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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA CORONA FERREA CAPITOLO 5
LA VEGLIA D'ARMI

PRIMA NOTTE

Fervevano i preparativi per la veglia d'armi. Nel piazzale fra il castello e le case dei cavalieri, di fronte al Maschio, si preparò la tenda per i tre cavalieri ed i loro scudieri, il focolare, la panoplia delle armi, il tavolo della cerimonia. La zona della veglia fu circondata da un ampio circolo di pietre che segnava il confine che nessuno doveva oltrepassare, a parte il re ed il mago di corte, per le tre notti che sarebbe durata. Arseno, lette le stelle, aveva deciso in che notte dovesse cominciare la veglia.

Nelle case dei tre cavalieri fervevano i preparativi. La madre e le sorelle di Jens facevano a gara con Altma perché tutto fosse pronto. Derk e Kimon si affaccendavano instancabili. I tre cavalieri erano saliti sulla sommità della torre Maschia nella grande stanza circolare di Arseno, dove il re presenziava alla loro purificazione rituale.

Frattanto nella città alta, la maga Zedee seguiva da lontano tutti i preparativi, ed a sua volta si affaccendava per dare inizio alla sua parte del piano.

Finalmente, al tramonto, i tre cavalieri tornarono di fronte alle loro case, dove gli scudieri li attendevano, ciascuno con due cavalli, le armi ed i bagagli. L'aria vibrava di attesa. A poco a poco la piazza s'era affollata di gente d'ogni rago venuta ad assistere ai riti d'inizio della sacra veglia.

Arseno, con il re, attendevano al limite del circolo di pietre, in cui il focolare era pronto con le stoppie ed i ciocchi, la tenda era eretta, e la panoplia attendeva le armi. I tre cavalieri, ciascuno seguito dal proprio scudiero con i due cavalli, giunsero al limitare del cerchio, davanti al re ed al mago. Arseno purificò l'intero recinto di pietre, prima col fuoco, poi con l'acqua, ed infine con l'aria. Accese il focolare ed invitò gli uomini ad entrare, con i loro scudieri ed i cavalli. Il re entrò per ultimo e mise la pietra di sigillo: il luogo ora era sacro al dio Summer. Il sole proprio in quel momento, calò definitavente dietro i monti ed il cielo si colorò di porpora. Dalle froge dei cavalli, legati allineati di fianco alla tenda, uscivano dense volute di vapore nella notte rigida. La gente era avanzata fino ad una certa rispettosa distanza dal circolo di pietre, per osservare da vicino gli ultimi riti.

I tre cavalieri sedettero attorno al fuoco, avvolti nei loro mantelli di pelliccia, alternati con i loro scudieri che sedevano un passo più indietro. Arseno gettò nel fuoco tre fagottelli di erbe sacre e tre fili fumo grigio, appena mossi dalla sottile brezza gelida, si alzarono verso il cielo che stava scurendo. Arseno cantò gli incantesimi girando attorno ai sei uomini ed al fuoco. Il re avanzò con una coppa e la porse a bere ai tre cavalieri, che dopo aver bevuto, ne fecero bere ai loro scudieri. Quindi, senza parlare, il re ed il mago si allontanarono, rientrando nel castello e lasciandoli soli. A poco a poco la gente si allontanò in religioso e timoroso silenzio. Ormai la notte era buia.

"Che gli dei ci assistano!" disse Jens.

"Preoccupato?" chiese Harti.

"Come non esserlo, ci aspetta un'avventura misteriosa." rispose Jens.

"Misteriosa ma bella!" disse convinto Axel.

"Speriamo..." rispose Jens.

"Arseno dice che troveremo la corona."

"Sì, Axel, ma dice che dovremo anche superare parecchie difficoltà."

"Preoccupato Jens?" chiese di nuovo Harti.

"Un po', perché neanche Arseno ha saputo predire di che difficoltà si tratta. Preoccupato, non spaventato." aggiunse con un sorriso.

"Certo." dissero gli altri due.

"Ma ci divertiremo!"

"Penso di sì, Axel. Sono contento di essere con te e Jens."

"Anche io con voi. Anche se mi sento così giovane!"

"Eppure sei tu il saggio... e poi hai tre anni meno di lui e due meno di me, non è una gran differenza." disse Axel con un sorriso.

Zedee, nella propria casa, stava terminando i suoi preprativi. Nonostante il freddo, aveva indossato un'abito leggero e provocante di un bel color carminio che si intonava perfettamente con la sua capigliatura. Grazie alle pozioni che aveva preso non avrebbe sentito freddo, e poi presto sarebbe stata "riscaldata" a dovere, pensò con un sorriso compiaciuto. Si guardò allo specchio alla luce delle candele: era ancora una bella donna, molto sensuale, desiderabile. Ma per sicurezza, una delle pozioni che aveva ingerito era quella del fascino. Sì, sarebbe stata una notte calda: avrebbe sedotto i tre uomini e li avrebbe piegati al suo desiderio ed alla sua volontà. La corona sarebbe stata di suo figlio!

Atlah si era rinchiuso nella sua camera assieme a due stranieri, madre e figlio, la donna di trentacinque anni ed il figlio di diciannove, ed i gemiti dei due maschi e della femmina che trapelavano dalla porta chiusa della stanza fecero sorridere la maga: più che gemiti sembravano grugniti, pensò. Dovevano essere scatenati, anche se erano solo all'inizio della notte! Era proprio insaziabile come lei, il giovane Atlah, nonostante i suoi verdi anni e con il suo membro già da uomo adulto. Ma anche lei avrebbe avuto una notte di fuoco, con i tre cavalieri...

Si avvolse nel mantello di pesante lana, prese le fialette di pozioni e si avviò in silenzio. La porta era ormai chiusa, ma lei sapeva come entrare senza problemi nel recinto...

L'ombra silenziosa scivolò lungo le mura, s'insinuò dietro un folto di sempreverdi ed individuò il passaggio segreto. Dopo poco era al di là del muro che scivolava furtiva dietro all'ultima casa, quella del cavaliere Morki... Ed ecco là il cerchio, il fuoco, le figure dei sei uomini ancora desti che parlottavano sottovoce.

Si avvicinò tenendosi alle spalle della tenda, nel suo cono di fitta ombra. Giunta al circolo di pietre, sparse una delle sue pozioni su un tratto della circonferenza e mormorò un incantesimo. Entrò senza problemi e sorrise: conosceva ancora bene le antiche arti, lei. Dal dietro, si infilò nella tenda deserta. I giacigli erano pronti... bene. Lasciò cadere il suo mantello ed avanzò fino alla porta della tenda, appoggiandosi ad un palo con posa languida.

La vide per primo Harti che emise un breve suono sorpreso: "Oh!" al che Derk e Kimon alzarono lo sguardo.

Quest'ultimo disse: "Chi è quella femmina?" ed allora anche gli altri si girarno a guardare sorpresi ed incuriositi.

"Chi sei? Cosa vuoi? Come hai fatto ad entrare qui?" chiese Jens per tutti.

Zedee sorrise: "Sono venuta per voi... per farvi passare una dolce notte... chi di voi vuole venire in tenda con me, per primo?" chiese con voce sensuale e voluttuosa. I suoi occhi brillavano scuri, insondabili, profondi, riflettendo il guizzare delle fiamme.

"Eeeehhhh? Con te?" chiese Axel sorpreso. "E a far che?"

"E come hai fatto ad entrare?" chiese di nuovo Harti.

"Voi tre valorosi, avrete un viaggio lungo e difficile. Io sono il vostro viatico. Vi darò il massimo piace, ad uno ad uno, e anche più volte durante questa notte, se lo vorrete. Vi darò la massima voluttà, il cui ricordo vi accompagnerà per tutto il viaggio..."

"Hah! la massima voluttà, dice lei! Ma vai a dormire, stupida femmina!" disse Axel sarcastico.

"Vuoi dirci o no come hai fatto ad entrare? O vuoi che ti passiamo a fil di spada?" chiese Jens alzandosi con aria minacciosa e subito anche tutti gli altri furono in piedi.

"Mi manda Arseno, per il vostro piacere!" mentì Zedee con fare civettuolo ai sei uomini che le si avvicinavano. Poi aggiunse: "Anche a voi scudieri, se lo volete, ma dopo i cavalieri. Io in realtà sono stata mandata per loro tre..."

"Arseno?" chiese incredulo Axel: lui infatti aveva detto al mago del suo amore per Derk, del fatto che lui amava solo il proprio sesso.

"Certo. Per questo sono potuta entrare nella vostra tenda senza spezzare il cerchio magico." mentì ancora la donna.

"Beh, per me puoi anche andare a farti fottere dalle guardie della porta: saranno grate ad Arseno per il diversivo!" disse ridendo Harti.

Zedee era esterrefatta: mai un uomo, mai, aveva resistito alle sue profferte. No, forse era solo questione di farli eccitare abbastanza... scostò i lembi della veste in modo di far vedere le gambe fino alla coscia, e si carezzò il seno finché i capezzoli le si rizzarono visibilmente sotto la lieve stoffa: "Io sono qui per voi, solo per voi! Suvvia, chi vuole essre il primo?"

"Noi non ci separiamo mai, per nessun motivo!" disse deciso Harti.

La donna sorrise: "Beh, non è necessario che vi separiate, allora. Ho tre buchi fatti per godere, e voi siete giusto in tre... per me va bene, voglio solo farvi contenti!" disse sensuale la maga, con voce bassa e roca, carica di promesse.

"Ma vattene, lasciaci in pace!" disse Jens divertito da quello sfoggio di arti femminili, che lo lasciava freddo ed indifferente come la pietra sotto un ghiacciaio.

Zedee allora fece un breve gesto e la sua veste le scivolò via di dosso, lasciandola nuda davanti ai tre uomini. Con movenze sensuali, si carezzò con una mano il clitoride e con l'altra i capezzoli: "Venite, sono tutta calda!" mormorò.

All'improvviso uno scroscio d'acqua investì la donna e Altma, con un secchiello vuoto in mano, le disse ridendo: "E allora raffreddati, puttana!"

Derk aggiunse: "Se proprio non resisti, fatti un ditalino, ma lasciaci in pace!"

Kimon concluse: "E se ti serve qualcosa da infilarti nei tuoi tre buchi, fatti dare un buon tridente di legno da un contadino!" al che tutti e sei gli uomini scoppiarono a ridere.

Zedee non credeva alle proprie orecchie! Ma alla meraviglia, subentrò la rabbia, la furia: nessuno mai aveva osato trattarla così.

Per peggiorare le cose, Jens le disse con tono beffardo: "Vattene, cagna!"

"Sparisci, vacca!" aggiunse Axel.

"Togliti dalle palle, scrofa!" concluse Harti.

"Ma ce li avete, voi, i coglioni?" chiese furibonda la maga.

"Certo, ma li usiamo solo fra di noi, spiacenti, sorella!" rispose Axel afferrando la spada, ed aggiunse minaccioso: "E non è certo Arseno ad averti mandato da noi!" e fece un passo verso di lei.

La maga spalancò gli occhi ma si riprese. Alzò le mani e scandì un incantesimo ed i sei uomini si ritrovarono immobili, paralizzati come statue, pur continuando a vedere e sentire come prima.

"Poveri piccoli esseri spregevoli, come pensate di poter minacciare me! Me! Mi avete rifiutata, insultata, e la pagherete!"

Lasciata la sua veste sulla porta della tenda, entrò, cinse il mantello e, come una furia, uscì dal cerchio scomparendo nel buio.

Quando fu lontana, il suo incantesimo cessò ed i sei furono di nuovo liberi. Derk tremava, Axel gli pose un braccio sulle spalle.

"Era una maga! Ma qui siamo al sicuro!" gli disse.

"Inseguiamola!" disse Harti.

"No, qui siamo al sicuro. Dobbiamo solo restare svegli, penso." disse Jens.

"Ma che voleva?" chiese Kimon.

"Era solo in calore e le sarebbe piaciuto farsi noi tre..."

"Credi che sia solo così?" chiese Kimon pensieroso.

Tornarono attorno al fuoco, ma ora avevano preso con sé le proprie armi.

Ad un tratto, dal buio, comparve un corvo in volo, che fece un giro sulle loro teste gracchiando: "Vi disperderò, sarete soli, fallirete!" poi volò dritto nel centro del fuoco.

Un fumo denso e nero si levò dalle fiamme e li avvolse. Tutti e sei tossirono e si allontanarono. Un vento gelido disperse il fumo.

I sei avevano la gola irritata e gli occhi rossi che lagrimavano: "È un incantesimo, questo!"

"Un segno di malaugurio!"

"Un presagio funesto!"

"Arseno... Arseno ci aiuterà..."

Il mago stava dormendo, quando un sussulto lo svegliò: qualcuno, non lontano, stava usando le Forze! E lo scopo non poteva che essere uno! Mise velocemente la cappa, prese una lanterna e scese giù per le scale con tutta le velocità che le sue vecchie gambe gli permettevano. Traversò il Cubo addormentato, sentendo solo lo scalpiccio dei cavalli nelle stalle, e sbucò sulla spianata. Là, nel luogo della veglia, vide i sei in piedi, stretti fra di loro, le armi in mano. Un odore acre aleggiava per la spianata. Si avvicinò preoccupato.

"Arseno!"

"Lo sapevo che vegliavi!"

"Oh, Arseno!" salì un coro di voci dal cerchio.

Il mago entrò e disse: "Raccontantemi tutto, subito! Che cosa è successo?"

Mentre ascoltava il resoconto, vide che gli uomini, pur tesi, erano pienamente padroni di sé. Non impauriti, solo, e giustamente, preoccupati.

"Sì, un sortilegio contro di voi... chi era, quella donna? La conoscete?"

"No, era una rossa, alta..." disse Axel.

"Macché, era una bionda, corposa..."

"No no no, era..."

"Era un mago." concluse Arseno, "Sì un mago: deve aver preso la pozione della seduzione."

"Ma non ci ha sedotti." disse ridendo Jens.

"Evidentemente non sapeva che voi amate solo il vostro sesso... non l'aveva previsto, o sarebbe comparso in forme maschili..."

"Avrebbe fallito ugualmente: io amo Derk, non mi interessa nessun altro!" dichiarò Axel.

"Poteva forse anche prendere le sue sembianze, se era un mago potente... Ma perché... e cosa... Bene, state all'erta. Io devo andare a vedere se posso capire quale fattura vi è stata lanciata, vedere se e cosa posso fare per contrastarla..."

"Non puoi eliminarla?" chiese Harti.

"Non so, forse sì, forse no... dipende dalla forza del mago che vi ha maledetti. State all'erta, comunque."


SECONDA NOTTE

Arseno preparò il calderone delle visioni e fece bollire gli ingredienti. Ottenuto il liquido, lo filtrò e lo mise in un bacile. Attese che raffreddasse e vi gettò la polvere di ossa di morto. L'acqua si intorbidì, s'increspò e vide...

Come aveva sospettato, per via del corvo, si trattava di magia nera. Non della più forte, ma abbastanza forte per non poter essere annullata. Il corvo nero, l'anima di una persona uccisa quella notte stessa e inviata come messaggero d'odio... Sì, i sei uomini sarebbero stati divisi, non sapeva come, ma divisi. E così sarebbero stati deboli, in un certo senso indifesi. Annullare l'impresa? Forse non era necessario, forse...

Doveva dormire, sperando che il suo maestro gli apparisse in sogno e gli desse qualche indicazione. Un sonno sicuro... Sbarrò la porta della sua stanza, prese un elisir per assicurarsi un lungo riposo, fece due palline di cera e le ficcò nelle orecchie per non essere disturbato da nessun rumore e si stese sotto le sue coperte, aspettando il sonno...

Frattanto i sei avevano vegliato per tutta la notte: avevano deciso che avrebbero dormito due alla volta durante il giorno, in cui si sentivano più sicuri. Avevano discusso fra di loro gli avvenimenti, il malocchio gettato sulla loro impresa... Non riuscivano a capire le intenzioni del mago: se avesse solo voluto impedire la loro impresa, ci sarebbe riuscito senza cercare di sedurli... Quindi voleva ottenere altro, da loro, ma che cosa? E ora, se la loro impresa era destinata a fallire, il re avrebbe scelto altri campioni? Arseno aveva detto loro di aspettare, quindi forse c'era ancora speranza... E aveva detto loro anche di non parlarne con nessuno, neppure con il re, finché non fosse tornato...

I sei, ormai, amavano troppo l'impresa per pensare di dovervi rinunciare...

"Davvero, Axel, se il mago avesse saputo... e se ti fosse comparso davanti col mio aspetto..." chiese Derk.

Il cavaliere gli cinse una spalla con un braccio, in un gesto rassicurante: "Non credo che sarebbe riuscito ad ingannarmi: conosco troppo bene il tuo sguardo, il tuo sorriso, la tua anima... Mi avrebbe insospettito un Derk... libidinoso!" gli disse sorridendo.

"Non sono... libidinoso, io?"

"Tu? Sei meglio che libidinoso, sei innamorato!" gli sussurrò Axel.

"L'hai detto davanti a tutti!"

"Era ora. E poi credo che gli altri l'avrebbero capito comunque, se già non l'avevano capito. Come è facile capire che Kimon ama Harti."

"E Harti Kimon."

"Questo... non credo. Harti ha un atteggiamento amichevole, protettivo, non da amante, però..."

"Oh... povero Kimon, allora."

"Forse. Ma mi sembra un ragazzo forte."

"E Jens con Altma?"

"Amici, anche di letto, certo, ma solo amici... Noi due siamo fortunati."

"Puoi dirlo."

Quando Arseno si svegliò, era eccitato. Il Maestro gli era comparso in sogno ed avevano parlato a lungo. Ora sapeva che cosa doveva fare. E doveva sbrigarsi. L'impresa sarebbe potuta andare avanti, con una piccola correzione di rotta. Doveva subito andare a parlare a Waltha, organizzare, preparare... preparare la loro e la sua partenza. Per il meglio. Un sacrificio, certo, ma lo compiva volentieri: doveva essere sicuro del risultato.

Per prima cosa, alzatosi, fece un inventario dei suoi ingredienti: quella sarebbe stata la sua magia più potente, l'ultima... il suo capolavoro. Quindi indossò la tunica più bella e scese dal Maschio, si recò al Vecchio Torrione e chiese di essere annunciato al re.

Waltha lo ricevette immediatamente, come al solito. "Allora, mio buon Arseno?"

"Cattive nuove e buone nuove, mio Signore."

Arseno non lo chiamava più da anni "mio Signore" e questo mise sul chi vive il re. Che allora notò anche l'abito del vecchio. "Di che si tratta, dimmi!"

"Un mago, non so chi e da dove, ha gettato il malocchio suoi tuoi campioni: appena essi usciranno dal cerchio, ognuno di loro prenderà una diversa via, da solo, per un impulso irresisitibile..."

"Che dici? Ma così... sono destinati al fallimento..."

"Già, ma io... io farò di ognuno di loro la somma di tutti loro... E il malocchio cesserà fra sette anni e potranno riunirsi e portare a compimento l'impresa."

"Ma allora, perché non annullare tutto e farli partire fra sette anni? O cercare altri campioni?"

"No, il momento propizio per la partenza è questo. E cercare altri... il malocchio potrebbe essere gettato di nuovo. No, lasciamo credere al mago di aver ottenuto ciò che vuole, è meglio. Solo che... dovendo viaggiare divisi, ti consiglio di ordinare cavalieri anche i tre scudieri e di dar loro armi..."

"E nuovi scudieri a tutti e sei?"

"No, sono loro sei i predestinati... ricordi il tuo sogno? Le tre montagne alte e le tre montagne piccole che si allontanavano in diverse direzioni? Almeno questa parte ora mi sembra chiara: devono partire."

"E come farai a far sì che ognuno valga come tutti e sei?"

"Questa è la parte più... più difficile e dura. Dovrò abbandonarti..."

"Vorresti andare con loro?"

"È impossibile, loro prenderanno sei strade diverse... Ma per fare la mia magia che li aiuterà... devo sacrificare la mia magia... Vedi, Noi che possediamo la magia bianca, per poter avere e conservare il nostro potere, dobbiamo rimanere vergini per tutta la vita... Ma per compiere questa mia ultima magia, un ingrediente necessario è il mio seme... Perciò..."

"Ma poi... come farò io senza di te?"

"Preparerò il mio successore, non temere. Senza di me... ricordi la terra grigia, la scomparsa del sole? Ma poi il sole torna... Non temere, andrà tutto bene. Ma, per compiere la mia magia, ho bisogno di due cose che non ho: il sangue di un bambino vergine, assolutamente e completamente vergine, che non abbia mai avuto nessun contatto sessuale, e il latte di una donna di venti anni esatti che allatti il suo primo figlio. Puoi farmeli avere al più presto?"

"Il sangue di un bambino vergine? Dovrei compiere un sacrificio umano?" chiese il buon Waltha inorridito.

"No... no no, mai nella magia bianca. Solo alcune gocce di sangue, un piccolo salasso. Il bimbo resterà vivo e sano e... e sarà lui il prossimo mago. Visto che devo perdere la mia magia e la mia vita, darò anche a lui il mio seme e il mio sangue, così sarà investito dei miei poteri. Dovrà imparare a conoscerli e ad usarli, perciò, dopo la partenza dei sei campioni, lo porterò con me alla grotta dei maghi perché sia allevato... Quando sarà pronto, tornerà lui da te... il suo nome sarà... Arseno, si capisce..."

"Un bimbo vergine... Sai quanto è difficile esserne sicuri..."

"Esiste un modo per esserne certi: non sarà così difficile. Ma la madre dovrà cederlo volentieri, e questo sarà meno facile. Per lei sarà come un figlio perso... E sarebbe ideale che il bimbo avesse attorno ai sei, sette anni..."

Il re chiamò le sue guardie e le mandò nelle città e nei villaggi per cercare una donna di esatti venti anni che allattasse il suo primo figlio, ordinando di accompagnarla a castello. Poi, pensò a far cercare anche il ragazzino. Perciò iniziò con il convocare a corte tutti i maschietti del suo regno fra i cinque ed i nove anni, assieme ai loro genitori.

Arseno li esaminava ad uno ad uno... erano pochi quelli che non avevano indulto, magari in modo innocente, a qualche gioco sessuale. Il re faceva donare loro un pane e li rimandava indietro. Finalmente Arseno trovò un ragazzino puro, di sei anni: era il figlio di una mendicante della città bassa, il padre era morto da quattro anni. Era bello, dritto come un fuso, con uno sguardo luminoso e dolce.

Waltha allora disse alla donna: "Ascoltami, il cuore mi piange a chiederti quello che ti sto per chiedere, e se la tua risposta sarà no, non vi saranno problemi, io ti capirò..."

"Signore, tu sei il mio re, ordina..." disse sommessa la donna vergognosa del suo misero aspetto, stringendo a sé il figlioletto.

Questo gesto dette ancora più pena al re, che però continuò: "Ascolta: quello che ti sto per chiedere, è il tuo bene più prezioso..."

"Bene prezioso? Ma non ho nulla, Signore... Se avessi qualcosa di prezioso... te lo darei."

"Aspetta. Tu hai qualcosa di estremamente prezioso: tuo figlio..." disse il re quasi vergognandosi di quelle parole.

Arseno sorrise con simpatia al turbamento del re.

"Mio figlio? Perché mi chiedi mio figlio? Che cosa vuoi farne, Signore?"

"Tuo figlio... tuo figlio avrà una vita serena e piacevole, anche se molto particolare. Non posso spiegarti di più, dovresti fidarti della mia parola. Non gli accadrà nulla di male, anzi, ma... per te sarà come perderlo."

"Ma vivrà bene?"

"Vivrà molto bene, te lo garantisco. Hai la mia parola di re."

"Non gli sarà fatto del male in nessun modo?"

"In nessun modo, lo giuro sulla mia vita."

"Allora prendilo, mio buon re: che posso dargli io, con la mia vita? Stenti, fame, freddo... Te lo affido, Signore, so che è in buone mani. Lo amo, e perciò... quello che non posso dargli io, tu glielo puoi dare... Sì, è vero, mi hai chiesto la mia cosa più preziosa, e te la dono..."

"Mamma... ma non ci vedremo più?" chiese il piccolo con occhi smarriti sentendo la decisione della donna.

"No... ma io sarò sempre con te, dentro il tuo cuore... Il mio amore, quello, non ti abbandonerà mai. Sii forte, piccolo mio, il re ti tratterà bene..."

"Ma, mamma..." riprese il piccolo con le lacrime agli occhi.

"Ssssttt! Non devi piangere, amore mio! La mamma sa che cosa è bene per te. Fidati della mamma, ed obbedisci al re."

"Sì, mamma..." rispose il piccolo abbassando gli occhi e cercando di frenare le lacrime.

Waltha piangeva silenziosamente. "Hai la mia gratitudine, donna... So che nulla può ripagare la perdita di un figlio, ma... Non solo la sua vita sarà migliore, d'ora in poi, ma anche la tua... Che cosa ti piacerebbe fare, se tu potessi avere un lavoro?"

"Un lavoro? Volessero gli dei... Io so tessere, ma nessun tessitore mi ha voluta... e un telaio e i fili, costano troppo..."

"Avrai una casetta, un telaio e dei fili, perché tu possa ritrovare la serenità. Sei ancora giovane, potrai trovare un buon marito, forse, e rifarti una famiglia: io ti darò anche la dote, quando trovarai l'uomo giusto. Tutto questo non ti ripaga certo della tua rinuncia, ma..."

"Gli dei ti benedicano, re Waltha!" disse la donna piangendo.

Il re disse al ragazzino di seguire Arseno e di fare qualsiasi cosa l'uomo gli avesse chiesto. Arseno portò il ragazzino nella propria stanza e gli spiegò che cosa si aspettava da lui, e gli propose di diventare un mago.

Il piccolo, mansueto, accettò: "La mamma mi ha detto che va bene, perciò, va bene... anche se non la potrò più rivedere."

"Anche per me è stato così: ma la tua mamma resterà sempre nel tuo cuore, come la mia è restata nel mio... non sarai mai solo, non temere."

"Mi farai male quando mi toglierai il sangue?" chiese il ragazzino con occhioni spalancati ricordando un particolare di quel che gli aveva detto il vecchio mago.

"No, come una piccola ferita: lì per lì forse un poco, ma passerà subito. E mi basta molto poco del tuo sangue, non aver paura."

"No, non ho paura. Tu hai gli occhi buoni, come il re..." disse serio il bambino.

Il vecchio lo fece sedere sul proprio pagliericcio, prese una lama di affilatissima ossidiana, un piattino di oro e si accostò al ragazzino: "Porgimi il tuo braccio sinistro. Farò un taglietto, raccoglierò un po' di sangue, poi metterò un impasto di foglie che farà fermare il sangue. È una cosa veloce."

Il ragazzino tese il braccetto scarno.

"Hai paura?" gli chiese il vecchio con tenerezza.

"Un poco..."

"Vedrai, andrà tutto bene."

Il mago fece un gesto lieve e veloce e dal poso del ragazzino sgorgò un rivolo di sangue color rubino che colò sul piattino d'oro. Il vecchio prese una pallina morbida di polvere d'erbe e grasso e la schiacciò sulla minuscola incisione, ed il sangue smise di uscire. Pulì il braccio e lo avvolse in strisce di foglie conciate, legandole con un filo.

"Ecco fatto."

"Tutto qui? Avevo più paura di quello che serviva..." disse il piccolo abbozzando un timido sorriso vergognoso.

Arseno gli scompigliò i capelli in un gesto affettuoso e lo tirò a sè. Il piccolo gli si rannicchiò contro come un gattino che fa le fusa.


TERZA NOTTE

Mentre i soldati cercavano la donna che allattava, il re, su richiesta di Arseno, fece montare tutto attorno al cerchio di pietre dentro cui i tre cavalieri con i loro tre scudieri proseguivano la veglia d'armi, un'alto telo sostenuto da pali, sì che da fuori non si vedesse che cosa accadeva all'interno del cerchio.

Arseno frattanto, preparava la pozione magica: mise in una piccola caldaia acqua di fonte, veleno di vipera, polvere di argilla bianca, succo di mandragora, cenere di quercia, il sangue del piccolo ragazzino vergine: mancavano solo due ingredienti... Preparò il fuoco di quercia per farlo bollire, il rametto di ginepro per rimestare e l'alambicco per distillare... Il piccolo lo guardava assorto, in silenzio.

"Anche tu imparerai a fare queste cose, piccolo... e il mio nome sarà il tuo nome: Arseno."

"Anche il tuo maestro si chiamava Arseno, allora?"

"Esatto."

"Perciò mi chiamo Arseno, ora?"

"Non ancora, ma presto. Prima dobbiamo fare un rito, perché io ti passi la mia forza e il mio nome."

"Quando?"

"Presto, piccolo mio, molto presto..."

"E abiterò qui, con te?"

"Qui, sì, ma non con me. Abiterai qui, fra alcuni anni, quando avrai imparato tutte le arti della magia bianca."

"Me le insegnerai tu?"

"No, te la insegneranno altri maestri a cui ti affiderò... io me ne devo andare..."

"Dove?"

"Dove è tuo padre, piccolo..."

"Vuoi dire che muori?" chiese il bimbo spalancando gli occhi.

"Sì, esattamente un anno dopo che avremo compiuto il rito. Ti accompagnerò alla sacra montagna, ti affiderò ai maestri miei amici e mi ritirerò nella grotta del viaggio, dove resterò finché gli dei chiuderanno per sempre i miei occhi..."

"Ma io ti potrò venire a trovare?"

"Lo desideri?"

"Sei tu, ora, l'unico che mi resta..." disse sottovoce il piccolo.

Arseno lo abbracciò e lo strinse a sé: "Sì, figlio mio, per un anno... Ma ogni volta che avrai bisogno di me, dopo che me ne sarò andato, potrai parlarmi in sogno."

"E come si fa?"

"Te lo insegneranno i tuoi nuovi maestri..."

Finalmente arrivarono i soldati con la donna. Arseno le estrasse il latte dalle mammelle succhiando e facendolo colare su un piattino d'argento. Il re donò alla donna una moneta d'oro e la rinviò al suo villaggio.

Arseno aggiunse il latte nella piccola caldaia e disse al ragazzino: "Ecco, ora è arrivato il momento. Quello che vedrai fare a me, tu non dovrai mai farlo, ricorda, o perderai tutti i tuoi poteri e poi anche la tua vita..."

"Ma allora perché tu lo fai?"

"Perché è arrivata la mia ora. Perché è utile per i campioni ed è necessario per fare di te il prossimo Arseno."

Il vecchio prese un piccolo piatto di cristallo di rocca, lo depose davanti a sé su uno sgabello, si sollevò la tunica e prese nella mano il suo vecchio membro. Lo carezzò quasi con affetto, ed il piccolo sgranò gli occhi vedendolo allungare, ingrandire, ergersi a poco a poco.

"Quant'è grosso... posso toccarlo?"

"No, piccolo, non puoi."

"Anche a me diventerà così grosso?"

"Certo, ma se vuoi essere un mago, lo dovrai lasciare in pace, non potrai fare quello che sto facendo: un mago deve rimanere vergine per sempre. Capisci?"

"No..."

"Capirai..." disse l'uomo con un sorriso cingendosi il membro con una mano ed iniziando a muoverla su e giù in precisi, misurati movimenti ritmici.

Un lieve gemito di piacere uscì dalle sue labbra.

"Stai male?" gli chiese il piccolo preoccupato.

"No... va tutto bene... non ti meravigliare, vedrai cose strane... tra poco da qui uscirà una specie di latte bianco e mentre esce forse gemerò, ma non spaventarti, è naturale, non sarà dolore..." spiegò il vecchio continuando a masturbarsi dolcemente: ora stava scoprendo, almeno in parte, a che cosa aveva riniunciato per tutta la vita...

Ed accadde. La mano libera del vecchio, tremante, avvicinò il piattino alla punta del membro e, quasi all'improvviso, ne uscì un bianco fiotto, quasi un flusso continuo, poi alcuni brevi schizzi veloci, poi di nuovo un lungo fiotto... il mago raccolse il seme nel piattino, senza lasciarne sprecare neppure una goccia.

"Ecco, fra un anno... a poco a poco..." mormorò il vecchio rimettendosi a posto la tunica. Si alzò con gambe malferme: l'orgasmo l'aveva scosso, spossato, anche se era riuscito a non gemere per non spaventare il piccolo.

Prese la metà del seme e la versò nel calderone. Poi fece colare l'altra metà in una piccola coppa. Quindi prese la lama di ossidiana, una pallina di impasto emostatico, le foglie ed il cordino. Mise il braccio sopra la coppa che conteneva la metà del suo seme, e tagliò: il suo sangue scuro colò nella coppa.

Quando ve ne fu abbastanza, fermò il flusso con la pallina morbida, prese le foglie e disse al piccolo: "Fasciami come ho fatto io con te, poi lega."

Il piccolo eseguì prontamente.

"Bravo, vedo che impari in fretta. Ora, prendi questa piccola coppa, ripeti con me la preghiera agli dei e bevi tutto il contenuto, fino all'ultima goccia. Così il mio potere entrerà in te..."

Il piccolo eseguì.

"Ha un gusto strano..."

"Sì, è il mio sapore. Tu sei l'unico che lo conosca..."

La semplice cerimonia del passaggio delle consegne era finita. Ora toccava ai maestri allevare il piccolo e farne fiorire le doti di mago che lui gli aveva passato.

Accese il fuoco e preparò la pozione. Quindi, quando fu pronta, la mise nell'alambicco e la distillò: era un liquore di un bianco rosato, opaco. Mancava solo l'ultimo ingrediente. Versò il liquore in una caraffa di cristallo di rocca e, preso il piccolo per mano, scese dalla torre. Traversò il piazzale tenendo la caraffa coperta con un panno prezioso, scostò il telo ed entrò nel cerchio magico. Jens e Altma stavano riposando dentro la tenda, gli altri quattro erano seduti accanto al fuoco per riscaldarsi. Quando videro Arseno col piccolo, si alzarono.

"Chiamate gli altri." disse il mago.

"Sono andati a riposare da poco..." disse Kimon.

"Chiamateli." ripeté il vecchio.

Quando furono tutti radunati, Arseno spiegò: "Questa pozione che devo finire di preparare e che poi dovrete bere, ha una proprietà particolare: rende il vostro seme, e il seme che berrete in seguito, portatore di tutte le qualità del donatore... quello che conosce, quello che è... bevendolo, sarete ricettori di tutti i poteri del donatore, ma in special modo e con speciale forza, degli altri cinque di voi che siete qui. Qui dentro devo mettere il vostro seme, c'è già il mio: non per questo diventerete maghi, ma conoscerete molte delle mie conoscenze che vi potranno essere utili. In questo modo, anche se sarete separati, ognuno di voi avrà in sé tutte le qualità ed i ricordi degli altri cinque. Anche il vostro corpo, a poco a poco, cambierà e vi somiglierete, tanto più quanto più berrete, dopo questa pozione, il seme l'uno dell'altro. Avete domande da farmi?"

"Se bevo questa pozione, e dopo anche il seme di Axel... somiglierò anche fisicamente ad Axel? Diventerò grande come lui?" chiese con occhi spalancati Derk.

"Sì, gli somiglierai tanto più quanto più berrai il suo seme..."

"Ma allora, anche Axel se beve il seme di Derk, diventa piccolo come lui?" chiese Jens preoccupato.

"No, perché la statura è in gran parte questione di età, ma certo, gli somiglierà... ed avrà i suoi ricordi e le sue abilità."

I sei si guardarono l'un l'altro: Axel e Derk sembravano i più felici e convinti: potenza dell'amore. Anche Kimon...

"Bene, ora ad uno ad uno masturbatevi e depositate il vostro seme in questa coppa."

"Ecco perché quel telo tutto attorno!" esclamò Jens divertito.

Harti fu il primo a sollevarsi la tunica ed a masturbarsi. Arseno notò divertito che agli altri cinque compagni era subito venuta un'erezione. Quando Harti depositò il suo seme nella coppa, Axel era già pronto... ad uno ad uno tutti e sei versarono il loro contributo nella coppa. Arseno, allora, mescolò accuratamente il profumato cocktail di sperma in modo che fosse assolutamente omogeneo, quindi lo versò nella caraffa e mescolò di nuovo a lungo. Quando finalmente fu soddisfatto, porse la caraffa a Jens che gli era accanto.

"Bevine una sorsata, poi passala al tuo vicino. Passatevela finché avrete finito tutto."

Jens prese la caraffa di cristallo di rocca fra le mani e la sentì piacevolmente tiepida. La portò alle labbra e ne trasse un sorso, poi la passò a Altma.

"Un gusto piacevole..." osservò soddisfatto.

"Ma non sento nessun cambiamento, a parte un senso di lieve piacere nello stomaco..."

"Non senti nulla per ora, ma il cambiamento nel tuo seme e in te è cominciato..." disse Arseno mentre la coppa girava di mano in mano e tornava a Jens.

Ne era stata consumata la metà, perciò Jens fece un sorso come il primo e la ripassò ad Altma. la coppa girò di nuovo finché Kimon la finì e la rese al mago. Questi allora la depose in centro al fuoco. Si sentì come un crepitio e la caraffa si sgertolò in minuti cristalli.

"Bene, fra poco sentirete il desiderio accendersi in voi e non si spegnerà che quando avrete bevuto lo sperma dei vostri compagni..."

"E quanto durerà questo effetto?" chiese Jens.

"Durerà per alcuni anni, ma diminuirà a poco a poco. Ma questo è l'ultimo giorno e l'ultima notte in cui potrete stare assieme... quindi profittatene..."

"Sì, ci daremo da fare... disse Altma con un sorriso malizioso: l'idea di "doverlo" fare anche con gli altri quattro, oltre che col suo cavaliere, lo eccitava non poco.

"Beh... cominciamo?" chiese Axel incerto.

"Certo, portiamo fuori i pagliericci, attorno al fuoco." propose Harti.

"Attizziamo il fuoco e spogliamoci, sarà più semplice..." propose Jens.

Gli scudieri si diedero da fare. Quando tutto fu pronto, si denudarono e notarono che erano già tutti eccitati. Derk pensò che doveva essere l'effetto della pozione, ma per la prima volta sentì che "desiderava" farlo anche con gli altri, non solo con Axel... Da un lato questo lo faceva vergognare un po' ma dall'altra lo eccitava...

Harti tirò a sé Jens e lo fece stendere, gli prese fra le labbra il palo ritto ed iniziò a succhiarlo con energia. Altma prese Derk e lo succhiò con gusto. Allora Kimon si inginocchiò davanti ad Axel e ne prese tutto il membro in bocca. In breve le tre coppie erano allacciate in appassionati sessantanove. Gemiti, mugolii, presto si levarono dal cerchio magico. Quando tutti e sei ebbero raggiunto il primo orgasmo, iniziarono a scambiarsi di posto, quando Altma ebbe l'idea di fare una catena. Gli altri, divertiti, accettarono.

Altma prese il membro di Axel, questi quello di Jens, che prese fra le labbra il paletto di Derk; il ragazzo succhiò Harti che prese il membro di Kimon e questi a sua volta chiuse il cerchio succhiando Altma... Harti pensò che era uno spettacolo, e che era divertente ed eccitante. Mentre Derk aveva il suo secondo orgasmo e si svuotava nelle gola di Jens, si chiese se avrebbe resistito per altri tre orgasmi...

Si cambiarono di posizione finché ognuno ebbe bevuto il seme di tutti e cinque gli altri compagni. Alla fine erano esausti, ma soddisfatti. Decisero di riposare restando attorno al fuoco, coprendosi con i mantelli ma restando nudi, Derk andò a stendersi con Axel. Harti tirò a sé Altma e Jens prese con sé Kimon.

"È stato piacevole, è vero, ma io amo solo te..." sussurrò Axel al suo Derk.

"Lo so. Anche io. Non voglio separarmi da te..."

"Neppure io, ma la maledizione..."

"Ma se non vogliamo, dici che funzionerà?"

"La magia... è potente, temo."

"Più dell'amore?"

"No, non più... nessuno potrà impedirci di amarci, anche se ci impedirà di stare assieme, almeno per un po'..."

"Un po'? Diceva Arseno che saranno sette anni..."

"Sarai un uomo, allora... avrai quasi la mia età..."

"Mi vorrai ancora?"

"Non ne ho nessun dubbio... e non devi averne neppure tu. Solo se sarò morto, potrò non stare con te. Col mio corpo, perché il mio spirito comunque sarà sempre con te."

"Sempre sempre?"

"Sempre, certo."

Derk si accucciò felice contro il suo uomo che lo avvolse fra le gambe e le braccia pieno di tenerezza.

Kimon si svegliò con una strana sensazione... e si rese conto che era Jens che stava cercando di penetrarlo.

"Ehi, ma che fai?" gli chiese sottovoce irrigidendosi.

"Rilassati... ho voglia di fotterti..."

"Ma... Arseno ha detto che solo per bocca..."

"Sta tranquillo, al momento giusto te lo metterò in bocca, ma ora ho voglia di fotterti... hai un gran bel culetto..."

"Ma che dirà Harti?"

"Lui?" ridacchiò Jens, "lui, proprio adesso, si sta inculando il mio Altma, perciò... rilassati dai, lasciami entrare..."

Kimon guardò verso il giaciglio del suo Harti e lo vide agitarsi sopra ad Altma. Per la prima volta provò una forte fitta di gelosia: vederlo accoppiarsi con un altro, lì, sotto i suoi occhi, era diverso dal solo sapere che accadeva, molto diverso. Si stese e si rilassò, mentre una lagrima gli brillava in un angolo degli occhi, e sentì Jens infilarsi prontamente in lui ed iniziare a fotterlo con evidente piacere, mentre con le forti mani gli carezzava il petto e il ventre e gli stuzzicava i capezzoli.


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