Le cortine si scostarono e vide lo sceicco entrare nel letto. Visto di sotto in su, avvolto in una morbida, lunga tunica di seta bianca, sembrava ancora più imponente, più alto di quanto gli era sembrato vedendolo seduto nella stanza da pranzo. L'uomo lo guardò con aria compiaciuta, si lasciò scivolare via di dosso la tunica e dominò, nudo, il ragazzino. Aveva un corpo asciutto e forte, e fra le gambe un lungo membro che si stava sollevando maestoso. Per fortuna non troppo grande, pensò il ragazzino iniziando a eccitarsi: gli ricordava quello di Kenta. L'uomo si inginocchiò accanto a lui con un sorriso lascivo e gli carezzò il corpo.
"Alzati in ginocchio, ragazzo. Come avevi detto di chiamarti?"
"Il tuo umilissimo schiavo si chiama Chaki, mio nobile signore e padrone." disse il ragazzino guardando affascinato il membro che ora svettava potente, completamente eretto.
"Ti piace?" gli chiese con un certo orgoglio lo sceicco.
"Sì, mio nobile signore e padrone." mormorò il ragazzino chiedendosi se avesse risposto nel modo giusto.
"Allora, accarezzalo, bacialo, adoralo: è lui il tuo vero signore e padrone." disse l'uomo.
Chaki si accoccolò sui talloni, protese le mani e lo sentì caldo, palpitante. Si chinò e prese a baciarlo, a lecchettarlo. Sentì l'uomo fremere. Quel membro aveva un buon profumo. Il ragazzino vi passò le labbra, la lingua per tutta la lunghezza, soffermandosi sul glande lucido e teso, palpando delicatamente i sodi testicoli.
L'uomo gli carezzò i morbidi capelli crespi: "Bene, bravo, continua così, Chaki... Mi piace il tuo nome."
Il ragazzino continuò, finché sentì che l'uomo desiderava emozioni maggiori, allora lo prese lieve fra le labbra, e muovendo la lingua rapidamente, se lo fece scivolare tutto in bocca, giù giù fino in gola, carezzando ventre, pube, inguine, cosce e testicoli del suo padrone.
"Oh sì, così, bravo... così, Chaki, così... succhialo, succhialo..." ansimò l'uomo con voce rotta dal piacere.
Chaki era contento: il padrone sembrava soddisfatto.
"Ah, voi negri siete nati per il sesso! Ora leccami per tutto il corpo." ordinò l'uomo sdraiandosi a gambe spalancate.
Chaki si chinò sul corpo poderoso dell'uomo e iniziò a baciarlo, a leccarlo, a suggerlo e a carezzarlo dappertutto, prendendo nota mentalmente in quali punti il padrone sembrava gradire di più le sue attenzioni. I sodi capezzoli, l'incavo del gomito, i fianchi, l'inguine, l'interno delle cosce, sotto i testicoli, la pianta dei piedi... Chaki si dedicò a quei punti e in breve il padrone fu in preda a un piacere intenso, crescente.
L'uomo si alzò a sedere, prese il ragazzino e iniziò a mordicchiarlo qua e là, carezzandolo in modo rude ma piacevole, mentre Chaki continuava a dargli piacere. Poi lo sollevò di peso e lo fece sedere sul suo grembo, sul suo palo fremente, di faccia a lui e lo calò giù iniziando a penetrarlo. Chaki non era mai stato preso in quel modo. Era gradevole: lo sentiva premergli sull'ano, dilatarglielo a poco a poco, sodo e caldo, iniziare a scivolargli dentro.
L'uomo ne spiava le reazioni sul volto: "Ti piace, eh, Chaki?"
"Oh sì, mio signore e padrone."
"Sì, ti piace... Lo senti come è duro?"
"Sì, mio signore." disse Chaki in preda a un forte piacere.
L'uomo gli fece passare le gambe ai suoi fianchi, si fece cingere il collo con le braccia, e, tenendolo avvinto a sé per la vita, si alzò lentamente in piedi bilanciandosi sulle gambe poderose. Il corpo del ragazzino, così, pesava completamente sul duro piolo infisso in lui. Lo sceicco si mise a camminare sull'ampio letto e a ogni passo il corpo di Chaki dondolava su e giù, imperniato sul fremente palo.
"Chaki, hai un culetto delizioso: come il fodero di una spada, liscio e stretto, su misura... ma ora, basta con i giochi... ora..." disse lo sceicco e si fermò in centro al letto.
Si inginocchiò e, sempre tenendolo ben stretto a sé, si chinò in avanti finché la schiena del ragazzino posò sul materasso, quindi, puntando bene le ginocchia, iniziò a martellargli dentro con vigore. Ora Chaki provava un lieve dolore, ma riuscì a dissimularlo.
"Ti piace, ragazzino?"
"Oh sì, padrone!" mugolò Chaki.
"Dillo quanto ti piace?"
"È bellissimo... sei forte come il leone!" ansimò il ragazzino.
Vedeva il forte corpo dell'uomo, ricurvo su di lui, guizzare a ogni affondo. Gli carezzò i sodi capezzoli eretti, i fianchi poderosi, mormorando: "Sì... sì..." a ogni colpo.
Questo sembrò aumentare il piacere e l'energia dell'uomo, che ora lo montava in una specie di galoppo sfrenato.
Poi l'uomo si fermò e si sfilò lentamente dal ragazzino: "Ti voglio godere a lungo, Chaki. Accanto al letto c'è un piccolo bacile con acqua profumata e delle pezzuole: puliscimelo e riprendi a leccarmelo." disse stendendosi di nuovo a gambe larghe.
Chaki riuscì a pulire l'asta gloriosa in modo di dare piacere all'uomo che apprezzò anche quel momento. Quindi riprese a leccarlo e succhiarlo facendo attenzione a non portarlo troppo vicino all'orgasmo, memore dell'avvertimento del servo che l'aveva preparato.
Continuarono così, alternando momenti di focose penetrazioni con momenti di piacevoli interludi. Finché lo sceicco decise di por fine a quel dolce supplizio e montò Chaki senza più trattenersi e finalmente, con un lungo mugolio di piacere, si scaricò fremendo nelle calde e accoglienti profondità del ragazzino. Chaki, dopo, lo ripulì per l'ultima volta, con delicata attenzione.
Quindi lo sceicco si stese e disse: "Bene, puoi dormire, per ora, ragazzino. Riposati un poco. Mi piaci. Abdul questa volta ha saputo scegliere proprio bene. Dormi tranquillo... almeno per un po'."
Chaki si stese ai piedi del padrone, sentendosi lievemente indolenzito ma contento: se lo sceicco era contento di lui, l'avrebbe trattato bene. La sua vita si annunciava piacevole. Scivolò nel sonno lentamente, dolcemente. Quel letto da solo lo compensava per la perdita della libertà.
Durante la notte, per altre due volte l'uomo lo svegliò per ricominciare a fare l'amore, e ogni volta con rinnovato vigore e forte desiderio. Chaki rispondeva con entusiasmo genuino, nonostante si sentisse un po' stanco, e la seconda volta anche per lui il piacere fu talmente intenso, che raggiunse l'orgasmo pur senza essersi toccato.
Questo sembrò dare piacere all'uomo, che commentò: "Dunque, ti piace davvero molto essere preso da me."
La mattina il suo signore lo carezzò a lungo, tenendolo accanto a sé, ma non lo prese di nuovo, anche se Chaki era pronto. Arrivati i servi, Chaki si rivestì mentre questi vestivano lo sceicco.
"Ali, porta il ragazzino nella stanza dei glicini: sarà la sua stanza. Falla arredare. E fagli scegliere qualche vestito nel guardaroba dei servi." disse a un servo.
Chaki si chiese a chi lo sceicco avrebbe dato il premio e si augurò che lo desse ad Abdul: non perché l'uomo gli fosse simpatico, tutt'altro, ma perché questo avrebbe significato che aveva apprezzato molto la notte passata con lui.
La stanza dei glicini era una stanza piccola, paragonata alle altre del palazzo, ma era grande come la capanna della famiglia di Chaki al villaggio. Si chiamava così perché le due finestre su un lato, all'esterno, erano contornate da profumati glicini in fiore. Era vuota, le pareti erano di un luminoso color crema, con lievi lesene dorate che si univano sul soffitto a cupola. Il servo lo portò al magazzino e, assieme ad altri due schiavi e Chaki, trasportarono nella stanza un materasso, cuscini, un tavolinetto esagonale, una cassapanca per gli abiti, lampade e altre suppellettili, sì che subito la stanza prese un aspetto gradevole. Poi lo portò a provare alcuni abiti.
Chaki si sentiva improvvisamente ricco: gli schiavi di quell'uomo potente, forte, piuttosto bello, che si sarebbe dilettato con lui, stavano meglio della maggioranza degli uomini liberi. Era ancora troppo frastornato da tutti gli eventi per sentire la mancanza della sua libertà. A volte ripensava al fratello, a Kenta e ne provava nostalgia, si chiedeva dove fossero, che cosa avesse riservato loro la cattura e la schiavitù.
Il capo degli schiavi, un nero di ventisette anni di nome Benuf, prese a ben volere Chaki.
Una volta gli disse: "Vedi Chaki, quando avevo la tua età e il nostro signore aveva ventiquattro anni, c'ero io al tuo posto. Mi tenne nel suo letto per tre anni: gli piacevo molto. Ma quando avevo sedici anni, diventai troppo adulto per i suoi gusti e si prese un altro schiavo, un ragazzino veneziano. Però era stato contento di me, perciò mi tenne come schiavo e a poco a poco mi dette compiti più importanti e ora sono il capo di tutti gli schiavi. Anche tu potrai avere una vita piacevole, se ti dedicherai a lui anima e corpo per i prossimi anni. Il veneziano durò solo un anno, poi si stancò di lui e lo donò al capo delle guardie, un uomo violento."
"Come devo fare per compiacere il nostro padrone?" chiese Chaki.
"Lo stai compiacendo, mi pare. Mostrati sempre felice di essere al suo servizio, grato di essere nel suo letto quando ti chiama. Pronto ai suoi ordini. E cura molto il tuo aspetto fisico, stai attento a non ingrassare, a mantenerti agile, sii vestito sempre in modo impeccabile e perfettamente pulito. E per qualsiasi problema, vieni da me."
Benuf gli fu prodigo di consigli e presto Chaki lo sentì come un fratello maggiore e si affezionò al giovane uomo. Questi, nel tempo libero, lo istruiva, gli insegnò anche a leggere e scrivere. Chaki imparava rapidamente e dopo un solo anno che stava a palazzo parlava un arabo fluente ed elegante. Lo sceicco gradiva molto la sua compagnia, sì che spesso lo voleva accanto a sé anche in altri momenti, non solo la notte. Chaki gli stava accucciato ai piedi e l'uomo lo carezzava, lo palpava mentre leggeva, o mentre discuteva con i suoi dignitari.
Chaki aveva imparato a capire e prevenire i minimi desideri del suo padrone e anche a letto lo compiaceva prontamente e pienamente. Lo sceicco iniziò a fargli piccoli doni. Benuf gli disse che era un ottimo segno: molto raramente lo sceicco faceva doni a un servo e tanto meno a uno schiavo. Chaki aveva sostituito lo schiavo che lavava lo sceicco nel bagno ogni sera prima di andare a letto. Non è che ogni notte lo sceicco lo volesse nel proprio letto: spesso andava anche a passare la notte nel quartiere delle donne, con le sue mogli e le sue concubine. Comunque, proprio per l'inesauribile carica erotica che l'uomo aveva, spesso si univa anche con Chaki.
Ma Chaki cresceva, maturava, e, dai discorsi di Benuf capiva che prima o poi lo sceicco non l'avrebbe più trovato attraente e che avrebbe cercato un altro schiavo per le sue notti di piacere. Che cosa avrebbe fatto di lui, una volta che se ne fosse stancato?
Comunque, intanto, si godeva le notti appassionate in cui lo sceicco lo voleva nel proprio letto: l'uomo si univa a lui in una varietà di modi, godendosi appieno il sensuale ragazzino per lunghe ore. Chaki aveva imparato a far sentire allo sceicco il proprio desiderio anche solo con lo sguardo e ad accenderne il desiderio: allo sceicco piaceva sentirsi desiderato, sentire che la sua virilità era apprezzata. Quando vedeva Chaki in stato di erezione, non sapeva resistergli e il ragazzo sapeva farlo vedere con civetteria, fingendo di vergognarsene, di celarlo. Era come un gioco pieno di erotismo.
Ma infine Chaki compì diciassette anni, anche se fin dall'inizio s'era calato l'età di un anno e ufficialmente ne aveva solo sedici, il suo corpo stava maturando ineluttabilmente. Così venne il giorno in cui allo sceicco fu regalato uno schiavo di dodici anni, un ragazzino spagnolo che era schiavo dall'età di quattro anni e che era stato allevato dal bey di Cadice per quello scopo.
Benuf comunicò a Chaki che lo sceicco l'aveva destinato al servizio a tavola. Non era più lui il passatempo del padrone. Questo portò alcuni cambiamenti. Dovette lasciare la stanza dei glicini e andare a dormire in una delle stanze comuni degli schiavi, assieme ad altri cinque. Non indossò più abiti di sua scelta, ma la livrea degli schiavi. Ogni giorno non aveva più ore di libertà, ma normali turni di lavoro: quando non era di servizio alla tavola dello sceicco, doveva apparecchiare, sparecchiare, lustrare il vasellame.
A volte, la notte, capitava che qualcuno degli altri schiavi della sua stanza si infilasse nel suo letto per fare l'amore. A Chaki piaceva in modo particolare uno schiavo di venti anni, un bel greco di nome Nikolaos, che serviva a tavola come lui. Nikolaos durante il giorno sembrava un tipo freddo, distaccato, ma a letto era molto caldo, passionale, e gli piaceva molto succhiare Chaki mentre questi lo succhiava a lui. Gli piaceva anche abbastanza il giovane Ghali, uno schiavo libanese di sedici anni, che si faceva penetrare da Chaki: era la prima volta che Chaki penetrava qualcuno, e gli piaceva farlo.
Poi, un giorno, lo sceicco dette una gran festa in onore del console francese, un nobile di quarantadue anni. Chaki, servendo a tavola, si accorse che lo straniero quasi non gli staccava gli occhi di dosso. Istintivamente, il ragazzo fece in modo di guardarlo in modo seducente. Per tutta la cena fu un discreto ma sensuale gioco di sguardi. Poi, verso la fine della sontuosa cena, lo straniero sussurrò qualcosa allo sceicco, che guardò Chaki e sorrise annuendo.
Benuf, finita la cena, chiamò Chaki: "Il padrone ordina che tu questa notte ti presenti nella camera dell'ospite e lo compiaccia: al nobile ospite piacciono i ragazzi della tua età. Non fare sfigurare il nostro padrone, la sua ospitalità."
Chaki annuì: "Che cosa piace fare agli stranieri?"
"E chi lo sa? Cerca di capirlo e di compiacerlo, Chaki. È prima di tutto un maschio che ha voglia di godere, non credo sia molto diverso da altri, a letto."
Chaki, dopo aver fatto il bagno ed essersi accuratamente preparato, fu introdotto nella camera del nobile francese. Questi stava seduto al tavolo scrivendo qualcosa.
Benuf si inchinò: "Nobile signore, il mio signore ti invia questo ragazzo per rallegrare la tua notte. Puoi disporre di lui come meglio ti aggrada, è ai tuoi ordini."
"Vieni qui, ragazzo." disse l'uomo in un fluente arabo mentre Benuf si ritirava.
Chaki gli si avvicinò.
L'uomo lo toccò per il corpo con un sorriso di apprezzamento: "Siediti sulle mie gambe." gli disse.
Chaki obbedì. Le carezze dell'uomo si fecero più intime e Chaki si eccitò. L'uomo sorrise soddisfatto e Chaki ne sentì, attraverso gli abiti, la forte erezione.
"Spogliati e vai sul letto." gli disse l'uomo alzandosi in piedi.
Chaki obbedì prontamente. Vide l'uomo denudarsi: aveva un corpo incredibilmente chiaro, non bello, non brutto, e un membro eretto e non circonciso: era la prima volta che Chaki vedeva un membro non circonciso. L'uomo spense tutte le lampade meno una, si avvicinò al letto e Chaki ne lesse la libidine negli occhi.
"Girati." gli ordinò l'uomo salendo sul letto.
Lo fece mettere a quattro zampe, gli si inginocchiò dietro, lo afferrò per le anche e lo penetrò senza alcun preliminare.
L'uomo montò il ragazzo con forza, a lungo, carezzandogli il petto e il ventre, i genitali tesi. Chaki pensò che quell'uomo, in realtà, non sapeva fare l'amore, ma simulò un intenso piacere.
"Sì, hai un bel culo, ragazzo, proprio un gran bel culo!" ansimò l'uomo continuando a stantuffargli dentro con vigore.
Chaki gli si agitò lievemente sotto per aumentarne il piacere, fece palpitare l'ano e l'uomo parve apprezzare quelle manovre accorte. Gli batté dentro con maggiore vigore. A differenza dello sceicco, sembrava che avesse quasi fretta di raggiungere l'orgasmo e infatti, poco dopo, con alcuni colpi disordinati e vigorosi, gli si svuotò dentro.
Chaki si chiedeva che cosa dovesse fare, ora. L'uomo si sfilò lentamente da lui. Chaki cercò il bacile per pulirlo, ma non c'era. L'uomo si ripulì da solo, poi abbracciò Chaki stendendosi.
"Mi sei piaciuto, ragazzo. Come ti chiami?"
"Il nome del tuo umilissimo servo è Chaki, potente signore..." disse il ragazzo.
"Chaki... bene, dormiamo, ora." disse l'uomo continuando a tenerlo stretto a sé.
Chaki lo sentì addormentarsi. La stretta si allentò un poco ma il ragazzo non osava muoversi per non svegliarlo. L'uomo non sapeva godere le gioie del sesso, pensò lievemente deluso mentre a poco a poco anche lui si addormentava.
Si svegliò la mattina seguente sentendo l'erezione dell'uomo frugargli addosso.
Quando il francese vide che Chaki apriva gli occhi gli chiese con un sorriso pieno di desiderio: "Sei pronto per farti penetrare, ragazzo?"
"Certamente, signore."
"Molto bene: è bello iniziare la giornata così. Girati, allora..." disse e tutto si ripeté esattamente come la notte precedente.
Poi Chaki aiutò l'uomo a indossare gli strani abiti di fine seta, e si rivestì a sua volta.
"Puoi andare, ora." gli disse l'uomo.
"Grazie, signore. Spero che siate stato contento del vostro umile servo."
"Contento? Sì, certo. Spero che Omar ti mandi ancora qui, questa notte." gli disse il nobile francese dandogli una pacca sul sedere, "Mi piace il tuo culetto sodo."
Chaki fu mandato nel letto console francese anche quella notte e la seguente. E ogni volta tutto si ripeteva esattamente come le altre. Non aveva fantasia, lo straniero. Ma non stava a Chaki giudicarlo, tanto più che l'uomo pareva soddisfatto. E il console lo era veramente, tanto che lo sceicco, quando il suo ospite stava per tornare in Francia, decise di offrirgli Chaki in dono, dono che l'uomo accettò con prontezza e con gratitudine.
Così Chaki dovette prepararsi per partire.
Lo sceicco gli fece dare alcuni degli abiti più belli, e, prima della partenza, disse a Chaki: "Il conte De Bayeux è un mio caro amico: vedi di non scontentarlo mai. Che io non mi penta di averti donato a lui!"
"Potete contare su di me, mio signore e padrone!"
"Lo spero. Sei un ragazzo intelligente. Che Allah ti protegga."
Chaki si imbarcò sulla grande nave che, traversato il Mediterraneo, lo portò in Francia. Anche sulla nave passò le notti nella cabina e nel letto del console.
Questi lo istruì: "Nella mia terra non è come nel paese da cui veniamo: non si ammette che un uomo giaccia con un ragazzo. Perciò tu, ufficialmente, sarai il mio cameriere, nulla altro. Quello che faremo la notte nel mio letto, non deve sospettarlo nessuno per nessun motivo, è chiaro?"
"Certamente, mio signore." rispose Chaki meravigliato per le usanze del nuovo paese.
"E dovrai imparare il francese, e in fretta. Incaricherò il mio servo Jacques, che mi aspetta con le carrozze. Lui è l'unico che sa che a me piace fottere i ragazzi: è lui che me li procura. Lui mi è fedele." disse il conte.
Sbarcati a Marsiglia, i bagagli del conte furono caricati su alcune carrozze e il convoglio partì verso il nord. Chaki stava in una carrozza solo con Jacques, un uomo di trentacinque anni dagli occhi acuti e dal viso severo come quello del padrone, ma che non parlava una sola parola di arabo. L'uomo iniziò a insegnargli le prime parole di francese, indicandogli oggetti e dicendone il nome che Chaki ripeteva. A sera si fermarono in una locanda. Chaki andò nella stanza del suo nuovo padrone, lo aiutò a spogliarsi, quindi salì con lui sul letto e il conte lo prese nel solito modo frettoloso e si addormentò tenendolo abbracciato.
Ripresero il viaggio verso nord. Il giorno era piovoso. In carrozza Jacques continuava paziente le sue lezioni. Chaki era diviso fra il desiderio di osservare il nuovo paese e l'attenzione a quanto gli andava insegnando il servo. A un tratto Jacques chiuse le tende della carrozza e Chaki pensò che non volesse che si distraesse.
L'uomo prese Chaki per le braccia e lo costrinse ad inginocchiarsi: "In ginocchio!" disse, poi lo spinse di nuovo a sedere: "Seduto!" disse.
Ripeté più volte finché il ragazzo capì quegli ordini.
"In ginocchio!" gli disse Jacques e Chaki obbedì senza che l'uomo lo toccasse.
Jacques sorrise soddisfatto ma, questa volta, si slacciò le brache tirandosi fuori il membro eretto e indicandolo: "Cazzo." disse.
Il ragazzo pensò che quella parola significasse "succhia" e quindi si chinò per farlo, ma Jacques l'allontanò.
Quindi frugò nelle brache di Chaki, gli tirò fuori il membro e ripeté: "Cazzo."
Toccò di nuovo il proprio e ripeté quella parola, poi quello del ragazzo, che si stava rizzando, e la ripeté. Chaki intuì e ripeté i gesti e le parole.
"Succhia." disse Jacques tirando la testa del ragazzo fra le proprie gambe.
Questa volta Chaki capì e si mise a succhiare con arte la stanga protesa del servo. Sentiva il piacere di questi aumentare.
Ma dopo poco Jacques disse: "Basta." e Chaki, che già conosceva questa parola, smise.
"In piedi." disse il servo e Chaki si alzò.
"Girati." disse l'uomo.
Gli calò le brache sulle anche, si alzò, lo prese per la vita spingendolo contro il sedile e lo penetrò. Ora non si trattava più della lezione di francese... Chissà se il padrone sapeva che Jacques stava profittando di lui? si chiese il ragazzo mentre l'altro gli scivolava con lentezza e forza dentro e fuori fottendolo con lievi gemiti di piacere. La carrozza dondolava continuando la sua corsa e sottolineando così le spinte di quella penetrazione. Chaki pensava che era quasi meglio il servo che non il padrone. Ma nessuno dei due era bravo come il suo sceicco.
Finalmente giunsero a Parigi e le carrozze si fermarono nel cortile di un grande palazzo. Servi scaricarono le carrozze, e Jacques portò Chaki all'interno. Le stanze erano grandi e lussuose come quelle del palazzo dello sceicco, ma decorate con grandi disegni e statue, e con un arredamento più massiccio e vistoso, più pesante.
Jacques lo condusse in una grande camera con un letto a baldacchino e, di qui, in una stanzetta semplice e piccola, con un piccolo letto, comunicante con quella che avevano attraversato. Aprì un'altra porta... ed era un armadio, e vi sistemò i vestiti di Chaki. Il ragazzo intuì che lui avrebbe dormito lì e che la grande stanza col grande letto era quella del padrone. La sua stanzetta aveva anche un'altra porta che dava in un corridoio meno bello degli altri. Di qui Jacques lo portò in un'altra stanza che doveva essere la sua.
Infatti il servo disse: "Qui Jacques." poi lo riportò nella minuscola stanza: "Qui Chaki." infine nella grande stanza: "Qui il signor conte. Vieni." gli disse poi.
Lo guidò in una stanza in cui c'era il conte, con una donna e tre ragazzi. Il conte, indicandolo, disse qualcosa agli altri, che lo guardarono con aperta curiosità. I tre ragazzi erano i figli del conte: un giovane di ventidue anni, di nome Louis Michel, uno di diciannove, Rhémy Jean e una ragazzina di sedici, Sophie Martine. La donna, la contessa Marianne, era sulla quarantina. Chaki non capiva ancora che cosa dicessero. La ragazzina gli girò attorno guardandolo con attenzione e disse qualcosa che fece ridere i fratelli. Chaki era lievemente intimidito. Pensò che le donne, in questo paese, godevano di molta libertà: a palazzo dello sceicco non le si vedeva mai fuori dai quartieri delle donne. Lì anche le serve circolavano liberamente e senza coprirsi il volto.
Jacques lo riportò via, fino alla propria camera. E riprese subito le lezioni di francese. A sera lo portò con sé nella grande cucina dove i servi mangiavano e dovette insegnargli l'uso delle posate. Chaki era al centro dell'attenzione di tutti: era la prima volta che vedevano un negro da vicino. Il fatto di non capire la lingua che quella gente parlava lo confondeva.
Ma Chaki era sveglio e intelligente e a poco a poco, grazie anche alle assidue lezioni di Jacques, a cui il conte François Michel lo aveva affidato, iniziò a capire e a esprimersi nella nuova lingua. Il conte era andato a corte a Fontainebleau, dal re, per riferirgli della sua missione, perciò mancò per diversi giorni e Jacques ne approfittò per portarsi a letto il ragazzo ogni notte e goderselo con calma.
Durante il giorno, a volte Chaki andava nel parco con i figli del conte, dove questi giocavano a palla: il suo compito era quello di andare a prendere la palla quando finiva lontana e riportarla. Si divertiva: Louis era forte e agile, aveva uno sguardo altero, dava ordini ai fratelli, a lui, ai servi con autorità. Sophie era graziosa ma a volte anche petulante. Rideva spesso con una gradevole risata argentina. Rhémy era bello, elegante e snello, e aveva uno sguardo gentile: a Chaki piaceva molto.
Una volta che Louis si arrabbiò con Chaki perché non capiva un ordine, Rhémy ne prese le difese e spiegò con pazienza che cosa il fratello maggiore gli avesse chiesto. Chaki sentì affetto per quel ragazzo, di due anni più grande di lui, che prendeva le difese di uno schiavo. Rhémy gli sorrideva spesso e Chaki rispondeva con un timido sorriso.
Quando Louis e Sophie si allontanarono per andare a cavallo, Rhémy disse a Chaki: "Non è cattivo, Louis, solo che non capisce che tu ti senti ancora sperso."
Chaki non capì tutte le parole, ma la dolcezza del tono dell'altro gli dette piacere. "Tu buono." disse.
Rhémy sorrise: "Deve essere difficile, per te, in un mondo che non conosci, che non capisci, povero Chaki."
"Difficile, sì, ma Chaki studia, impara, piano piano." disse il ragazzo.
Il conte tornò. E Chaki riprese il suo "servizio". Il suo compito era vestire e spogliare il conte, riordinare i suoi abiti e la sua camera, vuotare e pulire il vaso da notte, andare nel suo letto quando questi glielo ordinava e compiacerlo. Compiti facili e lievi. Durante il giorno proseguivano le lezioni di Jacques e a volte anche il sesso con questi. A volte doveva anche assistere i figli del conte quando giocavano nel parco, andare a prendere da bere o da mangiare per loro, o andare a prendere e riporre i giochi.
In queste occasioni, capitava sempre più spesso che Rhémy gli parlasse. Chaki sentiva di essere benvoluto dal secondo figlio del conte. Questi non lo trattava come tutti, compresi i servi, con distacco e degnazione, ma con calore umano. Lo lodava per i progressi che faceva in francese, lo incoraggiava, a volte anche solo con un sorriso da lontano.
Venne il freddo inverno. Rhémy disse al padre che forse lui avrebbe saputo insegnare a Chaki meglio di Jacques. Il padre prese la cosa come un capriccio, un passatempo del figlio e acconsentì. Così ogni giorno, Chaki saliva per due o tre ore nella stanza di Rhémy e questi oltre a insegnargli a parlare, iniziò a insegnargli anche a leggere e scrivere. Rhémy era stupito per la facilità con cui Chaki imparava. Il fatto è che Chaki, oltre al talento che aveva di imparare, alla memoria prodigiosa, si stava innamorando del bel Rhémy e, per dargli soddisfazione, si impegnava con tutte le proprie forze.
Chaki era a palazzo da un anno circa. Poiché quando il conte dava feste lo faceva servire a tavola, lo schiavo negro divenne famoso nella capitale. Altri nobili vollero avere uno schiavo negro. Il conte François così decise di accordarsi con lo sceicco per iniziare un proficuo commercio di giovani schiavi negri per la nobiltà della capitale. Quindi, quando il re lo mandò di nuovo in missione, partì con questa idea.
Chaki rimase a palazzo e, in assenza del conte, fu assegnato al servizio dei due figli maschi. Rhémy continuava a insegnargli il francese e ormai Chaki era piuttosto bravo ed era sempre più affezionato al giovane conte.
Era metà autunno. Louis era a corte con la madre, Sophie era andata a casa di una zia, a palazzo restava solo Rhémy.
Questi, un giorno, disse a Chaki: "Prepara la cesta con biancheria pulita, cibo e bevande: oggi è una giornata splendida, andiamo al laghetto in fondo al parco a bagnarci."
Chaki preparò tutto come le altre volte. Traversarono il parco, girarono attorno al laghetto fino a un punto battuto dal sole, accanto a un gazebo ancora fiorito. Chaki stese il telo che aveva portato.
"Spogliamoci e andiamo a tuffarci!" disse allegro Rhémy.
Si tolse tutti gli abiti meno le culottes di seta bianca e andò a tuffarsi. "Non vieni? L'acqua è deliziosa!" invitò sorridente.
Chaki allora si spogliò, restando con la sola braghetta di canapa, e si tuffò. Trovava buffo stare in acqua con quell'indumento indosso, ma aveva notato che in quel paese sembravano tutti restii a mostrarsi nudi.
Giocarono un po' nell'acqua poi uscirono. Rhémy sembrava eccitato e felice. Si stese al sole e Chaki non poté fare a meno di notare come le culottes bagnate aderissero semitrasparenti alla pelle del ragazzo disegnandone chiaramente i bei genitali.
Rhémy notò la direzione dello sguardo del ragazzo e, arrossendo lievemente, chiese con fare scherzoso: "Ma che guardi?"
"Siete molto bello." disse Chaki sedendo accanto al bel corpo disteso.
"Anche tu sei molto bello." disse Rhémy sollevando un braccio e carezzando lieve il petto di Chaki.
Il ragazzo fremette, eccitandosi.
"Mi piaci, sai." disse quasi in un sussurro il giovane carezzandogli un fianco.
"Anche voi, molto."
"Vuoi toccarmi?"
"Sì, padrone, se non vi infastidisce."
"Fallo, allora." mormorò Rhémy.
Chaki, quasi timidamente, gli sfiorò il petto e con la coda dell'occhio notò che le braghe bagnate gli si stavano sollevando per l'erezione.
Rhémy gli sorrise: "Mi piace come mi tocchi: le tue mani sono calde, delicate. Stenditi qui accanto a me."
Chaki si stese e l'altro lo abbracciò tirandolo a sé, intrecciando le gambe con quelle del ragazzo, premendogli addosso la sua erezione palpitante: "Senti che effetto mi fai?"
"Anche voi a me, padrone." disse allora Chaki facendogli sentire la propria.
Rhémy sorrise: "Sì, lo sento, e mi piace." mormorò e, guardandolo con occhi luminosi, carezzandolo sui fianchi e sulla schiena, lo baciò in bocca con passione.
Era la prima volta che Chaki era baciato e provò che quel contatto intimo era delizioso: si sentì sciogliere tutto per l'emozione e rispose al bacio imitando con la lingua i movimenti dell'altro.
"Vuoi fare l'amore con me, Chaki?"
"Oh, padroncino, tutto quello che volete."
"Ma tu, lo desideri?"
"Sì..."
Rhémy, allora, in ginocchio cavalcioni sulla vita del ragazzo, scese a suggergli un capezzolo.
"Ooooh..." gemette Chaki sussultando per il piacere.
Sentì le mani dell'altro spingergli in giù le braghette e arcuò il bacino per facilitarlo. Rhémy si impadronì del membro palpitante del ragazzo che sussultò e fremette.
"Mi piaci." mormorò Rhémy.
"Sì, padrone." mormorò Chaki sentendosi in paradiso: quant'era bello, anche meglio che con lo sceicco: non aveva mai provato tanta dolcezza, tanto piacere.
Rhémy si liberò delle proprie culottes e si stese sul corpo forte e liscio di Chaki, sfregando la propria erezione contro quella del giovane servo nero, baciandolo, carezzandolo. Chaki cinse con le gambe la vita del giovane, stringendolo a sé e ripiegandosi in una muta offerta piena di speranza...