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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA CORONA FERREA CAPITOLO 7
TERZO E QUARTO ANNO

IL TERZO ANNO: DERK E KOSSUR

Erano passati tre anni. Derk era stato l'ultimo a scoprire il potere del seme, perché a lungo aveva evitato qualsiasi avventura sessuale per mantenersi fedele al suo amato Axel. Era stato ospite di un nobile in una terra sconosciuta, un servo del nobile parlava la sua lingua e gli faceva da interprete. Il Signore, riconoscendo nel giovane un cavaliere, gli aveva offerto ospitalità.

Durante la notte il figlio ventitreenne del nobile s'era infilato nella sua camera, nel suo letto e l'aveva "convinto" ad avere sesso con lui. Era stata una cosa veloce, un'esplosione di libidine... Il giovanotto aveva fottuto in bocca il giovanissimo cavaliere con sadico gusto e gli si era vuotato in gola. Quindi se n'era andato senza curarsi dell'inappagata erezione dell'ospite.

E Derk aveva scoperto che, all'improvviso, tutti i ricordi del giovane figlio del padrone di casa fino a quel momento erano diventati suoi! Ed aveva capito. E, curiosamente, fu grato per quella parziale violenza che aveva dovuto subire. Il giorno dopo si accorse anche che capiva perfettamente la lingua dei suoi ospiti, ma continuò, per prudenza ad usare la propria. Ringraziò e si accomiatò.

Mentre usciva, passò davanti al figlio del nobile, a quello che era entrato da lui nella notte e lo sentì mormorare con tono di scherno: "Ah, un cavaliere che si fa sborrare in bocca!"

Al che Derk, nella lingua di questi, gli sussurrò: "E tu, che ti fai inculare a sangue da tutti i soldati di tuo padre? E ti piace..." e sorrise divertito nel vedere l'espressione sorpresa ed impaurita dell'altro.

In quei tre anni che erano passati, Derk si era limitato a succhiare di tanto in tanto qualche uomo o ragazzo giusto per accumulare informazioni utili e poter parlare la lingua delle terre che traversava. Aveva a volte dovuto combattere ma, grazie al seme del suo Axel, di Harti e di Jens, ora, benché solo ventenne, era diventato notevolmente forte, coraggioso e saggio. E grazie al seme di Altma e Kimon era anche diventato astuto e prudente...

Stava attraversando una terra affascinate, abitata da uomini forti con il volto rasato, a parte un paio di folti baffi spioventi ai lati, la folta capigliatura radunata in due natte ai lati del capo. Quella terra era divisa in tanti piccoli regni spesso in guerra fra di loro, e la soldataglia imperversava per le campagne, quando non era impegnata nella guerra. A volte aveva dovuto misurarsi con qualche soldato ubriaco, ma l'altro, valutata la sua forza, quasi sempre se l'era data a gambe. Solo un paio di volte aveva dovuto uccidere l'avversario per liberasene. Uno dei due possedeva un cavallo, che lui aveva preso come bottino assieme alle armi del morto, e che ora si portava dietro.

Si era accampato accanto ad un torrentello, aveva legato i due cavalli, acceso un piccolo fuoco per arrostire una lepre che aveva catturato durante la giornata. Più tardi avrebbe preparato un giaciglio per passare la notte. Il sole stava calando lentamente ma ancora era chiaro.

Ad un tratto sentì urla acute, parevano di donna, e risate di più uomini.

La voce esile gridava: "No, no, vi prego, no! Vi prego, per favore... Noooo! Aaaaahhhh! Noooooo!" e Derk vi sentì terrore e dolore.

Si alzò e si avviò verso l'origine di quella voce e delle voci degli uomini che ridevano e bestemmiavano. Le urla ora erano strazianti.

E li vide: erano quattro soldati seminudi, eccitati; due tenevano un ragazzino nudo, uno il polso e la caviglia sinistra unite, l'altro il polso e la caviglia desta, sì che il ragazzino era tenuto in verticale completamente immobilizzato, inerme e con il sedere allargato. In terra erano stesi altri due soldati, con le gambe intrecciate a forbice uno di fronte all'altro, sì che i loro membri eretti in verticale erano premuti l'uno contro l'altro ed erano infissi assieme nell'ano del ragazzino. Con le mani lo tenevano per la vita e se lo facevano calare giù impalandolo senza misericordia, ridendo alle urla ed alle contorsioni disperate della loro vittima.

Derk vide rosso! Sguainò la spada e, fattosi avanti, intimò: "Lasciatelo subito!"

Si immobilizzarono e si girarono verso di lui.

Uno dei soldati gli disse: "Che vuoi tu? Vattene! Questo ragazzino è nostro, l'abbiamo comprato, ci appartiene e ne facciamo quello che vogliamo!"

"Ma così gli fate male!"

"E a te che te ne frega? Possiamo anche ammazzarlo, se ne abbiamo voglia, è roba nostra."

"Non è roba, è un essere umano e sta soffrendo! Lasciatelo immediatamente" ordinò e sollevò la spada.

Uno dei due che teneva sollevato il ragazzino, lo lasciò, si chinò ad afferrare la propria spada e gli si lanciò contro. Derk si scansò e fece un affondo e la sua lama squarciò il cuore del soldato che cadde a terra morendo con un'espressione sbalordita negli occhi. Frattanto gli altri tre, lasciato il ragazzino, che, vide ora Derk, aveva caviglie e polsi legati assieme, si precipitarono a prendere le loro armi.

Derk si lanciò sul secondo e gli spiccò la testa mentre era ancora chinato a prendere le sue armi. Gli altri due, mulinando le spade, lo assalirono contemporaneamente dai due lati. Ma Derk era più agile di loro e li evitò senza difficoltà. Le lame cozzarono con forti clangori. Non fu lunga la battaglia: quelli erano solo soldati e lui un cavaliere: uno dopo l'altro li uccise. Allora, abbassata la spada, si accostò al ragazzino che giaceva a terra scosso da singhiozzi. Dal sedere scendeva un rivolo di sangue. Derk gli tagliò le corde e lo prese fra le braccia.

Il ragazzetto gli gettò le braccia al collo e singhiozzando gli disse: "Non mi far male anche tu, ti prego! Non mi fare male..."

"No, no, ragazzo mio, stai tranquillo. Nessuno più ti farà male..." gli disse stringendolo a sé.

Si accorse che il volto ed i capelli del ragazzo erano sporchi di seme ormai quasi rappreso. Lungo le gambe gli colava il sangue.

"Vieni al ruscello, devi lavarti..." gli disse con dolcezza.

Ve lo portò tenendolo in braccio e carezzando l'esile corpo nudo scosso dai singhiozzi. Lo depose in acqua e lo lavò delicatamente. Quindi lo portò al proprio bivacco e lo depose sul suo mantello. Grazie al seme di Arseno, trovò alcune erbe e le masticò assieme ad un po' del grasso della lepre, quindi tornò dal ragazzetto.

Gli disse: "Girati. Forse ti farà un po' male, ma questo impasto fermerà il sangue..."

Il ragazzo obbedì. Quando Derk vide l'ano straziato, gli si strinse lo stomaco. Con delicatezza vi spalmò l'impasto medicinale che aveva preparato.

"Ora cerca di riposare, piccolo. Torno subito, stai tranquillo."

"Va bene, Signore..." rispose con un filo di voce il ragazzetto guardandolo con occhi tristi e feriti.

Derk andò sul luogo del duello e raccolse armi, abiti, corazze e bisacce dei soldati e riportò tutto il carico al proprio bivacco. Non c'era traccia dei vestiti del ragazzino.

"Non ho travato i tuoi abiti, ragazzo."

"Non ne avevo, Signore. Mi portavano sempre con loro nudo, legato alla corda."

"Nudo?"

"Sì... "

"Come ti chiami, ragazzo?"

"Kossur, Signore."

"Eri il loro schiavo?"

"Mia madre m'ha venduto loro due anni fa, per il sesso."

"Tua madre t'ha venduto a loro per il sesso? Quanti anni avevi?"

"Quattordici, Signore. I soldati comprano spesso ragazzini per il sesso. A casa mia non c'era abbastanza pane per tutti."

"A quattordici anni... due anni fa... E ti trattavano sempre così?"

"No, è la prima volta che ci provano in due... di solito mi prendevano ogni giorno, ma uno per volta. A volte, in cambio di una moneta o di un boccale di vino, mi prestavano ad un soldato che non aveva abbastanza soldi per comprarsi un ragazzino o una ragazzina... ma le ragazzine costano di più..."

"E tu per due anni sei stato tenuto nudo, legato come un cane?"

"Sì, Signore, è normale..." disse con infinita tristezza il piccolo.

Era magro, macilento, e gli occhioni parevano anche più grandi sul visetto smunto.

"E adesso?" chiese quasi a sé stesso Derk.

"Adesso sono tuo, Signore. Sono bravo a dare piacere, sai? Ma non mi fare del male, ti prego..."

"Già, ora sei mio... No, stai tranquillo, non ti farò mai del male."

"Tu sei... molto forte, da solo li hai uccisi tutti e quattro... Sei un nobile, tu?"

"Un cavaliere."

"Di dove?"

"Di un paese molto lontano."

"Mi porti con te, ora?"

"Certamente." gli disse Derk carezzandogli i capelli umidi e scostandoglieli dal viso.

Il ragazzino non sorrideva, lo guardava serio, ma nei suoi occhi iniziava a comparire una timida fiducia.

Mangiarono, poi Derk, usando alcuni dei panni dei soldati morti, improvvisò una specie di abito provvisorio per il piccolo. Era scesa la notte. Derk si stese sul suo mantello, tirò a sé il ragazzino e coprì tutti e due.

"Vuoi che ti faccia godere, Signore?" chiese timidamente poco dopo il ragazzino.

"No, prima devi guarire. E poi, non devi fare sesso solo perché io lo desidero. Ora sei di nuovo un uomo libero."

"Libero? Io?"

"Certamente: al mio paese gli uomini non si comprano e non si vendono."

"Ma io... con te... io sarei lieto di farti godere. Sei gentile, tu..."

"Vedremo. Ora dormiamo." rispose Derk carezzandolo con tenera gentilezza e stringendolo a sé.

Il ragazzino guarì in tre settimane. Derk vendette parte del bottino dei quattro soldati tenendo poche cose, e comprò abiti per Kossur. Il ragazzo si stava affezionando sempre più al giovane cavaliere.

Dopo quattro settimane, una sera, mentre stavano attendendo il sonno e Derk, come al solito lo teneva stretto a sé, il ragazzo gli disse: "Ormai sono guarito, Cavaliere Derk... Se mi vuoi prendere... io ne sarei molto felice..."

"Davvero ne saresti felice?" chiese il giovane carezzandolo: si sentiva attratto da quel ragazzetto dolce, sentiva di cominciare ad amarlo.

No, non era un amore paragonabile a quello per Axel, era diverso: questo era un amore di tenerezza, di protezione, anche se chiaramente anche fisico.

"Tu hai fatto tanto per me, vorrei fare anche io qualcosa per te, e non ho altro da offrirti..."

"Tu lavori per me, fai da mangiare, tieni pulite le mie cose... Tu potresti diventare il mio scudiero... ti insegnerò ad usare le armi e..."

"Ma non mi vuoi? Non ti piaccio?"

"Sì che mi piaci, sei un ragazzo davvero desiderabile..."

"Allora... Davvero mi piacerebbe se tu facessi sesso con me... davvero... sei bello, forte, buono... Ti prego..."

"Va bene, Kossur, vieni qui... stasera ci succhieremo a vicenda e domattina decideremo sul da farsi. Perché domattina io saprò tutto di te e tu tutto di me..." gli disse con dolcezza Derk.

Il ragazzino si girò prontamente sotto il mantello, sollevò la tunica del cavaliere e prese a dargli piacere con le mani delicate, le labbra e la lingua. Anche Derk frugò fra le vesti del ragazzo ed iniziò a dargli il piacere che stava ricevendo. Uniti in un perfetto cerchio di passione, i due dimenticarono la notte e si dedicarono l'uno all'altro in gara a dare godimento al compagno. Il ragazzino era davvero bravo, ma anche Derk, sì che in breve, prima Kossur, poi Derk, raggiunsero l'apice dell'orgasmo e donarono all'altro il proprio seme. Derk fece girare il ragazzo e lo strinse a sé baciandolo.

"Dormiamo, ora.. domattina avremo da parlare a lungo, immagino..." gli sussurrò carezzandolo.

"Buon riposo, cavaliere, e grazie... è stato molto bello..."

"Sì, è stato davvero bello. Buona notte a te, Kossur..."

Il sole svegliò Derk. Aprì gli occhi e vide che il ragazzo lo guardava serio: "So tutto di te, come avevi detto... come è successo?"

"Una magia che è nel mio seme e nel mio corpo. Anche io ora so tutto di te."

"Ah... e...." disse timidamente il ragazzo.

"E mi piaci molto, anche più di prima."

"Anche tu mi piaci moltissimo, cavaliere... mi vuoi con te alla cerca?"

"Senza dubbio. Ma se sai tutto di me, sai anche che il mio cuore è legato ad Axel..."

"Sì, certo. Io sarò solo il tuo scudiero, se lo vuoi. E farò l'amore con te tutte le volte che vorrai, con gioia e fierezza. Tu stai facendo di me un uomo nuovo, te ne sarò eternamente grato."

"Bene, scudiero Kossur, una lunga avventura ci attende. Sono felice che gli dei mi abbiano messo sulla tua strada. Prepariamoci a ripartire..."

"Prima di partire... posso chiederti una cosa? Esprimerti un mio desiderio?"

Derk lo guardò sorridente: anche quel desiderio lui ora lo conosceva.

"Sì, Kossur, stenditi sulla schiena: prima di partire esaudirò il tuo desiderio, entrerò in te..."

"E anche dopo, vero?" chiese il ragazzo togliendosi la tunica e stendendosi supino.

"Sì certo. Ma anche tu, poi, dovrai entrare in me: sai che mi piace, no?"

"Sì ora lo so... Sai che sarà la mia prima volta di entrare in un altro?"

"Ne sono lusingato. Sai che sei molto grazioso, anche se sei ancora un ragazzetto?"

"Tu invece sei bello... Un giorno, mi piacerebbe essere come te... "

"Lo diventerai, anche grazie al mio seme, lo sai."

"Certo... che bello! Ma ora prendimi, ti prego..." disse Kossur offrendoglisi con un sorriso lieve e sereno.

Derk sorrise a sua volta e scese su di lui; il ragazzo guidò il bel membro fieramente eretto dentro la propia accogliente intimità e finalmente furono intimamente e profondamente uniti.

"Ooohhh, per tutti gli dei! Con te sì che è bello!" ansimò il ragazzo.

"Non ti faccio male, vero?"

"No, per niente, al contrario... mi stai dando un piacere immenso! Oh che bella sensazione, la tua carne nella mia! Oh Derk, fallo durare più a lungo possibile... è... è incredibile! Oh sì, sì... muovilo, fammelo sentire tutto... Spingi, dai... Oh, Derk, benedetto il giorno in cui mia madre m'ha venduto, benedetti i due anni di schiavitù, benedetta la violenza che mi hanno fatto e che ti ha portato a me... Sono tuo, Derk, tutto tuo, completamente tuo! Sìii, cosìiii!" ansimò il ragazzo in una lieta cantilena delirante di piacere mentre il giovanotto lo prendeva con appassionate spinte.

Derk ne osservava il volto radioso e gli sembrò che il compagno fosse diventato bellissimo nell'emozione della lussuria. Guardava quel corpo ancora esile, in cui l'infanzia stava retrocedendo veloce e che stava affacciandosi alle soglie della virilità e che perciò gli sarebbe piaciuto sempre più. Il giovane membro, già di discrete dimensioni, che sembrava essersi sviluppato in quei pochi minuti tanto era gonfio e teso nello spasmo del piacere.

"Kossur, mi piaci..."

"Sì..."

"Sei bellissimo, mentre ti prendo."

"Sì..."

"Ed è bellissimo stare in te..."

"Oh, sì..."

"Sei contento, Kossur?"

"Felice, Derk, felice..."

"Anche io, amico mio." disse il cavaliere e si chinò a baciarlo mentre continuava a muoverglisi dentro sapientemente, senza fretta ma con dolce vigore.

Sì, pensò Derk chiaramente, lo amo in modo diverso da Axel, ma lo amo, questo dolce ragazzo... Lo amo!


IL QUARTO ANNO: KIMON E FLORIANO

Era giunto in riva ad un grande mare. Fino ad allora nessuno pareva aver mai sentito parlare né del Grande Prete, né della corona di ferro. Kimon sedette pensieroso, mentre il suo cavallo ruminava pacifico. Durante il suo viaggio aveva imparato molte cose, aveva visto gente strana e diversa, aveva superato prove e momenti difficili... Ormai aveva ventidue anni ed il suo corpo s'era fatto solido, robusto.

Aveva avuto anche momenti quasi spensierati, quasi perché la sua missione l'incalzava. Come quando quel giovane cavaliere errante aveva fatto per diversi mesi la strada con lui e, dopo i primi giorni, avevano iniziato a fare l'amore. Pensava quasi di aver trovato un nuovo compagno, si stava per innamorare di lui; ma quando, una sera, bevve il suo seme, si rese conto che non erano fatti veramente l'uno per l'altro. E perciò non gli aveva mai permesso di bere il suo, di seme... Si erano lasciati...

Parentesi belle come quella volta che un mercante l'aveva invitato nella sua tenda: ne erano usciti tre giorni dopo, finalmente sazi di sesso e di cibo. Il mercante era un mago in entrambi... Questi gli aveva raccontato che nei suoi viaggi era arrivato fino in India e che lì aveva imparato come veramente si fa sesso, anche fra due uomini...

Episodi eccitanti come quando aveva assistito alle annuali gare di lotta in quel remoto villaggio: i giovani si sfidavano fra di loro e se l'altro accettava la sfida, il vincitore aveva diritto di inculare il vinto... Lui aveva chiesto di partecipare e, grazie alla sua forza incredibile, aveva vinto, e s'era messi sotto tutti i più bei ragazzi del luogo.

Ora doveva decidere da che parte andare: se verso occidente o oriente. Stava riflettendo, quando vide un ragazzo sui diciassette anni camminare lungo la spiaggia alla sua volta. Lo osservò: aveva una carnagione dorata, i capelli mossi castani, una sagoma snella... Quando gli fu vicino, notò anche gli occhi verde-castano e le labbra dolci. Dall'abito intuì che poteva essere un marinaio. Il ragazzo, avvicinandosi, lo guardò e quando gli giunse vicino gli si fermò davanti.

Si guardarono in silenzio per un po', poi il ragazzo gli chiese, con una parlata un po' strana ma comprensibile: "Capisci la mia lingua?"

"Abbastanza."

"Tu non sei di qui, vero? Vieni da settentrione, no?"

"Esatto. Ma neanche tu sembri di queste parti."

"No, infatti. Vengo dal mare di Adria, ma la mia nave ora fa trasporti qui nel Mar Nero. Dove stai andando?"

"Non lo so."

"Sei un cavaliere errante?"

"Una specie. Cerco la terra del Grande Prete..."

"Il Grande Prete? Vuoi dire il Papa, forse?"

"Cos'è un papa?"

"Beh, il capo di tutti i preti di Cristo, che vive a Roma."

"E... sai se per caso ha la corona di ferro?"

"Di ferro? Non credo proprio, no, penso sia d'oro, ma non ne sono sicuro..."

Mentre parlavano Kimon lo osservava e pensava che il ragazzo gli piaceva molto, che gli sarebbe piaciuto far sesso con lui, almeno una volta.

Quasi l'altro gli avesse letto il pensiero, gli disse, con un sorriso incerto: "Noi, in mare... spesso si fa sesso fra marinai... a me piacerebbe farlo con te. Non ho mai visto un corpo così bello... e anche i tuoi occhi mi attirano..."

"Anche i tuoi attirano me. E stavo proprio pensando a quello anche io..." rispose Kimon sorridendogli.

"Allora... possiamo farlo." disse il ragazzo lasciandosi cadere al suo fianco e ponendogli la mano su una coscia in un'intima carezza, risalendo lentamente verso il pube.

Kimon si eccitò subito. "Certo, con piacere." rispose il cavaliere infilando una mano nel taglio della manica dell'altro e carezzandogli la nuda pelle del petto.

"A te piacciono anche i maschi, cavaliere?" gli chiese il ragazzo con un sorriso malizioso.

"Solo i maschi... ma... io mi chiamo Kimon, e tu?"

"Io Floriano. Nella mia lingua significa il ragazzo dei fiori."

"Un bel nome. Il mio, nella nostra lingua antica, significa capo di molti..."

"Hai l'aria del capo. E anche uno scettro da vero capo..." ridacchiò raggiungendo finalmente con la mano il membro del giovane.

"Spogliamoci..." propose Kimon eccitato.

Il ragazzo si alzò e si denudò lentamente, in modo sensuale e provocante, guardando il compagno togliersi di dosso i propri panni. "Cazzo! sei proprio ben fatto, tu!" esclamò sgranando gli occhi alla corporatura soda, ai muscoli cesellati dell'altro.

Gli carezzò il membro eretto ed anche quello del giovane marinaio era già ritto, inclinato verso l'alto, palpitante. Kimon lo attirò verso di se cingendogli la vita con le braccia, spingendo il bacino in avanti finché i loro membri furono premuti fra i due pubi caldi e pelosi. Il ragazzo gli si sfregò contro.

"Ti piace baciare?" gli chiese il marinaio con voce arrochita dal desiderio.

"Sì, certo..." rispose il giovane cavaliere e le loro bocche si unirono e le lingue frugarono piene di desiderio.

Il ragazzo si staccò ed emise un sospiro soddisfatto, poi chiese, con occhi brillanti di libidine: "E... ti piace inculare?"

"Lo adoro... hai un culetto delizioso, tu!" gli disse Kimon palpandoglielo con brama.

"Anche tu..." rispose il marinaio.

"Mi piace anche essere inculato, comunque..." aggiunse Kimon.

"Ottimo!" sospirò Floriano e le loro bocche si unirono di nuovo in un bacio pieno di fuoco.

Il cavaliere sospinse Floriano sulla sabbia stendendoglisi sopra senza che le loro bocche perdesero il contatto.

Quando ripresero fiato il ragazzo gli chiese in un bisbiglio eccitato: "Mi desideri?"

"Da morire."

"Anch'io... ma prima tu. Prendimi!"

"Non ancora, abbiamo tempo, no?"

"Tu mi farai morire. Dio, quanto desidero sentirti in me... e io in te... Da quattro anni da che ho scoperto il piacere del sesso, mai nessuno mi aveva eccitato quanto te, lo sai?"

"Chi te l'ha fatto scoprire?"

"I marinai, al mio primo imbarco. E a te?"

"Il mio cavaliere, quando sono diventato suo scudiero... anzi un po' prima..."

"Ti è piaciuto?"

"Sì, molto. E a te?"

"A me all'inizio faceva un po' male, ma ora mi piace tantissimo. Oh, Kimon, baciami ancora: sai baciare bene tu! E la tua saliva ha il gusto di una sorgente fresca..."

"Ho voglia di te... come preferisci che ti prenda, Floriano?"

"Alla pecorina: voglio sentirmelo tutto dentro."

"Non ho niente per lubrificarti..."

"Non serve, vai tranquillo. Ecco, sono pronto: ficcamelo, dai!" gli disse il giovane marinaio quando fu in posizione, allargandosi le piccole natiche sode con le due mani.

Kimon, che gli si era inginocchiato alle spalle, glielo guidò sul foro e alla prima spinta, gli scivolò tutto dentro fino all'elsa in un'unica volta. "Per gli dei, come sei caldo!" esclamò eccitato.

"Sì, sono in calore per te dal primo momento che ti ho visto... Fottimi dai!"

Kimon gli cinse la vita con un braccio e con l'altro il petto, aderendogli sulla schiena, poi, facendo roteare ad arte il bacino, iniziò a limargli il caldo canale d'amore.

"Così, bravo... No, non toccarmi il cazzo sennò vengo... dopo vorrei mettertelo io... ecco, bravo, dai!" lo incitò il ragazzo agitandoglisi sotto sensualmente.

Kimon non aveva certo bisogno di incoraggiamenti, ma gli dava piacere sentire che il suo compagno apprezzava quella passionale cavalcata. Lo limò a lungo, mordicchiandogli le spalle, il collo, strofinandogli i capezzoli. Floriano, ad ogni affondo, gli si spingeva contro, mugolando felice.

"Tu sì che sai inculare, mio bel maschione... oh dio! quasi mi fai venire senza toccarmi... sei fantastico..."

"Hai il fuoco nelle vene, tu, ragazzo!"

"Me l'hai acceso tu, uomo!"

"Tra poco te lo spegnerò... sto per venire..."

"Sì, riempimi, affogami, sommergimi! Oh, sì così, dai! Dai! Forte! Fottimi, fottimi, fottimi!"

"Ecco... lo sento... ecco... ecco... eeeeecccccoooooo!!!" gridò Kimon iniziando a scaricarsi in lui in una serie di forti getti convulsi.

Il ragazzo gli si premette tutto contro contraendo e rilassando l'ano ad arte finché ebbe estratto dal quella verga infocata anche l'ultima goccia di seme.

Kimon ansava forte e sentiva il cuore battergli in petto all'impazzata. Una serie di forti brividi lo scosse. Quando cessarono, si sfilò lentamente dall'accogliente foro che gli aveva donato uno dei più begli orgasmi della sua vita. Si lasciarono andare sulla sabbia e tutti e due emisero un lungo e profondo sospiro. Il ragazzo si protese per baciarlo e le loro bocche si unirono ancora.

"Adesso tocca a te..." mormorò sorridendo il giovane cavaliere.

"No, aspetta ancora un poco: se lo faccio adesso, verrei subito, sono troppo eccitato. Sei stato fantastico... non so se sarò capace di darti altrettanto godimento... Se al tuo paese scopano tutti così, io mi trasferisco lì..."

"Ma da noi non c'è il mare. Solo montagne ed un piccolo fiume..."

"Imparerei a fare il montanaro, te lo giuro!" disse ridacchiando il ragazzo.

"E io, quasi quasi, imparerei a fare il marinaio. Mi piaci."

"Grazie... e siamo solo a metà... del primo incontro."

"Ne prevedi altri?" gli chiese malizioso Kimon.

"Devo tornare alla nave entro tre giorni, quindi... e tu non credo che abbia fretta, no?"

"No, non proprio... Tre giorni... e tre notti, con te, li spendo più che volentieri."

"A chi lo dici!"

Si carezzarono e si baciarono.

Poi il ragazzo disse: "Sei pronto?"

"Certo, e tu?"

"Prontissimo."

"Come vuoi che mi metta?"

"Qui sulla sabbia, è meglio alla pecorina, come me prima, se no ci si riempie cazzo e culo di granelli... e non sarebbe piacevole."

Si misero in posizione e il ragazzo, afferrati i fianchi del giovane, ne frugò con la punta del membro il solco fra le natiche.

Kimon lo guidò fino al bersaglio: "Spingi, ora."

"Sìiii...." mormorò il ragazzo.

Kimon si rilassò e lo sentì incunearglisi dentro, sempre più in profondità. Con una serie di brevi spinte, Floriano lo penetrò completamente e quando sentì i propri testicoli compressi, si fermò.

"Sei stretto, anche se è entrato senza fatica. Tu non ne hai presi tanti come me, a quanto pare..."

"Non lo so... Comunque il tuo non è il più grosso che ho preso. Harti, il cavaliere di cui ero scudiero, l'aveva un po' più grosso del mio..."

"E dici che non ti ha fatto male? Neppure la prima volta?"

"No, ha usato il lardo ed è stato gentile... Muoviti, dai, fammelo sentire tutto!"

Anche il ragazzo lo prese a lungo, in sapienti affondo calibrati, in modo di trarne il massimo piacere e darlo al tempo stesso. Non era certo un novellino. Il sole stava iniziando a tramontare al di là delle acque, quando si rilassarono, tutti e due finalmente appagati.

"La notte è fresca. Rivestiamoci..." propose il ragazzo.

"No, avvolgiamoci nel mio mantello e restiamo nudi..." rispose Kimon.

"Ma così, chi dorme?" rispose ridacchiando il marinaio, ma poi aggiunse: "La tua idea mi piace, comunque."

Quando si furono sistemati, stesi su un fianco, l'uno di fronte all'altro, i corpi strettamente intrecciati, il ragazzo disse: "Dio, come sto bene qui con te... mi mancherai, quando ci dovremo separare..."

"Mi conosci appena..."

"Ma piuttosto intimamente, direi..." ridacchiò l'altro.

Chiacchierarono per un po' raccondandosi brani delle reciproche vite, finché il sonno li colse quasi contemporaneamente.

La mattina seguente il sole risvegliò Kimon. Floriano dormiva ancora. Sotto il mantello faceva caldo, stavano sudando lievemente. Il giovane scoprì i loro corpi e Floriano gemette appena, il volto disteso e sereno. Kimon vide che il ragazzo aveva una gloriosa erezione mattutina.

Il ragazzo gli piaceva... voleva conoscerlo meglio, e ne aveva il mezzo. Si chinò sul bel corpo abbronzato e prese fra le labbra il membro dell'altro, leccandolo e succhiandolo dolcemente. Floriano gemette di nuovo e si mosse.

Dopo poco Kimon ne udì la voce ancora in po' impastata dal sonno: "Dio, che meraviglioso risveglio! Darei metà della mia vita per poterlo avere ogni mattina!" mormorò.

Kimon prese a succhiare con allegria: di quel ragazzo, fin'ora, gli piaceva tutto, dalla voce all'allegria, dal corpo al modo di fare l'amore, dagli occhi e le labbra alle mani che sapevano quasi istintivamente carezzarlo nei punti più sensibili...

Sentì il membro fremere, il corpo tendersi e capì che presto... l'altro non avrebbe più avuto il minimo segreto per lui. Davvero Arseno li aveva dotati di un potere particolarmente utile! Gli piaceva il sapore di mare di quel membro forte, l'odore di sesso di quel pube i cui peli gli solleticavano il naso ad ogni affondo. Con una mano gli impastava lievemente i testicoli sodi, la pelle dello scroto tesa. Con l'altra spaziava sul ventre e sul petto del ragazzo che ora gemeva a bassa voce, sentendo l'orgasmo avvicinarsi inesorabile.

"Kimon... se ti vuoi togliere... prima che sia troppo tardi... se vuoi, io... io sto..." mormorò il ragazzo.

Kimon raddoppiò la sua azione in attesa dell'evento.

E Floriano disse con voce strozzata: "Ti... ave... vo avver... ti... toooooo!" e si scaricò in un flusso massiccio e continuo che il cavaliere ingoiò in grandi sorsate: era stupito dalla quantità di seme che il ragazzo gli stava donando.

Lo continuò a succhiare anche quando il marinaio iniziò ansimante a rilassarsi, finché questi gli sussurrò pregandolo di smettere: il suo membro, ipersensiblie, non reggeva più gli stimoli intensi della bocca e della lingua dell'altro.

Giacquero abbracciandosi. "Adesso tocca a me..." disse il ragazzo.

"No, aspetta... lasciami riposare un poco, ora..." disse Kimon attendendo che il suo corpo assorbisse il seme e gli fornisse le informazioni che voleva.

Il giovane cavaliere teneva abbracciato il marinaio e ne carezzava il bel corpo, mentre in lui affiorava la memoria di questi... Rivide la sua infanzia da pescatore, la sua curiosità e sete di conoscere, il suo desiderio di avventura... "Ricordò" la sua fuga da casa e il suo primo imbarco su una nave greca, e la sua iniziazione al sesso da parte dei marinai anziani, il suo shock iniziale, il dolore, il piacere che si manifestò a poco a poco.

Poi quando, in un porto, si innamorò di un marinaio di un'altra nave che seguì imbarcandosi su questa. Il loro amore struggente, appassionato. La sua completa devozione a questo amore. E, un anno prima, la scomparsa del suo amato, caduto in mare durante una tempesta, ritrovato annegato tre giorni dopo... Il dolore immenso, la lenta ripresa... E vide i sentimenti del loro incontro... e decise di proporgli di diventare il suo amante: quel ragazzo, così bello fuori, era bellissimo dentro.

"Floriano?" gli disse con dolcezza sentendone il corpo eccitato e ancora pieno di desiderio.

"Sì Kimon?" rispose questi guardandolo con i suoi grandi occhi luminosi e puri e sorridendogli.

"Vorresti venire con me, viaggiare con me?"

"Sarebbe molto bello..."

"Diventare il mio scudiero ed il mio amante?"

"Davvero lo deisideri? Mi conosci appena..." rispose il ragazzo ma nei suoi occhi sorrideva la speranza.

"Ti conosco più di quanto tu creda... e mi piaci..."

"Anche tu mi piaci... non so... mi sembra di... che tu possa essere l'amante che... spero di non illudermi..."

"Se vuoi, puoi anche tu conoscermi intimamente, più di quanto normalmente sia possibile."

"E come?" gli chiese il ragazzo incuriosito.

Kimon gli spiegò in poche parole la magia che era stata operata su di lui prima della partenza e lo invitò a provare. Il marinaio aveva ascoltato spalancando gli occhi... ma poi, con un sorriso pieno di desiderio, s'era chinato sul grembo del compagno ed aveva preso a suggerne e leccarne il bel membro già eretto in fremente attesa. Accolse in sé il seme di Kimon e questi lo abbracciò e lo carezzò attendendo che il prodigio avvenisse.

Floriano lo guardò con i suoi grandi occhi sognanti e gli sussurrò: "Incredibile... ti conosco come conosco me stesso, ora! Certo che vengo con te, sarò fiero di essere il tuo scudiero, e lieto di essere il tuo amante. Ma, Kimon..."

"Sì?"

"Facciamo di nuovo l'amore, prima di metterci in cammino?" chiese con aria birichina e provocante.

"Con vero piacere, ragazzo mio, con molto piacere!" rispose il cavaliere tirandolo a sé e baciandolo con rinnovata passione.

"Io spero di saperti dare l'amore che Harti non ti ha saputo dare..."

"Credo che tu ne sia più che capace." sospirò lieto Kimon e ripresero a fare l'amore.

Fare l'amore con qualcuno che si conosce così intimamente è un'esperienza unica, perché si sa rispondere ai desideri dell'altro in modo quasi perfetto: i due si accorsero che ora la loro unione era più intima che mai, più bella che mai e passarono ore prima che riemergessero nel mondo quotidiano, pieni di un felice stupore.


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