LA PARTENZA
Finalmente venne il giorno della partenza. La mattina, presto, il re scese con la corte e, seguendo il consiglio di Arseno, investì cavalieri anche i tre giovani scudieri e donò loro armi e corazze. Finalmente, dopo la cerimonia, venne il momento della partenza. I sei cavalieri, armati di spada, scure, mazza e lancia, sfilarono davanti al re, salutandolo, ed uscirono attraverso la porta verso valle. Due ali di popolo festante li salutava per tutto il percorso lungo la strada principale. Oltrepassata la porta di valle, traversata anche la città bassa, si trovarono in campagna.
"Andiamo ad est." propose Jens.
"No, è meglio a sud..." disse Harti.
"Beh, tu vai dove ti pare, io vado ad est..." disse Jens avviandosi.
Senza che se ne rendessero pienamente conto, stavano iniziando a separarsi.
"Aspettami, mi fermo un attimo per pisciare!" disse Altma a Jens.
"Sì, certo." rispose questi ed il ragazzo si inoltrò fra gli alberi.
Quando tornò, Jens non era più in vista. Lo chiamò invano, poi si rassegnò a proseguire da solo.
Harti e Kimon decisero di passare il confine prendendo una barca a Osavyk. Axel preferiva prendere la strada lungo la riva, così, dopo un'accesa discussione, si separarono.
Quando giunsero ai confini del regno, solo Axel e Derk erano ancora fianco a fianco.
"Bene, adesso io mi fermo." disse Axel.
"Perché? Ci sono ancora parecchie ore di luce..." disse Derk.
"E allora tu vai. Io per ora ho voglia di fermarmi..."
"Mi fermo anche io..." disse Derk, anche se con tono poco convinto.
"No, se vuoi andare, vai... E vai, no!" disse Axel duro.
"Ma vorrei restare con te, Axel..."
"E piantala di starmi sempre appiccicato! Vattene!" disse scontroso il cavaliere.
Derk lo guardò stupito: era la prima volta che Axel gli parlava in quel tono. L'altro non lo guardava, ignorandolo ostentatamente. Derk, ferito, spronò il cavallo e si allontanò mesto. La fattura era completata, e nessuno di loro pareva essersi reso conto che la loro separazione era solo colpa della maledizione. Neppure Derk.
Il vecchio Arseno aveva chiuso la sua stanza e ne aveva dato le chiavi al re.
"Ti saluto, mio buon amico..." aveva detto il re mestamente mentre il vecchio saliva in sella, porgendogli il bimbo che il mago fece sedere davanti a sé, fra le sue gambe.
"Benedetto sii, re Waltha." disse il vecchio e, prima che gli astanti potessero vederlo piangere, spronò il cavallo.
Il ragazzino sentì che il vecchio piangeva: "Sei triste?" gli chiese.
"Non dovrei, ma..."
"Perché non dovresti ma?"
"Perché... lasciare per sempre le persone che si amano, è triste. Tu dovresti saperne qualcosa." rispose Arseno carezzando la chioma del ragazzino.
"Sì... abbiamo lasciato tutti e due le persone che amiamo. Ma almeno... siamo assieme."
"Sei dolce, mio piccolino. Sono contento che sia tu a prendere il mio posto. Dovrai diventare un bravo mago, mi raccomando."
"Ci proverò, te lo prometto..." disse con voce sommessa il piccolo.
Viaggiarono per tre giorni e tre notti, finché giunsero alla montagna sacra. Era un monte isolato, non molto alto, ma dirupato, che sorgeva in centro ad una pianura paludosa. Arseno sembrava conoscere bene il terreno, faceva fare tortuosi giri al cavallo sì che erano sempre su terra asciutta e soda, ogni volta scegliendo la strada giusta senza esitare, anche se per occhi profani nulla pareva indicare il cammino sicuro.
Finalmente giunsero a ridosso della montagna. La roccia scura, venata ed increspata da millenni di pressione, di vento, di caldo e di freddo, creava un'alta parete apparentemente insormontabile. Ad un tratto Arseno fece fermare il cavallo. Pose due dita fra le labbra e lanciò un lungo fischio modulato, a più riprese. Dall'alto rispose un'altra serie di lunghi melodiosi fischi. Arseno zufolò di nuovo, con un vigore insospettabile in un uomo della sua età. Il duetto continuò per un poco, poi tutto tacque.
"Parlate con i fischi?" disse il ragazzino ed era più un'affermazione che non una domanda.
Arseno sorrise pensando che il piccolo era intelligente e pronto: "Sì, è uno dei linguaggi segreti dei maghi."
"Ti hanno chiesto chi sei e cosa vuoi, vero?"
"Esatto." rispose compiaciuto e lievemente stupito il vecchio.
"Gli hai detto anche di me?"
"Certo."
"E adesso che cosa succede?"
"Aspetta e vedrai..."
Di lì a poco, dall'alto delle rocce, scese come un grande cesto, o meglio una fitta rete di giunchi, sostenuta da quattro robuste corde. Arseno attese che giungesse a terra e si adagiasse, quindi vi fece salire il cavallo in modo che le quattro zampe della bestia fossero fuori dalla rete. Fermata la cavalcatura, fece un breve fischio. Le corde risalirono lentamente finché la rete aderì al sottopancia del cavallo, avvolgendone i fianchi ed anche le gambe dell'uomo. Ed iniziarono a salire. Arseno strinse a sé il piccolo che emise un lungo "Uaaaauuuu!" di meraviglia.
L'ascesa fu lenta, ma infine giunsero al livello di una specie di piattaforma, la base di una grotta praticamente invisibile dal basso. Due uomini con lunghe pertiche uncinate, presero le corde e le tirarono fin dentro la grotta. Le corde scesero di nuovo e la rete cadde a terra. Arseno ne fece uscire il cavallo, quindi scese di groppa col piccolo mentre uno degli uomini prendeva le briglie dell'animale e lo conduceva via.
L'altro uomo disse: "Vieni, Arseno, il Vecchio Padre vi attende."
Arseno fece un cenno di assenso e lo seguì in uno stretto tunnel che curvava in salita. Arrivarono ad un punto quasi buoio ma il passo degli uomini era lesto e sicuro. Il piccolo, tenendo la scarna mano del vecchio con la sua manina, lo seguiva trotterellando. Finalmente si rivide la luce e dopo poco sbucarono in un piccolo ripiano circondato da alti alberi secolari. Si inoltrarono per uno stradello fra i tronchi, chiaramente segnato, finché giunsero in un piazzale naturale, stretto e lungo, limitato da un lato dal bosco e dall'altro da una altra parete di roccia. Questa era tutta traforata ed i vari fori, ben squadrati, erano collegati da ballatoi e da scale in pietra e legno.
"Ecco, questa è la città dei maghi, il centro, la scuola... Ora andremo a salutare il Vecchio Padre, poi lui ti affiderà al tuo primo maestro... e io potrò andare a ritirarmi su, verso la cima, ed attendere che giunga la mia ora..."
IL PRIMO ANNO: AXEL
Axel si era chiesto che cosa gli avesse preso per trattare così il ragazzo che amava. Risalì a cavallo e galoppò per la strada sperando di raggiungerlo. Ma non riuscì a trovarlo. Giunta la sera, cercò un luogo riparato in cui stendersi e passare la notte.
Era triste, si sentiva solo, gli mancava il suo Derk... E solo allora ricordò la maledizione e la magia di Arseno e... e dentro di sé sentì i ricordi del suo Derk e lesse la profondità dell'amore che il ragazzo aveva nutrito per lui, quello che né parole né gesti erano mai riusciti a comunicargli e pianse sconsolatamente.
"Ti amerò per sempre, Derk, per sempre, parola di cavaliere. Questi anni passeranno e saremo di nuovo assieme, per sempre." pensò accoratamente mentre il sonno finalmente lo coglieva, lenendo in parte il dolore di aver allontanato da sé il suo amato, il suo amante.
Cavalcò per giorni e notti, finché si trovò fra gente che parlava una strana lingua per lui del tutto incomprensibile, che indossava strane vesti, che lo guardava con meraviglia mista a sospetto.
Un giorno, cavalcando lungo un grande fiume, molto più grande dell'Hulig, proprio mentre pensava al suo Derk e si chiedeva dove mai potesse essere, vide un giovane snello, dai capelli biondi, bagnarsi nudo al fiume. Di dietro gli pareva proprio il suo Derk ed il suo cuore ebbe un sussulto di gioia. Sì, era convinto che fosse lui, convinto oltre ogni speranza. Fermò il cavallo, ne legò le briglie ad un ramo, si denudò rapidamente e scese al fiume senza fare rumore, senza farsi vedere: voleva fargli una sorpresa, stringerlo fra le braccia. Già pregustava la meraviglia, la gioia del suo ragazzo...
Il rumore incessante dell'acqua copriva lo sciacquio dei suoi passi. Gli giunse alle spalle, eccitato e felice e lo strinse fra le sue robuste braccia premendogli l'erezione fra le piccole natiche sode. L'altro si divincolò gridando qualcosa: era una voce sconosciuta, una lingua sconosciuta. Axel, sorpreso, allentò la presa e l'altro si girò con occhi fiammeggianti: non era Derk!
Si guardarono a lungo. Il ragazzo, ancora fra le braccia di Axel, lesse negli occhi del robusto uomo sorpresa, dolore, tristezza e capì che l'altro non lo minacciava.
"Chi sei?" chiese il ragazzo.
Axel non lo capì e disse: "Non voglio farti male... credevo che tu fossi Derk..."
Il tono della voce del cavaliere finì di tranquillizzare il ragazzo, che disse con accento tranquillo: "Non ti capisco... da dove vieni?"
"Sei bello come lui... ma non sei lui..." disse Axel sciogliendo la sua stretta e facendo un passo indietro.
Il ragazzo lo guardò da capo a piedi e vide che lo sconosciuto aveva un bellissimo corpo, grande, sodo e forte, ed una notevole erezione fra le cosce poderose: "Ce l'hai duro! Scommetto che hai voglia di fare sesso con me!" disse con un risolino lieve.
"Chissà perché mi sono illuso... da dietro parevi proprio lui..." mormorò il cavaliere e, guardando il corpo del ragazzo, notò che questi si stava eccitando.
Il ragazzo sollevò lentamente le mani e carezzò i pettorali poderosi del bel cavaliere. Axel fremette. L'altro gli sfregò lieve i capezzoli e notò che il membro dell'uomo sussultava.
Sorrise: "Hai proprio voglia, eh? Sei molto più bello di mio cognato... vieni sull'erba, facciamo l'amore..."
Axel non ne capiva le parole, ma lesse il desiderio negli occhi dell'altro, lo sentì nelle sue mani che lo carezzavano lievi suscitando dal suo corpo brividi di piacere. "Mi dispiace di averti spaventato, prima..." disse sentendo che il suo desiderio si stava risvegliando prepotente: erano quasi due mesi che non aveva occasione di fare sesso.
L'altro gli sfiorò il membro duro: "Ce l'hai grosso, ma se fai piano... mi piacerebbe sentirmelo dentro... tutto..." mormorò sempre più eccitato.
Poi prese una mano di Axel e lo guidò fuori dall'acqua, fino alla riva, fino ad un tratto erboso. Si fermarono e il ragazzo gli si parò davanti, spingendoglisi contro col corpo, e guidò la mano, che ancora aveva nella sua, fra le sue natiche, premendovela con forza. Axel infilò un dito fra le natiche fino ad individuare il caldo foro; lo sentì palpitare.
"Mi vuoi qui?" gli chiese premendo il dito a forzare la porta nascosta.
Il ragazzo chiuse gli occhi strofinando il proprio petto snello contro il petto muscoloso dell'altro, il ventre incavato contro il groviglio di muscoli ventrali dello sconosciuto, la propria erezione contro la massiccia virilità dell'uomo e sospirò: "Non riusciamo a capirci, a parole, ma... Ooooh!" sospirò quando sentì il dito dell'altro penetrarlo, "sì, ci stiamo capendo a meraviglia... fottimi, straniero, fottimi, ti prego! Impalami con questa tua picca poderosa! Fammi godere!"
Axel iniziò a muovere dentro e fuori il suo dito e sentì il ragazzo fremere, lo sfintere palpitare e la voce dell'altro farsi roca di piacere. Il ragazzo si girò e si chinò offrendosi senza parole, ma in modo inequivocabile, al membro dello sconosciuto. Axel pensò che, non avendo con sé il grasso, rischiava di far male al ragazzo. Si insalivò bene le dita ed iniziò a preparare il forellino offertogli. Il ragazzo mugolava a bassa voce, assaporando evidentemente quei preparativi. Axel si insalivò abbondantemente la grossa e massiccia verga e la guidò sull'obiettivo. Quando iniziò a spingere, il ragazzo vibrò tutto da capo a piedi. Axel spinse contro l'elastica apertura e sentì che iniziava a schiudersi.
"Aaaahhhh!" gemette il ragazzo alzandosi di scatto per il dolore.
Axel, eccitatissimo, lo afferrò con un braccio attorno al ventre e con l'altro gli risospinse giù la schiena.
"Sì, ma fai piano, ti prego..." disse questi.
Alex ne sentì il tono di preghiera: "Sì, sì, non temere, te lo metto tutto dentro... Non stringere però, rilassati." disse eccitato, ma senza riprendere a spingere.
Il ragazzo gradualmente si abituò a quella poderosa intrusione e si rilassò. Axel diede un'altra spinta tirando il bacino del ragazzo a sé ed un terzo del suo membro si insinuò nello stretto e caldo canale. Il ragazzo s'irrigidì di nuovo ed emise un altro gemito; Axel si fermò ed attese.
"Miseria, se sei grosso... non ne avevo mai preso uno come il tuo... Fa piano..." mormorò il ragazzo, poi si rilassò di nuovo, lentamente.
Axel ancora non si muoveva, perciò il ragazzo spinse indietro lievemente. Axel comprese il segnale e, tenendo con le sue salde mani il ragazzo sulle strette anche, lo impalò con un vigorosissimo colpo, sì che i peli del suo pube sfregarono contro il fondo schiena e i suoi testicoli furono compressi fra le natiche del ragazzo e le proprie cosce muscolose. Il ragazzo lanciò un lungo gemito di dolore, ma non si sottrasse. Per un attimo rimasero entrambi immobili, il respiro lievemente affannato. Axel carezzò il petto, il ventre, i genitali del ragazzo tornati flaccidi per il dolore, il pieno sacco dei testicoli. Il ragazzo sospirò ed il suo membro riprese vita alle sapienti carezze della mano di Axel.
Quando lo sentì nuovamente eretto, iniziò a fottere quel bel culetto stretto e caldo con lunghe e lente ondate.
Il ragazzo mugolò: "Ooooh, sìiii, così! Oh che bello! Sì, fottimi, fottimi... Oooohhh... oooohhhh... oooohhhh...."
I gemiti eccitati del ragazzo aumentavano la sua eccitazione. Il suo va e vieni si fece più deciso, più rapido. Il corpo del ragazzo ora tremava come una foglia al vento di primavera, vibrava da capo a piedi. Axel gli pompava dentro con vigore. Sentiva l'orgasmo avvicinarsi in ondate sempre più veementi. Aveva bisogno di sfogarsi ed era grato al ragazzo che gli si era offerto così spontaneamente, che l'aveva accolto, che gli stava per dare finalmente il sollievo dell'orgasmo. E, quasi lanciando un grido di guerra, venne, scaricando bordate su bordate del proprio seme nelle calde profondità del giovane. Sembrava non finire mai. Finché ebbe versato anche l'ultima goccia. Allora, dopo una breve pausa, lentamente si sfilò dal ragazzo.
Questi si girò e lo guardò con occhi lucidi di lagrime, ma con un sorriso compiaciuto sulle labbra. Axel gli terse le lacrime, lo tirò a sé e lo baciò profondamente in bocca. E sentì l'erezione del ragazzo premergli contro il pube e si rese conto che questi ancora non era venuto. Allora lo lasciò, gli si inginocchiò davanti e prese a leccargli il membro.
Il ragazzo sussultò per il piacere: "Oh! Che fai? Nessuno ha mai... È bello, però... mi piace..."
Axel sentiva la voce sincopata dal piacere, pur senza capirne le parole. Schiuse le labbra, cinse il glande del paletto teso e se lo fece scivolare tutto in bocca mentre con la lingua ne carezzava la parte inferiore.
Il ragazzo mugolò con forza, chiudendo gli occhi e rovesciando indietro il capo: "Oooohhh, è troppo bello! Mi fai impazzire! Ooooh, sìii..."
Axel sapeva di essere bravo, aveva imparato da scudiero, ma si era perfezionato per dare il massimo piacere al suo Derk... E il ragazzo, che non conosceva il piacere del rapporto orale, credeva davvero di impazzire. All'mprovviso lanciò un lungo ululato di piacere e, prima che potesse rendersene conto, si svuotò in una serie di forti getti, nell'accogliente bocca dello straniero.
Mentre Axel si alzava, il ragazzo temette che l'altro si fosse arrabbiato perché lui gli aveva versato il seme in bocca e lo guardò preoccupato. Quando vide gli occhi ridenti dell'uomo, di nuovo si rilassò. Si guardarono a lungo, mentre i loro cuori, che avevano battuto all'impazzata, si calmavano a poco a poco.
Infine il ragazzo, incerto, disse: "Scusami ma... non volevo. Nessuno mai mi ha fatto godere così, è la mia prima volta... Al tuo paese si usa? Qui da noi no, che io sappia... È fantastico, davvero..."
Axel notò una cosa misteriosa: ora capiva le parole del ragazzo. "Mai fatto prima? Davvero?" chiese.
Il ragazzo spalancò gli occhi e disse: "Ma tu... ma tu parli la mia lingua, allora!"
Axel restò per un momento perplesso, ma poi capì: aveva bevuto il seme del ragazzo e perciò... Frugò nella sua memoria e vi trovò tutti i ricordi del ragazzo. Tutti... Era incredibile, ora conosceva il ragazzo come se avesse vissuto sempre con lui, anzi, meglio!
"Ti piace tuo cognato, eh? Ma ti è piaciuto di più con me..."
"Sì... " rispose il ragazzo incerto, poi continuò: "ma perché hai fatto finta di non capirmi, prima?"
"Mi pare che ci siamo capiti benissimo." disse con un sorriso lievemente ironico il cavaliere.
L'altro ridacchiò. "Lì per lì mi avevi fatto paura..."
"Ti avevo scambiato per il mio amante..."
"Beato lui, ad avere uno come te. È uno di qui? Lo conosco? Tu non sembri uno di qui, anche se parli perfettamente..."
"No, vengo di lontano..."
"E pensi di fermarti qui?"
"No, devo andare lontano, ragazzo."
"Ah... Sono contento di essermi trovato sulla tua strada, allora."
"Sì..." disse semplicemente Axel andando a prendere le proprie vesti ed iniziando ad indossarle.
Il ragazzo frugò fra i cespugli e ne trasse il fagotto dei propri indumenti ed anche lui si vestì.
"Sai dove sia la terra del Gran Prete?" gli chiese Axel.
"Di chi? Il gran prete di quale divinità?"
"Non lo so. Il mio re mi ha mandato a cercare la Terra del Gran Prete..." e mentre diceva così Axel, ricordando che ora possedeva tutti i ricordi del ragazzo, si rese conto che davvero non ne sapeva nulla.
"Mai sentita nominare." disse il ragazzo.
"Già. Beh, addio allora, Righ." disse il cavaliere salendo in sella.
"Come fai a sapere il mio nome?" chiese l'altro sbarrando gli occhi.
Ma Axel aveva spronato il cavallo e si allontanò al galoppo lasciando il ragazzo, esterrefatto, a guardarlo allontanarsi.
IL PRIMO ANNO: TANTAS
Axel era contento della sua scoperta: ora, quando avesse avuto bisogno di capire una lingua, o di avere informazioni o nozioni, gli bastava bere il seme di un uomo... E a quanto pareva, il fatto di aver depositato il proprio nelle viscere del ragazzo, non aveva trasmesso nulla a questi... Un comodo potere, si disse, chissà se i suoi compagni di ventura l'avevano scoperto? Mah, pensò sorridendo fra sé e sé, sicuramente prima o poi lo scopriranno...
Ora gli era più facile cavalcare per terre sconosciute. Oltre a poter parlare gli idiomi delle terre che traversava, stava accumulando molte utili nozioni ed informazioni. Gli bastava trovare un maschio che avesse voglia di fare sesso con lui... Una sola volta, approfittando della sua forza, aveva costretto un tale a farselo succhiare... Non che alla fine questi non fosse comunque contento: sapeva dare il piacere, Axel, con la sua bocca...
Axel stava traversando un'ampia pianura brulla, e sapeva che quella zona era pericolosa: tribù di uomini fieri, predoni per tradizione, imperversavano per quelle terre. Venivano dal sud-est, e dai ricordi dell'ultimo suo "informatore", come chiamava dentro di sé gli uomini di cui beveva il seme, sapeva che erano spietati e molto forti. Vivevano su grandi carri trainati da buoi, su cui era montata una tenda a cupola fatta di pellame. Cavalcavano veloci cavalli a pelo ed erano abilissimi nel maneggio delle armi. Se investivano una carovana, questa non aveva scampo, se assalivano un villaggio, restavano solo rovine e morti, perché portavano via beni, bestiame e, solo a volte, giovani schiavi... Erano il terrore di quelle terre, i signori incontrastati, che nessun Signore locale riusciva ad estirpare: al massimo potevano contenerne la furia, se erano fortunati...
Si stava avvicinando ad un villaggio quando vide che da questo si alzavano alte volute di fumo nero. Capì subito di che si trattasse. Pensò che gli convenisse aggirare quel luogo sventurato e fece una grande curva verso est. Ma, dopo poco che galoppava, vide arrivare da est un manipolo di uomini a cavallo e si rese conto di essere fra due fuochi: da una parte i nuovi arrivati, dall'altra il villaggio che doveva brulicare di guerrieri. Vide che il gruppetto era formato da una fila di sei uomini che galoppavano affiancati. Avevano armature nere e neri cavalli. Li attese a pié fermo, inastando la lancia e brandendo la spada. Era evidente che i sei guerrieri lo avevano visto e dirigevano verso di lui. Il calpestio dei cavalli faceva tremare il terreno. Erano velocissimi, sarebbe stato probabilmente inutile tentare la fuga, e comunque non era da Axel pensare di fuggire. I sei ululavano a pieni polmoni ed erano uno spettacolo da far gelare il sangue ad altri che non fosse Axel.
Ed avvenne lo scontro. Axel era incredibilmente forte, coraggioso, abile ed agile. Ne infilzò uno con la lancia, un secondo fece stramazzare a terra con la mazza. Al terzo tranciò di netto il capo sì che il cavallo continuò la sua corsa per un po' prima di fermarsi col corpo decapitato ancora in sella. Ne restavano solo altri due che gli giravano attorno cercando di trovare il suo punto debole e finirlo. Axel li studiò e decise di affrontare il più grosso. Lo caricò con la scure in una mano e la spada nell'altra. Poco prima dello scontro lanciò la scure che colpì di taglio la testa del cavallo che stramazzò a terra e catapultò il cavaliere in avanti. Axel calò un gran fendente ed il guerriero nemico fece la stessa fine del suo cavallo.
Axel si preparò ad affrontare l'ultimo che, incurante della strage dei compagni gli si fiondò addosso urlando a pieni polmoni. Axel lo attese fermo sul suo cavallo, ne carezzò il collo e gli parlò. Il cavallo restò immobile. Quando il guerriero arrivò roteando la spada, Axel abbracciò il collo della sua cavalcatura e si lasciò andare in una giravolta, ma, invece di risalire in sella, proiettò entrambi i piedi con forza verso il suo nemico colpendolo al fianco e disarcionandolo. Mentre lo colpiva si lasciò andare sì che atterrò sul nemico. Gli puntò subito la spada al collo. Questi, cadendo, aveva perso la propria spada.
Si guardarono a lungo, immobili. Poi Axel, sempre tenendolo sotto la minaccia della propria spada, si alzò e si allontanò di un passo. I loro occhi non si lasciarono per un attimo. Il guerriero appiedato iniziò a muoversi lentamente, alzandosi in piedi, la spada di Axel sempre puntata alla sua gola. Il guerriero fece un passo indietro ed Axel non reagì: pensò che l'altro volesse fuggire, e decise di lasciarlo andare, ma tenne sempre la spada di fronte a sé, per sicurezza.
Il guerriero fece un secondo passo indietro, poi, lentamente, fece scivolare una mano lungo uno dei calzoni e la risollevò tenendo un corto pugnale. Axel si preparò per un altro assalto. Il guerriero si sfilò il leggero elmo: aveva il capo rasato, a parte un ciuffo di lunghi capelli corvini annodati, in centro al capo. Con una mano prese i capelli, con il pugnale li recise e gettò a terra, verso Axel, capelli e pugnale. Il cavaliere lo guardava assorto chiedendosi che cosa stesse passando per il capo dell'altro, che cosa si celasse dietro i due occhi di un nero impenetrabile, stretti come due fessure.
Il nemico vinto, si slacciò le corregge della corazza, la sfilò e la gettò a terra alla sua sinistra. Tolse una specie di corpetto nero di panno restando a torso nudo. Axel notò che era giovane, il petto forte e glabro, la pelle di una sfumatura olivastra. L'altro sciolse una specie di fascia che gli cingeva i fianchi, la depose sulla corazza, aprì le due braghe di nero panno e le tolse e rimase completamente nudo di fronte ad Axel. Questi notò che aveva un bel corpo, giovane ma robusto: valutò che dovesse avere sui vent'anni. Il membro floscio era di giuste dimensioni per quel corpo e pendeva da un folto ciuffo di pelo nero, l'unico pelo sul corpo del giovane a parte i due ciuffetti sotto le ascelle.
Il giovane si inginocchiò, poggiò il volto a terra, sulla guancia sinistra, e le braccia piegate davanti a sé, aderenti al terreno. Axel pensò che fosse una specie di rituale di resa ed attese la prossima mossa del giovane. Questi restò immobile a lungo, poi sollevò lievemente il capo e chiese qualcosa.
"Non ti capisco." rispose Axel nella lingua del luogo.
Allora il giovane, passando a quella lingua che parlava in modo approssimativo, chiese: "Tu uccide io o tu prende io schiavo?"
Axel pensò che sarebbe stato un peccato uccidere un corpo così bello, così perfetto. Ma nella sua terra nessun uomo era mai stato schiavo. Ne capiva il concetto, ma non il senso.
"Ti lascio libero..." disse Axel.
"Allora tu permette io uccide io, tu permette io usa pugnalo?"
"Suicidarti? E perché?"
"Io morto, tagliato capelli. O schiavo, o uccide."
Axel era esterrefatto, il tutto non gli pareva aver senso, ma sentiva la determinazione nella voce del giovane.
"Beh... ti prendo schiavo, allora." decise.
"Bene. Io pronto." disse il giovane e posò di nuovo la guancia sul suolo, chiudendo gli occhi.
E Axel capì: fra le nozioni che aveva appreso, ce n'era una: quel popolo, quando prendeva schiavo qualcuno, uomo o donna, per prima cosa, in segno di completo dominio, lo inculava: quell'essere era così marchiato come sua proprietà esclusiva. Axel guardò il culetto sollevato, proteso e pensò che, dopotutto, non era niente male... Sì, l'avrebbe "marchiato" più che volentieri.
Gli girò alle spalle, gli si inginocchiò dietro e si sollevò la tunica: il suo membro già si stava ergendo, al pensiero, duro e fremente. Afferrò i fianchi del giovane e guidò l'asta sul bersaglio. Spinse con forza. Entrò per meno di un dito, ma la resistenza dello sfintere era incredibile: il giovane doveva essere ancora vergine, lì di dietro... Spinse più forte ed il glande, scivolando sulla pelle del prepuzio, si inserì nello strettissimo ed inviolato foro. Ma la pelle, rovesciata, tirava ora tanto da fargli male. Un dolore acuto.
Axel si fermò e si ritrasse. Prese dalle labbra abbondante saliva e lubrificò prima il foro poi la sua verga, quindi la sospinse di nuovo sul foro infuocato. Raccolse le sue forze, trattenne il respiro, afferrò con vigore i fianchi del giovane e dette un terribile colpo di reni in avanti, affondandogli dentro per metà. Esalò un sospiro, riprese fiato e dette un secondo formidabile colpo, innestandoglisi dentro completamente. Il giovane non aveva emesso il minimo suono, non si era sottratto, non aveva sobbalzato, nulla... anche se Axel ne intravvedeva il volto contratto in una smorfia di intenso dolore.
Il cavaliere iniziò allora a fotterlo con forza: sentiva che questo s'aspettava il giovane, perché così avrebbe fatto questi, anzi aveva certamente fatto, ad uno schiavo. Lo inculò con veemenza e questo gli stava dando un piacere speciale, un senso di potenza, di dominio, di padronanza... capiva che quel rito aveva un suo valore. Il giovane subiva quella martellante imposizione immobile, senza emettere un gemito. Da vero uomo, pensò Axel con un certo senso di rispetto.
Il foro stretto e bollente, lo sfregamento intenso e veloce, lo portarono in poco tempo al culmine del piacere e si scaricò in un orgasmo intensissimo nelle viscere del giovane. Gli rimase dentro, immobile, aspettando di ritrovare il normale ritmo del respiro e del cuore. Il suo membro si ritrasse a poco a poco, senza che lui si muovesse, da quella fornace ardente.
Axel si rialzò e si riassettò la veste. Girò davanti al giovane e gli disse: "Alzati, ora."
"Sì, padrone." rispose l'altro con tono neutro ed obbedì.
"Tutto quello che è tuo e che era dei tuoi compagni morti è mio ora, no? Recupera i cavalli e ogni cosa di valore, rivestiti e seguimi..."
Il giovane lo guardò con aria interrogativa e mormorò: "No capisce io tutte tue parola... padrone."
"Come ti chiami?"
"Io Tantas, padrone."
Axel lo guardò e pensò che era davvero un gran bel giovane, dal corpo forte e proporzionato, desiderabile. Pensò che valeva la pena di averlo con sé... E che doveva berne il seme per poter comunicare senza problemi... Ma inginocchiarsi davanti a lui era impensabile: pericoloso e poco... da padrone... Un uomo che ne succhia un altro è in una posizione di debolezza, indifesa... Allora prese la fascia che il giovane aveva usato come cintura, gli fece mettere la braccia dietro la schiena e gli legò stretti i polsi assieme, poi, con la parte che avanzava, gli legò anche le caviglie strettamente. Prendendolo di peso, lo coricò sulla schiena. Quindi si chinò su di lui e gli succhiò il membro.
Non vide l'espressione sorpresa e confusa del giovane. Lo succhiò senza preoccuparsi di dargli il massimo piacere: voleva solo farlo venire in fretta e berne il liquore... Per il piacere avrebbero avuto altre occasioni. Mentre lo succhiava, con una mano gli pizzicava i capezzoli e con l'altra lo masturbava. E in breve poté bere a grandi sorsate il tiepido liquido asprigno del giovane.
"Ecco fatto." pensò mentre si rialzava attendendo l'effetto di quella bevuta.
Vide che il giovane lo guardava con occhi sgranati, increduli e si chiese che cosa questi stesse pensando...
Ed ecco che iniziò a poter analizzare i pensieri, i ricordi dell'altro fino a quel momento. E capì: quella gente fiera, quei duri soldati, combattevano sempre a coppie e, quando erano lontani dai loro carri, in ogni coppia i due compagni si davano sollievo col rapporto orale: il rapporto orale era riservato al compagno d'armi, quello anale agli schiavi. Quando erano invece all'accampamento, il rapporto sessuale era esclusivamente con le mogli. Cominciavano a combattere a quattordici anni e, dopo la prima battaglia, si sposavano.
Tantas, quando aveva visto Axel uccidere il suo compagno, aveva deciso di vendicarlo o di morire. Non gli era riuscita né l'una né l'altra cosa, perciò la sua vita era finita: gli spiriti degli antenati e degli eroi non l'avrebbero preso con sé, non poteva tornare fra la sua gente senza il suo compagno d'armi. Axel capì anche che il giovane, accettandolo come padrone, non avrebbe mai alzato una mano contro di lui, anzi, avrebbe dato la vita per lui... era stato inutile legarlo... E lo stupore per il rapporto orale, era che solo fra compagni d'armi, fra quella gente, si faceva una cosa come quella.
Il giovane era intelligente, e si stava chiedendo, poco prima di raggiungere l'orgasmo, che valore potesse avere quel gesto fra la gente del suo nuovo padrone. Tutto questo capì Axel e molte altre cose. Bene. Ora sapeva di avere conquistato un servo devoto...
"Tantas, rivestiti, chiama i cavalli, prendi le armi e le cose dei tuoi compagni morti e seguimi." gli disse.
Questi spalancò gli occhi: "Ma... ma come, tu parli perfettamente la lingua della mia tribù, padrone?"
Axel sorrise, tutti più o meno reagivano in quel modo, dopo la sua "bevuta".
Non gli rispose e disse: "Sbrigati, ho già perso anche troppo tempo!"
"Sì padrone, scusa, padrone!" rispose il giovane e si affrettò a fare quanto Axel gli aveva chiesto.
Nel complesso aveva fatto un buon bottino: cinque cavalli, uno schiavo, armi, corazze, vari oggetti d'oro...
Si avviò e Tantas lo seguì, guidando gli altri quattro cavalli legati al suo. Axel pensava: a poco a poco ne avrebbe fatto il proprio compagno, ed un giorno gli avrebbe anche fatto bere il proprio seme, in modo di coinvolgerlo nella sua cerca. Sentiva che Tantas sarebbe stato un compagno prezioso. E anche piacevole a letto, quando gli avesse fatto scoprire che il sesso fra due uomini è godibile in molti modi... E che metterlo nel sedere del compagno non è necessariamente un segno di schiavitù e che lo si può godere e desiderare... Sì, il fiero Tantas avrebbe ritrovato la sua fierezza, pur restandogli devoto e fedele.
IL SECONDO ANNO: ALTMA E BUGHAIL
Altma aveva scoperto quasi subito il potere che dava il bere lo sperma, ma l'aveva scoperto al contrario.
S'era da poco inoltrato nel Basso Huligh, nel regno di re Grunek. Stava scendendo la notte, perciò decise di fermarsi e riposare. Vide un fienile isolato, ormai semivuoto, fatto di tronchetti di legno. Legato il cavallo, vi entrò, stese il mantello e si mise a dormire. Il sonno non veniva.
Ripensando all'ultima generale ammucchiata, si eccitò; si sollevò la tunica e si masturbò pensando che era un peccato che non fossero più assieme: gli era piaciuto come Harti l'aveva fottuto... Non che potesse lamentarsi di Jens, anzi... Si stava masturbando in preda a questi eccitanti ricordi, quando sentì un rumore.
Si alzò a sedere e vide un'ombra accanto a sé: la luce della luna ne tagliava la silhouette scura contro l'apertura dell'ingresso. L'ombra si mosse come per sgattaiolare fuori. Altma con un balzo gli fu sopra e la placcò. Sentì sotto di sé un corpo giovane, esile. L'altro (la voce era maschile), disse qualcosa in una lingua sconosciuta, in tono di preghiera. Altma lo trascinò di peso accanto alla porta sì che i raggi della luna ne illuminassero il volto: era un giovane, più o meno suo coetaneo, gli occhi sbarrati dalla paura, vestito miseramente. Continuava a dire qualcosa sottovoce, balbettando spaventato.
Il giovane cavaliere, eccitato per i suoi ricordi ed ora nel sentirsi sotto quel corpo, pensò che il ragazzo era desiderabile, che poteva profittarne... Seduto sul suo petto che ansava debolmente, si sollevò la tunica e puntò il membro duro e ritto verso il volto dell'altro, gli sollevò il capo e gli strofinò la punta sulle labbra con un sorriso malizioso e libidinoso. L'altro capì e, prontamente, schiuse le labbra. Altma avanzò scivolando sul petto dell'altro con il proprio sedere e, lentamente, gli infilò la verga fino in gola. Lo straniero si mise a succhiare come se da quello dipendesse la sua vita... e in breve Altma gli scaricò direttamente in gola tutto il suo seme. Aspettando di ritrovare il proprio normale respiro, rimase immobile, ansante, mentre il membro si ammorbidiva a poco a poco nella bocca che aveva smesso di succhiare.
Poi si tolse e disse all'altro: "Adesso spogliati e stenditi nel mio mantello. E non cercare di fuggire! Abbiamo tutta la notte per divertirci..."
"Non mi far male, Signore. Non facevo nulla, m'ero solo rifugiato qui per riposare..." disse l'altro in tono querulo, senza muoversi.
"Ma... sei di Niederhulig, tu?" gli chiese Altma riconoscendo l'accento.
"No, Signore, vengo di lontano... sono venuto a cercare fortuna, nel mio paese c'è fame..."
"E allora, perché parli perfettamente la mia lingua? E che cosa parlavi, prima?"
L'altro lo guardò senza capire: non si era reso conto di star parlando una lingua diversa dalla propria. Poi i suoi occhi si dilatarono, guardò il cavaliere e disse, quasi con timore: "Tu sei Altma, da poco nominato cavaliere del re Waltha..."
"Come fai a saperlo, se sei straniero?" chiese sospettoso il cavaliere.
L'altro tremava visibilmente: "Non lo so... all'improvviso ho dentro di me ricordi non miei... e so di te e degli altri cinque cavalieri e..."
Altma allora capì. La pozione che avevano bevuto ancora funzionava. E lo straniero ora poteva parlare la sua lingua e sapere tutto di lui e degli altri... Sicuramente perché aveva bevuto il suo seme. Comodo! pensò il giovane...
"No, non voglio farti del male, voglio solo passare una notte di sesso con te... Sai succhiare bene: non sei nuovo all'amore fra maschi, tu."
"No, Signore. Fin da piccolo mi sono dato a diversi uomini, per sopravvivere."
"Ma... ti piace?"
"Con alcuni sì, molto."
"Bene, allora spogliati e vieni con me nel mio mantello..." disse il cavaliere sfilandosi a sua volta la tunica. Fecero l'amore. Poi a mattina si separarono.
Altma aveva viaggiato, o meglio vagato, per più di un anno, cercando di scoprire dove fosse la terra del Grande Prete. Stava cavalcando per una stretta strada di terra battuta, fra due file di campi su cui decine di uomini e donne erano chini a zappare preparando la terra per l'imminente semina. Altma sapeva che questi contadini erano legati alla terra: i proprietari, comprando un appezzamento, compravano assieme anche i contadini... E sapeva che anche qui nobili e guerrieri avevano diritto di chiedere ad un contadino di loro scelta soddisfazione sessuale. Da qualche giorno non aveva sollievo ed era eccitato. Ma ancora non aveva visto nessuno che gli piacesse.
Vide venire verso di sé, lungo la strada, un giovane contadino: era vestito con la corta casacca ed i calzoni che usava quella gente, di panno vecchio ma robusto. Scalzo, aveva in bilico sul capo un orcio di terra dall'apparenza pesante. Quando il ragazzo vide avvicinarsi il cavallo, si fece da parte, depose l'orcio a terra e, mentre Altma gli giungeva accanto, si inchinò profondamente. Il cavaliere l'aveva osservato bene: il ragazzo, biondo, snello ma forte, gli piaceva parecchio.
Fermò il cavallo e chiese, col suo naturale tono di comando: "Come ti chiami, contadino?"
"Bughail, Signore." rispose quello senza meravigliarsi che lo straniero (lo si capiva dalle vesti e dal viso) parlasse perfettamente la sua lingua.
"Quanti anni hai?"
"Credo diciotto, Signore..."
Tre meno di lui... Anche la voce era bella. "Che cosa trasporti?"
"Acqua per i miei compagni..."
"Capisco. Bene, ho sete, dammene da bere..."
"Ecco, Signore..." rispose prontamente il ragazzo sollevando l'orcio.
Altma lo prese, lo portò alle labbra e bevve, quindi glielo ridiede. I loro occhi si incontrarono e Altma fu conquistato dal celeste puro e sereno di quelli del contadino.
"Sei molto bello, ragazzo..." disse.
"Grazie, Signore. Tu sei magnifico..." mormorò il ragazzo e il cavaliere scorse un lieve rossore sulle sue guance chiare.
"Hai un bel corpo, ti desidero..."
"Sono al tuo servizio." rispose l'altro e il giovane sentì che non era solamente una frase di rito: il ragazzo era attratto da lui e gli si dava volentieri.
"Porta l'acqua ai tuoi compagni, poi torna qui da me."
"Subito, Signore." rispose il contadino e ripartì, a passo più svelto, sembrò ad Altma.
Questi scese da cavallo e si mise ad aspettare. Non dové aspettare troppo: presto vide il ragazzo tornare quasi di corsa e, mentre gli si avvicinava, un bel sorriso rischiarava il suo volto: "Ho cercato di fare presto... ho detto agli altri che il padrone mi aspettava di nuovo..."
"Dove possiamo andare per fare l'amore?" chiese Altma alzandosi.
"Qui va anche bene."
"Ma se passa qualcuno?"
"Il figlio del padrone mi prende sempre nel campo, davanti agli altri, quando non non mi viene a prendere di notte dove dormiamo..."
"Ma a te piace?" disse Altma stendendo il proprio mantello per usarlo come coperta.
"Sì, anche se col figlio del padrone meno, perché lui è violento. Mentre mi fotte mi morde, mi da pizzicotti, mi fa male... Mi piace di più quando mi prende il cugino... E tu... hai occhi buoni, e sei bello e... credo che mi piacerà con te."
"Cosa ti piace fare?"
"A me?" chiese dopo un breve silenzio, stupito, il ragazzo. "Nessuno mi ha mai chiesto, prima... Mah... tutto. Purché sia con un maschio... a me le femmine... non mi interessano." disse iniziando a denudarsi, vedendo che Altma s'era già quasi interamente spogliato. "E tu, Signore? Dimmi come posso compiacerti..." chiese guardandone con evidente ammirazione il corpo ormai completamente nudo.
"Anche a me piace tutto, specialmente con un ragazzo bello come te."
"Nessuno mi aveva mai detto che sono bello, Signore..." disse il ragazzo abbassando gli occhi confuso.
Altma si stese e, prendendogli una mano, lo tirò giù accanto a sé.
"Vuoi incularmi subito o preferisci che prima te lo succhi, Signore? chiese il ragazzo sollevato su un gomito, guardandolo.
"Prima tocchiamoci, carezziamoci..." disse il cavaliere ormai pienamente eccitato.
Guardò fra le gambe del ragazzo e notò con piacere che anche questi era eccitato. Lo tirò a sé girandosi su un fianco e lo abbracciò, intrecciando le sue gambe con quelle del ragazzo. I loro occhi erano a poche dita e Altma di nuovo si perse nel chiaro delle celesti pupille. Accostò il volto e baciò Bughail. Questi dapprima sembrò resistere, le labbra serrate, ma poi si lasciò andare, le schiuse ed accolse la lingua inquisitrice dell'altro, Dopo poco, imitando il cavaliere forestiero, iniziò a muovere la propia lingua e si baciarono a lungo, a fondo.
Quando Altma si staccò da lui, il ragazzo emise un lungo sospiro e mormorò: "Uuuuhhhh! Non sapevo che due uomini potessero baciarsi... e che fosse così bello..."
Altma sorrise: "Prima di fare l'amore, a me, piace baciare e carezzare, così le eccitazioni aumentano a poco a poco, ed anche il desiderio... è più bello."
"Ti credo, Signore..." disse il ragazzo con occhi sognanti.
"E anche dopo, dopo aver goduto," aggiunse il giovanotto, "è bello baciarsi e carezzarsi, aspettando la pace dei sensi."
"Non lo so: di solito, fino ad ora, mi fottevano a basta... in bocca o nel culo... Così... è diverso, è più bello..." ammise convinto Bughail.
Altma scese a suggere i capezzoli del giovane contadino e questi guizzò per il piacere e volle subito provare a farlo al cavaliere. Il ragazzo imparava in fretta, era avido di imparare.
Quando sentì che Altma era pienamente eccitato, gli sussurrò: "Posso succhiarti il cazzo, ora, Signore? Così poi me lo infili tutto nel culo e mi fotti?"
"Sì..." disse il cavaliere sorridendo all'evidente desiderio dell'altro.
Il contadino si inginocchiò fra le gambe del giovanotto e prese a leccarli i testicoli, poi l'asta, torno torno e su su, finché, tenendola ferma con una mano, passò la lingua sul glande scoperto: ci sapeva fare. Quindi vi pose le labbra ed iniziò a farselo scivolare tutto giù, continuando a lavorarlo di lingua nella calda bocca.
"Mentre mi succhi, carezzami il corpo come sto facendo io con te..." suggerì Altma.
Il ragazzo obbedì prontamente. Il cavaliere fremette in preda al piacere: indubbiamente il ragazzo aveva un talento naturale, una sensibilità spontanea, ci sapeva fare.
Stava per dirgli di smettere, quando il ragazzo si sollevò, lo guardò e gli chiese con evidente desiderio: "Ora vuoi degnarti di metterlo nel mio culo?"
"Sì, certo."
"Posso sedermici sopra?"
"Ti piace di più così?"
"Almeno posso guardati, Signore. Sei così bello..."
"Va bene, allora."
Il ragazzo si mise a cavalcioni del bacino del giovanotto e si calò giù, puntò una mano indietro, a terra e col bacino cercò la punta dell'asta che lo attendeva fremente. Altma la guidò con la mano, finché sentì il forte calore dell'ano del ragazzo. Questi avvertì la lieve pressione fremente e si lasciò andar giù di colpo, di peso. Entrambi emisero contemporanemante un mugolio di piacere, l'uno nel sentirsi invadere, l'altro nel sentirsi accogliere.
Il ragazzo aveva occhi luminosi, pareva felice. Invece di muoversi su e giù come Altma si aspettava, prese ad ondeggiare il bacino avanti e dietro, a destra e a sinistra, facendo palpitare i muscoli del sedere. La sensazione era bellissima per Altma. Sorrise in preda ad un forte piacere sensuale, Il ragazzo si teneva in equilibrio sui piedi ed ora, con entrambe la mani, carezzava il ventre ed il petto del cavaliere. Altma gli carezzava le cosce, i fianchi, gli sfregava i capezzoli turgidi, gli carezzava il membro eretto, gli impastava i testicoli gonfi ed il ragazzo emetteva bassi mugolii di piacere.
Quello che eccitava Altma, oltre alle sensuali provocazioni tattili, era la gioia spensierata con cui l'altro si dava da fare per dargli piacere. Sentiva che tutto il corpo di Bughail era proteso a compiacerlo mentre ricavava godimento da lui. Il tiepido sole carezzava i loro corpi uniti, volteggiando alti in cielo stridevano gli uccelli e tutto intorno era pace. Altma si sentì bene come da tempo non si sentiva. Il corpo del ragazzo era forse un po' magro, ma davvero bello, specialmente ora nell'abbandono dell'atto sessuale.
"Ti piace, Signore?" gli chiese in un sussurro Bughail.
"Sì, molto. Perché sento che piace anche a te."
"Oh, sì... Peccato che non sia tu il mio padrone, Signore..."
"Ti piacerebbe?"
"Ne sarei felice. Con gli altri a volte è bello, ma con te è speciale, Signore!" disse il ragazzo con trasporto.
"Voglio baciarti, mentre ti prendo..." disse ad un tratto Altma alzandosi a sedere. "Abbracciami stretto, non voglio uscire da te. Ecco, così. Ora mettimi le gambe attorno ai fianchi... Bravo..." disse e, ripiegando le gambe sotto di sé, si alzò lentamente in ginocchio, quindi si chinò in modo di deporre il ragazzo di schiena sul mantello.
Sistematosi, lo abbracciò e lo baciò in bocca, quindi prese a muoverglisi dentro, avanti e dietro. Bughail mugolò ed i suoi occhi ridevano felici. Altma si sentiva attratto da quel ragazzo, lo voleva, e non solo per una volta. Gli si mosse dentro a lungo, avanti e dietro, avanti e dietro, baciandolo, carezzandolo assaporandolo tutto. Il ragazzo teneva le gambe completamente divaricate e sollevate verso il petto, per dargli pieno accesso e fremeva e gemeva felice sotto di lui. E la felicità del ragazzo era contagiosa.
Tutto il corpo di Altma vibrò intensamente: "Sto per darti il mio seme, ragazzo..."
"Sì..."
Altma si irrigidì fremendo ancora più forte: "Sto per riempirti...."
"Oh, sì..."
Il cavaliere si spinse a fondo nel ragazzo, con tutte le forze: "Ecco, sto per... vengooo."
"Sìiii!" e l'orgasmo sbocciò improvviso, luminoso, forte, caldo, intenso, lungo...
Il giovanotto si afflosciò sul corpo fresco e giovane, ansimando e si baciarono, si carezzarono. Altma sentiva il membro ancora rigido dell'altro palpitare fra i loro ventri. Qundo si sentì di nuovo in forze, gli scivolò giù giù sul corpo fino a raggiungere con le labbra il membro del ragazzo: prese a leccarlo e succhiarlo con passione: non solo voleva dare piacere a quello splendido ragazzo, ma voleva berne il seme, per conoscerlo intimamente e vedere se poteva farne il proprio compagno come sperava, desiderava.
"Oh! Signore... Tu a me?" chiese il ragazzo stupito.
Altma non rispose e continuò, finché i suoi sforzi furono ripagati e poté dissetarsi a quella fonte pura...
Quando ebbe lanciato il suo ultimo schizzo nella calda bocca, il ragazzo si rilassò di colpo respirando forte, gli ochhi chiusi, un'espressione beata sul volto. Altma scese di nuovo a baciarlo in bocca. Frattanto il seme dell'altro, in lui, stava avendo l'atteso effetto. E il cavaliere esplorò affascinato le sue nuove conoscenze, ma soprattutto la personalità del ragazzo. E gli piacque più che mai.
"Bughail, ti voglio con me, per sempre."
"Sarebbe bello, Signore, ma io appartengo alla terra."
"Non posso comprarti?"
"No, appartengo alla terra, Signore. Solo chi compra la terra può avere me."
"Allora fuggi con me, diventa il mio compagno. Altri sono fuggiti, lo so. Fuggi e riacquista la libertà, e se vuoi, sii mio."
"Mi piacerebbe essere tuo, Signore, ma se mi prendono, mi uccidono..."
"Ti difenderò."
Il ragazzo tacque, il suo sorriso parve smorzarsi, ma poi riaffirò di nuovo: "Sì, sono pronto... Almeno finché non mi uccideranno, sarò tuo, Signore!"
"Non ti uccideranno, Bughail, ti do la mia parola. E non chiamarmi più Signore, chiamami Altma." gli disse il giovanotto alzandosi dal mantello e, tesagli una mano, lo fece alzare. "Lascia stare quelle vesti da servo, ti do una delle mie. Cavalcherai sul mio cavallo con me, finché ne potremo avere un altro."