L'AVVENTURA DI WALTHA
"Sì, re Waltha, domani è il gran giorno. Ti senti emozionato?"
"Un poco... anzi, parecchio." rispose il re sorridendo.
Il vecchio annuì rispondendo al sorriso. "Devo finire a preparare gli incantesimi, se permetti."
Waltha capì che era un cortese congedo, ma un pensiero gli tornò in mente: "Prima di lasciarti..."
"Sì?" disse incoraggiante Arseno.
"Desidero un tuo consiglio."
"Ti ascolto."
"Sai che la regina aspetta un mio nuovo figlio..."
"Certo. Quando nascerà ne predirò il futuro..."
"E sai che, in questi periodi, un uomo assennato non deve assolutamente toccare la moglie..."
"Già, è proprio così..."
"Ma i miei lombi sentono il fuoco... hanno bisogno di sollievo. Però, vedi, una serva, non posso prenderla, temo di fecondarla, dopo tanta astinenza..."
"Giusto."
"Se lo chiedessi ad un servo, questo dovrebbe obbedirmi ed io non desidero imporre a qualcuno i miei desideri, anche se avrei il diritto di farlo..."
"Sei un uomo ed un re saggio."
"Né posso chiederlo ad una donna o ad un uomo libero... un re è più prigioniero di uno dei suoi cavalieri, almeno loro hanno gli scudieri, con cui è tradizione che... D'altronde la mia mano non mi accontenta più..."
"Capisco..." Il vecchio sorrideva. "Vuoi un cosiglio dal mago o dall'uomo?"
"Da... entrambi?" rispose con un sorriso il re ed Arseno pensò che quando Waltha sorrideva così pareva tornare il ragazzino d'un tempo.
"L'uomo ti dice che devi semplicemente andare in città travestito: così, chi ti accetterà, lo farà perché ti desidera, e non perché tu sei il re. Il mago ti dice che proprio questa notte ti sarà propizia e che non sarai deluso..."
"Dici davvero?" rispose il re con occhi accesi di piacere.
"Dico davvero. Troverai di che appagare i tuoi desideri, mio buon Waltha... Proprio questa notte, che è l'ultima prima della luna piena."
"Ti ringrazio." rispose il re e, salutatolo con un breve abbraccio, scese verso i propri appartamenti.
Chiamò il sovrintendente della Casa e gli disse di procurargli in segreto abiti da servo. Chiamò il capo della guardia e gli disse che a notte avrebbe dovuto lasciar uscire dal castello e poi rientrare il servo che gli avesse mostrato un certo contrassegno, senza far domande. Quindi si recò nella propria stanza e dallo stipetto della regina prese il barattolino di polvere con cui la regina amava scurirsi i capelli...
Sì, quella notte... era già eccitato al pensiero.
A notte, quando la regina fu addormentata, il re si alzò furtivamente. Nella stanza adiacente aveva preparato tutto: accese una lucerna, sedette davanti allo specchio e, pettinatasi la folta chioma, intrecciò i capelli in due grosse natte come usavano parecchi servi. Con la polvere si scurì lievemente il viso e le mani, si tolse l'anello, infilò la tunica da servo e mise al collo il contrassegno. Dovette rialzarsi la tunica e cingere sul pube una fascia: la sua erezione sarebbe stata troppo visibile, altrimenti: con questa costrinse il proprio membro contro il ventre. Il membro palpitò con forza.
"Stai calmo, tra non molto avrai quello che desideri!" gli disse sorridendo.
Spense la lanterna ed uscì dalla tenda andando a tentoni verso la scala. La scese, attraversò il quadrilatero del cortile, uscì sulla piazza d'armi e la traversò andando verso la porta.
"Chi va la?" chiese la voce della sentinella sbarrandogli il passo.
Il re mostrò il contrassegno.
La guardia abbassò la lancia e gli disse: "Vieni, per di qua." Gli aprì una porticina accanto al portone e gli disse: "Quando tornerai, bussa tre, una e due volte. Ti aprirò io stesso."
Waltha annuì e, chinandosi, sgusciò attraverso l'usciolo nella città alta. La guardia si chiese chi potesse essere quel servo dal corpo così massiccio ed imponente, ma concluse dicendosi che non erano affari suoi e sbarrò la porticina.
Waltha sentì la sbarra scivolare al suo posto e cadere in sede con un lieve tonfo: la sua avventura era cominciata. Scese per la via guardandosi attorno e chiedendosi chi mai avrebbe potuto trovare nella città dalle vie deserte ed apparentemente addormentata. Ma si fidava della parola di Arseno, sapeva che avrebbe trovato.
Scese fino alla porta di valle, poi decise di tornare indietro. La città alta si stendeva come una falce di luna sotto il castello. Decise di prendere una delle vie laterali. Le case e le vie, coperte da una spessa coltre di neve, erano scure e silenziose: non una luce, non un'anima in giro. Giunto all'estrema punta, il re prese una viuzza parallela per tornare indietro. Silenzio. Anche i suoi passi, attutiti dalle scarpe di pelo e dalla neve, non suscitavano alcun rumore. La strada curvava e, proprio alla curva, giù in fondo, Waltha vide una casetta ad un piano, con solo una porta ed una finestra sulla via, ed un alto tetto a punta che, benché coperto di neve, dava l'impressione di essere uno degli antichi tetti di legno, prima che il coccio iniziasse ad essere usato dagli abbienti. La guardava incuriosito, avvicinandosi, quando intravide una luce trapelare da una fessura della finestra.
Dopo poco la porta si aprì silenziosamente ed una figuretta snella, chiaramente di donna, sgattaiolò scomparendo in uno stretto passaggio fra quella casetta e la casa vicina. Waltha si avvicinò sentendosi eccitato ed incuriosito: sarebbe stata quella la sua compagna per la notte? Era giunto quasi di fronte alla casa quando la figuretta sbucò fuori dal passaggio e vide Waltha che si avvicinava.
Ebbe un lieve soprassalto, si fermò e quando vide che l'uomo le sorrideva, gli chiese: "Chi sei?"
"Sono un servo del castello." rispose il re.
"E che fai qui, a quest'ora?"
"Ho tardato e sono rimasto chiuso fuori, fino all'alba non riaprono..."
"E passi la notte fuori? Con questo gelo?" chiese la ragazza spalancando gli occhi.
Era molto graziosa, ben fatta, aveva un'aria ed una voce gentile.
"E che altro posso fare?"
"Ma... ti congelerai!" disse la ragazza.
"Per questo cammino."
"E vorresti camminare tutta la notte?"
"E che altro posso fare?" ripeté il re con un sorriso.
La ragazza lo squadrò da capo a piedi, poi disse decisa: "Entra in casa mia, dormirai con noi, non posso lasciarti qui fuori."
Waltha si sentì sobbalzare il cuore in petto e l'eccitazione gli tornò imperiosa. "Ma non mi conosci..." disse l'uomo ammirando le belle forme della ragazza e la sua lunga treccia bionda che le giungeva alla vita.
"Se anche tu fossi un ladro, e non lo credo, non c'è nulla da rubare, in casa mia. E poi... i tuoi occhi sono buoni. Entra!" disse la ragazza aprendo la porta e facendolo entrare.
Richiuse la porta col paletto. Il re guardò dentro alla luce di una lucerna poggiata sul tavolo al centro della stanza. Era davvero una casa povera, quella era l'unica stanza ed il re capì che la ragazza doveva esere uscita per fare i suoi bisogni. In un angolo c'era il caminetto, spento. Nell'angolo opposto un pagliericcio quadrato ed il re vide che vi dormiva qualcuno.
"Tuo marito?" chiese incuriosito.
"No, il mio fratello gemello, Somma. io sono Tamma, come ti chiami, tu?"
"Io mi chiamo Kimig... disse Waltha sapendo che quello era l'antico appellativo dei re, ma che ora era diventato un comune nome maschile.
"Kimig... un bel nome. Vieni, stenditi accanto a mio fratello ed io mi stenderò dall'altro lato. Staremo un po' stretti, ma almeno ci terremo caldo a vicenda. Per gli dei! come sembri forte e ben nutrito! Il tuo padrone deve trattarti bene."
"Sì, mi tratta molto bene..." rispose il re stendendosi accanto al ragazzo dormente, sotto la coperta di pelo.
La ragazza gli si stese accanto e gli si addossò, spegnando il lume e rimboccando la coperta. Waltha aveva potuto dare un'occhiata al volto del ragazzo ed aveva notato che era molto grazioso e che assomigliava alla sorella.
"Siete voi due soli?" chiese Waltha in un sussurro per non svegliare il ragazzo.
"Sì. Mio padre è morto che eravamo baambini, quasi non lo ricordiamo più. Mia madre sei anni fa."
"Quanti anni avete?"
"Non lo so... credo ventidue... forse."
"E non ti sei ancora sposata?"
"No... non ho una dote, capisci? Nessuno sposerebbe una ragazza priva di dote. E poi... io e mio fratello... siamo gemelli, abbiamo gli stessi gusti, le stesse idee, le stesse preferenze..."
"Non capisco dove sia il problema..."
"A lui piacciono gli stessi uomini che piacciono a me... o forse è viceversa, non lo so. Così abbiamo deciso che io sposerò solo l'uomo che accetterà anche lui come me, che dormirà con noi due e... beh, questo non è tanto difficile, abbiamo trovato diversi uomini che lo fanno volentieri con tutti e due, mi capisci... Ma quanto a sposarmi..."
"Che tipo di uomo vi piace?" chiese il re tremando per l'eccitazione.
"Tremi, hai freddo?"
"Sì." mentì Waltha.
La ragazza gli si addossò di più "Ti riscaldo io... Ecco, uno come te per esempio ci piacerebbe, sei forte e gentile ed hai gli occhi buoni..."
Il re si sentiva sempre più eccitato e stava facendo fatica per non prenderla con la forza. "Ma io sono già sposato..."
"Già, pare che tutti gli uomini migliori lo siano."
"Ma... non hai nessuno che sia interessato a te... a voi due, per meglio dire?"
"Uno ci sarebbe, ma i suoi genitori, poiché io sono senza dote, non lo vogliono fare sposare con me. Così, a volte, viene a passare la notte con noi..."
"Ti ama, quest'uomo?"
"Credo di sì, e anche mio fratello... E lui mi vorrebbe sposare, ma non può mettersi contro il padre, è chiaro. Tremi ancora..." disse la ragazza addossandoglisi ancora di più e, premendoglisi contro, sentì la forte e calda erezione dell'uomo.
"Mi desideri?" chiese sottovoce.
"Sì, molto!" rispose Waltha emozionato.
"Ci vuoi? Tutti e due?"
"Ne sarei veramente felice..."
"Allora sveglio mio fratello..."
"Certo."
La ragazza, protendendosi sopra di Waltha, scosse il fratello: "Somma, ehi, Somma! Svegliati!"
"Che c'è?" chiese il ragazzo con voce assonnata.
Waltha notò che, pur avendo un timbro maschio, la sua voce era assai simile a quella della ragazza.
"C'è un uomo, qui fra me e te, che ci desidera, tutt'e due..."
"Un uomo? Chi è?" chiese il ragazzo toccandolo con le mani a saggiarne il corpo, l'erezione, il volto... "Deve essere bello, e forte... e ci vuole? Tutti e due?"
"Certo, lo sai che se no non gli avrei mai detto di sì!"
Il ragazzo si addossò al re e gli si sfregò contro, e mormorò "Benvenuto..."
"Grazie." rispose Waltha allargando le braccia e stringendoli entrambi contro il proprio petto.
Tamma lo baciò in bocca, dapprima lievemente, poi con crescente voluttà. Somma scese con una mano sotto la tunica a carezzargli il membro ormai talmente turgido da essersi liberato dalla fascia che Waltha aveva indossato.
"Togliamoci le tuniche." disse eccitato l'uomo.
"Non hai più freddo?" ridacchiò compiaciuta la ragazza.
"No, al contrario, mi sento pieno di fuoco."
"Sì..." disse il ragazzo alzandosi a sedere e sfilandosi lesto la tunica.
Gli altri due lo imitarono subito. Waltha si stese e sentì i piccoli seni sodi di lei contro il proprio fianco e le sue labbra attorno ad un capezzolo, e subito dopo sentì la lingua di lui leccargli i testicoli mentre quattro mani spaziavano per tutto il suo corpo. Il re mugolò eccitato e si sentì trasportare nei campi sempre fioriti degli dei.
I due fratelli lo stavano portando ad un'eccitazione via via maggiore: ne sentiva le labbra, le lingue, le mani i corpi dappertutto, in una specie di danza sensuale e sinuosa. Al punto che, se non fosse stato per le mammelle di lei e per l'erzione di lui, non avrebbe saputo dire chi fosse l'uno e chi l'altro. Waltha fece per alzarsi per crezzarli meglio.
"No, lascia fare a noi, ora." disse Somma.
"Tu ti darai da fare quando ci prenderai." suggerì lieta Tamma.
Waltha si stese di nuovo, sopraffatto dalle sensazioni. Credeva di esplodere, tanto era eccitato, non ricordava di avere mai provato niente di tanto intenso. I due, quasi di comune accordo, rallentarono e gli si stesero ai fianchi, per metà sopra di lui. Waltha li abbracciò e baciò, un po' l'uno un po' l'altro.
"Devi proprio essere un gran bell'uomo," disse Somma, "vorrei accendere la lucerna per goderti anche con gli occhi..."
"No, ti prego..." disse il re temendo che, se l'avesse osservato troppo da vicino, avrebbe potuto riconoscerlo, se non subito, un giorno.
"Preferisci il buio?" chiese la ragazza.
"Dà ali alla fantasia." rispose Waltha.
"Poetico..." mormorò il ragazzo ed i due ripresero a dare piacere al corpo, ora un po' più rilassato, del loro imprevisto ospite.
Waltha cercò con le mani fra le gambe dei due, fino a trovare la vagina calda ed umida di lei ed il membro forte e fremente di lui e li carezzò con mosse sapienti. Il gioco sessuale continuò portandolo ad un passo dall'esplosione poi rallentando, per tre, quattro volte, finché il re chiese che quella squisita tortura terminasse.
"Sì, anch'io non resisto più..." mormorò Tamma.
"Sì, prendici!" sussurrò Somma.
L'uomo afferrò una vita, senza sapere di chi fosse e trasse a sé il corpo giovane e fresco. Sentì che aveva presso il ragazzo. Lo fece stendere sulla schiena e gli si inginocchiò fra le gambe. Il ragazzo capì come l'altro voleva prenderlo e fece scivolare le gambe sulle ampie spalle del re, offrendoglisi. Il membro fremente dell'uomo scivolò nel solco fra le natiche del giovane finché la punta infocata individuò il morbido tepore dell'ano palpitante. Iniziò a spingere.
"Oh, sìiii." mormorò il giovane rilassandosi completamente appena lo sentì premere.
Waltha si sentì come risucchiato dal caldo e tenero canale di carne che gli aderì attorno, stretto e comodo al tempo stesso, come un buon fodero alla sua spada.
"Oh, per gli dei, sei forte, sei un vero maschio tu, il re di tutti i maschi!" mormorò eccitato Somma fremendogli sotto, premendoglisi contro per prenderlo tutto, facendo palpitare deliziosamente il proprio sfintere.
Waltha pensò sorridendo che il ragazzo non sospettava di aver detto la verità.
La ragazza era stesa accanto al fratello e carezzava i due corpi allacciati, godendo felice del godimento del giovane. Waltha, anche se da molti anni, da quando era sposato, non aveva più goduto di un maschio, ricordava ancora come dirigere i propri colpi nel caldo canale in modo di dare anche all'altro il più intenso piacere. Il ragazzo sussultava in preda al godimento. Waltha scese a baciarlo e le loro lingue s'intrecciarono, giocarono, si sussero con dolce foga. L'uomo iniziò a pompargli dentro con virile possanza, il giovane era al settimo cielo.
"Tu non sei un uomo, sei un dio sceso in terra!" mormorò il ragazzo con voce roca di piacere.
Il re accelerò i suoi colpi, e sentì che sia il ragazzo, sia lui, erano prossimi all'esplosione, era solo questione di attimi. Scese a baciare di nuovo Somma che gli cinse con la braccia il collo per stargli più vicino. Il membro del ragazzo, premuto contro il ventre di Waltha, guizzava con forza. Un lungo e forte gemito salì dal profondo dei due maschi e, all'unisono, in una serie di guizzi potenti, si scaricarono, il re nelle viscere del giovane e questi fra i due ventri arcuati. Cessato l'ultimo spasimo dell'orgasmo, Waltha si lascià andare sul corpo del ragazzo, ansimando con lui. I loro petti si sollevavano e si abbassavano alternati.
"Oh, Tamma, è stato troppo bello! Quest'uomo mi ha fatto venire senza che io mi toccassi! Vedrai, anche tu ne sarai sopraffatta, è davvero troppo bello, troppo..." mormorò il ragazzo con tono di profondo stupore.
La ragazza disse: "Vorrai riposarti un po', Kimig, sarai stanco..."
"No, sono pronto per te..." disse il re con voce roca di desiderio sfilandosi lentamente dal ragazzo e spostando il proprio corpo sopra a quello della ragazza. Lei lo cinse con le braccia ed allargò le gambe accogliendo fra le sue quelle del re. Waltha scese un poco a mordicchiare i capezzoli della ragazza, poi risalì lentamente e il suo membro ancora fremente e duro, trovò la via ed invase a poco a poco la vagina accogliente della giovene donna. Tamma gemette per il piacere e si morse un labbro per non gridare.
Waltha la baciò. "Sei pronta?" le chiese.
La ragazza annuì e pose le mani sulle natiche dell'uomo tirandolo a sé quasi per farsi penetrare più a fondo. Il re iniziò la sua seconda cavalcata, sentendosi pieno di energie come prima. Ora era il giovane a carezzare i loro corpi. L'uomo sapeva come dare piacere anche ad una donna e in breve Tamma fu in delirio come poco prima il fratello.
"Oooh, sì, Somma, è davvero un dio questo uomo... peccato che sia già sposato... Mi sta facendo morire di piacere... Ooooh, tu sì che sai come far godere una donna!" disse sussultandogli sotto.
"E anche un uomo... peccato davvero che tu sia sposato..." aggiunse il fratello con aria sognante.
Waltha la lavorò a lungo, ora con colpi calmi e calibrati, ora con vigore, mentre le carezzava tutto il corpo come prima aveva fatto col ragazzo. Sentiva che l'orgasmo della giovane donna stava lievitando rapidamente, assieme al proprio. Anche la ragazza ci sapeva fare, sapeva come muoversi per dare piacere ad un uomo. Waltha si disse che, se avesse mai dovuto scegliere fra i due, gli sarebbe stato difficile. Per i figli, lei, si capisce, ma a parte questo... Assieme erano proprio completi: beato l'uomo che "li" avesse sposati! pensò il re in preda al piacere.
E l'orgasmo li colse e li trascinò in un vortice meraviglioso, il secondo di quella incantevole notte che Waltha non avrebbe mai dimenticato.
Stesi tutti e tre, Waltha sempre in centro, il re li abbracciò e li tirò a sé, baciando ora l'uno ora l'altra. "Adesso sì che ho bisogno di un po' di riposo..."
"Un po'?" chiese con voce lieta il ragazzo, "vuoi dire che tra poco..."
"Lo rifaremo di nuovo?" chiese compiaciuta lei.
"Se a voi non dispiace..." disse Waltha.
"Dispiacere?" chiesero ad una voce i due fratelli
"Al contrario!" disse lei.
"Niente affatto!" disse lui.
"Bene... mi bastano pochi minuti..." rispose il re benedicendo il mago ed i due ragazzi in cuore suo.
Waltha tornò al castello, ed andò subito a dormire, finalmente disteso ed appagato.
La mattina dopo, allegro e di buon uomore come mai era stato, andò nella sala del tesoro. Cercò nei suoi forzieri finché trovò quello che cercava: due monete d'oro che provenivano da un regno lontano, ognuna del valore di circa tre monete d'oro del suo regno. Scese nelle cucine del castello, prese un po' della massa di pane d'orzo lievitata e ne fece una grossa pagnotta, nascondendovi dentro, non visto, le due monete d'oro. La lisciò bene, col coltello vi incise sopra il simbolo della dea madre e la diede ai servi, ignari del contenuto, percé la cuocessero nel forno, dando ordine che appena pronta, gli fosse portata in una sporta.
Risalito nei suoi appartamenti, chiamò un servo fidato, il figlio della sua balia, che li aveva allattati assieme.
"Raghn, ho una missione da affidarti. Una missione segreta..." e gli spiegò i fatti e le sue intenzioni.
L'uomo annuiva man mano. "Sarà tutto fatto come desideri, Waltha." gli disse.
Il servo tornò agli alloggiamenti dei servi e cercò tra i panni finché trovò una tunica diversa da quelle dei servi del castello. Si sciolse le trecce e le riannodò dietro a coda di cavallo, per darsi un'aria forestiera. Poi tornò dal re.
"Perfetto!" disse questi quando lo vide.
Frattanto era giunta dalle cucine la sporta con il pane. Il re la dette a Raghn e questi partì.
Sceso nella città alta, il servo cercò la casa di Somma e Tamma. Una vicina gli disse che stavano lavorando dal vasaio, come ogni giorno. L'uomo parlava con un accento strano abbastanza perché la donna lo chiamasse "forestiero". Individuò la bottega del vasaio e chiese dei due giovani. Quando se li vide davanti, si disse che il suo re aveva avuto davvero molto buon gusto.
"Scusate, siete voi certi Somma e Tamma, fratelli gemelli?"
"Sì." risposero questi guardandolo incerti.
L'uomo sorrise come per tranquillizzarli: "Sono un viaggiatore... stavo venendo qui quando, per via fra il lago e la capitale, incontrai una anziana donna. Pareva sofferente, malata. Mi chiese se andassi alla capitale e le risposi di sì. Allora mi affidò questo pane e mi disse: per amore della dea madre, porta questo pane d'orzo a due fratelli, tali Somma e Tamma, che vivono nella capitale e fanno i vasai. Dì loro che lo mangino, una fetta per notte, pregando la dea madre che mi ridia la salute e io pregherò per loro che benedetti siano."
"Una donna anziana?" chiese lui.
"Ti ha detto come si chiamava?" chiese lei.
Il servo rispose: "No, non mi ha detto nulla."
"Com'era vestita?" chiese lei.
"Quando t'ha lasciato, verso dove è andata?" chiese lui.
"Disse che tornava indietro, è andata verso il lago. Era vestita con una tunica verde di buona lana ed aveva un cappuccio a righe di vari colori in capo."
"Era sola?"
"Era straniera?"
"Non so se fosse straniera, ed era sola. Cavalcava un piccolo mulo grigio..." rispose il servo tendendo loro la sporta.
La ragazza la prese e disse: "Un buon pane non si rifiuta mai. Pregheremo la dea madre per chi ha fatto questo pane."
"Ah, dimenticavo... la vecchia mi ha raccomandato: mangiatene solo voi due e solo di notte, quando non c'è nessun altro in casa. Si è raccomandata tanto che non mi dimenticassi di dirvelo. È forse un rito?" chiese il servo.
"Non lo so, ma faremo come ci dici: se lo fosse..."
"Non vorremmo certo romperlo. Forse è un voto. Ma come sapeva i nostri nomi?"
"Questo non lo so davvero. Bene, benedetti siate, ragazzi. Io devo proseguire il mio cammino..." disse l'uomo lasciandoli.
Quella stessa notte i ragazzi pregarono la dea per la sconoscita persona che aveva fatto quel pane e ne mangiarono una buona fetta a testa. E la notte seguente, e la terza notte.
La quarta notte il coltello incontrò un ostacolo... ed i due fratelli trovarono le due monete d'oro: non credevano ai loro occhi!
"Che la dea sia benedetta! Con questi ti ci potrai fare una bella dote!" disse Somma.
"Ci potremo sposare con Mart!" disse la ragazza felice, poi soggiunse: "Ti piace Mart, no?"
"Sì, molto... anche se avrei preferito quel servo... ma lui è già sposato!"
"Mart è un bravo uomo. Ed è bello e buono!" disse la ragazza.
"Sì. Andiamo a dargli la buona notizia!"
"Domattina, fratellino mio, ora dormiranno tutti a casa sua."
Waltha, che segretamente li aveva fatti spiare, venne a sapere che in primavera un certo Mart avrebbe sposato Tamma... e sorrise soddisfatto.