logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA CORONA FERREA di Andrej Koymasky © 2008
scritto il 28 maggio 2002
CAPITOLO 1
IL SOGNO DI RE WALTHA

INTRODUZIONE

Niderhuligh è una terra di cui si è persa memoria. Anche il fiume Huligh ha cambiato nome. È una terra aspra, di alte montagne di duro granito, spesso avvolta da fitte nebbie a fine autunno, gelida e nevosa per tutto l'inverno, ma in cui la primavera è dolce e l'estate mite. Così sono i suoi abitanti, aspri e duri, chiusi e freddi in apparenza, ma dolci e miti all'occorrenza. E così è re Waltha, l'amato e rispettato sovrano di Niderhuligh. Amato dai suoi sudditi e temuto a volte; rispettato dai regni vicini e temuto sempre.

I confini del regno corrispondono a quelli dell'alta valle dell'Huligh: consolidatisi già ai tempi del trisnonno dell'attuale re, mal incolse a chi tentò di impossessarsi anche solo di un villaggio, di un passo, di una sorgente o di un pascolo: il re ed i suoi cavalieri erano, e sono, uomini forti e valorosi, sempre pronti a rintuzzare ogni tentativo. Sono tutti guerrieri valenti. Ma il re è anche un uomo saggio: respinto l'eventuale nemico, non lo insegue nelle sue terre, non cerca di togliergli il suo, non vuole espandersi oltre quello che gli dei e la natura hanno marcato come confine: le creste dei monti che circondano su tre lati il regno e, sul quarto lato, il lago che ne sbarra l'accesso, sì che vi son solo tre vie che dal Basso Huligh portano al regno: due ai fianchi del lago e la terza attraverso il lago, in barca. La riva a monte appartiene a re Waltha, la riva a valle a re Grunek, suo cognato.

A metà valle, fra il lago e la sorgente, su uno sperone di impervia roccia, sorge la capitale, Edalok, dominata dalla fortezza del re. Antica quanto la sua famiglia, la fortezza è formata da quattro costruzioni incastonate l'una nell'altra: la centrale è come un cubo di pietra con un'angusta corte interna. Agli spigoli, vi sono tre torrioni circolari, in centro il Vecchio con le abitazioni del re e della sua famiglia, a nord-est il Maschio con le abitazioni della nobiltà di corte ed a sud-ovest il Nuovo con i locali di corte: la sala del trono, la sala conviviale, la stanza dei tesori, la stanza delle udienze private, il tribunale e così via.

Il quadrilatero centrale, invece, è destinato agli armigeri, ai servi, ai magazzini ed alle stalle. Fu il padre di re Waltha che operò questa distribuzione. A sud c'è il campo d'onore per gli esercizi militari ed i tornei e, sul lato opposto al castello, gli alloggiamenti dei cavalieri: una serie di piccole case interrotta al centro dal portale d'accesso e che, verso l'esterno, formano una alta muraglia. Poco più sotto sorge la Città Alta, ove vivono i borghesi più o meno ricchi, i mercanti, i possidenti ed i migliori artigiani. Un secondo muro difende questa parte della città. Ancora più in basso, e fuori dalle mura, vive il popolino minuto, i poveri, i lavoranti e, in misere capannucce, i pochi mendicanti.

Vista dalla via di valle, la capitale è imponente, col suo digradare di tetti, di paglia in basso, di coccio in centro e di pietra in alto. E la gente della capitale è fiera: è una grande città, con i suoi quasi ventimila abitanti.

Poi, più a monte o più a valle, gli altri paesi, villaggi, cittadine, alcuni di vetusta antichità, altri più recenti, alcuni con mura altri senza. Agglomerati in cui vivono contadini, artigiani, allevatori. La seconda città del regno sorge sulle rive del lago, è Osavyk. Ha circa undicimila abitanti e è sede del mercato e della fiera di tarda primavera. Nominalmente ogni nobile ed ogni cavaliere domina su una città o villaggio, ma da lungo tempo tutti vivono a corte, avendo lasciato sul posto un balivo, anticamente scelto dal capofamiglia, ora personalmente dal re. E che di fatto a lui risponde.

Re Waltha ha trentasei anni e quindi regna da ventiquattro anni, anche se per i primi cinque anni era reggente il fratello del padre, suo zio Bathem. Ma a diciassette anni Waltha riprese il potere che gli spettava, grazie all'aiuto dei cavalieri, e Bathem, che aveva cercato di opporsi, era finito in catene nelle segrete del castello. La vecchia nobiltà era piuttosto dalla parte di Bathem. Non i cavalieri, cresciuti spesso con il giovane re e comunque legati da un solenne patto segreto sigillato col sangue che il vecchio re, lungimirante, aveva chiesto loro. Alla nobiltà andava l'amministrazione, ai cavalieri le armi. E alla lunga la spada la spunta sullo scacchiere.

Il vecchio re diceva spesso al piccolo Waltha: "Ai nobili dai ozi e lusso e ossequio formale, e si accontentano. Ma la tua forza sta nella spada dei tuoi cavalieri, non dimenticarlo mai. A loro dai pochi agi, molto rispetto e qualcosa da fare. L'ozio indebolisce e rende ingordi. Il lusso rammollisce e rende pigri, l'ossequio placa l'appetito dell'orgoglio e della superbia ma al tempo stesso lo alimenta. Un agio moderato dona energia, il rispetto partorisce il rispetto, l'attività rafforza l'animo. Quindi anche tu, figlio mio, sii più un cavaliere che un nobile. Non dimenticarlo mai."

Waltha non l'aveva dimenticato. Le sue più belle giornate erano quando si confrontava nella sala d'armi con i suoi cavalieri fino a stramazzare a terra sfinito, quando andava a caccia con i suoi fidi giovani armati, quando girava le sue terre di villaggio in villaggio per assicurarsi di persona che tutto andasse bene.

"Un re deve proteggere il povero dal ricco, perché il ricco e il potente si sanno proteggere da soli. Il povero non ha altri protettori che il re, non deluderlo." gli aveva detto il padre poco prima di morire.

E Waltha non l'aveva dimenticato.

"Ci sono tanti re quanto sono gli dei, su questa terra. Come gli dei, ve ne sono di saggi e di stolti, di forti e di deboli, di avidi e di generosi... tu, figlio mio, sii come il dio Sunner, infaticabile, metodico, imperturbabile, generoso, duro, amabile e soprattutto saggio." gli disse suo padre un giorno.

E Waltha non lo dimenticava mai.


LA MITICA CORONA

Re Waltha decise di salire al Maschio per parlare con il vecchio Saggio, il Mago Arseno. Abitava su, all'ultimo piano: una lunga scala a chiocciola scavata nelle pietre del torrione, con strette e lunghe fessure verso il lato esterno, conduceva dalla base direttamente all'alloggio di Arseno. Dalle fessure entrava l'aria gelida dell'inverno con sibili modulati. Le lanterne nelle loro nicchie ondeggiavano traendo dalla figura del re ombre danzanti che creavano un'aria di mistero tutt'intorno, ora precedendo ora seguendo il forte uomo. Waltha si carezzò la barba ramata ripensando a quello che lo conduceva a salire dal Mago. Sì, faceva bene ad andare lui lassù, invece di convocarlo: era un segno di omaggio che aveva più valore di qualsiasi dono materiale. Omaggio al vecchio che aveva visto nascere suo padre e lui. E che alla sua nascita aveva vaticinato un lungo regno felice e prospero, come fino ad ora era accaduto. Aveva fiducia in Arseno, il giovane sovrano. Una fiducia completa e ben riposta.

Giunto agilmente in cima alla lunga scala, Waltha si fermò davanti alla massiccia porta di legno che gemeva di tanto in tanto alle raffiche di vento. Si strinse indosso la pelliccia di orso e bussò con tre colpi secchi, com'era sua abitudine.

"Vieni, Waltha, ti attendevo!" gridò di dentro la flebile voce del vecchio che si confuse con i sibili del vento e che pure il re sentì chiara come se fosse sussurrata nel suo orecchio.

Spinse il battente. La grande stanza circolare era rischiarata da alcune lanterne e, su un lato, ardeva legna in un caminetto. Non faceva caldo ma neppure c'era il gelo della scala e Waltha si sfilò di dosso la pelliccia lasciandola scivolare a terra.

Arseno, seduto accanto al caminetto, fece un inchino, senza alzarsi dalla sedia: "Scusami se non mi alzo, ma le mie gambe sono sempre più deboli, come sai."

"Tu non sei tenuto ad alzarti, in mio cospetto, lo sai." rispose con tono gentile il re accostandoglisi e, preso uno sgabello, gli sedette di fronte a cavalcioni, dall'altra parte del caminetto.

Per un buon tratto i due uomini si guardarono in silenzio, un lieve sorriso sui loro volti, tacendo. Gli occhi azzurri del sovrano erano profondi come laghi di montagna e come questi, sereni. I grigi occhi del vecchio erano pacifici come quelli di una colomba ma acuti come quelli dell'aquila. Waltha di nuovo si accarezzò la rossa barba, meccanicamente, come spesso faceva quando era immerso in riflessioni. Poi si grattò lievemente il dorso della mano e fece girare il grosso anello-sigillo sul suo dito, per tre volte.

Emise un sospiro, quasi a segnalare che il suo pensiero si era rifocalizzato sulla sua visita al vecchio e disse, con la sua bassa e calda voce: "Un cantastorie, alla fiera, cantò della corona di ferro... tu ne sai qualcosa?"

"Attendevo questa tua domanda, re. Anzi, non credevo che la covassi nel tuo cuore così a lungo. La coronna ferrea della giustizia e della saggezza, del retto potere e della sapienza... Sì, Waltha, ne so qualcosa."

"Esiste, dunque?"

"Esiste. E tu la vuoi, vero?"

"La vorrei... ma solo se è lecito volerla."

"La corona che diventa pesante come tutte le montagne se si commette un abuso e lieve come la piuma dell'aquilotto neonato se si agisce rettamente. Sì, è lecito volerla."

"E... dov'è? Come si fa ad averla?"

"Dov'è? È nella Grotta del Mistero, nella terra del Grande Prete. La corona che uccide l'indegno e che poi misteriosamente scompare per tornare nella grotta. La corona che solo chi ha sangue di re può impunemente maneggiare. È chiusa in tre scrigni, uno di legno, uno di ferro ed uno d'oro." disse il vecchio con voce lieve, poi tacque.

"E come si fa ad averla?"

"Devi mandare i tuoi tre migliori cavalieri a cercarla: il più intrepido, il più saggio ed il più forte. Dovranno superare molte difficoltà per trovarla e molte per riportarla a te. Non è un'impresa facile."

"Non impossibile..."

"Non impossibile."

"Ma dove è la terra del Grande Prete?"

"Lontana... e non so dirti in quale direzione."

"Tu sai molte cose, ma anche il tuo sapere ha limiti." disse il re con bonaria simpatia: amava il vecchio, oltre a rispettarlo.

"Certo, come te, re Waltha." rispose il vecchio con un affettuoso sorriso.

Di nuovo tacquero a lungo guardandosi. Il sibilo del vento si fece più acuto e la fiamma nel caminetto ondeggiò con forza, danzando e torcendosi. Il mago si chinò e raccolse un fagottello di foglie. Con un bastoncello, lo depose fra le fiamme: arse con un crepitio acuto ed un fumo bianco e profumato salì verso la canna del camino.

"Un incantesimo?" chiese a bassa voce il re.

"No, un sortilegio: il fumo è salito su bianco e dritto. La tua scelta dei tre cavalieri sarà certamente la migliore."

"Riusciranno?"

"Se non loro, nessuno. La scelta migliore."

"Non puoi sapere se riusciranno?"

"Non posso. Gli dei conoscono il futuro, non noi mortali."

"Sei mortale tu?" chiese con dolce ironia il re.

"Ne dubiti? Non sono immortale, ma non ti lascerò tanto presto."

"Di questo non ne dubito." rispose l'uomo alzandosi. S'accostò al vecchio e lo abbracciò brevemente. "Ti lascio." mormorò quasi con rammarico. Stava bene, quando era accanto a quell'uomo vecchio e saggio.

"Inizia la tua scelta fra tre giorni, a mezzogiorno." gli disse il vecchio, "è il momento migliore."

"Certo, come consigli." rispose Waltha sapendo che il mago si riferiva alle prove per scegliere i tre campioni.


AXEL E DERK

Nella vasta sala dei convivi, attorno al grande camino centrale, sedevano come ogni sera i cavalieri: a crocchi, chi cantava, chi narrava di passate avventure, che parlava di donne, chi di armi e d'ogni altro argomento che poteva interessare quel manipolo di guerrieri di prima scelta. Indossavano le corte tuniche e gli alti gambali di feltro come sempre quando erano in ozio come ora. Servi e serve passavano con vassoi di cibo e con caraffe di acqua o di birra tiepida.

Gli scudieri o stavano accanto al loro cavaliere o facevano crocchio fra di loro. I loro discorsi non erano dissimili da quelli dei loro signori.

Somuh si chinò verso Derk e gli disse sottovoce all'orecchio, ma non abbastanza piano perché gli altri scudieri non sentissero: "Ma è vero che tu sei tanto disponibile verso il tuo Axel che per questo non corre mai dietro alle sottanelle?"

Parecchi sogghignarono, ma più con malizia che con scherno.

"Chiedilo ad Axel!" rispose tranquillo Derk.

"Lo sai che capita spesso, no, Somuh!" disse un'altro scudiero quasi a difendere Derk.

Un altro soggiunse con aria allegra: "E tu dovresti saperlo assai bene, Somuh, ché a te capita spesso assai!"

Tutti risero e uno fece cenno atteggiando le labbra ad "O" e un'altro facendo un chiaro segno infilando il pollice fra due dita e sfregandolo avanti e dietro. Tutti risero di nuovo e Somuh più degli altri, annuendo vistosamente.

Derk notò che a più d'un compagno s'era sollevata la tunica sul davanti, a capanna, mostrando una chiara erezione; nessuno provava vergogna. I cavalieri, specialmente quando erano lontani da casa e dalle loro mogli, o tanto più quelli non sposati, e quando non potevano mettersi sotto una delle ragazze dei villaggi, si avvalevano della presenza del loro scudiero per sfogare la naturale voglia di sollievo sessuale. Era sempre stato così, e non di rado, quando un genitore mandava il figlio a fare lo scudiero, gli raccomandava di essere "sempre disponibile a soddisfare il tuo cavaliere in qualunque modo ti chieda e facendo del tuo meglio, anche a letto."

Derk era entrato al seguito di Axel. La prima notte aveva dormito in fondo al letto del suo cavaliere, come usava. Ma già la seconda notte, questi gli aveva detto di stendersi accanto a lui: era estate, dormivano nudi. Il cavaliere l'aveva stretto a sé ed accarezzato a lungo, finché s'era addormentato. Derk non era riuscito ad addormentarsi subito: le dolci e prolungate carezze del giovane, il calore del suo corpo, l'avevano fatto eccitare piacevolmente. E sentiva l'eccitazione del cavaliere premergli contro. Lui ammirava Axel, il suo corpo massiccio e forte, i suoi muscoli possenti: quando la sera prima s'erano spogliati e ne aveva potuto ammirare il corpo nudo, ne era rimasto affascinato: la gambe due sode colonne, le natiche piccole e sode, la vita stretta, il petto ampio e ben definito, le larghe spalle dritte, le braccia possenti, il volto incorniciato da folti riccioli biondi, maschio e bello... ma soprattutto fra le gambe, emergente da un folto cespuglio appena più scuro dei suoi capelli ma più riccio, il bel membro morbido, più lungo di un palmo e spesso almeno tre dita, liscio e roseo con la punta appena più scura, affascinante.

Axel aveva notato il suo esame ed aveva sorriso. "Soddisfatto?" gli aveva chiesto.

"Sei bello... e sei grande, sei il doppio di me in tutto!"

"In tutto no! il tuo naso arriva ai miei capezzoli. E poi anche tu sei ben fatto, non puoi lamentarti."

"Sono ancora un ragazzino..."

"Crescerai, crescerai in fretta, è l'età giusta. Anch'io alla tua età ero più o meno come te. Tanto esercizio per circa dieci anni, hanno fatto di me quello che vedi." aveva detto Axel stendendosi sul suo letto.

Derk s'era steso sul pagliericcio in fondo al letto di Axel, gli occhi ancora pieni di quella visione di un maschio perfetto, forte, virile.

"Chissà quante donne hai tu con quel tuo splendido corpo!" aveva mormorato un po' incerto, dopo poco, il ragazzo chiedendosi se Axel già dormisse.

Per un po' ci fu silenzio, poi la voce di Axel rispose: "No, molto poche..."

"Non ci credo!" aveva detto il ragazzo mordendosi subito la lingua: non era una cosa da farsi mettere in dubbio le parole di un cavaliere.

Ma Axel non si era offeso, aveva ridacchiato poi aveva detto con voce divertita: "Devi crederci, perché io in realtà preferisco i maschi... capisci?"

"Sì, capisco..." aveva detto sottovoce Derk chiedendosi come sarebbe stato far sesso e come far sesso col suo cavaliere.

"E tu sei un gran bel ragazzo, mi piaci molto..." aggiunse Axel in un tono più serio.

"Grazie, cavaliere... ma dovrai insegnarmi tutto, non l'ho mai fatto, io... non ancora." disse in un soffio il ragazzino vergognandosi lievemente per la sua inesperienza.

Axel rispose con un "Mh!" di assenso, senza dire altro. Derk, mentre si addormentava, pensò a quando aveva visto due cani accoppiarsi e si disse che non doveva essere tanto diverso...

Quando la seconda notte il cavaliere l'aveva chiamato nel suo letto, Derk pensò che avrebbe finalmente perso la sua verginità... ma non accadde nulla.

La notte seguente Axel lo carezzò anche fra le gambe e, sentendolo eretto, gli chiese: "Ti piace, quando ti tocco così?"

"Oh, sì..." aveva risposto il ragazzo trattenendo il fiato.

"Allora, fallo anche a me..." gli aveva suggerito il forte giovane andandogli sopra con il suo forte corpo.

Mentre timidamente il ragazzetto lo sfiorava con mani trepide, il govanotto s'era chinato su di lui, avvolgendolo fra le braccia e le gambe, premendogli la massiccia erezione contro la sua di ragazzo e, scendendo con il volto, guardandolo negli occhi in cui brillava riflessa la fiammella della lucerna, aveva posato le sue labbra su quelle del ragazzo.

Dopo poco Derk sentì la lingua del giovanotto passare sulle sue labbra, insinuarvisi, ed emise un breve "oh!" di piacere, fremendo. Schiuse i denti e la lingua si insinuò più profondamente, e cercò la sua, vi giocò, la suggette e Derk si sentì in paradiso: quell'uomo forte, bello, era su di lui, attorno a lui, dentro di lui... ma lui lo voleva ancora più dentro: voleva sentirsi ripieno anche di quel membro che gli fremeva contro il pube. Come aveva visto fare ai cani, voleva girarsi, mettersi a quattro zampe ed offrirgli il suo forellino che già sentiva palpitare. Ma Axel lo teneva stretto sì che non poteva muoversi. E poi, pensò, toccava al cavaliere insegnargli come compiacerlo...

Axel staccò le labbra dalle sue e di nuovo lo guardò negli occhi: "Ti piace, ragazzo?"

"È... è troppo bello. Non sapevo che il sesso fosse così bello..."

"Anche più di così, te lo assicuro. Se non fosse una cosa straordinaria, perché credi che tutti desiderano farlo?"

"È vero, certo... Solo che per me... è tutto così nuovo..."

"Mai mai mai fatto? Nemmeno con i compagni?"

"No, mai."

"E da solo?"

"Da solo? Come da solo?"

"Facendoti una sega."

"Una sega? Che significa?"

"Fare uscire il seme dal tuo pisello sfregandolo con la mano... Ti esce il seme, no? Hai già i peli attorno al pisello..."

"Sì, esce... qualche volta quando mi sveglio la mattina sono... appiccicoso. È quello, vero?"

"Certo che è quello. E non l'hai mai fatto uscire tu?"

"No, esce da solo, esce, mentre dormo..."

"I tuoi compagni non t'hanno mai insegnato?" chiese stupito il giovane.

"Io... non è che abbia avuto tanti compagni, ho solo sorelle e non potevo giocare con i contadini o i servi... Son sempre vissuto fra adulti e donne, io..." mormorò in tono di scusa il ragazzo.

"Quindi sei vergine, completamente, totalmente, veramente vergine!"

"Sì... ma anche dei maschi si dice vergine?"

"Sì. Anche se sono molti meno delle femmine, che comunque sono poche. Di solito si resta vergini fin quando il corpo inizia a maturare... no, a volte si perde la verginità anche molto prima... Io l'ho persa assai presto."

"Con una ragazza?"

"No, con mio cugino. Lui già aveva il seme. Mi insegnò tutto lui." disse Axel e sorrise quasi con malizia, poi aggiunse: "Sì, proprio tutto!"

"E tu, ora, insegnerai a me?"

"Un po' per volta... Alcune cose possono anche spaventare le prime volte, se non sono fatte come si deve, non voglio questo, io. Ma tu sei pronto a donarmi la tua verginità?"

"Certo, anche subito." rispose con voce sicura il ragazzo ma con una lieve incertezza dentro di sé.

"No, subito no... ma presto... mi piaci molto. Ehi, che fai, arrossisci?"

"Scusami..."

"No... mi piaci anche per questo. Sei un ragazzo pulito, tu, un pregio raro. Vergine anche nell'anima. Mi stai facendo un regalo prezioso, ragazzo, un regalo davvero prezioso. Solo una cosa devo chiederti..."

"Chiedermi? Tu puoi ordinare, non devi chiedere." disse Derk stupito.

"No, chiedere; in queste cose è giusto. Ti fiderai di me, anche se alcune cose potranno sembrarti strane o ti faranno un po' paura?" gli chiese con volto serio.

"Certo che mi fido di te."

"Non mi conosci ancora..."

"Ma sei un cavaliere."

"Non tutti i cavalieri sono... non siamo perfetti, abbiamo i nostri egoismi, le nostre voglie, i nostri capricci."

"I cavalieri di re Waltha sono i migliori. E poi, di te mi fido!" affermò quasi con veemenza il ragazzo.

"Bene. Cercherò di non tradire mai la tua fiducia." gli disse con un sorriso il giovanotto e scese di nuovo a baciarlo. Questa volta Derk si sentì un po' meno impacciato, godette a pieno il bacio e lo restituì con tutta l'anima.

"Dormiamo, ora..." disse Axel staccandosi da lui ed emettendo un breve sospiro.

"Mi tieni abbracciato?"

"E lo chiedi? certo... Sì, mi piaci davvero." disse Axel stendendoglisi di fianco e traendolo contro il proprio petto. "Sogni belli, mio scudiero."

"Anche a te, mio bel cavaliere." rispose Derk poggiando la guancia sui forti pettorali del giovanotto, con un lieve sospiro contento.


NOTTE DI PENSIERI E D'AMORE

Re Waltha stava nel suo letto. Di fianco a lui la regina dormiva serena. Una lucerna accesa accanto al letto illuminava d'oro antico la barba e la capigliatura dell'uomo. Stava pensando a come organizzare le prove di cui aveva dato annuncio quando, quella sera, dopo aver parlato col Mago, era sceso nella sala conviviale. I cavalieri s'erano accesi di entusiasmo a quella prospettiva: significava avventura, onori, ed un dono importante da fare al loro re. Avrebbero voluto andare tutti, ma il Re aveva detto che solo tre sarebbero partiti. I vincitori delle tre prove.

Uno forte, uno saggio, uno intrepido. Roval era probabilmente il più forte di tutti... Il più intrepido? forse Ralegh... il più saggio... chissà... o Hemar o Dathak.

Non sapeva, il buon re, di non aver azzeccato neppure uno dei suoi pronostici. Le prove di forza... quelle erano le più facili: un torneo un po' speciale che mettesse in gara forza, agilità e resistenza, sì, era facile da organizzare.

Per l'intrepidezza, il coraggio... erano tutti coraggiosi, e poi il coraggio lo si misura in guerra, quando si deve rischiare la vita... Come fare? Non poteva davvero far rischiare la vita ai suoi uomini solo per fare una prova...

E la saggezza poi? La più difficile da misurare... Doveva chiedere consiglio al Mago, lui sicuramente avrebbe saputo trovare una risposta, suggerire una prova, lui che saggio era.

Waltha guardò la moglie: era bella. E nel suo ventre si stava formando il suo terzo figlio, o figlia, visto che i primi due erano stati maschi. Gli sarebbe piaciuta una figlia... e poi poteva far comodo per un'alleanza, si sa. No, non l'avrebbe costretta a sposarsi solo per motivi di stato...

Soffocò la fiammella della lucerna col cono di terracotta e si stese a dormire. Non poteva toccare la moglie finché non si fosse sgravata. Almeno i cavalieri avevano gli scudieri... Lui avrebbe potuto giacere con una serva, purché fosse stato attento di non renderla gravida. Un re non può avere figli bastardi, un figlio bastardo dovrebbe essere ucciso appena nato... e a Waltha questo non andava. Un servo, magari... ma allo scudiero, essendo un libero, si poteva chiedere, ad un servo no: avrebbe dovuto obbedire al suo re, non sarebbe stato libero di scegliere. No... beh, avrebbe dovuto parlare anche di questo con Arseno: avrebbe saputo dargli un buon consiglio, pensò mentre si massaggiava il membro gonfio per darsi sollievo. Dicono che alcune mogli in questi casi danno sollievo al marito con le labbra o con la mano, ma la regina, che pure amava farsi prendere dal marito, non accettava queste pratiche, purtroppo...

Nelle case dei cavalieri, là sotto il castello, per lo più già si dormiva profondamente, escluse cinque in cui, ove a lucerna accesa ove spenta, fervevano proprio quelle attività che il buon re desiderava e non poteva avere.

Bokar si stava agitando sulla moglie con tutte le sue energie, spronato da questa che pareva non saziarsi mai del membro del marito. Prima l'aveva fatto godere fra le sue labbra, poi l'aveva accolto di dietro ed ora nella vagina... Come diceva spesso la donna: "la natura m'ha dato tre buchi, devi farli gioire e devi gioire tu in tutti e tre, marito mio!" Non che a Bokar spiacesse...

Serth aveva la moglie che gli suggeva un capezzolo mentre lui la eccitava frugandola fra le gambe nella fessura calda e umida. Frattanto la cognata, accoccolata fra le sue muscolose gambe divaricate, gli si agitava sul membro facendoselo scendere fino in gola: il cavaliere si chiedeva chi delle due donne avrebbe preso per prima, stanotte...

Dubarton era nella stessa posizione ma invece della moglie e della cognata, aveva la moglie e lo scudiero che gli davano piacere. Lui non si chiedeva con chi avrebbe cominciato, lo sapeva: la moglie aveva accettato nel loro letto lo scudiero purché prendesse per prima lei: dopo averla soddisfatta, se lui ne aveva ancora voglia, poteva farsi anche lo scudiero. E Dubarton se li faceva tutti e due ogni notte, tanto che, quando erano lontani dal castello ed aveva solo lo scudiero, se lo faceva due volte, se non tre. Comunque alla donna piaceva guardare il marito mentre si fotteva il giovane: per questo da loro la lucerna era sempre accesa.

Kesla, al buio, stava limando con calmi e lunghi va e vieni l'ano del suo scudiero col suo membro stretto e lungo. Il ritmo dell'uomo presto avrebbe accelerato, quando avese sentito il suo scudiero avvicinarsi all'orgasmo: gli piaceva il giovane, perché veniva senza toccargli il membro, bastava fotterlo nel modo giusto. E quando lo sentiva gemere in preda al piacere, e lo sentiva contrarsi e stringergli con lo sfintere il membro, anche lui si scaricava spingendoglielo giù fino in fondo come un forsennato finché i suoi pesanti testicoli erano premuti contro le belle chiappe del giovane. Degli scudieri che aveva avuto nei venti anni da che era cavaliere, questo era certamente il migliore, perché a questo piaceva un mondo essere fottuto. Ridendo, pensò che quando questi fosse infine diventato cavaliere, si sarebbe certamente fatto fottere dal suo scudiero. Ma avrebbe dovuto tenerlo ben nascosto, per non perdere la faccia...

Nella quinta casa, col lume acceso, Axel e Derk stavano facendo l'amore. Non era solo sesso, il loro, era amore, vero, profondo, sincero. Quell'amore virile per cui ognuno è pronto a dare la vita per l'altro e, nell'amplesso, ognuno pensa solo a dare piacere all'altro con tutto se stesso. Quell'amore in cui non importa più né ruolo né età. Quell'amore che ti fa sentire che, senza l'altro, la tua vita non ha più sapore.

Steso sulla schiena, le gambe sulle spalle del giovanotto, Derk lo guardava con un sorriso pieno di gioia entrare in lui e ritrarsi in un ritmo forte e dolce. Di tanto in tanto Axel si chinava e lo baciava con passione. Derk gli carezzava tutto il corpo e col bacino assecondava le sue spinte.

"Quando sarai anche tu cavaliere, come farò senza di te?" gli sussurrò dopo un bacio.

"Non posso restare per sempre tuo scudiero?"

"No, ragazzo mio, non puoi..."

"Ma potremo fare l'amore ugualmente... Basta che gli altri non lo sappiano..."

"E tu, lo faresti? anche da cavaliere?"

"Se tu mi vuoi..."

"Certo che ti voglio... lo sai che ti voglio. Non ci lasceremo mai."

"No, mai. Piuttosto mi uccido."

"Ti amo!"

"Ti amo!" rispose Derk con occhi lucidi.

Axel l'aveva portato lentamente fino alla notte della deflorazione, dopo più di due mesi che erano assieme: il ragazzo era giunto a desiderarlo con tale intensità, che quando finalmente il massiccio membro aveva forzato il suo vergine sfintere, aveva accolto l'iniziale dolore quasi con gioia. Ma Axel l'aveva preparato bene, portandolo a desiderare di essere toccato, poi di accogliere un dito, poi due, poi tre, facendolo abituare finché lo sentiva pronto ad un ulteriore passo, vincendo le insistenze del ragazzo a prenderlo subito.

"Fidati di me," gli diceva, "quando sarai veramente pronto, ti farò mio... Non voglio farti male, non vedi come ce l'ho grosso?"

Quando finalmente gli era scivolato dentro e la massiccia colonna di carne gli aveva sfregato la prostata, Derk era venuto prima ancora di accogliere completamente il membro del giovanotto.

"Vuoi che mi ritiri?" gli aveva chiesto Axel fremendo.

"No! restami dentro tutta la notte, sono troppo felice di averti in me! Riempimi del tuo seme e restami dentro, ti prego. Oh per gli dei! è troppo bello!" aveva esclamato quando Axel, immerso in lui fino al pube, aveva iniziato il suo andirivieni.

Il membro di Derk, che dopo l'orgasmo si stava ammorbidendo, era tornato su duro e palpitante, premendo contro il ventre del giovanotto chinato su di lui.

"Ti piace, Derek?" gli aveva chiesto il giovanotto pompandogli dentro con movimenti via via più decisi.

"Oh, Axel, oh Axel, io... io sono... " ed iniziò a piangere.

Il cavaliere si fermò subito e lo guardò preoccupato: "Ti sto facendo male?"

"Oh no! non lo sai che si può anche piangere per la gioia? Ti sento dentro di me, ed è la più bella sensazione che io abbia mai provato in vita mia! Non mi fai male, anzi, mi stai portando sui prati degli dei, dove è la felicità senza fine. Oh sì, così... sento la tua forza, la tua potenza..."

Erano passati tre anni da quella notte.

Avevano rinnovato la loro unione, quasi un sacro rito della natura, ogni giorno, finché, dopo quasi un anno, il ragazzo aveva avuto il coraggio di sussurrargli quello che da tempo gli ardeva nel cuore: "Ti amo!"

E questa volta Alex aveva pianto per la gioia, lo aveva baciato e gli aveva detto: "Anche io ti amo, mio dolce Derk. Tu sei la mia dolcezza, io sarò la tua forza. Forza e dolcezza, l'una senza l'altra vale ben poco. Sentirmi in te mi dà un'ebrezza più bella di quella della birra. È così... incredibile. Derk, devi promettermi una cosa..."

"Qualsiasi cosa, mio amato!"

"Siamo assieme da tre anni, orami sei cresciuto e sei forte..."

"Mai quanto te, tu si un gigante, io solo un normale giovane..."

"Questa notte, tu devi entrare in me, così la nostra unione sarà veramente completa."

"Entrare in te da dietro? Questo desideri?"

"Sì, da quando sono diventato cavaliere. Ma nessuno ne era degno, fino ad ora. Tu... tu solo sei... la persona giusta."

Derk lo guardò stupito: non si era mai sentito che un cavaliere chiedesse allo scudiero... ma aveva promesso... lo guardò nei begli occhi verde-azzurri e vi lesse un desiderio struggente misto ad una muta implorazione. Si sentì sciogliere tutto, emozionato.

Gli sorrise e disse, quasi sottovoce, come sopraffatto da quella richiesta: "Con gioia, Axel."

"Grazie, amato!" mormorò il giovane cavaliere.

Si baciarono pieni d'amore e di passione.


IL SOGNO DI RE WALTHA

Waltha sognò, quella notte. Fece uno di quei sogni strani, che solo i maghi e le indovine possono capire.

Sognò di essere nel suo castello, affacciato alla finestra della sua stanza. Il suo regno, sotto di lui, verde e prospero nel dolce sole estivo, sembrò improvvisamente trascolorare, tremare, sbiadire a poco a poco. E in breve tutto era solo una ampia, brulla, liscia distesa grigia di granito, spoglia di ogni forma di vita. Corse alle altre finestre: ovunque vide lo stesso desolante spettacolo. Anche la calda luce del sole era divenuta grigia, fredda, perlacea. I monti che circondavano il regno e lo proteggevano si mossero, si fusero, finché divennero sei picchi, tre alti e tre bassi, alternati. Poi si distanziarono, come allontanandosi, divennero sempre più piccoli, sempre più lontani ed il re sentiva un'angoscia sorda invadere il suo cuore e non riusciva a cacciarla. Dopo poco il suo regno era completamente liscio e piatto in ogni direzione, fino all'orizzonte, era vuoto, morto.

Poi il sole cambiò colore e sembrò roteare nel cielo, anzi, rotolare e presto scomparve verso nord e tutto divenne buio e nero, indistinguibile. Un vento assurdamente caldo si levò da nord dov'era scomparso il sole ed il re sudava, sudava, sudava. Si spogliò, ma anche quando fu nudo, sudava, sudava, sudava. Il sudore gli colava di dosso in rivi, in ruscelli, in fiumi. Sentiva l'acqua salirgli fino alle caviglie, alle ginocchia, al pube, calda, turbinante come in un gorgo. Poi sentì una mano sulla sua spalla e si girò: un'ombra nera, più nera del nero, gli era ritta accanto e lui, pur nel buio assoluto, la vedeva. Era una presenza inquietante eppure rassicurante al tempo stesso. L'ombra nera lo avvolse come se fosse stata una grande cappa e l'acqua scomparve, il caldo cessò, il vento non soffiò più. Nel buio profondo, allora, vide come uno sciame di lucciole, uno sciame sempre più folto, quasi un cielo stellato di una pura notte d'inverno. Ma le stelle non brillavano ferme, si spostavano, sembravano quasi cadere lentamente tutto attorno a lui in tenui scie silenziose e ne contò dodici. Ogni stella illuminava un pezzetto del suo regno, di nuovo verde, pieno di vita, le città ed i villaggi di nuovo al loro posto, ed anche i monti, ed il fiume... Poi di colpo fu di nuovo buio per alcuni angosciosi istanti ma presto tornò il sole e il re si accorse che, accanto a lui, alla finestra, c'erano i suoi tre figli e la sua sposa, festosi, che salutavano qualcuno sotto le finestre con ampi gesti. Cercò di affacciarsi...

E si svegliò.

Si alzò preoccupato: che significato poteva avere quel sogno? Indossando solo la pesante tunica di lana, a piedi scalzi, rendendosi appena conto mentre camminava del gelo delle pietre del pavimento, si avviò a passo svelto verso l'alloggio di Arseno.

Al buio, le lucerne e le fiaccole erano spente, salì tastoni la lunga scala a chiocciola scavata nella spessa muratura di pietra. Quando finalmente arrivò all'ultimo piano, vide che la porta dei quartieri di Arseno era aperta, nel focolare brillava una fiamma ed il vecchio mago pareva addormentato sul suo scranno accanto al caminetto.

Ma appena varcò la soglia, Arseno lo salutò con la sua voce fioca ma limpida: "Ti aspettavo, Waltha."

"Sai già?" chiese il sovrano senza neppure sentirsi meravigliato.

"In parte, ma devi raccontarmi in dettaglio il tuo sogno perché io lo possa capire completamente."

Waltha sedette di fronte al vecchio ed iniziò a raccontare.

"Sei sicuro di avermi detto tutto?"

"Tutto, Arseno."

"Mi mancano alcuni elementi. Non riesco ancora ad interpretare il tuo sogno..."

"Ma annuncia sciagura o fortuna?"

"Fortuna, ma dopo dure prove. Di più non posso dirti, per ora. Sei davvero sicuro di avermi raccontato proprio tutto?"

"Tutto ciò che ricordo, di certo."

"Gli dei sono misteriosi: svelano e velano al tempo stesso. Quel che non capiamo ora, lo capiremo, questo è certo. Non ti preoccupare. E a proposito delle altre due prove, ho trovato quello che mi avevi chiesto: per la prova di coraggio i tuoi cavalieri andranno incontro a morte certa, nei loro cuori, ma non moriranno. Chi uscirà dalla prova per primo o per ultimo non sarà il prescelto..."

"Per ultimo... lo capisco, ma per primo? non sarà lui il più coraggioso?"

"No, o mio re: sarà il più incosciente: il coraggio non consiste nel non aver paura, ma nel vincerla. Il primo sarà il più incosciente, l'ultimo il meno coraggioso, pur senza essere vile, se uscirà comunque dai sotterranei del tuo castello."

"Dai sotterranei?"

"Sì, lì si svolgerà la prova."

"E chi non uscisse?"

"I tuoi cavalieri avranno a disposizione per la prova una giornata intera, dal sorgere del sole al seguente sorgere del sole: chi non sarà ancora uscito non avrà saputo vincere la propria paura, potrà perciò essere un buon cavaliere ma non sarà mai un eroe."

"Paura di un sotterraneo? Del buio? Solo i bambini hanno paura del buio..."

"Ma in quel buio... si annideranno tutte le paure più segrete di ogni uomo. Ognuno dovrà affrontare la sua paura e vincerla. Nudo e solo, come quando è nato. Non sarà facile..."

"Mi tenti... quasi quasi vorrei anche io essere sottoposto alla prova."

"Lo immaginavo, ma non è possibile: io non getterò mai il mio incantesimo su di te, l'ho promesso a tuo padre. No, non è assolutamente possibile."

"Peccato. E per la prova di intelligenza?"

"Quella sarà la più facile: li sottoporrò ad un esame io personalmente. Vedi, ho preparato questo portacandela e queste candele graduate che mi diranno in quanto tempo ognuno dei tuoi cavalieri risolverà i miei problemi: il più veloce fra di loro sarà il vincitore."

"Quali problemi?"

"Se vorrai potrai assistere... non saranno problemi facili, in special modo il quinto..."

"Ma se nessuno li risolvesse?"

"Vedremo... Saprò comunque chi ne ha risolti di più o meglio o più in fretta..."



Copertina e indice
INDICE
8oScaffale
scaffale 8
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008