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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SIGNORE DEI SIGNORI CAPITOLO 9
IL CONTADINELLO
E L'ARTIGIANO ATTEMPATO

I tre viaggiarono per parecchi giorni, finché si inoltrarono nel territorio di Altacosta, cioè di Mafu-Ooreeve', la zona del sotto-pollice. Era questo un territorio montuoso ad est ed ovest, grandi paludi all'estremo ovest ed una stretta fascia quasi pianeggiante e coltivata al centro, che andava da nord a sud. La capitale, Ooreeve'-Wafu, sorgeva quasi a picco sull'oceano, su un'alta cordigliera di scure rocce.

Erano appena entrati in Ooreeve' quando si fermarono alla capanna di una famiglia di Produttori, contadini, e chiesero ospitalità per la notte. Era una grande famiglia, piuttosto benestante, che abitava in una casa a due piani composta di molte stanze. Il primo piano aveva le camere da letto, due per le due coppie di nonni, una per il padrone di casa e la moglie, poi altre tre per le figlie femmine e cinque per i figli maschi. Nel sotto-tetto, poi, c'erano quattro grandi ambienti dove dormivano gli schiavi.

Il padrone di casa, che era uno Shini di nome Taroz'a, fece sloggiare due dei suoi figli facendoli andare a dormire con i fratelli, in modo di liberare una stanza per Masu ed una per Toma e il suo schiavo.

Dopo la cena Masu stava davanti alla casa, seduto su una panca, e guardava gli abitanti della casa fare alcuni lavori, come riparare attrezzi, immagazzinare parte del raccolto, tessere al telaio verticale, lavare e rammendare, intagliare pezzi di legno... Tutta quell'alacre attività lo incuriosiva e gli dava un gran senso di pace.

Poco lontano da lui, seduto sull'erba, c'era il figlio minore del contadino, un ragazzo di quindici anni, che stava intagliando artisticamente un bastone con gesti esperti e misurati. Lo guardò: il ragazzo era molto ben fatto, e Masu provò un forte desiderio di portarselo a letto, anche perché erano diversi giorni che non aveva sesso.

"Come ti chiami, ragazzo?" gli chiese.

Il contadinello si girò a guardarlo: "Sono il Neha Dokomo, guerriero."

"Ancora un Neha? Pensavo che tu fossi già un Nu..."

"Forse il prossimo anno, non so..."

"Sei molto bravo, mi piace il bastone che stai intagliando."

"Voglio rappresentare la nascita dei quattro Ku..."

"I quattro dei... perché hai scelto quel soggetto?"

"Perché è da lì che il bene ed il male sono comparsi nel nostro mondo."

"Per chi è quel bastone, ragazzo?"

"Per me. E vero che tu hai ucciso un grande drago rosso?"

"No, ho ucciso solo i suoi cuccioli ed ho accecato la loro madre. Poi gli altri guerrieri l'hanno ucciso, con il fuoco."

"Accecato... usando la tua spada?"

"Proprio così."

"Devi essere molto coraggioso e forte... ed abile..."

"Così dicono. Ma dimmi, ragazzo, tu, oltre ad essere un bravo intagliatore, quali altre doti hai?"

"Doti? Non so, non credo di averne altre. Sono ancora molto giovane..."

"Ma non troppo per non aver già messo alla prova le tue doti come maschio, scommetto." gli disse maliziosamente il bel guerriero.

"Ah, dovevo immaginarlo. Lo sanno tutti che quando un guerriero parla di 'doti' si riferisce a quelle sessuali." disse con uno sguardo diffidente il ragazzo.

Masu sorrise. "Beh, in questo momento non ci stavo pensando, ma... perché no? Mi piacerebbe scoprire anche quelle tue doti."

"Mi vorresti portare nel letto con te." disse il ragazzo, serio.

"Non necessariamente in un letto, ma certo fra le mie gambe..." gli disse ridacchiando il bel guerriero.

"No..." disse solamente il ragazzo.

"Perché no? Non ti piacerebbe farmele scoprire, le tue doti nascoste? Farlo con me?"

"Tu vuoi solo prenderti il tuo piacere con me... e dopo esserti divertito, mi dimenticherai. Non mi va di essere soltanto un giocattolo per il tuo membro virile."

"Ma l'hai già fatto con una ragazza o con un ragazzo?"

"Sì, ci ho provato sia con uno dei nostri schiavi che una delle nostre schiave."

"E con chi t'è piaciuto di più?"

"Con entrambi, anche se non poi quanto i miei fratelli dicevano."

"Ma se tu lo volessi fare con me, sono sicuro che ti piacerebbe..."

"Non io. I grandi usano i ragazzi, pensano solo al loro piacere. Tu vuoi solo il mio culo, non è così? Solo un buco in cui sfogare le tue voglie, no?"

"Passa la notte con me e lo scoprirai..." gli disse divertito il bel guerriero.

"No... perché dovrei? Con gli schiavi, per lo meno, sono io a decidere quello che voglio fare, anche se sono più grandi di me. Ma con te..."

"Non ti imporrei nulla e ti farei divertire." insisté Masu sorridendogli.

Il ragazzo scosse il capo: "Non ti credo. Non mi fido. I grandi usano noi ragazzi per divertirsi e basta, e tanto più quando sono signori o guerrieri."

"Hai avuto brutte esperienze con qualche signore o guerriero?"

"Non io, perché me ne tengo sempre alla larga. Per questo non ero molto contento quando mio padre ha deciso di ospitarvi."

"Ma sei un uomo libero, anche se ancora soltanto un Neha. Nesuno ti può obbligare a... a fare qualcosa che non vuoi."

"Appunto."

"Però sei molto grazioso, mi piacerebbe davvero passare la notte con te."

"Tu sei bello. Se tu fossi uno schiavo, sarei io a chiederti di venire nel mio letto." gli rispose il ragazzo guardandolo da capo a piedi, conservando la sua espressione seria e diffidente.

Masu lo guardò e si accorse che la braca del ragazzo era gonfia e tesa al punto giusto. Sorrise e gli disse: "Comunque sei eccitato, solo a pensarci... Perché sei così diffidente? Ti prometto che non te ne pentirai, se questa notte verrai nel mio letto..."

"Che poi era il mio... No, non mi fido, non ti conosco."

"Un guerriero ha una sola parola..."

"Un guerriero ha una sola legge: la fedeltà al suo signore. Ed il suo signore non è, come tutti credono, il suo To, ma il suo cazzo." disse in tono scontroso e lievemente sarcastico il ragazzo.

"E il tuo? Nonostante tutti i tuoi no ha alzato la testa e punta verso di me."

"Sei bello, e alla mia età il sangue bolle nelle vene... ma lo acquieterò con la mia mano, oppure con uno dei miei schiavi o delle mie schiave, stanotte."

"E non con me. Un vero peccato, e non solo per me."

"Anche il tuo è duro: i tuoi calzoni di pelle non nascondono niente." notò il ragazzo guardando fra le gambe del guerriero.

"Non ho nulla da nascondere. Per un guerriero avere il membro duro è motivo di fierezza almeno quanto avere una buona spada."

"Ma io non ho intenzione di diventare il fodero per quella tua spada. Non insistere, non serve. Non hai mai sentito dire che un contadino ha la testa più dura della roccia delle montagne?"

"Io di duro, per ora vedo soprattutto quello che celi nelle tue brache... e mi piacerebbe farlo tornare morbido, dopo aver ammorbidito la tua testardaggine."

Il ragazzo sollevò un sopracciglio ed ebbe un risolino ironico: "Quanto a testa dura, non puoi lamentarti, guerriero..."

"Neanche quanto a cazzo duro. Che devo fare per convincerti? Se stanotte vieni nel mio... nel tuo letto, ti prometto che agirò come se io fossi uno dei tuoi schiavi..." gli disse Masu con un sorriso tentatore.

"No mi fido..." ripeté il ragazzo a mezza voce e riprese ad intagliare il suo bastone.

"La porta resterà aperta... e sai bene dove dormo, no?" gli disse Masu alzandosi.

Fece un breve giro nei dintorni della casa, poi decise di andare a stendersi nel letto, nella camera che il ragazzo gli aveva dovuto cedere. La stanza era piccola, quasi completamente occupata dal letto e da una cassapanca. Masu posò la lanterna sulla cassapanca di bel legno intagliato, certamente opera del ragazzo, si denudò e si stese sul letto, senza coprirsi. Non faceva ancora troppo freddo. Si addormentò, attendendo invano la visita del ragazzo.

Si svegliò sentendosi toccare. Il ragazzo era ritto accanto al letto, le sole brache indosso, e con una mano manipolava lievemente il membro semieretto del bel guerriero.

"Sei qui..." gli disse in un sussurro Masu, sorridendogli soddisfatto.

"Davvero farai tutto quello che voglio, come se tu fossi il mio schiavo?"

"Certo, per tutto il tempo che passerai in questo letto."

"Non so se devo fidarmi..."

"Segui il tuo istinto. Sei venuto fin qui, mi stai toccando, perché non vai fino in fondo in quello che hai iniziato, a questo punto?"

Il ragazzo si sfilò con una sola lesta mossa le brache e, nudo, salì con grazia ed agilità sul letto.

"Farai quello che voglio io, d'accordo?"

"Sì. E se farò qualcosa che non vuoi, basterà che mi dici di smettere e io smetto..." gli disse Masu attraendolo a sé ed iniziando a carezzargli il corpo sodo e fresco, la pelle vellutata.

Era già ben formato, quel ragazzo. Gli manipolò i genitali turgidi: anche lì era ben sviluppato, notò con piacere il giovane guerriero. Il ragazzo lo lasciava fare, non gli aveva ancora mai detto un solo "no". Masu, gradualmente, lo coinvolse finché anche il giovane contadino iniziò a partecipare con crescente abbandono e piacere.

Quando, con una qualche residua esitazone, Masu si mise in posizione per penetrare il ragazzo, il contadinello gli si offrì senza più remore, tirandosi le gambe contro il petto glabro. Il bel guerriero gli puntò il membro duro sulla tenera rosetta di carne e lo guardò negli occhi. Il ragazzo annuì. Masu iniziò allora a spingere. Dapprima incontrò una certa resistenza. Il contadinello si inumidì le dita con la saliva e le passò sul proprio foro, poi annuì di nuovo al bel giovanotto.

Masu sentì lo stretto sfintere cominciare ad arrendersi alla sua spinta, ed iniziò ad invadere lo stretto e caldo canale del ragazzo. Dokomo chiuse gli occhi e si rilassò. Masu gli scivolò dentro lentamente, trattenendo il proprio vigore ed il proprio desiderio. Quando gli fu completamente dentro, si fermò: il ragazzo era molto stretto e Masu gli dette il tempo di abituarsi alla dura e forte intrusione.

"Dai..." gli sussurrò dopo un po' il contadinello.

Allora Masu iniziò a battergli dentro, aumentando gradualmente il vigore e la velocità dei suoi va e vieni, continuando a spiare l'espressione del ragazzo. Lo prese a lungo, portandolo a poco a poco a provare un crescente piacere e godendosi quella totale accettazione. Il ragazzo faceva palpitare il suo canale, stringendo ogni volta che Masu si ritraeva e rilassandosi ogni volta che gli si spingeva dentro, quasi come se stesse mungendo la soda colonna di carne. Era evidente che non era un novellino...

"Ti piace?" gli chiese sostando per un poco in modo di non raggiungere troppo presto l'orgasmo.

"Sì..." mormorò il ragazzo.

"Se vuoi, dopo, puoi anche prendere me..." gli propose il giovanotto.

"No. Quando voglio metterlo, preferisco prendere una ragazza. Ma una ragazza non può metterlo a me, per questo vado anche con i ragazzi..."

"Ne hai già avuti molti, ragazzi?"

"Solo tre fra i nostri schiavi, anche se abbastanza spesso. Ma tu ci sai fare meglio. Dai, continua, fammi godere..."

Sì, pensò Masu, ti farò godere, ragazzo... e ti godrò... E riprese a battergli dentro con gusto crescente. Al ragazzo piaceva, piaceva molto e lo dimostrava ampiamente. Masu dovette venire ben tre volte prima di riuscire a provocare un orgasmo, ma molto forte, al contadinello e quindi anche a saziarlo. Finalmente a notte fonda il ragazzo, pienamente soddisfatto, uscì dalla stanza e tornò a dormire con uno dei suoi fratelli.

Il giorno seguente ripresero il loro cammino. Di-Ja era un ragazzo allegro, servizievole, e di gradevole compagnia. Il giovane schiavo era anche spiritoso ed intelligente. Masu pensò che, oltre a fare la felicità del suo compagno di viaggio Toma, era stato un ottimo acquisto; era contento di averlo con sé.

Giunsero in un grazioso villaggio. Gli abitanti erano per la maggior parte artigiani, specializzati nell'intaglio di pietre dure, nell'intarsio e nella ceramica, infatti il villaggio era suddiviso in terzieri. Ogni terziere aveva a capo un Tu che abitava nel suo palazzo con i suoi guerrieri, ed il consiglio dei tre Tu reggeva tutto l'abitato.

I tre viandanti si aggirarono per le vie del villaggio ammirando i lavori che gli artigiani ed i loro aiutanti eseguivano, per lo più nella via, davanti alle loro botteghe. Era bello guardarli lavorare con mani abili e veloci.

Masu si fermò a guardare un uomo anziano che stava scolpendo con diversi tipi di sgorbie e mazzuoli un pezzetto di pietra di un bel colore giallo oro, tenuto fermo da una morsa di legno. L'uomo aveva corti capelli grigi ed un barba bianca, anche corta; aveva occhi cerulei ed un volto sereno. Masu un po' guardava la sua opera, un po' studiava l'espressione intenta dell'uomo.

Questi, senza smettere di lavorare e senza guardarlo, gli chiese: "Ohilà, guerriero, che hai da continuare a guardarmi?"

"Sto ammirando la tua opera..."

"E allora, perché guardi me?"

"Mi piace la tua espressione, ed hai anche mani molto belle, oltre che abili."

"Aha! Quando un guerriero parla di mani abili e belle, pensa di sicuro come sarebbe se fossero usate sul suo corpo!"

"Perché no? Bellezza ed abilità sono due cose da ammirare e da apprezzare. Che stai scolpendo?"

"Un talismano. I miei talismani sono assai ricercati. Anche se questo citrino di per sé vale poco, una volta che ne avrò fatto un bel talismano, il suo valore sarà almeno otto volte maggiore."

"Un talismano? Per che cosa?"

"Questo, vedi, rappresenterà il membro generatore di Shiki-Waruno-S'oote, del Grande Padre di Ogni Cosa."

"E com'è fatto il membro di un Grande Dio? L'hai mai visto, tu?" chiese incuriosito e divertito Masu.

"È l'essenza di tutti i membri maschili, diviso in quattro zone." spiegò l'uomo continuando a scolpire, sempre senza guardarlo. "La zona dell'origine del seme, le due perfette sfere che prefigurano tutto il creato; la radice della colonna, che racchiude potenza e vigore e dà forma e sostanza ad ogni cosa; la colonna ascendente, che dispensa piacere e dolore; ed infine la cima ogivale, che penetrando l'universo, proietta ogni singola goccia di seme, dando vita alla vita."

"Insomma, come un qualsiasi cazzo." concluse Masu divertito.

"Qualsiasi, dici? No, non qualsiasi. È il grande membro generatore di ogni cosa, a differenza del tuo o del mio che il più delle volte generano solo piacere e qualche volta, a caso, una progenie."

"Il mio genera solamente piacere..." commentò Masu con allegria.

"Ammesso che lo sai usare bene." commentò asciutto l'uomo, ma senza durezza né sfida nella voce.

Masu, che normalmente non era molto interessato a maschi tanto più vecchi di lui, si sentì stranamente attratto da quell'uomo.

"Se vuoi verificarlo di persona... io sono pronto, artigiano." gli disse allora.

Per la prima volta l'uomo smise di lavorare e guardò negli occhi il bel guerriero. Era uno sguardo aperto e franco, ed i suoi occhi cerulei erano sereni e profondi come un laghetto di montagna. Una luce di lieve allegria vi baluginava dentro.

"Qual è il tuo nome, guerriero?"

"Su Masu-Yari."

"Su Masu-Yari... vai dritto al bersaglio come una freccia, tu. Non sei avezzo ai giri di parole. D'altronde non sei né un Signore né un mercante, che sono maestri nel dire e non dire. Così, a te piacciono gli uomini della mia età."

"No, non solitamente. Eppure mi sento attratto da te."

"È quasi un complimento. Specialmente detto da un uomo bello come te."

"Mi trovi bello? Anche a te piacciono i maschi?"

"Sì, per la prima domanda. Un artigiano è un cultore del bello, non può non apprezzarlo. E tu sei veramente bello. Mi piacerebbe raffigurarti in una delle mie sculture. No per la seconda domanda. Non ho mai avuto una predilezione per i maschi, a parte i soliti lievi giochi sessuali fra compagni quando ero un adolescente."

"Perciò non accetti la mia proposta."

"Non ho detto questo. Da una parte mi incuriosisci. Forse potrebbe valere la pena di verificare di persona. Bada bene, forse, ho detto. Ma non è che ne sia ancora convinto."

"E che devo fare per convincerti?" gli chiese Masu con un sorriso accattivante. Poi aggiunse: "Dopo tutto io farei un'eccezione, nel farlo con te, come t'ho detto. Non potresti farla anche tu?"

"Un'altra caratteristica di un artista è la curiosità, ma questo non basta per cambiare le abitudini."

"Non ti chiedo di cambiarle, ma solo di fare un'eccezione."

"Sai essere convincente ed anche determinato."

"Anche i guerrieri hanno alcune buone caratteristiche, non solo gli artigiani."

"Su Masu-Yari... potrei essere tuo padre, se non tuo nonno..."

"Ma sei un uomo affascinante e c'è un che di sensuale che trasuda da te."

"Non è adulandomi che puoi convincermi..."

"Se tu mi accogli nel tuo letto... io poi posso posare per te, se vuoi scolpire le mie sembianze."

"Ora mi stai tentando, facendo leva sul mio desiderio di rappresentare il bello."

"Che cosa ancora ti trattiene, allora?" gli chiese Masu sfoderando uno dei suoi migliori e più sensuali sorrisi.

"Il mio corpo non reagisce, non desidera unirsi al tuo."

"Non importa che reagisca prima o dopo, ma durante... e so che reagirà se accetterai di provarci con me."

"Giovane e sicuro di te, come tutti i giovani. E forse anche un po' presuntuoso, no?"

"No, non presuntuoso. Un guerriero deve conoscere la propria forza come i propri limiti. Ed io conosco... questa mia forza."

"Si deve essere in due, per certe cose."

"Sei ostinato, artigiano. E... non so ancora il tuo nome..."

"Ha importanza? Comunque, io sono il Chi Z'eke."

L'artigiano depose con cura i suoi attrezzi in un astuccio di legno, avvolse la scultura che stava facendo in un morbido panno, portò tutto nella sua bottega e parlò per un poco con uno dei suoi apprendisti. Poi tornò da Masu, che era rimasto nella via e lo continuava a guardare.

"Ma tu domani poserai per me, d'accordo?"

Masu aveva vinto. Non cambiò la sua espressione e disse: "Con vero piacere, ma solo domani, perché poi devo riprendere il mio cammino."

"Mi basta. Seguimi, abito poco lontano."

L'uomo, entrato in casa, dette ordine di non essere disturbato e salì con Masu in camera sua. Qui giunto, senza dire nulla, si tolse di dosso gli abiti restando nudo e si stese sul letto. Guardò il bel guerriero che si stava anche rapidamente spogliando, poi gli fece posto sul letto accanto a sé.

"Bene, datti da fare, guerriero. Io non ho esperienza in queste cose." disse l'uomo guardandolo con aria tranquilla.

Masu ne guardò il corpo: "Sei ben fatto, il tuo corpo è ancora sodo e piacevole." gli disse e cominciò a sottolinearne le forme con le punte delle dita.

Sembrava che l'artigiano gradisse le sue attenzioni, benché ancora non si eccitava. Ma il bel guerriero non se ne dava pensiero: voleva che innanzitutto l'uomo si rilassasse e si abituasse alla sua vicinanza, ad essere toccato da un altro maschio, poiché aveva detto che non gli era mai accaduto prima. Lo toccava sapientemente in modo via via più intimo ed erotico. Quando vide che Z'eke chiudeva gli occhi, capì che le sensazioni che stava dando all'uomo cominciavano ad avere il loro effetto. Perciò spinse un po' più oltre le sue manovre.

Finalmente vide il grosso e pesante membro dell'altro iniziare a muoversi in modo lieve e ad aumentare gradualmente di consistenza e di volume. Masu sorrise: sapeva che soltanto se avesse saputo portare l'uomo a desiderare di godere quell'esperienza, questa sarebbe diventata piacevole anche per lui.

Per un attimo si chiese perché ci tenesse tanto a farlo con quell'artigiano, ma la risposta non affiorò nella sua mente, perciò accantonò la domanda e non ci pensò più. Dalla finestra entrò un refolo di vento e la calda luce del sole calante inondava la stanza. Masu provò un profondo senso di benessere. Quell'uomo anziano gli piaceva, anche se non corrispondeva al proprio ideale. Gli piaceva stare lì con lui, soprattutto perché sentiva che l'artigiano stava godendo sempre più le sue attenzioni.

Masu era ormai fortemente eccitato e stava esercitando con crescente sforzo un attento auto-controllo per non precipitare le cose. Quando il bel guerriero meno se l'aspettava, l'artigiano sollevò le braccia e prese a carezzare il suo corpo, dapprima solo sul petto e sui fianchi, ma poi anche sul ventre e sulle cosce e infine sui genitali gonfi e duri: il più era fatto! Da questo punto in poi poteva lasciare che fosse l'anziano uomo a guidare quel loro incontro, bastava che ne tenesse ben desta l'eccitazione.

Gli si addossò con tutto il corpo, facendogli premere con vigore contro il corpo la propria erezione. L'uomo si girò su un fianco, prese il bel giovane guerriero fra le braccia e ne circondò le gambe con le sue gambe. I loro volti si sfioravano quasi e Masu lo guardò. Dopo poco Z'eke aprì gli occhi e Masu vi lesse una lieve luce d'allegria dentro.

"Pare che tu ci stia riuscendo..." gli disse Z'eke con voce bassa e calda.

"A far che?" gli chiese con un lieve sorriso il bel guerriero.

"A farmi piacere questo... e a farmi desiderare qualcosa di più..."

"E che cosa?" chise Masu, ora con un sorrisetto malizioso.

"Qualcosa di più... un'unione più intima... qualcosa che non ho mai provato..."

"Mi vuoi penetrare?" gli chiese il giovane con voce sensuale.

"No, quello già lo conosco, e non credo che sia molto diverso prendere una donna o un uomo, specialmente di dietro."

"E allora? Che cosa?"

"Farmi capire che cosa un uomo può provare... grazie a questo..." disse prendendogli il duro membro in una mano ed agitandolo lievemente, "che effetto fa sentirselo scivolare tutto dentro, poi muovere... essere dall'altra parte in un rapporto sessuale... Non ti va, l'idea?"

"Se tu vuoi, non sono certo io a dirti di no..." gli disse il guerriero.

"Datti da fare, allora... uomo!" disse con un lieve sospiro l'anziano artigiano.

Masu si apprestò alla bisogna, sapendo che, poiché l'uomo non l'aveva mai fatto prima, doveva andarci con molta prudenza e gentilezza. Con molta gradualità. Il sole stava già scomparendo dietro le montagne quando finalmente iniziò a tentare di penetrare l'intatto anello di carne dell'uomo.

Con sua sorpresa, Z'eke era completamente rilassato e non cercò minimamente di contrastare la sua spinta. Molto lentamente, fermandosi spesso e tenendo ben desta l'eccitazione dell'artigiano, Masu riuscì a spingersi dentro le sode carni dell'uomo, ad invaderlo a poco a poco, a riempirlo con il suo forte e duro palo, finché gli fu completamente immerso dentro. Di nuovo si fermò a lungo, facendoglielo palpitare dentro ma senza muoversi, manipolandogli i genitali turgidi perché rimanesse pienamente eretto.

Quando sentì il caldo e strettissimo canale di carne fremere e plapitare, iniziò finalmente a muoversi avanti e dietro con molta cautela.

"Puoi smettere di andarci così piano..." gli sussurrò l'uomo, "ormai mi sono abituato alla tua invasione. Fai quello che devi, uomo, fammi provare se davvero vale la pena farlo con un altro uomo..."

Masu non aveva bisogno di ulteriore incoraggiamento, così iniziò a fottere l'uomo con il necessario e giusto vigore. L'espressione sul volto dell'artigiano era sempre serena, ma vi si stava dipingendo anche un velo di piacere.

"Sì..." mormorò l'uomo palpando in modo più forte e con magiore piacere i sodi muscoli guizzanti del giovane che ora lo stava prendendo con virile energia.

"Sì..." ripeté con voce bassa, esprimendo la sua approvazione per quell'esperienza del tutto nuova e così inaspettatamente gradevole.

"Sì..." sussurrò iniziando a muoversi all'unisono con il forte e bel guerriero, godendo a pieno il suo martellare forte e sapiente nelle proprie carni.

In breve l'uomo si trovò a partecipare pienamente a quella forma di sesso che per la prima volta in vita sua il bel guerriero gli stava facendo assaporare. Masu cessò di controllare il proprio istinto: ormai non aveva più nulla da temere, lo sentiva. L'uomo si stava godendo davvero la loro unione e questo stava dando al forte guerriero tutto il piacere che poteva desiderare.

Finalmente l'uomo raggiunse l'orgasmo. Non fu un'esplosione, piuttosto come un lago in piena che tracima; senza emettere un solo gemito, un solo mugolio, ma fremendo lievemente per tutto il corpo, l'artigiano raggiunse l'orgasmo. Dopo poco anche Masu donò tutto il proprio tiepido seme all'uomo, inondando con una serie di forti getti la più profonda parte del suo stretto e caldo canale.

Si fermarono rilassandosi quietmente. L'uomo aveva riaperto gli occhi cerulei e lo guardava con un vago sorriso sulle labbra e nello sguardo.

"Bene," sospirò Z'eke, "mi hai fatto scoprire di aver perso anche troppi anni. È un godimento assai diverso da quello che mi sono preso fino ad oggi, ma non meno gradevole. Penso che dovrò trovarmi qualcuno, visto che domani hai intenzione di lasciare il nostro villaggio."

"Non ti sarà difficile trovare un compagno, sei un bell'uomo, piacente."

"Lo so. E so già chi potrà essere."

"Un guerriero del tuo terziere?" gli chiese Masu incuriosito.

"No. Il mio apprendista. Mi sono accorto che a lui piacciono gli uomini, e soprattutto gli uomini maturi. E so anche di piacergli io, benché non ha mai avuto il coraggio di dirmelo."

"Sarà assai sorpreso, ma piacevolmente sorpreso, penso, specialmente se gli piacciono gli uomini maturi."

"Domani ti aspetto nella mia bottega per posare per me."

"Te l'ho promesso, certo che verrò."

Rivestitosi, salutò e tornò in strada. Dopo poco incontrò Toma e Ja.

"Dove sei finito?" gli chiese l'amico, "Io ho trovato dove possiamo passar la notte, ma poi non ti trovavo più..."

Masu ridacchiò: "Un'imprevisto ma piacevole incontro..." gli disse.

"Qualcuno che conosciamo?" gli chiese Toma un po' sorpreso.

"No no, qualcuno che io ho conosciuto e... piuttosto intimamente."

Toma rise: "Ah, dovevo immaginarmelo! Il nostro rubacuori! Un bel ragazzotto, immagino."

"Sbagliato! Aveva sessanta anni esatti!"

"Sessanta? E da quando in qua ti interessa il legno stagionato? A parte quella volta con il mago..."

"È stato piacevole, anche se preferisco i giovani. Per una volta uno può anche concedersi un piatto diverso dal solito, no?"

Ja chiese, gli occhi spalancati: "Tu hai fatto l'amore con un mago, Su Masu? Davvero?"

"Sì..." disse il bel guerriero divertito per lo stupore del ragazzo, e gli raccontò come era andata, cominciando dal giorno in cui era stato esiliato per aver salvato la vita al piccolo schiavo.

Ja beveva ogni sua parola, passando di meraviglia in meraviglia.


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