Toma lo guidò al primo piano della locanda, nella camera che aveva preso in affitto. C'era un solo letto, anche se abbastanza grande.
"Io posso dormire a terra. Il letto ha due pagliericci, mi basta metterne uno accanto al letto, c'è giusto lo spazio..." offrì il giovane Signore quando vide l'occhiata con cui Masu aveva prima guardato il letto, poi lui.
"No, assolutamente, non posso accettare. Se mai toccherebbe a me dormire a terra. Ma non è necessario, mi pare che il letto sia abbastanza grande per tutti e due."
"Se per te va bene... grazie."
"Certo che mi va bene, e sono io che devo ringraziare te. E poi, sai che noi guerrieri spesso condividiamo il letto con un nostro compagno, no?" gli disse Masu con un sorrisetto lievemente malizioso.
Toma sorrise: "Sì, anche se credo che non sia... per mancanza di letti, no?"
Masu iniziò a spogliarsi. Toma per un attimo rimase a guardarlo mentre il guerriero sganciava i cinghietti che gli tenevano l'armatura a posto sul petto, poi iniziò a spogliarsi a sua volta. Il giovane signore esitò di nuovo un attimo quando rimase con i soli attillati calzoni indosso, ma quando vide che Masu si sfilava senza alcun problema i calzoni di pelle, restando completamente nudo, anche lui si sfilò le attillate brache di broccatello, denudandosi completamente a sua volta.
Il guerriero sollevò la coperta di pelliccia e si stese sul letto, mettendosi tutto da un lato in modo di lasciare sufficiente spazio a Toma. Il giovane signore soffiò sulla lucerna e la stanza piombò nel buio. Dalla stretta finestrella quadrata entrava il vago e fievole chiarore della luna.
"Non vieni a letto?" gli chiese Masu.
"Un attimo, aspetto solo di far abituare gli occhi al buio, per non inciampare da qualche parte." gli rispose la voce di Toma.
Masu ne intravedeva appena la sagoma scura e pensò che aveva un bel corpo. Ma si disse che non doveva tentare nulla, che sarebbe stato assai poco appropriato approfittare dell'ospitalità del giovane e piacente signore anche in quel senso. Certo che anche quando era ancora vestito, gli abiti attillati che Toma indossava ne rivelavano le belle forme e, in un'altra situazione, Masu avrebbe tentato un approccio. Ma Toma, anche quando avevano accennato, ed anche più di una volta, alle abitudini sessuali dei guerrieri non gli aveva detto nulla che potesse far pensare che anche lui fosse un amante del piacere con persone del proprio sesso, perciò probabilmente Toma non era interessato a farlo.
Dopo poco lo intravide accostarsi al letto e lo sentì stendersi accanto a lui. Masu lo coprì con la calda coperta. I loro corpi erano molto vicini ma non si sfioravano nemmeno. Dalla piccola finestra un refolo di vento proveniente dal mare accarezzò i loro volti. Il rumore della risacca delle onde che si frangevano sulla riva della piccola isola entrava col suo suono ovattato nella piccola stanza.
Dopo poco Masu ruppe il silenzio: "Sono indiscreto se ti chiedo..." iniziò a dire ma poi tacque.
"Che cosa?" chiese Toma.
"Se hai una promessa sposa?"
"Sì e no. Mio padre me ne aveva proposte alcune, che a lui sarebbero piaciute perché sposandole avrei stretto buone alleanze per la mia famiglia. Io però ho sempre... preso tempo."
"Come mai? Non te ne piaceva nessuna?"
"Esatto. Avevo una ragazza, la figlia minore di un nostro Seha... con cui ci si vedeva di nascosto."
"Perché di nascosto?"
"Perché a mio padre il padre della ragazza non interessava, non ne voleva sapere."
"E ti piaceva, quella ragazza?"
"Sì, molto... ed io piacevo a lei."
"Eravate innamorati?"
"No. Ci piaceva farlo assieme. Forse dovrei dire che più che piacerle io... forse le piaceva il mio... il mio arnese e come lo usavo. Anche lei era molto calda e... faceva di tutto con me."
Masu pensò che aveva fatto bene a non fare le sue avance al bel giovane che l'aveva così cortesemente ospitato. Chiese: "Non ti è dispiaciuto lasciarla?"
"Mah... sai... da noi si dice che lasciata una, ne trovi mille. A suo tempo ne troverò una che... troverò quella giusta."
"E... come deve essere, per te, quella giusta?"
"Buona, dolce, intelligente e calda a letto."
"E non bella?"
"Se lo fosse, non guasterebbe, ma credo che sia secondario. La bellezza passa, le altre doti no."
"Una saggia visione della vita..." notò Masu pensando che anche lui, dopo tutto la pensava così, anche se lui avrebbe voluto un ragazzo, non certo una ragazza.
"Sei il primo che mi dà del saggio. Tutti m'hanno sempre detto che sono uno scapestrato."
"Non direi proprio, per quello che ti conosco..."
"Forse perché sei uno scapestrato anche tu, chi sa?"
"Forse."
"E tu, avevi un amante fra i tuoi compagni? Qualcuno che amavi, oltre a farci l'amore?"
"Non proprio, avevo un carissimo amico. Anche io non ho ancora conosciuto il vero amore."
"Beh, siamo tutti e due giovani, ancora. Abbiamo tempo, no?"
"Sì, abbiamo un sacco di tempo..." rispose Masu, pensando alla maledizione per cui lui non avrebbe conosciuto l'amore.
Parlarono ancora un po' e, gradualmente, le loro voci si fecero più sommesse, impastate, e scivolarono entrambi nel sonno.
Era notte ormai fonda quando Masu si svegliò: era steso sul fianco e dietro di lui Toma gli si era addossato e ne sentiva il membro caldo e duro premergli contro le natiche. In un primo momento, in quello stato in cui non si dorme più ma non si è ancora del tutto svegli, Masu pensò che il compagno gli si fosse spinto contro inconsciamente. Ne sentiva il gradevole calore del corpo e la durezza fremente dell'erezione. Ma poi il bel guerriero si rese conto che l'altro si stava muovendo ad arte in modo di farglielo scivolare fra le natiche.
Sorpreso, Masu fece per scostarsi e nel buio sussurrò: "Ehi, Toma, che fai?"
Allora il giovane Signore gli cinse la vita con un braccio e lo tirò a sé mormorando con voce roca: "Ho voglia di fotterti..."
Masu cercò di divincolarsi ma l'altro rafforzò la sua presa e gli si premette contro con maggiore energia: "Stai qui, ho voglia del tuo bel culo..." insisté aumentando le manovre per penetrarlo.
Masu, forse proprio perché si sentiva forzato, reagì cercando con maggiore vigore di allontanare da sé il giovane uomo. Toma gli fu sopra ed i due ingaggiarono una silenziosa lotta.
"Dai che ne hai voglia anche tu..." mormorava Toma cercando di immobilizzarlo col ventre sul pagliericcio e gravandogli ora sopra con tutto il corpo.
Con le gambe il giovane signore forzò aperte le gambe del guerriero e Masu fu stupito per il vigore e la forza del suo compagno. Continuavano a lottare in silenzio, Masu taceva, solo di tanto in tanto Toma diceva qualche breve frase con voce sempre più eccitata. Indubbiamente il Signore ci sapeva fare: dopo alcuni minuti di lotta riuscì ad immobilizzare Masu, e cominciò a penetrarlo.
Il guerriero sentì il forte, caldo e fremente palo di carne farsi strada in lui, dilatargli a poco a poco lo sfintere, aprirlo con una vigorosa ed irresistibile spinta, e quando il glande ebbe superato la resistenza dell'elastico anello di carne e si fu annidato nella calda entrata del fremente tunnel, tutta l'asta affondò in lui in un'unica, continua e salda spinta che terminò solo quando il pube di Toma fu fortemente compresso contro le natiche sode e guizzanti di Masu.
Tenendolo sempre fermo con le sue forte braccia, facendogli divaricare ancora di più le gambe con le sue forti gambe, Toma si fermò, lievemente ansante.
"Sei mio! Sì, ora sei mio!" mormorò con voce bassa ed un po' roca.
Quindi iniziò a muovere su e giù solamente il bacino, mentre con il petto premeva contro il pagliericcio l'ampia schiena del guerriero, e prese a martellargli dentro con un ritmo vigoroso e veloce. Masu smise di opporsi. Da una parte era lievemente seccato per quella imposizione, ma dall'altra, da buon estimatore del sesso fra maschi quale era, non riusciva a non apprezzare quella virile monta.
Toma sentì che Masu s'era arreso, che aveva smesso di tentare di opporsi ed allora, allentando gradualmente la presa, ma pronto a rafforzarla se necessario, prese il guerriero con maggiore vigore.
Nessuno dei due parlava, ed ora l'ovattato e lento rumore della risacca che penetrava nella stanza dalla piccola finestra della stanza era contrappuntato dal veloce ritmo del lieve frusciare delle foglie secche del pagliericcio ad ogni spinta di Toma. Masu si rilassò completamente, deciso a godersi quella imprevista, non sollecitata, ma appassionata e virile monta.
Sì, indubbiamente Toma ci sapeva fare. Ora le sue mani non tenevano più ferme le braccia del guerriero, ma gli carezzavano i fianchi ed insinuandosi fra il corpo di Masu ed il materasso, gli sfregavano ad arte i capezzoli. Il guerriero sentiva l'alito dolce e caldo del compagno sul collo e ne sentiva il respiro farsi gradualmente più forte e veloce.
Toma iniziò ad emettere un lieve e profondo gemito ad ogni spinta e Masu capì che il compagno si stava rapidamente avvicinando all'esplosione dell'orgasmo. Ne sentiva tutti i muscoli guizzare contro il suo corpo, le mani muoversi su di lui con crescente energia. Nel buio della stanza, percepiva il veloce crescere del piacere nel compagno, l'accumularsi delle energie e ne attese l'ormai imminente esplosione.
"Oh, Masu... Masu... Masu..." gemette con voce strozzata il piacente e giovane signore ed iniziò a scaricarsi con forti getti e violente contrazioni nelle calde e strette profondità del guerriero, tremando per tutto il corpo e sussultando quasi con violenza. "Oh, Masu... Masu... Masu..." mormorò ancora Toma con voce sempre più sommessa mentre terminava di versare il proprio seme nelle profonde intimità del bellissimo guerriero.
Toma si immobilizzò ed iniziò a rilassarsi, ansante e sudato, sul corpo del compagno. Masu non si mosse. Attese che il giovane signore, spese le sue energie ed esaurito il proprio desiderio, si rilassasse ancora. Sentì il suo membro ritrarsi a poco a poco, tornare alle sue dimensioni di riposo, sfilarsi da lui senza che Toma si muovesse...
Quando sentì che l'altro era completamente abbandonato nel dolce e piacevole rilassamento del dopo-orgasmo, Masu improvvisamente si mosse. Con un'abile guizzo si tolse da sotto il corpo del compagno, lo afferrò e lo fece stendere sulla schiena, gli fu sopra e gli si infilò fra le gambe. Toma fu colto di sorpresa e per alcuni secondi non reagì, poi tentò di fermare il compagno ed ingaggiò una nuova silenziosa lotta con il bel guerriero.
Masu però, al contrario di Toma, era nel pieno delle proprie forze. Dopo alcuni minuti di contorsioni, di prese e di contromosse, il bel guerriero riuscì ad immobilizzare sotto di sé il giovane signore, ben incuneato fra le sue gambe, il petto contro il petto ansante di Toma.
"Ora tocca a me!" gli disse in tono eccitato e divertito al tempo stesso.
"No... io non l'ho mai preso... No, aspetta..." ansimò Toma irrigidendosi e tentando nuovamente di liberarsi dalla presa di Masu
"Bene, domani non potrai più dirlo." gli disse Masu deciso a prendere la sua rivincita.
"No... dai... lasciami andare..."
"Tu m'hai lasciato andare?" gli chiese Masu ironico, tenendolo ben fermo.
"Ma tu ci sei abituato... a te piace..." protestò Toma.
"Ti ci farò abituare... te lo farò piacere..." gli disse Masu e si mosse in modo di metterlo in posizione per penetrarlo.
"No, dai... sei arrabbiato con me?" protestò ancora il piacente Signore.
"Sì e no... ma sei tu che hai detto che l'ospite sale di due gradini e che ora e qui io sono ad un livello più alto del tuo, no? Sì, ora sono davvero sopra di te... e ti terrò sotto di me finché mi farà piacere..." gli disse Masu continuando con lievi ma decisi movimenti a mettersi nella giusta posizione per penetrare il compagno.
Toma tentò con uno scatto improvviso di liberarsi, ma Masu s'aspettava quella reazione e ne approfittò per mettere il corpo del compagno in una posizione ancora più favorevole alla penetrazione.
"Sei davvero ancora vergine?" gli chiese Masu eccitato e divertito.
"Lì lo sono, anche se davvero non posso dire di esserlo, per il resto." rispose in tono un po' preoccupato Toma. Poi aggiunse: "Ma dai... lasciami andare..."
"No."
"Non l'ho mai preso lì... mi farai male... non sei piccolo, tu, lì fra le gambe..."
"Dovevi pensarci prima."
"Cosa vuoi... per lasciarmi andare?" chiese allora Toma.
"Godere dentro il tuo bel culetto vergine."
"No... oro?"
"Voi To pensate che tutto si risolva con l'oro, vero? Noi So invece pensiamo che tutto si risolva con la forza."
"Ma prima ho vinto io..."
"Perché, forse inconsciamente, ho deciso di lasciarti vincere... Perché non ho usato tutta la mia forza..."
"Perché lo volevi, quindi."
"Forse..." ridacchiò Masu e piazzò la punta del suo membro duro sullo stretto foro dell'altro.
Toma gemette: "No... Lasciami andare... non lo fare... ti giuro che verrò con te e ti pagherò tutte le spese per il tuo viaggio... ti darò tutto l'oro che ho..."
"Oro... oro... sapete solo ragionare in termini di oro, voi To?"
"Lasciami andare e..."
"No." disse Masu ed iniziò a spingere.
"No, smetti, dai..."
"No." ripeté Masu aumentando il vigore della sua spinta.
Toma strinse con tutte le proprie energie il suo foro, in un ultimo tentativo di opporsi.
"Più stringi, più ti farò male quando conquisterò la tua fortezza."
"No..." gemette quasi il giovane Signore.
"Sì..." disse deciso Masu aumentando ancora il vigore della propria spinta.
"Che vuoi, per lasciarmi andare..."
"La tua verginità... un prezzo basso per quello che hai fatto."
"Ma a te piaceva, no?"
"Non mi pace essere forzto."
"Hai detto tu che mi hai lasciato fare... hai detto tu che ti saresti potuto opporre... tu sei più forte di me, è evidente, lo ammetto..."
"Questo non cambia niente. Dovevi pensarci prima..." disse Masu e spinse con maggiore vigore.
Toma sentiva che stava perdendo la battaglia, sentiva che la punta del forte membro del guerriero stava lentamente ma inesorabilmente vincendo la sua disperata resistenza, e capiva che nulla avrebbe fermato, ostacolato la decisa volontà di prenderlo del suo ospite. Si disse mentalmente che dopo tutto se l'era voluto... che s'era messo da solo in quella situazione. E finalmente si arrese.
Quasi d'improvviso, cessata la resistenza, Masu si sentì affondare nello stretto, caldissimo ed ancora inviolato canale del giovane, inerme sotto di lui. E con un forte affondo lo penetrò completamente. Allora la morsa delle sue mani, delle sue braccia si allentò un poco, si stese col petto contro il petto tremante dell'altro e lo baciò in bocca profondamente.
Toma dapprima lo lasciò fare, passivamente, ma poi rispose al bacio e le loro lingue giocarono con vigore ora nella bocca dell'uno, ora dell'altro. Quando le loro labbra si staccarono, Toma emise un basso sospiro.
"Hai vinto... ma mi fai male..."
"Non mi muovo, finché ti abituerai alla mia presenza... più ti rilassi più puoi goderti la fottuta che riceverai."
"Godermi? Abituarmi?" chiese con lieve ironia il giovane.
"Certo, se lasci fare a me, se smetti di opporti, di lottare."
"Ma io l'ho sempre solo fatto con donne..."
"E allora, perché con me?"
"Curiosità... voglia... eri lì, caldo... e so che ti piace..."
"La curiosità si paga, anche la voglia si paga. Se tu me l'avessi chiesto, forse sarebbe stato diverso. Sii uomo, accetta la conseguenza di quello che tu hai cominciato..."
"Ho un'altra scelta?" chiese di nuovo con lieve ironia il Signore.
"L'avevi prima, non ora."
"E allora... fai quello che credi... ormai hai vinto, mi sei tutto dentro, no?"
"Il più bello deve ancora venire."
"Per te, forse."
"Anche per te, vedrai."
"Per me! Vuoi convertirmi all'amore fra maschi?"
"Non io. Sarà il piacere a convertirti."
"Mi sento squarciato, altro che piacere."
"Dovevi solo non tentare di resistermi, te l'ho detto."
"Dai, piantiamola di chiacchierare come due vecchie comari al mercato. Fai quello che vuoi e facciamola finire in fretta."
"Qui ti sbagli. Le cose fatte in fretta riescono male. Il nuovo sole vedrà... un nuovo Toma, te lo garantisco." gli disse Masu.
Finalmente il forte e bel guerriero iniziò a muoversi di nuovo, sfilandosi un poco poi spingendosi a fondo nel suo compagno. Masu sapeva bene come muoversi per dare piacere anche al compagno, e mise in atto tutta la propria arte amatoria, tutta la propria esperienza.
Dapprima Toma stava fermo, quasi trattenendo il respiro, immobile per attenuare la sensazione di dolore che quella vigorosa penetrazione aveva suscitato nella sua carne, nel suo spirito. Masu però sapeva il fatto suo e, molto gradualmente, con i suoi sapienti va e vieni, sfregando con perizia il duro membro contro la prostata del compagno, titillandolo, carezzandolo, sfregandolo sui punti più sensibili e maggiormente erogeni del corpo, fece sì che il dolore che l'altro provava fosse lentamente ma inevitabilmente superato da sensazioni di piacere.
La prova che stava riuscendo nelle sue manovre fu che il membro di Toma prese a palpitare finché dopo pochi minuti fu nuovamente eretto e duro, compresso fra i loro ventri sicché, nel movimento di va e vieni di Masu, lo sfregavano aumentando le sensazioni di piacere. Toma, rassegnato, ed anche lievemente stupito per il ritorno del piacere, finì di rilassarsi completamente, in una resa totale.
Masu lo sentì, ed allora iniziò a cavalcarlo con maggiore trasporto e piacere. In breve Toma iniziò a gemere sottovoce, e quei gemiti non erano certamente di dolore, ma di crescente piacere.
Il forte guerriero finalmente si lanciò in un lungo, abile, forte galoppo. Tutto il corpo del giovane signore era scosso dalle spinte del guerriero dentro di lui. Un lieve lucore stava iniziando a penetrare dalla finestrella della stanza, e Masu distingueva sempre più chiaramente i tratti del volto di Toma.
Il giovane stava ad occhi chiusi, le labbra serrate, il suo volto aveva un lieve sussulto ad ogni affondo che Masu faceva nelle sue calde intimità. Masu accompagnava ogni movimento di va e vieni con sapienti, calibrati, lievi movimenti del bacino in modo di far sentire bene il proprio membro contro le pareti dello stretto e caldo canale, ed il suo ventre sfregava ad arte contro il membro di Toma, ormai nuovamente durissimo.
Di tanto in tanto Masu si fermava e si chinava a baciare nuovamente il piacente signore, inerme ed inerte sotto di lui. Ora il volto di Toma era disteso e le labbra non erano più strettamente serrate, ma si sfregavano impercettibilmente una sull'altra. Masu allora perse ogni residuo autocontrollo e decise che era giunto il momento di provocare a Toma un nuovo orgasmo che, sapeva bene, avrebbe innescato anche il suo.
Così infatti accadde. Quasi d'improvviso Toma aprì gli occhi e Masu vi lesse un lampo di stupore. Il bel guerriero sorrise soddisfatto, continuando a martellare con colpi calibrati nel suo giovane compagno. Il respiro di Toma divenne più rapido, i muscoli del suo corpo iniziarono a fremere sempre più fortemente, l'espressione di stupore si accentuò e Toma raggiunse un secondo, inatteso orgasmo, svuotandosi fra i due ventri forti e contratti in una serie di poderosi getti.
A questo punto anche Masu si abbandonò finalmente al proprio godimento e raggiunse rapidamente un piacevolissimo orgasmo, e schizzò, getto dopo getto, tutto il proprio tiepido seme nelle violate intimità del suo ospite, che ora ansimava con forza, ancora scosso per tutto il corpo dalle ultime contrazioni dell'orgasmo.
Masu allora si abbandonò sul corpo di Toma, lasciò scivolare via le gambe dalle sue spalle, permettendogli così di stendersi e di rilassarsi nuovamente. I due giovani si guardavano negli occhi, quelli di Masu lievemente sorridenti, quelli di Toma ancora lievemente stupiti. Quasi all'unisono, emisero un sospiro.
"Allora?" gli chiese Masu dopo un po'.
"Allora, cosa?"
"Avevo ragione io o no?"
"Ragione, per cosa?"
"Ma dai, non far finta di non capire."
"Se ti togli da sopra... cominci a pesare..."
Masu gli scivolò di lato. Guardò verso la finestrella: il cielo era già luminoso anche se il sole non era ancora sorto.
"Te l'avevo detto che t'avrei preso fino all'alba, no?" disse allora guardando Toma con un sorrisetto ironico.
Il giovane signore non rispose.
"E che il nuovo sole avrebbe visto un nuovo Toma, no?" insisté Masu.
"Nuovo? Io mi sento... usato, piuttosto."
"E?" chiese Masu.
"E, cosa?"
"E..." insisté Masu.
"Un Signore preso a proprio piacere da un guerriero!" protesò il giovane fingendosi imbronciato, ma i suoi occhi sorridevano.
"L'hai detto tu che, essendo io straniero, ti sono superiore, no?"
"E tu ne hai subito approfittato."
"Tu no? Prendermi così, approfittando del fatto che stavo dormendo, e che sono nel tuo letto."
"Ma a te piace..."
"E a te è piaciuto... lui..." disse Masu indicando il membro ora morbido del compagno, "lui ti ha tradito. Non puoi negarlo."
"E chi lo nega."
"Perciò ho detto 'e...'."
Toma sospirò e finalmente il sorriso affiorò chiaramente sul suo volto: "Mi è piaciuto di più prenderti, onestamente. Ma non posso negare... no, non posso negare che fare l'amore con un maschio è bello. Almeno... farlo con te."
"Avevi detto che avresti viaggiato con me. Hai cambiato idea?"
"Cercavo solo di trovare il modo di farti smettere, lo sai."
"Quindi hai cambiato idea."
"No... se mi prometti che non... che non mi metterai più sotto come poco fa..."
"Se tu mi prometti che non ci proverai di nuovo mentre sto dormendo..."
"... mi piacerebbe avere un compagno di viaggio..."
"... e andare dove ci porta il vento..."
"... e visitare il mondo assieme..."
"Per me va più che bene."
"Anche per me."
Erano entrambi seduti sul pagliericcio, fianco a fianco, le ginocchia sollevate. Masu si girò verso Toma, l'attrasse a sé e lo baciò. Il giovane signore rispose al bacio con piacere.
"Sei molto bello, Masu."
"Anche tu non sei niente male, Toma. Ma, toglimi una curiosità, quando saremo tutti e due in un altro territorio che non sia né il tuo né il mio, come sarà il nostro rapporto?"
"Io sarò di nuovo e pienamente un Tu e tu un Su. Io un Signore e tu un guerriero."
"E non ne approfitterai?"
"Perché dovrei? Saremo soprattutto compagni di viaggio, per la buona e la cattiva sorte. Tu, a causa della maledizione di cui mi hai parlato, non puoi avere oro o denaro con te, ma resti un forte guerriero. Perciò io avrò oro per tutti e due e tu forza per tutti e due."
"Non è che a te manchi la forza, sei più forte di quanto io credessi..."
"Non abbastanza per vincere te, anche se mi ero illuso di esserci riuscito. Allora, ci stai? Compagni di viaggio?"
"Per la buona e la cattiva sorte."
Si rivestirono. Scesero nella locanda e Toma ordinò cibo e bevande per entrambi. Rifocillatisi, si misero in viaggio assieme, come due vecchi amici, come due giovani ed allegri compagni.
Toma aveva deciso di pagarsi un passaggio su una nave che faceva vela verso la capitale del vicino territorio, cioè verso Waba-Hane'nisuu. Mentre, appoggiati alla spalletta del ponte guardavano la terra avvicinarsi, Toma gli disse quanto sapeva sul territorio e sulla città che si apprestavano a visitare.
"Mia madre è nata in Maba-Hane'nisuu e mi parlava spesso della sua terra. Come dice anche il nome, è la più lunga penisola del continente, e il castello dello Shiti pare sia una delle più belle costruzioni del mondo: mi diceva mia madre che lo Zaba-Hacho, cioè il Castello degli Otto Quartieri, è composto in effetti da otto castelli che formano un perfetto ottagono, uniti da possenti mura. Dicono anche che sia stato costruito riproducendo in grande la mitica corona del Taota, del Signore dei Signori, perché fu costruito dal figlio maggiore dell'ultimo Taota che sperava di essere riconosciuto come erede del potere del padre. Ma i suoi fratelli non lo vollero riconoscere come tale."
"Quindi il castello è stato costruito cinquecento dodici anni fa." notò Masu.
"Forse sì. Comunque dice mia madre che è molto antico, ed anche molto bello. Gli otto castelli, o otto quartieri, sono interamente costruiti in pietra bianca, e sorgono su un colle quasi semisferico, così che davvero da lontano pare una corona posta su una testa."
"Mi sono chiesto spesso perché, dopo che l'ultimo Signore dei Signori fu ucciso nel sonno, non vi fu più nessuno a prendere il suo posto."
"Perché non basta essere il figlio del Taota per prendere il suo posto, ma si devono possedere le quattro regalie magiche: la corona, il mantello, la spada e il globo. Ma le quattro regalie sono racchiuse nel Castello dell'Ago, o della Spina, al centro del Territorio centrale, il Chuma-Hirosawa. E nessuno è mai riuscito ad entrare nel castello. Inoltre solo il legittimo Taota può toccarli e porli su di sé, chiunque altro morirebbe..."
"Perché sono quattro le regalie magiche?"
"Quattro, perché è uno dei numeri magici. La corona a otto lati ed otto colori fa di lui il Signore dei Signori, la spada fa di lui il Signore di tutti i guerrieri, il manto fa di lui il Signore delle altre quattro classi, cioè di tutti i produttori, artigiani, mercanti e schiavi, ed infine il globo nella sua mano diventa il simbolo della sua signoria su tutto il mondo, e la prova che lui è in contatto anche con tutti gli dei..."
"Ma tu... tu ci credi agli dei?"
Toma lo guardò sorpreso. "Certo che ci credo. Altrimenti da dove proviene tutto quanto esiste e da dove viene la magia che tu stesso hai sperimentato? Non dirmi che tu non ci credi!"
"No, non lo dico. Ma mi sono chiesto spesso perché il culto degli dei è cessato. Perché non ci sono più riti, perché non ci sono teoduli, perché gli altari sono abbandonati..."
"Proprio perché non c'è più il Taota. Lui era il Sommo Teodulo, colui che compiendo riti nell'altare che è nel Castello della Spina darebbe vigore ai riti compiuti sugli altri altari. Senza di lui tutto è come... sospeso. Tutto come congelato dalla maledizione della sposa dell'ultimo Taota."
"Quella che trasformò gli assassini in vulcani, prima di essere bruciata dalle fiamme della propria ira?"
"Sì, proprio lei. E che fece sì che il Casello della Spina diventasse un luogo inaccessibile, chiuso per sempre. La cui ira trasformò il Chuma-Hirosawa da un lusurreggiante giardino in un orribile e mortale deserto. Si dice anche che i draghi e le arpie siano stati evocati da lei dalle acque del mare e dai gorghi dell'aria del cielo per proteggere il deserto da qualsiasi intrusione."
La costa s'avvicinava sempre più e finalmente Masu vide l'alto castello che si ergeva, bianco e bello, a dominare la capitale del territorio che corrispondeva al dito indice della mano del Kaoka e che davvero faceva pensare ad una corona posta su una testa... Il dito indice della mano che teneva i quattro Mezzi-dei del male immersi per sempre nelle profonde acque dell'oceano.
I marinai si stavano lanciando ordini e segnali preparandosi all'imminente attracco e sui moli del porto si vedeva un formicolare di gente che caricava o scaricava merci, o si apprestava ad accogliere la nave che lentamente s'avvicinava al molo libero. La traversata era stata gradevole e molto interessante per Masu che, a parte lo spogliare con gli occhi alcuni bei marinai coperti solo da un succinto paio di corte brache, osservava tutto con attenzione, in quanto era la prima volta che affrontava un viaggio, sia pur breve, per mare.