Tra tutti i miei amici o conoscenti Pietro è uno di quelli che mi piace di meno. Perché irretisce ragazzini tredici quattordicenni, ci si diverte per un paio di anni poi li molla. Non ho mai capito al cento per cento i pedofili. Mi sembra una cosa assurda, moralmente sbagliata, olre che giustamente illegale. Voglio dire quelli che cercano ragazzini sui tredici anni come Pietro Villa. Perciò non l'ho mai cercato, semplicemente se lo incontro da amici comuni cerco di essere civile con lui.
A parte il fatto che mi chiedo che cosa ci possa trovare, ma evidentemente qualcosa ci trova, un ragazzino dodici, tredicenne non ha ancora la capacità di scegliere, di decidere: si lascia facilmente suggestionare. E poi un'esperienza del genere potrebbe anche lasciare traumi sul ragazzino. D'accordo che Pietro non li violenta, che usa molta dolcezza, come dice lui, che non gli fa fare foto o filmini porno, che non li fa prostituire. Ci credo pure.
Ma se la legge fissa a sedici anni il limite oltre il quale fare l'amore con un minorenne pienamente consenziente non è reato, credo che ci sia un motivo valido.
Dice Aldo, che era compagno di classe di Pietro al liceo e che già allora, mentre Aldo cercava ventenni, compagni più grandi di lui di almeno tre o quattro anni, Pietro già cercava i ragazzini delle medie per portarseli a letto e scoparli. E dice che già allora, come ora, ci riusciva con molta facilità. Ma una cosa è un sedicenne che si porta a letto un dodicenne, una cosa è un adulto: è completamente diverso.
Pietro, quando vuole trovarsi un nuovo ragazzino, comincia a passare ore dove ci sono scolari delle medie: i giardini vicino alle scuole, le sale giochi, i cinema. Comincia a chiacchierare, e ci sa fare: conosce perfettamente gli argomenti che li interessano, è abbonato ad alcune riviste per ragazzini di quell'età e a cinque o sei serie di fumetti. Ha video con i film che piacciono ai ragazzini. Casa sua, se non ci fosse lui, potrebbe essere un ottimo club per ragazzini delle medie.
Per parecchi giorni chiacchiera, e basta. Fa in modo di diventare simpatico non solo a quello che ha preso d'occhio ma a tutti i suoi amichetti. Quando i ragazzini cominciano a dimostrare di essere felici di vederlo, di passare il tempo con lui, comincia ad essere un po' più gentile col prescelto, lo fa sentire a poco a poco speciale.
Invita il ragazzino che gli interessa con due, tre amici, una volta al cinema, una volta al bar, una volta in sala giochi e offre sempre lui, poi li invita a casa. Ma mentre ogni volta i due o tre amici sono diversi, il prescelto è sempre invitato, logicamente. E comincia ad invitarlo a casa sua, ogni volta con amici diversi, magari anche con qualcuno di quelli di prima. Non avviene niente di speciale: giocano, guardano i film, leggono i fumetti, mangiano dolci. E a casa sua non ci sono film pornografici né a soggetto esplicitamente gay.
Finalmente comincia ad invitare quello che sta filando, da solo. Parecchie volte. Sempre inviti apparentemente innocenti, e lo fa senire sempre più a suo agio, lo colma di attenzioni, gli dice che lui è veramente un ragazzino speciale, il migliore di tutti. A poco a poco crea intimità, complicità sempre maggiore, finché arriva ad abbracciarlo, a carezzarlo. Anche questo gradualmente, da un gesto amichevole fino a giungere, quando lo sente pronto, a carezze più intime... e a quanto pare quasi nessuno si tira indietro.
Passa ai bacetti, poi ai baci, alle carezze intime e finalmente se li porta a letto. Li porta a masturbarsi reciprocamente. Li convince a laciarsi spogliare, a spogliarlo, a baciarsi per il corpo, a succhiarselo l'un l'altro e finalmente a lasciarsi penetrare. E di nuovo, dice di riuscirci praticamente sempre. E il ragazzino è completamente nelle sue mani, disponibile a farsi "amare dal suo uomo" come la mette lui. Cioè a farsi fottere finché Pietro gli darà il benservito per rimettersi a caccia di un nuovo ragazzino.
Ci mette da sei mesi ad un anno a convincerli a farsi penetrare, poi se li gode da uno a tre anni massimo. Mi fa pensare al ragno che tesse la tela: un capolavoro di pazienza e d'arte, per poter divorare la sua vittima.
Quando ho detto questo a Ricardo, lui ha sorriso e mi ha detto che forse non è come penso io. Mi ha detto che non è detto che faccia del male a quei ragazzini: secondo lui Pietro sa scegliere quelli che comunque, prima o poi, lo farebbero, se non con lui, con un altro. Mi ha anche detto che, secondo lui, il trauma avviene molto più per la reazione degli altri adulti che per il fatto in sé, almeno quando non c'è violenza né fisica né psicologica. Secondo Ricardo, se gli adulti, le famiglie, non ne facessero un dramma, il ragazzino non ne subirebbe un trauma.
Vedendo che non ero convinto, mi ha raccontato di sé.
Anche Ricardo ha cominciato a dodici anni con un pedofilo cinquantenne che l'ha preso in strada. Ha cominciato a salutarlo, ad essere gentile con lui, ad offrirgli un gelato. Se l'è portato a casa due o tre volte. L'ha carezzato, l'ha spogliato e all fine l'ha sverginato.
"E mi conosceva da neanche tre settimane," mi disse Ricardo, "altro che i mesi di Pietro!"
Disse Ricardo che lui sapeva dove volesse arrivare quell'uomo con lui, che lo capiva perfettamente, e che gli stava bene.
"Ma voi ragazzini brasiliani probabilmente siete più precoci dei nostri," gli dissi.
"Forse, credo di sì, io a dodici anni ero almeno come un vostro quindicenne, fisicamente e sessualmente, e forse anche come maturità, anche se è difficile fare paragoni. Ma lui mi faceva sentire importante: un uomo adulto finalmente si curava di me, mi capiva, mi apprezzava. Gli adulti sono in gamba a far sentire a un ragazzino che lui non conta niente, anche se poi lo viziano. Il più delle volte ti fanno sentire inutile se non fastidioso. Non hanno tempo per te. Lui era completamente diverso dagli altri adulti, mi faceva sentire prezioso," disse Ricardo.
"Sì, perché voleva il tuo culo, solo per quello," gli dissi io.
"Può darsi, è probabile, ma succhiarglielo e dargli il culo in cambio delle sue attenzioni, di quello che mi dava, era poca cosa, credimi. E anche lasciarmi prendere era piacevole e non solo fisicamente. Non dico che siano tutti così, ma quelli come il mio, o come Pietro, io non li condannerei. Non parlo dei pedofili che si fanno ragazzini di dieci anni o anche più piccoli, si capisce."
"La legge ha fissato il limite a sedici anni non per niente. E la proposta di legge che dice che l'età minima scende a tredici anni purché la differenza d'età non superi i tre anni, mi pare un giusto miglioramento. E io farei una legge che chiamrei del meno dieci: ogni ragazzino può fare l'amore con chiunque abbia con lui una differenza di età pari alla propria età meno dieci anni," gli dissi.
"Cioè?" chiese Ricardo aggrottando le sopracciglia.
"Cioè, se ha dieci anni, dieci meno dieci fa zero, perciò solo con un ragazzino di dieci anni. Se ne ha undici, undici meno dieci fa uno e perciò al massimo con un dodicenne. Se ne ha dodici anche con un quattordicenne e a tredici con un sedicenne, a quattordici con un diciottenne, a quindici con un ventenne ed a sedici con chi vuole," gli spiegai.
Ricardo rise.
"Perché ridi? Non ti pare giusta?"
"Sì, penso di sì, ma per fortuna ti sei fermato a sedici."
"Perché?" gli chiesi.
"Perché visto che io ne ho venti, con te non avrei potuto farlo, secondo la tua legge."
"E forse sarebbe anche giusto, per te," gli dissi pensieroso.
"Te lo vuoi mettere in testa che tu hai l'età giusta per me?" mi disse Ricardo abbracciandomi e baciandomi con tenerezza.
"Pietro già al liceo si faceva i tredicenni, Aldo i ventenni e ancora continuano così, sono rimasti fermi tutti e due. In fondo anche io non sono poi tanto diverso da loro," dissi.
Ricardo mi sorrise scuotendo la testa: "No, tu non puoi paragonarti a loro, tu sei speciale. Io con te così come sei ci sarei venuto a dodici anni e ci verrei anche se ne avessi sessanta."
Gli risposi ridendo: "Io con te non sarei riuscito a venirci né se tu avessi avuto dodici anni né se ne avessi avuti sessanta, però. Ti ho conosciuto all'età giusta, credo."
Ricardo mi sorrise di nuovo e disse: "Allora sei convinto che io e tu abbiamo l'età giusta?"
Sì, comincio ad esserne convinto, ma soprattutto sono convinto che il mio Ricardo sia la persona giusta.
Sono andato a casa di Pietro con Sandro e Aldo, un paio di settimane fa, per parlare della Camilla che è in ospedale. Ha l'AIDS anche lei, e non ha nessuno che si occupi di lei, perciò Aldo propone che si faccia qualcosa noi amici. Ci si mette d'accordo di andarla a trovare a turno, di vedere se ha bisogno di qualcosa, di cercare di farla sentire un po' meno sola. Anche se a me le checche non sono mai piaciute molto, Camilla, o meglio Fausto, è un'eccezione.
Sandro ad un certo punto vede un album e chiede a Pietro se lo può sfogliare.
"Certo, sono le foto dei miei ragazzi, ci sono tutti," dice Pietro con una senso quasi di orgoglio.
Nessuno di noi ha mai conosciuto né visto uno dei ragazzini di Pietro, così anche io mi metto a guardare quella galleria di "trofei". Foto quasi sempre scattate all'aperto, in un parco, davanti ad un negozio, anche in casa, ma nessuna foto spinta. Il massimo è un ragazzino in costume da bagno in spiaggia, ma c'è anche altra gente e niente in quelle foto farebbe pensare che fra quei ragazzini e Pietro ci sia nulla più di una normale amicizia. Potrebbero sembrare le mie foto con i miei nipoti. Anche quando qualcuno li ha fotografati assieme, stanno semplicemente accanto, sorridenti. Ogni pagina dedicata ad una ragazzino, cinque o sei foto. Ogni pagina il nome del ragazzo e sotto ogni foto il posto e la data.
Sandro gira una pagina e io riconosco Donato, il figlio di Marcello: nelle foto aveva tredici anni. È lui, anche se non ci fosse il nome non avrei avuto dubbi. Non dico nulla, finiamo a guardare le foto. Ma la coincidenza mi ha colpito. Con Donato ormai c'è una certa confidenza, decido di parlargliene.
Quando lo vedo a quattr'occhi gli chiedo: "Sai, non mi hai mai detto chi è stato il tuo primo uomo, quanti anni avevi, come è successo. Mi piacerebbe saperlo..."
Donato tranquillamente mi raccontò.
Aveva dodici anni quando conobbe un uomo. Lo incontravano sempre davanti alla scuola: quando loro uscivano lui passava lì davanti, quasi tutti i giorni. Una volta, uscendo di corsa, un suo compagno gli era andato a finire addosso. Gli aveva chiesto scusa, l'uomo aveva sorriso. Nei giorni seguenti avevano cominciato a salutarsi. Era un tipo affascinante: si chiamava Pietro, aveva trent'anni, ma a differenza degli altri adulti, "parlava la nostra lingua".
A poco a poco erano diventati amici e Donato, che si stava rendendo conto di essere attratto dagli uomini, strinse con Pietro un'amicizia più stretta dei compagni ed iniziò ad andare a trovarlo anche da solo. Finché Pietro un giorno, mentre stavano guardando alla tele un film di avventura, gli mise un braccio attorno alle spalle. Donato provò un senso di calore, di piacere e gli si strinse contro.
Pietro lo carezzò lievemente, teneramente e gli disse: "Mi piaci tanto, Donato, sono contento di averti qui." Poi gli chiese: "Posso baciarti?"
Donato disse di sì. Quando andava a trovarlo, ora, si abbracciavano, si baciavano, si carezzavano e Donato si sentiva felice. Quando Pietro gli scostava i vestiti per carezzarlo sulla pelle nuda, per baciarlo sul corpo, lo lasciò fare e gli piaceva.
Donato mi disse che ogni volta Pietro si spingeva un po' più in là e che lui sapeva bene dove volesse arrivare e che aspettava con piacere. Pietro un giorno gli chiese se aveva voglia di andare a stendersi con lui e per la prima volta si denudarono. Pietro lo fece godere con la bocca e a Donato piacque molto, così anche lui volle farlo all'uomo. Si dissero che si amavano. E quando, dopo alcune volte, Pietro gli fece capire che desiderava la sua verginità, Donato gliela offrì senza esitare.
"Fu molto dolce e anche se mi faceva un po' male, volevo che mi prendesse, volevo essere suo," disse Donato.
"Ma non era troppo grande, per te? poteva quasi essere tuo padre..." obiettai.
"No, lui ci capiva come nessun adulto sapeva fare, e nello stesso tempo mi faceva sentire più adulto: mi ricordo che, pensando ai miei incontri segreti di sesso con Pietro, dentro di me guardavo dall'alto in basso i miei compagni, grazie a Pietro ed al piacevolissimo sesso che facevamo assieme, mi sentivo più adulto. Pietro non mi trattava da ragazzino ma da pari e mi faceva sentire adulto."
"Ma era sempre lui che prendeva te... dissi io."
"No, quando glielo chiesi rispose: certo, Donato, speravo che tu me lo chiedessi."
"Ma poi, ti mollò per andarsi a cercare un altro ragazzino, no? Avevi detto che ci sei stato assieme per due anni."
"Sì, esatto," disse lui guardandomi incuriosito, come chiedendosi come potessi saperlo.
"E non ci rimanesti male?" gli chiesi.
"No, perché Pietro, come ti dicevo, mi faceva sentire adulto, anche, e specialmente, quando a quindici anni mi disse che ormai stavo diventando troppo vecchio per lui. Capisci, tutti mi dicevano: hai 'solo' quindici anni, devi ancora crescere, e in vece lui mi diceva: sei cresciuto, sei maturato, stai diventando uomo; finalmente; ero contento."
"Quindi lo rifaresti, con Pietro?"
"Se avessi tredici anni? Certo che lo rifarei: grazie a lui ho capito di essere gay e l'ho accettato come una cosa bella grazie alla sua dolcezza," disse Donato convinto.
"Ma non credi che un ragazzino di tredici anni possa essere influenzato da un'esperienza di quel genere, specialmente con un uomo che ci sa fare come quel Pietro? che possa convincersi di essere gay anche se non lo è?"
Donato mi guardò con un sorriso, scuotendo la testa: "Tu sei come tutti gli adulti: pensate che un ragazzino non sappia ancora capire, decidere. No, se non fossi stato gay o non avrei durato due anni con Pietro o comunque poi alla prima ragazzina che mi faceva gli occhi dolci avrei smesso di farlo con quelli del mio sesso. Mica sarai davvero convinto anche tu che si può far diventare gay qualcuno che non lo è, no?" mi chiese.
"No, hai ragione, però è anche vero a quell'età un ragazzino è ancora profondamente impressionabile..."
"Sì, nel senso che sa ancora vivere le sue esperienze senza paraocchi. Il massimo che ti concedo è che un ragazzino etero può scoprire, grazie ad un uomo come Pietro, che non ha importanza fare sesso con un uomo o con una donna, purché sia la persona giusta. Pietro non mi ha mai spinto a fare niente, mi ha solo invogliato. In qualsiasi momento avrei potuto dire di no e lui non avrebbe insistito, preteso, ne sono più che sicuro..."
Ora vedevo Pietro con occhi diversi, anche se continuo a pensare che la mia legge del meno dieci sarebbe la migliore. Anche se Ricardo dice che non si può fissare la sessualità di nessuno per legge. Non capirò i ragazzini, come dice Donato, ma... D'accordo, Pietro non è un violentatore di ragazzini, ha sicuramente dei valori... ma continuo a chiedermi come si possa desiderare un adolescente appena postpubere. Inoltre l'adulto può facilmente manipolare un ragazzino, magari inconsciamente, e questo non è giusto.
Sarà il sottile piacere di "iniziare" un ragazzino alla sessualità?
O invece avevano forse ragione i greci: ogni ragazzino dovrebbe essere affidato ad un adulto per essere instradato sulla via della sessualità?!! Ma almeno, allora, era la famiglia ad affidarlo all'adulto, non l'adulto a circuire il ragazzo... No, proprio non riesco ad acecttare i pedofili, anche se sono "gentili" come Pietro.