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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 21
LE CERTEZZE DI VOKKA

Nel cortile del castello era stato allestito il "letto di morte", cioè una specie di scudo rettangolare leggermente concavo in sottile lamiera metallica, su cui era composto il corpo dell'Eku Swooney Nimar nei paludamenti di Presidente. Tutto attorno era stata piantata una siepe di rami recisi su cui erano appese tutte le armi boariane del defunto. Davanti al letto c'era un grande cesto intrecciato con rami di latza. Alle spalle del letto era schierata tutta la Famiglia, negli abiti degli Armati, poi torno torno tutti gli Armati di Castelnuovo, tutti volontari venuti da fuori, in formazione per nuclei, con i loro gonfalonieri.

Quando si aprì la cerimonia, ad uno ad uno sfilarono tutti gli intervenuti o rappresentanti di gruppi di questi. Ognuno si avvicinò al catafalco, guardò il morto poi batté le mani, esortandolo a rialzarsi.

Per primo passò il Federal degli Armati, che battute le mani, gli gridò: "Rialzati amico!" poi passò accanto al cesto e vi lasciò cadere una borsa di tela piena di denaro, dicendo: "Da Primcastello, che qui rappresento."

Quindi passò il castelliere di Castelvecchio. Questi contemplò a lungo il corpo del suo amico. La sua espressione era impenetrabile. Ma quando batté le mani e pronunciò l'esortazione, si sentì quanto fosse commosso.

"Tu ci hai ridato la vita. Tu ci hai ridato una ragione per vivere. Che faremo senza di te? Tu, il Prescelto, tu, il Signore, tu, l'Amico. Alzati, ti prego a nome di tutti gli Asano, alzati, torna fra noi..." Restò immobile un attimo quasi attendesse che davvero Mar si potesse rialzare, scosse il capo, passò davanti al cesto lasciandovi cadere il sacchetto di rondelle metalliche: "Da tutti i Boar no Asano... è poca cosa..."

Sfilarono i Presidenti, poi i Reggenti, poi i castellieri. Poi sfilarono anche gli altri.

Il vecchio Galety Etoh, Mastro di marruote, visibilmente commosso, nell'esortazione disse: "Alzati, figlio mio... te ne prego, alzati..."

Poi Rel Introw, coordinatore dei volumisti di Cittachiusa, Moder Anje coordinatore del Centro di Casevecchie. Poi Trinkloh e Pel Lensele col loro figlio Reks, e Liberato e Kolyn Eluhye col figlio Pehry, responsabili della città di Vitanuova. E tanti altri, ognuno per un diverso motivo legati e riconoscenti al defunto. La sincerità degli interventi, in un crescendo di emozioni, creò un'atmosfera piena di commozione e di rimpianto.

Finita la sfilata, il Federal si avvicinò al catafalco ed iniziò il rito detto "Liberazione dagli obblighi sociali".

"Eku Swooney Nimar, Presidente emerito nella federazione degli Armati! Sei venuto da fuori eppure in breve sei diventato uno di noi, uno dei migliori. Pochi uomini hanno lasciato un'impronta così forte al loro passaggio e, certamente gli Asa potranno confermarlo, dopo il Fondatore il primo posto ti compete. Fortunati gli armati del tuo castello. Fortunato il tuo sposo, fortunati i tuoi figli! ..." continuò così, con un bellissimo discorso.

Selte pensava che, se non avesse conosciuto la diffidenza e l'ostilità che il Federal nutriva nei confronti di suo padre, avrebbe preso quelle parole per sincere. Ma si sa: dei morti non si può che parlare bene. Inoltre, malgrado tutto, quello che il Federal diceva era vero, giusto, e tutti i presenti sapevano che era così.

Mentre proseguiva il rito ed il Federal scioglieva il defunto dai suoi vincoli sociali, dai suoi doveri di obbedienza, di protezione, di giustizia e così via, e scioglieva i suoi sottoposti dai loro obblighi nei confronti di Mar, Selte osservava Vokka. Questi sembrava impassibile, imperturbabile, ma per lui che lo conosceva bene, era evidente che ondate su ondate di emozione si stavano impadronendo del fratello maggiore. La spia di questo non era Vokka, né la sua espressione, ma piuttosto l'espressione di Mael che di tanto in tanto guardava preoccupato il suo sposo, quasi temesse che quelle emozioni divenissero insostenibili.

Finalmente il rito terminò. Allora si formò il "corteo d'addio" detto anche "ultimo cammino". Il Federal aprì il corteo recando personalmente il vessillo del castello Swooney. Lo seguivano i Presidenti, poi i Reggenti. Poi venivano i portatori dei bracieri con il fuoco acceso, uno per castello, ed i bracieri personali degli amici e conoscenti di Mar, poi quelli delle sue Case... Erano decine e decine di bracieri che smovevano la fredda aria della grigia giornata, creando come una cortina trasparente dietro cui tutto si sfocava ed ondeggiava.

Seguirono quindi le varie compagnie del castello Swooney guidate dai loro gonfalonieri, in formazione per unità, ciascuna con il nobile in testa. Tutti gli uomini procedevano a "passo stanco", le gambe rigide, strisciando la destra avanti, poi univano le sinistra e dopo una breve pausa spingevano avanti la sinistra e ricongiungevano la destra. Nuova pausa e riprendeva il passo. Era una scena strana, che però bene esprimeva, anche più di qualsiasi discorso, tutto il peso che gravava sul cuore di quegli uomini.

Quando tutti gli Armati di Mar, in formazione, avevano iniziato il "passo stanco", Vokka, Selte, Frem, Liberato, Lidje e Moder sollevarono il letto di morte sulle loro spalle e seguirono il corteo. Il corpo di Mar era coperto da un leggero velo che non impediva di vederlo ma dissimulava le ferite inferte al corpo dal crollo del muro che l'aveva ucciso. Dietro al letto di morte veniva Tha con l'urna per le ceneri fra le mani, leggermente protese in avanti. Tha stringeva l'urna con forza e le sue nocche erano bianche per lo sforzo.

Dietro Tha, venivano Belm e Krim con il velo in cui sarebbe stata avvolta l'urna. Belm era assorto, serio. Krim aveva il volto rigato di lacrime. Infine venivano tutti gli altri. Ognuno di loro aveva in mano rami secchi che aveva raccolto prima di recarsi alla cerimonia delle esequie. Il corteo si snodò, lento e solenne, uscì dal cortile e girò tutto attorno al castello.

Il freddo della giornata mordeva le gambe e le braccia dei convenuti, rendendole spesso bluastre nonostante si fossero quasi tutti spalmati con l'essenza di kriffel mescolata con grasso di kolber. Ma un altro freddo ben più difficile da combattere attanagliava molti cuori. Quando il corteo, terminato l'ampio giro, tornò nel cortile del castello, ogni convenuto depose i suoi rami formando un'alta pira. Su questa, con cautela, fu issato il letto di morte con il corpo di Mar.

Allora il Federal iniziò il rito "separazione dalla materia". Il testo per questo rito era stato preparato dagli Asano ed era splendido.

"Tu, Swooney Nimar, amico nostro, sei stato fra di noi e come noi eri legato dalle leggi di questo mondo. Sei stato liberato dalle leggi degli uomini e presto sarai liberato anche dalle leggi della natura. Ma di te si può dire che hai portato le catene della tua natura con fierezza, quasi fossero insegne di nobiltà..."

I gesti rituali e le parole fluivano solenni e commoventi. Terminato il rito, ad un gesto del Federal, i portatori iniziarono a rovesciare i loro bracieri alla base della pira, pronunciando a voce chiara il nome di chi aveva mandato il braciere. Così, a poco a poco, alte fiamme avvolsero il tutto e nascosero alla vista il corpo di Mar mentre tutti gli uomini iniziavano a cantare la nenia di commiato.

"Vola, amico, libero nell'aria
vola leggero com'è leggero il vento
e nel respiro che ancor ci tiene in vita
anche il tuo nome raggiungerà col vento
i nostri cuori che in se lo serberanno.

"Vola, amico, vola nel gran cielo
che come te accolse i nostri padri
Vola col vento e guarda questa gente..."

Mentre la nenia si svolgeva molti piansero e la commozione raggiunse il suo apice. Anche Vokka ebbe difficoltà a nascondere lo struggimento interiore che s'era impadronito di lui. A tratti un angolo delle sue labbra tremava appena ed il suo controllo era ad un passo dallo spezzarsi.

"Vola, amico, libero nell'aria
e con il vento riudremo la tua voce..."

La giornata stava declinando ed il grigiore era via via più diffuso, rotto solo dal vermiglio delle alte fiamme. La pira si stava consumando velocemente e l'odore della resina dei rami copriva il sentore dolciastro della carne che si consumava fra le fiamme.

"Vola leggero com'è leggero il vento..."

Cominciarono a formarsi i turni di veglia per passare la notte mentre gli altri uscivano dal castello, dove erano già state rizzate le tende dei vari gruppi, per riposare. Vokka volle rimanere tutta la notte accanto alla pira e non volle nessuno accanto a sé, neppure Mael.

Il giorno seguente, quando le braci furono spente e nel letto di morte ormai raffreddato non restava che uno strato di ceneri bianco-grigie, tutti si radunarono di nuovo. Nel vasto cortile non c'era un palmo di spazio libero eppure il silenzio incombeva in modo irreale. Allora il Federal si accostò al letto di morte, raccolse le ceneri con una minuscola paletta e le mise nell'urna. Quindi compì l'ultimo rito, la "liberazione dello spirito" mentre gli astanti intonavano l'ultimo canto di addio.

Terminato il rito, il Federal avvolse l'urna con il velo e cadde di nuovo il silenzio. Allora si girò verso Vokka e fra i due si formò un corridoio di persone. Il Federal si avvicinò al figlio del morto, gli consegnò l'urna senza dire nulla per alcuni istanti.

Quindi, con voce forte e chiara, in cui non vibrava alcuna emozione, dichiarò: "La cerimonia è finita. Ognuno torni alla propria residenza!"

I primi ad andarsene furono il Federal con i suoi Armati, poi gli Armati dei vari castelli. Solamente Asano si attardò un poco. Si avvicinò a Vokka e gli porse un rotolo.

"Questo è il pegno della nostra obbedienza. La nostra vita era nelle mani di tuo padre, ora è nelle tue. Leggi questo documento nella traduzione che ne ha fatto tuo padre di suo pugno. Sappi che puoi contare su ognuno di noi, per la vita e per la morte. Il Federal ha detto che dopo il Fondatore viene tuo padre. Sappi che non è vero: tuo padre viene prima del Fondatore! Il Federal ha detto che tutto è finito, e dentro di lui ne ha certamente gioito, perché temeva tuo padre. Ma nulla è finito... Il ruolo del Federal finirà con lui, ad un solo tuo cenno, perché quel posto competeva a tuo padre e perciò ora compete a te... ed il Federal lo sente, anche se non vuole rendersene conto."

Vokka prese il rotolo e lo depose sull'urna: "Ti ringrazio, Asano... Per ora il mio cuore è muto, ma ti farò sapere presto quali sono le mie decisioni..."

Asano sapeva quale fosse stata la reazione di Vokka alla morte del padre, perciò rispose: "Prima, ti prego, leggi con cura quel rotolo, e queste altre carte..." disse, si inchinò e se ne andò.

Poi arrivarono ad accomiatarsi gli uomini di Vitanuova, fra cui molti ex vigilati che avevano conosciuto Mar. Gradualmente il grande cortile si svuotò. Vokka era esausto ma, come al solito, impassibile. Quando i membri della famiglia furono soli, scesero nella sala segreta del transmen e tornarono a Cenco. Vokka depositò l'urna in una stanza appositamente allestita e subito si ritirò nelle sue stanze. Qui trovò Mael che stava allattando Boku. Attese che avesse finito, poi affidò i piccoli a Nilko, il suo vecchio attendente, in modo di restare solo con la sua sposa.

"Mael! Sono stanco... Mi stanno sottoponendo tutti ad una pressione terribile. E me lo sono voluto, quando ho affidato le cerimonie a Selte... non avrei dovuto sottovalutarla. Non ne posso più, Mael, non ne posso più. Perché deve essere caduto tutto su di me, così all'improvviso? Non ero pronto, io..." Sfogandosi, Vokka si trovò a parlare a voce sempre più alta. Se ne rese conto e cercò di calmarsi. Riprese con un tono più tranquillo, più normale: "Quel muro! Perché non è caduto sopra di me invece che su mio padre? Adesso mi sta cadendo addosso un muro molto più pesante."

Mael l'abbracciò e gli passò le dita sulla nuca, delicatamente e con tenerezza.

"Mael, Mael... perché sono così solo? Perché?"

"Non sei solo, hai il piccolo Mar, hai Boku, e ci sono anche io... lo sai..."

"Sì. E mi resterai solo tu. I piccoli cresceranno e cominceranno a pretendere da me, anche loro, chissà cosa... e ad allontanarsi... Solo tu non pretendi mai nulla... come fai?"

"Io ti... io ti amo."

Vokka tacque. Avrebbe voluto essere capace di dirle "anche io ti amo" ma, come sempre, ne fu incapace.

"Aveva ragione mio padre, sai? Il potere, che pesante fardello! Ma lui era grande, forte... io invece..."

Mael sorrise teneramente: "Tuo padre mi raccontava che alla tua età era più debole ti te, lo sai?"

Vokka la guardò di sotto in su, serio. Poi all'improvviso chiese: "Perché resti con me? No... non rispondere... ma non lasciarmi, Mael."

Più tardi Vokka prese il rotolo datogli da Asano e lo svolse. Non era scritto in logogrammi fonetici locos ma con altri curiosi segni completamente sconosciuti e sembrava un documento antichissimo. Assieme era avvolto un foglio di bella carta di Boar con sopra la traduzione in locos scritta di pugno del padre. La lesse e si soffermò sull'ultima parte.

"... Le sue scelte dovranno essere portate a compimento. Che se ciò dovesse pesare ai vostri cuori, non avete altra via che bruciare il Segno, perdere il nome e disperdervi, oppure spegnere le vostre vite... A lui dovete quello che siete, che sarete. Io ho pagato il mio debito di lealtà fino in fondo, anche quando credevo di non averne la forza. Non siate da meno. E tu, Prescelto, che stai leggendo le mie parole, sii benedetto nei secoli. Io ti ho pensato negli ultimi anni della mia vita da esule, ed ho benedetto la tua venuta. Sii magnanimo con i figli del dolore, sii giusto con i figli dell'ingiustizia, sii sollecito con i figli dell'abbandono. Fa che tutto ciò che accadde non sia stato invano..."

Lesse e rilesse quelle parole... e gli facevano male dentro.

"Ho pagato il mio debito di lealtà anche quando non credevo di averne la forza..."

Lui, il forte Vokka, era forse un debole? Aveva voglia di chiederlo a Mael... ma certamente il suo sposo avrebbe risposto: sei come sei... e mi piaci così! È bello sentirselo dire, ma non in un momento come questo! Avvertì un senso crescente di ribellione crescere in lui, salire, aumentare, ingrandirsi finché traboccò fuori come un fiume in piena, come l'ondata di alta marea sulle piane di Welleren su Niuketol... e gridò, gridò, gridò stringendo in mano quel rotolo di antica carta coperto di segni incomprensibili eppure fin troppo chiari... Poi tacque di colpo: non voleva che lo sentissero gridare così... non era dignitoso... non era da lui... guardò Mael e vide che una lacrima tremolava nell'angolo del suo occhio. L'abbracciò e si rannicchiò contro di lei, lì, ritti nel centro della stanza così estranea, così aliena, così fredda per lui.

Il giorno dopo ci furono le esequie ad Acquevive, la città che sorgeva sopra la superficie di Cenco. Qui erano convenuti tutti i volontari dell'Operazione 99 che ancora non si erano mescolati con gli indigeni di Boar e che non avevano potuto partecipare alle esequie a Castelnuovo. C'erano centinaia di persone, tutte nell'uniforme bianco azzurra dei colori di Famiglia.

Su un piccolo catafalco addobbato con i colori degli Swooney, era stata posta l'urna avvolta nel velo rituale. Il cielo grigio era appena ravvivato da un timido sole che non faceva che rendere più triste l'intero scenario. Qui la cerimonia fu meno fastosa e rituale che al castello, in un certo senso più intima...

Per l'ultima volta, come disse il comandante Joote Dake, Mar era fra i suoi uomini, fra la sua gente. Gente che lui aveva amato e che l'aveva amato. Non ci furono discorsi, ma una serie di testimonianze, intervallate dai canti che erano nati fra gli uomini di Mar durante le esplorazioni di Boar. Testimonianze semplici eppure toccanti che scendevano dritte al cuore, e non furono pochi quelli che piansero, senza falsi pudori: un pianto non disperato ma profondo, accorato. Più che un rito, più che esequie, sembrava una di quelle veglie attorno al fuoco nelle notti di Boar in cui gli esploratori di Mar più anziani raccontavano ai novellini gli episodi più belli, più notevoli vissuti su quello strano pianeta così diverso da ogni altro, così affascinante, così misterioso, primitivo e raffinato al tempo stesso.

Ezmy Ayvy, il suonatore di gunchin di Fainarz, soldato semplice, aveva composto un nuovo canto che a poco a poco tutti impararono e cantarono assieme.

"Un giorno incontrai un grand'uomo che
disse a me: non fermarti!
M'infiammò col suo esempio ed allor
nel mio cuore si accese un nuovo ardor.

"È Swooney ni Mar che un dì mi parlò
e disse a me: sempre avanti
ché fermare nessuno potrà
chi con gli altri unito marcerà.

"La strada mi mostrò con pazienza ed amor
e dico anch'io: non fermarti
se la vita più non capirai
la risposta in te sol troverai.

"È Swooney ni Mar che un dì mi parlò
e disse a me: sempre avanti
ché fermare nessuno potrà
chi con gli altri unito marcerà.

"E quando, nel tuo cuor, buio ci sarà
dico anch'io: non fermarti
il coraggio incoscienza non è
ma sol vincer la paura che è dentro te.

"È Swooney ni Mar che un dì mi parlò
e disse a me: sempre avanti
ché fermare nessuno potrà
chi con gli altri unito marcerà.

"Se poi la stanchezza entra nel tuo cuor
dico anch'io: non fermarti
alza gli occhi e guarda lontan
nuove forze in te rinasceran.

"È Swooney ni Mar ..."

Il coro salì, si rafforzò, trascinò tutti. Vokka taceva, lo sguardo fisso sull'urna delle ceneri, sfocato, una gran voglia di urlare dentro di sé: basta! a stento trattenuta. Sentiva che gradualmente tutti gli sguardi si indirizzavano a lui e non capiva se erano una sfida o una preghiera, un rimprovero o un incoraggiamento. C'era solo un'altra persona che non cantava: Mael.

Poi, finalmente, il canto morì e tornò il silenzio. La cerimonia finì e tutti sfilarono davanti all'urna ed a Vokka e quasi si fossero passati una parola d'ordine, ognuno lo salutò dicendogli: "Guidaci, Swooney ni Vokka!"

Guidaci, guidaci, guidaci... continuò ossessionante il ritornello. Quella notte, quando finalmente poté riposare fra le braccia della sua sposa, nel cervello sentiva quelle voci ripetergli: guidaci, guidaci, guidaci... voci diverse, fiere, forti, sommesse, imploranti, sicure, addolorate... voci... voci... voci... e prima di riuscire finalmente ad addormentarsi mormorò: "Perché? Perché proprio io... così all'improvviso?"

Il giorno seguente si trasferirono alla Guarnigione e ci fu l'ultima cerimonia. Dalla Galassia erano giunti molti Capi-Famiglia e Primi ed all'ultimo momento fu annunciato l'arrivo dello stesso Tecnarca. La cerimonia fu semplice ma solenne. Furono letti i "proclami di lutto". Poi l'urna fu posta accanto a quelle di Njeiry e Tova, sotto l'albero di latza, in un cubo di pietra bianca su cui sotto al nome era stato inciso un motto in caratteri rossi: "La vita è in te e tu sei nella vita."

Vokka andò a salutare e ringraziare il Tecnarca che sarebbe stato il primo ad andarsene. Il vecchio uomo lo guardò dritto negli occhi e Vokka si sentì a disagio, trafitto da quello sguardo.

Wole, il Tecnarca, disse: "Tu ed io ci assomigliamo parecchio, Swooney ni Vokka. Mar è una delle persone che più ho stimato nella mia vita e ne sento molto grave la perdita. Quello che tuo padre ha intrapreso è ora nelle tue mani. È mio preciso desiderio che nulla di quanto ha iniziato Mar vada perso... è chiaro?"

"Anche troppo, Tecnarca. Tu disapprovi la mia decisione."

"Tu non hai ancora deciso."

"Sì."

"No. Attendo la richiesta ufficiale del Consiglio di Famiglia per la tua nomina a Capo-Famiglia. Non deludermi."

"Non puoi impormi di agire contro la mia volontà."

"Potrei, ma non lo farò. Ma attento ai passi falsi. Attento a non imboccare vie senza ritorno."

"È un ordine, un consiglio... o una minaccia?"

"Prendila come vuoi."

"Se è un ordine, devo obbedire."

"Un'obbedienza fatta con il cervello e non con il cuore è peggio di un rifiuto."

"Posso cambiare la mia mente, non il mio cuore."

"È falso. Solo tu puoi cambiare il tuo cuore."

"Vuoi che rinunci al ruolo per cui mio padre mi ha allevato?"

"No. Voglio solo che tu assumi le tue responsabilità fino in fondo, e non solo con la mente, ma anche con il cuore."

"Credi che ne sarò capace?"

"E tu? Tu sei come me, te l'ho detto. Ma a volte essere troppo inflessibili nel mantenere le proprie posizioni può essere il peggior segno di debolezza. Sei giovane... la vita ti insegnerà che ho ragione."

"Forse sono troppo giovane."

"Comoda scusa, ma solo una scusa. Ti conosco da piccolo... Non nasconderti a te stesso. Hai sempre saputo guardare a ciò che ti riguarda con il giusto distacco. Fallo una volta in più. Tu ed io siamo fatti così: non possiamo concederci il lusso di farci sommergere dalle emozioni. Tu ed io abbiamo davanti una vita difficile, perché siamo troppo razionali. Tuo padre sapeva sognare, amare... era un istintivo. Ma tu sei tu... Devi prendere il tuo peso e portarlo avanti, fino in fondo, costi quel che costi, anche se non ne hai voglia."

"Di nuovo, è un ordine?"

"No, una realtà a cui non puoi sfuggire. Ti farebbe comodo che io ti ordinassi: fai così! Ma non è da me né da te nasconderci dietro a questi comodi alibi, non credi? Ad un altro darei un ordine, non a te. Aspetto però una tua risposta. Ma ricorda bene: tu ed io non possiamo concederci il lusso di fermarci quando siamo stanchi... Questa giornata scorre, Swooney ni Vokka."

"Questa giornata scorre, Tecnarca."

Wole fece un cenno di saluto con una mano, entrò nel transtar e lasciò Ross.

Poi se ne andarono tutti gli altri ed il sole scialbo e pallido era al centro della sua immutabile corsa. Il cielo era rosato e di perla, spesso e fosco.

Vokka e la famiglia si riunirono per mangiare nella vecchia Residenza del Governatore. Poi Vokka si appartò con i figli e la sposa nel giardino. Il piccolo Mar giocherellava con i sassolini. Vokka lo prese per le spalle e lo guardò. Il piccolo divenne serio e ricambiò lo sguardo del padre.

Vokka allora gli disse: "Capita che lo sguardo si offuschi, sai? L'importante è che non duri troppo a lungo... e che gli altri non vi leggano il tuo turbamento. Non farti mai travolgere dagli eventi, se vuoi essere un uomo. Ricordati, non ti sarà mai perdonata nessuna incertezza, nessun errore, nessuna debolezza. La vita è dura, spietata, ma va vissuta. Tuo nonno diceva che la vita è un gioco... anche i giochi possono essere crudeli, sai? Ma non c'è altro da fare, non puoi scappare, non puoi difenderti... ma almeno puoi soffrire a fronte alta e non dare agli altri la soddisfazione di vedere la tua debolezza, non dare agli altri il pretesto delle tue incertezze per giustificare la loro mediocrità di piccoli esseri senza valori..."

Poi Vokka si alzò: "Mael... tra poco riunirò il Consiglio di Famiglia. Affida i piccoli a Nilko. Ormai ho deciso... sì, ho deciso!" disse e rientrò nella Residenza.

Allora il piccolo Mar, che non aveva capito quasi nulla del lungo discorso del padre, ma ne aveva percepito il forte dolore, chiese a Mael: "Ma', perché pa' piange?"

Mael lo carezzò: "No, non piange, caro. E adesso sta meglio."

"Era malato?"

"No... era al buio."

"Aveva paura?"

"No, tuo padre non ha mai paura."

"E tu?"

"Neanche io, caro."

"Io sì... ho paura del buio e degli uomi cattivi."

"Non devi aver paura. Pa' non sarebbe contento."

"E tu mica glielo dici, vero?"

"No, caro, certo che non glielo dico."

"A pa' non piace giocare?"

"È grande, lui, e non ha tempo."

"Peccato. Ma a nonno Mar piace giocare."

"Sì, gli piaceva e giocava molto bene..."

"Mi parli di nonno Mar?"

"Un altro giorno... adesso devo andare. Chiamo Nilko, va bene?"

"Sì... Vai coi grandi, adesso?"

"Certo."

"Peccato."

Quando Vokka entrò nella sala riunioni, c'era già tutta la Famiglia riunita. Sedette al suo posto e guardò tutti i membri della Famiglia ad uno ad uno, soffermandosi un po' di più a guardare Selte. Questa ricambiò lo sguardo con espressione serena. Quindi Vokka prese la parola.

"Ormai non è più tempo di ritardare le decisioni: entro oggi il Consiglio di Famiglia deve inviare la richiesta al Tecnarca per la nomina del nuovo Capo-Famiglia. Io sono il Primo, perciò quel ruolo mi compete di diritto. A meno che abbiate seri motivi per chiedere al Tecnarca di non onorare la volontà di mio padre. Io sono pronto ad assumere il ruolo che mi compete. Perciò ora tocca a voi esprimervi a questo proposito."

Guardò di nuovo tutti ad uno ad uno, poi si indirizzò a Tha: "Parla tu per primo."

Questi annuì: "Io sono nato su Boar da genitori boariani. I miei erano Armati e lo furono anche i loro padri. Ho sposato un boariano... se pure diverso dagli altri. Per me Boar è molto importante. E lo è anche e soprattutto per come tuo padre mi ha insegnato a vederlo e ad amarlo. Ti chiedo solo di tenere conto di tutto questo. Non ho nessun motivo per non confermare la scelta di tuo padre." disse tutto ciò con voce ferma e chiara, guardando dritto negli occhi il figliastro.

Allora parlò Nymy: "Io sono entrato a far parte della Famiglia solo perché tuo padre mi adottò. Non ho vissuto con lui, ma ho avuto modo di conoscerlo e di apprezzarlo. So bene quanto Boar fosse importante per lui. Perciò dico: se tu vuoi continuare la sua opera, io non ho nessun problema nel confermare la sua scelta."

Poi fu il turno di Punth: "Parlo anche a nome degli altri due Protettori, con cui mi sono consultato a lungo. Tuo padre ci adottò soltanto per rendere legale la nostra elezione a Protettori. Non per questo ci sta meno a cuore il destino di quella che ora è anche la nostra Famiglia. Dopo aver discusso il problema siamo giunti a questa conclusione: se tu ci garantirai di recedere dalla tua decisione di abbandonare Boar, confermeremo la scelta di tuo padre. Questo ci impone il nostro ruolo di Protettori: proteggere tutti quelli che lavorano per la Famiglia, che rischierebbero di restare in mezzo ad una strada. Diversamente proporremo al Tecnarca che nomini Capo-Famiglia Selte."

La tensione nell'aria aumentava sensibilmente ma Vokka ascoltava impassibile.

Parlò allora Frem: "Noi siamo contrari alla tua nomina e ne conosci il motivo. Non crediamo che tu sia capace di recedere dalle tue decisioni, tutti sanno quanto tu sei testardo. Ci dispiace dover prendere questa posizione, perché come fratello ti vogliamo un sacco di bene. Selte ci disse che avrebbe rifiutato di fare la Capo-Famiglia. Noi perciò proponiamo che la Famiglia Swooney venga estinta dal Tecnarca e che questi affidi il pianeta Ross ad una nuova Famiglia che sappia portare avanti i piani di nostro padre e l'Operazione 99. Noi proponiamo perciò che il Tecnarca fondi una nuova Famiglia nella persona di Joote Dake a cui noi poi chiederemo di essere adottati."

Un fremito percorse gli astanti che guardarono stupiti Frem, ma nessuno intervenne.

Allora prese la parola Liberato: "Io sto per sposarmi e per rispetto verso Swooney ni Mar che mi adottò dandomi il suo nome, nome che sento di non essere degno di portare, assumerò il nome del mio sposo. Ma per ora sono ancora uno Swooney, anche se il meno importante fra voi. Mar mi chiamò Liberato... perché in un certo senso io sono il primo che lui ha liberato, su questo pianeta... ecco, non vorrei essere l'ultimo. Io non ho il diritto di dire a Vokka quello che deve fare. Ma certo, se non sarà lui o un altro Swooney a liberarci, spero che qualcuno lo faccia, perché è giusto. Noi boariani infatti siamo prigionieri su questo pianeta, nostro malgrado.

"Tu Vokka hai detto, così mi hanno riferito, che Boar ha ucciso Mar. Può darsi. Ma un uomo trattato ingiustamente, un uomo senza speranza può anche diventare violento e menare colpi alla cieca... e ci può andare di mezzo un innocente e forse addirittura l'unico che stava tentando di ristabilire la giustizia, di aiutarlo. Se questo può accadere ad un uomo, nello stesso modo può accadere ad un pianeta trattato ingiustamente ed alla sua gente. Comunque, questi miei pensieri non cambiano il fatto che, se Mar ha scelto te come suo Primo, non sarò certo io a voler cambiare le sue decisioni. Perciò io, come Tha, non ho motivo per non confermare la scelta di tuo padre, Vokka." terminò Liberato sorridendo timidamente.

Allora parlò Selte: "Capisco dalla tua espressione, Vokka, che hai già preso la tua decisione. Perciò so che è inutile cercare di fare qualcosa perché tu accetti il nostro punto di vista, qualunque esso sia. Voi tutti conoscete già il mio parere: Vokka deve essere il nostro nuovo Capo-Famiglia, comunque abbia deciso di agire. Quanto a me, se decide di abbandonare tutto, lo seguirò, sia pure con un profondo dolore nel cuore. Se decide di continuare l'opera di pa' e l'Operazione 99, sarò al suo fianco per tutto ciò che saprò e potrò fare per contribuire.

"Vorrei dire ancora una cosa, non a Vokka ma a tutti voi: comunque vada ognuno di noi è responsabile quanto Vokka del buon nome degli Swooney, cioè di nostro padre Mar. Non dimenticatelo e fate tutto quanto è in vostro potere, tutto quanto è lecito perché il suo nome, che lui ci ha dato, non sia macchiato. Ognuno di voi è una persona onesta quanto lo è Vokka... sono certo che non farete passi falsi, avventati... o almeno lo spero."

Restava solo Mael. Questa guardò il suo sposo e sorrise con dolcezza.

Quindi cominciò, con voce sommessa: "Più volte Mar disse a Vokka che ognuno deve fare quello che gli sembra giusto, costi quel che costi. Io so che il mio sposo ha sempre seguito questo insegnamento del padre. Perciò sono dalla sua parte... qualunque cosa deciderà di fare, come dice Selte. Scusatemi, ma non ho altro da aggiungere." concluse guardando negli occhi Vokka con un'espressione colma di tenerezza.

Questi annuì. I muscoli della mascella dettero un guizzo e gli occhi si ridussero per un attimo ad una fessura. Poi i suoi tratti si distesero.

"Quattro di voi mi accettano come Capo-Famiglia, uno mi rifiuta e quattro mi accetterebbero ponendo però delle condizioni. È evidente che io, in questo caso, non posso votare perché sono parte in causa. Ma prima che si prenda una decisione definitiva, ho qualcosa da dire: non accetterò mai che mi si pongano delle condizioni. Non intendo dirvi quali sono le mie intenzioni riguardo all'Operazione 99 ed a Boar. Se mi accettate come Capo-Famiglia, dovete accettarmi perché avete fiducia in me e non per il fatto che io decido di fare una cosa oppure un'altra. Perché se mi accettaste ora ponendo delle condizioni, poi potreste porre delle condizioni ad ogni mia futura decisione. Tanto vale perciò che votiate subito contro di me.

"Se non avete fiducia in me è meglio che mi rifiutate subito, indipendentemente da quanto ho deciso sul punto che ora vi sta a cuore. Ho ascoltato le vostre richieste e le motivazioni con cui le avete sostenute. Se sarò il Capo-Famiglia, lo farò sempre, anche in seguito, perché è giusto che sia così e perché nelle Famiglie è consuetudine che così avvenga. Ma poi deciderò io, da solo, come ha sempre fatto mio padre, e la piena responsabilità sarà mia e solo mia. Se vi va bene, è così. Se no... è così ugualmente. Se mi volete, vi avverto, pretenderò piena collaborazione. Quanto a voi, Frem, se sarò io il Capo-Famiglia, dovrete scegliere se restare Swooney o no. Anche per me siete molto importanti, siete e resterete i miei cari fratelli, perciò spero che restiate. Ma oltre questo... non farò altro per trattenervi. Se nessuno ha altro da dire..."

Selte si agitò sul sedile e sollevò una mano: "Io... io vorrei aggiungere una cosa: se la tua decisione fosse nel senso che alcuni di noi temono, cioè secondo quello che hai detto il giorno della morte di nostro padre, accetterai almeno che si discuta su un eventuale compromesso?"

"No, Selte, dovresti saperlo. Accetto qualsiasi discussione prima che io prenda una decisione, non l'accetterò mai dopo che l'ho presa."

"Ci stai chiedendo molto, fratello."

"No, Selte, vi sto chiedendo il minimo perché io, o chiunque altro al mio posto, possa essere veramente un Capo-Famiglia. Ripeto, piuttosto che accettarmi ponendo delle condizioni, preferisco che mi rifiutiate. O la Famiglia è compatta, o il Capo-Famiglia è come se non esistesse. Non ho voluto io questo sistema, non ho voluto io questo ruolo, ma è l'unico che possiamo avere, perciò o lo facciamo funzionare o... o hanno ragione Frem."

Nymy mormorò: "Hai perfettamente ragione, Vokka."

Così, mentre Vokka si assentava dalla sala per lasciarli liberi, gli altri votarono. Dopo un tempo che gli parve eterno, uscì Frem.

"Abbiamo voluto portarti noi il risultato della votazione del Consiglio di Famiglia. All'unanimità abbiamo sottoscritto la petizione al Tecnarca perché ti nomini Capo-Famiglia degli Swooney. Anche noi. E benché siamo pieni di timore... ti assicuriamo che vogliamo restare degli Swooney... ti seguiremo, comunque..."

"È opera di Selte, questa, vero?"

"No, è tutta opera di Mael."

"Mael..."

"Appena giungerà la nomina a Capo-Famiglia dal Tecnarca, tutti noi faremo atto pubblico di obbedienza. Auguri, Vokka... auguri, mio povero Vokka."

Fu inviata la petizione al Tecnarca e presto giunse la risposta.

"Io Wole, primo Tecnarca della Galassia, alla Famiglia Swooney invio questo Dettato:

"Il Capo-Famiglia Swooney ni Mar ci ha lasciato. La Galassia tutta e Ross di Castor ne piangono la scomparsa. Ma la vita succede alla vita: il mandato sia perciò trasmesso al Capo-Famiglia Swooney ni Vokka. Quanto dissi un tempo al Capo-Famiglia dico ora al Capo-Famiglia, nulla cambierà nei nostri accordi e dove prima si leggeva il nome di Mar si legga ora quello di Vokka.

"Io Wole, primo Tecnarca a Vokka, secondo Capo-Famiglia: salute e lunga vita a te, prosperità alla tua Famiglia, felicità alla tua gente. Attendo una tua visita per il giuramento. Come giurò tuo padre anche tu giurerai, come fui fiero di tuo padre, di te vorrò essere fiero. Che il nome degli Swooney resti, fino alla millesima generazione ed oltre, rispettato ed onorato nella Galassia e nei cuori degli uomini.

"Dettato nell'anno 3433, mese 4, giorno 4, turno 3 del calendario standard universale, in Arom. Scritto da Berkel Shiwar, quarto scrivano dell'Ufficio delle Famiglie, letto e sottoscritto da me, Wole, primo Tecnarca."

Il Dettato fu letto pubblicamente nella Guarnigione ed in Cenco e la Famiglia fece atto di obbedienza a Vokka. Poi fu il turno del giuramento di tutti i funzionari ed i quadri sia civili che militari ed infine di tutti gli uomini.

Allora finalmente, in un silenzio carico di tensione Vokka, che per l'occasione indossava gli abiti del suo ruolo, si alzò.

"Dove mio padre ha interrotto, io riprendo. Non sarà la stessa cosa, poiché io non ho le sue doti. Ma se mi seguirete come avete seguito mio padre, i figli dei nostri figli un giorno potranno conoscere il risultato dei nostri sforzi e goderne e Boar sarà di nuovo libero."

Un boato salutò queste parole. Vokka fece un gesto secco ed il grido tacque immediatamente.

"Risparmiate il vostro entusiasmo: sarà un'impresa dura per tutti. Quello che vi sto offrendo non è un viaggio di piacere, ma sofferenza e sacrificio, lotta e dolore. Se allora avrete il coraggio di essermene grati, allora accetterò le vostre ovazioni. Ognuno torni subito al suo posto, c'è molto da fare. Il nemico in questi giorni non è stato di certo con le mani in mano, dovete recuperare il tempo che io ho perduto."


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