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una storia originale di Andrej Koymasky


pin RICARDO CAPITOLO 2
SANDRO

Quante volte ho detto "ti amo, sono tuo"? E l'altro a me? Tante, anche se non tantissime. E ogni volta ero profondamente sincero, anche se poi tutto finiva. Proprio come è accaduto con Sandro.

Ho la "sindrome del vampiro", secondo Sandro. Mi innamoro di gente più giovane di me per potergli succhiare la gioventù ed illudermi di rimanere giovane. Ha sentenziato lui.

Gli piace giocare allo psicologo. Psicanalizza sempre tutto e tutti, e sentenzia. Etichetta, cataloga, archivia.

Quando mi disse questo mi limitai a rispondergli: "Ah sì?"

Da parecchio tempo ho imparato a non discutere con lui. Una volta sarebbe stato diverso, specialmente quando era il mio ragazzo. Avrei controbattuto ed avremmo discusso per ore. Per restare ognuno della propria idea.

È un tipo affascinante, Sandro, anche se a volte tende ad essere logorroico. E anche se tende a psicanalizzare sempre tutto e tutti pur senza avere studi di quel genere. Ha l'entusiasmo del profano. Non è presuntuoso, perciò si fa perdonare. Ha un carattere dolce e si fa volere bene. Il suo Antonio, quando Sandro comincia a parlar troppo, lo abbraccia, lo carezza, lo bacia... e lo fa tacere. È molto sensuale, Antonio. Si sono conosciuti sul set, una volta che Sandro faceva un documentario per il comune sui cani abbandonati in estate ed Antonio gli era stato dato come cineoperatore.

La scintilla è scattata durante le riprese ai giardini pubblici quando un cane, maschio, ha montato un altro cane maschio.

Si sono messi a ridere, poi Sandro ha detto: "Bisognerebbe fare uno spot intitolato: i cani sono gay ma i gay non sono cani!"

Al che Antonio aveva detto: "Temo che sarebbe controproducente, chi ha pregiudizi arriverebbe proprio alla conclusione opposta: i gay sono cani; il pregiudizio è duro a morire; e comunque non credo che il comune ci finanzierebbe uno spot così."

Stanno insieme da poco più di quattro anni, cioè da poco dopo che Sandro ha lasciato me. Perché gli succhiavo la giovinezza, appunto. Anche se non me lo disse allora ma due anni dopo e senza riferirsi direttamente a me e lui.

Quando mi lasciò disse che era perché "gli davo troppo" e perciò il nostro rapporto non era alla pari e col mio amore lo legavo a me creandogli complessi di colpa, perché non poteva darmi altrettanto amore.

"Ti voglio bene," mi disse, "ma preferisco averti come amico che come amante. Prima che fra noi le cose si guastino, lasciamoci, almeno possiamo restare buoni amici..." disse.

Siamo restati amici. Ma lui non sa che per un anno non ho avuto più nessuno, neanche avventurette, sveltine, niente, perché mi sentivo distrutto. Ho saputo nasconderlo bene, almeno credo. Siamo rimasti amici e sono diventato anche amico di Antonio, quando si sono messi assieme.

Tanto Sandro parla di quanto lo interessa, di quanto lo sta entusiasmando, tanto non parla di sé. Ha un forte senso del pudore riguardo ai suoi sentimenti. Cose che non lo riguardano e non lo coinvolgono intimamente possono essere splendide, fantastiche, stupende, meravigliose. Ma se lo riguardano il massimo che dice è: "Va bene, è giusto, mi piace".

Come Antonio: "giusto". Come i suoi film: "buoni". Non l'ho mai sentito dire ti amo a nessuno, né a me quando eravamo assieme né ora ad Antonio. Anche se i suoi occhi parlano. Ero io a dirgli ti amo, lui sorrideva, i suoi occhi dicevano "anch'io" ma le sue labbra no. Pudore? Timore? Insicurezza?

Gli occhi di Sandro: non ho mai visto nessuno con uno sguardo più luminoso, vivo, parlante. I suoi occhi furono la prima cosa che mi stregarono in lui. Poi il suo entusiasmo e la sua capacità di stupirsi.

Dopo dieci anni che lo conosco, il suo sguardo, il suo entusiasmo, il suo stupore, i suoi occhi non sono cambiati, grazie al cielo. Occhi puri di bambino, perché ha l'anima pura di un bambino. Forse proprio per quello i suoi film sono luminosi, vivaci, veri.

E anche se gioca a fare lo psicologo, si fa subito perdonare.

L'ultima sua teoria è che Ricardo ha bisogno di sentire accettata la sua metà negra e in me trova proprio quello: accettazione nonostante sia un meticcio. E che io in lui trovo l'esotismo del sangue misto.

Mi sentivo allegro e gli ho detto: "Hai sbagliato tutto, lui in me trova l'esotismo del latin lover ed io in lui il fatto che accetti me bianco europeo anche se noi europei siamo stati schiavisti: mi permette di scaricare il rimorso razziale della mia memoria storica."

Il buffo è che per la prima volta ho visto Sandro pensieroso e alla fine mi ha chiesto serio: "Davvero? pensi?"

Sono scoppiato a ridere e gli ho detto: "Se vuoi ti sforno altre dieci teorie strampalate quanto la tua." Poi gli ho chiesto: "Davvero pensi che io sia un vampiro che ti ho succhiato la tua gioventù come ora la sto succhiando a Ricardo?"

Lui mi ha guardato e ha detto pensieroso: "Forse no. Forse non ne hai bisogno, tu sei ancora giovane dentro, sei riuscito nel sogno di molti: non ti sei inaridito con l'esperienza."

"Come fai a dirlo?" gli ho chiesto.

"Pensavo a Dado," mi dice lui sibillino.

Non colgo il nesso. È la prima volta, dopo la sua morte, che Dado che torna nei nostri discorsi.

"Dado ti assomigliava un po': era rimasto col cuore di un bambino, per quello non aveva paura della morte, a differenza di noi. Anche tu non hai paura della morte, non è vero?"

"A volte fa più paura la vita," gli risposi pensieroso.

"Ma tu non hai paura nemmeno della vita; di che cosa hai paura, tu?" mi chiese poi guardandomi come se tentasse di leggermi dentro una risposta che io stesso non avrei saputo dargli.

Sandro ed Antonio hanno un rapporto un po' speciale: si sono fedeli, a modo loro. Dico a modo loro perché a volte vanno a cercarsi il terzo da portarsi a letto. Ma sempre e solo se sono assieme. Anche quando capita loro di essere separati per un periodo più lungo, nessuno dei due mette un cornetto all'altro. Ma a volte cercano il terzo: che piaccia a tutti e due, che sia giovane, assolutamente attivo e passivo come loro, e disposto a passare la notte con loro.

Sandro dice che il terzo è l'elemento equilibratore del loro rapporto, perché in due si tende a chiudersi e poi, di conseguenza, a stancarsi. Il terzo rinnova e rinfresca il rapporto, dice Sandro. Gli ho chiesto se questa era l'idea anche di Antonio o se lui l'ha convinto.

"No, anche Antonio la pensa esattamente così." mi rispose Sandro.

Allora, gli ho chiesto: "Se avessimo avuto anche noi il terzo, saresti rimasto con me?"

"È possibile," mi ha risposto, "perché con te, in fondo, sono stato anche bene. Ma tu sei monogamo, non avresti mai accettato il terzo; sei tradizionalista, tu," mi disse, ma senza critica.

"Penso di sì, Sandro, penso di essere davvero monogamo; nel senso di uno alla volta, comunque," precisai ridendo.

"Tu non mi hai mai messo un cornetto?" mi chiese Sandro.

"No, mai."

"Non lo metteresti mai al tuo ragazzo?"

"Non posso risponderti per il futuro, chi lo sa; ma non vorrei metterglielo mai, questo è certo."

"E se te lo mettesse il tuo ragazzo, lo metteresti alla porta?"

"No, cercherei di capire."

"Ci staresti male?"

"Prima di capire il perché, no."

"Ah, pensavo il contrario; perché io qualche cornetto, allora, te l'ho messo; pochi, però."

"Non l'ho mai sospettato."

"M'avresti perdonato?"

"Penso di sì."

"Ero certo di no; anche per questo ti ho lasciato."

"Hai fatto tutto da solo," gli dissi allora.

"Io, con te, ci farei ancora l'amore, sai?" mi disse un giorno.

"Ah sì? Cos'è, una proposta?"

"No, perché non sei il tipo di Antonio e gli ho promesso che o con lui o niente."

"Perciò niente," conclusi io.

"Naturale," mi disse Sandro sereno.

Perciò dico che a modo loro i miei due amici si sono fedeli.

A casa di Sandro ho conosciuto anche Martina e Jenny. Due amiche molto gradevoli. Hanno quattro anni di differenza, Martina ha quarantuno anni e Jenny è più giovane, ma quando le conobbi avrei dato trentacinque anni a Jenny e meno di trenta a Martina. Quest'ultima è la menager della CITTeL, una ditta di traduzioni "da e in qualsiasi lingua del mondo" come è scritto pomposamente sul biglietto da visita. È un ufficio con nove impiegati a tempo pieno, tredici part time e un numero imprecisato di collaboratori esterni che oscilla attorno alla trentina. L'ufficio è composto di otto stanze al secondo piano di una palazzina liberty, attrezzato di computer e di tutte le risorse più moderne. L'ha avviato Martina diciannove anni fa, in una stanzetta di un seminterrato.

Martina è bella come un'indossatrice, di una bellezza fragile, aggressiva, disinvolta. Molto curata anche se a prima vista diresti che è quasi un tipo acqua e sapone: ha un trucco sapiente, quasi invisibile, capelli alle spalle, ondulati, morbidi; non ha mai un capello fuori posto. È affascinante, femminile ma non... femmina. Sincera e diretta, anche se sa addolcire quello che dice.

Jenny invece è più virile, in un certo senso. Sincera e diretta anche lei, ma un po' rude. Capelli corti, aria decisa. A differenza di Martina, non ha mai orecchini, collane, anelli, nulla, non porta mai gonne anche se non si può dire che vesta in modo maschile. Non è affatto mascolina. Dirige la sezione regionale del Club Mediterranée da dieci anni. Per questo ha conosciuto prima Renzo e Mario e poi, tramite questi, Sandro.

Martina e Jenny si sono conosciute ventidue anni fa, sono state assieme tre anni, si sono lasciate dopo una violentissima litigata ma dopo cinque anni di separazione si sono riincontrate. Erano maturate, come dice Martina, si sono rimesse assieme e da allora non si sono mai più separate.

Conoscono Sandro da quattro anni e sono molto amici. Lo conobbero quando Jenny lo contattò per un filmato propagandistico del Club.

Tramite Sandro hanno conosciuto Ricardo. Perciò, quando ho saputo che anche loro lo conoscevano, si è finito col parlare di lui.

Jenny lo trova "deliziosamente semplice e semplicemente delizioso" come disse, una definizione che non mi dispiace affatto.

Martina dice che è una pietra grezza che aspetta chi la lavori, un fiore che aspetta il sole che lo farà sbocciare: "Peccato che sa appena leggere e scrivere, avrei potuto dargli lavoro ma temo che il suo portoghese non sia corretto al cento per cento e comunque non lo vedo lavorare ad un computer..." ha detto.

Quando ho detto loro che vorrei essere io quello che fa sbocciare Ricardo, ma che l'unica cosa che mi frenava nei suoi confronti era la nostra differenza di età, Martina mi ha detto che ero sciocco a pormi certi problemi: "Fra due persone è solo una questione di pelle, non di età o altro."

Jenny ha aggiunto che ci vedeva molto bene assieme: "Tu non lo sfrutteresti ma lo lasceresti appoggiare a te e ognuno di noi ha bisogno di un punto di appoggio di tanto in tanto."

Martina ha sorriso ed ha aggiunto: "Il ragazzo mi pare un tipo forte, comunque, ed anche tu potrai appoggiarti a lui, se ne avrai bisogno; sì, vi vedo molto bene assieme."

Forse anche per questo loro giudizio mi sono anche più simpatiche di prima. Un giudizio che apprezzo soprattutto perché conosco la loro schiettezza: se lo dicono, lo pensano sicuramente.


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