettava che io pure sono gay, forse le mie parole avrebbero avuto un maggiore effetto su di lei.

"Ma, Daniele... pensare che il mio Giovanni va a letto con un uomo e che fa... che fa quelle cose..."

"Mamma, quando pensi a Beatrice o a Silvana, mica pensi a cosa fanno a letto coi loro mariti, no? Perché devi pensare a cosa fanno a letto Giovanni e Silvano, allora?"

"Quello che fanno le tue sorelle... è naturale."

"Anche quello che fanno Giovanni e Silvano è naturale. Nel senso che seguono la loro natura. E comunque, l'importante e che si vogliono bene, no?"

"Ma come ci staresti tu, se scoprissi che il tuo Guillermo è... in quel modo?"

"Cercherei solo di continuare a volergli bene come prima e di continuare a stargli vicino, e pregherei dio perché possa avere una vita felice, anche se il mondo è crudele con quelli che vivono in un modo diverso dalla maggioranza della gente. Cedo che Giovanni abbia avuto un'adolescenza difficile, a causa di quello che provava."

"Accettare quel Silvano come un... genero? Ma Giovanni mica è una donna, no? Dovrei allora accettare quel Silvano come una nuora? Capisci che comunque la giro, non funziona?"

"Ma perché no? Devi pensare a Silvano, e non 'quel Silvano' come continui a dire tu, semplicemente come alla persona che vuole bene al nostro Giovanni e che lo rende felice."

"Non è facile..."

"Niente è facile, finché non ci si riesce. Dipende solo da noi farcelo diventare facile... Non capisci che finché non accetti nel tuo cuore Silvano, di fatto non accetti nel tuo cuore la metà di Giovanni?"

Mia madre annuì brevemente. Dall'altra stanza venne la risata profonda di mio padre e quella argentina di Guillermo. I due stavano legando, e questo mi fece molto piacere, anche se era il frutto di un sotterfugio.

Andammo poi a trovare Beatrice con suo marito Marco ed i quattro figli. Guillermo legò subito con i suoi "cuginetti". Ci sapeva fare davvero con i piccoli. Anche se il figlio maggiore di Beatrice era praticamente coetaneo di Guillermo, il più piccolo aveva nove anni.

Beatrice ad un certo punto mi disse: "E bravo il nostro fratellino... Ma dimmi un po', che effetto ti ha fatto scoprire di essere il padre di quel ragazzo grande e grosso?"

"Ottimo. Stiamo molto bene assieme."

"Sì, si vede. Se non fosse tuo figlio... si potrebbe quasi pensare che siete amanti invece che padre e figlio, vi guardate come Giovanni si guarda con Silvano."

La guardai un po' meravigliato per quell'osservazione. Poi, tanto per nascondere il breve imbarazzo che mi aveva procurato, chiesi: "Conoscete Silvano?"

"Sì..." rispose Marco, "... ogni tanto ci si vede. Mi pare un bravo ragazzo. E non si direbbe che è gay, come d'altronde non si direbbe neanche di Giovanni."

"Non tutti i gay sono effeminati, anzi, la maggioranza non lo è. Il più delle volte non si vede proprio niente. Specialmente a San Francisco ne ho conosciuti molti e sono gente normalissima."

"Sì, ti credo." mi disse Marco. "Silvano comunque è un tipo simpatico, piacevole."

"Dio, Daniele, dovevi esserci quando Giovanni ce l'ha detto... Ti puoi immaginare come ha reagito papà..." disse Beatrice.

"Male, penso..." le dissi.

"Lo conosci, no? È diventato bianco come un cencio, e gli tremavano le mani... Non ha detto niente. Poi ha preso Giovanni a tu per tu e..."

"Hanno litigato?"

"No. Nessuno dei due ha un carattere litigioso. Ma so che ne hanno discusso senza mezzi termini."

"Ma alla fine papà e mamma hanno dovuto arrendersi, no?" chiesi io.

"No, non arrendersi. Semplicemente prendere atto. Giovanni è simile a papà, non cede tanto facilmente. Nessuno dei due cede facilmente."

"E voi? Qual è stata la vostra prima reazione?" le chiesi incuriosito.

"Marco e io? Beh, che vuoi, a parte una certa sorpresa... dopo tutto è la sua vita, no? Contento lui... Ognuno è fatto com'è fatto. E quando abbiamo conosciuto anche Silvano, e abbiamo visto che si vogliono bene, ci si è messi il cuore in pace. L'unica cosa che mi preoccupava era che Giovanni non fosse felice."

"E... i vostri figli? Sanno di Giovanni e Silvano?"

"Sì, certo. Loro hanno avuto anche meno problemi di noi. Ai più piccoli, Marco e io abbiamo dovuto spiegare che... che c'è anche quella possibilità, si capisce. Ma sai, i ragazzi di oggi accettano anche con più facilità di noi..."

"Non sempre. Il fatto che Marco e tu abbiate accettato, credo che sia stato fondamentale, per loro."

"Sì, è possibile. I nostri figli chiamano Silvano 'zio', comunque, proprio come Giovanni. Zio Giovanni e zio Silvano."

"Bene." dissi io.

Incontrammo poi Silvana e suo marito Sandro. Dopo una gravidanza andata male, terminata con un aborto spontaneo, non potendo avere figli, avevano deciso di adottare due fratellini russi. Erano tutti e due biondissimi e carini. Anche con loro Guillermo legò immediatamente.

Mentre il mio ragazzo era nella camera dei due piccoli che giocava con loro, e Sandro era andato in cantina per prendere un'altra bottiglia di vino, Silvana mi disse: "Daniele... Guillermo è un gran bel ragazzo... ma non ti assomiglia per niente."

"No, assomiglia tutto alla madre. Anche se nostra madre ha detto che mi somiglia..."

"No... Non è tuo figlio, vero?"

"Eh? Perché? Certo che è mio figlio, l'ho riconosciuto."

"Sì... legalmente può anche esserlo, è un Savoldi, d'accordo. Ma un padre e un figlio non si guardano come Guillermo e te."

"Ah no? E come ci guardiamo, Guillermo e io?"

"Vi adorate..."

"Beh, Guillermo non ha mai avuto un padre... né io un figlio. Dobbiamo recuperare diciotto anni, capisci... Il nostro non può essere il normale rapporto fra un padre e un figlio, è per forza... diverso."

"Daniele... Io e Sandro abbiamo adottato quei due piccoli, li adoriamo e loro ci adorano... ma non come tu e Guillermo."

"Li avete presi piccini..."

"Guarda che io non ti sto giudicando, Daniele. Come... come non ho mai giudicato Giovanni e Silvano. Ma se nostro fratello e il suo ragazzo si guardano come due che si vogliono bene... tu e Guillermo vi guardate come due che si adorano, come ti ho detto. Scusami, sai, ma a me questa storia che l'hai fatto a San Francisco e che poi la madre, dopo diciassette anni ti incontra 'per caso' a Buenos Aires e che, dopo che aveva deciso di non dirti niente... Comunque... se insisti..."

"Cioè, mi stai dicendo che secondo te Guillermo ed io siamo amanti e non padre e figlio."

"Sono affari vostri, lo so... e so anche che non ci posso mettere la mano sul fuoco... ma se fosse come penso io... come potevi portartelo in Italia, se siete innamorati? Semplice: dichiarando che sei suo padre... Una soluzione... sicura."

Sorrisi: "E se fosse come dici tu?" le chiesi.

Sorrise anche lei, mi prese una mano e mi disse: "Siete felici di stare assieme?"

"Certo."

"Bene, tutto il resto è secondario. Per me... se devo dire che è mio nipote, mi sta bene così. Forse sono un po' troppo maliziosa, forse vedo cose che non ci sono... Ma dopo tutto non ha nessuna importanza. Che siate padre e fglio o che siate amanti... per me non cambia proprio niente."

Annuii: "Hai la vista lunga, tu, Silvana... Ma non lo dire a nessuno, preferiamo così. È proprio come hai immaginato, dall'A alla Z. Me lo prometti?"

Mi abbracciò: "Sono contenta che me l'hai detto. Certo che non lo dico a nessuno, nemmeno a Sandro. Guillermo è nostro nipote, tuo figlio, il cugino dei nostri figli... Certo, però, che due gay in famiglia... altro che il dieci per cento: per noi Savoldi addirittura il cinquanta per cento..."

"Ti sconvolge, Silvana?"

"Proprio per niente. Guillermo mi è molto simpatico, come anche Silvano. Forse Guillermo un po' di più... Ti va di raccontarmi... tutto, adesso che so?"

"Un'altra volta, volentieri, ma non adesso: non vorrei che sul più bello arrivasse Sandro... Comunque ora devo dire a Guillermo che tu sai."

"Non pensi che possa metterlo a disagio? Non è meglio se non glielo dici?"

"No, fra noi due non c'è nessun segreto, ci diciamo sempre tutto..."

"Beh, tu lo conosci, fai come credi. Comunque, se glielo dici, digli anche che per me, che sia mio nipote o mio cognato, non cambia proprio niente."

Quando uscimmo raccontai tutto a Guillermo. Come mi aspettavo, la prese bene, anzi, fu contento che Silvana accettasse così bene la nostra relazione.

Per ultimi incontrammo anche Giovanni e il suo Silvano. Sono davvero una bella coppia.

Dopo poco che eravamo assieme, ci trovammo io a parlare con Silvano in cucina e Giovanni con Guillermo in soggiorno.

"Giovanni mi ha parlato molto di te..." mi disse Silvano.

"Anche a me di te. Sono contento di averti conosciuto, finalmente. Speravo che veniste a trovarci in Argentina..."

"Anche io. Ma le mie ferie e quelle di Giovanni raramente coincidono, purtroppo, e così... Sai, sei proprio come ti descriveva Giovanni... Mi diceva che voi due vi siete sempre voluti molto bene..."

"Forse, anche se non lo sapevamo, il fatto di essere gay tutti e due ci faceva sentire più vicini di due normali fratelli."

"Sì, è possibile."

"Sono contento che la vostra relazione tenga, che stiate ancora bene assieme..."

"Il merito è soprattutto di Giovanni... con lui è impossibile litigare. E pian piano è riuscito a smussare i miei spigoli."

"Il merito deve essere anche tuo. Per star bene in coppia, si deve essere in due a fare del proprio meglio."

"Sì... ma vedi... io in fondo ero un ragazzo viziato... sai, uno di quelli che vuole tutto e subito... e che mette se stesso prima di tutti gli altri. Ha dovuto avere un sacco di pazienza con me, tuo fratello."

"A quanto pare ne è valsa la pena, comunque. Si vede che vi volete bene."

Mi guardò con un sorriso: "Mi fa piacere che tu dica che si vede. Non che sia importante... Scusa, mi passi quei piatti, per favore? Grazie. Sì, ci vogliamo bene. Nonostante qualche piccola tensione ogni tanto, soprattutto per colpa mia, devo ammetterlo. Giovanni è davvero un uomo eccezionale, sono stato fortunato ad incontrarlo..."

"Anche lui mi ha detto di essere fortunato ad avere incontrato te."

Sorrise: "Ti ha mai raccontato come e dove ci siamo conosciuti?"

"No... non in dettaglio, per lo meno. Durante una crociera, no?"

"Sì, una crociera gay, la prima che tuo fratello faceva. La prima e l'ultima comunque. Io facevo il barista a bordo, tanto per guadagnare qualcosa e nel frattempo divertirmi un po'. Il secondo giorno di navigazione, stavamo costeggiando la Spagna, fra le attività a bordo avevano organizzato una gara per eleggere Mister Frociera Gay. I concorrenti dovevano fare diverse cose: cantare, fare una scenetta comica, una gara di ballo, uno strip tease integrale... Il vincitore riceveva la corona e la fascia azzurra, oltre ad uno rimborso del cinquanta per cento del prezzo della crociera. Il secondo riceveva una targa ed un rimborso del venti per cento. Il terzo un attestato e la possibilità di baciare e passare una giornata con uno dei membri dell'equipaggio a sua scelta...

"Bene, Giovanni arrivò terzo. Ricevette la pergamena, passò in rivista noi membri dell'equipaggio... e scelse me. All'inizio pensai che non ero stato fortunato... fisicamente mi piaceva di più quello che era arrivato quinto. Comunque non ero proprio scontento, tuo fratello non è niente male... Così io ebbi una giornata di riposo e la passai con Giovanni... Lui, contrariamente a quello che m'aspettavo, non mi portò subito nella sua cabina per scopare, ma cominciò a farmi una vera e propria corte... e quando gli feci capire che m'aveva fatto venire voglia, finalmente mi chiese, con la timidezza di uno scolaretto, se non mi dispiaceva 'andare a vedere la sua collezione di farfalle'.

"Scoppiai a ridere e lo seguii nella sua cabina. E facemmo l'amore. Per me fu come una rivelazione: non avevo mai avuto un incontro sessuale tanto piacevole, prima di allora. Quella notte rimasi nella sua cabina e facemmo l'amore tre volte... e scoprii che era di Parma. Io allora vivevo a Piacenza, non troppo distante. Così ci promettemmo che ci si sarebbe visti ancora... Durante la crociera facemmo l'amore ancora un paio di volte. Poi, tornati a terra, lui si fece vivo per davvero e ci incontrammo di nuovo. Venne a Piacenza, io andai a Parma, si stava sempre meglio assieme, finché Giovanni mi chiese di metterci assieme."

"Beh, una bella storia. E tu sai di me e di Guillermo?"

"Sì, Giovanni me l'ha raccontato. Hai avuto un bel coraggio, comuque, a metterti con un ragazzo di strada."

"Forse. Comunque sono stato molto fortunato. Guillermo è un ragazzo splendido..."

"Sì, mi pare davvero un tipo in gamba, oltre che bello. Dovremmo imparare a non fermarci mai alla prima impressione... A non giudicare. Uno fa in fretta a dire, a disprezzare, a giudicare e condannare... Se guardi un'ostrica chiusa, vedi solo una brutta conchiglia... e se non provi ad aprirla, non saprai mai che dentro magari c'è una perla preziosa."

"Proprio così. All'inizio quel guinzaglio che Guillermo indossava m'aveva incuriosito ma anche infastidito. Ma per fortuna gliel'ho fatto togliere. Ho saputo, o potuto, vedere oltre il 'cane' che lui aveva voluto o dovuto diventare per sopravvivere, ed ho scoperto il vero Guillermo... e mi sono innamorato di lui."

"Lui s'è lasciato togliere il guinzaglio, comunque... ha imparato a fidarsi di te, nonostante le brutte storie che aveva vissuto prima di incontrare te. Come dicevi tu, bisogna essere in due per costruire un bel rapporto, per amarsi. Sono contento che Guillermo abbia incontrato te, che state bene insieme e che si sia lasciato togliere il guinzaglio che la vita gli aveva messo al collo..."


F I N E


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
10oScaffale
scaffale 10


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008