La bella ed agile nave attraccò nel porto ad ovest della capitale del territorio di Tuwani'su'. Quindi Masu con i suoi si diresse verso la capitale. Era questa una città sorta su un altopiano, di forma esattamente quadrata, le vie ampie e dritte la suddividevano in una perfetta scacchiera. Al centro sorgeva il castello dello Shiti, Zaya-Hato, con le sue quattro poderose torri.
La gente della città si scostava per far passare i quattro nuovi venuti che indossavano ricche vesti, chiedendosi chi potessero essere quei forestieri. Infatti Masu non indossava le regalie.
Giunti davanti all'ingresso dello Zaya-Hato, il Wisa in persona si fece avanti.
"Chi siete, nobili To da dove venite e che chiedete?" domandò con cortesia.
Parlò Toma. Indicando Masu disse: "Questi è il Taota, tornato fra noi secondo le profezie. Vai, annuncia al tuo Shiti la sua visita, affinché lo riceva con l'onore che gli è dovuto."
"Il Taota?" chiese il Wisa perplesso.
"Non mi credi?" gli chiese Toma.
"Vedi, nobile To, non è che io non ti creda né che io ti creda. Non voglio mancarvi di rispetto, ma..."
In quella un giovane Signore si accostò: "Ho sentito quanto questo nobile To ha detto. Non leggo menzogna nei suoi occhi né negli occhi dei suoi compagni..." disse il giovane e si inginocchiò davanti a Masu. "Benvenuto nel tuo castello, Taota."
"Chi sei?" gli chiese Masu, prendendolo per mano e facendolo alzare.
"Sono il figlio minore dello Shiti, nobilissimo Signore dei Signori."
"Qual è il tuo nome?" chiese Masu guardandolo nei chiari occhi sereni e puri.
"Sono il Tu Sebi-Nohoo, Signore dei Signori."
"Bene, Sebi, alzati ed accompagnami da tuo padre, dunque."
"Ti faccio strada..." disse il giovane.
Il Wisa cercò di intervenire: "Tu Sebi... non è meglio che prima..."
"Mi assumo io ogni responsabilità. Non ti preoccupare." gli rispose il giovane con voce chiara e decisa, e fece cenno ai quattro di seguirlo.
Lo Shiti, con la moglie e gli altri figli, erano radunati nella sala del trono. Lo Shiti aveva in capo la corona azzurra.
"Padre mio", disse il giovane Sebi..." Questi è..."
"Sono stato informato... su chi afferma di essere. E tu, figlio mio, sognatore sciocco, gli hai subito creduto! Non cambierai mai?" gli rispose accigliato lo Shiti.
"Tuo figlio non è un sognatore sciocco, uomo." lo interruppe Masu.
"Come osi presentarti a me e dirmi come devo considerare i miei figli? E come osi chiamarmi 'uomo' e non con il titolo che mi compete?" gli chiese irato lo Shiti.
"Quella corona che tu hai in capo, fu data dall'ultimo Taota al tuo primo progenitore, suo figlio. Ma a quanto pare, generazione dopo generazione, il vostro sangue si è annacquato nelle vostre vene..." gli disse Toma.
"Oh, senti senti! E chi sei tu per osare parlarmi così?"
"Sono lo Shiti di Chuma, quindi tuo superiore, sia pure di poco." rispose Toma.
"O un altro millantatore? Che speri di guadagnarci?" gli chiese sarcastico lo Shiti.
"Padre mio... non sfidare la sorte, ti prego..." gli disse Sebi.
"Taci, tu, buono a nulla! Vatti a divertire con il tuo ragazzo, fatti scopare da lui e lasciami in pace. Quanto a voi..." disse poi rivolto al quartetto.
"Taci tu, uomo!" lo rimbeccò Masu. "Se non mi credi, invoco su di noi il giudizio del Kaoka. Che mostri lui chi di noi due è nel giusto!"
Lo Shiti rise: "Il Kaoka! Il Dio degli Dei si è dimenticato di noi uomini, lo invochi invano, straniero!"
Masu fece un lieve gesto a Ja, che prontamente gli mise in mano lo scettro. Masu lo sollevò: "Lo riconosci, questo? È lo scettro del Taota. Quello che, grazie alla sua sfera nera, lo mette in contatto con gli dei, di cui il Tota è di un solo gradino inferiore. Ebbene, che il Kaoka lasci in vita solo uno di noi due, per mostrare da che parte è la verità!" disse Masu con voce terribile.
Lo Shiti scoppiò a ridere: "Veramente teatrale..." ebbe appena il tempo di dire.
Un fulmine scaturì dallo scettro, salì fino alla volta della sala del trono, si aprì come un fiore e si riunì di nuovo e scese sullo Shiti, incenerendolo. La sua corona rotolò a terra fermandosi ai piedi di Masu.
Immediatamente tutti i presenti nella sala del trono, la famiglia dello Shiti, i To ed i So, si prostrarono a terra, pieni di paura.
Allora Masu indossò il mantello degli otto colori, cinse la corona degli otto trapezi, sedette sul trono, prese in mano la corona dello Shiti scomparso e disse: "Vieni qui davanti a me, Sebi-Nohoo. Tu hai meritato questa corona, tu sarai il nuovo Shiti di questo territorio."
"Taota, io sono il più giovane, il meno esperto, non sono degno di..."
"Sei puro di cuore, i tuoi occhi sono puri, e non hai timore di prendere le tue decisioni, di fare le tue scelte. Sarai un ottimo Shiti, lo sento. Vieni ed assumi le responsabilità che ti voglio affidare."
"Come tu comandi, Taota." rispose il giovane inginocchiandosi davanti a lui.
Masu gli pose la corona azzurra in capo. Poi rivide con lui la situazione del territorio e come agli altri gli dette i suoi nuovi ordini. Prima di andare via, il giovane Shiti gli chiese se di grazia volesse compiere il rito di fusione fra lui ed un giovane artigiano che era il suo amante. Masu accettò volentieri.
Risaliti sulla nave, volsero le vele verso la capitale di Maba-Hane'nisuu, il territorio che corrispondeva al dito indice. Risaliti nel fiordo fino al porto della capitale, Masu ed i suoi compagni scesero, poi la nave circumavigò la penisola portandosi al porto ad est della capitale, dove li attese.
Masu si presentò alla porta del Castello degli Otto Quartieri. Qui fu accolto con un misto di onore e diffidenza. Lo Shiti non si faceva vedere, ma Masu ed i suoi erano trattati con ogni riguardo. Masu stava perdendo la pazienza, perciò disse al Tu che si occupava di loro che "ordinava" allo Shiti di riceverlo.
Finalmente lo Shiti gli fece annunciare che era pronto a riceverlo. Quando Masu con i suoi entrò nella sala del trono nella torre di stato, lo shiti lo attendeva in piedi, senza la corona in capo. Si inginocchiò all'ingresso di Masu.
Masu andò a sedere sul trono e chiese: "Perché mi hai fatto attendere tanto, Shiti?"
L'uomo gli rispose: "Devi perdonarmi, Taota, ma sono vecchio e... per mia natura, piuttosto diffidente. Quando mi hanno detto che uno straniero che diceva di essere il nuovo Taota s'era presentato al mio castello, ho dato ordine di accoglierlo con tutti gli onori. Ma frattanto ho mandato a chiamare un vecchio mago che conosco da quando sono nato... Per questo ho dovuto prendere un po' di tempo, capisci... Il mago è venuto, ha compiuto i suoi sortilegi... ed ha visto te, ti ha riconosciuto ed ha confermato le tue parole. Perciò, eccomi qui, ai tuoi ordini... So che la mia diffidenza depone contro di me... perciò..."
Masu sorrise: "Sei stato onesto nel dirmi il perché di questo ritardo. E la tua, più che diffidenza, la chiamerei forse prudenza. Ma dimmi, come può questo mago avermi riconosciuto? L'ho già incontrato, forse?"
"Non so, lui mi ha detto che ti aveva riconosciuto..."
"È ancora qui, nel tuo castello?" chiese Masu.
"Sì... lo vuoi incontrare?"
"Certamente."
Quando il vecchio mago entrò nella sala del trono, Masu riconobbe subito in lui il mago che gli aveva dato le cinque benedizioni, dopo averlo preso a suo piacere...
"Lasciateci soli..." ordinò agli altri. Uscirono tutti.
"Ti ricordi di me?" gli chiese il mago perdendo, sotto i suoi occhi, l'aspetto di vecchio e assumendo quello di un uomo giovane e forte.
"E come portei dimenticare la solenne fottuta che mi hai fatto, See?" rispose ridendo Masu, poi chiese: "Tu dunque sapevi che ero destinato ad essere il nuovo Taota ed hai approfittato di me?"
"No, Signore dei Signori. Io ho visto in te solo un guerriero, ed ho sentito che quattro maledizioni pesavano su di te. Ti ho messo alla prova per vedere la tua generosità... hai accettato di compiacere un povero vecchio mendicante... Perciò ho lanciato su di te le mie cinque benedizioni, come si presentavano alla mia mente, come affioravano alle mie labbra."
"Avevi predetto che dopo la quinta benedizione, quella dei quattro problemi, avrei capito chi sono..."
"Io stesso non ne sapevo di più... Quindi ho fottutto solo un bellissimo guerriero, non il nostro Taota... Non avrei mai osato..." gli rispose il mago.
Masu sorrise annuendo: "E sei tu che ci hai dato da mangiare nel deserto?"
"Non io, ma altri miei confratelli. Però so che è accaduto."
"E dimmi, See, quale è il vero aspetto di voi maghi?"
"Questo e qualsiasi altro... Noi siamo come le maschere o le streghe, per quanto riguarda il nostro aspetto, lo cambiamo secondo le situazioni. Ma la nostra magia è bianca e non nera. Il nostro ruolo è aiutare gli uomini, non danneggiare."
"Vedi, mi sto abituando ad essere il Taota... pare che anche io abbia alcuni poteri magici, ma forse necessito ancora di una guida. Non verresti con me? Non verresti a vivere nel Castello dell'Ago, con me?"
"Un mago non ha una casa, non resta mai più di trentadue notti sotto lo stesso tetto. La sua casa sono i boschi ed i monti, il suo tetto è la volta del cielo. Sì, anche tu, che sei di un solo gradino sotto la classe degli dei, hai poteri magici... li scoprirai man mano che se ne presenterà l'occasione."
Masu annuì. Poi, fatto chiamare lo Shiti, lo confermò nella sua carica. Gli dette i suoi nuovi ordini, quindi si preparò per continuare il proprio viaggio.
Toccata terra alle porte della capitale del territorio di Makhi-Kimigasu', trovò sulla banchina lo Shiti con tutta la sua corte. Appena scese dalla bianca nave, lo Shiti si inginocchiò.
"Grande e nobile Taota, che la benedizione del Kaoka e di tutti gli dei scenda su di te. Sono onorato di accoglierti nel territorio a me affidato. Degnati di essere mio ospite."
"Alzati, Shiti. Sono lieto di essere tuo ospite. La prima volta che visitai il tuo territorio come semplice guerriero, ho sentito cose buone sul tuo conto..."
"Faccio del mio meglio per essere un buono Shiti. Per essere giusto e proteggere i miei sudditi."
"Sì, questo è quanto udii la prima volta che visitai il tuo territorio."
Giunti al castello di Zakhi-Mihi, Masu si fece dire dallo Shiti quali fossero i problemi del suo territorio, poi gli dette i suoi ordini. Lo Shiti annuiva.
"Sono ordini saggi, Taota. Anche io mi sono sempre detto che non è giusto che gli schiavi siano comprati e venduti come bestie, e che il nostro sistema di classi è troppo rigido. Con vero piacere accolgo i tuoi ordini, perciò. Non era in mio potere cambiare le regole, solo tu lo puoi e ti sono grato per averlo fatto."
"Sarai un ottimo consigliere, Shiti. Avrò spesso bisogno del tuo consglio. Ma dimmi, non ho ancora visto la Shiti, né i tuoi figli..."
"La mia Shiti è morta anni fa... Ed i miei figli li ho mandati qua e là nel mio territorio perché vedano quale è la vera vita del nostro popolo, in modo che, una volta tornati da me, possa scegliere fra loro il migliore per succedermi... col tuo permesso."
"Un'ottima decisione. Li hai creati Tu delle province del tuo territorio?"
"No, li ho fatti travestire da Produttori, Artigiani e Mercanti, perché solo così possono realmente vedere e sperimentare la vita dei loro sudditi, quando uno di loro sarà il mio successore."
"Sì, davvero un'ottima decisione. Sei lo Shiti migliore che io abbia incontrato fino ad oggi. Ma ora ho da chiederti un favore..."
"Dimmi, farò per te tutto quanto è in mio potere..."
"La prima volta che visitai la tua capitale, quando ero ancora un semplice guerriero, ho conosciuto un artigiano di nome Shini Tare. Potresti farlo cercare? Avrei piacere di incontrarlo di nuovo."
Lo Shiti lo fece cercare e il giorno stesso l'artigiano si presentò al castello. Quando fu di fronte e Masu si inginocchiò.
"Alzati, Shini Tare, e guardami..." gli disse Masu.
Il giovane uomo si alzò ed un'espressone di gande stupore si dipinse sul suo volto.
"Mi riconosci?" gli chiese Masu divertito.
"Sei davvero tu? Non sei un semplice guerriero, allora?" gli chiese l'artigiano, tremante.
"Lo ero, lo ero davvero, quando mi hai accolto nel tuo letto. Ma dimmi, Tare, ti sei fatto un amante, da allora, o ancora ti diverti col tuo apprendista e con... guerrieri di passaggio?"
"Io, mio Taota... io avrei un amante, ora, un giovane Produttore..."
"Vi amate davvero?"
"Quanto due esseri umani sono capaci di amarsi, Signore dei Signori."
"Tu mi piaci, Tare. E non dico solo per quanto abbiamo fatto nel tuo letto. Anche se abbiamo passato assieme solo poche ore, ho apprezzato la tua generosità e disponibilità. Perciò vorrei che tu venissi con me, che tu diventassi lo Zucha del territorio di Chuma, il mio Alto Artigiano..."
"Dovrei lasciare la mia bottega..."
"Sì, puoi lasciarla al tuo aiutante, penso."
"E lasciare il mio amante..."
"No. Con le nuove leggi che ho emesso, ora potete anche sposarvi, se volete. E tu potresti assumere la sua posizione sociale, ma gradirei che tu restassi il mio Zucha e non un produttore..."
"Dovrei chiedere a lui se è disposto a seguirmi... ma se non volesse, perdonami Signore dei Signori, io preferirei restare qui con lui..."
"Mi sembra giusto e questo sentimento ti fa onore. Fammi avere la tua risposta prima che io vada via. Se decidete di seguirmi, io vi unirò e potrete venire con me nella mia nave, poi seguirmi fino al Chuma..."
Tare ed il suo amante, che Masu unì con i riti, decisero di seguirlo. Tutti si imbarcarono e fecero vela verso Mari-Yoniisu' e la sua capitale.
Giunti a Yoniisu'-Wari, Masu si presentò alla porta del castello di Zari-Arechi il castello del porticato circolare. La porta era sbarrata. Il Wisa si affacciò alla finestra sopra la porta e gli chiese chi fosse e cosa volesse.
Toma parlò per Masu: "Egli è il Taota! Aprite la porta ed accoglietelo come si conviene!" disse.
Il Wisa fece un'espressione sbalordita: "Il Taota? Non c'è più nessun Taota, qui su Z'uyoote! Come può essere il Taota?"
"Non sta a te decidere se lo sia o no. Chiama il tuo Shiti e digli chi c'è alla sua porta. Sbrigati!"
Il Wisa si ritirò. Dopo poco si affacciò un Tu.
"Sono il figlio maggiore dello Shiti. Egli è assente, è andato a trovare sua figlia, la Shiti di Sanisu'... In nome suo, sii il benvenuto, Taota, ti farò subito aprire la porta."
Dopo poco la porta infatti si aprì e sulla soglia comparve il Tu che aveva parlato ed il Wisa, che subito si inginocchiarono.
"Perdona l'attesa, Grande Signore dei Signori, ed accetta la mia umile ospitalità..."
Masu entrò, con il suo piccolo seguito. "Perciò tu sei il fratello della Shiti di Sanisu'..." gli chiese Masu, vedendo ora nel giovane uomo una certa somiglianza con la sua antica Shiti.
"Sì, Taota, sono il primo maschio, ma il terzo figlio di nostro padre. La Shiti di Sanisu' è la nostra sorella più anziana... La conosci, Taota?"
"Sì... la conosco... una donna altera..."
"Sei gentile nel definirla così... è sempre stata la più viziata fra noi fratelli e sorelle. Altera e capricciosa, direi, anche se è mia sorella."
"E... dimmi, quale è il tuo nome?"
"Sono il Tu Pae-Yaine."
"Sei tu l'erede dello Shiti?"
"Non so ancora, per ora sono solo il primogenito fra i maschi. Nostro padre non ha ancora deciso chi sarà il suo successore."
"E dimmi... come puoi esser sicuro che io sia il vero Taota e non un impostore?" gli chiese Masu.
Il giovane uomo lo guardò stupito: "Nessuno oserebbe fregiarsi del titolo di Taota... sfidando così le ire degli dei. Nessuno mai ha avuto l'ardire di farlo, in cinquecento e dodici anni. E l'Epopea annunciava il ritorno di un nuovo Taota, e cinquecento e dodici è uno dei numeri sacri e perfetti, perciò..."
"Ma se io fossi un impostore?" insisté Masu.
"Il Kaoka te ne farebbe pentire amaramente..."
"Secondo alcuni, il Kaoka ha distolto il suo volto da noi uomini, non si interessa più di noi e di quello che facciamo..."
"Ma la sua mano continua a tenere immersi nell'oceano gli dei del male, quindi, finché la sua mano sarà il nostro rifugio, non è vero che non si occupa di noi."
"Sono rari i credenti come te, Tu Pae-Yaine."
"Ora che tu sei di nuovo fra di noi, le coscienze ed i cuori si risveglieranno e riprenderemo finamente a compiere i riti sull'altare del Kaoka, che da troppo tempo è deserto ed abbandonato."
Masu annuì. Parlò a lungo con Pae e quel giovane uomo gli piaceva sempre più.
Tornò il padre di Pae, lo Shiti. L'uomo sgridò veementemente il figlio, lui non credeva che Masu fosse il Taota, e decise di cacciarlo dal castello, anzi, di farlo arrestare dai suoi guerrieri. Pae andò subito ad avvertire Masu. Stavano ancora parlando, quando bussarono alla porta della stanza di Masu. Il giovane Taota indossò le regalie, quindi fece cenno a Toma di aprire la porta.
Il Wisa si fermò sulla soglia. Con aria afflitta disse: "Taota... io credo che tu sia il nostro Signore dei Signori. Il mio Shiti mi ha ordinato di venirti ad arrestare. Se io ti arreso, vado contro la mia coscienza ed agisco contro di te. Se non ti arresto, vado contro la mia lealtà, mi ribello al mio Shiti..."
"Che decidi di fare, dunque?" gli chiese Masu.
"Non mi resta che rinunciare ad essere il Wisa di questo territorio... forse anche ad essere un guerriero... dato che, qualsiasi cosa io faccia andrò contro le mie convinzioni ed i miei valori." disse l'uomo e, inginocchiatosi, si tolse la spada dalle spalle e la depose ai piedi di Masu.
Masu prese la spada, poi la porse di nuovo al Wisa: "Ebbene, dato che con questo atto hai rinunciato ad essere un guerriero di questo territorio, io, il Taota, ti nomino Wisa di tutti i miei guerrieri. Mi giuri tu fedeltà?"
Il Wisa lo guardò, poi disse: "Sì, ti giuro fedeltà, mio Taota! Sono pronto a morire per te!"
"Prendi la tua spada, mio Wisa. Non ti chiedo di morire per me, ma di vivere. Resta qui con me, dunque."
"Lo Shiti manderà altri ad eseguire i suoi ordini." disse Ja.
"Non manderà nessuno. Andiamo noi da lui, Pae, guidami da tuo padre."
Tutti assieme andarono. I To ed i So che incontravano per i corridoi ed i portici, vedendo Masu nelle sue regalie, affiancato da Pae e dal Wisa, si scostavano inchinandosi. Poi, incuriositi, li seguivano.
Pae aprì la porta dell'appartamento dello Shiti e guidò Masu fino alla stanza del padre. Il Taota aprì la porta e disse, freddo e duro, allo Shiti che s'era alzato in piedi allibito per quella intrusione: "Allora, uomo, tu hai l'ardire di mandare ad arrestare il Taota?"
"Come osi entrare così..." iniziò in tono veemente lo Shiti.
"In ginocchio uomo!" gli ordinò Masu.
"Ma chi sei, tu? Chi credi di essere?"
"Padre, lui è il Taota, il vero, unico Taota. Inginocchiati, ti prego." gli disse Pae.
Lo Shiti vide il Wisa alle spalle di Masu: "Ti avevo ordinato di arrestarlo! Perché non obbedisci ai miei ordini?!"
"Ho rotto il mio patto di fedeltà con te, Shiti. Ho giurato fedeltà al Taota." gli rispose il Wisa.
"È una congiura, questa!" gridò lo Shiti, e fece per afferrare il suo pugnale sul tavolo.
Masu stese davanti a sé lo scettro, una lama di luce violetta ne scaturì, ed il pugnale divenne incandescente, bruciò il legno del tavolo e colò sul pavimento di marmo in una massa informe.
Lo Shiti impallidì: "Come... come hai fatto? Chi sei tu?"
"Sono il tuo Taota, uomo!" rispose Masu.
Lo Shiti, impaurito, si inginocchiò: "Mio Signore..." mugolò.
"Troppo tardi ti sei convinto. Troppo tardi. Tuo figlio mi ha creduto senza bisogno di vedere nessun prodigio. Perciò ora tu cederai a lui la tua corona. Egli sarà il nuovo Shiti di questo territorio. Tu ti ritirerai in un castello ai confini di Yoonisu', dove tuo figlio deciderà che tu viva in esilio. Sarai un semplice Teha fino alla fine dei tuoi giorni. E ringrazia il Kaoka che io non pretenda la tua vita!"
Il nuovo Shiti accompagnò, con tutta la sua corte Masu fino al porto e restò a salutare la nave che si allontanava. Ora Masu si stava avvicinando al territorio in cui era nato ed era cresciuto. Stava sul ponte, guardava la sua terra d'origine avvicinarsi e sentiva una forte emozione crescere in sé.
Kuda gli andò accanto e gli prese una mano. Masu si girò a guardarlo, e gli sorrise: "Non credevo che avrei potuto un giorno farti vedere la mia terra... sono contento di potertela far visitare..."
Le coste di Sanisu' si avvicinavano. La nave circumnavigò l'isola su cui sorgeva Sanisu'-Wachi e finalmente attraccò. Masu scese dal ponte della nave, indossando le regalie, seguito dalla sua piccola corte. La gente sul molo li guardò incuriosita e qualcuno, riconosciute le regalie, iniziò ad inginocchiarsi al suo passaggio.
Uno dei guerrieri si avvicinò, guardò Masu e, con voce incerta, disse: "Non sei tu il nostro compagno Su Masu-Yari?"
Toma parlò per lui: "È il nostro Taota, guerriero. Inginocchiati!"
Il guerriero si inginocchiò lentamente.
Masu gli disse: "Alzati, mio buon Take-Ruu. Sì, sono io, Masu, ma, come vedi, non sono più un guerriero..."
Il guerriero si alzò guardandolo: "Perdonami, Masu... ma come è possibile, se tu sei il mio antico compagno d'armi, che ora tu sia il Taota?"
"Lo metti in dubbio?" gli chiese Masu con un sorriso.
"No... no... solo non capisco..."
"Posso capirti, io stesso ne sono ancora profondamente meravigliato, e mi sto lentamente abituando a questo mio nuovo ruolo. Così pare che abbiano voluto gli dei ed il Kaoka. Chi siamo noi per opporci al loro volere? Ma come stai, mio fedele compagno?"
"Bene, Taota, grazie. Anche se ancora stupefatto nel vederti... nel sapere che sei il Signore dei Signori... L'ultima volta che ho avuto tue notizie ho saputo, con dolore, che eri stato esiliato... Tutti ci aspettavamo che tu diventassi uno Shisi, e la notizia ci addolorò molto..."
"Tutti voi siete stati per me degni compagni, avete fatto tutto quanto in vostro potere per proteggermi, per aiutarmi, e ve ne sono grato."
"Eri uno dei migliori fra noi. Abbiamo agito secondo lealtà e giustizia, come dovevamo fare."
"Vuoi accompagnarmi fino alla capitale, Take?"
"Con vero piacere. E con me, tutti i miei compagni ed anche il nostro Shisi saranno onorati di farti da scorta."
"No, che ognuno resti al suo posto. Avverti il tuo Shisi, poi vieni con me."
Camminarono per quasi tutta la giornata ed a sera, poco prima del tramonto, entrarono nella capitale. Lungo la via Masu illustrava a Kuda, con abbondanza di particolari, quanto vedevano lungo il loro cammino.
Giunti davanti al portale del castello Zachi-Saya della capitale Sanisu'-Wachi, sede dello Shiti Reko-Senoo, Take andò subito ad avvertire il Wisa, che immediatamente si presentò alla porta per accogliere Masu. Gli si inginocchiò davanti.
Masu si tolse dal collo il rubino, la lacrima di Kaoka, e la porse al suo antico Wisa.
"Alzati. Ecco, ti rendo il talismano, che per ben due volte mi ha salvato la vita, di cui perciò ti sono debitore. Ora non mi serve più, ma mi è stato prezioso."
"Masu... Taota..." balbettò quasi il Wisa.
"Tu puoi continuare a chiamarmi Masu, tu che mi hi fatto da padre. Ora, annunciami allo Shiti. Digli che il Taota è venuto a riscuotere la sua rivincita. Anzi, no, digli solamente che il Su Masu-Yari è venuto a riscuotere la sua mercede. E non lasciarti sfuggire chi io realmente sono."
Il Wisa corse dentro il castello, mentre Masu vi entrava. Tutti i guerrieri, riconoscendolo, si inginocchiavano al suo passaggio, lieti in volto. Gran parte dei To invece si defilavano, non sapendo che fare, come comportarsi, benché qualcuno invece si inginocchiava.
Quando Masu entrò nella sala del trono, trovò che già lo Shiti Reko-Senoo era seduto in trono, con il volto rabbuiato. La Shiti Woke-Yaine sedeva al suo fianco, con espressione furente. Alle loro spalle c'erano i figli e le figlie degli Shiti.
"Come osi presentarti a me, Su Masu-Yari!" gli chiese con voce irata lo Shiti.
"Come osi restare seduto sul trono in mia presenza!" lo rimbeccò Masu.
"Sai che ora ti condannerò alla decapitazione, guerriero?" gli rispose imperturbabile lo Shiti.
"Non vedi chi hai di fronte, Shiti?" gli rispose Toma.
"Aha! E voi credete che questa mascherata gli salverà la pelle?" chiese allora la Shiti con voce piena di scherno.
"Non è una mascherata, Grande Signora. Egli è veramente il nostro Taota." La ammonì il Wisa.
"Quanto sei sciocco, guerriero! Ti sei mostrato sciocco fin dal giorno in cui hai osato sfidare l'autorità del tuo Shiti e la mia ira. Credi che, convocando bravi artigiani, non potrei anche io far preprare un manto, uno scettro ed una falsa corona?" chiese la Shiti in tono sprezzante.
"Signora, se sei così certa che quest'uomo sia un'impostore, e che le regalie siano un falso, vieni, togli dal suo capo la corona, e saremo tutti in tua balia. Ma ti avverto, se invece sono vere, appena toccherai la corona morirai. Fai la tua scelta!" le disse Kuda.
"Credi di farmi paura, sciocco? Credi che io sia così ingenua? Guarda!" disse a donna furibonda e, scesa dal suo seggio, si accostò a Masu.
"Woke... non farlo, aspetta..." gemette lo Shiti incerto.
"Taci tu, che sei anche più sciocco di loro, sei solo un debole, un credulone. Ma ora, io gli toglierò questa falsa corona, e poi pretendo la sua testa. Pretendo, chiaro?" disse la donna.
Giunta di fronte a Masu ebbe una risatina isterica, sollevò le mai e prese la corona togliendogliela dal capo.
"Ecco, vedete che..." iniziò a dire, ma immediatamente cadde a terra, fulminata.
Masu si chinò, le tolse la corona dalle mani e la pose di nuovo sul proprio capo. Lo Shiti ed i figli erano impalliditi. Poi lo Shiti si precipitò giù dal trono, depose davanti a sé la sua corona, sul pavimento, e guaì.
"Pietà Taota, pietà..."
"Sì, avrò per te la stessa pietà che tu hai avuto per me. Decreto che tu vada in esilio e che non metta mai più piede né in Sanisu' né in Chuma. Se qualcuno ti accoglierà come To, buon per te. Altrimenti... vagherai come hai condannato me a vagare. Quanto a voi, figli di quest'uomo, siete liberi di andare dove volete, ma anche voi fuori da questo teritorio e da Chuma. Inoltre, ordino che il nuovo Shiti di Sanisu' sia tu, Wisa. Scegli il tuo successore come Wisa, poi o ti insedierò."
Masu poi dette gli altri ordini, liberando gli schiavi ed aprendo i passaggi fra classi. Riconsacrò l'altare degli dei e celebrò alcune unioni.
Chiese poi di vedere il suo antico amante Jule-Dee. Questi si presentò a lui assieme ad un giovanetto. Masu lo riconobbe subito.
"Non sei tu il piccolo Di-Sho?"
"Sì, sono io, Taota. Ho pregato ogni giorno ed ogni notte per te, come ti avevo promesso. Gli dei ed il Kaoka hanno esaudito le mie preghiere..." gli disse il piccolo con volto radioso.
"Come stai, Di-Sho? Sono guarite le tue ferite?"
"Sì, Taota. E sto bene, il Su Jule-Dee mi ha sempre trattato molto bene..."
"Ne sono lieto. E tu, Jule-Dee? Ti sei fatto un nuovo amante, dopo che sono dovuto andare via?"
"No, Masu... non ancora. Vedi..." disse arrossendo lievemente, "Ho promesso al piccolo Di-Sho che avrei aspettato che crescesse e..."
"Lo ami, dunque?"
"Come non amarlo? È il ragazzo più dolce, più tenero, più buono che avessi mai conosciuto. Se non fosse stato impossibile, l'avrei adottato. Ma ora, se tu hai liberato gli schiavi..."
"Certo, ora è possibile, ora lo puoi adottare. O forse, se preferisci, aspettare che cresca ed unirti a lui."
"Sì, lo adotterò, lo addestrerò perché diventi un buon guerriero, e quando avrà sedici anni, se lui ancora mi vuole, chiederò di essere unito a lui." rispose Jule, contento.