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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA STORIA DI CHAKI
IL MORO
10 - VITA SERENA NELLA SERENISSIMA

Impiegarono una intera giornata per trovare il fondaco del mercante Lorenzo Zuliani. Quando finalmente lo incontrarono, l'uomo stava chiudendo le porte del suo magazzino, il sole era quasi completamente calato e l'aria era colorata di rosso.

"Siete voi mastro Lorenzo Zuliani?" chiese Rhémy.

"In persona, per servirvi, giovane uomo. Che desiderate?" chiese il mercante appendendo le chiavi alla cintura.

"Ho una lettera per voi..." disse il ragazzo.

"Ah, e da parte di chi?"

"Da parte di Jörg Kirschenhofer..."

"Ah, il figlio di Kirschenhofer il mercante, siamo in stretta corrispondenza, è lui il mio agente lassù e io il suo qui... sì, ricordo bene il giovane Jörg Kirschenhofer..." disse l'uomo con allegria rompendo il sigillo della missiva e iniziando a leggerla.

Poi guardò i due ragazzi: "Mi prega di aiutarvi... mi dice che siete dovuti fuggire prima da Monaco, poi dal Tirolo... anche se non mi spiega il perché. Ma se è lui a chiedermi di aiutarvi, certamente lo farò. Mi scrive anche che Rhémy de Bayeux parla correntemente il francese, il tedesco, cha sa di latino e sa far di conto... e che tu Chaki, sai anche l'arabo, oltre al francese e al tedesco. Questo può essere utile, qui a Venezia. Vedrò volentieri che posso fare per voi. Ma frattanto, avete un posto dove sistemarvi?"

"Non ancora, messere." rispose Rhémy.

"E... denaro?"

"Assai poco."

"Mmmhhh, vedo... Mi ci vorrà qualche giorno per trovarvi qualcosa. Ma nel frattempo... Mah, venite con me, per un poco forse vi posso trovare una sistemazione."

Il mercante li guidò nel dedalo di viuzze, di ponti e di piazzette di cui è composto il tessuto della città. Si fermò davanti a una porticina e tirò una corda. Dall'interno venne il suono squillante di una campanella. Dopo poco si aprì una finestra e vi si affacciò una giovane donna non bella ma piacente e dal volto simpatico.

"Ohi, Zulieta, che me li ospiteresti per qualche giorno questi due ragazzi?" chiese il mercante guardando in su verso di lei.

"Per qualche giorno, dite? Non per qualche ora? Ma sarebbero ospiti paganti?" chiese la giovane corrugando graziosamente la fronte.

"Non hanno molti soldi questi due poveretti... Gli devo cercare un lavoro ma mi ci vorrà qualche giorno, e non hanno un posto dove andare. Non potresti semplicemente dargli un saccone nel sottotetto o da qualche altra parte e anche qualcosa da mangiare?"

"Il mangiare costa, eccellentissimo." ribatté la donna.

"Per quello ci potrei pensare io, ci metteremo di sicuro d'accordo, come abbiamo già fatto per altre cose. Te lo chiedo come una cortesia, Zulieta! Una cortesia che non ti costerebbe granché."

"Sì sì, voi a me di cortesie me ne chiedete, eccellentissimo, ma quando è che me ne fate?"

"L'ultima volta t'ho ben regalato un taglio di bella stoffa, no? Ti ci sei cucita quel bel vestito con cui vai a messa..."

"Perché non riuscivate a venderla, ecco perché vi siete degnato di regalarmela! E due bocche giovani mangiano più di un esercito di gatti!"

"Per pochi giorni, te l'ho detto. Siate una buona cristiana."

"Mastro Lorenzo, sono una buona cristiana anche a dispetto del lavoro che faccio, anche se tanti non la pensano così. Mah... se i ragazzi mi aiutano a fare le pulizie, un pezzo di pane glielo do. Vi va bene così, eccellentissmo?"

"E un po' di companatico, no?" chiese l'uomo ridendo.

"Si capisce, mica è una galera, questa. Col pane anche un po' di companatico. Va bene, vengo ad aprire... Aspettate."

"Noi qualche moneta l'abbiamo." disse Chaki al mercante mentre aspettavano che la donna scendesse ad aprire la porta.

"No, tenetele per voi. A Zulieta ci penso io. È una brava donna." rispose il mercante sottovoce.

La giovane donna scese e aprì la porta: "Entrate, su!" disse con fare spiccio, facendosi da parte per farli passare.

"No, io torno a casa mia, mia moglie mi aspetta. Abbiti cura di loro, tu, Zulieta, mi raccomando."

"Ma sì, ma sì, avrò cura di queste due anime. Ma voi poi me lo portate un regalo, vero?"

"Sì che te lo porto. Ho giusto una bella cintura intrecciata che viene dalla terra del Soldano."

"E che non siete ancora riuscito a vendere, sono sicura!" disse ridendo la giovane donna, poi rivolta ai ragazzi ripeté: "Entrate, su!"

Li fece salire per una scala buia, e li portò in una cucina: "Sedetevi lì. Adesso vi do qualcosa da mettere sotto i denti. Come è che vi chiamate voi due?"

"Lui Chaki e io Rhémy, signora."

La donna rise: "Che cari a chiamarmi signora! No, nessuno mi chiama signora, qui. Sono Zulieta e basta."

Mise in tavola una grossa fetta di pane, un pezzo di formaggio fresco, una ciotola di noci e un boccale d'acqua. "Mangiate, poi vi trovo un angolo dove potete dormire. E domani mi aiutate a pulire, chiaro?"

"Certo... Zulieta. Grazie."

"Ma dite un po'... non sapevo mica che a mastro Lorenzo gli piacessero anche i ragazzetti. Lui di solito viene qui con qualche servetta, o con qualche sartina. Fotte anche con voi due? O solo con uno di voi due?" chiese sedendo alla tavola con loro.

"No... noi siamo appena arrivati a Venezia... un amico di mastro Lorenzo ci ha mandati da lui, chiedendogli di trovarci per favore un lavoro." rispose Rhémy un po' stupito per la domanda.

"Oh beh... Sapete, qui vengono tutti i giorni signori e patrizi con qualche ragazza, per levarsi le voglie e i pruriti, come qualche volta fa anche mastro Lorenzo, anche se non molto spesso, lui. Ma qualche volta certi signori si portano invece un ragazzetto o un giovanottello da fottere. Ognuno i suoi gusti, come si suol dire, mica sta a me criticare, ci mancherebbe altro. E voi due, se voleste guadagnare qualche buona moneta, potreste trovare facilmente qualcuno di quei signori che gli piace carne bianca o magari carne mora, purché sia un ragazzo belloccio come siete voi due."

"No no, non è per questo che mastro Lorenzo ci ha portati qui." insisté Rhémy.

"Va bene, va bene, ho capito. Ma voi lo fareste con qualche signore, se ci fosse l'occasione? Perché basterebbe che io spargessi la voce... e lo farei volentieri, ché comunque anche io ne avrei il mio gadagno."

"No, Zulieta, a noi non interessa farlo... con qualche signore." insisté Rhémy.

"Potrebbe anche piacervi, sapete, a parte le monete che ci potete guadagnare. Non l'avete mai fatto con un uomo?"

"Sì... noi due l'abbiamo fatto..." iniziò Rhémy e arrossì lievemente, poi continuò, "ma preferiamo farlo solo fra noi due."

La giovane donna ebbe un sorriso di comprensione: "Volete dirmi che voi due piccioncini... che voi due siete innamorati?"

"Sì, siamo innamorati e per questo..." disse Chaki parlando per la prima volta, e carezzò una mano di Rhémy.

"Ma che teneri, che colombini! Beh, da una parte vi capisco se non volete farlo con altri, allora, anche se è un peccato. Ma quando si è giovani come voi, e innamorati... D'accordo, lasciamo perdere. E speriamo che mastro Lorenzo vi trovi per davvero un buon lavoro, allora."

Dopo che ebbero mangiato, la donna prese una candela e li portò fino all'ultimo piano, aprì la porta di una specie di ampio ripostiglio che si apriva su una piccola altana, prese da una pila di oggetti un vecchio pagliericcio e lo stese a terra.

"Qui potete dormire tranquilli. Domattina presto vi vengo a svegliare e così mi aiutate a ripulire tutte le stanze, prima che cominciano ad arrivare i signori clienti. Ecco, vi metto qui la brocca dell'acqua, e se vi viene da fare un bisogno, usate pure quel secchio, che poi domattina lo andate a vuotare e a pulire. Buona notte, allora, piccioncini!" disse la donna e se ne andò, lasciandoli al buio.

I due ragazzi si stesero sul saccone e si abbracciarono.

"Qui pare che siano molto liberi, riguardo a due uomini che si amano o che fanno sesso." notò Chaki con un lieve tono di meraviglia nella voce.

"Fosse vero! Speriamo di aver trovato finalmente un posto in cui possiamo vivere tranquilli."

Il giorno dopo, mentre stavano finendo di pulire le stanze con Zulieta, iniziarono ad arrivare i primi clienti. Erano in genere uomini assai eleganti e ricchi, e, poco prima o poco dopo di loro, ma mai assieme, arrivavano anche ragazze di umile estrazione che andavano poi a chiudersi in una delle stanze con l'uomo che le attendeva. Poi gli uomini pagavano Zulieta per l'uso della stanza ed uscivano, nuovamente mai assieme alle ragazze con cui s'erano divertiti.

Chaki, in un momento di calma, chiese a Zulieta: "Ma qui a Venezia, due come noi che si amano e che vogliono vivere assieme, non sono puniti dalle leggi?"

"Certo che sì, mio caro ragazzo, la legge punisce chi fa sesso fuori dal santo matrimonio, che sia un maschio con una femmina o che siano due maschi. Ma li punisce solo se viene fuori lo scandalo. Però in troppi gli piace farlo, e così la Serenissima chiude volentieri un occhio e anche tutti e due certe volte. Credo che ci sono più donne maritate e cornute qui a Venezia che barche in tutta la laguna!"

"Allora, neanche qui a Venezia Rhémy e io potremo stare tranquilli." disse il ragazzo moro con un po' di apprensione nella voce.

"Se di tutti i signori che vengono qui da me, circa uno su sette si porta a letto un ragazzo invece che una ragazza, significa che in città ce n'è molti di più. Eppure da quando sono nata, non ho mai sentito dire che ne abbiano messi in galera per quello. Basta soltanto che siate molto discreti."

"Non sempre basta essere prudenti o discreti..." disse Chaki e cominciò a raccontare tutta la loro storia a Zulieta.

La donna alla fine esclamò: "Poveretti, avete dovuto soffrire le pene dell'inferno voi due! E quei porci bastardi che profittavano così di voi! No, credo che qui a Venezia starete molto più tranquilli, se solo siete prudenti e discreti, come vi ho detto. Anche perché qui a Venezia assai spesso chi denuncia è sospettato. E poi, sapete, anche a me, se andiamo a vedere le leggi mi potrebbero far chiudere in galera. Ma troppi di quelli che dovrebbero farlo vengono proprio qui a pagarmi una stanza, e se io dovessi cominciare a cantare..."

Zulieta, dopo le confidenze di Chaki, iniziò a trattare con più gentilezza i due ragazzi e anche a dargli da mangiare cose più buone. Li aveva presi in simpatia. Quando il mercante passò da lei per vedere come stavano i ragazzi e per portarle la cintura che le aveva promesso in regalo, Zulieta lo prese in disparte e gli raccontò quanto aveva saputo da Chaki. Questo dette all'uomo un'idea...

Fra i suoi amici, c'era anche il nobile Floriano della famiglia Grimani, un uomo di quarantacinque anni che faceva parte del Maggior Consiglio. Lorenzo sapeva che Floriano, pur essendo sposato e avendo famiglia, aveva da otto anni un amante, un giovane di ventisei anni, Iacopo Querini, che era il figlio cadetto di sua cugina e che faceva lo scrivano al Consiglio dei Rogati, cioè al Senato della Serenissima.

Il giovane Iacopo non intendeva sposarsi, così, per giustificare la sua decisione, era diventato un abate. In quel periodo a Venezia era uso che anche alcuni laici potessero vestire l'abito ecclesiastico, dopo aver fatto un solo anno di studi in un seminario e prendendo solo gli ordini minori, facendo però voto di castità. Essendo Iacopo il figlio cadetto, questa sua decisione non aveva incontrato nessuna opposizione, infatti non erano pochi quelli che facevano la sua stessa scelta, per i più vari motivi.

Iacopo viveva in una elegante casetta di tre piani sita di fianco alla chiesa di san Zaccaria, dove a volte Floriano andava a trovarlo per poter passare qualche momento di intimità con il nipote, non potendo certo portarlo, per quello scopo, a casa sua. L'unico problema era che nella casa di Iacopo vivevano anche il suo segretario e due servi, perciò raramente il giovanotto poteva essere solo. Così i due, fra un incontro amoroso e l'altro, a volte dovevano aspettare anche parecchi giorni e potevano passare assieme poche ore, dovendo ogni volta cercare di creare, e non sempre era facile, l'occasione per non avere quei tre in casa.

Quindi mastro Lorenzo andò a parlare con il nobile Floriano e gli propose la soluzione che aveva immaginato: suo nipote Iacopo poteva licenziare il segretario e i due servi e prendersi invece in casa i due ragazzi, che erano entrambi colti e capaci, e che oltre a essergli devoti, avrebbero permesso ai due uomini di vedersi e di fare l'amore anche con loro in casa, senza problemi e senza pericoli, anzi, senza che nessuno potesse avere sospetti.

Floriano trovò che l'idea era davvero eccellente. Ne parlò perciò con Iacopo, che prima volle incontrare i due ragazzi per conoscerli e verificare la loro cultura, e che ne fu favorevolmente impressionato. Allora zio e nipote fecero in modo che fossero il segretario e i due servi a volersene andare, perché all'uno e agli altri fecero offrire, da alcuni loro amici, un buon lavoro. Infine fecero trasferire i due ragazzi nella casetta accanto a San Zaccaria.

Qui Rhémy e Chaki ebbero una stanza tutta per loro, assai confortevole e ben arredata, Iacopo comprò loro un bel guardaroba di abiti eleganti e raffinati, adatti alla loro nuova posizione sociale, e così i due ragazzi si misero a lavorare per Iacopo, assolvendo egregiamente, con serietà e competenza, sia il lavoro del segretario che quello dei servi. Iacopo e Floriano erano talmente contenti dei due ragazzi che decisero che le tre paghe che prima Iacopo dava agli altri, le avrebbero date ai due ragazzi.

Inoltre i due veneziani, finalmente, potevano incontrarsi per fare l'amore in casa in qualsiasi momento del giorno, senza problemi e in piena libertà, e lo stesso valeva per i due ragazzi. Una specie di amichevole complicità si istaurò così fra le due coppie di amanti. Presto Floriano e Iacopo presero veramente a ben volere Rhémy e Chaki, sì che più che dipendenti o servi, furono trattati da amici.

Un giorno, mentre Rhémy e Chaki erano stesi nudi sul loro letto, abbracciati, che si scambiavano baci e carezze nei lunghi preliminari che entrambi amavano avere, sentirono giungere dalla camera del piano di sotto, attutiti ma chiaramente riconoscibili, i gemiti di piacere del loro padrone e dello zio. I due ragazzi si sorrisero.

"Chissà se anche loro a volte sentono noi?" chiese Chaki.

"Può darsi... e probabilmente come a noi anche a loro farà piacere sapere che ci stiamo manifestando tutto il nostro amore."

"Pensi che anche loro si prendano a vicenda o che uno dei due preferisca solo prendere e l'altro solo ricevere?"

"Non ne ho idea, Chaki... ma non importa. Quando due si amano, quello che fanno e come lo fanno non ha poi molta importanza."

"Sì, e vero, e messer Floriano e messer Iacopo si amano davvero, almeno quanto noi due, vero?"

"Eh sì, se pensi che sono assieme ormai da ben otto anni!" disse Rhémy.

"E molto bello vedere due che si amano, non è vero?"

"Certo che lo è. Me lo diceva proprio pochi giorni fa messer Floriano, rifrendosi a noi due."

"Tra pochi giorni è il tre di maggio... Pensavo che potremmo fare un'improvvisata ai nostri due protettori."

"Perché, Chaki, che cosa c'è il tre di maggio?"

"Non te l'han detto? Il primo è san Iacopo e il quattro è san Floriano... e proprio festeggiando assieme i loro onomastici, otto anni fa, per la prima volta hanno fatto l'amore."

"E noi, ti ricordi in che giorno noi due abbiamo fatto l'amore per la prima volta, Chaki?"

"No... mi dispiace." disse il ragazzo moro, mogio mogio.

"Io sì. Era il giorno undici di novembre."

"Come fai a ricordarlo così bene?" chiese Chaki un po' stupito.

"È facile. Quella sera, quando sono andato a letto felice per aver fatto l'amore con te, avevo deciso di disegnare una stella sul mio almanacco e allora avevo notato che era l'11-11, il giorno di san Martino, il santo che aveva dato metà del suo mantello a un povero... e avevo pensato che io invece volevo dare a te più di mezzo mantello, ma tutta intera la mia vita."

"Non mi avevi mai raccontato questo." gli disse Chaki e lo baciò.

"Sì... Faremo una sorpresa, un regalo per il tre maggio ai nostri signori. Ma ora, perché non fai tu un bel regalo a me, amore?"

"Sì... ti voglio regalare quello che mi avevi chiesto in quell'undici di novemebre... lo vuoi?"

"Certo che lo voglio." rispose in un sussurro eccitato Rhémy.

"Nella stessa posizione di allora?"

"Nella stessa maniera di allora, sì."

Rhémy, allora, si mise in ginocchio cavalcioni sulla vita del ragazzo, e scese a suggergli un capezzolo.

"Ooooh..." gemette Chaki sussultando per il piacere.

Sentì le mani del suo amante spingersi in giù fino ad afferrare con gentile vigore il membro palpitante del suo ragazzo che sussultò e fremette.

"Mi piaci." mormorò Rhémy.

"Sì, amato mio." mormorò Chaki sentendosi in paradiso: quant'era bello rivivere quei momenti così intensi, provare tanta dolcezza, tanto piacere.

Rhémy si stese sul corpo forte e liscio di Chaki, sfregando la propria erezione contro quella dell'amante, baciandolo, carezzandolo. Chaki cinse con le gambe la vita del suo amore, stringendolo a sé.

Poi Rhémy si alzò di nuovo a sedere, sollevò il bacino e con le piccole sode natiche si abbassò lentamente sul forte palo del suo ragazzo, facendolo insinuare nel solco e sfregare contro il proprio fremente bocciolo di carne.

"Mi regali questo tuo bel palo duro? Lo immergi tutto dentro di me?" sussurrò Rhémi con voce eccitata.

"Tutto quello che vuoi." rispose in un mormorio dolce Chaki ed arcuò il bacino spingendo di sotto in su.

Il forte palo nero si fece lentamente strada nell'accogliente navata del tempio dell'amore e la percorse tutta, finché giunse a riempirla tutta. Allora Rhémy si lasciò andare giù e sfregò le proprie piccole natiche color dell'avorio sul bel tappeto di forte e crespo pelo nero da cui sorgeva la gloriosa colonna di carne. Chaki sollevò le mani, con una a carezzare il ventre incavato e teso del suo amante, con l'altra a stuzzicare i piccoli capezzoli turgidi del suo ragazzo che, lentamente, cominciò a muoversi su e giù.

I loro occhi erano come calamitati in quelli dell'altro, i loro sorrisi si facevano via via più luminosi.

"Proprio come quel giorno... amore." sospirò Chaki.

"Sì, proprio lo stesso." mormorò emozionato Rhémy sfregando lieve gli scuri capezzoli del suo amato.

Entrambi fremevano con cescente intensità, gustando la loro unione, beandosi del reciproco desiderio e del piacere che stavano regalando all'essere adorato. A volte Rhémy sospendeva per un poco il suo molleggio per allontanare il momento del massimo piacere e allora si chinava su Chaki e le loro lingue giocavano ora lievi, ora appassionate. Poi si rizzava nuovamente e riprendeva a muoversi su e giù impalandosi gioiosamente sul forte membro, caldo e sodo del suo ragazzo.

"Ooohhh, quanto è bello!" gorgheggiava felice il bel ragazzo biondo.

"Ooohhh, vorrei che non finisse mai, amore mio!" esclamava con voce calda e bassa il dolce ragazzo moro.

Coninuarono così a lungo, finché Chaki non fu più in grado di contenenersi, tanto forte era il suo piacere, e iniziò a battere dal sotto in su con virile vigore. Rhémy capì che non poteva prolungare ulteriormente il piacere a Chaki, perché avrebbe rischiato di farlo star male. Spiò nei suoi occhi, nel suo sorriso, nel forte guizzare dei suoi muscoli l'accumularsi del godimento, finché lo senti esplodere dentro di sé in forti contrazioni e schizzi. Allora gli pesò sul pube, ondeggiando lievemente il bacino, mentre Chaki ansimava con forza per l'incredibile intensità del piacere.

Poi, proprio come era capitato in riva al laghetto in quel giorno di metà autunno, Rhémy si sfilò lentamente dal palo ancora forte e turgido dello splendido ragazzo moro, arretrò e si pose con le ginocchia fra le gambe di Chaki che le aprì per fargli spazio. Il ragazzo nero si tirò le ginocchia sul petto, le gambe verso l'alto, e si offrì al suo delizioso amante.

"Ora sei tu che devi fare un regalo a me." disse con voce roca per il desiderio non ancora appagato.

Rhémy, come in quel lontano giorno, prima si chinò a giocare con la lingua sul dolce anello di scura carne, preparandolo a ricevere il dono tanto desiderato. Lo leccò torno torno, lo forzò con la punta della lingua, lo stuzzicò finché lo sentì palpitare con forza, avido di ricevere in sé il forte messaggero d'amore.

Allora si rialzò, avvicinò alla meta il proprio palo di avorio polito, e sospingendo avanti il bacino, lo immerse nel caldo ed accogliente tunnel d'amore. Gli scivolò dentro calmo ma inarrestabile e Chaki si sentì felicemente ripieno. Fece palpitare il forte sfintere man mano che lo scettro di carne affermava la propria signoria su quel territorio che lietamente gi si consegnava.

Quando gli fu finalmente tutto dentro, si fermò per un attimo, quasi a raccogliere le proprie forze prima della finale cavalcata trionfale. Chaki gli fece un sorriso invitante, facendogli così sentire quanto lo desiderasse. Poi Rhémy iniziò a muoverglisi dentro con salde e lunghe limate, che gradualmente divennero più vigorose, forti e veloci.

Chaki mugolò sotto voce e lo incitò con lo sguardo a continuare così e gli sussurrò: "Sei il mio prigoniero e il mio signore!"

"E tu il mio suddito e il mio sovrano."

"Sono tutto tuo, per sempre."

"Ed io tuo, completamente."

Rhémy gli passò le braccia sotto le ascelle, ponendogli le mani sulle forti spalle di sotto in su, per tenerlo più saldamente contro di sé a ogni spinta con cui gli affondava dentro. Chaki gli pose le mani sulle piccole natiche nervose, tirandolo a sé con vigore a ogni affondo, quasi che entrambi, inconsciamente, non riuscissero ad accontentarsi di essere uniti solo da quel caldo palo di carne bollente, ma volessero compenetrarsi totalmente, fondersi fino a diventare una cosa sola anche con i loro corpi, come erano una cosa sola le loro anime.

"Sei contento, amore?" gli chiese in un sussurro eccitato Rhémy continuando a cavalcarlo vigorosamente.

"Più felice di così non potrei!" mormorò Chaki in preda a una profonda commozione e a un indicibile piacere.

Fuori dalla finestra, sul canale che scorreva placido sotto la casetta, stava passando agile e lenta un'esile gondola, e il gondoliere canticchiava una canzone d'amore, mentre a ritmo agitava il lungo remo. Le parole che cantava, nello stretto dialetto del luogo, sembravano quasi essere state scritte apposta per i due ragazzi che si stavano con tanta passione donando l'uno all'altro.

Al piano di sotto anche un uomo di mezza età e un giovane uomo si stavano unendo, forse con più calma dei due ragazzi ma non con meno amore, vagamente coscienti che come loro anche i due al piano di sopra stavano condividendo una simile calda intimità. Anzi, per certi aspetti, proprio il fatto di avere accolto i due giovani amanti sotto la loro ala protettrice, sotto lo stesso tetto, aveva quasi vivificato e rinnovato l'intensità del loro amore.

La campana mediana del campanile di san Zaccaria mandò il rintocco della mezz'ora che si sciolse vibrante nell'aria, portato subito lontano da un refolo giocoso di vento, andando a scandire il tempo ad altri incontri d'amore e di piacere che nelle chiuse stanze celebravano il rito eterno eppure sempre nuovo dell'unione di due corpi.

Vite e destini che si incontrano, s'intrecciano, a volte si sciolgono o si rompono nell'indiferenza o nel dolore, a volte invece diventano talmente una cosa sola che nemmeno la morte li può più separare. Misteri che l'uomo da sempre cerca di capire e che solo in alcuni rari momenti di grazia, a volte, riesce ad intuire. Proprio questo continuava a cantare il gondoliere, mentre le due coppie continuavano a fare gioiosamente e appassionatamente l'amore.


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