6 - RITORNO DI HIRAM A URUK
Subito dopo, il bellissimo Hiram, la mano di Melqart sia su di lui, incontrò un cavaliere sumero che prontamente lo riconobbe e gli diede il benvenuto di cuore. Questi gli raccontò che l'intero paese cantava al massimo del tono le sue lodi, poiché egli con il suo avvertimento aveva salvato il paese dei sumeri dalla pestilenza sterminatrice, che in tutte le circostanti nazioni aveva reso deserta la terra.
Il cavaliere gli disse anche che il re attendeva di rivederlo al suo ritorno a palazzo per ricompensarlo riccamente e per onorarlo per la sua buona azione. Hiram fu contento di udire queste parole e sperava di potere così più facilmente portare a compimento la sua missione in onore del suo dio, il potente Melqart, patrono del vero amore fra maschi, dell'amore fra veri maschi.
Non appena raggiunta la città, egli si recò a casa sua che egli trovò tal quale l'aveva lasciata. Il suo compagno durante la sua assenza l'aveva custodita bene. Maestro e compagno si rallegrarono di essersi rivisti e discussero a lungo tutte le novità. Hiram riferì al giovane anche della sua chiamata che gli era stata conferita nel deserto.
Però ciò superava la capacità di comprensione dell'aiutante che sbottò: "Cosa dovrebbe essere un dio che predica l'amore fra maschi! Due maschi possono anche prendersi piacere l'uno dall'altro, ma amore no! Solo fra maschio e femmina vi può essere vero amore! Non si è mai sentita nel nostro paese una cosa come questa che mi vorresti far credere! Mi sembra quasi che la malattia abbia in qualche modo offuscato la tua testa!"
Allora egli cambiò discorso e parlarono di altre cose. Il suo compagno raccontò a Hiram, sul quale sia la mano di dio, che una delle quattro statue reali che stavano a protezione del trono, che il vecchio vasaio aveva plasmato per il re, era un po' danneggiata e che a lui non era finora riuscito di ripararla. Perciò egli era contento che Hiram fosse infine ritornato e così poteva aiutarlo in questo lavoro importante.
Presto si diffuse in tutta la città la notizia del ritorno di Hiram e non passò molto tempo che giunse una delegazione dalla corte reale per scortare Hiram, su cui sia la potenza di Melqart, all'udienza regia. Però non lo condussero a palazzo ma nella grande zona di adunanza fuori dalle mura della città, che era il loro luogo più sacro. Hiram, la mano di dio sia su di lui, ebbe l'impressione che qualcosa di inusuale stava per avere inizio.
Lì giunto egli vide infatti tutti i sacerdoti, e i maghi, e gli indovini riuniti attorno al trono del grande re Vaylum, il signore di tutte le terre circostanti. Il re stesso era lì, seduto sul suo trono, ma la sua faccia era rabbuiata e il suo sguardo corrucciato.
Il capo delle cerimonie salì sulla tribuna degli oratori e aprì la riunione: "O voi, grandi e saggi dell'impero! Oggi siamo qui riuniti perché il nostro augusto Signore questa notte ha avuto un sogno che lo ha molto peroccupato e spaventato. Per questo abbiamo convocato qui oggi tutti i sacerdoti, e i maghi, e gli indovini in modo che essi possano tentare di spiegare il sogno.
"Questo è il sogno che sua maestà ha visto: sul palazzo fluttuava un grande incendio che veniva in questa direzione e che distruggeva tutto quanto trovava sul suo cammino e si propagava nell'intera città. Nessuno sapeva salvarsi e di fronte a questa marea di fuoco erano tutti impotenti come bambini piccoli. Poi una lingua di fuoco circondò un gruppo di giovani uomini e questi non erano impauriti ma cantavano lodi e danzavano perché il fuoco aveva scelto loro e era entrato nei loro corpi e nei loro spiriti.
"Questa visione ha disturbato molto l'animo del nostro illustre re che non riesce a capirne il significato e pertanto si richiede da voi di capire il senso e il messaggio in esso contenuto. Mettetevi adunque tutti subito al lavoro, usate tutte le vostre arti divinatorie e magiche, tutte le vostre conoscenze per chiarire questo strano e straordinario sogno."
I preti e i maghi si misero subito all'opera per sondare il significato del sogno, mentre i cortigiani e i ministri facevano del loro meglio per dissipare il malumore del loro potente re.
Alla fine si presentò il sommo sacerdote davanti al trono e parlò al re e così disse: "Nobilissimo signore, tu sei senza alcun dubbio il nostro re e sei anche un dio in terra. Il tuo sogno è un'ambasciata del dio del cielo: egli vuole avvisarti che i tuoi nemici stanno preparando una grande guerra contro di te e vogliono abbattere la tua potenza. Però tu sei adesso preavvisato e puoi intraprendere le tue contromisure radunando giovani soldati che combatteranno il fuoco nemico con il fuoco della loro dedizione a te."
I sacerdoti proposero poscia di commissionare al maestro vasaio la costruzione di un idolo di dimensioni inaudite al quale si sarebbero offerti sacrifici umani scegliendo i più bei giovanetti della città sacrificandoli a lui, al fine di allontanare la catastrofe da loro.
Allora si alzò in piedi Hiram, sul quale sia la potenza di Melqart, e salì sul pulpito degli oratori. Egli chiese il permesso di parlare davanti al re e questa era la prima volta che egli parlava in pubblico.
Queste furono le sue parole: "O mio signore e re, voi mi incaricate di costruire un nuovo grosso simulacro di un dio, più grande e alto e bello di tutti gli dei precedenti, in modo che li domini tutti.
"Io però dico a voi: non è necessario inventare un nuovo dio, poiché egli già esiste, già da sempre egli è esistito e per sempre egli esisterà: egli è il signore di tutti gli uomini nell'intero orbe terracqueo. È lui che ci pone solo per un lasso di tempo fuggevole in questa passeggera vita terrena, mentre egli, il potente, di eternità in eternità sussiste. La sua esistenza non ha inizio né fine e nessun dio lo può uccidere e nessun uomo può conoscerlo nella sua essenza se non giacendo e facendo l'amore con un altro uomo. Inoltre il dio di cui vi parlo aborre tutti i sacrifici umani, e massimamente il sacrificio di adolescenti, e ancor più quello di ragazzi a cui lui ha donato avvenenza e bellezza." Così disse Hiram secondo la sua ispirazione e il re degli assiri lo ascoltò fino in fondo.
Molto spesso cercarono i sacerdoti e i maghi e gli indovini di interrompere il discorso di Hiram con richiami: "Quante volte non abbiamo già dovuto sentire ciò!" essi gridavano.
"Quanti vennero già prima di te a raccontarci di un grande dio a cui tutto sarebbe sottomesso in virtù di un amore che non genera vita ma che dona potenza, un amore che sarebbe senza egoismi e senza secondi fini, e alla quale noi dovremmo inchinarci." esclamarono.
"Ogni volta noi li abbiamo saggiamente allontanati da noi e se tornavano li abbiamo anche lapidati. E adesso dovremmo stare ad ascoltare questo nonsenso dalla bocca di uno straniero che ha anche l'impudenza di prendere la parola al cospetto del nostro illustre signore?"
Però il re chiese loro di tacere fino a che Hiram, possa Melqart fortificare la sua anima, avesse finito il suo discorso.
Dopodiché il grande re così si espresse maestosamente: "Noi abbiamo ascoltato il tuo discorso, o Hiram, e questo è il nostro giudizio: come tuo re e signore del mondo, pare a me che tu purtroppo sei stato avvelenato dalla malattia e pertanto la tua testa non funziona più molto bene. Pertanto io stabilisco," si rivolse ora all'assemblea, "che questo uomo in futuro venga trattato come uno che non è più in possesso delle sue potestà mentali. Per il resto egli è completamente innocuo per il suo ambiente.
"Pertanto egli può andare e venire come gli piace, e giacere con l'uomo che gli piace e a cui lui piace, e nessuno si deve sdegnare per le sue parole o per la sua vita. Egli inoltre potrà impedire il sacrificio di ogni giovane che vorrà prendere sotto la sua protezione. Non si deve dimenticare che è stato lui che ha salvato questo regno dalla spaventosa pestilenza e io con ciò promulgo l'ordine tassativo che nessuno gli faccia del male. Il suo unico obbligo sarà, da oggi in poi, di venire a palazzo da me una volta ogni settimana per riportarmi quante persone egli abbia già convertito alla sua religione dell'amore fra maschi."
Allora rise tutta l'assemblea a crepapelle ma Hiram, la potenza di Melqart sia su di lui, rispose: "Se io, o gran re, ti comunico chi si è convertito al mio dio, allora tu sicuramente li farai giustiziare a uno a uno come chiedono i tuoi consiglieri."
"Tu devi venire a me e unicamente dirmi il loro numero, non i loro nomi." rispose il re a Hiram.
Tra i sacerdoti ve ne erano però anche alcuni che non si ritennero ancora soddisfatti e dissero: "Non provocherà lo sdegno degli dei il fatto di lasciare predicare senza impedimenti questi errori contro le nostre divinità? Inoltre come facciamo noi a sapere che egli non è invece una spia che, camuffata da matto, su incarico dei nostri nemici fa ricognizioni nella nostra terra? E che vuole diffondere la sua religione in modo che non nascano più figli fra il nostro popolo? Si può sapere ciò con sicurezza?"
Però il re rispose loro: "Gli dei non mi hanno ispirato alcun altro provvedimento contro Hiram. E adesso smettetela a parlare contro di lui, se non volete provocare la mia collera ed essere scelti voi per il sacrificio agli dei."
Sebbene egli risparmiasse Hiram, la potenza di Melqart sia su di lui, diede però ugualmente l'ordine di offrire grandi sacrifici umani e fu versato molto sangue innocente. Ciò rattristò moltissimo Hiram, sul quale sia la benedizione, però non era in suo potere di impedirlo e riuscì a porre in salvo solo pochi adolescenti, infatti mentre egli ne poneva in salvo uno, altri venivano immolati prima che potese tornare a scegliene un altro da salvare.
Hiram, Melqart gli doni protezione, si dedicò pieno di zelo alla missione profetica di chiamare gli uomini all'amore fra maschi. Giorno e notte percorreva le strade di Uruk e predicava l'amore che non ha per fine la procreazione.
Però non si trovava nessuno che lo ascoltasse seriamente o che lo prendesse sul serio, neppure fra i giovani che egli aveva posto in salvo, infatti non lo aveva forse dichiarato pazzo il re e massimo signore dello stato? Perciò la gente lo irrideva e uomini gli bussavano sulle spalle e quando Hiram si girava a guardarli, questi gli mostravano i loro membri duri chiedendogli se volesse farsi penetrare da loro, e non davano alle sue parole un peso maggiore che alle parole di un bambino o di uno squilibrato.
Il re lo riceveva una volta alla settimana nella sua udienza e poneva a Hiram sempre la stessa domanda: quante persone aveva già egli convertito alla sua religione? Sempre dovette Hiram, la benedizione di Melqart sia su di lui, dare la stessa risposta: egli non aveva ancora convertito proprio nessuno.
Il re aveva compassione di Hiram, possa Melqart benedirlo, e ordinò per lui tutte le cure e le medicine che sacerdoti e medici di corte potevano immaginare, poiché lo si riteneva un ammalato. Tuttavia tutte le loro medicine non ebbero alcun effetto su Hiram, sul quale sia la potenza di dio, poiché non Hiram era malato nella mente ma invece lo erano proprio quelli che lo ritenevano malato e che avrebbero dovuto trovare per lui una cura.
In questo modo trascorsero ben cinque anni e Hiram eseguiva il suo mandato fedelmente e per questo non ricevette altro che la ricompensa di Dio. Certo, c'erano giorni in cui egli, di fronte a così poco successo visibile, sarebbe stato preso da dubbi e disperazione. Però gli inviava Melqart il potente un suo messaggero celeste che lo consolava e rinforzava il suo cuore con nuove rivelazioni.
"Melqart, il nostro signore e dio, è contento di te, o Hiram," gli diceva il messaggero, "anche se a te poco successo appare destinato, però tu fai proprio la Sua volontà e sei un servitore fedele e obbediente di Melqart. A tutto è assegnato un termine, ciascuna cosa a suo tempo: vai avanti in questo servizio e non ambire ad altro se non al compiacimento del Signore, perché Egli vede tutto e sente tutto ed il Suo amore è potente."
Allora si faceva di nuovo coraggio Hiram, su lui sia la benedizione, e usciva e continuava a predicare alla gente anche se questa era totalmente sorda alle sue accorate parole.
Ripetutamente andava a trovare il suo antico compagno e amico che adesso aveva assunto il suo posto come vasaio di corte. Questi era il più caro amico che Hiram, la benedizione sia su di lui, avesse al mondo, eppure perfino questi non voleva credere in lui e non voleva giacere con lui per amore ma solo per piacere.
Tuttavia nutrivano un grande affetto l'uno per l'altro, ora come prima, e spesso l'amico pregò Hiram con le lacrime agli occhi di lasciarsi curare dai sacerdoti e dal medico personale del re in modo che la sua malattia passasse e tutto tornasse come prima, poiché anche egli credeva che la malattia che Hiram, la potenza di dio sia su di lui, aveva con i suoi consigli aiutato a evitare alla città, avesse invece aggredito lui al cervello.
7 - PROFEZIA DELLA ROVINA DI URUK - HIRAM FUGGE SU DI UNA NAVE
Così passarono altri anni e tutto rimase come era. Un giorno però apparve a Hiram il celeste messaggero del suo dio e gli portò queste parole: "Il tempo è maturo, dice il Signore! Avvisa il popolo del castigo incombente, poiché l'ira di Melqart cadrà su di loro se essi alla fine non si convertono!"
Allora Hiram, divenuto ormai un forte e piacente uomo, la potenza di dio sia su di lui, uscì per le vie della città e cominciò a mettere sull'avviso la popolazione di Uruk. Però gli abitanti di Uruk, che già prima lo ritenevano un po' matto, lo trovavano adesso completamente matto e per di più importuno. Si allontanavano da lui schernendolo e anche il re venne a sapere presto della nuova predicazione di Hiram e si arrabbiò molto con lui.
Quando Hiram, sia la benedizione su di lui, quella settimana andò da Vaylum per comunicargli come al solito l'assenza di risultati dei suoi sforzi, il re parlò a lui e così disse: "Hiram, io ho avuto pazienza con te per molti anni, ma adesso si è quasi esaurita. Tu profetizzi ultimamente una punizione che fra quaranta giorni dovrebbe cadere su di noi se non costruiremo un tempio al tuo dio Melqart, per santificare l'amore fra i maschi. Ascolta, ora, che cosa io ti dico: se la punizione minacciata non arriva e noi scopriamo che tu sei un mentitore, allora ci sarà certo per te una punizione assai dolorosa. Così ho deciso. Tieni questo bene a mente e rifletti bene!"
"Ma se la terribile punizione arriverà come anche a te io ho detto, e se non colpirà anche te personalmente, o re, come io mi auguro, mi prometti che farai costruire il tempio di Melqart per celebrare l'amore fra due maschi?" chiese allora Hiram, che la benedizione di dio sia su di lui.
"Questo ora io non ti prometto. Ne riparleremo fra quaranta giorni." disse il re accigliato e lo congedò.
Il vasaio amico di Hiram temette per la vita di Hiram e lo supplicò di mettersi nelle mani del sacerdote del gran tempio, che era esperto nell'arte medica.
Hiram, Melqart possa benedirlo, accompagnò un giorno il suo antico discepolo, il vasaio, fino al gran tempio reale della città. Però qui giunto, invece di assumere le loro bevande medicinali e lasciar pronunciare su di sé le loro parole magiche, Hiram, la mano di dio sia su di lui, alzò la voce per predicare alla folla lì riunita e ripetere gli avvertimenti della punizione divina che sarebbe piombata sul popolo ostinato. Tuttavia nessuno dei presenti volle prendere sul serio le sue parole e tutti si allontanarono da lui con una stretta di spalle e ridendo delle sue parole.
Alla fine spuntò il mattino del quarantesimo giorno. Allora gridò Hiram, la mano di dio sia su di lui, al signore e dio del mondo: "O Melqart, tutto sia come tu vuoi che sia! A te io rimetto questo popolo sordo, sul quale venga pure la tua punizione! La mia pazienza però è finita. Io me ne vado da questo luogo!" con il che lasciò Uruk.
Egli raggiunse la confluenza dei due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate, là dove essi formano un grande delta prima di sboccare nel mare aperto.
Nel delta vi era un vivace traffico di navi e Hiram pensò di imbarcarsi per continuare il suo viaggio per via di mare. Egli parlò con il capitano di una nave, e salì a bordo. Avevano appena mollato gli ormeggi quando Hiram, la mano di Melqart sia su di lui, cadde in un sonno profondo.
Dopo che essi avevano percorso una piccola tratta di cammino e raggiunto il mare aperto, si innalzò dinnanzi a loro dall'acqua una scura parete gigantesca che bloccava il passaggio alla nave. Però questa parete era in realtà una nave nera e di mostruosa grandezza, quale nessun uomo aveva mai visto o incontrato prima, che sembrava comparsa dal nulla o emersa dalle acque. Il mare ribolliva fortemente, la piccola nave su cui era Hiram rollava e beccheggiava e minacciava di affondare da un momento all'altro.
Capitano ed equipaggio correvano nella massima agitazione di qua e di là e nessuno sapeva che cosa ci fosse da fare, quando poi videro alzarsi all'orizzonte anche una enorme e nera nuvola di temporale, la loro ultima speranza li lasciò e si disperarono. Videro anche che la nube si dirigeva verso Uruk, ed essa appariva loro così greve e scura, che i marinai sospettarono essa fosse un segno premonitore venuto dal dio del mare.
Infine si svegliò Hiram, la potenza di dio sia su di lui, a causa delle alte grida e del panico generale che era scoppiato a bordo, dal suo profondo sonno. Allora si ricordarono i marinai del loro passeggero, corsero da lui e lo interrogarono atterriti: c'era forse qualcosa che egli non aveva ancora raccontato loro, forse una trasgressione, una cosa impura che egli avesse commesso, una punizione degli dei dalla quale egli cercava di scappare?
La nave mostruosamente grande sbarrava completamente la via alla piccola nave su cui era Hiram e minacciava di affondarla con tutti gli occupanti. Sul suo parapetto si vedeva una fila ininterrotta di uomini nudi, più neri della pece, armati con armi mai viste e dall'aspetto terribile.
I marinai pensarono che l'equipaggio dell'enorme nave sconosciuta esigesse degli schiavi oppure vittime da sacrificare. Pensarono che alcuni di quelli che si trovavano a bordo della loro nave dovevano forse essere consegnati agli uomini della nave nera in modo che questi risparmiasse la loro piccola nave e il rimanente equipaggio.
Hiram, su lui sia la mano di dio, disse: "Ma io non ho mai commesso alcuna trasgressione, non posso essere io la causa di tutto questo."
Eppure, non appena ebbe detto queste parole, fu come se gli cadesse una benda dagli occhi: non era egli forse caduto nel suo vecchio errore, non aveva egli lasciato la città di Uruk in impetuosa fretta e impazienza, prima che gli fosse giunto l'ordine del Signore? Non era questo comportamento, per uno che era un indovino del grande dio Melqart, equivalente a una trasgressione, come commessa dalle persone ordinarie? Anzi, più grave, poiché egli era l'indovino inviato dal dio Melqart alla città di Uruk.
Hiram comprese in una volta che la terribile nave nera era stata inviata dal potente dio Melqart, ed era venuta a causa sua, proprio perché aveva rinunciato alla sua missione in Uruk, e che per questo ora bloccava minacciosamente la via alla piccola nave, e allora si fece coraggio e comunicò ciò ai marinai e al capitano della nave.
Questi però esitavano a gettare fuori bordo il loro passeggero, perché avevano pietà per la sua grande e virile bellezza, e così decisero di tirare a sorte chi dovesse essere sacrificato ai neri uomini della nera nave. Si racconta che essi tirarono a sorte per ben sette volte e ogni volta uscì il nome di Hiram.
Allora fu presa la decisione e Hiram fu legato e issato con un paranco fin sulla nera gigantesca nave, poiché nessuno dei marinai aveva il coraggio di salirvi. Quando Hiram scomparve oltre il parapetto della gigantesca nave nera, subito la tempesta cessò. Le onde si spianarono, la terribile nave nera sgombrò il passo e la piccola nave su cui aveva prima viaggiato Hiram poté proseguire indisturbata la sua rotta.
Hiram, la mano di dio sia su di lui, era stato afferrato dai grandi uomini tutti dalla pelle nera come pece al quale il dio Melqart aveva prima detto: "Oh uomini neri, io metto nelle vostre mani il mio indovino Hiram, però io non intendo che egli sia usato come un semplice giocattolo per le vostre voglie e voi non gli dovete fare alcun male. Io lo voglio solo tenere imprigionato sulla vostra nave ed egli è completamente affidato a voi. Egli trasformerà la vostra nave in un letto di piacere, concedendo il suo corpo a ognuno di voi, ma solo uno per ogni notte. Quando avrà dato il suo amore e il piacere a tutti e ognuno di voi, voi lo riporterete a terra e lo libererete."
E così avvenne: Hiram visse per lungo di tempo nella grande nave nera, con gli uomini neri e lì gli fu approntato un grande e morbido giaciglio su cui ogni notte il bellissimo Hiram giaceva con uno di loro a turno e dava loro ogni tipo di piacere con tutto il proprio corpo, elevando così le sue preghiere e le sue lodi al dio a cui si era dedicato, il grande e potente Melqart, dio dell'amore fra due maschi.
Gli uomini neri erano molto lieti per la missione che Melqart il potente aveva affidato loro, poiché infatti Hiram, la potenza di dio sia su di lui, era di bellissimo aspetto e li sapeva veramente compiacere in ogni modo dando un intenso piacere ai loro corpi con tutto il proprio corpo.
Hiram, su lui sia la mano di dio per sempre, supplicava senza sosta Melqart il possente di perdonarlo.
8 - DONI DELLA LUCE E LA LIBERAZIONE DI URUK
Intanto osservavano le genti a Uruk le grandi nuvole nere che si avvicinavano a loro e nel profondo del cuore esse sapevano che non era una usuale nuvola di tempesta ma invece l'annuncio di una grande sciagura. Improvvisamente, ricordando le parole dell'indovino del dio Melqart, tornò alla loro attenzione tutto quanto egli aveva predicato loro per oltre dieci anni. Allora germinò di colpo nel loro cuore la semente, e finalmente la pazienza dell'indovino Hiram portò frutti ancorché tardivi.
Il popolo di Uruk si convertì, una grande massa di popolo corse fuori dalla città per adunarsi sul colle delle adunanze. Essi chiamarono da quella volta quel posto "Colle della Sottomissione a Melqart".
Innanzi a loro tutti correva il loro re che ordinò al suo popolo di inchinarsi davanti al dio di Hiram, la benedizione di Melqart sia con lui, e di professare umilmente la fede dell'indovino Hiram. Fece quindi erigere un simulacro al centro della vasta spianata: non sapendo che aspetto dovesse avere il dio Melqart, fu eretto un palo che fu adornato con tele preziose, con foglie, fiori e frutta.
Allora si inchinarono tutti davanti al simulacro di Melqart il potente e implorarono clemenza e perdono e che la terribile punizione, che già incombeva sui loro capi, all'ultimo momento fosse allontanata da loro.
Già si abbatteva la nuvola nera sulla città, già la circondava di una polvere spessa. Una nebbia di colore e di odore sgradevole serpeggiava per le vie della città, tale che a mala pena si vedeva la mano davanti agli occhi, inoltre si poteva udire provenente dalle viscere della terra un rombo sordo simile al ringhiare di una belva gigantesca.
Tutto ciò incuteva alle persone una tale paura e un tale orrore che ciascuno pensava soltanto a se stesso, a come potesse salvarsi. Le madri dimenticarono i loro bambini e perfino gli animali piantarono in asso i loro piccoli. Tutti caddero con la faccia a terra, paralizzati dalla paura davanti alla forza e all'orrore che il dio di Hiram, la potenza di dio sia sempre con lui, stava inviando sulla città.
Il pentimento del loro cuore era profondo e sincero ed essi si convertirono all'ultimo momento a quanto per anni aveva predicato l'indovino Hiram in mezzo a loro, quando il destino già stendeva la mano contro di loro. Gli uomini si affrettarono a donare i loro corpi ad altri uomini, sconosciuti si univano carnalmente anche nelle vie, I giovani si concedevano ai vecchi, o l'uno all'altro, i nobili si lasciavano prendere dai loro schiavi, i guerrieri, abbandonate le armi, si dedicavano l'uno all'altro o a chiunque volesse la loro compagnia. Le mogli incitavano i loro mariti a non giacere solo con loro ma anche con i mariti delle loro amiche o vicine di casa.
Allora Melqart il possente, il dio dell'amore, ebbe compassione di quelle creature e represse il suo sdegno prima che esse ne fossero irrimediabilmente toccate. La nuvola si ritrasse lentamente e con essa anche l'orrore e gradualmente ritornò la luce e l'aria divenne nuovamente profumata.
Il popolo provò la singolare compassione del dio Melqart che per anni avevano rifiutato. Nessuna persona ebbe alcun danno permanente, l'unica variazione che essi osservarono non appena osarono rialzare il capo, era che gli altri dei nei templi erano tutti coperti da una spessa e maleodorante polvere nera e che le offerte che erano state fatte loro giacevano sul pavimento, imputridite.
La moltitudine si era appena rimessa un po' dallo spavento e risollevata dagli inchini del ringraziamento, che arrivarono in città messaggeri a cavallo di gran carriera, e che portavano ulteriori buone notizie: gli eserciti congiunti dei persiani e degli egiziani, che si erano alleati in gran segreto contro i sumeri per prendere d'assalto all'improvviso la città di Uruk, s'erano inspiegabilmente scagliati l'uno contro l'altro e si erano mutuamente annientati.
La notizia apparve loro come un secondo miracolo del Signore dell'amore fra maschi, Melqart il potente, che li aveva salvati ancora una volta. Essi si ricordarono delle parole dell'indovino che aveva predicato loro abbastanza spesso, che il suo dio, Melqart, aveva molti servitori e soldati nascosti che solo egli conosce. Allora cominciarono tutti a cercare Hiram, ma non riuscirono a trovarlo nella città.
Dopo un certo tempo giunsero a Uruk alcuni marinai che raccontarono come la grande e terribile nave nera avesse portato via Hiram, la mano di dio sia sempre con lui. Il re e con lui il suo popolo si pentirono, dal più profondo, del fatto che essi per tutti i lunghi anni avevano guardato Hiram come un pazzo e non avevano appreso nulla da lui. E adesso che credevano alle sue parole e avevano bisogno di un maestro che indicasse loro come dovessero vivere la loro nuova fede e però avevano esiliato proprio quello, il grande indovino di Melqart che era stato inviato a loro, dopodiché gli avevano reso difficile la vita per anni.
Il re era addolorato di ciò, come il suo popolo, però trovò parole di speranza e di serenità: Melqart avrebbe certo indicato loro la via e inviato il maestro di cui essi avevano bisogno, si doveva solo riflettere continuamente con gratitudine sulla miracolosa salvezza dalla rovina.
Tutte le genti in Uruk erano contente e piene di gioia ad eccezione dei sacerdoti e degli indovini e dei maghi dei falsi dei, i quali erano rimasti senza pane insieme ai loro idoli. Essi cercarono di salvare il salvabile e diffusero dicerie che si era trattato di un fenomeno meteorologico che si era verificato per cause naturali e che era un puro caso il fatto che si fosse verificato proprio nel giorno che Hiram aveva indicato.
Il re avrebbe volentieri fatto impiccare i sacerdoti tutti, tuttavia egli si ricordò di quanto lo spargimento di sangue dispiacesse al buon Hiram e per questo fece loro dono della vita e invece li mandò tutti in esilio.