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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SIGNORE DEI SIGNORI CAPITOLO 3
GENEROSITÀ RIPAGATA
CON CINQUE MISTERIOSE BENEDIZIONI

Il mattino seguente all'alba, dopo aver fatto nuovamente l'amore con Dus'eno' abbastanza a lungo finché entrambi ragiunsero nuovamente il culmine del piacere, Masu gli dette altre monete affinché il giovane potesse comprarsi lo schiavo di cui gli aveva parlato, quindi, rifocillatosi, decise di lasciarlo.

"Non potresti fermarti qui ancora una notte, Su Masu-Yari?" gli chiese il giovane, guardandolo con un'espressione piena di speranza negli occhi, quando il guerriero lo salutò per andarsene.

"Temo proprio di no." rispose Masu ripensando alla maledizione della strega: non voleva metterla alla prova, temendo che qualcosa potesse accadere all'ospitale contadino.

Riprese la sua strada, costeggiando l'alta cordigliera di monti che faceva da confine con il deserto del territorio centrale. Andava più o meno verso nord, cioè verso terre più calde. Il tempo era buono e l'unico segno della presenza dell'uomo era la strada su cui Masu proseguiva, il resto del panorama pareva intatto, non si vedeva nessuna casa né alcun manufatto, nessuna costruzione. Masu si disse che probabilmente generazioni e generazioni che avevano tracciato quella strada semplicemente camminando dove il terreno era più agevole, dovevano anche aver goduto di quella stessa, intatta natura.

Si fermò a mangiare un po' del cibo che l'ospitale contadino aveva voluto dargli, sedendo accanto ad un ruscello, dove poi prese con entrambe le mani a coppa l'acqua per dissetarsi. Camminò per tutta la giornata senza incontrare anima viva. A notte cercò un punto riparato, ammassò alcun foglie e si stese a dormire. Prima che il sonno appesantisse le sue palpebre, guardò il cielo stellato, completamente privo di nubi. Sapeva che la volta di stelle, secondo alcuni, aveva gruppi in cui tradizionalmente si potevano vedere figure, ma lui non conosceva nessuna delle costellazioni, quindi non poté leggere nulla in quel bel cielo stellato e, in parte se ne rammaricò.

A mattina fu svegliato dai primi raggi del sole. L'aria era fresca e gradevolmente profumata. Si sentiva ben riposato quindi, dopo essersi sommariamente lavato ad un esiguo ruscello che costeggiava in quel tratto la strada, riprese di buona lena il cammino. Giunse ad un bivio, in cui una strada continuava dritta nella sua direzione ed un'altra ne dipartiva, perpendicolare, sulla destra.

Sostò un attimo chiedendosi se proseguire a nord o deviare verso est. Non sapendo dove le due strade portassero, si disse che una via valeva l'altra. Dalla strada che andava ad est vide sopraggiungere un gruppetto di persone. Decise perciò di attenderle per chiedere loro dove conducessero le due vie.

Erano, apparentemente, tre famiglie, che camminavano vicine ma distintamente divise in tre gruppi, e che trasportavano voluminosi pacchi, sacchi, involti e ceste. Dal loro abbigliamento intuì che dovevano essere mercanti, l'ultima classe sociale superiore solamente agli schiavi.

Quando fu a portata di voce, Masu li salutò. Un coro sommesso di voci rispose al suo saluto.

"Ditemi, dove conduce la via da cui provenite?" chiese Masu quando furono più vicini.

"Verso la capitale, ma prima vi sono diverse città, paesi e villaggi." rispose uno dei viandanti.

"E quest'altra strada?" chiese allora il guerriero indicando la direzione verso cui aveva fino ad allora camminato.

"Quella porta al confine con il territorio di Makhi-Kimigasu', il Territorio delle Mille Isole."

"E voi, dove andate?" chiese allora Masu.

"Noi stiamo andando nell'altra direzione, al territorio di Machi-Sanisu'... Per la fiera che vi si tiene fra pochi giorni."

"Ah, da dove provengo io." commentò Masu.

"Sei quindi un So di Machi-Sanisu'..." commentò un altro dei membri della minuscola carovana, poi chiese, incuriosito: "E che ci fa un guerriero di Sanisu' qui nel nostro territorio? Sei forse in missione per il tuo Shiti?"

"No, non sono in missione. Sono diventato un guerriero errante..." rispose Masu senza spiegarne la ragione.

"Un guerriero errante? Non sapevo che ne esistessero..." gli disse una delle donne del gruppo squadrandolo dal capo ai piedi con occhi che chiaramente mostravano apprezzamento.

"È raro che qualcuno diventi un guerriero errante, ma pare che sia già capitato, almeno a sentire le storie dei cantori." fece notare uno degli uomini.

"Vi sono case o villaggi, prima del confine, se proseguo in questa direzione?" chiese allora Masu.

"No, nessun villaggio, ma qua e là c'è qualche casa di produttori. Dalla strada non si vedono, ma le puoi trovare seguendo i viottoli che partono dalla strada. Di solito, se vanno verso est, sono di contadini, ma se vanno verso ovest, cioè su per la montagna, troveresti case di allevatori."

"Grazie. Buon cammino a tutti." disse allora Masu e decise di continuare dritto davanti a sé, per la via che portava al confine.

Tutti lo salutarono e ripresero la loro strada.

La via che Masu seguiva, ora iniziava ad inerpicarsi su per la montagna. Il pendio era ancora dolce, i tornanti erano ampi. Per risparmiare tempo, Masu decise di tagliare su per i prati e fra gli alberi, evitando di seguire le curve della strada. Il pendio così era un po' più accentuato, ma i forti muscoli delle gambe del giovanotto non risentivano quasi della fatica.

Masu stava traversando un folto di alberi in un prato in pendio, quando sentì una lieve melodia provenire dalla sua sinistra. Incuriosito, invece di proseguire dritto, decise di deviare verso ovest per scoprire da dove provenisse quella gradevole musica.

Dopo poco vide due ragazzi seduti su un roccione, attorno a loro pascolavano placidamente alcuni animali che ruminavano l'abbondante erba del prato, strappandola a ciuffi con le forti labbra, poi masticandola a lungo. I due ragazzi suonavano, uno un flauto traverso di canna, e l'altro una siringa a otto canne.

Quando i due ragazzi videro sopraggiungere il forte guerriero, smisero di suonare e lo guardarono con espressione lievemente meravigliata ed attenta.

"Continuate a suonare, ragazzi. Mi piaceva la vostra musica, per questo sono venuto a vedere chi la stesse suonando." disse Masu sorridendo ampiamente ai due ragazzi.

Uno dei due continuava ad osservarlo con espressione seria, ma l'altro rispose istintivamente al suo sorriso.

"Che vuoi che ti suoniamo?" gli chiese il ragazzo che gli aveva sorriso.

"Non saprei... quello che volete. Io non conosco le vostre musiche." rispose Masu fermandosi davanti al roccione e guardando in su verso i due ragazzi.

"Gli suoniamo 'Quando Ti Aspetto', Revae?" chiese il ragazzo al compagno.

"No, quella canzone è solo nostra, non mi va di suonarla per un estraneo." disse l'altro ragazzo con voce decisa anche se non scortese.

"Allora, Revae? Cosa vuoi che gli suoniamo?"

"Qualsiasi altra canzone, Soryuu'. Sei tu che le hai create, quindi sei tu che devi scegliere."

"Non potreste continuare a suonare quella che ho interrotto con il mio arrivo? Mi piaceva..." disse allora il guerriero.

"Quella? Perché no?" disse il ragazzo che si chiamava Soryuu' facendo di nuovo un sorriso al bel guerriero.

I due ragazzi ripresero a suonare: era evidente, da quanto erano perfettamente affiatati, che dovevano essere abituati a suonare quella melodia assieme. Masu li ascoltò con piacere. Quando terminarono di eseguirla, Soryuu' sorrise di nuovo.

Chiese: "Ti è piaciuta, guerriero?"

"Sì, molto. Che titolo gli avete dato?"

"Si chiama 'Vai Dove Ti Porta Il Vento'." Disse Revae.

"Molto adatta a me, allora." notò il bel guerriero, poi aggiunse, "Anche io sto andando dove mi porta il vento... O per dirla secondo un detto del mio paese, cammino seguendo la punta del mio naso..."

Soryuu' allora ridacchiò e disse: "Anche a me piacerebbe... seguire la punta del mio naso, come dici tu. Ma Revae non può lasciare la sua famiglia per venire con me, perciò anche io resto qui."

Masu notò che l'altro ragazzo aveva dato un lieve colpo con il piede al piede dell'amico ed era lievemente arrossito. Allora credette di capire che cosa legasse i due ragazzi.

"Io ho dovuto lasciare il mio amico, purtroppo, perché io dovevo andare e lui non poteva venire con me."

"E perché non sei rimasto con lui?" gli chiese allora Soryuu'.

"Se fosse dipeso da me, certamente sarei rimasto con lui... ma non potevo."

"Né lui è venuto con te. Allora, voi due, non eravate innamorati." notò Soryuu'.

Revae di nuovo gli dette un lieve calcio per dirgli di tacere.

"No, non eravamo veramente innamorati, anche se eravamo molto amici. Se fossimo stati innamorati sono sicuro che Jule-Dee, il mio amico, sarebbe venuto con me, anche se questo voleva dire disobbedire agli ordini. Perciò vi capisco, ragazzi. Evidentemente voi due vi amate..."

Revae arrossì di nuovo e distolse lo sguardo. Soryuu' invece sorrise e chiese con voce contenta: "Si vede? Sì, Revae ed io ci amiamo. Ci siamo accorti di amarci almeno otto anni fa."

"Otto anni fa? Ma quanti anni avete, ragazzi?" chiese un po' stupito Masu.

"Lui ne ha diciotto ed io sedici." Rispose Soryuu'.

"Ma... a dieci ed otto anni... ancora non si fa sesso." notò il bel guerriero.

"No, il sesso è venuto solo due anni fa, ma questo non vuol dire che già non ci ci amava anche prima." spiegò Soryuu'. Poi chiese. "Ma tu, non ti sei mai innamorato, guerriero?"

"Non ancora veramente. Forse un giorno capiterà anche a me. Ma toglietemi una curiosità, se vi va di parlarmene, perché Revae non può lasciare la sua famiglia?"

"Perché lui è il più grande, suo padre è morto, e deve mantenere la sua famiglia. Perciò non li può lasciare, almeno finché i suoi fratelli non saranno abbastanza grandi da poter provvedere a se stessi ed alla loro madre."

Masu annuì, poi prese una manciata di monete dal suo sacchetto e, porgendole con la mano aperta verso i due ragazzi, disse loro: "Prendete queste. Magari potrà permettervi di seguire i vostri sogni, o il vostro naso, un po' prima..."

Revae lo scrutò, poi gli chiese: "Perché ci offri quel denaro, straniero?"

"Perché provo simpatia per voi, per il vostro amore."

"Sei ricco?" gli chiese Revae continuando ad osservarlo.

"Sì, sono ricco." rispose Masu mentendo, ma pensando che comunque avrebbe perso quelle monete a causa della maledizione, ed allora tanto valeva che potessero essere utili a qualcuno.

"Le prendiamo?" chiese Soryuu' all'amico.

Revae fece spallucce, allora rapidamente Soryuu' scese dal roccione e prese dalla mano del guerriero le monete, poi gli disse "Grazie. Sei gentile e generoso. Così magari potremo andarcene prima di quanto si pensava." e lesto si arrampicò nuovamente sulla roccia e mostrò le monete al suo amante. Poi gli dette di gomito e gli sussurrò: "Ringrazia anche tu il guerriero."

Masu fece un gesto con la mano come per dire che non aveva importanza, sorrise ai due ragazzi e si girò riprendendo la propria strada. Alle sue spalle sentì la voce del più grande, Revae, gridargli dietro un 'grazie'. Masu, senza girarsi, fece un gesto di addio con la mano. Mentre si allontanava sentì la dolce melodia del flauto e della siringa ricominciare ed accompagnare il suo cammino.

Camminò per quattro giornate, salendo sempre più su, sulle montagne. Finalmente raggiunse un passo dove due grandi pietre poste ai lati della strada segnavano il confine con il vicino territorio. La strada ora scendeva nuovamente.

Aveva percorso poca strada, non più di un paio di tornanti, quando vide un vecchio seduto su un ceppo, a lato della via. Aveva capelli lunghi, bianchi come la sua barba incolta, un naso grosso e affilato sporgeva da guance talmente rugose da sembrare la corteccia di un albero secolare. Indossava abiti molto poveri, pieni di toppe, da cui non si riusciva a capire a che classe sociale appartenesse.

Quando gli giunse accanto, il vecchio tese una mano scarna: "Fammi un po' di elemosina, bel giovane." gli disse con voce tremula.

Masu tolse subito dalla cintola il sacchetto delle sue monete, ne prese parecchie e le mise nella mano del vecchio.

Questi le guardò, le contò ad una ad una, poi guardò Masu: "Sei molto generoso, bel giovane!"

"A me non servono ed è evidente che tu ne hai più bisogno di me."

"Sì, sei generoso... e allora, vorrei approfittare della tua generosità e chiederti altro..."

"Vuoi altre monete?" chiese Masu, pronto a dargliene ancora.

"No, quello che vorrei da te è qualcosa di più prezioso che non una manciata di monete."

Masu toccò con la mano il rubino che gli pendeva al collo, freddo e scintillante: "Questo non te lo posso dare..." disse, pensando come dovesse a quel magico talismano la sua salvezza dalle braccia della strega.

"No, mio bel guerriero, qualcosa di assai più prezioso..."

"Non ho nulla di più prezioso, a parte forse la mia spada e la mia corazza. Ma che te ne faresti, tu? Non riusciresti neppure a sollevarla, la mia spada."

"No, hai ragione, che me ne farei? No, è altro quello che ti vorrei chiedere..."

"Bene, allora dimmi che vorresti. Se posso te lo darò volentieri."

"Vedi... io sono molto vecchio... non conto più gli anni da quando, per l'ultima volta... oh, è passato così tanto tempo, sai? L'ultima volta che io ho potuto..."

Il vecchio pareva girare attorno alla sua richiesta e non trovare le parole per esprimerla. Masu lo guardava negli occhi e vi lesse dentro una muta invocazione, una fioca luce di speranza, il tremolio di una peghiera.

"Coraggio, vecchio. Che rischi? Al massimo un mio no."

"Non vorrei suscitare la tua ira, o anche soltanto il tuo disprezzo..." spiegò a bassa voce il vecchio.

"Un buon guerriero non è facile all'ira, perché ottunde la capacità di usare il cervello. Né io sono avezzo al disprezzo, perché ottunde la capacità di ascoltare la voce del cuore..."

Il vecchio annuì: "Oltre che generoso, sei anche saggio. Allora, se mi prometti di non avertela a male... ti dirò che cosa vorrei chiederti..."

"Coraggio, vecchio. Chiedi." ripeté Masu sorridendogli.

"Ecco, vedi... tu sei molto bello e mi ricordi quando ero giovane, il ragazzo di cui ero innamorato e... io vorrei... se tu fossi disposto... avere ancora per una volta... fare sesso con te."

Masu non s'aspettava di certo una simile richiesta e rimase per un attimo a guardarlo a bocca aperta. Non si sentiva affatto attratto da quel corpo vecchio, cadente... istintivamente dentro di lui venne un "no"... ma di nuovo vide quella luce di preghiera negli occhi stanchi.

In tono incerto, Masu rispose: "Non m'aspettavo una richiesta del genere..."

"Ecco, sei in collera con me..." disse il vecchio con voce querula.

"No, vecchio, no. Anzi, capisco come tu possa provare il desiderio... specialmente se, vedendo me, hai ricordato il tuo amante di un tempo..."

"Però..." disse il vecchio quasi per incoraggiarlo ad esprimere il suo rifiuto.

Masu ebbe pietà del vecchio e si disse che, dopo tutto, non gli costava poi troppo farlo contento per una volta, dargli il piacere che anelava riprovare ancora una volta dopo tanti anni, forse per l'ultima volta prima di morire. Solo, si chiese se sarebbe riuscito ad eccitarsi, per accontentare il vecchio. Se non vi fosse riuscito, come temeva, sarebbe stato peggio di un rifiuto, perciò non sapeva davvero che cosa rispondergli.

Poi si chiese se per caso non stesse per cadere nuovamente nel tranello di una stregoneria. Toccò ancora una volta il rubino che gli pendeva al collo e lo sentì ancora freddo... No, era davvero solo un vecchio il cui fuoco bruciava ancora nei lombi, che provava ancora desiderio verso un giovane uomo forte e bello come Masu sapeva di essere.

"Però, nulla. Se è solo questo che vuoi da me, non vedo perché te lo dovrei negare..." disse Masu quasi in fretta, come per costringeri a vincere l'ultima esitazione che istintivamente sentiva dentro di sé.

Il vecchio sorrise aprendo un poco la sua bocca sdentata, si alzò appoggiandosi pesantemente al suo bastone e disse al bel guerriero: "Allora... se vieni con me, nella mia capanna... lo potremo fare più comodi e senza rischiare di essere visti da qualche passante..."

"Come vuoi tu, vecchio, anche se di qui pare che non passi mai nessuno." gli disse Masu seguendolo, sentendosi pronto a quel sacrificio per donare al vecchio un po' di piacere.

Entrarono in una vecchia capanna cadente, che pareva anche più mal ridotta del vecchio che vi abitava. All'interno vi era solo un tavolo, qualche cesta, e in un angolo un pagliericcio irregolare e consunto dai cui strappi fuoriuscivano ciuffi di lunghe erbe secche.

"Ci possiamo spogliare?" chiese il vecchio in un tono di preghiera. "Mi piacerebbe vedere il tuo bel corpo nudo..."

"Sì, come vuoi tu." rispose Masu condiscendente.

Di nuovo toccò il rubino, per toglierlo dal collo e di nuovo notò che era freddo. Non correva perciò nessun pericolo. Il bellissimo guerriero si denudò, poi guardò il vecchio: il suo corpo era cadente, scarno, sgraziato per gli acciacchi dell'età avanzata, tutt'altro che piacevole a vedere. Masu, sospirò silenziosamente.

Il vecchio gli si accostò e sfiorò, in modo quasi reverente, la pelle del corpo del guerriero: "Oh sì, quanto sei bello... Anche più di quanto era bello il mio amante... Non ho mai visto un uomo tanto bello in vita mia..." mormorò con voce tremula e sognante.

"Come si chiamava, il tuo amante?" gli chiese Masu per pura cortesia.

"Si chiamava Chi Lodo..."

"Chi? Era dunque un Artigiano?"

"Sì, come me. Io ero il suo Zuchi..."

"Un Alto Artigiano, dunque... Quale era la tua specialità? E, comunque, come ti chiami, tu?"

"Eravamo entrambi tessitori... E io mi chiamo See. Perché non ti stendi sul mio pagliericcio, guerriero?"

"Come desideri, vecchio." rispose Masu e si stese, rammaricandosi solo di non riuscire assolutamente ad eccitarsi: il suo membro restava morbido fra le sue forti cosce.

Il vecchio si stese accanto a lui: "Girati, per favore... ero sempre io a predere il mio Lodo e mi piacerebbe, forse per l'ultima volta..."

Masu per un attimo si irrigidì, istintivamente di nuovo un "no" si affacciò alle sue labbra. Poi pensò che, dopo tutto, questo risolveva il suo problema di non riuscire ad eccitarsi... ed il membro del vecchio, se pure fosse riuscito a farselo rizzare, non era poi troppo grosso... poteva ben sopportare, a quel punto, questa ultima richiesta.

Perciò, senza dire nulla, si girò adagiandosi sul ventre. Sentì il vecchio stendersi sopra di lui, fargli allargare le gambe con le sue... e presto sentì il membro duro dell'altro iniziare a fregargli nella piega fra le piccole e sode natiche. Masu si rilassò, lievemente stupito che il vecchio fosse riuscito, nel breve tempo che lui aveva impiegato per girarsi, ad avere una così rapida e forte erezione.

Il vecchio gli si addossò ancora, e spinse. Masu si rilassò e lo sentì entrare nel suo canale con una spinta di insospettato vigore. Il vecchio gli alitava sul collo, mentre le sue mani lo tenevano per le spalle e continuava a penetrarlo. Pareva che la lenta avanzata dentro di lui non terminasse mai. Masu continuava a non sentirsi minimamente eccitato, però notò con un certo stupore di non essere neppure infastidito.

Poi il vecchio iniziò a muoversi su e giù dentro di lui e nuovamente Masu si chiese stupito dove il vecchio avesse trovato tutta quell'energia. Il guerriero iniziò anche ad eccitarsi, poiché il vecchio indubbiamente ci sapeva fare.

Gradualmente anche il corpo che pesava su di lui gli sembrò essere meno spigoloso, meno magro, la pelle del vecchio ora gli pareva calda e persino morbida; con un certo stupore il bel guerriero si rese conto che si stava eccitando sempre più.

"Dai, See, dai..." lo incoraggiò allora.

Il vecchio, sopra di lui, iniziò a dare colpi con insospettato vigore. Il piacere si stava lentamente ma inesorabilmente impadronendo del corpo di Masu. Il bel guerriero pensò che non avrebbe mai creduto che potesse essere piacevole, e tutt'altro che un sacrificio, concedersi al vecchio.

Anche le mani del vecchio ora gli parevano gradevoli, non più scarne ed ossute, ma morbide e piacevolmente calde sulla sua pelle. Inoltre, contrariamente a quanto aveva creduto, e forse anche sperato, il vecchio pareva non stancarsi ma al contrario sembrava trovare nuova energia ad ogni affondo che dava dentro al suo caldo e stretto canale.

"Ti piace?" gli chiese in un sussurro il vecchio continundo a martellargli dentro.

"Sì..." rispose sinceramente Masu, stupito.

"Vuoi che... venga presto?"

"No... come vuoi tu..." rispose il giovane guerriero.

"Non ancora, allora..." mormorò See imprimendo maggiore vigore ai suoi colpi.

Non venne subito, anzi, pareva non venire mai, e non stancarsi affatto. Anche il respiro del vecchio era regolare, forte, tutt'altro che pesante.

Fu Masu, invece, che ad un certo punto raggiunse un forte orgasmo e si scaricò contro la ruvida tela del pagliericcio, in una serie di vigorosi getti. Poco dopo anche il vecchio si scaricò dentro di lui, stringendolo con forza fra le sue braccia.

Per un po' restarono fermi, il duro membro del vecchio ancora profondamente infisso in lui. Poi Masu sentì il caldo palo di carne ritrarsi lentamente, finché See si sfilò completamente da lui e gli si tolse di dosso. Masu allora si girò e guardò See... e...

Steso accanto a lui vide un uomo giovane e forte, di gran bellezza, che lo guardava con un indefinibile sorriso sulle labbra piene. I capelli erano folti e morbidi, di un bel colore castano brillane, ed anche la barba, corta e ben curata era dello stesso colore.

Per un attimo pensò che forse il giovane avesse preso il posto del vecchio... ma non s'era sfilato da lui neppure per un attimo, quindi non era possibile. Allora pensò che la sostituzione fosse avvenuta mentre lui si girava sul ventre...

"Chi sei?" gli chiese sentendosi confuso.

"Sono See, te l'ho detto." gli rispose l'altro guardandolo con il suo sorriso lieve.

"Ma no, See era un vecchio... non sei tu..."

"Sono io, sono io, te lo assicuro."

"Ma allora... tu sei un mago... o una maschera, o che altro?" chiese Masu alzandosi a sedere sul pagliericcio, allarmato. Poi aggiunse: "Eppure ho toccato più volte il rubino e..."

"No, sono un mago. Ma vedi, il tuo rubino, lo conosco bene, è quello che noi chiamiamo 'Lacrima di Kaoka'. Diventa caldo solo quando è in presenza di magia nera, magia pericolosa. Non reagisce alla magia bianca. Non hai nulla da temere da me, te lo assicuro..."

"Un mago... ma perché allora..."

"Perché mi sono presentato a te sotto l'aspetto di un vecchio, di un mendicante?"

"Sì, perché?"

"Perché so... ho visto quanto ti è accaduto, e so delle maledizioni che la strega ha lanciato su di te. E ti volevo aiutare, ma prima dovevo scoprire se te lo saresti meritato. Se la tua generosità era limitata al tuo denaro, o se coinvolgeva anche il tuo cuore."

"Tu sai... e puoi annullare le maledizioni?"

"No, questo purtroppo non è in mio potere, ma ne posso limitare l'efficacia invocando su di te le mie benedizioni."

"E lo farai?"

"Sì, certo. Perché tu, con il tuo comportamento, le hai ampiamente meritate. Rivestiamoci, ora, e vieni con me qui fuori..."

Rivestitisi, uscirono dalla capanna. Ora See indossava una morbida tunica bianca, con una fascia verde ai fianchi.

"Inginocchiati, guerriero." gli disse quando furono all'aperto. Gli impose le mani sul capo intrecciandone le dita, e cominciò a cantare le sue benedizioni: "Benedetto sarai quando troverai le quattro età da convincere, benedetto sarai quando incontrerai i quattro elementi da vincere, benedetto sarai quando avrai i quattro colori che armonizzeranno, benedetto sarai quando i quattro punti si incontreranno, benedetto sarai quando i quattro problemi risolverai. Ed allora le maledizioni non avranno più alcuna efficacia su di te, e la tua vita cambierà profondamente e chi veramente sei tu saprai..."

"Chi veramente sono? So chi sono, sono Su Masu-Yari, un guerriero errante..." gli disse Masu rialzandosi in piedi.

"Sì, per ora..." rispose enigmatico il mago.

"E chi sarei, allora?"

"Questo lo dovrai scoprire da solo."

"E... non ho capito in che cosa consistono le cinque benedizioni che hai pronunciato per controbattere le quattro maledizioni della strega... Quelle erano assai chiare, invece."

"Anche le cinque benedizioni ti diventeranno chiare man mano che sarai pronto per capirle. Ora è inutile che io te ne sveli il senso. Ma le maledizioni, vedi, non sarebbero efficaci se chi le riceve non sa a che cosa si riferiscono. Questa è sempre la differenza fra il bene ed il male. Il bene si ammanta di silenzio, si nasconde, il male invece deve essere plateale. Raramente chi ha veramente fatto del bene ne parla, e invece spesso chi ha fatto del male se ne gloria. Si ama in silenzio e si odia gridando. Si perdona con un sorriso, e ci si vendica con gesti plateali."

"E, dimmi, mago, dove mi consigli di andare, ora? Che cosa mi consigli di fare?" gli chiese allora il giovane guerriero.

Il mago sorrise: "Lo sai molto bene, Masu-Yari: segui la punta del tuo naso e fai ogni giorno quello che la vita ti invita a fare. Non cercare di legarti al passato, in quanto non esiste più; creeresti un legame con il nulla. Non cercare di inseguire il futuro, in quanto non esiste ancora; inseguiresti il nulla."

"Un'ultima cosa ti vorrei domandare..."

"Sì?"

"See è il tuo vero nome?"

"Che cosa è un 'vero nome'? Solamente un suono con cui chiamare qualcuno, che a quel suono risponde."

"Ma i teosofi e gli antroposofi insegnano che il nome racchiude in sé l'essenza delle cose, e che chi possiede il nome, possiede anche l'essenza della cosa, o della persona a cui quel nome corrisponde..."

"Se così fosse... continua a pronunciare la parola 'oro, oro, oro...' e ti troveresti la scarsella piena di oro, non credi? L'unico vero nome che corrisponde all'essenza delle cose, che se possiedi ti rende padrone delle cose, o delle persone, lo conosce solo il Kaoka, il Dio degli Dei. Neanche i Grandi Dei hanno questa vera, intima conoscenza. Ma nessun essere creato o generato può sondare la conoscenza infinita ed onnipossente del Kaoka, perciò... un nome non è che un suono convenzionale che usiamo per comunicare, null'altro che un suono."

"Ma allora i teosofi e gli antroposofi mentono?"

"No, si illudono, assai spesso in buona fede, di avere una conoscenza che in realtà non hanno. Sono come ciechi che indicano la strada ai sordi..."

"E queste cose che tu mi stai dicendo?" gli chiese allora Masu con un sorriso lievemente malizioso.

See rise: "La tua intelligenza è pronta e vivace, mio giovane guerriero! Le cose che io ti sto dicendo non sono che il frutto delle mie riflessioni, cose che 'credo' siano giuste... ma chi lo sa? Forse domani stesso troverò elementi che mi faranno cambiare idea. Per ora, sono quanto le mie capacità e la mia esperienza mi hanno fatto accettare come le più probabili, le meno errate. Sono solo le mie convinzioni personali."

"Saresti un buon maestro, tu, See..." gli disse con aperta ammirazione il guerriero.

"Non esistono buoni maestri, ma solo buoni allievi... Un cattivo maestro può anche fare un'ottima lezione, un cattivo scolaro può anche non capire un'ottima lezione..."

"Ma un buon maestro può anche fare un'ottima lezione e..."

"Può capitare, certo. Ma anche da una cattiva lezione un buono scolaro può trarre un ottimo insegnamento."

"Ma allora, a che servono i maestri?"

"A far sì che i buoni scolari abbiano di che riflettere e fare le loro scelte."

"Tu, See, stai smontando una gran parte delle mie convinzioni..."

"Molto bene, cerca di fartene delle nuove... e sarai un ottimo allievo."

"Non posso restare con te, almeno per un po'? Sento che avrei molte cose da imparare se tu mi prendessi come tuo allievo."

"Non posso... e non hai veramente bisogno di me. Ora devo andare... Addio!"

"Aspetta..." disse Masu quasi con urgenza.

Ma non aveva ancora terminato di pronunciare questa parola che l'immagine del mago tremolò nell'aria, Masu vide attraverso essa il retrostante panorama, e See era scomparso.

Masu si girò verso la capanna e vide che anche questa era scomparsa e nulla sul prato che vedeva al suo posto tradiva che lì vi fosse stata la misera costruzione.

Eppure Masu sapeva che era stata concreta, reale... tutti i suoi sensi l'avevano percepita, come d'altronde avevano percepito, e goduto dell'amplesso che aveva avuto con il mago.

Masu si avviò, riprendendo il proprio cammino e si disse che aveva imparato una nuova lezione: anche i sensi, di cui ci fidiamo ciecamente, non sempre sono affidabili al cento per cento.


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