Masu, la mattina dopo, quando il giovane schiavo lo salutò perché doveva tornare alle sue incombenze, prima di provare a parlare con Toma, si informò se poteva comprare uno degli schiavi della casa dello Shiti. Ma gli fu detto che non era possibile. Perciò abbandonò la sua idea e non disse nulla a Toma.
Gli sarebbe piaciuto poter comprare R'o... portarlo con sé, fargli vivere una vita diversa. Poi, mentre con Toma ringraziava per l'ospitalità e si accingeva a riprendere il loro vagabondare, pensò che non era comprando R'o che avrebbe risolto il problema degli schiavi... così come non l'aveva risolto quando aveva salvato la vita del piccolo Dho. Aveva risolto un singolo caso... una goccia nel mare. Meglio di niente, è vero, però...
Toma vide che il suo compagno era pensieroso: "Che c'è, Masu? Qualche problema?"
"No, no, niente. Stavo riflettendo..." disse il guerriero, poi aggiunse, con auto-ironia: "Anche a me, a volte, capita di riflettere..."
"Un guerriero che riflette? Può essere pericoloso..." gli disse Toma ridacchiando. "Se noi Signori siamo la testa, e se altri si mettono a riflettere al nostro posto, rischiamo di diventare inutili..."
Masu rise: "E magari lo siete già, inutili, ci hai mai pensato?" gli disse in tono scherzoso.
"Bell'amico sei! Se pensi che io sia inutile, perché accetti di andare alla ventura con me?"
"Perché l'uomo ha anche bisgno di cose inutili, per vivere. Ma poi... dopo tutto mica sono sicuro che tu sia veramente inutile... Magari invece, sei addirittura essenziale, almeno per me. Chi lo sa?"
Toma gli sorrise. "Beh... adesso non esagerare..."
"Che facciamo, ora?" gli chiese Masu.
"Ho sentito dire che possiamo scendere verso l'interno del continente prendendo una barca e seguendo il fiume... Che ne dici?"
"Perché no? Sai anche dove si può trovare una barca?"
"Mi hanno detto che a sud della città c'è la possibilità di trovare una barca che prenda passeggeri a bordo..."
"Andiamo, allora..."
Chiedendo informazioni, dopo alcuni giri per vie e viuzze, giunsero in riva al fiume e videro un imbarcadero. Toma andò ad informarsi ed a contrattare il prezzo con i barcaioli, poi fece un segno a Masu e si imbarcarono su un barcone che trasportava sia merci che passeggeri. Oltre a loro due ed a tre barcaioli, c'erano a bordo un mercante, due artigiani ed una cantatrice.
La barca sciolse gli ormeggi e fu subito afferrata dalla corrente. I tre barcaioli, uno al timone e due che manovravano lunghi remi, mantennero la barca dritta nel centro del fiume. Le rive scorrevano veloci ai lati del natante. Masu, seduto verso la poppa, teneva una mano fuori bordo in modo di sfiorare le onde con le punte delle dita.
Toma invece aveva ingaggiato una animata conversazione con la cantatrice. Masu di tanto in tanto lo guardava e si chiedeva se per caso l'amico non stesse, più o meno consciamente, facendo la corte alla donna. Dopo tutto, nonostante quello che aveva fatto con lui, poi con il danzatore durante la notte precendente, a Toma erano sempre piaciute le donne. La cantatrice indubbiamente stava facendo la graziosa con il suo piacente ed importante amico.
Masu si toccò quasi senza pensare, il rubino che aveva appeso al collo: era freddo.
La barca procedeva nella sua rapida corsa fra i flutti del fiume, cavalcando le onde della corrente con forti saliscendi. I barcaioli governavano il legno con maestria.
Incrociarono una barca che lentamente risaliva la corrente. I barcaioli si salutarono lanciandosi forti richiami.
Dopo poco Toma, barcollando leggermente, si alzò ed andò a sedere accanto a Masu, appoggiandosi con la schiena alla fiancata della barca.
"Ti piace, la cantatrice?" gli chiese allora Masu.
"Quella? No... Ma mi raccontava cose interessanti."
"Mi pare carina... e lei ti faceva gli occhi dolci..."
"Ah sì? Beh, sì, carina lo è, ma non mi sono accorto che..."
"Ma dai! Non mi dire che non ci hai fatto un pensierino!"
"No, davvero. E poi non mi hanno mai attratto le donne con i capelli rossi..."
"Sono tinti..."
"Anche peggio. No, davvero, proprio non mi interessa. Non in quel senso."
"Cos'è, ti sei convertito ai ragazzi?" gli chiese maliziosamente Masu.
"Eh, chi sa? Penso comuque che sia più facile che io mi converta ai ragazzi che tu alle ragazze. Sbaglio?"
"No che non sbagli!" gli rispose allegramente Masu.
"Qui a bordo, ti interessa qualcuno?" gli chiese con uno sguardo malizioso il giovane Signore.
"Sì, ma uno solo."
"Ah. E chi?"
"Lo sto guardando..."
"Stai guardando me..."
"Appunto..."
"È una proposta?"
"No, sei solo il meno peggio di tutta la compagnia." gli disse ridacchiando Masu.
"Grazie per il complimento!" ribatté Toma, ma si mise a ridere.
"Tu Toma-Bekere, che farai quando avremo finito il nostro viaggio?" gli chiese Masu.
"Su Masu-Yari, davvero non lo so. Ma ho tutto il tempo per pensarci. Se dobbiamo visitare tutti i territori, il nostro viaggio non sarà certo breve. Ho tutto il tempo per pensarci. E tu? Ci hai già pensato?"
"No, neanche io... ma credo che continuerò a seguire la punta del mio naso..."
"Un uomo, prima o poi, deve fermarsi, mettere radici."
"Prima o poi... forse. Ma le mie radici sono state tagliate..."
"Si dice che la pianta di rooz'alee, quando le tagli le radici, ne mette di nuove e di più forti..."
"Già... e fa anche frutti più dolci..."
Il cielo si stava oscurando rapidamente. Spesse nuvole nere portate da un vento d'alta quota stavano accumulandosi sopra di loro. Toma e Masu si avvolsero i mantelli attorno al corpo perché l'aria s'era fatta improvvisamente fredda.
"Tempo di tempesta!" gridò il timoniere, "Restate seduti ai vostri posti, si comincia a ballare sul serio!"
"Oh, perché, fino ad ora che abbiamo fatto?" chiese ad alta voce Masu.
"Fino ad ora? Era una ninna nanna, te lo garantisco, guerriero!" rispose uno dei due rematori.
Il cielo era sempre più nero, raffiche di vento facevano scarmigliare i capelli dei viaggiatori, lampi e fulmini squarciavano la nera cappa di nubi con sempre maggiore frequenza, seguite dai forti e lunghi rombi dei tuoni. La barca iniziò a sussultare con violenza fra le onde. I passeggeri dovevano tenersi con crescente vigore alle preti o alle panche della barca, e istintivamente si appiattivano verso il suo fondo, cercando riparo. Improvvisamente violenti scrosci di pioggia si rovesciarono su di loro.
I tre barcaioli tentavano di governare la barca e si lanciavano secchi richiami ed ordini gridando per farsi sentire sopra il rumore della tempesta. Le rive non erano più visibili dalla barca.
Improvviso un fulmine scoppiò con fragore sulla barca e un suo lungo braccio di un vivido violetto s'abbatté su uno dei rematori. Quando Masu riuscì a vedere di nuovo, l'uomo era scomparso. Si girò a guardare, l'altro rematore ed il timoniere erano ancora al loro posto, ma Masu ebbe l'impressione che ora la barca avesse preso a girare su se stessa, proseguendo nella sua corsa verso valle.
Poi sentì un grido e vide l'altro rematore che, perso il suo precario equilibrio, cadeva in acqua e scompariva, assieme al suo remo.
"Qui moriamo tutti!" gli gridò Toma.
"Parla per te! Io ancora non sono pronto ad andarmene!" gli gridò in risposta Masu.
Il carico che la barca trasportava stava sbilanciando pericolosamente il natante. Il timoniere lasciò la barra per tentare di risistemare i sacchi e pareva esserci riuscito quando la barra del timone sbandò e lo colpì alle spalle proiettandolo a capofitto nel fiume.
Dai passeggeri della barca si levò un forte gemito di terrore che si sperse nell'urlio della tempesta.
Masu balzò in piedi e si gettò sulla barra del timone. Afferrandola con entrambe le mani e gravandovi sopra con tutto il peso del corpo, riuscì a rizzarla di nuovo. Non riusciva a vedere la riva e sperò di essere in grado di dirigere il barcone nel centro della corrente, dove le acque erano più profonde e non rischiavano di andare a sbattere contro qualche roccia affiorante.
Il guerriero era flagellato dai rovesci dell'acqua ma stava ritto al timone, reggendolo con vigore.
Urlò a Toma: "Vai a prua e segnalami se vedi ostacoli!"
"Che dici?" gli gridò in risposta il Signore guardando verso di lui.
"A prua! Segnala ostacoli... o-sta-co-li!" scandì Masu gridando.
Toma fece segno che aveva capito. Tenendosi basso si spostò a prua stendendosi poi sul ventre e guardando davanti a sé nella corrente. A volte sollevava un braccio indicando la direzione in cui vedeva avvicinarsi qualcosa, allora Masu, facendo leva sui piedi e pesando sulla barra con tutto il suo corpo, spostava la barra in modo di far prendere alla barca la direzione opposta.
Masu si sentiva i muscoli indolenziti per l'enorme sforzo che stava facendo per tentare di governare la barca. Si chiese quanto a lungo avrebbe potuto resistere. Ma, come aveva detto all'amico, non era ancora pronto a morire. Era un guerriero e aveva ingaggiato una dura battaglia contro gli elementi, contro l'acqua che li flagellava e quella che li trascinava e la sua unica arma era il proprio corpo e la barra di legno del timone.
A volte la barca sembrava inabissarsi fra due muraglie di nera acqua vorticante, a volte pareva restare in precario equilibrio sulla cresta di un'onda spumeggiante. Se qualcuno li avesse potuti scorgere dalla riva avrebbe visto solo la scura linea orizzontale della barca e a poppa la snella e nera figura eretta di Masu, che aveva lasciato cadere il mantello ai suoi piedi per essere più libero nei suoi movimenti. Ma dal natante non si vedeva la riva né dalla terra ferma si poteva scorgere la barca.
Lentamente, quasi impercettibilmente, la tempesta iniziò a placarsi. Masu ne ebbe la percezione solo perché gli pareva di riuscire a reggere il timone con meno sforzo, nonostante i suoi muscoli fossero tutti sempre più indolenziti. Anche i lampi ed i fulmini erano meno forti e frequenti, i tuoni meno assordanti e più lontani, e più distanti dallo scoppiare dei fulmini.
Anche gli altri passeggeri della barca finalmente si resero conto che il pericolo si stava allontanando e, uno dopo l'altro si alzarono a sedere, spiando fuori dai bordi nella speranza di cogliere qualche segno rassicurante.
Passarono ancora alcune ore, ma gradualmente la calma tornò nella natura. Dapprima cessò la violenta pioggia, l'aria si fece più chiara, le nubi meno spesse e scure, finché da qualche raro squarcio anche i raggi del sole qua e là tracciavano linee di luce. La barca danzava con meno violenza, si iniziava ad intravvedere la linea della riva.
Finalmente furono fuori dalla terribile tempesta. Masu riuscì a vedere i volti dei suoi compagni di viaggio: erano pallidi, lividi, le espressioni tese e stanche, la paura stava lentamente cedendo il passo al sollievo per essere sfuggiti, ancora vivi, al mortale pericolo.
Toma gridò: "Un approdo a dritta!" indicando verso la riva, avanti a sé.
Masu vide le case di un villaggio. Spostò la barra sperando di cogliere il giusto angolo per accostare la riva dov'era l'approdo e non passare oltre. Si accostò alla riva a monte della banchina di legno dell'approdo, allora costeggiò fino a raggiungerlo e virò con forza, finché la fiancata della barca sfregò con forza contro la struttura di legno.
Toma balzò a terra tenendo una gomena che aveva trovato fissata al fianco della barca e si spostò in modo di intercettare con essa un palo dove rapidamente legò il canapo, prontamente aiutato da un paio di abitanti del villaggio che erano sull'approdo.
Mentre i passeggeri, con passi malfermi, finalmente scendevano a terra e ritrovavano quel senso di sicurezza che il duro viaggio aveva loro sottratto, gli abitanti del villaggio chiesero che fine avessero fatto i tre barcaioli e, saputolo, guardarono con evidente ripetto il guerriero che era riuscito a governare la barca attraverso la terribile tempesta. Offrirono ospitalità e ristoro a tutti, mentre i mercanti, soci dei barcaioli scomparsi, scaricavano le merci notando come nulla fosse andato perso.
Masu aveva davvero bisogno di riposo. Toma gli sedette accanto e lo guardò, come studiandolo.
"Che hai da guardarmi così, Toma?" gli chiese il guerriero con un sorrisetto.
"Dove hai imparato a fare il barcaiolo?"
"Imparato? Io? L'ho imparato poco fa, facendolo. Non ero mai salito su una barca, prima di incontrare te."
"Più ti conosco e più mi stupisci. Sei l'unico a bordo che non aveva paura. Sei davvero un coraggioso."
"Qui ti sbagli. Il coraggio non è non avere paura, ma semplicemente combatterla. Certo che avevo paura. Non avere paura è più incoscienza che coraggio. E comunque, combattere è il mio mestiere, no? E senza il tuo aiuto non so se gliel'avremmo fatta. Anche tu hai avuto coraggio."
"Da solo... non so. Ma vederti là, dritto e sicuro di te, mi ha fatto trovare quel po' di coraggio per fare quanto m'hai detto di fare."
Frattanto era arrivato l'unico dei tre barcaioli che era sopravvissuto, il rematore che era stato sbalzato fuori bordo per secondo, e che fu molto sorpreso nel vedere che la barca ed il suo carico erano sani e salvi. Saputo che era merito di Masu, d'accordo con i mercanti, andò ad offrire un sacchetto di monete al guerriero per ringraziarlo per quanto aveva fatto.
Masu le accettò, poi le dette a Toma: "Sai che io non posso tenerle o le perderei... per la maledizione. Perciò sono tue, te le regalo."
Toma annuì e le prese. Uno dei mercanti, un uomo di trent'anni, chiese di parlare con Masu.
"Guerriero, ho sentito dire che sei sciolto dal tuo dovere di fedeltà al tuo Signore..."
"Così è. Sono un guerriero errante."
"E mi hanno detto anche che grazie a te non abbiamo perso né la barca né le merci..."
"Così pare che sia..."
"Se non ti offendi... se per te va bene... vorrei che tu diventassi mio socio. Oh, so bene di essere di una classe troppo inferiore alla tua, ma... con un uomo come te come socio di affari, credo che..."
"No, grazie. Non posso, né voglio, fermarmi. Voglio proseguire nel mio viaggio e non so ancora dove mi porterà."
"Potresti guadagnare molto se..."
"Non mi interessa guadagnare molto o poco. Ho deciso di seguire la punta del mio naso, e il mio naso punta in tutt'altra direzione..."
"Sì, capisco. So anche che hai donato tutto il denaro che ti abbiamo dato al tuo compagno di viaggio..."
"Sei molto ben informato, vedo..." disse con lieve ironia il bel guerriero.
"Un buon mercante deve sempre essere ben informato su tutto, se vuole condurre buoni affari."
"E tu sei un buon mercante..." commentò Masu squadrando l'uomo. E subito provò un forte desiderio per lui. Era ben fatto, poteva essere piacevole averlo in letto per qualche ora. "E soprattutto un bell'uomo..." gli disse allora guardandolo con aria maliziosa.
L'uomo si agitò a disagio sul suo sgabello, avendo interpretato correttamente lo sguardo del bel guerriero ed il suo desiderio. Perciò gli disse: "Se io avessi qualcosa che ti può interessare... lavoreresti con me, in cambio?"
"Verresti a letto con me?" gli chiese divertito Masu.
Il mercante sembrò ancora più a disagio per quell'approccio così diretto: "Non ho detto questo. No, io non ho mai sfiorato il corpo di un uomo, né mai mi sono lasciato sfiorare... non in quel senso... No, non io."
"Ah no? E perché non tu?" gli chiese sempre più divertito il bel guerriero.
"Non mi piace, non mi interessa... Ma potrei procurarti... quello che desideri... so che a voi guerrieri piacciono..."
"Quello che desidero? Quello che desidero me lo procuro da solo, non ho bisogno di... di mezzani. E quello che desidero, ora, sei tu."
"No, ti ho appena detto che... e un mercante ha una sola parola, guerriero."
"Ma davvero? Eppure sono quasi sicuro che se tu ci provassi con me, potresti cambiare idea... e perciò anche la tua parola."
"Oh no, non c'è questo pericolo!"
"Tanto sicuro di te?" gli chiese Masu con l'aria di prenderlo in giro.
"Certo che sono sicuro di me. Il corpo di un maschio non ha mai suscitato nessuna emozione in me."
"Perché l'hai sempre accuratamente evitato, penso..."
"No, semplicemente perché un uomo non mi ha mai attratto."
La schermaglia verbale stava facendo divertire Masu, che pensò che voleva vincere quella battaglia. Per vincere una battaglia si deve trarre profitto dal punto debole dell'avversario e lui ne aveva già scoperti almeno due: uno era il desiderio del mercante di convincerlo ad associarsi ai suoi affari, l'altro era l'eccessiva sicurezza di sé dell'uomo.
"Bene, allora facciamo un patto, tu ed io." disse in tono spiccio Masu, da "uomo d'affari", guardando dritto negli occhi il bell'uomo, con uno sguardo vagamente di sfida.
"Sarebbe?"
"Prendi carta e penna e stiliamo un contratto."
"Che tipo di contratto?"
"Scrivi, e se ti aggrada vi apponi il tuo sigillo, se no... non se ne fa nulla."
Il mercante tirò fuori da una manica il completo per srivere, e appoggiò il necessario sul tavolo.
"Scrivi: io, Su Masu-Yari, mi impegno a lavorare gratis per il mercante... qual è il tuo nome?"
"Ri Lorrè..."
"Bene... per il mercante Ri Lorrè per dieci anni se non riesco a provocare un orgasmo allo stesso dopo una notte passata nello stesso letto. Se al contrario vi riesco, il mercante Ri Lorrè dovrà... Che cosa sei disposto a rischiare, mercante?"
Lorrè lo guardò un po' stupito, un po' divertito. Masu capì che l'uomo già si sentiva sicuro di vincere quella sfida. Bene, si stava mettendo nelle sue mani...
"Rischiare, guerriero? So di non rischiare nulla, ma... scriviamo che io mi impegno a venderti a puro prezzo di costo qualsiasi merce tu desideri avere..."
"No, è anche troppo... diciamo... un articolo a mia scelta, mi basta."
"Come vuoi. Scriviamo così, dunque. Però aggiungiamo una clausola."
"Che sarebbe?"
"Tu non mi puoi chiedere di fare nulla."
"Io non ti ordinerò di fare nulla. Ma tu, in cambio, non ti opporrai a nulla di quanto farò io."
"D'accordo. Ma tu non dovrai neppure sfiorare il mio membro."
"Va bene. Escluso il membro, potrò toccarti con qualsiasi parte del mio corpo in qualsiasi parte del tuo..."
"Escluso il mio membro, va bene." il mercante ed aggiunse le clausole al contratto.
"Molto bene. Ora apponi il tuo sigillo ed io vi metterò il mio. Come testimoni faremo mettere il loro sigillo al mio amico Tu Toma-Bekere ed il padrone di questa casa, Chulo Shir'i."
"Dovrebbero restare nella camera con noi per tutta la notte?" chiese il mercante lievemente sorpreso.
"Sì, certo. La cosa ti preoccupa?"
"No... no, certo, anzi... Questo renderà ancora più difficile il tuo tentativo e mi favorisce, in un certo senso."
"Ah, davvero? E perché?"
"Soprattutto se tutto accadrà di fronte ad altri due uomini, non riuscirai di certo nei tuoi intenti. Non riuscirai neppure a farmelo rizzare!" rise il mercante ed appose il suo sigillo sul contratto.
Masu sogghignò. Chiamarono Toma e Shir'i, fecero leggere loro il contratto e chiesero di apporvi i loro sigilli e di fare da testimoni. Shir'i era perplesso, ma si prestò. Toma era divertito.
Giunta la notte, Masu fece sedere i due testimoni ai lati del letto, attorno a cui aveva fatto disporre otto lucerne accese. Quindi, sotto gli occhi attenti di Shr'i e di Toma, si accostò al Lorrè ed iniziò a spogliarlo toccandolo sapientemente nei punti più sensibili del suo corpo. Frattanto si spogliava anche lui. Quando furono entrambi nudi, il mercante non aveva il minimo accenno di erezione, mentre invece il membro del bel guerriero si stava lentamente ergendo.
Masu sospinse sul letto Lorrè e gli si stese al fianco, cominciando a carezzargli, baciargli, lecchettargli il corpo senza però fargli ancora sentire il proprio. Il mercante stava steso sul letto, inerte, un lieve sorriso di superiorità sulle labbra. Masu aveva una forte erezione ma faceva attenzione di non farla sentire al compagno. I due testimoni non li perdevano di vista neppure un attimo. Lorré non accennava ancora ad eccitarsi, ma Masu ne percepiva le lievi vibrazioni del corpo accentuarsi man mano che lo stuzzicava sapientemente nei punti giusti, nella giusta sequenza.
Finalmente il membro del bel mercante iniziò a muoversi, benché ancora morbido, fra le cosce dell'uomo. Il sorriso di superiorità di Lorré lentamente si spense. Masu invece si sentiva sempre più sicuro del fatto suo. Senza precipitarsi, continuò nelle sue provocanti manovre. Ora il corpo del mercante fremeva in modo più accentuato ed il suo membro iniziava ad ingrossare, benché Masu non l'avesse ancora neppure sfiorato.
"Hah! Te l'ha fatto rizzare, Lorrè!" esclamò divertito Shir'i.
"Ma questo non significa che mi farà avere un orgasmo." rispose il mercante ancora con un tono sicuro nella voce.
Masu sorrise e continuò nelle sue manovre. Fece allargare le gambe del bell'uomo e prese a leccargli l'interno delle cosce, evitando accuratamente di toccarne il membro ormai dritto e duro, palpitante. Poi, mentre gli leccava la parte fra i testicoli ed il foro e gli sfregava i capezzoli, scese gradualmente con la lingua fino a stuzzicargli l'ano.
Lorrè fremette con maggiore forza ma non si mosse. Masu intensificò le sue manovre in un implacabile crescendo. Ora il bel mercante di tanto in tanto sussultava sul letto. Masu si insalivò un dito ed alternandolo alla lingua, iniziò a penetrare l'ano strettamente serrato del bell'uomo. A Lorré sfuggì un breve gemito. Masu sapeva che stava già vincendo la sua sfida. Doveva solo fare molta attenzione che nulla interrompesse la carica di piacere che stava gradualmente costruendo nel corpo del suo "avversario".
Quando sentì che lo sfintere dell'uomo s'era adattato all'intrusione del suo dito, il bel guerriero se ne insalivò un altro e riprese a tentare il caldo canale dell'uomo con due dita, continuando a stuzzicarlo in varie parti del corpo con la mano libera e con le labbra e la lingua, evitandone sempre accuratamente il membro. L'artigiano e Toma non staccavano gli occhi dalla scena. Lorrè aveva chiuso gli occhi ed il suo respiro si stava facendo via via più breve e pesante, tradendo il crescere della sua eccitazione.
Masu non aveva fretta: soprattutto era molto attento a non suscitare il minimo senso di dolore o di fastidio nel bel corpo che stava lentamente ma inevitabilmente portando al godimento. Le tremule fiammelle delle lucerne illuminavano bene tutta la scena. Finalmente Masu riuscì a far accettare al mercante tre delle sue dita. Allora iniziò a massaggiargli ad arte e stimolargli la prostata. Lorrè sobbalzò ed un "oh..." di piacere e di sorpresa gli sfuggì dalle labbra.
Una prostata mai stimolata prima in modo così intimo è anche più sensibile del normale, così Masu riuscì a portare rapidamente l'uomo ad un livello di piacere mai provato prima. Ora il bel Lorré agitava debolmente il capo a destra e sinistra ed i suoi "oh..." si trasformarono in "no..." nel disperato tentativo di contrastare le sensazioni che stava provando.
Shir'i pareva stupito per quanto stava vedendo, Toma invece ne era divertito ed eccitato. Masu procedeva instancabile, sentendosi sempre più sicuro della sua vittoria. Lorré ora sussultava, tutti i muscoli tesi nel vano tentativo di non cedere al piacere che gli bruciava in tutto il crpo e che pareva focalizzarsi nel suo membro ritto e duro nonostante il guerriero non l'avesse mai sfiorato.
Ed improvisamente dal palo ritto di Lorré iniziarono a fuoriuscire forti ed alti schizzi di bianco liquore che gli ricadevano sul petto ed il ventre e parevano non voler più cessare. Il mercante ora emetteva una specie di basso e roco guaito, che ad un tempo esprimeva l'intensità del piacere che provava e la stizza per aver perso la sua inutile battaglia.
"Ho vinto!" disse a mezza voce Masu, senza smettere di manipolare il bell'uomo ed a tenerne desta l'eccitazione.
"Sì, hai vinto." disse Toma.
"Indubbiamente hai vinto." gli fece eco Shir'i.
"E allora..." disse Masu e con una veloce ed abile mossa tolse le dita dall'ano spalancato del bel mercante e vi infilò in un'unica vigorosa spinta il proprio membro duro.
Lorrè sussultò, aprì gli occhi colmi di stupore e disse: "No, non era nei patti..."
"Sì che lo era, non ho toccato il tuo cazzo ma posso fare qualsiasi cosa voglio..." gli rispose tenendolo fermo sul letto ed iniziò a stantuffargli dentro con energia.
"E ormai, può anche toccarti il cazzo, visto che ha vinto." disse prontamente Toma e guardò Shir'i come per averne la conferma.
"Certo che può..." ghignò l'artigiano divertito.
"Ma io... ma io..." tentò ancora di protestare il mercante.
"Accetta la tua sconfitta, Lorrè, o dovrò raccontare a tutti questa storia..." gli disse Shir'i con un sorriso sornione e malizioso.
Il mercante allora si rassegnò e sopportò in silenzio la veloce e forte monta del guerriero. Quando Masu stava per riempire l'uomo con il proprio seme, Lorrè ebbe un secondo, forte orgasmo. Allora anche il guerriero si svuotò in lui emettendo un lungo gemito di piacere. Toma fece silenziosamente cenno all'artigiano di uscire dalla stanza ed i due, ancora strettamente uniti sul letto, lentamente si rilassarono.
Masu si sfilò dalle strette e calde intimità del bel mercante e, guardandolo, gli chiese: "Allora?"
"Allora che?" gli chiese l'uomo riaprendo gli occhi e guardandolo con aria corrucciata.
"Vedi che avevo ragione io?"
"Non ti basta aver vinto? Vuoi stravincere? Non ti basta esserti preso il tuo divertimento con me?"
"Sì che mi basta. Ma lo devi ammettere, ti è piaciuto, hai goduto."
Lorrè lo guardò accigliato. Masu si sfilò da lui e, in ginocchio sul letto fra le sue gambe, gli disse con voce lieve: "Ma dai... che ti costa ammettere che ti è piaciuto? Che c'è di male?"
Un breve lampo di luce guizzò negli occhi del mercante, poi improvisamente scoppiò a ridere. Era una risata isterica, più per scaricare la propria tensione e stizza che per allegria. Si alzò a sedere sul letto e, calmato l'accesso di risa, guardò negli occhi il bel guerriero.
"Sì, hai ragione tu, mi è piaciuto. Sono venuto, no? Questo non toglie che a me continuano a piacere e donne!"
"Nessun problema, per me. Il tuo culo comunque m'è piaciuto. Sei stretto, e caldo. È stata una magnifica fottuta."
"Per te! Cavolo, speriamo che ora Shir'i non lo vada a raccontare a tutto il villaggio!"
"Perché, temi di perdere la tua dignità? Di essere considerato meno... uomo? Meno virile? Nessuno giudica poco uomo o poco virile un guerriero, no?"
"Un guerriero è un guerriero. Rivestiamoci, ora, mi infastidisce stare così nudo in un letto con un maschio." disse secco il mercante, scendendo dal letto.
Si rivestirono in silenzio. Raggiunsero gli altri due nella stanza accanto. Lorrè si fece promettere da Shir'i che non avrebbe fatto parola con anima viva di quanto aveva visto.
"Tu paga il tuo debito con il guerriero, ed io ti prometto che sarò muto come una tomba." gli disse l'artigiano.
Lorré, ancora accigliato, guardò Masu: "Se vuoi venire a scegliere nel mio magazzino quello che vuoi..."
"No, Lorrè. Mi tengo il contratto, su cui scriverai che hai perso e che ti impegni a dare a me o a Toma quanto lui o io ti chiederemo. Quando ne avrò bisogno, ti farò sapere quello che desidero..." gli rispose Masu.
Lorré aggiunse in calce al contratto la dichiarazione richiesta, vi appose nuovamente il suo sigillo e porse il foglio a Masu. Il guerriero lo controllò, lo ripiegò e lo porse a Toma.
"Adesso possiamo andare a dormire. Ho proprio bisogno di un po' di riposo, prima di riprendere la strada." disse il bel guerriero con allegria.