Aldo ha due amanti, contemporaneamente, Rino di venicinque anni e Dallo di diciannove. E fa i salti mortali perché l'uno non sospetti dell'altro. E la cosa pare divertirlo, lui, il serissimo professore di francese al Liceo di Stato. È coetaneo ed ex compagno di liceo di Pietro, ma quanto sono diversi! Preferisco decisamente Aldo, anche se Pietro è più bello. Aldo non è bello, ma interessante. A tratti anche affascinante.
Come aveva fatto a mettersi in quel terribile pasticcio in cui si trovava ormai da quindici mesi?
Prima era venuto Rino, due anni prima, per l'esattezza. Poprio quando io mi sono messo con Ricardo, lui ha trovato Rino. O per meglio dire ha sbattuto, letteralmente, contro Rino. Un incidente d'auto. Per colpa di Aldo, che pure guida piuttosto prudentemente. Mi disse che stava guardando un ragazzo fighissimo sul marciapiede di sinistra e non si è accorto che da destra arrivava un motocilclista: Rino appunto. Per fortuna nessuno dei due andava troppo veloce e Rino aveva il casco.
Rino era a terra, la sua moto piuttosto contorta, l'auto di Aldo con pochi danni e Aldo quasi nel panico. Scese mentre iniziava a formarsi un capannello di gente. Rino si stava rialzando.
"Oh dio, come sta?" gli chiese Aldo pallido, "come si sente?"
"Venivo da destra, io!" rispose Rino un po' intontito.
"Sì, sì, ha ragione, ho torto io, ma come sta?" gli chiese di nuovo Aldo.
"Intero, mi pare, ma la moto..."
"Quella si aggiusta, ma lei è sicuro di stare bene?"
"Ma dove guardava, lei, non mi ha visto?"
"Certo che non l'ho vista; senta, adesso chiamo il carro attrezzi per la sua moto poi la accompagno all'ospedale. Mi dispiace infinitamente, mi creda. La mia assicurazione pagherà tutto," disse Aldo preoccupato.
"La mia moto, cavolo!" ripeté il giovane desolato guardandola
Aldo lo convinse ad andarsi a sedere nella sua auto, telefonò al 116 per la moto e tornò all'auto: "Adesso vengono a prenderla, la sua moto. Io frattanto l'accompagno all'ospedale."
"No, aspetto che prendano la moto..." disse Rino e solo allora Aldo, calmatosi un po', vide quanto Rino fosse bello.
Insistette, discussero. Arrivò il soccorso Aci e portò via la moto e finalmente Aldo riuscì a portare Rino in ospedale. Fecero mettere Rino su una barella e gli dissero di aspettare. Aldo, di fianco al ragazzo steso, gli ripeté che gli dispiaceva infinitamente.
"Davvero paga tutto la sua assicurazione?" chiese il giovane.
"Certo, certo, mi prendo io tutta la responsabilità."
"Ci credo, mica è colpa mia. Ma dove guardava, lei?"
"Da un'altra parte, purtroppo."
Aldo aveva voglia di accarezzare il corpo di quel bel giovane. I calzoni un po' attillati mettevano in risalto un pacco di tutto rispetto che calamitò lo sguardo di Aldo, talmente che non si rese conto che Rino se n'era accorto.
"Ma che guarda?" gli chiese Rino ed Aldo arrossì, lo guardò negli occhi, confuso, e vi lesse uno sguardo malizioso.
Vennero a prendere Rino per visitarlo: grazie al cielo non aveva niente.
"Posso offrirle qualcosa: al bar le dò le mie generalità, prendo le sue..." propose Aldo.
Andarono al bar, si scambiarono i dati, compreso il numero di telefono. Aldo si scusò ancora diverse volte. Si offrì di accompagnare Rino a casa o dove dovesse andare ma il giovane lo ringraziò e disse che gli andava bene se lo lasciava lì. Aldo lo salutò e tornò a casa dove stava andando prima dell'incidente.
Due giorni dopo, di sabato pomeriggio, Aldo ricevette una telefonata: era Rino. Gli disse che doveva parlargli per l'incidente e gli chiese se poteva passare da casa sua un attimo. Aldo rispose di sì, anche se, gli assicurò, tutto era a posto, aveva già portato di persona la denuncia alla sua assicurazione il giorno prima appena uscito da scuola.
"Ah, così lei è professore. Di cosa?" gli chiese Rino quando Aldo l'ebbe fatto accomodare in soggiorno.
"Di francese."
"Peccato."
"Perché?"
"Se era d'inglese le chiedevo qualche lezione. Gratis si capisce, per ripagarmi dello spavento. Quello mica me lo paga la sua assicurazione," disse Rino un po' ironico.
"Mi dispiace... se posso fare qualcosa per lei..." disse Aldo incerto pensando che forse il ragazzo era andato a battere cassa con quella scusa.
"Sì, forse può fare qualcosa per me," rispose Rino.
"Dica, se posso..."
"Senta, me lo farebbe un bel massaggio?"
"Un massaggio?"
"Sì, un massaggio: dall'altro ieri mi sento tutto indolenzito e... da come mi guardava in ospedale direi che le piacerebbe farmi un bel massaggio. Un bel massaggio intimo, voglio dire. No?"
Aldo lo guardò chiedendosi se il ragazzo stava cercando di ricattarlo, ma come, e per che cosa? Ma vide che Rino lo guardava con un sorrisetto un po' sfrontato ma non cattivo. Malizioso ma non minaccioso.
"Vuole un massaggio?" chiese Aldo iniziando a capire.
"Sì, certo, ma solo se le va di farmelo, si capisce..."
"Con molto piacere," rispose Aldo e l'altro sorrise apertamente. "Se vuole venire di là..." disse e lo portò, cominciando ad eccitarsi, in camera da letto.
"Se mi spoglio è meglio, no?" chiese Rino.
"Sì, certo," rispose Aldo.
Dopo poco erano entrambi nudi sul letto che si massaggiavano a vicenda ed in modo molto intimo. E Aldo era completamente conquistato da Rino e dal suo modo di fare l'amore.
"Era così chiaro come ti guardavo in ospedale?" gli chiese dopo mentre stavano semiabbracciati e soddisfatti.
"Sì, almeno per me: mi spogliavi con gli occhi; e tu mi piaci; quanti anni hai?"
"Trentacinque, e tu?"
"Io ventitré; ci sai fare a letto, professore."
"Anche tu."
"Allora posso venire ancora per... i massaggi?"
"Finché ti senti indolenzito..." scherzò Aldo sentendosi allegro.
Rino gli si chinò sopra e giocò un po' con la lingua di Aldo e gli disse, sensuale: "Perché non mi fai un altro bel massaggio subito, allora? mi sento ancora tutto indolenzito, sai..." e si rimisero a fare l'amore, pieni di nuovo di voglia.
Si rividero la domenica, poi di nuovo in settimana. Così presero a vedersi periodicamente e qualche volta Rino si fermava anche per tutta la notte a casa di Aldo.
Quando rividi Aldo, lui mi disse che si stava innamorando e anche il giovane di lui, ma che non poteva andare ad abitare con lui perché non avrebbe saputo come giustificarlo con la famiglia.
Rino era impiegato in prefettura. Faceva orario d'ufficio e la sera, quando usciva, andava spesso da Aldo. Le domeniche potevano passarle assieme solo qualche volta, perché spesso Rino doveva andare con i suoi in campagna per aiutarli; avevano una piccola vigna da curare da cui traevano un buon vino per il consumo familiare.
Quando si stava tutti assieme, a volte Rino diceva ad Aldo: "Mi sento tutto indolenzito..."
"Scusateci, andiamo a casa," diceva allora Aldo capendo quella specie di codice che usavano fra loro ed andavano a fare l'amore.
Stavano assieme da sei mesi circa, quando Aldo conobbe Dallo. Era il fratello maggiore di un suo allievo ed andava spesso a parlare con i professori invece dei genitori, quasi analfabeti, che si vergognavano. Aldo si sentì subito molto attratto da Dallo, ma non sospettava che fosse gay anche lui, né che anche Dallo si sentisse attratto da lui. E anche Dallo da parte sua non sospettava che il professore del fratello fosse gay e che lo desiderasse. Pareva insomma una posizione di stallo.
Ma a volte la vita ha i suoi piani misteriosi. Stefano aveva convinto Aldo ad andare con lui in una sauna gay. Aldo non ne aveva proprio voglia, non gli piaceva l'ambiente delle saune gay. Diceva che pare di andare al mercato del bestiame: tutti girano incessantemente ad esaminare i capi esposti, la merce in vendita, essendo tutti al tempo stesso merce e compratori... Ma Stefano tanto insistette che una volta Aldo lo accompagnò.
Si annoiava, stava nel locale del bar seduto in una poltroncina a leggere una rivista gay, per scoraggiare gli approcci. Aveva notato infatti che lì al bar si batteva meno che altrove. E soprattutto non si scopava. Non che Aldo sia un puritano, anzi, ma ha un forte senso del pudore. Entrare nella sauna e vedere due maschi nudi che si stavano facendo un sessantanove mentre altri due uomini sul sedile di fronte li guardavano con i cazzi dritti, l'aveva disturbato. Vedere alle docce uno che stava scopandosi un altro in piedi, gli aveva dato fastidio...
Stava leggendo immerso, senza guardarsi attorno, quando si sentì toccare un braccio.
Si girò un po' irritato e vide Dallo che lo guardava con un lieve sorriso: "Anche lei qui, professore? questa sì che è una bella sorpressa; posso sedere accanto a lei?" chiese il ragazzo.
Aldo, un po' imbarazzato, annuì: "È la prima volta che vengo qui..." si scusò quasi.
"Così anche lei è gay!" disse Dallo sedendosi e sorridendogli.
"Sì... ma non mi sono mai permesso di toccare neanche uno dei miei allievi, credimi!" si sentì in dovere di precisare, sentendosi criticato dal ragazzo.
"Per fortuna allora io non sono un suo allievo..." disse Dallo.
"Cioè?" chiese Aldo.
"Perché a me piacerebbe da matti essere toccato da lei: venivo sempre molto volentieri a parlare con lei, sa? Lei è il mio tipo, ma... quale è il suo tipo, professore?"
Aldo, lievemente a disagio ma un po' più tranquillo, gli disse: "Tu... tu sei il mio tipo."
Dallo sorrise: "Posso darle del tu anche io? le dispiace?"
"Affatto, anzi, ti prego..."
"Ed hai anche un gran bel corpo, anche meglio di quello che avessi immaginato," disse Dallo facendogli scorrere addosso gli occhi. Quando notò che l'asciugamano ai fianchi di Aldo si stava sollevando, sorrise e disse sottovoce: "Le faccio questo effetto?"
Aldo disse: "Avevi detto che mi avresti dato del tu... sì, mi piaci molto."
Dallo annuì: "A me però non piace farlo qui nei box e dare spettacolo..."
Aldo disse: "Neanche a me. Potresti venire a casa mia, vivo da solo; ma tu sei da solo, qui?"
"Sì, e tu Aldo?"
"Anche io, cioè sono con un amico, ma è solo un amico; allora ti andrebbe di venire da me?"
"Molto volentieri."
"Vado solo un attimo a salutare il mio amico, poi ci vestiamo ed andiamo. D'accordo?"
"Sì, bene, io ti aspetto qui al bar."
Aldo andò a cercare Stefano. Lo trovò nella stanza relax che stava a quattro zampe leccando golosamente il membro ad un bel giovanotto dalla pelle nera che frattanto gli agitava un dito nel sedere. Un po' imbarazzato Aldo gli chiese scusa e lo salutò.
"Hai rimorchiato?" chiese Stefano.
"No," mentì Aldo, "mi sono stancato."
"Io no, guarda qui che bel manzo mi sono trovato; e questo è solo un assaggino: dopo viene a casa mia, si ferma da me per tre giorni; è un marine americano, di passaggio; credo che anche Dario lo apprezzerà; hai visto che stanga ha fra le gambe? saranno almeno venticinque centimetri e quindici di diametro; e poi mi piace un sacco: oltre a essere bello è tutto cazzo e niente cervello, un toro in calore... oh sta tranquillo, non parla una parola d'italiano." disse ad Aldo, poi guardando il suo bel nero: "You fuck me, darling?" chiese all'americano.
"Oh yes!" rispose quello con un sorriso a trentasei denti.
Arrivati a casa di Aldo, per la prima volta i due si toccarono, si abbracciarono, si baciarono. Aldo lo portò a letto e fecero l'amore. Si piacquero parecchio, decisero di rivedersi. E si misero assieme. Quando Dallo andava a parlare con i professori gli dava del lei e si comportava come sempre ma a letto era caldo, disinibito. E si innamorarono l'uno dell'altro.
E Aldo cominciò a barcamenarsi fra Rino e Dallo, facendo acrobazie perché l'uno non scoprisse dell'altro.
Quando lo raccontò a me e Ricardo, il mio ragazzo gli chiese: "Ma tu, di chi sei innamorato?"
"Di tutti e due, e più la storia va avanti meno saprei scegliere."
"Ma se sei innamorato, come puoi fargli una cosa così?" chiese Ricardo incredulo.
Lo amai per la sua incredulità.
"Fargli cosa?" chiese Aldo.
"Loro, non sono innamorati di te?"
"Beh... sì, certo..."
"Appunto! Prima o poi o lo scoprono o tu ti decidi a scegliere, no? sai quanto saranno felici!" disse Ricardo.
"E che ci posso fare?" rispose Aldo angelico.
Quando uscimmo da casa di Aldo, Ricardo mi chiese: "Tu lo faresti?"
"No, certo."
"Ma se ti capitasse, me lo diresti o no?"
"Certo che te lo direi; ma tu cosa preferiresti, saperlo o non saperlo?"
"Preferirei non saperlo, ma vorrei che me lo dicessi," mi disse Ricardo.
"Cioè?"
"Almeno, finché non me lo dici so che non è successo niente, che posso stare tranquillo."
"Ah, sì; e allora te lo dirò anche prima che possa succedere."
"Prima?"
"Sì, se dovessi sentirmi attratto da un altro, voglio dire, prima di farci qualcosa, almeno tu puoi aiutarmi, no?"
Mi sorrise e mi disse: "Ti amo." Semplicemente.
Allora gli dissi: "Aldo, comunque, non è cattivo."
"Sì, ci credo, ma si può far del male anche senza essere cattivi; proprio perché mi piace, in fondo, non vorrei che facesse così; e poi Aldo è intelligente, come fa a non capire che..." disse Ricardo pensoso.
"Il fatto è che ha cominciato per gioco e ci si è trovato invischiato," lo giustificai.
"Ma stava già con Rino, quando ha cominciato con Dallo; non si gioca se si sta con qualcuno, non si dovrebbe; lo so che qualche volta è più facile parlare di serietà che essere seri; e so anche che non lo posso giudicare, e non lo voglio giudicare. Io non dico che sia cattivo, solo, forse, un po' immaturo anche se ha trentasette anni," mi disse.
"Ma chi di noi è maturo? e quando? lo sono io?" gli chiesi.
Mi guardò serio serio e mi disse: "Tu ci pensi agli altri, tu sei maturo perciò; e poi sai perdonare e anche questo è essere maturi; mica ti sto dicendo che sei perfetto, non si finisce mai di crescere, come dici sempre tu. E meno male che non sei perfetto."
"Ah sì? e perché meno male?"
"Perché se no mi faresti paura: perfetto è solo dio."