Mar era a Cenco e si stava preparando per partire di nuovo per uno dei suoi giri nella Galassia. Su quella parte di Boar era notte. Erano esattamente le 3.7 del terzo turno del giorno cinque del sesto mese 3485 di Boar. Dal Tempio di Shent Elementale che sorgeva fra Casevecchie e Buonriparo, giunse la comunicazione che un pallone aerostatico carico di anfore di polvere esplosiva stava per decollare. Da quel momento si susseguirono segnalazioni da altri Templi di Shent Elementale e di Shent Temibile: stavano partendo decine di palloni carichi.
Mar mise in allarme tutti i volontari che riuscì a contattare sul pianeta: dovevano cercare di seguire gli spostamenti dei palloni e comunicarli a Cenco. Però era notte e solo la luna azzurra si levava e tramontava in un breve arco, perciò la notte era buia. I fuochi dei palloni avrebbero potuto aiutare a localizzarli, ma molte zone erano avvolte in una lieve nebbia.
Di tanto in tanto arrivava qualche segnalazione. S'era improvvisata una serie di segnalini da disporre su una grande mappa di Boar man mano che giungevano notizie. Mar era tranquillo: per quel che ne sapeva i due componenti della nuova arma, il contenitore metallico e la polvere esplosiva erano ancora divisi, perciò non doveva essere troppo vicino il momento del loro uso.
Alle 4.5 cominciarono a giungere segnalazioni da altri Templi, questa volta di vari ordini, comunicando che sui tetti si stavano accendendo fuochi da segnalazione. Altri segnalini furono aggiunti sulla mappa. L'operazione era vasta, ne era interessata una zona di circa seimila chilometri per quattromila, corrispondente grosso modo all'estensione della presenza degli ostelli. Solo Cenco ne pareva tagliata fuori, almeno per il momento.
Mar notò che i segnalini indicanti i Templi che avevano acceso i fuochi erano circa sei volte più numerosi che non i Templi da cui si erano sollevati i palloni ed anche che erano disposti a distanze più o meno regolari... Mar inviò una comunicazione urgente agli ostelli: dovevano prepararsi a far evacuare tutti gli ospiti da un momento all'altro.
Poi fece montare sulle tre piattaforme gravitazionali di cui disponeva grossi proiettori laser e le fece sollevare in volo ordinando loro di tenersi molto alte ma pronte ad intervenire. Ma per quanto veloci, erano solo tre piattaforme per un'area molto vasta. Sarebbero giunte nelle posizioni loro assegnate entro tre o quattro ore, non prima, pur viaggiando a velocità massima.
Alle 5.9 fu chiaro che i palloni scaricavano parte del materiale che avevano a bordo poi proseguivano verso altri Templi. Sui tetti venivano assemblati gli ordigni, innescati e caricati sui palloni del Tempio stesso.
Alle 0.6 del primo turno del giorno seguente fu segnalata la partenza del primo pallone armato. Mar ordinò l'evacuazione immediata di tutti gli ostelli: dovevano restare dentro solamente due volontari per ogni ostello, pronti a far saltare il transmen al primo segno di aggressione dal cielo. Ma da molti ostelli giunse notizia che gli ospiti rifiutavano di uscire. Allora Mar cominciò a mandare da Cenco agli ostelli quanti più volontari poté, via transmen, per portare fuori con la forza gli ospiti recalcitranti.
Dette ordine però di abbandonare gli ostelli al primo segno di ostilità dal cielo: l'ordine tassativo era di mettersi in salvo il più rapidamente possibile. Al primo scoppio, infatti, gli ospiti riluttanti si sarebbero messi in salvo da soli.
All'1.4 avvenne il primo attacco dal cielo. L'ostello della Buonasosta era stato quasi completamente distrutto. Per fortuna non c'era nessuna vittima. Poi fu segnalato uno spostamento verso Castelvecchio e Castelnuovo. Non si sapeva quale dei due sarebbe stato attaccato, se non tutti e due. Mar dette ordine di evacuare Castelnuovo e di avvertire gli Asano di Castelvecchio del pericolo che correvano.
Alle 3.5 erano già stati bombardati quattordici ostelli e c'erano almeno cinquanta vittime. Le piattaforme avevano abbattuto sedici palloni, ma non potevano abbatterli al primo avvistamento, poiché prima dovevano assicurarsi che sotto non ci fossero centri abitati, infatti i palloni, precipitando, provocavano un immane scoppio.
Alle 4.3 furono avvistati alcuni palloni che volavano in direzione di Centramare. Mar ordinò che una delle piattaforme si dirigesse a difendere la città di Centramare ed un'altra la città di Vitanuova. Alle 4.6 del giorno sei all'alba, tutti gli attacchi erano cessati ed i palloni stavano tornando ai più vicini Templi. In tutto erano stati bombardati con distruzioni più o meno gravi, ben settantuno ostelli e c'erano centosette vittime, di cui quarantatré indigeni ed sessantaquattro volontari. Né Castelvecchio né Castelnuovo erano stati attaccati. Trentadue palloni erano precipitati esplodendo al suolo, attaccati dalle piattaforme.
Molti volontari erano restati isolati in varie parti di Boar e ricevettero l'ordine di restare nei pressi degli ostelli colpiti, per far eventualmente scomparire le tracce dei transmen e degli altri apparati, quindi avrebbero dovuto chiedere ospitalità nelle città vicine.
Nelle città frattanto, svegliate dai boati delle esplosioni, regnava una confusione indicibile. Gli uomini di Mar, sostenuti dagli amici dei castelli, spiegarono che era un attacco degli Shentist. Ma qui si rivelò un'altra parte del piano del Gran Luminare. Molti cittadini, in ogni città, insorsero affermando che erano stati gli ostellieri ad aver provocato le esplosioni per far scappare gli ospiti e così derubarli... questi infatti erano stati costretti a fuggire di corsa, abbandonando negli ostelli tutti i loro averi.
D'altronde la "pretesa" dei volontari di presidiare le rovine senza far avvicinare nessuno, pareva confermare la diceria. A poco valse il fatto che i volontari, man mano che rinvenivano qualche cosa appartenuta agli ospiti, la portassero in città per restituirla a questi. Qua e là scoppiarono anche tafferugli che però gli Armati si affrettarono a sedare.
Le piattaforme avevano dovuto rientrare a Cenco all'alba, volando il più alto possibile per non essere viste, ma senza rischiare di toccare il muro di forza che avvolgeva Boar.
Alle 2.3 del secondo turno del giorno sei, giunse notizia che parecchi Templi si stavano preparando per ripetere l'azione dopo il tramonto dello stesso giorno. Mar trasmise l'ordine ai volontari infiltrati nei Templi di sabotare l'azione nel limite del possibile, senza però rischiare di farsi scoprire. Purtroppo Mar ed i suoi non avevano previsto nulla di simile e non avevano un buon mezzo per proteggere gli ostelli senza uscire allo scoperto.
Poco dopo mezzogiorno rientrò Vokka, che era stato avvertito da Cenco. Vokka disse che a suo parere si doveva subito attaccare i Templi usando le piattaforme, distruggendo i palloni prima che potessero decollare. Mar rifiutò.
"Finché perdiamo solo gli ostelli, possiamo ripartire. Uscire allo scoperto ora può voler dire pregiudicare tutta l'Operazione 99. Se Shent pensa di metterci fuori combattimento, sbaglia di grosso. Questa azione costerà molto cara al mito di Shent. I nostri Artisti ed i volumisti faranno un gran rumore sull'accaduto... La notte scorsa abbiamo avuto parecchi morti... questa notte non ce ne saranno."
"Ma perché dobbiamo perdere così gli ostelli?"
"E che possiamo fare? Da Quaryel sono giunti solo cinque muri di forza portatili, e non avevo previsto un attacco dall'alto, perciò sono praticamente inutili. E comunque, con solo cinque, salveremmo ben poco."
"Attacchiamo almeno il Gran Tempio..."
"A che servirebbe, Vokka? Non certo a far cessare gli attacchi, non hanno comunicatori, loro. E inoltre così noi passeremmo dalla parte del torto..."
"Ma non possiamo stare qui con le mani in mano, pa'!"
"Non stiamo con le mani in mano. Stiamo facendo tutto il possibile per ridurre al minimo i danni."
Vokka era nervoso. Mar invece sembrava tranquillo: aveva la calma di chi sa che sta facendo del proprio meglio e di chi non dispera per il futuro. Durante il giorno ci furono solo segnalazioni riguardanti i danni subiti dai vari ostelli. Le città vicino a cui erano avvenuti gli attacchi erano tutt'ora in subbuglio ma nelle altre non si sapeva nulla di quanto avvenuto. Gli uomini di Mar infiltrati nei castelli di queste ultime avevano ricevuto l'ordine di tener d'occhio il cielo per poter poi testimoniare che prima di ogni scoppio s'era visto sorvolare il posto da un pallone di Shent. Dalle microspie ancora piazzate dentro il Gran Tempio non si sapeva più nulla, poiché anche l'ostello vicino a Craterenero era stato evacuato e tutte le istallazioni erano state rispedite a Cenco via transmen.
L'unica radio che gli Shentist avevano, fra il Daigo ed il Gran Tempio, taceva.
Mar attendeva il tramonto. Cenco ed Acquevive erano quasi deserte, solo il personale indispensabile era restato, poiché la massa dei volontari era stata disseminata nei vari ostelli, prima per tener lontani i clienti, poi per presidiare le rovine. Vokka continuava ad insistere con Mar che dovevano attaccare.
"No, Vokka. Dovresti conoscere abbastanza bene il gioco del Go per sapere che spesso farsi mangiare qualche pietra può rivelarsi molto utile per vincere poi la partita. Non dobbiamo lasciarci impressionare. Gli ostelli si rifaranno e non è detto che riescano a demolirli tutti. Se i nostri conti sono giusti, agli Shentist restano solo quarantatré palloni armati e ci sono ancora centonovantasette ostelli ancora in piedi."
"Ma possiamo manovrare solo con una piattaforma, visto che le altre due devono difendere Vitanuova e Centramare. Quanti palloni riusciremo a far precipitare stanotte? Dieci? E la notte seguente? Vedi che rischiamo di lasciarci demolire tutti gli ostelli mentre noi stiamo a guardare. Inoltre, comprare quasi quattrocento transmen nuovi ci costerà un occhio della testa... anni di lavoro..."
"Anche se ci mettessimo altri dieci anni per ricostruire tutto, Vokka, ci resta ancora abbastanza tempo per portare a termine l'Operazione 99. Dobbiamo lavorare a lunga scadenza, non pensare solo all'oggi. Inoltre questa vittoria del Gran Luminare costerà molto cara agli Shentist, credimi, troppo cara."
Dopo il tramonto ricominciò la letale danza dei palloni aerostatici. Durante la giornata solo in cinque Templi i volontari erano riusciti a sabotare i palloni ed in uno di essi erano stati scoperti ed imprigionati, anche se troppo tardi. Gli imprigionati dissero che avevano agito su ordine del Daigo.
Quella notte furono distrutti cinquantasei ostelli e ci furono solo cinque vittime, tutti volontari. Furono abbattuti dalla piattaforma quindici palloni e sfortunatamente uno di questi cadde vicino ad un accampamento di Mercanti, uccidendone e ferendone non pochi, ma i superstiti videro bene che era stato un pallone di Shent a provocare quel disastro.
Nella notte fra il giorno 7 e l'8 si levarono in volo ventitré palloni che distrussero trentuno ostelli. Nessun morto e tre feriti. Anche Castelnuovo fu danneggiato, un lato fu completamente sventrato, ma la torre con i sotterranei del transmen restò intatta.
Nella notte fra l'8 ed il 9 si levarono in volo dodici palloni che distrussero diciassette ostelli. La piattaforma antigravità ne distrusse parecchi ed a Shent restavano solo cinque palloni in grado di volare. Mar allora dette ordine alle tre piattaforme, per quella notte, di occuparsi solo di quei cinque palloni. Ma anche alcuni di quelli sabotati riuscirono ad alzarsi in volo.
Nella notte fra il 9 ed il 10 si levarono in volo solo tre palloni che furono intercettati e distrutti dalle piattaforme. Ormai la battaglia era finita. Shent aveva perso in tutto sessantasette palloni e tre erano gravemente danneggiati. Aveva avuto più di duecentocinquanta uomini morti nei palloni abbattuti. Mar aveva perso duecento trentadue ostelli e ne restavano in piedi solo settantaquattro. Aveva avuto novantuno morti fra i suoi uomini e circa duecento indigeni. Ma Boar era in subbuglio. Già i primi gruppi di volontari-Artisti giravano di città in città raccontando i terribili massacri ordinati dal Gran Luminare. Anche fra i Mercanti la voce che l'attacco proveniva da Shent si sparse assai rapidamente.
Mar decise di recarsi in diversi posti per vedere di persona i danni provocati. Le scene lo scossero: rovine fumanti e polverose ed i suoi uomini che frugavano fra le macerie con un senso di oppressione addosso... Centinaia di volontari erano inoltre distanti a volte centinaia di chilometri dal più vicino transmen ancora funzionante. Una cosa è seguire una battaglia seduti ad un tavolo, davanti ad una mappa e ad un comunicatore, e riassumerla poi in cifre... una cosa è vederne i risultati concreti.
Uno dei suoi uomini gli si accostò: "Che disastro! Ci hanno messo a terra."
"No, ragazzo. Ci hanno solo dato un pizzicotto sul sedere... Non ci hanno quasi toccato, l'Operazione 99 è ancora salda in piedi, finché ci siete voi."
"Davvero? Beh, tu hai le idee più chiare di noi... ma a vedere qui... Tanto lavoro per nulla... Sai, io avevo lavorato con le mie mani per costruire questo ostello, e adesso... Mi viene da piangere!"
Mar sorrise: "Piangi, ragazzo, se ti fa sentire meglio. Ma rimboccati le maniche e non mollare."
"Ma almeno, andremo a dare una bella lezione a quei fottuti Shentist?"
"Certo, a suo tempo... A suo tempo la pagheranno. Anzi, stanno già cominciando a pagarla cara, e siamo solo all'inizio. Credevano di spezzarci le reni, ma ci hanno fatto solo qualche graffio, credi a me. L'importante è che non abbiano fiaccato la nostra volontà. La mia non l'anno neanche sfiorata. E la tua?"
Il volontario guardò Mar negli occhi: "Finché tu sei sulla breccia, noi ce la metteremo tutta!"
"Bene, allora coraggio, dobbiamo davvero mettercela tutta."
Mar girò per tutta la giornata fra gli uomini di quell'ostello. Durante la notte si trasferì in un altro punto e parlò con altri volontari, rimontando loro il morale. Prima dell'alba era vicino alle rovine di un altro ostello, parecchi chilometri più in là. Passò tutto il giorno anche con quegli uomini.
"Quanto prima verranno i vigilati da Vitanuova per aiutarvi a ricostruire. Dov'è il fratello ostelliere?"
"È... e morto durante l'incursione... quando ha fatto saltare il transmen."
"Ah... chi era?"
"Ogast Weys."
"Ogast! Era sposato?"
"Sì..."
"Aveva figli?"
"Non ancora."
"Già..."
Mar tacque un momento. "Già, sulla carta vedi solo numeri, novantuno morti, non significa granché. Ma poi metti in fila i loro nomi... alcuni li conoscevi e senti un gran vuoto dentro di te... gente che t'ha seguito, che ha abbracciato il tuo scopo e che è morta per questo..." pensò.
"A che pensi, capo?" chiese uno dei volontari.
Mar ripeté quello che aveva pensato.
"No, Mar, hanno seguito un loro sogno, come tutti noi..."
"Ne sei sicuro?"
"Certo. Ogast era il mio sposo."
"Oh... mi dispiace..."
"Certo. Ma se non ci fermiamo, non è morto inutilmente. Dipende solo da noi non rendere inutile la sua morte."
"Già..."
Mar cercò di tirarsi su, di reagire. La morte... non gli faceva paura la morte... non la sua, per lo meno. Ma la violenza sì. Morire? Prima o poi tocca a tutti... ma perché per mano di un altro uomo? No, quella morte non la poteva accettare. Persino la morte di Nje... o di Tova, dopo un po' puoi fartene una ragione... Ma uccisi così, per un crudele gioco di potere... Ed in fondo non ne era responsabile anche lui, Mar? Perché non era rimasto a fare il meccanico spaziale? Eppure, facendo quello che aveva fatto, quante morti aveva evitato! Ma allora, era possibile fare un bilancio? Accanto a lui c'era ancora lo sposo di Ogast che lo stava guardando attento.
"Come ti chiami?" gli chiese Mar.
"Ryane."
"Ryane... A volte penso che mi faccio troppe domande a cui non trovo risposta..."
"Domande? Che genere di domande?"
"Tante, troppe... Non riesco a capire... a capire certe cose. La violenza, per esempio, perché esiste? Perché l'uomo sembra non saper vivere senza fare violenza ad altri uomini? Guarda qui attorno... tutto per un gioco di potere... ecco... vedi? Il Gran Luminare contro Mar Swooney... Ma qui non si giocano solo pietre bianche e pietre nere, ma vite umane. Con che diritto?"
"Ognuno di noi volontari, quando si è arruolato, sapeva di mettere in gioco la propria vita... Per un ideale."
"Ne sei certo? Ognuno di voi ha avuto una vera possibilità di scelta? In fondo quasi tutti eravate dei presalariati o avevate lavori che non vi piacevano... Ognuno di voi, quanta possibilità di scelta ha veramente avuto?"
"E tu, Swooney ni Mar?"
"Io credo di averne avute molte più di voi."
"Credi? O ti illudi? Quanto sei libero tu, più di noi?"
"Io potrei lasciare tutto questo in qualsiasi momento ed avrei mille altre possibilità, una più bella dell'altra... ma voi? Se ve ne andate, che vi resta?"
"Mille altre belle possibilità, forse. Chi ci ha lasciato, chi non ha rinnovato la ferma, ha ora un altro lavoro... se ha lasciato questo significa che pensava di poter migliorare. E se io resto, se tu resti è perché pensiamo che questo sia il migliore..."
"Può darsi. Ma il tuo Ogast? Lui, che scelta può fare, ormai?"
"Lui ha già fatto la sua scelta. Poteva anche lasciar perdere, non far saltare il transmen..."
"È morto per eseguire un mio ordine..."
"Tu hai chiesto due volontari... uno dei due era lui... gli è andata male. Ma lo sapeva bene che gli poteva anche andare male... l'ha scelto lui, non tu."
"E l'altro volontario?"
"È vivo... purtroppo."
Mar lo guardò stupito: "Purtroppo? Avresti preferito che fosse morto l'altro, invece di Ogast?"
"No, avrei preferito che si salvassero tutti e due... o che morissero tutti e due."
"Ma che ci avresti guadagnato se fosse morto anche l'altro volontario? Non capisco..."
"Ci avrei guadagnato molto: saremmo ancora assieme, Ogast ed io..."
"Tu..." Mar lo guardò, "Scusami, non avevo capito, scusami... Per un attimo ti avevo giudicato male... Perdonami."
Il volontario scosse il capo.
"Eri tu l'altro volontario, vero?" chiese allora Mar.
"Sì."
"Come è accaduto?"
"Così... abbiamo fatto saltare il transmen e ci stavamo allontanando quando il pallone è tornato ed ha sganciato un altro ordigno... una scheggia ha colpito in pieno petto il mio Ogast che stava correndo lontano... lui era più lontano di me... là davanti a me... ed è crollato... solo lui..."
"Tu credi in un dio?"
"Sì."
"In quale dio?"
"Il Grande Ry... ne porto il nome nel mio."
"E... e c'è un futuro oltre la morte, nella tua religione?"
"Sì."
"E come è?"
"Chi muore si unisce a Ry e lo rende più grande. Quando tutti saremo morti, Ry sarà immenso ed onnipotente... allora ci farà nuovamente nascere, perfetti, per sempre..."
"E tutti si uniscono a Ry?"
"Tutti quelli che muoiono lavorando per realizzare qualcosa di buono."
"E gli altri?"
"Scompaiono con la morte, perché sono inutili."
"Capisco."
"E tu credi in un dio?"
"Non lo so. A volte credo di sì, ma non lo so. Te l'ho detto prima che penso troppo e non so darmi risposte."
"A vederti da fuori sembri un uomo dalle idee chiare... non si direbbe che hai tanti problemi."
"Deluso?"
"No, anzi... mi sembri più vero, adesso. Prima mi sembravi troppo... troppo perfetto."
Mar sorrise: "Oh no... Solo che ognuno di noi indossa una maschera. La maschera di quello che crede di essere o che vorrebbe essere... l'uomo-ideale. Si vede che io la so indossare bene... Ma a volte è bene lasciarla cadere, almeno per un po'."
"Grazie."
"Di che?"
"Di averla lasciata cadere di fronte a me."
"E perché no?"
"Perché tu sei il capo, io un qualsiasi volontario."
"C'è poi tanta differenza?"
"Forse sì... forse no..."
Mar passò lì il resto della giornata. Poi durante la notte, usando la cintura antigravità ed i pochi transmen ancora in funzione, raggiunse, prima dell'alba, Castelnuovo. Trovò che erano già arrivati gli uomini di Asano per aiutare gli Armati Swooney a demolire le parti pericolanti per poi iniziare al più presto la ricostruzione. Quando giunse Mar, gli uomini si stavano svegliando. Fu accolto con grandi manifestazioni di gioia.
"Il grosso è ancora in piedi! In tre o quattro cicli al massimo avremo rimesso tutto a posto!"
"Nessuna vittima qui, vero?" chiese Mar.
"Solo un ferito lieve... dopo l'incursione."
"Dov'è?"
"L'abbiamo spedito a Cenco. Dovevi sentirlo, come protestava!"
Mar fu contento nel sentire l'allegria che impregnava l'aria. Si sentì sollevato. Fra gli Asano che collaboravano con i suoi uomini vide un volto conosciuto. Era un nobile.
"Noi... già ci conosciamo, vero?"
"Sì... Ricordi che fui io a suggerirti di leggere bene le carte del Fondatore... per aprire la Porta?"
"Tu! Ti ho cercato. Non c'eri, ultimamente."
"Viaggio molto. Perché mi cercavi?"
"Volevo chiederti perché... perché mi hai spinto a leggere quelle carte? Perché proprio me?"
"Non ho sbagliato, a quel che ho sentito e che vedo."
"Forse no... ma perché proprio me?"
L'altro sorrise: "C'è in te una forza vitale, un impeto, un entusiasmo che mi han fatto pensare: questo è l'uomo!"
"C'era forse... mi sto calmando... L'età passa..."
Il nobile rise: "Non usare luoghi comuni! Tu non ti fermerai mai, non di tua spontanea volontà, comunque. E non è facile trovare chi riesca a fermarti. Questo ho sentito, e mi sono detto che dovevo fare qualcosa per contribuire. Vedi, a volte anche i grandi hanno bisogno di un incoraggiamento..."
"Ma io non sono un grande. A meno che tu parli del mio titolo, del ruolo. Io non sono che una rotella di un grande ingranaggio, cerco solo di girare nel modo giusto, al posto giusto, alla giusta velocità..."
"Per questo sei grande: tre volte giusto."
"Perché insisti tanto nel volermi far credere che io sia un grande? Dopo tutto non è questo l'importante. La storia può parlare o non parlare di me, che importanza ha? Che cambia? Io resto sempre io... con le mie meschinità e le mie qualità. È forse più grande un Jock Littel, l'esploratore di Primus, che il suo cuoco di bordo? O è forse più grande un Matt Yamashi, il fisico della connessione seriale, di quell'Armato che sta sfacchinando con la pala? Puoi misurare il valore dell'uomo, di un uomo, col metro, col litro o con le pagine spese per lui su un libro, o dal numero di volte che il suo nome compare in una memoria elettronica? No, non lo credo."
"Eppure ci sono uomini che hanno lasciato una più netta impronta nella storia, nella vita, che non altri..."
Mar sorrise: "Certo. Quando io cammino nel fango, il mio sandalo lascia una ben profonda impronta... tutti possono vederla... eppure se sopra non ci fosse stato un piede, una gamba, un ginocchio e via via tutto il resto fino ai capelli, quell'impronta non si sarebbe neppure notata. Tutti possono parlare di quell'impronta, ma chi saprà dire: era uno dai capelli rossi, col naso così e l'ombelico cosà? Nessuno. I grandi lasciano un'impronta, proprio come fa un sandalo... ma perché la lascino, che c'è sopra di loro? Un popolo intero fatto di tanta gente forse sconosciuta ai più ma anche più valida. Non mi interessa essere un sandalo, credimi!"
L'altro annuì: "Sai essere convincente... ma allora, se non sei un grande, se non sei un sandalo... chi sei tu?"
"Bah... uno! Non ne so di più. Se sapessi davvero chi sono, sarei un dio... Chi sono? Cerco di essere un uomo, cerco di guardarmi negli occhi degli altri senza dovermi vergognare di me stesso... cerco di fare meglio che posso..."
"E ti pare poco?"
"È il minimo indispensabile."
"Tu... tu rifiuti di essere un eroe."
"Eroe? Io? Certo che no. Che se ne farebbe il mio Tha, il mio sposo, di un eroe? Ed i miei figli? A che serve un eroe? A comporre dei bei drammi per gli Artisti... a far nascere mirabolanti racconti, che si abbelliscono con il passare del tempo, per divertire adulti e bambini..."
"Eppure tu nutri rispetto per il Fondatore..."
"Certo e nutro rispetto per Boku, il mio ultimo nipotino. Nutro per loro lo stesso rispetto."
In quel momento giunsero Vokka e Tha. Vokka si guardò intorno smarrito.
"Che disastro!" mormorò.
Mar annuì sereno: "Già... Dobbiamo darci da fare."
"Ma perché e fino a quando dovremo costruire e poi ricostruire?"
"Finché abbiamo fiato in corpo. Tutta la vita non è altro..."
"Si devono evitare queste cose, pa'... dobbiamo distruggere chi ci ostacola..."
"Distruggere? O non piuttosto costruire qualcosa che non si riesca a demolire? Vedi, di solito se uno ha un'idea ed il suo avversario ne ha un'altra, di solito, dico, il primo cerca di demolire quella dell'avversario... che idiozia. Invece si deve rafforzare, affinare la propria idea, sicuri che, se è migliore, avrà ragione prima o poi di quella dell'altro. Se tu Vokka fai una gara di corsa con un altro... che fai? Ti alleni per correre più forte, e non è detto che riesca a superare l'altro, o piuttosto spendi il tuo tempo e le tue energie per cercare di impedire all'altro di correre? Se ti alleni, sei un uomo, perché cerchi di migliorare te stesso. Se invece cerchi di boicottare l'altro sei una carogna, un vile, perché eviti il confronto. Distruggere il nemico... no, non ci credo. Devi rafforzare te stesso, piuttosto."
"Pa', tu sei un idealista. Qui si tratta di uccidere per non essere uccisi, lo sai bene. Non è una gara, questa, non è uno sport, è lotta, è guerra... Non si vive di ideali, pa'."
"No? Allora io non ho vissuto, fino ad ora? Sono morto senza saperlo! Ma se non hai ideali, figlio mio, che cosa guiderà i tuoi passi? La guerra... certo che c'è la guerra... ma non è un bene, questo. Se si può evitare di usare i mezzi immorali dell'avversario, non è meglio? Se si può rifuggire dai giochi di potere, non è preferibile?"
"Se si può... ma davvero si può?"
"Prima di dire che non si può vale la pena di provarci, no? Per questo vale la pena di costruire noi, invece di demolire l'altro."
"Ma quando l'altro è pericoloso, minaccioso, prepotente... tracotante, che fai? Stai a guardare?"
"No, cerco di aggirare il pericolo, smontare la minaccia, evitare la prepotenza... ma cerco anche di non mettermi al suo stesso piano."
Continuarono a discutere così, spostandosi nel cortile del castello ingombro di macerie. S'avvicinarono all'ala demolita dagli ordigni degli Shentist. Cumuli di pietre crollate, strutture in legno spezzate e sbilenche simili ad ossa, sporgevano dalla parte ancora in precario equilibrio. Muri sventrati, due appartamenti aperti sul vuoto, le suppellettili visibili dal cortile accentuavano il senso di desolazione.
Mar si appoggiò con una mano al moncone di un muro e con l'altra cinse le spalle di Tha. Vokka gli stava davanti.
"Vedi, Vokka, noi abbiamo un difetto. Crediamo che le nostre idee, le nostre convinzioni siano La Verità. Allora ci affanniamo a realizzarle in fretta, in fretta, più in fretta, quasi che qualcuno ci stesse inseguendo. Da quanto esiste l'uomo? Da quanto la civiltà? Più di ottomila anni sono passati da quando l'uomo imparò a scrivere... che vuoi che siano i circa dieci anni che io ho speso su Boar? Nulla, meno di nulla. E se dovrò spenderne altri dieci, altri venti... sarà ancora poco. La vita è lunga, Vokka, non è limitata solo ad oggi... La vita è..."
Un sinistro scricchiolio lo interruppe. La parete al suo fianco tremò, qualcuno urlò un avvertimento, si levò una nuvola di polvere ed un gran frastuono. Mar allontanò da sé con una violenta spinta Tha, Vokka schizzò via di lato, urlando...
Quando si diradò la polvere, Mar giaceva a terra, una larga frangia di sangue gli colava fra i capelli, sul viso. Tha aveva le gambe sotto un grosso blocco di pietra. Vokka si precipitò dal padre.
"Pa'... pa'... come stai?"
Mar sorrise, sollevò un braccio, portò una mano sui capelli, la ritrasse e la guardò: era piena di sangue. Vokka gli aveva preso il busto fra le braccia.
"Non è niente, Vokka, non è niente..." sussurrò Mar, appoggiò una mano a terra, cercò di sollevarsi e si afflosciò riverso fra le braccia del figlio, morto.
Tutti s'erano immobilizzati per un attimo, sgomenti, in un silenzio rotto solo dai gemiti di Tha che chiamava debolmente: "Mar... Mar..."
Poi tutti si precipitarono, chi a soccorrere Tha, chi verso Mar e Vokka. Il giovane si alzò lentamente deponendo con delicatezza il capo del padre sulle pietre, il petto e le braccia sporche di sangue. Si guardò attorno con gli occhi vuoti.
"È morto!" disse a mezza voce. "È morto... morto, capite?" gridò quasi. "L'hanno ucciso! Shent l'ha ucciso!"
Nessuno parlava.
Vokka aveva il volto pallido, tirato, un'espressione allucinata negli occhi: "È finita... tutto è finito... perché combattere per questo pianeta di criminali? Perché buttare via così le nostre vite? Sii maledetto, Boar, sii maledetto! Tu uccidi i tuoi migliori amanti!"
Qualcuno stava portando via Tha che era svenuto al primo grido di Vokka. Gli altri guardavano, immobili.
"Che fate lì? Tornate in Cenco, richiamate tutti indietro... basta con queste cose... basta... basta! È morto lui, a noi non resta che piangere, che andarcene!"
Il nobile di Castelvecchio si avvicinò al giovane: "No, Vokka, ci sei tu... devi continuare l'opera di tuo padre... Mar lo desidera, Mar lo vuole."
"Lui? No! lui è morto. Lui non desidera più nulla, ormai... La sua battaglia è persa, finita... Io non sono come lui, non sono come lui mi voleva... io non posso continuare quello che lui voleva. Io non sono lui, lo capite? Tutti voi, che siete senza la sua guida? Shent ha vinto, ormai. Si goda Boar!"
"Non hai il diritto di troncare così quello che lui ha iniziato, Swooney ni Vokka!" insisté il nobile Asano.
"Diritto? Troncare? Io non ho diritti? Ma non sono io che ho troncato la sua vita. E l'Operazione 99 era lui... Che posso fare io con queste rovine? Questi uomini hanno seguito mio padre, le sue idee... io che c'entro?"
"Ti ha allevato perché tu lo sostituissi, un giorno..."
"Un giorno... lo diceva anche lui... fra dieci, vent'anni... non oggi! Non ha avuto il tempo di costruire qualcosa di abbastanza solido... è stato ucciso troppo presto... Stava parlando della vita, quando gli è giunta la morte. La morte ha vinto la vita!"
"Tu sei il suo erede, tu sei quello che continua la sua vita, che deve prendere il suo posto. Adesso sei sconvolto... aspetta, prima di prendere una decisione."
"Giusto, adesso il Capo sono io. Sconvolto? No, sono calmo, tranquillo. Ma il peso che mi è caduto sulle spalle è troppo grande per me. Mio padre lo diceva sempre: sii onesto, non pretendere di saper fare ciò che non è nelle tue possibilità. Ecco, lo diceva a me, capite? Non è nelle mie possibilità sostituire lui, prendere il SUO posto. È finita. Torniamo a Cenco, per preparare l'abbandono di Boar al suo destino. Il mio destino e quello di Boar non hanno più nulla in comune, ormai!"