Quando Masu lasciò con la sua piccola corte la capitale di Machi-Sanisu', disse agli amici che aveva deciso di tornare a piedi alla sua sede, perciò rimandò indietro la nave. Ripresero tutti assieme la via che Masu aveva percorso quando aveva dovuto andare in esilio.
"Ho ancora una missione da compiere..." spiegò al suo Kuda.
"Quale?"
"Devo regolare una pendenza, devo sistemare una questione. Ora so che non solo posso, ma che devo farlo."
Kuda non insistette per saperne di più. Masu, alla prima sosta che fecero, indossò nuovamente il suo antico abito da guerriero.
Viaggiarono per alcuni giorni, finché si trovarono sulla strada che saliva, immersa nella foresta, in ampi tornanti, lungo la china della montagna. Masu ed il suo seguito affrontarono la salita con passo deciso.
Masu vide ai bordi della bianca strada di terra battuta i cespugli colmi di allettanti e succolenti bacche mature. Avvertì subito i suoi compagni di non coglierne, di non mangiarne. Continuarono a salire per i tornanti, sempre più ripidi e stretti, finché si trovarno in cima al colle. La strada procedeva dritta e la foresta gradualmente si diradva, cedendo il passo a vasti e dolci prati soleggiati.
Davanti a loro s'apriva ora l'amenissima valle digradante con gentili balze verso il corso del piccolo fiume serpeggiante, le cui acque brillavano ai raggi del sole sì che sembrava un lungo nastro di puro argento, costellato di preziosi diamanti. Finalmente videro giù in basso la costruzione rotonda di pietra nera, simile ad un basso torrione, circondata dal muro a forma di triangolo equilatero, racchiuso dal muro pentagonale, con attorno il muro a sette lati. Tre-cinque-sette, i numeri del male. Questa volta Masu ne era pienamente cosciente.
Imboccarono la strada dritta, fiancheggiata da due filari di alberi, che attraversava i lati delle tre muraglie, morendo davanti alla bassa torre circolare. Fra gli alberi e nel giardino, Masu vide di nuovo le pietre bianche, strette ed alte, ritte, disposte in modo geometrico secondo un disegno accurato, che rappresentavano guerrieri giovani e di notevole bellezza.
Masu ed i suoi compagni giunsero davanti al nero muro di cinta eptagonale ed al suo cancello spalancato. Qui il Taota ordinò ai suoi compagni di attenderlo e fece per varcarlo, da solo. Stava per attraversarlo quando comparve il cervo che si fermò accanto a Masu. Questi lo carezzò sul muso, e l'animale lo guardò con i suoi grandi, rotondi occhi, poi mosse la testa e, invece di ostacolarlo, come aveva tentato di fare la prima volta, abbassò il capo ornato dal palco di belle corna, quasi lo salutasse inchinandosi a lui, e quietamente andò via, lasciandogli libero il passo.
Masu attraversò il primo giardino a passo svelto, finché si trovò davanti al muro pentagonale ed al suo cancello. Il Taota ammirò di nuovo la incredibile bellezza delle statue, e la perizia con cui tutti i dettagli anatomici erano rappresentati, dall'ombelico ai capezzoli, e persino la lieve peluria che li circondava.
Stava per varcare il secondo cancello, quando uno stormo di uccelli dalle lunghe piume azzurre scese a volteggiare sopra al varco, ma anche questi, invece di tentare di ostacolarlo, volarono via lanciando nell'aria melodiosi richiami. Masu a passo deciso varcò anche il secondo cancello. Passò anche oltre al terzo cancello, e si trovò nel giardino più interno, al centro del quale sorgeva la bassa costruzione nera e rotonda.
Guardò le statue dei guerrieri di pietra, che qui erano rappresentati nella loro splendida nudità, e ne ammirò ancora una volta i bei membri, finemente scolpiti con anche tutti i peli del pube, in stato semieretto, con sotto i bei sacchi dei testicoli, anche questi raffigurati con impressionante verismo. Si fermò davanti alla porta del basso torrione ed attese; quasi subito la porta si aprì con un lieve ma ben percettibile fruscio.
Sul vano della porta comparse la donna di incredibile bellezza che Masu aveva già incontrato, vestita come sempre di trasparenti veli neri che ne lasciavano intravedere le forme perfette; la donna stava languidamente appoggiata su un piede, l'altro appena più indietro come se si fosse fermata a metà passo, e lo guardava con un sorriso dolce ed invitante, sensuale.
"Vieni, mio bel guerriero... ti attendevo..."
"Davvero, femmina? Tu aspettavi me?" le chiese Masu in tono sarcastico.
"Sì, mi piaci, sei davvero bellissimo!" rispose la strega con voce bassa e calda, battendo ad arte le lunghe ciglia nere.
"Ma tu non mi piaci a me, sei troppo vecchia. E poi, quanti membri hai già preso, fino ad ora? Centinaia? Migliaia? Dovresti essere larga come una nave da carico..." le disse Masu con voce piena di scherno e di disprezzo.
"Che dici..." rispose la strega con voce sensuale e si fece scivolar via di dosso l'abito di velo nero, rivelando le sue nudità. "Non vuoi prendere il tuo piacere con me?"
"No, sei troppo vecchia per i miei gusti, te l'ho detto... troppo rotondeggiate... troppo femmina... a me, vedi, piacciono corpi più giovani del tuo, più sodi e lisci, non lo sapevi?"
"Capisco... E allora... allora voglio accontentarti. Se tu dopo giacerai con me, prima ti lascerò godere con mia figlia... è ancora vergine, sai?"
"Ma davvero? Hai anche una figlia? Ed è vergine? Ma senti senti..."
La strega si girò verso l'interno e chiamò, con voce dolce e sensuale: "Nakaa, tesoro mio... vieni qui, cara..."
Una donna molto giovane, dal corpo ancora acerbo, che pareva essere non più che tredicenne, anche lei vestita di trasparenti veli neri, apparve subito accanto a lei. Masu vide che somigliava incredibilmente alla strega.
"Ecco, mia cara Nakaa... questo bel guerriero vuole giacere con te, vuole godere del tuo corpo ancora vergine... Invitalo ad entrare con te... portalo nell'alcova, tesoro... donati a lui senza timore... fagli provare le gioie che brama provare..."
"Così, pur di avere me, tu sei pronta a sacrificare alle mie voglie questa tua figlia? Ma che madre generosa ed amorosa sei..." la schernì Masu.
"Sì, tu sei troppo bello, e forte, e virile, mio bel guerriero... ti voglio. Godi con mia figlia, prendi la sua verginità, falle perdere la testa per te, poi... poi sarai mio, me lo prometti?"
"Bene, strega, farò perdere la testa a questa tua figlia, visto che me lo chiedi: te lo prometto! Sì, le farò letteralmente perdere la testa. Poi mi occuperò anche di te, ti prometto anche questo."
"Vieni, allora, bel maschio... Nakaa, tesoro, prendi la mano di questo bel guerriero e guidalo dentro con te..." disse la strega sospingendo la ragazzina verso Masu.
Questi la lasciò avvicinare poi, estratta fulmineamente la spada dal fodero che aveva alle proprie spalle, la fece volteggiare rapidamente e tagliò di netto la testa alla ragazzina, facendola volare lontano. Il corpo decapitato s'afflosciò ai suoi piedi, senza vita, e senza emettere neppure un grido.
La strega urlò, il suo volto ora aveva perso ogni sensualità ed era contorto dal furore. Sollevò le baccia e cominciò a gridare con vce roca e colma d'ira: "Sii male..."
Non poté finire la sua frase, perché Masu nuovamente fece roteare la sua spada e le troncò di netto entrambe le braccia. Due nuove braccia spuntarono dai moncherini della strega, e la donna, furiosa, tentò di avventarglisi contro. Masu allora estrasse da sotto il mantello lo scettro e lo puntò verso il corpo nudo della strega. Un raggio azzurro ne scaturì, avvolse come una seconda pelle, crepitando, il corpo nudo della strega che, urlando di dolore, cadde esanime a terra, sussultando. Masu allora, con un netto colpo della sua spada, la decapitò e ne calciò via la testa.
La terra tremò come per un forte terremoto, la torre nera crollò ed un denso fumo sorse dalle sue rovine. Masu balzò indietro per non essere travolto dalle pietre che ne rotolavano via e che coprirono il cadavere della strega, schiacciandolo. Una nuova fiammata si levò fra le pietre.
Masu allora udì alle sue spalle una serie di forti crepitii e si girò, pronto a fronteggiare un nuovo pericolo...
Le statue dei guerrieri stavano iniziando a muoversi, gradualmente assunsero il colore della carne, e decine e decine di guerrieri comparvero al loro posto. I giovani uomini si guardavano attorno stupiti come se si fossero appena risvegliati da un lungo sonno.
Videro Masu, fermo, la spada ancora stretta in una mano e lo scettro nell'altra. Allora i primi si inginocchiarono davanti a lui ed una parola corse di bocca in bocca: "Il Taota... il Taota... Il Taota è venuto a liberarci..."
Altri guerrieri giungevano via via dagli altri due giardini, e si affollavano attorno a Masu, inginocchiandosi prontamente. Masu li fece alzare, e chiese ad uno di loro di raccontargli la loro storia.
Il guerriero raccontò: tutti loro erano caduti preda della lussuria ed avevano giaciuto con la strega, e via via, col passare del tempo, con le varie figlie e le figlie delle figlie che si succedevano lungo i secoli. Appena avevano raggiunto l'orgasmo, si sentivano svuotati da ogno energia, da ogni vigore e da ogni volontà e venivano condotti su uno dei piedestalli e trasformati in bianche statue di marmo. Potevano udire, vedere, ma non muoversi. Vedevano i loro compagni cadere fra le braccia della strega e non potevano avvertirli, non potevano fare nulla per salvarli...
Alcuni erano lì da secoli, altri da pochi giorni...
Masu, alla fine del racconto, commentò con un sorriso: "Vedete, miei poveri compagni, non è forse saggia la tradizione che vuole che noi guerrieri ci si unisca solo fra di noi e non con donne?"
"Sì, hai più che ragione, ma le bacche che mangiavamo lungo la via indebolivano la nostra volontà e ci facevano cadere preda della sua lussuria... La bellezza del luogo abbassava le nostre ultime difese, e la magia della strega faceva il resto..."
"Che intendete fare, ora che la strega è finalmente morta, come sua figlia, e che voi siete liberi? Alcuni di voi sono qui da più di cinquecento anni, da quanto mi avete detto... intendete tornare alle vostre terre?"
"Signore dei Signori, tu ci hai liberati. Per quasi tutti noi non c'è più posto nelle nostre terre, dove da tempo siamo scomparsi, dove siamo stati certamente pianti per morti o per dispersi, se non addirittura per disertori. E come potremmo spiegare che ci siamo lasciati stregare da una donna? Permettici di venire con te, di vivere al tuo servizio." lo pregò uno dei guerrieri.
Tutti gli altri ripeterono prontamente quella stessa preghiera.
"Bene," disse allora Masu, "sono lieto di accogliere la vostra richiesta. Tutti quelli di voi che intendono venire con me, saranno i guerrieri del Taota in Chuma... Ma da ora in poi, dovete promettermelo, nessuno di voi dovrà mai più guardare una donna, giacere con lei." concluse ridendo.
"Giuriamo!" risposero in un lieto coro tutti i guerrieri.
"Bene, allora seguitemi."
Alte ovazioni accolsero le sue parole e tutti, nessuno escluso, di nuovo si inginocchiarono davanti al lui in segno di sottomissione e di lealtà.
Frattanto erano giunti gli amici di Masu, attratti dapprima dal fumo e dalle fiamme, poi dalle alte ovazioni. Masu raccontò loro quanto era avvenuto, poi presentò il suo Wisa ai guerrieri. Il Wisa li suddivise subito in ottetti, li inquadrò, e tutti scortarono Masu e gli altri lungo il resto del cammino, per raggiungere il territorio di Chuma-Hirosawa.
Lungo la strada parecchi schiavi liberati chiesero di unirsi al corteo, di essere accettati al servizio del nuovo Taota.
Superarono le montagne ed entrarono nel territorio di Chuma, e qui percorsero la strada lastricata che da est conduceva al Castello dell'Ago. Il territorio era verde e colmo di fiori; qua e là alberelli ancora giovani, ma già svettanti e forti, stavano crescendo. Traversato il territorio, giunsero davanti al castello che aggirarono, quindi varcarono l'ampio fossato pieno di limpida acqua, usando il ponte di bianco marmo.
All'avvicinarsi di Masu, gli alti portali si aprivano uno dopo l'altro lasciando passare il lungo corteo che salì per la strada a spirale. Masu fece istallare tutti nei rispettivi quartieri e l'antico castello ora ferveva di vita.
Inizirono ad arrivare in Chuma anche produttori con le loro sementi, i loro attrezzi e i loro armenti. Toma ed i suoi aiutanti assegnavano loro le terre, che questi iniziarono subito a coltivare, e dove costruirono le loro case ed i recinti per i loro animali.
Arrivarono poi anche artigiani, da tutti i territori circostanti. Masu decise che costruissero la loro prima città attorno al quadrivio delle vie che conducevano a sud, ovest, nord ed est. Poi man mano che aumentavano in numero, fece loro scegliere altri luoghi lungo i fiumi e le strade, perché potessero fondarvi nuove città e paesi e villaggi.
Mercanti cominciarono allora ad andare e venire, messaggeri collegavano il Castello dell'Ago con i castelli dei sette Shiti dei territori circostanti. Masu doveva a volte risolvere qualche vertenza fra territori, a volte dispute che sorgevano in un territorio fra le varie classi. Aveva severamente proibito che i guerrieri dei territori combattessero fra loro. Il loro compito, eliminate le guerre, era solo far rispettare le leggi.
Un giorno Masu radunò i suoi famigli, cioè Toma e Ja, Kuda, e Jule con il piccolo Sho.
"A quanto pare tutti i territori vivono finalmente in pace. Gli dei sono nuovamente onorati, la pace regna in tutti i territori. Vi sono ancora molti problemi da risolvere, è vero, e nuovi problemi certamente sorgeranno, ma uniti li risolveremo... C'è solo un problema molto importante che devo ancora risolvere e per cui vorrei ascoltare il vostro consiglio.
"Vedete, se da una parte è bene che ogni territorio sia retto dallo Shiti, poi dal figlio o dall'erede che ogni Shiti si sceglierà, dall'altra penso che non sia bene che il Taota che vi sarà dopo di me, sia scelto da me... Non vorrei che si ripetesse quanto accadde all'ultimo Taota, cinquecento e dodici anni or sono."
Toma disse, con un sorriso: "Nessuno di noi farà mai nulla del genere, lo sai che ti amiamo tutti..."
"Non voi... ma potrebbe accadere di nuovo, forse ad uno dei miei successori. Il male non è ancora sconfitto e non so se lo sarà mai. Noi possiamo fare in modo di combatterlo, di contenerlo, ma... Comunque sia, io non voglio che possa nuovamente accadere qualcosa del genere. Vedete, vi è anche un altro problema: più il potere di un uomo è alto, assoluto, meno un figlio, naturale o adottato che sia, può garantire di essere all'altezza di ricoprire quel ruolo, degno di detenere quel potere. Quindi, devo stabilire una nuova regola, la migliore che siamo capaci di immaginare, perché si garantisca il più possibile che la successione alla carica di Taota vada ad un uomo degno..."
Discussero tutti assieme. La prima regola che stabilirono fu che il Taota non doveva unirsi ad una donna ed avere figli naturali, né adottare figli. Poi, dopo altre discussioni, raccogliendo le idee ed i consigli dei suoi famigli, Masu giunse ad una soluzione del problema.
Stabilì che in ogni territorio si trovassero quei nobili, fra i Tu maschi, che amassero un maschio e celebrassero con lui l'unione. Tutte le coppie di Tu così formate, dovevano scegliere fra di loro il Tu che reputavano migliore. Questi, col suo sposo, doveva andare a vivere nel Castello dell'Ago per costituire il Consiglio del Taota. Se uno dei Tu moriva o rinunciava alla sua carica di Consigliere, un altro doveva essere scelto dal suo territorio per rimpiazzarlo ed essere subito inviato al Castello dell'Ago.
Alla morte del Taota, gli otto Tu del consiglio, assieme ai loro otto compagni, dovevano riunirsi ed eleggere fra di loro il nuovo Taota. Gli altri sarebbero diventati tutti famigli del nuovo Taota, ma nessuno di essi avrebbe potuto mai più aspirare a diventare il Taota. Il nuovo Taota avrebbe fatto eleggere altre otto coppie dagli otto territori, per costituire il suo nuovo Consiglio...
Perciò, stabilito questo, Masu inviò messaggeri a tutti i territori per organizzare il tutto e far scegliere le coppie di Consiglieri da inviare al Castello dell'Ago. Fece anche preparare i loro alloggi. A poco a poco le coppie elette da ogni territorio giunsero al castello, si presentarono a Masu e presto il Consilio fu completo.
Sistemato anche questo problema, Masu si sentiva soddisfatto.
Un giorno, dopo aver compiuto i riti in onore degli dei, Masu salì all'ultimo piano del Castello dell'Ago assieme al suo Kuda, fino al belvedere. Abbracciati, Masu alle spalle di Kuda che stava dolcemente appoggiato con la schiena contro il suo forte petto, ammirarono il panorama che li circondava, ora costellato di città, paesi e villaggi operosi, di campi coltivati e boschi, e che di nuovo pareva un giardino.
"Tutto questo è opera tua, amore..." gli sussurrò Kuda.
"Opera del nostro amore. Se non mi fossi inamorato di te e tu di me, forse io sarei ancora un guerriero errante, e tu un cantore cieco..."
"Era scritto che ci incontrassimo, che ci innamorassimo... che tu divenissi il nuovo Taota."
"Se era scritto che accadesse... doveva necessariamente accadere? Siamo noi forse solo marionette nelle mani del Kaoka e degli dei?"
"No, amore mio. Non più di quanto gli abitanti di Z'uyoote siano marionette nelle tue mani. Così come il Wisa di Machi-Sanisu' e tutti i tuoi compagni si opposero al vostro Shiti per proteggere la tua vita, nello stesso modo ognuno di noi si può opporre al volere del Kaoka, degli dei. Ma chi ha il cuore puro sa come e quando obbedire, come pure sa quando e come deve disobbedire."
"Beh, mi sento meglio a sapere che non sono solo una marionetta... Eppure, se era veramente scritto come tu mi hai appena detto..." obiettò Masu sorridendo.
"Anche il copione di una recita è scritto, eppure può essere interpretato in molti modi diversi, può venire addirittura variato, cambiato... Tu consegni il copione ad un attore, ma poi lui ne fa quello che vuole, lo esegue così come è o in modo diverso..."
"Già... Ma se l'attore lo cambia... non è più il copione originale, è altro..."
"Certo. Se noi avessimo cambiato quanto era scritto per noi, non ci saremmo incontrati, non ci saremmo innamorati, e molto probabilmente tu ora non saresti il Taota, noi due non saremmo qui."
"Ma, per fortuna, abbiamo seguito il copione, ed ora siamo qui, e tu sei nelle mie braccia... ed io ti amo."
"E allora... fammi vedere, fammi sentire quanto mi ami..." gli sussurrò Kuda con voce bassa a calda.
Masu lo fece girare fra le sue braccia, lo strinse a sé e lo baciò. A poco a poco le loro carezze si fecero più intime, più calde, ed i loro corpi fremettero nel desiderio crescente di unirsi, di ristabilire quell'unità che sentivano essere loro, che le loro anime vivevano, ma che i loro corpi dovevano continuamente rinnovare.
I loro abiti caddero ad uno ad uno, ed usandoli come un giaciglio che li proteggeva dalla fredda durezza del bianco marmo del pavimento del belvedere, vi si stesero, intrecciando le loro membra. I dolci raggi del sole lambivano i loro corpi nudi, carezzandoli quasi a sottolineare le carezze che si stavano dando l'un l'altro.
Masu si perdeva negli occhi puri e profondi del suo amante, si sciolglieva per la tenerezza che Kuda gli faceva provare, si esaltava per l'amore che li avvolgeva. Entrambi fremevano in un crescendo di desiderio di donarsi all'altro, di fondersi con l'amato.
"Sei contento di potermi guardare, amore?" gli chiese Masu.
"Sì, certo, eppure io ti vedevo già prima, con gli occhi del mio cuore, della mia anima, del mio amore..." gli sussurrò Kuda.
"E sono molto diverso ora, rispetto a come mi vedevi?"
"No, sei uguale. Bellissimo. Vieni in me... da troppo tempo ti aspetto..."
Masu si inginocchiò fra le gambe del suo amante, che prontamente le allargò per accoglierlo. Masu se le fece passare sopra le spalle e con le ginocchia aperte circondò il bacino di Kuda, quindi scivolò verso di lui. Il suo bel membro trovò la via fra le piccole e sode natiche del suo giovane amante e si soffermò, forte e fremente sul nascosto bocciolo di carne.
Kuda si spinse contro di lui e il tenero anello di carne prontamente si schiuse per accogliere l'atteso visitatore. Masu si spinse ancora avanti e lentamente ma con virile vigore gli scivolò dentro e riempì il suo canale d'amore.
Il cantore sospirò contento ed un dolce sorriso illuminò il suo volto.
"Sì... vieni..." sospirò ancora il giovane e bel cantore.
"Eccomi, amore..." gli fece eco il forte e bel signore.
Quando furono totalmente e fortemente uniti, Masu si fermò, si chinò sul suo amato e lo baciò profondamente. Mentre le loro lingue giocavano lietamente, Masu iniziò a ritrarsi, poi a rientrare nel suo amato, in un saldo e gentile va e vieni.
Kuda fremeva e gli si spingeva contro ad ogni affondo, mentre ancora si baciavano a fondo.
L'antico e sempre nuovo rito dell'amore si svolgeva e si compiva ancora una volta, lassù nella parte più alta del Castello dell'Ago, al centro del continente di Z'uyoote, della Mano del Dio di tutti gli Dei. Come la luce di un faro che con la sua luce indica il cammino dei naviganti, così il loro amore illuminava il mondo diffondendosi tutto attorno.
Il contrasto fra gli occhi neri di Masu e quelli celesti del suo amato, fra i capelli biondi di Kuda e quelli neri del suo amante, fra la pelle abbronzata del giovane e forte uomo e quella chiara e vellutata del dolce cantore, era quanto di più armonioso e sensuale si potesse immaginare.
Entrambi gli amanti si sentivano felici nel potersi finalmente donare ancora una volta l'uno all'altro. Masu, forte, instancabile, vigoroso e deciso e Kuda, tenero, sereno, solare e dolce, così intimamente uniti costituivano davvero un'unica realtà completa. I loro corpi danzavano lievi e forti in quell'amplesso pieno di passione, ma nonostante tutto erano ancora due corpi... benché la loro anima fosse davvero un'anima sola.
Il ritmo di Masu divenne gradualmente più vigoroso e forte, l'abbandono di Kuda più tenero e dolce. Il vigore dell'uno diventava dolcezza grazie all'altro, la dolcezza dell'uno diventava forza, grazie all'altro.
Perciò Masu venne dentro l'amato con dolce tenerezza e Kuda venne con lui con virile forza. Ristettero, fermi ma frementi, entrambi ancora una volta stupefatti per la bellezza del loro amore. Appagati per il momento, ma non sazi, si guardarono con occhi pieni di amore e di letizia.
"Ti amo, mio Kuda." sussurrò Masu.
"Ti amo, mio Masu." mororò Kuda.
"Ti amo, ti amo..." fece eco alle loro parole tutto intorno a loro il cielo, fecero eco le acque, i campi ed i boschi fra cui giocava la brezza gentile.
"Ti amo, ti amo..." fecero eco mille cuori, mille amanti.
"Ti amo, ti amo..." fece eco tutto il creato.
Ed il Dio degli Dei sorrise guardandoli e in silenzio disse: "Vi amo!"