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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 18
LE INCERTEZZE DI VOKKA

Vokka si riappacificò con il padre, anche se Mar aveva sperato in un diversa soluzione si sposò con Elesto con un contratto matrimoniale aperto semestrale e si trasferirono assieme in un nucleo di sposati.

Alla fine del 3483 di Boar, nell'ostello del Belsito di Fainarz, c'erano ospiti alcuni Artisti. Al centro comunicazioni dell'ostello captarono una conversazione sospetta. La registrazione fu subito inviata a Mar. Era il colloquio di tre Artisti fra loro, un musicante, un mimo ed un ballerino. Parlavano di uno "strano contratto".

"Io dico che la paga è buona e che si può accettare."

"Troppo buona. Cosa c'è sotto?"

"Ma che vuoi che ci sia?"

"Non lo so... ma è tutto così misterioso... e poi quello che dovrebbe unirsi a noi... anzi, quelli... chi sono? Perché non hanno voluto dirci i loro nomi e le loro specialità?"

"Bah, che ce ne importa. Anche se fossero delle schiappe... tanto ci pagano anticipato e ci pagano bene."

"Io dico che sotto c'è qualcosa di disonesto."

"Quand'anche fosse? Noi non ne siamo al corrente, perciò non ci tocca."

Continuarono così a discutere a lungo.

Mar ascoltò e riascoltò tutta la conversazione diverse volte e si impresse bene in mente le fisionomie dei tre Artisti. Ma nulla indicava che quel colloquio potesse riguardare lui o l'Operazione 99. La registrazione fu comunque inviata a Cenco perché la studiassero.

Mar decise di riprendere i viaggi nella Galassia con Tha ed i piccoli, dopo che Selte tornò su Boar per fare la sua terza gara, quella dei quindici anni. Selte chiese di non tornare su Niuketol, poiché avrebbe voluto viaggiare con i genitori. Però Tha e Mar le chiesero di restare nella scuola dei Ketol fino alla maggiore età in modo di completare gli studi. Selte protestò un po', ma alla fine cedette. Vokka chiese di restare a castello Swooney.

Mar si recò a Niusa dove incontrò i Roffela. Qui ottenne solo cortese ascolto, ma i Roffela non parevano interessati al problema Terra. Allora Mar ed i suoi si trasferirono sul pianeta Pharsh dalla Famiglia Phalvi, dove incontrò il Capo-Famiglia Korys.

Questi era un vecchio di cento dodici anni standard, straordinariamente lucido e vivace. Quando Mar gli espose il motivo della sua visita, il vecchio, piccolo e minuto, sembrò quasi crescere di statura.

"Ah, questa è musica per le mie orecchie! I Roffela hanno detto di no? Per forza. La loro Famiglia risale a soli mille e cinquecento anni fa... La mia è molto più antica. Duemila anni fa i miei antenati persero il loro potere su Terra. Nessuno li aiutò, neanche i Roffela o i Nihon, nessuno. Il mio avo fu ucciso a tradimento, anche se si cercò di farla passare per morte naturale. Non abbiamo dimenticato... Il trono della nostra Famiglia è ancora su Terra, in un museo... lo voglio riavere! I Nihon sostengono di essere la più antica Famiglia della Galassia... non è vero, e lo dimostreremo. Tutti i miei figli ti appoggeranno..."

Mar sorrise: "Ti ringrazio, Phalvi ni Korys... ma non sarebbe bene ascoltare prima il consiglio di Famiglia?"

"No no, sono tutti d'accordo, lo so. Conquisteremo Terra, dovessi morire io stesso e tutti i miei figli... resterà sempre un Phalvi per reclamare il nostro pezzetto su terra, con il nostro antichissimo trono. È un simbolo, come dici tu, solo un simbolo. Ma che sarebbe l'uomo senza simboli? Una bestia, ecco cosa sarebbe. Anche le parole non sono che simboli, ma senza parole non c'è comunicazione e senza comunicazione non c'è civiltà. Senza simboli non c'è civiltà, quindi. E la mia Famiglia risale ai tempi delle più antiche civiltà di Terra e durerà finché ci sarà civiltà."

Mar era quasi divertito dall'entusiasmo del vecchio Capo-Famiglia

Questi proseguì: "Ecco qui, la più antica Famiglia della Galassia con la più giovane, i Phalvi con gli Swooney. È splendido, un anello che si chiude, la vita che scorre... Oh, valeva la pena di vivere tanto a lungo per vedere questo giorno!"

Mar interruppe quel fiume di parole: "Chiedo scusa, Korys, ma solo voi e noi... non basteremmo per una simile impresa. Dovremmo convincere altre Famiglie, dovremmo coinvolgere la Tecnarchia..."

"Certo, certo, convinceremo, coinvolgeremo... non a caso ti ho promesso l'aiuto di tutti i miei figli... anche loro gireranno come te, di pianeta in pianeta per questa missione di civiltà, e così si stringeranno i tempi, tu da solo non potresti fare tutto... Sì, sì, i miei figli, tutti, si affiancheranno a te..."

Mar conobbe i figli di Korys: erano cinque di età compresa fra i settantadue ed i quarantanove anni standard. Erano tutti pieni di vigore e tutti aderirono subito al progetto. Mar allora decise con loro quali pianeti ognuno avrebbe visitato. Poi si recò dal Tecnarca per riferirgli l'esito dei primi incontri effettuati.

Vokka nel frattempo lavorava su Boar, al posto del padre. Sul pianeta Vokka era rispettato, in quanto era il Primo di Mar e anche per la sua estrema rettitudine e coerenza. Ma non era amato come Mar, non sapeva suscitare negli uomini l'entusiasmo che caratterizzava le iniziative del padre, a causa del suo carattere chiuso e duro.

Vokka stava rivedendo tutte le ultime registrazioni e le relazioni proveniente dai posti di ascolto e dai volontari infiltrati nei Templi, nei castelli e nelle città. Da un po' di giorni era pensieroso. Elesto gli chiese che cosa stesse capitando.

"Si sta preparando qualcosa di grosso... non so cosa, non capisco... ma lo sento. Dopo la beffa che pa' ha giocato al Gran Luminare, questo non si fida più neanche dei suoi stessi uomini, e questi lo sentono, perciò al Gran Tempio nessuno parla più chiaro... Eppure so che il Gran Luminare non si è affatto arreso..."

"Che cosa hai intenzione di fare?"

"Io? Non posso fare granché. Devo aspettare che torni mio padre. Ma prima che torni su Boar vorrei avere in mano qualcosa di più concreto che non semplici sensazioni... Io..."

"Che c'è?" chiese Elesto per quella brusca interruzione.

Stava passando Mael con il piccolo Mar II in braccio. Vokka li guardava, scuro in volto.

Elesto vide la direzione del suo sguardo: "Non riesci a dimenticarla, vero?"

Vokka lo guardò con espressione dura: "Chi?"

"Mael..."

"No, sto guardando mio figlio... Che m'importa di Mael?"

Elesto inarcò le sopracciglia.

Vokka continuò: "E poi, sono assieme, non posso guardare uno senza vedere anche l'altra, no?"

"E ti infastidisce tanto?"

"No, perché? Mael mi è... indifferente. Lo è sempre stata."

"Sii onesto, Vokka... almeno con te stesso."

"Non dire idiozie."

"Quando Mael si era ferita, negli allenamenti, eri preoccupato..."

"Certo, per Mar... è ancora così piccolo..."

"Già già..."

Vokka non abitava più con il nucleo dei non sposati dove invece tutt'ora viveva Mael, i loro incontri perciò erano meno frequenti. Ma Vokka guardava spesso Mael, anche quando non c'era il piccolo Mar II con lui.

"Sì, fisicamente ancora mi sento attratto..." ammise Vokka.

"Già, solo fisicamente."

"Certo, solo fisicamente. Ha un bel corpo." disse Vokka, si alzò ed uscì seccato.

Percorse il lungo corridoio fino alle torrette, scese ed uscì dalla porta del castello. Aveva bisogno di restare un po' solo, per pensare. Scese la scalinata e si avviò verso una macchia di alti arbusti in cui era solito rifugiarsi quando voleva restare in pace. Nessuno conosceva quel suo nascondiglio. S'inoltrò fra i cespugli e si stese sull'erba, le braccia sotto il capo, a guardare il cielo terso, appena macchiato qua e là da minuscole nuvole soffici come piume...

Dopo poco sentì una risatina, poi la voce di Mael. Non ne distingueva le parole, ma la ragazza pareva divertita. Senza sapere perché, tese l'orecchio, allora captò qualche parola...

"Certo, amore, sai che ti amo più di chiunque altro..."

Vokka corrugò la fronte... con chi era Mael? A chi aveva lasciato il piccolo? Che ci faceva lì?

La voce continuò: "Ti mangerei di baci, lo sai?"

Vokka cercò di sentire la voce dell'altro per capire chi potesse essere. Non che gliene importasse, ma era curioso. Ma l'altro non si sentiva... doveva parlare molto sottovoce...

Di nuovo Mael: "No, stai calmo... dai... mi spogli tutta, così... dai..." e Mael ridacchiò di nuovo.

"Con chi è? Si divertono..." pensava Vokka. "Beh, meglio così... forse ha trovato il tipo adatto a lei..."

Silenzio, poi la voce di Mael, quasi in un sussurro, disse: "Ah, sto così bene con te, amore mio! Sei così bello, così tenero..." La voce salì un poco, "No, dai... non così!"

Vokka non era un tipo curioso, non in quel senso per lo meno. Ma quella volta non seppe resistere. Facendo bene attenzione di non fare rumore, si alzò a sedere poi, a quattro zampe, scivolò fra gli arbusti avvicinandosi pian piano.

Mael ridacchiava, felice: "Sei terribile, amore... mi stai scombussolando tutta... ne approfitti perché sai che a te non so dire di no, vero?"

Vokka era incerto. Non voleva fare il guardone, eppure non sapeva tirarsi indietro. Pareva che Mael si stesse divertendo molto... con chi? Avanzò ancora... e finalmente li vide.

Mael era rovesciata sul prato e su di lei, aggrappato, che la baciava e le scompigliava i capelli e le si strusciava contro... c'era il piccolo Mar, il loro figlio di dieci mesi.

Vokka trattenne a stento una risata e scivolò via senza farsi vedere. Poi di colpo si fermò, si immobilizzò. Aver visto che Mael non era con un altro gli aveva dato un senso di sollievo, di liberazione... Di liberazione! Sedette pesantemente sull'erba. Come era possibile?

"Mael non è niente per me..." continuava a ripetersi mentalmente.

Pensare che stesse con un altro, che fosse innamorata di un altro, che ci stesse facendo l'amore non lo aveva turbato per nulla... eppure ora che aveva scoperto che con Mael non c'era un altro, s'era sentito meglio, sollevato! Vokka si alzò e corse verso il castello. Entrò, salì le scale a due a due e corse al nucleo di Nilko

"C'è Nilko? Dov'è Nilko?"

Uno degli scudieri rispose che era al campo degli allenamenti. Vokka fece dietrofront, rifece la strada inversa, uscì dal castello e girò a destra saltando giù per le rocce.

"Che mi sta prendendo? Mi sono rimbecillito?" si chiese fermandosi improvvisamente.

Poi riprese a scendere più lentamente. Vide Nilko che si allenava con altri. Lo chiamò. Nilko gli fece cenno di averlo sentito, sospese gli esercizi, si rimise il gonnellino e la cocolla e si diresse verso Vokka.

"Che c'è, Vokka?"

"Devo parlarti."

"Bene. Sediamoci, ho il fiato grosso..."

Sedettero fianco a fianco e Vokka taceva.

"Allora?"

"Non so da dove cominciare... ho una gran confusione in testa..."

"A che proposito?"

"Non mi capisco più... non capisco più niente."

"Di cosa?"

"Nilko, mi giuri di..."

"Di?"

"Io ho sempre cercato di vederci chiaro, in me stesso, e ci sono sempre riuscito... fino ad ora..."

"E ora, invece?"

"Senti... è inutile fare tante parole..." disse, e gli raccontò dell'episodio appena accaduto. "Capisci? Perché quando ho visto che era a mio figlio che parlava e non ad un amante, mi sono sentito meglio? Se davvero non mi interessava niente di Mael, perché ho avuto quella reazione? Eppure, quando avevo interpretato male le sue frasi, non mi pareva di starci male..."

Nilko sorrise. "E allora?"

"Allora... non mi capisco più!"

"Quando hai scoperto che non stava facendo l'amore, ti sei sentito meglio, sollevato, liberato, mi dici... Eppure sono mesi che voi due non avete più rapporti, per decisione tua."

"Sì, ma perché?"

"Tu in fondo stavi tranquillo perché, dentro di te, sapevi che lei ti aspettava... sapevi che sarebbe rimasta fedele a te..."

"Dici?"

"Sei tu che lo dici, praticamente, non io."

"Ma non l'avrei mai... non credevo..."

"Cosa?"

"Se l'avessi trovata con un altro, non ci sarei stato male, però."

"Ma nel vederla con tuo figlio e non con un amante, ti sei sentito meglio."

"Già, è proprio questo che non capisco."

"Vokka?"

"Sì?"

"Perché hai tanto paura dell'amore, tu?"

"Io? Ma va'!"

"Sì, Vokka, fin da piccolo sei sempre stato così... Ricordi il ragazzo assalito dagli Sbandati che avevi aiutato?"

"Rohde? Che c'entra lui?"

"Anche con lui, non volevi ammettere che ci potesse essere amicizia, che in un qualche modo, vi voleste un po' bene..."

"Ma poi l'ho capito, l'ho riconosciuto."

"Sì, perché tu, Vokka, sei una persona onesta."

"Allora tu credi..."

"Sì, penso proprio di sì. Ma devi essere tu a crederlo, non io."

"Nilko, non ci capisco più niente. Se ci penso, io non sono innamorato di Mael. Davvero, non sono innamorato."

"Perché? Che significa essere innamorati?"

Vokka scosse la testa: "Non lo so... io credo che sia... una specie di entusiasmo, di... di trasporto... non saper stare senza l'altro, non poter stare lontano dall'altro..."

"A volte è così, ma non per tutti. Ognuno di noi è diverso, ha un diverso carattere, diverse reazioni. Non esiste un clichè dell'amore."

"Ma essere innamorati vuol dire... vuol dire pensare sempre all'altro, vuol dire che l'altro è più importante di tutti..."

"Talmente importante che se facesse l'amore con un altro, lo si può forse anche accettare, ma se non lo fa ci si sente molto meglio, no?"

Vokka annuì, pensieroso. Poi disse, incerto: "Ma allora... allora io sono innamorato di Mael?"

"Pensaci, Vokka, pensaci onestamente. Ma non cercare prove sconvolgenti... Tu forse non avrai mai un amore passionale, travolgente, da perdere la testa. Non è nel tuo carattere. Cerca piccole prove, piccoli indizi..."

Vokka annuì: "Grazie, Nilko, e scusami se ti ho annoiato..."

Nilko sorrise, poi fece la faccia seria: "Se tu mi avessi annoiato, te l'avrei detto!" disse imitando il tono di Vokka.

Il giovane rise: "Non prendermi in giro!"

"Perché no, Vokka? Almeno uno deve poterlo fare con te, e io so di poterlo fare, perché so che tu mi vuoi bene."

Vokka si rabbuiò: "Mio padre mi ha detto che io non so voler bene..."

"Era arrabbiato, voleva solo scuoterti, farti riflettere. Ma lui ti vuole bene e sa che tu gli vuoi bene, come so io che tu ne vuoi a me, ed a Tha ed ai tuoi fratelli... Si tratta solo di allargare gli orizzonti, Vokka, e di non aver paura di ammettere di voler bene. E di imparare a dirlo, forse. Chi vuole bene è più forte, non più debole."

"Pa' ha detto però che nessuno è più vulnerabile di chi ama..."

"E tu non vuoi essere vulnerabile. Ma è bello essere indifesi di fronte a chi ci ama. Non possiamo vivere stando sempre in guardia, sempre sulla difensiva. Mael non ti farebbe mai del male, lo sai... te lo ha dimostrato. Perciò, accettare di essere indifeso di fronte a lei non è poi un rischio reale. Pensaci, Vokka..."

"Sì, certo. Mi ci vorrà del tempo, forse, ma arriverò ad una conclusione."

Vokka tornò nel castello: "Ma possibile che io debba sempre essere l'ultimo a capire i miei sentimenti? Anche con Rohde è stato così... Ed anche Elesto se ne è accorto prima di me... Ma come posso essere sicuro che sia proprio così?"

Quel giorno, durante il turno di riposo, fece l'amore con Elesto, sperando di riuscire a non pensare a Mael almeno per un po', ma non ne fu capace. Mael in quel momento era di guardia. Poi Vokka avrebbe avuto il turno di allenamento e Mael quello di riposo...

Mentre si stava allenando, Vokka ripensò a tutto quello che c'era stato fra lui e Mael... alle piccole cose, come gli aveva detto Nilko... Quando Mael s'era ferita, lui c'era stato male...

"Sii onesto, Vokka," si disse, "se si fosse fatta male Jelmen, per esempio, o anche Elesto... non sarei stato tanto preoccupato... Allora non è vero che per me Mael era solo una dei tanti Armati, una dei tanti compagni... né che Mael mi interessasse solo perché è la madre di mio figlio... E ogni volta che Mael ti sorrideva... non ti era indifferente del tutto, ti dava piacere, più che non il sorriso di altri... E quando pensi che nel piccolo Mar ci sei tu e Mael... è un pensiero piacevole... Quanto sei stupido, Vokka, quanto sei idiota..."

Vokka si rivestì interrompendo l'allenamento e risalì al castello. Stava per entrare nell'appartamento del nucleo di Mael, quando si fermò.

"Ma se ora fosse lei a rifiutarti? A dirti di no? Ti seccherebbe, vero, Vokka? O piuttosto ti dispiacerebbe? Ma tu a lei l'hai fatto... adesso non puoi tirarti indietro... che uomo sei? Vuoi dare ragione a tuo padre? Dice Nilko che è bello essere indifesi... e io adesso mi sento disarmato... per la prima volta, forse, sono alla pari con Mael..."

Entrò risoluto, senza però fare rumore. Entrò nella camerata e passò fra le tende, sperando che fossero chiuse, che nessuno lo vedesse...

"E se ti vedono, tanto meglio!" si disse dandosi coraggio.

Arrivò davanti alla tenda del giaciglio di Mael. Esitò nuovamente per un attimo, poi la scostò ed entrò. Nella semioscurità vide il corpo seminudo di Mael. Gli piaceva, sì. Eppure questa volta non era eccitato fisicamente, come altre volte... la guardava con occhi nuovi, ora, quasi la vedesse per la prima volta. Se ne sentiva attratto, ma di un'attrazione diversa.

Mael aveva un aspetto sereno e tenero, immersa nel sonno. Ma c'era anche un velo di stanchezza, di mestizia forse, nei tratti del suo viso. O era la sua fantasia a vederla così, ora? Avanzò e si accoccolò accanto al giaciglio. Con le dita sfiorò il volto di Mael, che continuò a dormire. Vokka si chinò e la baciò lievemente sulle labbra. Dopo poco le labbra di Mael reagirono... e vide i suoi occhi aprirsi e guardarlo. Si staccò subito.

"Scusami... non volevo svegliarti..." sussurrò Vokka.

Mael si scostò sul giaciglio per fargli posto ma Vokka scosse la testa.

"Credevo..." mormorò Mael.

"Cosa?"

"Che volessi fare l'amore con me."

Vokka scosse di nuovo la testa.

"Scusa..." sussurrò Mael.

"No, scusami tu... volevo solo... chiederti..."

"Sì?"

"Tu sei ancora..."

"Innamorata di te? Anche se so che questo ti terrà ancora più lontano da me, Vokka... sì, sono ancora innamorata di te."

"E... e mi vuoi ancora nel tuo giaciglio?"

"Ti ho fatto posto, no?"

"Mi vuoi davvero?"

"E me lo chiedi?"

"Dopo quello che ti ho fatto?"

"Tu? No, tu hai sempre parlato chiaro. La colpa è mia... non riuscivo a... a non essere innamorata di te..."

"Ma adesso è tutto finito, sai?"

"Va bene."

"No... voglio dire... verresti nel mio giaciglio?"

"Adesso?"

"No, fra un po'... Prima devo sistemare alcune cose... ma tu ci verresti?"

"Hai solo da dirmelo..."

"Grazie."

Si alzò e se ne andò, silenzioso e veloce come era entrato. Tornò al campo degli allenamenti e cercò Elesto.

"Sai tenere un segreto?"

"Sì, sono una lingua lunga, ma solo per quello che già sanno tutti."

"Quando scadrà il nostro contratto, non lo vorrei più rinnovare."

"Ah, ti sei deciso, allora."

"Hai capito?"

"Certo... gliel'hai detto?"

"Non proprio... prima volevo parlarne con te, per correttezza."

"Non ci sono problemi, lo sai. Fra noi c'è solo il lato fisico, era solo per divertirci... D'altra parte era chiaro che m'hai sposato solo per allontanare Mael, per non pensarci."

"Era così chiaro? Io ci sto arrivando solo ora..."

"Per me sì, e mi andava anche bene. D'altra parte non a caso io ho voluto un matrimonio aperto e di breve durata... Oh, non solo per te... ma anche per te."

"Allora... anche tu mi vuoi bene?"

"Beh, forse, ma in modo piuttosto superficiale. Come un amico, diciamo. Non crearti altri problemi, ora, non è il caso."

"No, va bene."

"Quando lo dirai a Mael?"

"Quando sarò di nuovo libero."

"Con lei non farai un matrimonio aperto e a termine, penso."

"Non lo so... non credo."

"Bene. Ricordati però che con Mael non potrai fare come con me, non sarebbe onesto. Io sono diverso, so valutare le cose, so difendermi, soprattutto. Tu ed io siamo ad armi pari, per queste cose."

"Adesso sento che anche Mael ed io siamo ad armi pari... disarmati tutti e due."

"Molto bene, c'è speranza, allora. Ma tu sai impadronirti delle armi in quattro e quattr'otto... Mael no. Non dimenticartelo."

"Certo, certo."

Fino allo scioglimento del contratto matrimoniale con Elesto, Vokka non cercò più Mael, se non nelle occasioni in cui stavano con il loro piccolo. Poi un giorno Elesto e lui tornarono in un nucleo di scapoli. Vokka, alla fine del turno di guardia, propose a Mael di uscire assieme. Mael accettò. Vokka la portò nel suo luogo segreto, fra i cespugli.

"Mi vuoi, Vokka?" chiese Mael.

"Sì..."

"Qui? Adesso?"

"Sì..."

Mael cominciò a spogliarsi ma Vokka la fermò: "Non così, però."

Mael lo guardò sorpreso: "Che vuoi dire? Come, allora?"

"Mael, vuoi sposarmi?"

"Eh?"

"Sì, sposarmi."

"Tu ed io?"

"Sì."

"Tu ed io... soli?"

"Sì, soli, se vuoi."

"E tu... tu davvero lo vuoi?"

"Te l'ho detto."

"Perché?"

"Così!"

"Ma... mi desideri?"

"Certo."

"Anche... fisicamente?"

"Come prima."

"Allora..."

"Accetti?"

"Certo. Spogliamoci..."

"No, non ancora."

"Perché?"

"Non lo so... Prima voglio dirlo a pa'... a tutti... poi tu ed io ricominceremo da capo. Solo che..."

"Solo che?"

"Io non sono capace a voler bene come vorrei... devi avere pazienza, con me."

"Ma... ma tu mi vuoi bene?"

"Sì. Ma non so se... se sarò capace di dirtelo, di dimostrartelo."

"Avrò pazienza, caro..."

Vokka annuì. Si abbracciarono e si baciarono teneramente.

"Adesso andiamo, però..." disse Vokka staccandosi dopo un po'.

Verso fine anno tornò Mar. Vokka lo mise al corrente su quanto era accaduto su Boar durante la sua assenza e specialmente sui suoi sospetti.

"Non esagerare, Vokka. Non possiamo sospettare che qualunque cosa di poco pulito ed onesto capiti su questo pianeta sia qualcosa contro di me, contro di noi: rischiamo la paranoia! Non mi pare che ci siano elementi tali da essere preoccupati. Gli Shentist stanno tranquilli, mi pare."

"Troppo... poi c'è quella strana faccenda degli Artisti..."

"Beh, niente di concreto, però. E fra i Predoni e Shent c'è ancora una forte diffidenza e risentimento..."

"Finché dura."

"Per ora dura..." disse Mar.

Parlarono d'altro, poi Vokka cambiò espressione: "C'è ancora una cosa, pa'..."

"Seria? A vederti pare di sì..."

"Non riguarda Boar, però."

"Ah no? Allora?"

"Io... io ho deciso che mi sposo con Mael."

"Con Mael? E con Elesto? Volete fare un matrimonio misto? O di gruppo?"

"No, Elesto ed io siamo separati, adesso. È tutto a posto."

"E... Mael?"

"È d'accordo. Matrimonio monogamico, chiuso, senza scadenze."

"Perché non vi siete già sposati?"

"Aspettavo te..."

"Perché?"

"Perché... perché non voglio che tu pensi che non sono un uomo, che non so voler bene."

"Lo fai solo per questo?"

"No... Nilko ed Elesto mi hanno aiutato a capire... a scoprire che io... posso sposare Mael perché le voglio bene. Ma tu, pa'... tu mi... tu mi vuoi bene?"

Mar sorrise ed abbracciò il figlio: "Io ti ho sempre voluto bene, sennò non ti avrei parlato così, quella volta. Ti ricordi quando tu hai picchiato Selte? È un po' la stessa cosa, solo che sei troppo grande, ormai, per dartele..."

"Avrei preferito le botte..."

"Sì, lo immagino."

"Ma avevi ragione tu, pa'... questo volevo dirti."

"Bene. Ti voglio bene, Vokka e sono contento di te... e spero anche di avere presto altri nipotini."

"Ci proveremo. Ci sposi tu, pa'?"

"Certo, volentieri. E deve essere una bella festa: si sposa il mio Primo. Adesso chiamiamo Tha ed i tuoi fratelli. Devi essere tu a dirglielo, prima che agli altri."

"Certo."

Il primo giorno dell'ultimo mese di quell'anno si celebrarono le nozze a castello Swooney. Poi si trasferirono ad Acquevive per fare una grande festa a cui furono invitati tutti gli uomini di Mar su Boar: tutti quelli che potevano lasciare il loro posto. Per permettere a tutti di intervenire, la festa fu ripetuta per tre giorni di fila. Mael era felice, d'una felicità contenuta ma intensa. Vokka era serio, ma Tha giurò di averlo visto sorridere una volta, quando credeva di essere solo con Mael e Mar II.

Quindi Mar si immerse per qualche mese nei problemi di Boar. C'erano alcune novità: dai Templi di Shent il Temibile giungevano segnalazioni sulla costruzione di strane armi metalliche. Dalle descrizioni incomplete che provenivano non si riusciva a capire di che cosa si potesse trattare. Vokka suggerì di far fare ricerche su Quaryel sulle armi in uso nella Galassia nei secoli precedenti. Mar aderì alla proposta ma le segnalazioni che giungevano non corrispondevano alle frammentarie descrizioni che provenivano dai volontari di Mar infiltrati nei Templi. Allora si decise di allargare le ricerche su Niuketol e su Shunter.

C'erano anche alcune novità nelle conversazioni via radio fra il Daigo ed il Gran Tempio. Dopo un periodo di apparente bonaccia, il Fidato aveva cominciato di nuovo a fare la voce grossa e parlavano appunto delle nuove armi. Il Fidato protestava perché il Gran Luminare aveva sottratto tutto il metallo necessario per coniare le rondelle che fungevano da moneta su Boar. Il Gran Luminare rispondeva semplicemente che non era tenuto a rendere conto al Daigo delle sue azioni. Il Daigo allora pretese la riunione del Consiglio Accademico. Il gran Luminare non poteva rifiutare ma cominciò a tirare per le lunghe.

Finalmente da Shunter giunse un primo barlume di risposta: molto probabilmente quelle armi di metallo a forma di lente, di circa trenta centimetri di diametro e spessore al centro di dieci centimetri, con un curioso e sensibile congegno a pressione nel centro, era un'antica arma che si doveva riempire con una speciale polvere esplosiva che appena premuto il congegno avrebbe provocato un forte scoppio. Potevano essere nascoste sotto la polvere della strada, perché sarebbe bastata la pressione di un piede per farla esplodere, o essere lanciata con un qualche speciale aggeggio. Assieme giunsero anche alcune formule chimiche delle più comuni polveri esplosive usate nei tempi in cui nelle guerre si usava quel particolare tipo di arma.

Mar allora chiese ai suoi volontari infiltrati nei Templi di Shent Elementale di verificare se si stesse preparando qualcuna di quelle polveri. Al terzo mese del 3485 giunse risposta affermativa. Dai calcoli fatti si poteva presumere che si stessero preparando alcune centinaia di quegli ordigni.

"Vedi, pa', stanno preparando un attacco massiccio... dobbiamo agire..."

"Sì, ma dovremmo sapere dove, come e quando."

"No, attacchiamo i Templi in cui fabbricano quelle armi e quegli esplosivi, stronchiamo sul nascere questo tentativo se non è già troppo tardi."

"No, Vokka, no. Non possiamo attaccare Shent così, apertamente. Ce la siamo sempre cavata fino ad ora, ce la caveremo di nuovo."

Vokka era irrequieto e sembrò calmarsi un po' solo quando gli nacque il secondo figlio, Boku.

Vokka era su Quaryel con Mael per registrare il nuovo nato, quando la situazione iniziò a precipitare.


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